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martedì 16 giugno 2026
"Tenere la linea": un evento dedicato alla memoria di Luca Spoletini
A dieci anni dalla sua prematura scomparsa, il Dipartimento della Protezione Civile ricorda Luca Spoletini, a capo dell'ufficio stampa dal 2001 al 2010, con un'iniziativa dedicata alla sua eredità umana e professionale.
L’evento - a cui parteciperanno il Capo Dipartimento Fabio Ciciliano e il Ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini - sarà inoltre occasione per presentare il “Premio Luca Spoletini - Tenere la linea” destinato a valorizzare e premiare le migliori tesi dedicate alla comunicazione dell'emergenza e del rischio.
Luca Spoletini ha rappresentato un importante punto di riferimento per l'intero Servizio Nazionale della Protezione Civile. Con competenza, umanità, equilibrio e dedizione al servizio pubblico, ha contribuito a costruire un modello di comunicazione istituzionale fondato sulla credibilità, sulla trasparenza e sulla tempestività dell'informazione, anche nelle situazioni più complesse. Attraverso le testimonianze di giornalisti che hanno collaborato con lui durante le principali emergenze in Italia e all'estero, saranno ricordati il suo approccio professionale, la capacità di coordinamento dell'informazione e il suo contributo nel raccontare al pubblico il funzionamento e le attività del Servizio nazionale di protezione civile. Interverranno Luciano Del Castillo, Filippo Gaudenzi e Grazia Graziadei, Matteo Guidelli, Antonio Maria Mira e Marco Ventura.
L'iniziativa, intitolata "Tenere la linea", si terrà giovedì 18 giugno, alle ore 11.30 nell'Auditorium "Elio Di Cicco", in via Vitorchiano 2, a Roma.
L’evento - a cui parteciperanno il Capo Dipartimento Fabio Ciciliano e il Ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini - sarà inoltre occasione per presentare il “Premio Luca Spoletini - Tenere la linea” destinato a valorizzare e premiare le migliori tesi dedicate alla comunicazione dell'emergenza e del rischio.
Luca Spoletini ha rappresentato un importante punto di riferimento per l'intero Servizio Nazionale della Protezione Civile. Con competenza, umanità, equilibrio e dedizione al servizio pubblico, ha contribuito a costruire un modello di comunicazione istituzionale fondato sulla credibilità, sulla trasparenza e sulla tempestività dell'informazione, anche nelle situazioni più complesse. Attraverso le testimonianze di giornalisti che hanno collaborato con lui durante le principali emergenze in Italia e all'estero, saranno ricordati il suo approccio professionale, la capacità di coordinamento dell'informazione e il suo contributo nel raccontare al pubblico il funzionamento e le attività del Servizio nazionale di protezione civile. Interverranno Luciano Del Castillo, Filippo Gaudenzi e Grazia Graziadei, Matteo Guidelli, Antonio Maria Mira e Marco Ventura.
L'iniziativa, intitolata "Tenere la linea", si terrà giovedì 18 giugno, alle ore 11.30 nell'Auditorium "Elio Di Cicco", in via Vitorchiano 2, a Roma.
La motovedetta CP 332 dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Lipari rientra dalla missione operativa in Albania
È rientrata nel primo pomeriggio di domenica 14 giugno nel porto di Lipari la motovedetta CP 332, unità navale SAR (Search and Rescue) assegnata all’Ufficio Circondariale Marittimo, al termine di un’intensa attività operativa di oltre un mese in acque territoriali albanesi.
La M/V CP 332, con a bordo un equipaggio composto da otto militari della Guardia Costiera di Lipari e due militari abilitati rescue swimmer, al comando del 1° M.llo Np LENTI Ivano, ha preso parte all’operazione “J.O. Albania 2026” sotto l’egida dell’Agenzia europea FRONTEX.
