Notizie dalle Eolie a cura della redazione giornalistica
Direttore responsabile di redazione: Salvatore Sarpi
Direttore Nautilus web magazine: Matteo Salin
Collaborano con noi: Massimo Bonfante, Silvia Sarpi, Gaetano Di Giovanni, Giuseppe La Cava, Bartolo Ruggiero, Francesca Falconieri, Alessandra Li Donni
Per scrivere alla nostra redazione ssarpi59.ss@gmail.com o s.sarpi@libero.it
Tel. 339.5798235

Le notizie, dopo il passaggio nella prima pagina, restano nell'archivio (colonna a destra di questa pagina, in basso). In alto (lato sx di questa pagina) vi è anche la finestrella per cercare articoli precedentemente pubblicati. Inserite una parola chiave dell'argomento che vi interessa ed avviate la ricerca

Per PUBBLICITA', auguri relativi a qualsiasi ricorrenza (nascita, battesimo, comunione, cresima, matrimonio, anniversario, laurea ecc.) annunci di qualsiasi genere, necrologie, cordoglio, ricerca e offerta lavoro ecc da pubblicare su www.eolienews.it e sulla nostra pagina di fb. chiamate il 339.57.98.235
Precisiamo al fine di non volere sembrare scortesi in caso di mancata pubblicazione che tutti i servizi, ad eccezione di ricerca e offerta lavoro, ritrovamento o smarrimento di qualsiasi cosa, sono a pagamento.
Questo poichè il nostro giornale non usufruisce di contributi pubblici e si sostiene solo con il provento delle pubblicità che gli amici inserzionisti ci concedono.

lunedì 5 giugno 2017

Per la Cassazione, Totò Riina anziano e malato ha diritto a morire dignitosamente a casa. La dignità dell’esistenza va rispettata pure in carcere: "Mantenere la restrizione del soggetto nonostante il decadimento fisico può essere contrario al senso di umanità".

COMUNICATO STAMPA

Il detenuto anche se recluso al 41 bis, anziano e malato, ha diritto a morire con dignità, anche. 
È quanto emerge dalla sentenza 27766/17, pubblicata il 5 giugno dalla prima sezione penale della Cassazione, che Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti" riporta. 
Il caso riguarda la vicenda di Totò Riina, il boss di Corleone. Non si può negare il differimento della pena o la detenzione domiciliare senza considerare che il mantenimento della restrizione può risolversi in una detenzione inumana vietata dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, al di là del fatto che sia curabile in carcere la patologia in sé di cui è afflitto il richiedente. La circostanza che l’interessato non sia ormai autosufficiente e si trovi inchiodato su di un letto antidecubito non può essere ignorata e va anzi valutata per verificare se non comporti un’afflizione tale da superare quella che inevitabilmente deriva dalla legittima esecuzione di una pena detentiva. 
Accolto il ricorso del difensore, che chiede il differimento della pena o la detenzione ai domiciliari, contro le conclusioni del sostituto procuratore generale, che chiedeva l’inammissibilità. È vero: prima o poi tutti dobbiamo morire, detenuti e liberi, ma la possibilità di un esito infausto per le patologie del richiedente non costituisce una circostanza neutra come sostiene il tribunale di sorveglianza, al quale si richiede invece una valutazione del senso di umanità nell’espiazione della condanna, come richiede la stessa Costituzione italiana. Non conta che le condizioni del recluso siano monitorate di continuo, tanto che sono scattati anche tempestivi ricoveri in ospedale. Anche quando il richiedente è un criminale dall’indiscusso spessore, il giudice deve motivare sulla pericolosità dell’interessato alla luce delle precarie condizioni di salute e del più generale stato di decadimento fisico, dovuto all’età avanzata. Inoltre se per la sua malattia l’istante ha bisogno di un letto rialzabile, che non può essergli concesso perché la cella è troppo stretta, le deficienze strutturali del luogo di detenzione devono considerate dal giudice chiamato a decidere. 
Ora il Tribunale di Bologna dovrà dire se il boss è ancora pericoloso.

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.