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lunedì 27 aprile 2026

Eolienews ricorda...Elena Rambotti

 La rubrica è realizzata, gratuitamente, con le foto del nostro archivio, pubblicate in modo casuale.

Anniversari, ricorrenze e pubblicazione foto richieste dai lettori (con o senza testo) sono a pagamento.

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Eolienews ricorda...Nella Maccarrone in Natoli

 


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Novecento, rubrica a cura di Giuseppe La Greca. Oggi: 29 aprile 1911 la controversia con il vescovo Pajno

 Poco più di un anno dopo l’approvazione della Legge 10 del 1908, precisamente, il 20 aprile 1909, fu nominato vescovo di Lipari Mons. Angelo Pajno. Il Vescovo avvio con il Comune una lite di ampia risonanza, sia per il suo oggetto, sia perché si fronteggiarono numerosi giuristi e storici. Indirettamente, apportò un contributo importante alla storia medievale delle Isole Eolie. La controversia prese l'avvio con l'atto del 29 aprile 1911, dando inizio ad una guerra fredda, trasformatasi progressiva in calda e a viso aperto tra il Comune ed il Vescovo Pajno. Nel 1913 si era giunti al punto che a Lipari si gridava: "Abbasso il Vescovo" o "Abbasso il Sindaco", a secondo dei simpatizzanti delle due correnti in lotta. Nel Paese si pubblicavano fogli e volantini, che accusavano ora l’uno ora l’altro dei contendenti. Padre Agostino Lo Cascio, narra di un tentativo di omicidio nei confronti del vescovo.


La controversia, dicevamo, prese l'avvio con l'atto del 29 aprile 1911, con il quale il Vescovo citò il Sindaco di fronte al Tribunale civile di Messina. Nel suddetto atto di citazione si legge che il diritto di proprietà vescovile discendeva da "concessione del Conte Ruggiero e del Papa Urbano II, confermata dal Re Ruggiero". Ed ancora: "l'Abate Ambrogio di Lipari ebbe, fra l'altro, l'assoluto ed esclusivo dominio di tutte le isole Eolie, e fin d'allora egli e i vescovi che si susseguirono furono sempre padroni di tutte le terre, comprese quelle pomicifere. In ogni tempo i vescovi medesimi disposero del dominio delle terre predette, sia concedendole in enfiteusi, sia esercitandovi in altro modo questo loro assoluto dominio".

All'azione promossa dal Vescovo Paino si opposero le diverse amministrazioni del tempo, Giuseppe Franza, Gaetano Pajno, ed, infine, Felice Ferlazzo, la lite giudiziaria si protrasse, percorrendo i vari stadi (Tribunale, Corte d'Appello, Cassazione), dal 1911 al 1921. La controversia si conclude con la sentenza 10 gennaio 1921, emessa dalla Corte di Cassazione di Roma. Alla chiusura della lunga controversia Mons. Paino rinunciò alla diocesi eoliana. Il consiglio comunale si riunì per discutere della conclusione della controversia il 22 gennaio 1921, con all’ordine del giorno “Comunicazioni della Presidenza” Il sindaco è lieto di poter comunicare al Consiglio che dopo grandi ansie e preoccupazioni il Paese ha conseguito la sua grande vittoria avendo le Corti di Cassazione di Roma con le sentenze 10 gennaio 1921 fatto giustizia ai sacri diritti delle Isole Eolie per la loro esistenza materiale, morale e civile contro le pretese del Vescovo.


