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sabato 17 novembre 2018

Calcio a 5 di Serie D. Per il Meligunis buona la terza. (Articolo e pagelle a cura di Marco Mollica)

Meligunis Lipari - Atene Messina = 5 - 3
Tabellino Gol 1° tempo: 12° e 29° Pellegrino (M);
2° tempo: 7° Scarpulla (A), 11° Vitagliana F. (M), 13° Cambria (A), 19° e     28° Pellegrino (M), 30° Lo Cascio (A)

Nella terza giornata di serie D girone A di Calcio a 5 al Marakanà, il Meligunis Lipari batte per 5 a 3 la squadra Messinese dell’Atene.
Pronti via l’Atene è subito Pericoloso ma Vitagliana F. salva in scivolata sulla linea di porta, nella ripartenza però pecca di egoismo anziché passarla al compagno smarcato la spara sul portiere. Da qui comincia l’assedio della squadra del duo Rosi-Pellegrino che giostrano i ragazzi dalla panchina. In rapida successione il Meligunis spreca diverse occasioni capitate nei piedi di Pellegrino D., Gigante Vitagliana F. ,fino al tiro di Lo Schiavo (Juary) che si infrange sul palo. Vitagliana D. da sicurezza in porta e come al solito si fa trovare pronto quando serve e alza un muro impenetrabile alla sua porta, su un tiro da poco fuori si supera in un’elegante parata plastica. Sulla ripartenza la palla arriva sui piedi di Pellegrino D. che con un incursione in area mette a sedere gli avversari e la deposita nell’angolino basso alle spalle del portiere. Sull’1 a 0 il Meligunis rallenta il ritmo e lascia il pallino del gioco agli avversari che in più occasioni si rendono pericolosi, ma il nostro portiere copre bene. Al 29° una splendida azione di Juary, che salta un paio di avversari, da il via al 2° gol di  Pellegrino D. che sfrutta un preciso assist e insacca in rete. Allo scadere del primo tempo l’Atene ottiene un Tiro Libero ma il nostro numero 1 respinge, cosi si va a riposo sul 2 a 0 per i nostri ragazzi.
Nella ripresa la squadra Atene rientra in campo più convinta e si rendono subito pericolosi nei minuti iniziali andando al tiro sia su punizione che da fuori area, tutti i tiri sono sempre respinti dal portierone del Meligunis. Al 5° del secondo tempo un uno due secco, combinato tra Greco e Pellegrino D., fa fuori tutta la difesa avversaria ma di fronte al portiere, per la troppa leziosità, sprecano un’ottima occasione, e per la regola del calcio non scritta, gol sbagliato gol subito, l’Atene va in Gol con Scarpulla che dopo una serie di batti e ribatti a porta sguarnita centra il bersaglio per il 2 a 1. Al 10° ancora Juary che semina il panico in area avversaria e ancora Pellegrino spreca malamente e non allunga il vantaggio. Ma un minuto più tardi sui piedi di Vitagliana F. arriva un ottimo assist di Pellegrino D., ed a tu per tu col portiere la infila alle sue spalle per il 3 a 1. Al 13 l’Atene accorcia ancora le distanze con Cambria su assist di Scarpulla. L’asse Juary-Pellegrino è il più produttivo per la nostra squadra, e al 20° confeziona il 4° gol del Meligunis. La partita si fa nervosa e i molti falli commessi dalla nostra formazione fanno si che l’Atene si presenti dal dischetto del tiro Libero per ben 3 volte, tutte respinte da Vitagliana D.. Al 28° ancora Pellegrino mette in rete un gran gol di Destro all’incrocio dei pali su imbeccata di Mandarano. Allo scadere l’Atene si ripresenta dal Dischetto del tiro Libero con il n. 7 che questa volta realizza il gol del definitivo 5 a 3.
Un’ottima gara, quella dei nostri ragazzi, che hanno tenuto il vantaggio per tutta la partita, anche se troppo fallosa in alcuni frangenti e molto spreconi in attacco. L’ottima prestazione di quest’oggi fa ben sperare e da fiducia per il proseguo del campionato.  [Marco Mollica]

Pagelle:

Vitagliana D.             8
Pellegrino D.             7,5
Morales                     6
Gigante                     6,5
Mandarano               6
Cipriano                    6
Vitagliana F.             7
Costanzo                  6
Lo Schiavo               7
Greco                       6,5
                                                                                  

"Il lupo perde il pelo ma non il vizio". Torna la "discarica" nel piccolo parcheggio dei Cappuccini.

Dopo la nostra segnalazione - video della discarica che sorgeva dietro ai cassonetti del piccolo parcheggio dei Cappuccini, era stato effettuato un intervento di pulizia.
Pochi giorni e la "discarica" è tornata.
Contro l'inciviltà dilagante urgono telecamere e multe.