Nel corso della missione, l’unità navale ha percorso oltre 2520 miglia nautiche ed ha effettuato 190 ore di pattugliamento nel Mar Adriatico, sia in contesti diurni che notturni, nella quasi totalità in condizioni meteo marine particolarmente avverse.
Partita lo scorso 10 maggio con destinazione il porto di Durazzo, la motovedetta ha garantito costante vigilanza e collaborazione con l’Autorità Marittima locale, svolgendo attività fondamentali di pattugliamento e vigilanza dell’intero litorale albanese.
Ad accogliere l’equipaggio al rientro dalla delicata missione, erano presenti il Capo del Compartimento Marittimo di Milazzo – Capitano di Fregata Alessandro SARRO - e il Capo del Circondario Marittimo di Lipari - Tenente di Vascello (CP) Gianmaria ARANGIO -, i quali hanno espresso la propria gratitudine ed orgoglio per il prezioso lavoro svolto, sottolineando l’importanza della missione e la professionalità dimostrata da tutto il personale durante l’operazione internazionale.
Un rientro che celebra il valore e il coraggio di uomini e donne impegnati quotidianamente a salvaguardare la vita in mare e a rappresentare, anche oltre i confini nazionali, l’impegno umanitario e operativo della Guardia Costiera italiana.
A Canneto: Residence La Villetta


Un sano relax e una stupenda vacanza nella quiete di Canneto, a soli 50 metri dal mare
Residence La Villetta - Via Calandra Coste, 1 - 98052 Canneto Lipari (Isole Eolie) Tel.: 090 9813000/Fax: 090 9880716
email: info@lavilletta.it
Maggiori informazioni e possibilità di visita virtuale alla nostra struttura sul sito www.lavilletta.it
Dissalatori alle Eolie, Comune di Lipari chiede espianto e trapianto Posidonia. L'Ansa del direttore Sarpi
LIPARI, Giugno 16 ANSA - Il Comune di Lipari ha chiesto l'autorizzazione alla Regione Siciliana di modificare il progetto originale dei quattro dissalatori previsti per Alicudi, Filicudi, Panarea e Stromboli, finanziati con i fondi del Pnrr.
La nuova proposta consiste nell’operazione di 'espianto e trapianto' della Posidonia oceanica per consentire la posa delle condotte sottomarine dei nuovi impianti.
Per limitare i danni all’ecosistema, la Regione aveva già vietato qualsiasi scavo o dragaggio che potesse danneggiare la prateria di Posidonia. Non si è fatta attendere la reazione del Movimento contro il dissalatore sulla spiaggia di Filicudi, che in una nota sottolinea: “Il paradosso strutturale a cui si assiste rasenta l’assurdo. Da un lato, ingenti risorse pubbliche vengono stanziate e spese per la piantumazione e il ripristino della Posidonia oceanica, polmone verde dei nostri mari e baluardo contro l’erosione costiera. Dall’altro lato, in perfetta e schizofrenica contraddizione, altrettanto denaro pubblico viene impiegato per estirpare i medesimi banchi di Posidonia, sacrificati sull’altare di presunte opere di pubblica utilità". (ANSA)
Tanti auguri di...
Buon compleanno a Gabriele Murabito, Simona Zaia, Katia Merlino, Tindara Cincotta, Nour Samidi, Gianna Sidoti, Nancy Natoli, Alessio Profilio, Sonia Polis, Elisa Favaloro
A proposito di menopausa (di Alfredo Biancheri, medico)
In Italia la terapia ormonale sostitutiva( TSO)in menopausa nell’età compresa dai 50 ai 65 anni, è utilizzata soltanto dal 5% delle donne. E questo perché, questa terapia, è stata additata come responsabile del rischio di timori e di malattie cardiovascolari. Per certa letteratura la TSO serviva soltanto a lenire i disturbi della menopausa: vampate di calore, insonnia, alterazione dell’umore, secchezza vaginale e calo della libido. Dati i rischi , già detti, la posta, non valeva la candela. Oggi è cambiato l’approccio culturale. La terapia ormonale sostitutiva è una terapia preventiva che contribuisce alla protezione delle ossa contro l’Osteoporosi, ed alla protezione dell’apparato cardiovascolare contro l’ipertensione e la perdita della massa muscolare. Per non parlare poi di una migliore qualità di vita sociale e personale. La menopausa, pertanto, oggi non deve essere più affrontata come una gestione dei sintomi, ma come prevenzione e salute a lungo termine.
