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lunedì 6 settembre 2010

Come erano le Eolie ..e gli eoliani (113° puntata) (R)

Puntata speciale di "Come erano le Eolie e gli eoliani".
Ricorre quest'anno il 50° anniversario dalla demolizione delle due gibbie (nella foto) posizionate sul Corso V.E. di Lipari all'ingresso della strada (allora non rotabile) che portava al palazzo vescovile di Lipari.
A proposito delle gibbie, della loro utilità, del motivo per il quale "scomparvero" ne abbiamo parlato con lo storico eoliano professor Giuseppe Iacolino, il quale a conclusione di questa conversazione recita "L'elogio delle gibbie" da lui stesso composto e apparso su "La voce delle Isole Eolie", periodico diretto dal dottor Tommaso Paino nel numero febbraio-marzo 1960 e più recentemente riproposto da ARCIPELAGOIN di Aldo Natoli.
Ma ascoltiamo il prof. Giuseppe Iacolino


Elogio delle “Gibbie” (da Arcipelagoin di Aldo Natoli)
Dall’abbattimento delle Gibbie che esistevano sul Corso Vittorio Emanuele in prossimità del Viale Vescovile, dove si ergeva un maestoso cancello al quale sarebbe toccata di lì a poco la stessa sorte per far fronte al raccordo stradale, sono strascorsi trentacinque anni. Le due gibbie, costruite tra il 1779 e il 1789, erano due immensi serbatoi interrati, che contenevano acqua, con i colli a forma circolare che fuoruscivano dal suolo per circa un metro. Ogni mattina, di buon’ora, le famiglie che non disponevano di sufficiente autonomia di acqua si recavano ad attingere dalle gibbie con secchi e bagnarole di zinco, oppure si affidavano al lavoro dei robusti portatori che disponevano di barili.
Attorno alle gibbie quindi, ȏ chianu ȗ Puzzu, ogni giorno le lunghe attese s’animavano con un crescendo di saluti, di richiami, di colloqui casuali e spontanei e qualche volta di liti e proteste. Vero spettacolo, quasi un rito, che, pur se segnato da necessità, stenti e sofferenze, soprattutto per la gente più umile, finiva col diventare gioco e festante. Per meglio commentare le gibbie – augurandoci che amministratori più attenti possano recuperare le cisterne che giacciono sotto il basolato – ci affidiamo ai versi del prof. Giuseppe Iacolino apparsi su «La voce delle Isole Eolie», periodico diretto dal dott. Tommaso Paino nel numero febbraio-marzo 1960.

Son morte le «gibbie»,

quei tozzi piloni,

del ferreo cancello

vetusti piantoni;

son morte sul nascere

dell’anno novello

lasciando il rimpianto

d’un tempo assai bello …

Ai pozzi ineasausti

nei chiari mattini

venivano a frotte

quei rudi facchini :

tiravano il secchio

tra l'urla e lotte

e al suon di moccoli

empivan la botte.

Oh quanti concerti

le sere d’estate udiron suonare

da trombe affiatate:

Abate e Bongiorno

le note più rare

d’«Aida» e di «Tosca»

sentiro evocare,

nel mentre sciamava

la classe elegante,

la turba di gente

nel corso festante:

passavan, romantici

il cuore e la mente,

le dame e i signori

dal crine lucente.

Ci videro nascere;

ne vider di morti!

Del corso Vittorio

conobber le sorti;

udiron l’osanna,

sentiro il mortorio

d’ogni ora politica,

del tempo littorio;

e, spenti i comizi,

sbiaditi i striscioni,

capir della folla

le ingenue illusioni,

le vane speranze,

la fede che crolla,

le buggerature,

lo spreco di colla.

Pur, senza parola,

restaste pazienti

a udir le opinioni,

le idee e i commenti :

offriste riparo

a cani e pedoni,

fungeste da tavolo

a tanti soloni;

e al chiaro di luna

con fare cortese

di coppie furtive

copriste le intese;

a pro dell’anagrafe,

che poi le trascrive,

di reggere il moccolo

voi foste giulive.

Or più non ci siete!

e ognuno ci bada

che alquanto più mesta

ci appare la strada

col vostro soccombere

sbandita è ogni festa;

furor di progresso

v’ha mozzo la testa.

Ma quei che v’han morte

strappate le chiome,

la faccia di schiaffi

si meritan, come

chiunque alla tela

di Crispi o di Saffi

con mano sacrilega

raschiasse i bei baffi.

Purtroppo mutati

l’usanze ed i tempi

il mondo registra

con validi esempi:

dov’era dell’acqua,

dell’uomo ministra,

or sorge il divieto

di svolta a sinistra.

Giuseppe Iacolino