Calcio a 5. Serie C2. Per la Ludica Lipari in trasferta

Pari ( 7 a 7) in trasferta per la Ludica Lipari sul campo della Libertas Zaccagnini.
Per la compagine liparese sono andati a segno F. Puglisi (4), Re (3), M. Puglisi.
Con il pari odierno la Ludica sale a quota 10 in classifica, frutto di 3 vittorie, 1 pareggio e tre sconfitte

Lipari, al via i consigli comunali itineranti. Fari sui problemi di Filicudi. L'articolo del nostro direttore sulla Gazzetta del sud


Processione San Bartolomeo a Lipari (16.11.2018). Primo gruppo di foto del nostro collaboratore Bartolo Ruggiero

Pista ciclabile tratto Lipari– Canneto. Cittadino, primo firmatario petizione, torna a sollecitare il sindaco di Lipari


Sig. Domenico Palamara
Via Mazzini 19
98055 Lipari
   
                                            
 Spett.le Sindaco di Lipari
                                                       Rag. Marco Giorgianni

Oggetto: Petizione realizzazione pista ciclabile tratto Lipari– Canneto - Protocollata  in data 28.05.2018 .  
Il sottoscritto Domenico Palamara, nella qualità di abitante di Canneto,
Premesso che in data 28.05.2018 è stata inoltrata al protocollo dell’ ente petizione popolare con oltre 160 firme , di cui il sottoscritto era primo firmatario, con la quale si auspicava la realizzazione di una pista ciclabile nel tratto Lipari-Canneto, con adeguata segnaletica, al fine di  garantire la sicurezza dei pedoni e dei ciclisti,
Visto  anche il recente interessamento da parte di questa Amministrazione Comunale sull’ utilizzo delle biciclette nel centro storico di Lipari ;
Considerato  che ad oggi alcuna risposta è pervenuta allo scrivente,
con la presente si illustra nel dettaglio la fattibilità dell’opera.
In primis, prendendo atto della necessità ed urgenza di provvedere alla messa in sicurezza della strada Bagnamare, si potrebbe valutare che la pista ciclabile abbia inizio dinnanzi  alla caserma dei Vigili del fuoco, lato mare della strada ( previo recupero del muretto  , con relativo posizionamento di massi a protezione e di  pali di fondazione nel tratto sottostante)  proseguendo fino alla Marina Garibaldi.
Dunque , sarebbe auspicabile, inserire ed integrare tale proposta  nel progetto in via di riqualificazione riguardante la  Marina Garibaldi di Canneto.
Sperando  che possa prendere in considerazione la petizione  presentata dai cittadini Eoliani, resto in attesa di un suo cortese riscontro .
Distinti saluti.

    Lipari , lì 15.11.2018                              Sig.    Domenico Palamara 

Conferita stamane la "Civica Benemerenza" al dottor Gino Spadaro. Il video.

Si è tenuta stamane nell'aula consiliare del Comune di Lipari la cerimonia per il conferimento della "Civica Benemerenza" al dottor Gino Spadaro, 90 anni, pilastro e grande professionista che nell'ospedale di Lipari ha sempre rappresentato un prezioso punto di riferimento per tutta la collettività. IL VIDEO:  

FRANCESCA CASAMENTO, SPOSARSI ALLE ISOLE EOLIE: UN MATRIMONIO DA FAVOLA A VULCANO. L'AMPIO SERVIZIO DI SPOSI MAGAZINE

Ampio spazio e giusto riconoscimento su sposi magazine per la wedding planner liparese Francesca Casamento e la sua “Eolie in Love". Il noto magazine gli dedica un ampio articolo, con tanto di foto. Articolo e foto (di cui una è quella che pubblichiamo in alto) si possonovisualizzare cliccando su questo link https://www.sposimagazine.it/75159/wedding-day/real-wedding/francesca-casamento/


Judo. Tre atleti dello Sporting judo Lipari in gara domani a Bagheria.

Si terrà domani, a Bagheria, la fase regionale di qualificazione del campionato italiano esordienti. Per lo Sporting club judo Lipari saranno presenti tre atleti: Agrip Antonio, nella categoria 73 kg., Donato Lorenzo e Subba Roberto, nella categoria 50 kg. 

Un bel 4 Novembre. Commemorazione centenario fine Grande Guerra a Lipari centro (Foto: Alessio Pellegrino - XII° ed ultima parte)

Ricordando ... Giovannino Bonica.

Per ricordare gli eoliani defunti, spazio giornaliero con foto tratte dal nostro archivio.

Auguri ai lettori di Eolienews, festeggiati oggi

Buon Compleanno ad Alberto Biviano, Roberto Russo, Stefania Perin, Angela Beninati

Accadde oggi ... alle Eolie (17 novembre 2013)


Infortuni nei cantieri edili, a Palazzo dei Leoni incontro tra il Comitato Paritetico Territoriale e i tecnici della Città Metropolitana

Si è svolto, nella Sala Consiliare di Palazzo dei Leoni, l'incontro tra il CPT “Comitato Paritetico Territoriale” di Messina, Organismo Paritetico per l'Edilizia e tutto il personale di qualifica tecnica della Città Metropolitana di Messina.
Nel corso della riunione, organizzata dagli Uffici della Sicurezza e Prevenzione dell'Ente e promossa per aggiornare il personale sull'introduzione dei nuovi obblighi in materia di notifica preliminare, i rappresentanti del CPT, Giuseppe Moroso e Fausto Buttà, hanno illustrato il nuovo quadro di azione che si sta sviluppando, sia a livello nazionale che a livello territoriale, per aggredire il fenomeno degli infortuni nei cantieri edili e che coinvolge direttamente gli uffici della Prefettura.
Già nel luglio scorso il Prefetto di Messina, dott.ssa Maria Carmela Librizzi, ha avviato un confronto con tutte le parti sociali, coinvolgendo tra l'altro gli Organi di Vigilanza e gli Organismi Paritetici, e chiedendo il supporto delle Polizie Locali nella vigilanza sui cantieri edili. Questa azione è proceduta con più incontri tra i soggetti protagonisti della sicurezza e ha coinvolto la Città Metropolitana di Messina e il Cpt che, nell'ambito dell'applicazione della L.R. 20/2007, hanno attivato una convenzione per la formazione, l'informazione e la consulenza tecnica in tutti cantieri di committenza pubblica.
Proprio questa convenzione, di recente rinnovata, è stata adeguata alla normativa regionale, prevedendo l'attivazione anche di formazione professionale nei confronti del personale tecnico impegnato nei cantieri edili dell'Ente. L'illustrazione delle ulteriori azioni in materia di formazione ha riscosso grandissimo interesse tra il personale tecnico presente per gli importanti riflessi, in materia di qualificazione e di ammodernamento dell'organizzazione, che ne deriva dalla sua realizzazione.
Al termine della mattinata, il Segretario del Cpt Giuseppe Moroso ha ringraziato i partecipanti per l'attenzione e per le numerose domande che hanno consentito di chiarire molti aspetti nell'ambito della sicurezza dei cantieri edili, invitando gli stessi a non abbassare mai la guardia e rendere sempre alta la vigilanza e la sorveglianza.