Il grande antagonista del Vescovo fu il 
Prof. Emanuele Carnevale; era nato a Lipari il 4 marzo 1861 dall’avvocato Emanuele Carnevale Salpietro e da Giovanna Rossi. Si laurea a Messina nel 1884 e proprio negli anni universitari inizia la sua attività politica divenendo presidente di una federazione democratica del secondo collegio elettorale di Messina. Aderisce in quegli anni alla Massoneria di Palazzo Giustiniani e sostiene nelle elezioni del 1882 la lista radicale di Bovio, Pantano e Ludovico Fulci. Tra il 1884 e il 1891, dopo aver ricoperto la carica di presidente fondatore di una Società di Mutuo Soccorso nell’isola di Salina, diventa presidente della Società operaia di Mutuo soccorso di Lipari e nel novembre 1889 diviene primo sindaco elettivo di Lipari. In tale carica resta fino all’ottobre 1891. Nel 1893 è nominato per titoli libero docente di diritto e procedura penale all’Università di Catania. Nel 1898 professore straordinario di diritto criminale all’università di Innsbruck ed in novembre dello stesso anno, in seguito a concorso, professore di diritto e procedura penale all’università di Siena. Il 22 giugno 1900, per vittoria di concorso, professore ordinario della stessa disciplina destinato alla università di Sassari e trasferito poi a quella di Parma, continuando ad insegnare in quella di Siena. Dopo il 1905 diventa professore emerito di diritto e procedura penale nell’Università di Palermo, dove tenne per molti anni anche la cattedra di diritto internazionale. Impossibile elencare le sue pubblicazioni, oltre ottanta, consultabili nelle università italiane e straniere oltre che nelle biblioteche. Per la riconosciuta competenza fece parte della commissione reale per la riforma del vecchio codice. Quale Presidente dell’unione radicale di Palermo dopo il disastro di Caporetto per sua iniziativa fu creata una lega fra tutte le forze nazionali interventiste per mantenere vivo e salvo lo spirito della resistenza, tanto che la lega, alla quale si dedicò con grande profusione, fu lodata pubblicamente in campo nazionale. Fu vice sindaco di Palermo e sostenne con fedeltà l’amministrazione Scalea. In occasione del congresso internazionale di diritto penale che si tenne a Palermo nel 1932, al Palazzo dei Normanni, dei numerosissimi e più illustri giuristi italiani e stranieri convenuti gli fu conferita una medaglia d’oro per la sua lunga produzione scientifica.

Il 4 gennaio 1944 in Cefalù egli chiuse la sua esistenza terrena. Il 6 agosto 1946 le sue spoglie vennero trasportate a Lipari.

L’ultima presenza del Prof. Emanuele Carnevale in consiglio comunale inizia l’11 ottobre 1920, con la verifica dei poteri dei nuovi consiglieri eletti, sia il Sindaco, Felice Ferlazzo, sia i consiglieri comunali, Onofrio Paino e Francesco De Mauro, gli tributano saluti di stima ed ammirazione.

Il presidente nel dare il più affettuoso saluto al nuovo consiglio ne rivolge uno speciale ad prof. Cav. Carnevale che, dopo una lunga assenza, torna al civico consesso, autorevole milite della concordia cittadina. Egli che onora Lipari come giurista ed insegnante apprezzato nella R. Università di Palermo, porterà i lumi della scienza e della esperienza sulle questioni comunali, contribuendo alla felice risoluzione dei problemi cittadini, che è compito arduo del consiglio e della nuova Amministrazione.

Nel corso del dibattito consiliare il consigliere Carnevale, prende la parola, e “ringrazia vivamente il Sindaco del suo gentile saluto e delle parole benevoli e cortesissime, come ne ringrazia il consigliere Paino”. Si definì “figlio devoto di quest’isola sempre fedelmente amata e servita, per ogni più varia vicenda, spera nel riprendere degli anni giovanili in seno al consiglio comunale, di poter recare anche in questo consesso qualche contributo di fede e di azione. Propone che prima di iniziare i suoi lavori il nuovo consiglio voti pochi istanti in un raccoglimento spirituale come chi, nell’accingersi a non facile impresa, cerchi gli auspici e si conforti nella speranza di un genio tutelare. Cominciamo, dice, dal pensiero della Patria, dal pensiero della Italia nostra divisa, bella nei giorni del dolore, come in quelli del trionfo, grande ed eterna, anche oggi in cui perfidia, invidia, ci circondano e la discordia cittadina addensa nubi minacciose allo orizzonte. Questo pensiero tanto sia il nostro viatico nel cammino che ci sta dinanzi. E giacché sull’altra sponda dell’adriatico, a Fiume, la città martire, in cui quasi si raccoglie l’anima d’Italia. Propone che il primo atto del nuovo consiglio sia un saluto ad essa e al suo eroico comandante a Gabriele D’Annunzio, un saluto che porti tutto il nostro cuore, la speranza nostra fraterna, vibrante di alti voti e di sicure speranze. Si allarghino questi voti alle città dalmate che, doloranti, ma improvvide in quest’ora angosciosa tendono le braccia alla invocata madre.

Il consiglio comunale, infine, nella seduta del 18 aprile 1921 discute delle “Onoranze al Professore Carnevale”.

