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lunedì 30 marzo 2026
Oggi: Beato Amedeo di Savoia.
Amedeo si sposò nel 1452, e la coppia si ritirò nella relativamente quieta provincia di Brescia, territorio che gli era stato assegnato oltre al governatorato del Piemonte. Questa scelta tuttavia contrariò talmente il fratello Filippo nei suoi confronti che quasi si preparò ad attaccare Amedeo, se loro padre non lo avesse arrestato.
Alla morte del genitore Amedeo fece subito rilasciare il fratello e gli organizzò un matrimonio con Margherita, figlia di Carlo, duca di Borgogna, lasciandogli anche i territori bresciani e conquistandosi così il suo affetto.
Amedeo venne provocato anche dalla famiglia degli Sforza di Milano. Quando il duca Francesco Sforza morì, il figlio Giangaleazzo, che si trovava in Francia, tentò di passare in incognito per la Savoia per tornare in Italia e fu arrestato.
Nonostante Amedeo lo avesse fatto subito rilasciare, fornendogli anche una scorta, Giangaleazzo non si mostrò riconoscente e addirittura arrivò a rompere con insolenza l'alleanza che suo padre aveva stilata con Amedeo. Era chiaro che Giangaleazzo desiderava solo arrivare alle armi, ma Amedeo trovò un'altra soluzione: gli diede in sposa la sorella Bona. Egli intervenne senza esitazioni quando si trattò di difendere il cristianesimo dalla minaccia turca, raccogliendo un esercito per la difesa del Peloponneso. Fu uno dei primi a rispondere all'invito di Pio II perché si tenesse un'assemblea di principi per affrontare il problema e per raccogliere uomini, armi e denaro.
La sua prima preoccupazione, tuttavia, era per i poveri: quando un ambasciatore si vantò delle mute di cani e delle razze differenti che il suo padrone aveva, il duca lo condusse su una terrazza fuori dal palazzo, dove ai tavoli predisposti venivano sfamati i poveri della città: «Queste sono le mie mute e i miei cani da caccia. È con l'aiuto di questa povera gente che inseguo la virtù e vado a caccia del regno dei cieli».
L'ambasciatore gli chiese quanti di loro pensava fossero impostori, approfittatori e ipocriti, e Amedeo rispose: «Non li giudico troppo severamente per non essere giudicato severamente da Dio». Nonostante la grande generosità, non ebbe mai problemi economici e grazie a un'attenta amministrazione riuscì anche a saldare i debiti contratti dai suoi predecessori.
La sua vita era estremamente austera: lontano dal concedersi qualsiasi privilegio nonostante la sua salute delicata, fece credere piuttosto di dovere digiunare per questo motivo. Con l'aumentare della sua debolezza, passò l'amministrazione del ducato alla moglie Iolanda (1469), ma i suoi sudditi si ribellarono ed egli stesso venne imprigionato fino a che il cognato, Luigi XI di Francia, non ottenne il suo rilascio. Quando si rese conto di essere prossimo alla morte affidò i figli alla moglie e pronunciò le ultime raccomandazioni alla presenza loro e dei suoi ministri: «Siate retti. Amate i poveri e Dio vi garantirà la pace».
Morì il 30 marzo 1472 e fu beatificato nel 1677.
MARTIROLOGIO ROMANO. A Vercelli, beato Amedeo IX, duca di Savoia, che, durante il proprio governo, favorì in ogni modo la pace e sostenne incessantemente con i mezzi materiali e con l’impegno personale le cause dei poveri, delle vedove e degli orfani.
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domenica 29 marzo 2026
Oggi, dopo 100 anni di storia, il Filippino è un ristorante moderno e funzionale, articolato in due sale interne e in una grande e rinnovata terrazza climatizzata.
L’arredamento, in legno massello scuro e colori tenui, è sobrio ed elegante, con mobili d’epoca e un caldo camino.
Le specialità proposte sono prevalentemente legate alla cucina di mare, regionale, con piatti a base di pesce fresco pescato quotidianamente, unitamente a materie prime dell’isola, quali le verdure e gli oli, che ne esaltano il sapore. Il ristorante dispone inoltre di un’ottima cantina vini con una selezione che include più di 100 etichette, oltre a un’ottantina di grappe. Complessivamente offre la disponibilità di 250 coperti. E l’accoglienza e l’attenzione alle esigenze di ogni cliente sono sempre di casa: oggi come ai primi del Novecento.
Ancora un podio per il giovanissimo Lorenzo Orto
Altro podio, dopo quello conquistato la scorsa settimana, per l’eoliano Lorenzo Orto.
Nella seconda gara stagionale del Regionale Sicilia Fmi, disputata sul tracciato di Noto, Lorenzo, che correva nella categoria 65 Cadetti, ha ottenuto due terzi posti.
La dottoressa liparese Caterina Cacace direttore del Dipartimento Materno infantile dell’Asp 5 Messina
La dottoressa Caterina Cacace, nativa di Lipari, è il nuovo direttore del Dipartimento Materno infantile dell'Asp Messina. L'incarico è stato ufficializzato con delibera del direttore generale Cuccì dello scorso 24 marzo
La dottoressa Cacace è anche Direttore della Struttura complessa di Pediatria dell'ospedale di Patti.