Santo del giorno : Sant'Elisabetta d 'Ungheria

Protettrice di:fornai, infermieri, ordine francescano secolare, società caritatevoli
Non si può dire che una volta perdessero tempo nello sposare le figliole, se Andrea II d'Ungheria, cugino dell'imperatore di Germania, fidanzò la sua Elisabetta a soli 4 anni! Aveva ragione quello scrittore, che protestava contro certi genitori troppo previdenti, dicendo: «Le maritano nella culla!" 

È vero che il fidanzato, Luigi, dei duchi di Turingia, non aveva molto di più: 11 anni. Si sposarono quando Luigi ne aveva 20 ed Elisabetta 14. E fu un matrimonio felice. «Se io amo tanto una creatura mortale" diceva Elisabetta alla serva Isentrude «quanto dovrei amare di più il Signore, immortale e padrone di tutti!" 

Ella amava teneramente Luigi, e Luigi amava lei, per la sua bellezza, la sua gentilezza e la sua grazia. Non ch'ella si rendesse • seducente con mondani accorgimenti. Tutt'altro. Tra le gentildonne della Turingia, ornate e superbe, la duchessa era quasi disprezzata per la sua semplicità nel vestire e per la sua modestia nel vivere. Niente trine, niente maniche larghe, niente guanti, niente corone in testa'. Un velo nero era tutto il suo ornamento. E in chiesa, sotto quel velo nero, la duchessa quindicenne era sempre in preghiera. 

Nel castello di Wartburg, poi, non sì distingueva quasi di tra le serve, sempre in faccende, quasi mai in ricevimenti. D'altra parte, la giovanissima duchessa avrebbe avuto poco tempo per le distrazioni mondane. A 15 anni aveva avuto il suo primo figlio; a 17 una figlia; a 20 un'altra figlia, ed era già vedova da 20 giorni!

Il dolce e affettuoso connubio era durato poco, non offuscato da incomprensioni, anche se qualche volta il marito trovava eccessiva la devozione della moglie. Elisabetta, per esempio, si faceva svegliare di notte, all'insaputa del marito, per pregare, inginocchiata al lato del letto coniugale. Isentrude, incaricata di ciò, tirava i piedi della signora. Ma una notte, nell'oscurità, tirò quelli del duca, che venne così a sapere dell'abitudine ascetica della moglie. "Anche quando il marito viveva" dichiarò poi la serva "ella era come una religiosa: umile e caritatevole, tutta dedita alla preghiera". E aggiunse: "Compiva tutte le opere di carità nella più grande gioia dell'anima e senza mai mutar di volto". 

Giovane, bella, ilare e pia. Ecco la duchessa Elisabetta a 20 anni, con un marito che l'adorava e tra serve che l'ammiravano. Ma nell'estate del 1227 Luigi parte per la Crociata, mentre Elisabetta attende il terzo figlio. Dopo tre mesi, al castello giunge un messaggero abbrunato. 11 duca è morto in Italia. "Morto!" grida Elisabetta "e con lui è morto ogni mio bene nel mondo». 

La fedele Isentrude, nella sua genuina testimonianza, insiste sul reciproco affetto dei due sposi, e noi con lei vi insistiamo volentieri, per dimostrare che la pietà divina non opprime né sopprime l'affetto umano. "Si amavano" dice Isentrude "d'un amore meraviglioso, e s'incoraggiavano dolcemente, l'uno con l'altra, nel lodare e servire Dio". 

Appena vedova, si scatenano contro Elisabetta le cupidigie dei fratelli di suo marito, che forse non l'avevano mai sopportata. Viene scacciata dal castello di Wartburg; le sono tolti figlioli, per i quali ella rinunzia all'eredità. 

Ora è povera. Si veste di bigio, come le Terziarie francescane, e si dedica tutta alle opere dì misericordia. Uno zio vorrebbe che si risposasse. Dopo tutto non ha che vent'anni! Ella risponde nello spirito e dietro l'esempio di San Francesco, la cui fama ha già in vaso il mondo. Risponde curando i lebbrosi e i tignosi, e mettendosi sotto la direzione spirituale di un religioso terribilmente esigente, che per ogni piccola ammenda le infligge la flagellazione. 

Ed ella accetta ogni umiliazione, pensando alle rose, che quando sono sommerse dall'acqua sembrano morire, ma, passata la piena, si raddrizzano più belle e fiorenti di prima. 

Per quattro anni fa vita di estrema penitenza e di intensa carità, non mangiando, non dormendo, dando tutto ai poveri, accorrendo al capezzale degli ammalati, componendo i morti più abbandonati e repugnanti. E tutto questo, dai 20 anni ai 24. Nel fiore, non della vita, ma della giovinezza. Nell'età più bella e più cara: da 20 a 24 anni. 

