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domenica 11 ottobre 2026
Si impicca in carcere l'assassino di Melisa Echevarria
Un agente di Polizia penitenziaria, durante il consueto giro di perlustrazione, si è accorto che il detenuto si era impiccato con un laccio alle grate della finestra. Immediatamente sono scattati i soccorsi ma per non c'è stato nulla da fare.
Il detenuto, fino al giorno precedente, era sottoposto ad un regime di sorveglianza speciale poiché aveva manifestato dei disturbi probabilmente di natura psichica. Non appena gli è stata revocata la sorveglianza si è tolto la vita.
Sulla vicenda il Procuratore capo di Barcellona Giuseppe Verzera ha aperto un fascicolo al momento contro ignoti e disposto il sequestro delle cartelle cliniche del detenuto. C'è da capire innanzitutto le ragioni per cui gli sia stata revocata la sorveglianza speciale.Mercoledì sarà conferito al medico legale l'incarico per l'autopsia.
Calcio, Prima Categoria: Nuova sconfitta casalinga per la Ludica Lipari
La Ludica Lipari non riesce a cancellare lo zero dalla casella dei punti in classifica. Al Monteleone, infatti, oggi pomeriggio, è stata superata per tre a zero dalla Torrenovese.
I gol degli ospiti sono maturati negli ultimi quindici minuti di gara
Eolienews ricorda Angela Merlino
La rubrica è realizzata, gratuitamente, con le foto del nostro archivio, pubblicate in modo casuale.
Calcio. Ludica Lipari in cerca di riscatto al Monteleone. Terza sconfitta per il Lipari IC
In Seconda Categoria, terza battuta d'arresto consecutiva per il Lipari IC, battuto ieri per 3 a 1 nell'anticipo con il Pellegrino.
Paura per i torrenti dopo la pioggia a Stromboli, il Montagna Russo è colmo. L'Ansa del direttore Sarpi
Rischio che massi possano superare protezione e arrivare in centro abitato
LIPARI, Ottobre 11 ANSA - Stromboli con il fiato sospeso dopo le piogge della notte scorsa, che hanno trascinato su alcune strade pietre, terriccio e fango, creando disagi alla viabilità.
A preoccupare, più che il materiale riversatosi sulle vie, è la situazione dei torrenti dell’isola. Particolare allarme desta il torrente Montagna Russo, ormai colmo di detriti al punto da rendere irriconoscibili gli argini e il letto. Il timore è che nuove precipitazioni possano aggravare una situazione già critica.
A lanciare l’allarme è Rosa Oliva, presidente della Pro Loco Amo Stromboli.
La rete, installata nell’ambito degli interventi per l’emergenza alluvionale, è già sottoposta a forte pressione. Il rischio è che, in caso di nuove piogge, il materiale, tra cui grossi massi, possano oltrepassare la protezione e riversarsi sull’abitato. (ansa)
Soccorso all'ottantunenne infartuato di Vulcano, i ringraziamenti del delegato Iacono
Riceviamo da Gilberto Iacono, delegato municipale di Vulcano e pubblichiamo: "A seguito di articolo uscito sulle testate giornalistiche, inerente il soccorso dell' 81enne di Vulcano, mi sento di ringraziare sicuramente la Guardia costiera che, in maniera celere e con spirito di servizio, ha portato il paziente nella vicina Milazzo.
Ma in un momento storico così difficile per la sanità, il mio grazie va alla Guardia medica di vulcano che, in maniera celere, ha trattato il paziente, lo ha stabilizzato e ha attivato la macchina del soccorso.
Grazie perché dietro ogni risultato positivo c’è sempre un ottimo lavoro di squadra.
Grazie anche alla Croce rossa di vulcano sempre disponibile e essenziale nella macchina dei soccorsi".
Alluvione a Lipari, la Pro loco Amo Stromboli: "Solidarietà ai cittadini ma la prevenzione non può restare sulla carta".