Il consigliere assessore Scolarici Leopoldo propone offrire al professore Com. Emanuele Carnevale, una medaglia d’oro per sottoscrizione popolare integrata dal Comune assieme ad una pergamena per il suo vivo, speciale interessamento e studio indefesso nella causa contro la Mensa Vescovile di Lipari. Il consiglio, ad unanimità di voti, approva la superiore proposta per come presentata, mandando alla Giunta per la nomina del comitato per la sottoscrizione. La proposta del detto signor Scolarici e del consigliere Paino Onofrio il consiglio delibera anche una lapide ricordante la grande vittoria delle terre Eolie avverso le pretese del Vescovo da mettersi nella sala del Consiglio a spese del Comune.

Il Comune di Lipari, nell’aprile del 1960, in segno di gratitudine e perché i posteri ne ricordino l’illustre nome ha intitolato al Prof. Emanuele Carnevale la già via S. Lucia. L’abitazione del professore è oggi proprietà dell’erede Pietro Lo Cascio. 

E' deceduto Natale Iacono

Le onoranze funebri sono a cura della ditta ALFA&OMEGA di Lipari
Alla famiglia le nostre condoglianze


 


                                           
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Oggi, 27 aprile: Santa Zita

Nel linguaggio medievale, « zita » equivaleva a quella che, nei dialetti toscani, è ancora detta « cita » o « citta ». Voleva dire cioè « ragazza », e il diminutivo di quel termine esiste ancora nel vocabolario italiano: « zitella », cioè non maritata.

Santa Zita è dunque la santa ragazza, ed è l'unica Santa di questo nome che ancora viene ripetuto in Toscana, e specialmente in Lucchesia. Santa Zita, infatti, è la Santa di Lucca, e già Dante, per indicare i magistrati della città di Lucca, parlava degli « anziani di Santa Zita ».

Zita era nata vicino a Lucca, a Monsagrati, nel 1218, in una famiglia contadina. Non ebbe nessuna particolare istruzione, ma fin da bambina si dette una regola di condotta religiosa chiedendosi semplicemente: « Questo piace al Signore? Questo dispiace a Gesù? ». Con questa linea di condotta crebbe devota e utile, aiutando i genitori a vendere in città i prodotti dei loro campi. A 18 anni entrò a servizio, a Lucca, nella casa dei Fatinelli, anzi nel palazzo di quella famiglia, che era una delle più ricche della città.

Le tentazioni della città avrebbero potuto aver facile presa nell'anima della semplice campagnola, ma la linea di condotta impostasi dalla fanciulla, pur nella sua ingenuità, non consentiva né errori né distrazioni. « Questo piace a Gesù? E questo gli dispiace? ».

E piaceva a Gesù che ogni mattina, con il permesso della padrona, Zita si recasse in chiesa, mentre tutti gli altri ancora dormivano. E poi accudisse puntualmente, prima di tutti e meglio di tutti, alle pesanti incombenze casalinghe, alle quali si dedicavano le donne di quei tempi. Ma fu soprattutto la straordinaria generosità verso i poveri che costituì il più delicato profumo della santità della servetta. Ogni venerdì, ella, la più fidata tra le domestiche, aveva il compito di distribuire le elemosine ai poveri. E trovava sempre il modo di aggiungervi qualcosa di suo, risparmiato sul magro cibo, sullo scarso salario e sul modestissimo vestiario. Presto il padrone sospettò che Zita donasse ai poveri più di quanto egli aveva disposto. Era vero, ma quel di più non apparteneva a lui. Rappresentava il superfluo della sua serva incredibilmente sobria.

Un giorno, incontrando Zita con il grembiule gonfio di alimenti, le chiese severamente che cosa portasse. « Fiori e fronde », rispose la ragazza. Disciolto il grembiule. ne caddero davvero fiori e fronde, miracolosi simboli della carità e della generosità, impersonata da Santa Zita. Sempre più amata, rispettata e venerata, visse nella casa dei Fatinelli fin verso i sessant'anni, considerandosi nient'altro che un'umile, obbediente e devota serva. Soltanto dopo la sua morte i cittadini di Lucca le tributarono onori come a una grande Santa, e gli stessi magistrati della città non disdegnarono di essere indicati come « gli anziani di Santa Zita », senza che facesse velo al loro orgoglio l'umile condizione della Santa servetta, delicato fiore della città gentile.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Lucca, santa Zita, vergine, che, di umili natali, fu per dodici anni domestica in casa della famiglia Fatinelli e in questo servizio perseverò con straordinaria pazienza fino alla morte.