Non meraviglia se, sulla sua tomba. sbocciarono subito i miracoli, e se Gregorio IX, a soli quattro anni dalla morte, la proclamò degna degli altari. I francescani poi, la presero come Patrona del Terz'Ordine, insieme con San Luigi di Francia. Un re e una figlia di re, nell'abito grigio delle allodole di Santa Maria degli Angioli! 

fonte:Le Grandi Religioni

Buongiorno con questa "cartolina" dalle Eolie

Nella foto di oggi: Stromboli - Villaggio internazionale dello studente. Aperto sino agli anni sessanta

venerdì 16 novembre 2018

Nubifragio su Catania. Auto trascinata in spiaggia dal torrente Sirina a Giardini

(fonte: meteoweb)Un violentissimo ha colpito Catania, intorno alle 17 e 30, e ha imperversato sul capoluogo etneo per circa 50 minuti. Nelle zone più colpite (Catania Sud) sono caduti 70mm di pioggia, ma in tutta la città ha diluviato e vi è stata,inoltre, una grandinata violentissima. I chicchi enormi hanno provocato danni. L’acqua ha raggiunto il metro di altezza in alcune zone pianeggianti nel sud della città, paralizzando il traffico. Città nel caos totale.
Intanto, le piogge che si sono verificate nella notte e nel corso della mattinata hanno fatto ingrossare pericolosamente il torrente Sirina tra Taormina e Giardini Naxos, che è poi esondato quasi alla foce, allagando la stradina che lo costeggia. Un’auto parcheggiata nei pressi del torrente è stata trascinata via dalla furia dell’acqua (foto). Il veicolo è finito sulla spiaggia, a circa 50 metri di distanza dal luogo in cui era parcheggiato, ancora colpito dall’acqua proveniente dal torrente.
I cittadini hanno lanciato l’allarme e sul posto sono arrivati la Polizia municipale dei Giardini Naxos e i Vigili del Fuoco del Distaccamento di Letojanni, che hanno fatto rimuovere tutte le auto parcheggiate per consentire l’arrivo dei mezzi necessari al recupero del veicolo trascinato sulla spiaggia. Anche una strada che porta all’ospedale di Taormina è resa pericolosa dalla presenza di smottamenti, che hanno richiesto l’intervento della Polizia municipale di Taormina.
La zona in cui è esondato il Sirina preoccupa da diverso tempo i residenti, che in caso di piena rimangono isolati e che hanno già chiesto in più occasioni interventi per mettere in sicurezza l’area

Calcio : Due giovanissimi liparesi convocati nella Rappresentativa provinciale

Bella esperienza per Giorgio Foti e Cristian Cincotta, due giovanissimi calciatori della Ludica Lipari di calcio a 11, convocati nella Rappresentativa provinciale di Messina. Entrambi sono nati nel 2003.

Il Rotary Club Lipari – Arcipelago Eoliano ha festeggiato il dottor Spadaro. Domani il conferimento della "Civica Benemerenza" al dottor Spadaro

Nella serata di giovedì 15 novembre il Rotary Club Lipari – Arcipelago Eoliano ha visto riunirsi i suoi soci per festeggiare il dottor Giovanni Spadaro, detto Gino, nel giorno del suo novantesimo compleanno, attorniato dall’intera famiglia, presso un noto ristorante dell’isola.
Un bel momento di festa e di amicizia rotariana per il dottore Spadaro, socio fondatore che ha fatto la storia del paese, con la sua lunga quotidiana attività di medico chirurgo, primario emerito dell’ospedale di Lipari.
“Ho fatto solo il mio dovere” ha ribadito lui, mentre i presenti lo applaudivano. Gli sono giunti gli auguri da parte del governatore distrettuale Giovanbattista Sallemi, e del suo assistente, professore Pippo Rao.
Il Rotary Club ha formulato gli auguri mediante le parole del presidente in carica Francesco Bruno, che gli ha consegnato una targa ricordo in argento dove è stato inciso un pensiero di gratitudine assieme agli auguri per il genetliaco.
Ufficio Stampa Rotary Club di Lipari – Arcipelago Eoliano


Domani, sabato 17 novembre, alle ore 11, nella Sala Consiliare del Palazzo Municipale, sita in Piazza Mazzini, 1, in occasione della ricorrenza del 90mo anno di età, si terrà la cerimonia per il conferimento della “Civica Benemerenza ” al dottor Giovanni Spadaro.

Presunte missioni gonfiate nel Comune di Lipari. Rinviato processo in Corte d'Appello

Rinviato al 17 gennaio del prossimo anno il processo in Corte d'Appello di Messina per le presunte missioni gonfiate nel Comune di Lipari. Lo ha deciso il collegio della stessa Corte.

