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giovedì 1 giugno 2017

Un nuovo studio scientifico rivela i segreti dello Stromboli. Individuata la camera magmatica superficiale del vulcano

Definita per la prima volta la geometria della camera magmatica superficiale del vulcano Stromboli, localizzata tra i due e i quattro chilometri di profondità, sotto il livello del mare, che si estende dall’isola sino allo Strombolicchio.
La svolta grazie a una tomografia ad alta risoluzione. A metterla a punto, un team di ricercatori dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Lo studio è stato pubblicato sul Geophysical Research Letters. «Il progetto – spiega il dirigente di ricerca Domenico Patanè – è nato dalla necessità di conoscere meglio la struttura interna del vulcano per cercare di definire il sistema di alimentazione e provare a individuare la camera magmatica».
Installate sull’isola 20 stazioni sismiche temporanee, in aggiunta alle 13 della rete sismica permanente, integrate da 10 sismometri da fondo marino (Ocean-Bottom Seismometers), che hanno permesso, per la prima volta, l’esplorazione della parte sottomarina del vulcano.
«Il sistema di monitoraggio e sorveglianza geofisico e geochimico dello Stromboli negli ultimi anni è stato notevolmente potenziato dall’Ingv, soprattutto a seguito della crisi eruttiva del 2002-2003, con lo tsunami del 30 dicembre 2002 e con l’evento parossistico del 5 Aprile 2003. Alla realizzazione di una rete sismica più densa, all’installazione di nuove stazioni di misura delle deformazioni del suolo (Gps) e di stazioni geochimiche, sono seguiti diversi studi e ricerche per la mitigazione del rischio vulcanico.
Il faraglione Strombolicchio rappresenta il “camino centrale” dell’antico vulcano emerso circa 200.000 anni fa a nord-est dell’isola attuale dello Stromboli, oggi quasi totalmente eroso dagli agenti esogeni. Le immagini sismiche mostrano il suo sistema di alimentazione più profondo che collega la camera magmatica con il neck di Strombolicchio. Le immagini mostrano due regioni anomale a diversa profondità con caratteristiche fisiche differenti, dove è contenuto il magma che in questo momento alimenta l’attività persistente dello Stromboli.
L’inclinazione, poi, del sistema di alimentazione attuale verso la sciara del Fuoco potrebbe spiegare la propensione della stessa a generare frane di grandi dimensioni (come avvenuto nel 1930 e nel 2002). «La conoscenza della struttura di velocità del vulcano – conclude Patanè – potrà consentire in futuro una migliore modellazione dei fenomeni vulcanici, finalizzata agli studi di previsione dell’attività
eruttiva».

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