La Pro Loco Amo Stromboli APS esprime la propria vicinanza ai cittadini di Lipari, duramente colpiti dall'alluvione della notte di sabato 10 ottobre. Conosciamo bene la paura, i danni e il senso di impotenza che accompagnano questi eventi: Stromboli e Ginostra li vivono sulla propria pelle dal 2022.
Ma proprio perché sappiamo cosa significa, non possiamo limitarci alla solidarietà.
Per tutto il mese di settembre la Protezione Civile regionale ha richiamato i Sindaci alla prevenzione: con la Circolare n. 1/2026 del 4 settembre, con il comunicato dell'11 settembre che chiedeva di accelerare la pulizia straordinaria di caditoie, tombini e alvei dei torrenti, con la nota prot. 44815 del 25 settembre indirizzata a tutti i Comuni. Il Direttore generale ha chiesto anche la rimozione di ostruzioni e detriti e ha ricordato che le misure vanno valutate perfino con allerta verde, quando l'avviso segnala temporali.
La responsabilità, ha ricordato la Protezione Civile, è degli Enti Locali, in particolare del Sindaco quale autorità locale di protezione civile. La prevenzione non è un adempimento burocratico: è una responsabilità verso le persone e i territori. Chiediamo all'Amministrazione di Lipari di rendere noto cosa è stato fatto, e quando.
A Stromboli, nonostante le ripetute denunce e sollecitazioni della nostra Pro Loco, le opere finanziate per l'emergenza alluvionale 2022 restano da realizzare.
Per conoscere l'elenco degli interventi finanziati, dopo averlo chiesto ripetutamente all'Amministrazione comunale, abbiamo dovuto rivolgerci al TAR. L'Amministrazione non si è costituita in giudizio ed è contumace. Siamo in attesa della sentenza.
Non è accettabile che si debba ricorrere alla giustizia amministrativa per conoscere informazioni che riguardano la sicurezza della propria comunità, mentre le opere destinate a ridurre il rischio alluvionale restano inattuate.
Oggi siamo vicini a Lipari. Ma la solidarietà deve accompagnarsi a una richiesta precisa: prevenzione concreta, trasparenza e realizzazione degli interventi necessari, prima che nuove piogge diventino nuove emergenze.
Dopo un'alluvione non bastano gli annunci. Servono opere realizzate, responsabilità esercitate, territori messi in sicurezza.
La Presidente
Rosa Oliva
Pro Loco Amo Stromboli APS
Tanti auguri!
Isole minori, Caruso rilancia il tavolo tecnico sulla sanità: prima le criticità comuni, poi gli interventi mirati
La sanità nelle isole minori siciliane torna al centro dell’attenzione della Regione, con un percorso che punta ad affrontare le criticità dell’assistenza e a individuare soluzioni adeguate alle esigenze dei territori. Nella sede dell’Assessorato regionale della Salute a Palermo, l’assessore Marcello Caruso ha riattivato il tavolo tecnico permanente, ascoltando le richieste dei Comuni, delle Aziende sanitarie provinciali (ASP) e della SEUS 118.
Già nel 2002 la Regione aveva previsto, con la legge regionale n. 12 del 9 agosto, un tavolo permanente di concertazione sulle problematiche delle isole minori. Nel 2018, l’allora assessore regionale della Salute Ruggero Razza, con il decreto assessoriale n. 1469 del 10 agosto, istituì uno specifico tavolo tecnico dedicato alle questioni sanitarie. Dopo la conclusione del suo mandato, il tavolo non ha più avuto una regolare continuità negli incontri, sebbene l’Assessorato abbia continuato a confrontarsi con le amministrazioni locali per affrontare le criticità segnalate e individuare soluzioni alle esigenze dei territori insulari.
Al confronto hanno preso parte Federico Ferro, Alessandro D’Acquisto e Arianna Cusmà del Servizio 6 “Urgenza emergenza sanitaria, Isole minori e aree disagiate“, insieme ai rappresentanti delle Centrali operative del 118. Presente anche Massimiliano Maisano, dirigente del Servizio 3 “Gestione degli investimenti“.