 

Buongiorno con questa cartolina dalle Eolie


 





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Alfa e Omega: Onoranze funebri nelle Eolie

domenica 26 aprile 2026

E' deceduto Vincenzo Aloisio


 

 

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La calda vita di Angelo Sidoti (da italianostra.org)

 Camminare scalzo sulla spiaggia di Canneto non è solo un gesto: è un ritorno alle origini, un abbraccio con la terra, un dialogo silenzioso con il mare. Ogni granello è memoria, ogni onda è promessa. E io, “cannetaro” per sangue e per anima, mi sento vivo solo quando la pelle incontra il sale e il cuore batte al ritmo delle onde”. (Angelo Sidoti)

isole eolie

Angelo Sidoti ci ha lasciati improvvisamente. Imprevedibilmente. Un uomo, una personalità straordinariamente vitale e complessa quella di Angelo, che ho avuto il piacere di conoscere sei anni fa, grazie a Italia Nostra. Da presidente di Italia Nostra Sicilia l’ho sostenuto nella nascita e nell’istituzione della sezione Italia Nostra Isole Eolie, di cui è stato autorevole presidente. Adesso, voglio ricordarlo attraverso una pagina preziosa del suo “diario personale”, una sorta di lettera a sé stesso che ci dice davvero tanto della sua speciale, calda vita. 

 Leandro Janni

angelo sidoti

«Ci sono ricordi che non svaniscono. Non fanno rumore, non chiedono spazio, ma restano lì. E ogni tanto tornano, come un’onda che arriva senza avvisare. Per me, Lipari è proprio questo: un ritorno continuo. Un richiamo sottile, ma potente. Rivedo i miei due nonni come se fossero davanti a me adesso. Nonno Peppino, con quel suo modo di essere pacato, quasi assorto. Nella sua forgia il tempo sembrava rallentare. Il martello che batteva, la luce tremolante delle scintille, il ferro che cambiava forma sotto le sue mani. Era un uomo che parlava poco, ma diceva molto con la sua presenza. Da lui ho imparato che la forza non ha bisogno di alzare la voce, che la dignità può essere un gesto semplice, ripetuto ogni giorno. Nonno Angelino, invece, riempiva la stanza anche solo entrando. Un carattere forte, deciso, radicato nelle tradizioni come pochi. La sua bottega sapeva di suole nuove e di mastice caldo. Ogni volta che quel profumo mi raggiungeva, capivo che lì dentro si costruiva più di un paio di scarpe: si costruiva identità. Lui mi ha insegnato che il lavoro non è solo mestiere, ma appartenenza, continuità, memoria. E poi c’è Canneto, la mia Canneto. Le sue strade piene di botteghe, il viavai degli artigiani, i rumori delle attività quotidiane. E soprattutto il mare. Quel mare che nei giorni agitati sbatteva con forza contro gli scogli, come se volesse ricordare a tutti che le Eolie non sono solo luoghi: sono carattere.

Quel suono, quella energia, quella presenza costante mi hanno accompagnato sempre, anche quando la vita mi ha portato lontano. Ci sono però ricordi che toccano un punto diverso, più profondo. Mio padre è uno di questi. Aveva un metodo educativo severo. A volte duro. Ma era un uomo che non ha mai smesso di lavorare, di impegnarsi, di affrontare tutto con una dignità che non si spezzava. Anche nei momenti più difficili, anche alla fine. Sono stato al suo fianco fino all’ultimo istante, e quello che ho visto non lo dimenticherò mai: la fermezza di un uomo che non ha mai ceduto alla fragilità. Quella lezione è diventata parte di me senza che me ne rendessi conto.

La mia vita professionale è cresciuta su queste fondamenta. Negli anni, ho assunto ruoli di responsabilità fino a diventare Co CEO di uBroker e CFO di gruppo, ricevendo anche un riconoscimento come il CFO Award nel 2024. Le ho affrontate con serietà, come mi è stato insegnato. Quando l’isola ha avuto bisogno di una visione nuova sulle cave di pomice, non ho potuto ignorare quella chiamata. Ho scelto di contribuire come consulente volontario, convinto che preservare quel patrimonio fosse un dovere morale, prima ancora che tecnico.