Eolienews ricorda Febronia Luca
La rubrica è realizzata, gratuitamente, con le foto del nostro archivio, pubblicate in modo casuale.
Anniversari, ricorrenze e pubblicazione foto richieste dai lettori (con o senza testo) sono a pagamento
E' deceduta Anna Recupero ved. Lo Surdo
Le onoranze funebri sono a cura della ditta ALFA&OMEGA di Lipari
Alla famiglia le condoglianze di Eolienews
Oggi, 16 giugno: Santi Quirico e Giulitta
Quirico e Giulitta, furono martiri del IV secolo un piccolo bambino, di circa tre anni, e sua madre, una matrona di stirpe regale, di Iconio (Konya) in Licaonia, regione centrale dell'attuale Turchia.
Allo scoppio violento della persecuzione di Diocleziano di diffondeva la caccia ai cristiani, voluta dal governatore Domiziano, Giulitta, rimasta vedova e pensando verosimilmente alla salvezza del suo bambino più che a sè stessa, lasciò la sua città e i suoi averi, per scendere insieme con due ancelle verso Seleucia, nell'Isauria.
Anche qui, il governatore romano, Alessandro, mostrava di eseguire, con ferocia gli ordini di persecuzione degli editti imperiali. Giulitta ritenne quindi prudente proseguire per Tarso, nella Cilicia. Ma subito la condotta e gli atteggiamenti di Giulitta furono notati e presto e venne così denunciata come cristiana.
Proprio in quegli stessi giorni il governatore dell'Isauria, Alessandro, aveva ricevuto l'incarico speciale di recarsi a Tarso, per fare eseguire anche colà gli editti imperiali per cause sconosciute.
Giulitta, la cui reputazione era già nota ad Alessandro, venne per suo ordine raggiunta e tratta in arresto. Ella, non volendo separarsi dal suo bambino, si lasciò tradurre davanti all'implacabile governatore, tenendosi in braccio il piccolo Quirico. Alla vista dei gendarmi le ancelle se ne fuggirono spaventate osservando da lontano la sorte della povera Giuditta.
Alessandro interrogò a lungo la donna ma ne ottiene una sola risposta: 'Io sono cristiana'. Le venne così imposto di sacrificare agli Dei ma Giulitta si rifiuta. Alessandro ne fu talmente irritato, che, le fece strappar dalle braccia il figliuolo e la mise alla tortura.
Narra la tradizione che il tenero Quirico, sentendo la madre che in mezzo ai tormenti gridava 'Io sono cristiana', ripeteva anch'egli: 'Io sono cristiano'.
Nel frattempo, il governatore Alessandro, fatto togliere il fanciullo alla madre, lo teneva sulle sue ginocchia. Ma, per quanti sforzi facesse il governatore per distogliere gli occhi del fanciullo dal guardar la madre, il piccolo continuava a tenere gli occhi rivolti verso di lei ed a gridare 'Io sono cristiano'.
Alessandro, attratto anche dall'avvenenza del fanciullo, gli faceva carezze e se lo accostò per baciarlo; ma il fanciullo lo respingeva ripetutamente e assecondando i movimenti naturali e propri della sua età, si sforzava di sottrarglisi.
Finché il preside, adirato e fuori di sé, per un impeto di brutalità, prese per un piede il piccolo Quirico, e, dall'alto della gradinata marmorea su cui stava il suo seggio, lo scagliò furente al suolo, dinanzi agli occhi della madre.