Il confronto
Tra gli argomenti affrontati figurano l’organizzazione dell’assistenza primaria, il ruolo dei medici di medicina generale (MMG) e dei pediatri di libera scelta (PLS) e la disponibilità dei servizi territoriali. Il confronto ha riguardato anche lo stato di attuazione delle Case della Comunità, sul quale si è soffermato Massimiliano Maisano. L’attenzione si concentra sull’attivazione dei servizi e sulla disponibilità delle figure professionali necessarie a garantirne il funzionamento, affinché le nuove strutture possano rispondere concretamente alle esigenze della popolazione.
Sul versante dell’emergenza-urgenza, il tavolo ha esaminato l’organizzazione del 118, la disponibilità dei mezzi di soccorso e la manutenzione delle elisuperfici. Quest’ultima rappresenta una delle richieste avanzate dai Comuni, molti dei quali, alle prese con difficoltà finanziarie e situazioni di dissesto, non dispongono delle risorse necessarie per sostenere i costi di manutenzione e garantire la piena operatività delle strutture. Tra le altre richieste, il Comune di Pantelleria ha sollecitato la presenza di mezzi di soccorso avanzato con medico a bordo durante il periodo estivo, per rafforzare la risposta sanitaria nei mesi di maggiore afflusso turistico.
Il confronto ha interessato anche i collegamenti marittimi per il personale della SEUS 118. Nell’agosto scorso la Regione, d’intesa tra gli assessori Marcello Caruso e Alessandro Aricò, aveva autorizzato la gratuità dei viaggi per gli operatori. A fine settembre, tuttavia, la CISL FP Sicilia ha segnalato difficoltà nell’applicazione del provvedimento, legate al funzionamento del portale telematico.
L’assessore
Caruso ha manifestato la massima disponibilità ad affrontare le questioni emerse, attraverso un percorso di confronto con i Comuni, le ASP e gli altri soggetti coinvolti. Il metodo individuato prevede una prima valutazione delle problematiche comuni alle comunità insulari, seguita da incontri dedicati alle esigenze specifiche di ciascuna isola. L’obiettivo è definire le priorità e individuare progressivamente gli interventi più appropriati, tenendo conto delle caratteristiche e delle necessità dei singoli territori.(siciliamedica.com)
Scopri dove fare il pieno prima di salpare!
A LIPARI (EOLIE) E’ DISPONIBILE UN MODERNO IMPIANTO CARBURANTI
L’ Eolian Bunker è un deposito, stazione di rifornimento di gasolio nazionale, agevolato e benzina per imbarcazioni e natanti.
Situato nella baia di Marina Lunga, a Lipari – Eolie, vicino al Porto Pignataro, è dotato di un pontile di circa 50 metri che consente l’attracco dei natanti per le operazioni di rifornimento.
Effettua inoltre il bunkeraggio con gasolio agevolato a navi, aliscafi, pescherecci e imbarcazioni che svolgono attività di trasporto passeggeri.
Tel. 0909812335
0909216237
VHF canale 76
info@eolianbunker.com
Oggi, 11 ottobre: San Giovanni XXIII (Angelo Giuseppe Roncalli)
Era una tiepida serata d'autunno e Giovanni XXIII congedava così la gente accorsa in piazza San Pietro per celebrare l'avvio del concilio Vaticano II (1 l ottobre 1962). Quelle parole, intrise di umanità e di poesia, commossero il mondo e furono il miglior preludio della grande assise ecumenica destinata a rinnovare profondamente la chiesa e che fece di Giovanni XXIII, come scrisse Frainois Mauriac, il papa che ha gettato «un ponte sui nove secoli che ci dividono dai cristiani dell'oriente c sui quattro che ci separano dai fratelli dell'occidente». Insomma: il papa del dialogo, delle aperture, delle audaci novità che in pochi anni servirono ad avvicinare la chiesa al mondo moderno. Quando lo elessero, ormai prossimo agli ottant'anni, tutti pensarono che sarebbe stato un papa di transizione, per consentire alla chiesa di riordinare le idee di fronte alle sfide che la società le stava imperiosamente ponendo. Invece il suo pontificato fu sì di breve durata, ma come pochi altri significativo e incidente.