Contro il divieto di bici nel centro storico di Lipari. Petizione e manifestazione per una mobilità sostenibile organizzata dall'associazione Magazzino di Mutuo Soccorso

L’associazione Magazzino di Mutuo Soccorso esprime tutta la sua contrarietà alla decisione del Comune (con ordinanza 142 del 8/11/18) di chiudere prossimamente l’area pedonale del centro storico di Lipari alla circolazione delle bici.
Se è lecito “regolare” il traffico per contenere i comportamenti scorretti e gli abusi, non comprendiamo la necessità di un provvedimento così indiscriminato, che punisce tutti indistintamente, sia chi si muove a velocità troppo elevate con mezzi non idonei sia i ciclisti coscienziosi e rispettosi dei pedoni.
Crediamo che il sempre più diffuso uso della bicicletta da parte dei cittadini sia un comportamento virtuoso, un tassello fondamentale verso la costruzione di una mobilità sana e sostenibile, che va diffuso e incentivato, e non limitato con provvedimenti del genere.
Se però c’è un fatto positivo nella decisione dell’amministrazione comunale, è forse quello di aver dato l’opportunità a tutta la nostra comunità di avviare una discussione sul tipo di mobilità che vogliamo per il nostro territorio.
Per questo cogliamo l’occasione per lanciare una petizione (che verrà diffusa nei prossimi giorni) che chieda al Comune non solo il ritiro della delibera, ma l’impegno per la stesura (col coinvolgimento attivo della cittadinanza) di un Piano per la Mobilità Sostenibile, che preveda:
- l’adozione del cosiddetto “biciplan” (piano per la mobilità ciclistica), come previsto dalla Legge nazionale 2/2018, art. 6;
- l’introduzione di corsie ciclabili nel territorio comunale, per la sicurezza dei ciclisti e dei pedoni;
- l’installazione di rastrelliere per il parcheggio delle bici presso i maggiori luoghi di interesse (porto, scuole, uffici pubblici…);
- l’avvio di un progetto di bike sharing;
- momenti di formazione ed educazione all’uso sicuro della bici;
- iniziative volte a diminuire la necessità dell’uso della macchina (carpooling, navette che colleghino mega parcheggio e centro storico, intensificazione e ampliamento del servizio di trasporto pubblico).
Per dare forza a tali richieste, lanciamo una manifestazione Sabato 24 Novembre che si svolgerà per le vie del centro di Lipari: tutti sono invitati a partecipare (ovviamente in bici!*).
Nei prossimi giorni diffonderemo i dettagli dell’iniziativa.
Invitiamo le realtà associative e i singoli cittadini che condividono questi scopi e vogliono contribuire alla diffusione della petizione ed alla costruzione della manifestazione, a contattarci sulla nostra pagina facebook Magazzino di Mutuo Soccorso – Eolie
(https://www.facebook.com/Magazzino-di-Mutuo-Soccorso-Eolie-708063169387538/)

Ci vediamo per le strade!

*PS: non hai ancora una bici? Partecipa ugualmente, alla fine della manifestazione potrebbe esserci una sorpresa… #staytuned

DANNO ADESIONE I SEGUENTI GRUPPI E ASSOCIAZIONI (in ordine alfabetico)
Biodistretto Eolie
Centro di Educazione Ambientale Eolie
ENPA – sezione Isole Eolie

I.dee
Legambiente – circolo Isole Eolie
Meetup “Grilli eoliani”
Nostros
Valentino Uno di Noi

Santini "politici" per le comunali (IX parte) : Tre foto.

Ricordando ... Edoardo Bongiorno

Per ricordare gli eoliani defunti, spazio giornaliero con foto tratte dal nostro archivio.

Auguri ai lettori di Eolienews, festeggiati oggi

Buon Compleanno a Anna Puccia Valenti,  Mimma Sparacino, Federica Ferraro, Chiara Monteleone, Alessandro Sardella, Deborah Favaloro, Maddalena Amendola, Angelo Bonsignore, Roberto Sauerborn, Lina Tartaro.

Accadde oggi alle Eolie (16 Novembre 2014)

Un bel 4 Novembre. Commemorazione centenario fine Grande Guerra a Lipari centro (Foto: Alessio Pellegrino - XI° parte)

Il Santo del giorno oggi a Lipari è San Bartolomeo. Si festeggia per lo scampato terremoto