Urtando sui gradini del tribunale, la vittima innocente si sfracellò il capo, e tutto il pavimento all'intorno fu bagnato del suo sangue. La madre, Giulitta, pure impietrita dal dolore, davanti al frutto del suo amore sfracellato per terra sui gradini dello spietato governatore, ferma nella fede e resa per grazia divina superiore, riuscì, davanti a quello straziante e raccapricciante spettacolo, a ringraziare tra le lacrime il Signore per aver preso l'anima del figlio nella gloria del Paradiso.
Poi anch'essa, scorticata e coperta di pece bollente, fu condannata alla decapitazione e il suo corpo fu gettato fuori città con quello del suo figliolo.
L'indomani le due ancelle, rilevarono i due corpi durante la notte e li seppellirono. Quando, con l'impero di Costantino, giunse anche per i Cristiani la pace e la sicurezza, una delle ancelle, che era sopravvissuta, poté indicare ai fedeli di Tarso il luogo dove erano state raccolte le spoglie del piccolo Quirico e di Giulitta ed ebbe così inizio, con l'affermarsi della popolarità della loro storia, la tenera devozione per i due Santi Martiri.
Allo scoppio violento della persecuzione di Diocleziano di diffondeva la caccia ai cristiani, voluta dal governatore Domiziano, Giulitta, rimasta vedova e pensando verosimilmente alla salvezza del suo bambino più che a sè stessa, lasciò la sua città e i suoi averi, per scendere insieme con due ancelle verso Seleucia, nell'Isauria.
Anche qui, il governatore romano, Alessandro, mostrava di eseguire, con ferocia gli ordini di persecuzione degli editti imperiali. Giulitta ritenne quindi prudente proseguire per Tarso, nella Cilicia. Ma subito la condotta e gli atteggiamenti di Giulitta furono notati e presto e venne così denunciata come cristiana.
Proprio in quegli stessi giorni il governatore dell'Isauria, Alessandro, aveva ricevuto l'incarico speciale di recarsi a Tarso, per fare eseguire anche colà gli editti imperiali per cause sconosciute.
Giulitta, la cui reputazione era già nota ad Alessandro, venne per suo ordine raggiunta e tratta in arresto. Ella, non volendo separarsi dal suo bambino, si lasciò tradurre davanti all'implacabile governatore, tenendosi in braccio il piccolo Quirico. Alla vista dei gendarmi le ancelle se ne fuggirono spaventate osservando da lontano la sorte della povera Giuditta.
Alessandro interrogò a lungo la donna ma ne ottiene una sola risposta: 'Io sono cristiana'. Le venne così imposto di sacrificare agli Dei ma Giulitta si rifiuta. Alessandro ne fu talmente irritato, che, le fece strappar dalle braccia il figliuolo e la mise alla tortura.
Narra la tradizione che il tenero Quirico, sentendo la madre che in mezzo ai tormenti gridava 'Io sono cristiana', ripeteva anch'egli: 'Io sono cristiano'.
Nel frattempo, il governatore Alessandro, fatto togliere il fanciullo alla madre, lo teneva sulle sue ginocchia. Ma, per quanti sforzi facesse il governatore per distogliere gli occhi del fanciullo dal guardar la madre, il piccolo continuava a tenere gli occhi rivolti verso di lei ed a gridare 'Io sono cristiano'.
Alessandro, attratto anche dall'avvenenza del fanciullo, gli faceva carezze e se lo accostò per baciarlo; ma il fanciullo lo respingeva ripetutamente e assecondando i movimenti naturali e propri della sua età, si sforzava di sottrarglisi.
Finché il preside, adirato e fuori di sé, per un impeto di brutalità, prese per un piede il piccolo Quirico, e, dall'alto della gradinata marmorea su cui stava il suo seggio, lo scagliò furente al suolo, dinanzi agli occhi della madre.