L'idea di finire lui stesso sul soglio di Pietro non l'aveva neppure sfiorato quando, il 12 ottobre 1958, lasciava Venezia per andare a Roma a eleggere il successore di Pio XII. Era certo che a Venezia, la città del santo papa Pio X di cui si sentiva onorato di continuare l'opera, si sarebbe conclusa la parabola della sua vita.
La domenica 15 marzo 1953 si era presentato ai veneziani con semplicità, e con stile confidenziale aveva fatto il punto della sua vita: «Desidero parlarvi con la più grande apertura di cuore e con molta franchezza di parola aveva detto . Sono state dette e scritte cose che sorpassano di molto i miei meriti. Mi presento umilmente io stesso. Vengo dall'umiltà e fui educato a una povertà contenta e benedetta. Da quando nacqui io non ho mai pensato che a essere prete. Da giovane prete non aspiravo che a diventare curato di campagna nella mia diocesi, ma la Provvidenza ha voluto avviarmi per altre strade prima di giungere qui. Mi trasse dal mio villaggio natio e mi rete percorrere le vie del mondo in Oriente e in Occidente. Fui sempre preoccupato più di ciò che unisce che di quello che separa e suscita contrasti. Non guardate dunque al vostro patriarca come a un uomo politico, a un diplomatico: cercate il sacerdote, il pastore d'anime che esercita tra voi il suo ufficio nel nome di Dio».
Giovanni XXIII, Angelo Giuseppe Roncalli, era nato a Sotto il Monte, piccolo paese del bergamasco, il 25 novembre 1881. Alla povertà contenta e benedetta lo ha educato la sua patriarcale famiglia contadina che viveva nella cascina «La Colombera», alternando lavoro e preghiera, sotto la guida saggia dello zio Saverio.
Di indole buona e sensibile, sentì presto il desiderio di consacrare la propria vita a Dio per poter servire meglio gli altri nella carità. Nel seminario di Bergamo iniziò la lunga strada di preparazione al sacerdozio, che si concluse a Roma il 10 agosto 1904.
Pretino novello, invece che nella desiderata parrocchietta di campagna, fu mandato a fare il segretario del nuovo vescovo di Bergamo, monsignor Radini Tedeschi, al fianco del quale rimase dieci anni, imparando che un uomo di chiesa deve essere soprattutto buono e caritatevole. Una lezione, accompagnata dall'esempio, che non scorderà mai più. Intanto viveva la terribile esperienza della prima guerra mondiale, alla quale partecipò come sergente di sanità e cappellano militare.
Neppure alla morte del monsignore si aprirono per don Angelo le porte di una canonica. Lo vollero a Roma, all'Opera della propagazione della fede, diretta dal cardinale von Rossum, il quale vide nell'intelligente e saggio prete bergamasco l'uomo giusto da inviare nelle capitali del mondo a intessere rapporti con le chiese e con gli stati. «Dovrete viaggiare, viaggiare molto. Sarete il viaggiatore di Dio», gli disse papa Benedetto XV nell'affidargli l'incarico.
Consacrato vescovo il 15 marzo 1925, cominciò il suo lungo viaggio che lo porterà in missione come visitatore apostolico in Bulgaria, poi delegato apostolico in Turchia e in Grecia e poi nunzio apostolico a Parigi, ultima tappa prima dell'approdo a Venezia.
Partendo per la Bulgaria, annotava nel diario (Giornale dell'anima): «La chiesa mi vuole vescovo per mandarmi in Bulgaria, a esercitare un ministero di pace. Forse nella mia vita mi attendono molte tribolazioni. Con l'aiuto del Signore mi sento pronto a tutto». E con l'aiuto del Signore invocato nella preghiera, e con le sue doti di pazienza, di bontà, di tenacia, di rispetto delle posizioni degli altri, ottenne in Bulgaria, dove i rapporti con la chiesa ortodossa non erano dei migliori, ottimi risultati. Come avvenne poi anche in Grecia e in Turchia.