Il 16 di novembre si festeggia la quarta ed ultima festa dell’anno in onore di S. Bartolomeo. Le spoglie di S. Bartolomeo come tradizione vuole, arrivano dall’Armenia maggiore a Lipari durante il vescovado di Agatone, precisamente il 13 febbraio 254, i Liparoti lo accolsero con devozione, eleggendolo a Protettore dell’intero Arcipelago Eoliano.
Il vero nome dell’Apostolo è Natanaele: “dono di Dio, “Figlio di Colui che solleva le acque” come indicato nel vangelo di Giovanni, mentre nei vangeli sinottici è inteso, non a caso, col nome di Bartolomeo, Bar-Talmaiproveniente probabilmente dall’aramaico «bar»: figlio e «talmai»:  “agricoltore”, “Figlio di Talmai, del valoroso. Egli giunse a Cristo per mezzo di Filippo, era pessimista, diffidente, carico di pregiudizi, non accolse prontamente la chiamata del Maestro, solo davanti alle parole di Gesù: “Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità” rimane scosso disarmato, e spiazzato da tanta fiducia riesce a donarsi totalmente con traboccante manifestazione di fede: “Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!”. Portentoso taumaturgo, convertì moltissimi alla fede, fu sottoposto a crudele martirio, scorticato vivo e crocifisso dai pagani ad opera del crudele Astiagi, fratello del re dell’Armenia.
Le feste del S. Patrono inizialmente erano cinque: 13 febbraio (in memoria dell’arrivo delle Sacre spoglie); 24 e 25 agosto (martirio del Santo), festa ufficiale istituita dalla Chiesa Cattolica; 17 giugno per scampato pericolo di pestilenza; 11 gennaio per scampato pericolo di terremoto; 5 marzo per scampato pericolo di terremoto, (istituita su richiesta dei contadini). Successivamente furono soppresse le festività del 17 giugno e 11 gennaio, e sostituite dalla festività del 16 novembreper scampato pericolo di terremoto, così le feste si riducono a quattro, le stesse che si celebrano a tutt’oggi.
La religiosità, la devozione e la fede della comunità eoliana nei confronti del S. Patrono, è caratterizzata da un rapporto speciale e privilegiato, legata da una forte carica di spiritualità che accomuna gli abitanti di tutte le isole, particolarmente nei giorni delle quattro festività.
L’Arcipelago eoliano è un territorio molto soggetto ai terremoti, ma sempre salvato dal veneratissimo Santo, che ha sempre protetto le Eolie e i suoi abitanti, e nonostante le infedeltà umane, continua a vigilare e pregare l’Altissimo perché liberi i suoi devoti figli dai peggiori disastri.
Il popolo eoliano oltre a portarlo sempre nel cuore, durante le festività lo accompagna in preghiera e raccoglimento lungo le vie cittadine, dove il Santo viene trasportato a spalla seguito dall’Amministrazione Comunale, dalle Autorità, dalle confraternite, da adulti, anziani e bambini, recitando o cantando in lingua dialettale a cori alterni, la preghiera per eccellenza molto diffusa tra i devoti: il Rosario di S. Bartolomeo.
Durante il percorso, la possente effigie viene fermata da qualche fedele, che in segno di devozione depone ori votivi o denaro nel drappo rosso adagiato sul Santo,  la statua viene abbassata e risollevata, mentre i trasportatori urlano a gran voce:  “Tuttu cu bona fidi S. VartulumeuViva!”.
Il rientro in Cattedrale completa la solennità con la celebrazione Eucaristica 
Non si può non credere ai Martiri, a coloro che hanno dato la vita per Cristo, davanti a tanto AMORE non si può essere miscredenti, le vicende della vita quotidiana ogni giorno dimostrano l’impotenza dell’uomo davanti alle malattie, davanti ai disastri, l’incapaci di trovare soluzioni adeguate. La lingua di Dio è sommessa, ma i segnali che ci lancia sono multiformi, Egli ci raggiunge attraverso altri uomini, attraverso disgrazie, attraverso un fallimento o una morte, la vita è piena di queste tacite indicazioni.
L’uomo torni ad amare Dio con fiducia, abbandono, e con cuore contrito, perché alla fine non rimarrà altro che il Creatore con la sua Creatura!

Buongiorno con questa "cartolina" dalle Eolie

A partire da oggi e per qualche settimana il buongiorno di Eolienews sarà caratterizzato da vecchie foto delle Eolie. Ringraziamo i lettori che si sono pronunciati favorevolmente (100%) nel nostro sondaggio su questo "cambiamento", rispetto al recente passato. Si comincia oggi con questa foto di Portinente, quando c'era ancora la spiaggia (anni '70).

giovedì 15 novembre 2018

Da commissione ARS via libera a riforma ambiti territoriali e gestione INTEGRATA rifiuti

La quarta Commissione dell’ARS ha approvato il testo del disegno di legge per la riforma degli ambiti territoriali e la gestione integrata dei rifiuti.
“Questa legge – afferma Marianna Caronia – getta le basi per una migliore gestione del ciclo dei rifiuti, aumentando la differenziata ed avviando la fuoriuscita da una situazione di crisi; si innesca finalmente quel circuito virtuoso che può trasformare i rifiuti da un problema in una risorsa per le nostre comunità.”
“Anche in questa ottica – prosegue la presidente del Gruppo Misto – la Commissione ha accolto i miei emendamenti con cui è stato ampliato il bacino di lavoratori cui attingere per le necessità del servizio.”
È stato infatti previsto che siano coinvolti anche i lavoratori delle SRR e delle Cooperative che sono state coinvolte a vario titolo nella gestione dei rifiuti, nonché i lavoratori interinali e quelli che provengono dai consorzi oggi in liquidazione.
“Si tratta di centinaia di figure professionali – afferma Caronia – senza le quali negli anni si sarebbero interrotti i servizi. Mantenere questi lavoratori nel bacino dei servizi legati alla gestione dei rifiuti servirà a dare continuità ai servizi stessi e per questo la Commissione ha redatto un testo che mette finalmente ordine in questa materia”.