Urtando sui gradini del tribunale, la vittima innocente si sfracellò il capo, e tutto il pavimento all'intorno fu bagnato del suo sangue. La madre, Giulitta, pure impietrita dal dolore, davanti al frutto del suo amore sfracellato per terra sui gradini dello spietato governatore, ferma nella fede e resa per grazia divina superiore, riuscì, davanti a quello straziante e raccapricciante spettacolo, a ringraziare tra le lacrime il Signore per aver preso l'anima del figlio nella gloria del Paradiso.
Poi anch'essa, scorticata e coperta di pece bollente, fu condannata alla decapitazione e il suo corpo fu gettato fuori città con quello del suo figliolo.
L'indomani le due ancelle, rilevarono i due corpi durante la notte e li seppellirono. Quando, con l'impero di Costantino, giunse anche per i Cristiani la pace e la sicurezza, una delle ancelle, che era sopravvissuta, poté indicare ai fedeli di Tarso il luogo dove erano state raccolte le spoglie del piccolo Quirico e di Giulitta ed ebbe così inizio, con l'affermarsi della popolarità della loro storia, la tenera devozione per i due Santi Martiri.
lunedì 15 giugno 2026
Riflessioni...di Francesco Coscione
Riceviamo e pubblichiamo:
Ho trascorso una settimana a Padova per fare visita alla famiglia di mia figlia e, durante il viaggio di ritorno, mi è sorta spontanea una riflessione: cosa abbiamo noi in Sicilia, e in particolare a Lipari, in meno rispetto al ricco Nord-Est? È doveroso specificare che anche da quelle parti la situazione non è più splendida come qualche decennio fa. I populisti liquidano la questione sostenendo che sia tutta colpa dei migranti, colpevoli di rendere le città invivibili e di evadere le tasse, ma non è di questo che desidero parlare. Non mi dilungherò sulle singole differenze strutturali, che mi sembrano ovvie, ma vorrei soffermarmi su alcuni punti specifici.
Perché un cittadino siciliano deve subire il razionamento dell'acqua? I tetti delle nostre città sono costellati di serbatoi per creare riserve artificiali e a Lipari, nelle zone alte, l'acqua viene erogata ogni due settimane: se questo non si chiama razionamento, non saprei come definirlo (vedremo con la nuova condotta ma ci credo poco...). E ancora: perché tappare alla bell'e meglio le buche stradali deve essere celebrato come un evento straordinario? Perché le opere pubbliche diventano sempre un pretesto per dire: "quelli di prima non hanno fatto nulla, noi invece..."?
Perché in questo Paese l'essere furbi è diventato un vanto sociale? Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti: passare con il semaforo rosso; procedere in controsenso con biciclette, monopattini, scooter e auto; parcheggiare negli stalli riservati ai disabili o sulle strisce pedonali; bloccarsi in mezzo alla strada per chiacchierare o giustificarsi dicendo "io sto lavorando". E perché alcune imprese che appaltano lavori pubblici si sentono autorizzate a fare ciò che vogliono, nel silenzio totale di chi dovrebbe controllare?
Si potrebbe continuare per pagine intere. Ma oltre alla furbizia c'è un malessere più profondo, spesso mascherato ma che traspare continuamente: siamo tutti profondamente arrabbiati. Con chi, non lo sappiamo nemmeno noi. Basta una parola di troppo per scatenare insulti. Qualche giorno fa, presso uno stop (sì, esistono anche a Lipari, anche se sono sbiaditi o sistematicamente ignorati), un'auto ha tamponato quella che la precedeva. Un danno da nulla, eppure il "tamponatore" non è nemmeno sceso dal mezzo per scusarsi; anzi, si è mostrato infastidito dal fatto che il conducente davanti, con estrema educazione, gli avesse fatto notare il contatto.