Il suo spirito ecumenico si formò da quelle parti, sul campo: certi pregiudizi incrostatisi nel tempo cominciarono qua e là a sciogliersi al calore della bontà e della carità di questo insolito rappresentante della chiesa di Roma. Spesso, tra la sorpresa e l'ammirazione dei presenti, gli incontri di monsignor Angelo Roncalli con i vescovi ortodossi si concludevano con un abbraccio, a suggellare un'amicizia che cancellava, nei loro rapporti, secoli di divisioni e di incomprensioni. Fu per questo il primo dignitario della chiesa cattolica a visitare il celebre, e inavvicinabile per i cattolici, monastero del monte Athos in Grecia. E l'ecumenismo sarà un punto forte del suo programma pastorale anche a Venezia, città da sempre considerata ponte tra occidente e oriente.
Eletto papa, al cardinale Tisserant che gli chiedeva con quale nome volesse essere chiamato, disse: «Mi chiamerò Giovanni, un nome dolce e nello stesso tempo solenne». Il 28 ottobre 1958, l'umile figlio della terra bergamasca, a settantasette anni, cominciava il servizio che la provvidenza gli aveva assegnato; lo svolgerà con il suo stile accattivante di bontà, di umiltà, di comprensione che faranno di lui il «papa buono». Una bontà sempre condita dal buon umore, dall'ottimismo della fede.
Monsignor Loris Capovilla, segretario personale, racconta: «Don Gelmo, amico da settant'anni, visita papa Giovanni in Vaticano, s'inchina per baciargli i piedi. Il vecchio amico papa lo richiama, guardandolo negli occhi: "Don Gelmo che cosa fai? Siamo pur sempre gli stessi figlioli delle nostre buone mamme". Don Gelmo si giustifica: "Ma voi siete il vicario di Cristo". E papa Giovanni, abbracciandolo: "Sono però, ancora, il tuo antico compagno di scuola e amico. Ricordati che dal Vaticano e da Seriate [paese di don Gelmo] la strada per giungere al paradiso è la stessa"».
Ad attirare la simpatia della gente, la devozione, l' ammirazione per papa Giovanni, è soprattutto la sua umiltà: «Il Signore mi ha fatto nascere da povera gente e ha pensato a tutto. Io l'ho lasciato fare. Mi sono lasciato condurre in perfetta conformità alle disposizioni della provvidenza, veramente: Voluntas Dei pax nostra (nella volontà di Dio sta la nostra pace)».
A monsignor Giovan Battista Montini (il futuro Paolo VI), che nel novembre del 1952 dalla Segreteria di stato gli comunicava l'intenzione di Pio XII di trasferirlo da Parigi alla sede patriarcale di Venezia, scriveva: «Assicuri Sua Santità che io ho pochissima stima di me stesso: per me tutto è superiore al mio merito; ma avendo da tempo rinunziato a tutto quel che riguarda la mia persona, ciò mi rende tutto più facile e tranquillo, e mi assicura in ogni evento una grande pace».
Riusciva a unire la pazienza al coraggio: «Il coraggio si esercita quando sono in pericolo i supremi interessi dell'anima e non meschine rivalità di casta o il desiderio, sia pur legittimo, di personale soddisfazione». L:anziano papa è stato una primavera per la chiesa e, per il mondo intero, una porta aperta alla speranza. Non hanno avuto ragione quanti avevano ravvisato nelle sue aperture la rovina della chiesa.
Il 3 giugno 1963, alle ore 19.45, in Vaticano, si spegneva una grande luce sul mondo. Il suo nome era Giovanni.
Giovanni Paolo II lo ha proclamato beato il 3 settembre 2000 ed è stato canonizzato il 27 aprile 2014 da Papa Francesco.

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