Le Origini del Cristianesimo nelle Eolie: nel solco del prof. Iacolino e oltre


(di Michele Giacomantonio) Nel mio intervento a commento della manifestazione “In ricordo del professore Giuseppe Iacolino” promossa il 9 novembre scorso dal Rotary club e dal Comune di Lipari scrivevo che forse, fra i tanti aspetti messi in luce, era stato un po’ trascurato il grande contributo di Iacolino  per fare chiarezza su alcuni nodi importanti della nostra storia locale: un contributo, aggiungevo. che può essere paragonato solo a quello di un altro grande protagonista della nostra cultura, Luigi Bernabò Brea. E fra i contributi citavo la ricerca sulle origini del Cristianesimo a Lipari ed in particolare sulla storicità della figura del primo Vescovo di Lipari Sant’Agatone , ritenuto leggendario dai più e perfino da Bernabò Brea.
Citavo ma non approfondivo perché preferii , allora, soffermarmi su un altro suo importante contributo del professore: quello sullo strutturarsi della municipalità eoliana partendo da un atto notariale del 22 maggio 1246.
 Ora vorrei cercare di sviluppare il contributo sulle origini del Cristianesimo nelle nostre isole.
Sant’Agatone figura storica o leggendaria?
Luigi Bernabò Brea nel suo libro “Le isole Eolie dal tardo antico ai Normanni”, pubblicato nel 1989 aveva scritto "E' del tutto inconsistente, dal punto di vista storico, un primo vescovo, Sant’Agatone, che risalirebbe al III secolo, al tempo cioè della persecuzione di Valeriano. La sua figura, è probabilmente immaginaria. Il nome sarebbe stato preso da quello del vescovo, assai più tardo, ricordato da S.Gregorio Magno, l’unico dei primi vescovi di Lipari il cui nome fosse ricordato da fonti letterarie. Sant’Agatone compare infatti solo in fonti tarde e criticamente inattendibili e cioè nel complesso di leggende, composte fra il VII e il IX secolo che fioriscono intorno ai santi martiri di Lentini Alfio, Cirino e Filadelfio. Il primo vescovo – aggiunge il grande archeologo – di cui si abbia notizia certa è Augusto che partecipa a due concilii tenuti a Roma al tempo del Papa Simmaco: il primo dell’Ottobre 501 (…); il secondo del Novembre 502(…)” (pag.14-15).
Iacolino parte, nel suo ragionamento, dall’Annuario Pontificio che alla voce Diocesi di Lipari aggiunge tra parentesi una data: V secolo ed argomenta che visto che un vescovo di Lipari (Augusto) risulta aver partecipato alle sessioni del sinodo romano 501 e 502, cioè all’alba del VI secolo, ciò deve avere indotto, giustamente, i redattori dell’Annuario ad affermare che la Chiesa di Lipari doveva già esistere nel secolo precedente. Ma a suffragare questa ipotesi, aggiunge Iacolino, non c’è solo la logica deduttiva dei redattori dell’Annuario ma chiare testimonianze epigrafiche cristiane in lingua greca, rinvenute a Lipari , tre delle quali ci riportano diritto al V secolo e molto più a ritroso nel tempo. E cita l’epigrafe di Proba della seconda metà del V secolo che parla della Santa e Cattolica Chiesa dei Liparéi; quella di un anonimo del 470 e soprattutto quella di Asella che è del 394 ma che ci rivela che a Lipari sul finire del IV secolo si erano consolidati moduli culturali e di costume così squisitamente cristiani maturati sicuramente in un secolo ed oltre portandoci a quella metà del III secolo quando, secondo la tradizione, la Chiesa di Lipari era retta dal vescovo Sant’Agatone.
Il quadro di Sant’Agatone nella Cattedrale di Lipari. L’arrivo del corpo di San Bartolomeo.
Una considerazione forse ardita ma sostenuta anche da un importante archeologo e storico della Chiesa, mons. Louis Duchesne che nel 1912 scriveva, proprio a proposito della Chiesa di Lipari, al prof. Carlo Alberto Gafuri che “ è poco verosimile che, nei tempi tristi e torbidi del V secolo, si siano fondati vescovadi in quelle regioni d’Italia” per cui era da ritenere, come quasi dimostrato, che ogni vescovato constatato prima della guerra gotica, cioè prima del 535, deve risalire almeno al IV secolo più o meno inoltrato. Anzi, aggiunge, il Duchesne che si potrebbe giungere sino alla metà del III secolo “ se fosse prudente fidarsi della leggenda bizantina di Leontini” (C.A. Garufi, Le Isole Eolie a proposito del ‘Constitutum’ dell’Abate Ambrogio, in “Archivio storico per la Sicilia Orientale”, anno IX,1912, pag.159 ) .
La Legenda di Lentini
Ed allo studio di questa Legenda si dedica il prof. Iacolino che, nel libro citato, vi riserverà ben 24 pagine. Ma che cos’è questa Legenda bizantina di Lentini? E’ uno scritto del monaco siculo-greco Basilio che nel 964, ben settecento anni dopo l’accadimento dei fatti e cioè il supplizio dei martiri Alfio, Cirino e Filadelfio avvenuto fra il 251 ed il 259 al tempo dell’imperatore Valeriano, attingendo a racconti popolari, per lo più tramandati oralmente, li assembla arricchendoli di particolari fantasiosi e fantastici. Certo il pio monaco non aveva alcuna intenzione di dare un contributo rigoroso alla storia ma solo di contribuire alla edificazione ed alla pietà del popolo, e così lo scritto è risultato zeppo di personaggi improbabili, di interventi soprannaturali e misteriosi, di un eccesso di guarigioni miracolose, di apparizioni di Santi fino all’inverosimile senza trascurare gli errori cronologici.
E’ possibile, si chiede Iacolino, recuperare in questa prolissa trama romanzesca un qualche elemento di veridicità storica che possa servire alla nostra ricerca? Una preziosa indicazione, che Iacolino fa propria, viene dallo storico benedettino Domenico Gaspare Lancia di Brolo secondo il quale il monaco Basilio avrebbe raccolto le tradizioni locali e le avrebbe stese “allargandole e infiorandole con discorsi e dettagli che, sebbene esagerati, pure non ne alteravano il fondo e, nella sostanza, non dovevano essere privi di fondamento”. Quindi, conclude lo storico benedettino, “ ritengo questi atti, con tutti i loro difetti, essere tanto più preziosi per la nostra storia quanto che ogni altra memoria di quell’epoca è perita” (Storia della Chiesa in Sicilia nei dieci primi secoli del Cristianesimo, Palermo 1880, p.120).
Bernabò Brea, di fronte all’ampio risalto che la Legenda dà a Sant’Agatone, aveva avanzato l’ipotesi – da lui stesso, per primo, giudicata molto fragile – che l’Agatone delle Legenda sia lo stesso Agatone che nel VI secolo papa Gregorio Magno  esonerava dalla carica di vescovo di Lipari riducendolo  allo stato monacale. Probabilmente, aggiunge Bernabò, questi aveva trovato accoglienza in un convento di Lentini ed era entrato nella narrazione popolare dalla quale lo recupera Basilio facendolo protagonista del suo racconto (op,cit, pag.14 nella nota n.5).
Iacolino invece non ha dubbi che l’Agatone di cui si parla sia proprio il Santo vescovo del III secolo,  che  - come dice la Legenda di Lentini - per paura della persecuzione dei romani abbandona Lipari e si rifugia in una grotta alle pendici dell’Etna dove incontra Alessandro, braccio destro del tiranno, caduto in disgrazia e anche lui fuggitivo. Agatone lo incoraggia, lo sostiene , lo guida nel cammino della conversione  e lo battezza imponendogli il nuovo nome di Neofito. Più tardi gli conferisce il presbiterato e lo propone vescovo di Lentini. Quindi decide di tornare a Lipari con “i primi cittadini delle isole e altri del clero” che erano venuti a trovarlo a Lentini “per divina rivelazione” per annunciargli “che la persecuzione contro i Cristiani è cessata e che essi ormai vivono tranquilli”.
Secondo Iacolino, al di là delle digressioni del narratore, il monaco Basilio avrebbe rispettato la verità di fondo che i racconti popolari contenevano. E la verità è che esiste un vescovo che è fuggito per paura di fronte ad una persecuzione di cui esistono riscontri storici, come riscontri storici esistono della successiva pacificazione ai tempi dell’imperatore Gallieno che ai cristiani restituì beni patrimoniali e libertà di culto. Se uno degli scopi di Basilio era quello di rievocare la genesi della Chiesa  Leontinese perché, con la sua fervida fantasia, si chiede Iacolino, non fece risalire quella Chiesa a quella di Siracusa che, rispetto alla periferica Chiesa di Lipari, vantava più nobili memorie e più solide tradizioni? E perché affidare il battesimo di questa chiesa ad un vescovo fuggiasco per paura della persecuzione? Evidentemente – osserva sempre Iacolino – il ruolo che nella primitiva comunità di Lentini esercitò il vescovo di Lipari doveva avere radici così profondamente storiche da non potere sottacersi o subire alterazioni di sorta.
Oltre Iacolino? Il Cristianesimo a Lipari prima del III secolo?