Corriamo tutti come forsennati, ma per andare dove? Per fare cosa? Nei centri abitati il limite è di 30 km/h, fuori è di 50 km/h. Sfrecciando a 80 o 100 km/h, quanto denaro si guadagna in più a fine giornata? E quel pugno di monete vale forse la vita di un pedone o di un ciclista? Spesso vedo turisti stranieri che inseriscono Lipari come tappa del loro viaggio in moto: indossano caschi di ottima qualità, abbigliamento tecnico adeguato e mantengono una velocità moderata. Qui, invece, il casco si indossa spesso solo per evitare le multe, riducendosi a mini "scolapasta" del tutto inutili, con la solita scusa: "qui fa caldo, io non lo sopporto".
Finiamola di riempirci la bocca con la formula della "grande civiltà eoliana": è scomparsa, non se ne trova traccia. La civiltà eoliana è finita nei cassonetti dell'immondizia. Un paio di settimane fa, due turiste polacche mi hanno chiesto indicazioni per raggiungere Lipari da Quattrocchi a piedi, percorrendo un sentiero. Ho risposto che ormai i sentieri sono quasi del tutto cancellati dall'incuria. Una di loro mi ha guardato e ha detto: "Lipari è meravigliosa, ma è un luogo abbandonato e c'è troppa spazzatura!".
In questo caso non uso il "noi", ma il "loro": mi riferisco a chi getta i rifiuti nei giorni e negli orari sbagliati, alimentando uno scempio indecente. Però una domanda la pongo anche alle istituzioni: perché i cassonetti sono sempre spalancati, alla mercé di cani, gatti, gabbiani e topi grandi come gatti? L'Amministrazione non può limitarsi a scaricare la colpa sui cittadini; spetta a chi governa risolvere il problema, non foss'altro che per ragioni di salute pubblica. È del tutto inutile finanziare la disinfestazione contro le zanzare se poi i topi prosperano indisturbati, grassi come maialini. Queste attività rientrano nell'ordinaria amministrazione, sono i doveri minimi che chi governa deve garantire in virtù del mandato ricevuto.
Per gettare la spazzatura indifferenziata devo percorrere 500 metri, e un chilometro per il vetro: ho forse ottenuto uno sconto sulla Tari rispetto a chi ha i cassonetti sotto casa? Le mie tasse hanno forse un valore intrinseco inferiore rispetto a quelle pagate nel ricco Veneto?
Un'ultima nota, non meno importante: serve un'informazione regolare. Se Facebook deve essere utilizzato solo per fare proclami o disquisizioni di filosofia accademica, sarebbe molto più utile impiegarlo per rispondere ai cittadini che pongono domande concrete. Sporchiamoci le mani con le persone, diamo risposte, facciamo sentire la presenza delle istituzioni. Facciamoci vedere prima della campagna elettorale che, come una pioggerella primaverile, farà rispuntare gli "scomparsi" dalla vita pubblica, pronti a girare di notte alla ricerca dell'ultimo voto.
Eoliani, ritroviamo la nostra civiltà!
Francesco Coscione
Perché un cittadino siciliano deve subire il razionamento dell'acqua? I tetti delle nostre città sono costellati di serbatoi per creare riserve artificiali e a Lipari, nelle zone alte, l'acqua viene erogata ogni due settimane: se questo non si chiama razionamento, non saprei come definirlo (vedremo con la nuova condotta ma ci credo poco...). E ancora: perché tappare alla bell'e meglio le buche stradali deve essere celebrato come un evento straordinario? Perché le opere pubbliche diventano sempre un pretesto per dire: "quelli di prima non hanno fatto nulla, noi invece..."?
Perché in questo Paese l'essere furbi è diventato un vanto sociale? Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti: passare con il semaforo rosso; procedere in controsenso con biciclette, monopattini, scooter e auto; parcheggiare negli stalli riservati ai disabili o sulle strisce pedonali; bloccarsi in mezzo alla strada per chiacchierare o giustificarsi dicendo "io sto lavorando". E perché alcune imprese che appaltano lavori pubblici si sentono autorizzate a fare ciò che vogliono, nel silenzio totale di chi dovrebbe controllare?