La nomina a presidente della sezione Isole Eolie di Italia Nostra è stata un passo naturale, quasi inevitabile. È stato un modo per restituire qualcosa alla mia terra.Anche l’impegno nello studio della gestione finanziaria del Comune è nato dallo stesso spirito: osservare, comprendere, proporre, con l’intento di dare un apporto concreto. Nel frattempo ho portato avanti con dedizione il mio percorso in ANDAF, fino a concludere un mandato decennale alla guida della sezione Piemonte e Valle d’Aosta. Oggi, guardando tutto insieme, vedo un filo unico.

I due nonni così diversi.

Mio padre, con la sua fermezza.

La mia isola, con la sua voce fatta di mare e artigiani.

La mia vita professionale, con le sue sfide e i suoi traguardi.

Non sono ricordi isolati.

Sono pezzi dello stesso mosaico.

Sono ciò che mi ha formato.

Sono ciò che continuo a portare con me.

E, prima di chiudere questa lettera, sento il bisogno di rivolgere un pensiero a chi rappresenta ancora oggi il mio legame più profondo con Lipari.

Alla mia famiglia, che è rimasta sull’isola e continua a custodirne lo spirito giorno dopo giorno.

E a mio figlio Christian, che è parte della mia strada e della mia forza, e che porto con me in ogni scelta». (Angelo Sidoti)

Come eravamo, luoghi, cose e personaggi delle Eolie di un tempo (78° puntata - 2 foto: Durante la pausa del film Vulcano e gruppo di giovani eoliani)

La prima foto è scattata durante una pausa delle riprese del film "VULCANO" con Anna Magnani, girato nel 1950  a Vulcano.
Sono riconoscibili Rossano Brazzi e Geraldine Brooks che ha interpretato Maria, sorella di Maddalena (Anna Magnani). Secondo da sinistra Fortunato Caserta, coniugato con Maria Biancheri di Lipari



In questa foto: Da sinistra: Eros Albergo, Tom Giuffrè, Pino Marrara, Eduardo Paino, Luciano Siracusa

Lipari, è decollato il turismo tra escursioni e primi bagni. L'articolo del direttore Sarpi sulla Gazzetta del sud del 26 aprile 2026


 

Vulcano, a giorni operativa la struttura portuale. Lo annuncia Pino Galluzzo, deputato regionale di Fratelli d'Italia

 «Nei prossimi giorni ritornerà alla piena operatività il porto di Levante e di Ponente nell’isola di Vulcano, nel Comune di Lipari. Si sono conclusi, infatti, gli interventi di messa in sicurezza che hanno interessato il molo foraneo e il collegamento tra le banchine portuali e la radice del pontile di attracco degli aliscafi». Lo annuncia Pino Galluzzo, deputato regionale di Fratelli d'Italia, aggiungendo: «Un’opera attesa e fondamentale per la comunità vulcanara e per tutto l’arcipelago eoliano, resa possibile grazie a un primo finanziamento di 2 milioni e 750 mila euro, cui si è aggiunto un successivo intervento da 78 mila euro necessario per completare le attività di messa in sicurezza dell’approdo e garantire condizioni di piena fruibilità e sicurezza. I lavori ormai conclusi consentiranno la piena operatività di un’infrastruttura strategica per residenti, operatori economici e turisti. Un risultato concreto che restituisce serenità alla comunità di Vulcano e garantisce collegamenti essenziali soprattutto in vista della stagione estiva».

Inoltre Galluzzo sottolinea: «Rivolgo un plauso all’assessore regionale alle Infrastrutture e alla Mobilità, Alessandro Aricò, per l’attenzione costante e la sensibilità dimostrata verso le esigenze del territorio e della comunità eoliana. Il suo impegno è stato determinante per il completamento dell’opera e per il raggiungimento di questo importante traguardo. Continueremo a seguire con attenzione tutte le necessità infrastrutturali delle Isole Eolie, affinché possano avere servizi adeguati e risposte tempestive, nel rispetto dei diritti dei cittadini e delle esigenze di sviluppo del territorio».


Tanti auguri di...

Buon compleanno a Christian Eduardo Cafafella, Piero Roux, Antonello Mondello, Mirko Greco, Franco Pace, Giuseppe Lombardo, Lorenzo Gigante, Vanessa Giardina, Nunzio Musca, Diego Greco, Gaetano Cassarà, Ilaria Caprara