A Caterina, prezioso punto di riferimento per tante famiglie, comprese quelle eoliane, le nostre felicitazioni.
Schanti a Ginostra: le estati tranquille del santone oggi coinvolto nel caso Gibilmanna (di Gianluca Giuffrè)
Dal silenzio delle Eolie al casolare delle Madonie: due capitoli lontani della stessa storia
Ginostra, Stromboli: – Per anni, nel minuscolo borgo di Ginostra, nelle Eolie, il nome di Schanti, alias Mark Ravikiran Koppikar, evocava soltanto un’estate lenta, fatta di meditazioni all’alba, camminate leggere e una convivenza pacifica con gli isolani. Oggi, invece, quel nome è tornato al centro dell’attenzione nazionale per un episodio che nulla ha a che vedere con le sue stagioni eoliane: il ritrovamento di due bambini in un casolare isolato nei boschi di Gibilmanna, vicino a Cefalù, e lo scioglimento della piccola comunità che vi risiedeva. Due scenari opposti, due contesti lontani, un unico protagonista. Un santone “di passaggio” che Ginostra aveva accolto senza timori. Chi ha vissuto quegli anni a Ginostra ricorda bene la figura di Schanti, l’uomo che, per alcuni anni, appariva nelle estati ginostresi con il suo gruppo: un uomo dai modi pacati, barba lunga, abiti stravaganti, e un accento straniero. Arrivava quasi sempre d’estate, accompagnato da un piccolo gruppo di amici o seguaci, persone tranquille, rispettose, mai invadenti. La sua presenza non generò mai allarme né fastidio. Anzi, nel microcosmo ginostrese – abituato a ospiti eccentrici, artisti, viaggiatori solitari – Schanti si inserì con naturalezza. Le sue giornate di vacanza scorrevano tra meditazioni informali davanti al mare immobile, letture condivise all’ombra dei fichi, passeggiate verso i sentieri alti, cene semplici, spesso preparate con prodotti locali e saluti cordiali al molo, due parole con i pescatori, un sorriso ai bambini del posto. Per quello che si poteva vedere nessuna comunità chiusa, nessun minore coinvolto, nessuna attività che potesse destare sospetti. Ginostra lo considerava un “forestiero particolare”, a capo di un gruppo stravagante, ma nulla più.
Il casolare di Gibilmanna: un’altra storia, un altro tempo. Il quadro emerso, stando alle cronache, dalle recenti indagini a Gibilmanna è completamente diverso. Nel casolare isolato tra i boschi, le autorità hanno trovato: due bambini che vivevano in condizioni precarie, assenza di scolarizzazione e cure regolari, una piccola comunità di adulti che seguiva il santone e un contesto di isolamento prolungato dal resto della società. La Procura dei minori è intervenuta, i bambini sono stati affidati ai servizi sociali e la comunità è stata sciolta. Le indagini proseguono per chiarire ruoli, responsabilità e dinamiche interne al gruppo. È in questo contesto che il nome di Schanti è riemerso, collegando la cronaca attuale a un passato che, per Ginostra, aveva tutt’altro sapore.
Due capitoli che non si somigliano. Il contrasto tra le due realtà è evidente. A Ginostra, Schanti era un visitatore stagionale e rispettoso, senza comportamenti problematici. La sua spiritualità era leggera, quasi contemplativa, più vicina a un ritiro personale che a una guida organizzata.
A Gibilmanna, invece, si parla di una comunità stabile, di adulti che lo consideravano un riferimento, di minori coinvolti in un contesto di isolamento. Due mondi che non si toccano, se non per la figura del santone.
A Ginostra gli isolani ricordano: un uomo gentile, un gruppo tranquillo, nessun comportamento invasivo, nessuna richiesta strana, nessuna tensione con la comunità. Per molti, la notizia del suo coinvolgimento nel caso di Gibilmanna è stata uno shock. “Qui non ha mai fatto male a nessuno”, ripetono in diversi. E questo resta un dato di fatto. Il presente nelle mani della magistratura, il passato nelle memorie dell’isola. Mentre la vicenda giudiziaria segue il suo corso, Ginostra conserva un ricordo distinto, quasi impermeabile alla cronaca attuale. Le estati di Schanti sull’isola appartengono a un tempo diverso, fatto di luce e mare. Il caso di Gibilmanna, invece, apre interrogativi più ampi: sul ruolo delle comunità spirituali, sulla tutela dei minori, sulla fragilità di chi cerca alternative radicali alla società. Due storie lontane, unite solo da un nome e un’isola che, ancora una volta, dimostra di saper accogliere senza giudicare, ma anche di distinguere tra ciò che ha visto e ciò che oggi la cronaca racconta.
Gianluca Giuffrè
Tanti auguri di...
Buon compleanno a Dario Salvatore Forestiere, Anna Martinucci, Andrea Licari, Giovanni Paino, Felicia Zaia, Isabella Foti, Vincenzo Basile, Luca Lo Presti, Maria Rosa Merlo
Ritrovata scarpetta
Eolienews ricorda...Agostino Dioguardi
Anniversari, ricorrenze e pubblicazione foto richieste dai lettori (con o senza testo) sono a pagamento.


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