Si potrebbe continuare per pagine intere. Ma oltre alla furbizia c'è un malessere più profondo, spesso mascherato ma che traspare continuamente: siamo tutti profondamente arrabbiati. Con chi, non lo sappiamo nemmeno noi. Basta una parola di troppo per scatenare insulti. Qualche giorno fa, presso uno stop (sì, esistono anche a Lipari, anche se sono sbiaditi o sistematicamente ignorati), un'auto ha tamponato quella che la precedeva. Un danno da nulla, eppure il "tamponatore" non è nemmeno sceso dal mezzo per scusarsi; anzi, si è mostrato infastidito dal fatto che il conducente davanti, con estrema educazione, gli avesse fatto notare il contatto.
Corriamo tutti come forsennati, ma per andare dove? Per fare cosa? Nei centri abitati il limite è di 30 km/h, fuori è di 50 km/h. Sfrecciando a 80 o 100 km/h, quanto denaro si guadagna in più a fine giornata? E quel pugno di monete vale forse la vita di un pedone o di un ciclista? Spesso vedo turisti stranieri che inseriscono Lipari come tappa del loro viaggio in moto: indossano caschi di ottima qualità, abbigliamento tecnico adeguato e mantengono una velocità moderata. Qui, invece, il casco si indossa spesso solo per evitare le multe, riducendosi a mini "scolapasta" del tutto inutili, con la solita scusa: "qui fa caldo, io non lo sopporto".
Finiamola di riempirci la bocca con la formula della "grande civiltà eoliana": è scomparsa, non se ne trova traccia. La civiltà eoliana è finita nei cassonetti dell'immondizia. Un paio di settimane fa, due turiste polacche mi hanno chiesto indicazioni per raggiungere Lipari da Quattrocchi a piedi, percorrendo un sentiero. Ho risposto che ormai i sentieri sono quasi del tutto cancellati dall'incuria. Una di loro mi ha guardato e ha detto: "Lipari è meravigliosa, ma è un luogo abbandonato e c'è troppa spazzatura!".
In questo caso non uso il "noi", ma il "loro": mi riferisco a chi getta i rifiuti nei giorni e negli orari sbagliati, alimentando uno scempio indecente. Però una domanda la pongo anche alle istituzioni: perché i cassonetti sono sempre spalancati, alla mercé di cani, gatti, gabbiani e topi grandi come gatti? L'Amministrazione non può limitarsi a scaricare la colpa sui cittadini; spetta a chi governa risolvere il problema, non foss'altro che per ragioni di salute pubblica. È del tutto inutile finanziare la disinfestazione contro le zanzare se poi i topi prosperano indisturbati, grassi come maialini. Queste attività rientrano nell'ordinaria amministrazione, sono i doveri minimi che chi governa deve garantire in virtù del mandato ricevuto.
Per gettare la spazzatura indifferenziata devo percorrere 500 metri, e un chilometro per il vetro: ho forse ottenuto uno sconto sulla Tari rispetto a chi ha i cassonetti sotto casa? Le mie tasse hanno forse un valore intrinseco inferiore rispetto a quelle pagate nel ricco Veneto?
Un'ultima nota, non meno importante: serve un'informazione regolare. Se Facebook deve essere utilizzato solo per fare proclami o disquisizioni di filosofia accademica, sarebbe molto più utile impiegarlo per rispondere ai cittadini che pongono domande concrete. Sporchiamoci le mani con le persone, diamo risposte, facciamo sentire la presenza delle istituzioni. Facciamoci vedere prima della campagna elettorale che, come una pioggerella primaverile, farà rispuntare gli "scomparsi" dalla vita pubblica, pronti a girare di notte alla ricerca dell'ultimo voto.
Eoliani, ritroviamo la nostra civiltà!
Francesco Coscione
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Si realizzano composizioni floreali per ogni evenienza e a prezzi modici, addobbi per ogni tipo di cerimonia. Si rilasciano preventivi
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