Fin qui Iacolino: la Chiesa di Lipari esisteva già nel III secolo e suo vescovo era il Sant’Agatone che presiede all’arrivo delle spoglie di San Bartolomeo come affermano Giuseppe l’Innografo e San Teodoro Studita.
E prima ancora? Esistono credenze popolari che fanno supporre una datazione più antica dell’arrivo del Cristianesimo a Lipari?
 “E’ credenza – scrive il Can. Carlo Rodriquez nel 1841 nel suo saggio Breve cenno storico sulla Chiesa Liparese, (Palermo, estratto dal Giornale letterario, n. 225 e 226, 1841, pag. 5 e 6) – che la fede cristiana si fosse stabilita in Lipari sin dal tempo degli Apostoli; e Paolo (l’Apostolo) venuto in Reggio, si reputa per mera tradizione passato da Messina , e per la vicinanza di quella provincia a quest’isola qui esservi condotto, predicare il Vangelo ed innalzare alla cima del sacerdozio per la prima volta Liparese Chiesastico. Ma niun documento esiste per rafforzare opinione siffatta; per il che à uopo di altri tempi più a noi vicini intertenerci, poiché le Siciliane Storie non furono a noi tramandate, anzi distrutte nella saracenica invasione…”.
Prima del Rodiquez , però, nel 1783, della possibilità che la Chiesa di Lipari fosse stata fondata da San Paolo ne aveva parlato Giuseppe La Rosa nel primo volume della sua “Pyrologia Topostorigrafica delle Isole di Lipari”( a cura di Alfredo Adornato, Lipari, 1997).
Come il Can. Rodriquez, l’avv. La Rosa segue il discorso tradizionale del naufragio a Malta e, ripreso dopo tre mesi il viaggio,  della sosta a Reggio a cui aggiunge Messina e ipotizza la tappa a Lipari, lungo il tragitto, grazie al Comandante della nave che avrebbe accolti i desideri di Paolo. Una ipotesi forse più credibile di quella tradizionale riportata dal Rodriquez secondo il quale l’evangelizzazione di Lipari e Messina sarebbe avvenuta durante la sosta a Reggio cioè il tutto – Reggio, Messina e Lipari - in una mezza giornata che è il tempo che, secondo l’evangelista Luca, la nave avrebbe sostato a Reggio prima di salpare per Roma (“Poi navigando lungo la costa giungemmo a Reggio. Il giorno seguente si levò il vento del sud e così in due giorni potemmo arrivare a Pozzuoli 28,13). Più credibile, ma comunque sempre improbabile l’ipotesi di La Rosa. Quale tempo avrebbe potuto concedere un Comandante ad un passeggero che era oltretutto in cattività? Qualche ora? E sarebbe stata sufficiente per evangelizzare la gente di Lipari e trovare un Vescovo?
Di fronte a questi nodi non stupisce che Iacolino non abbia preso in seria considerazione l’idea che S.Paolo fosse mai passato da Lipari e l’abbia evangelizzata. Secondo il professore questa di rivendicare una evangelizzazione diretta degli apostoli  sarebbe trattato  un vezzo diffusosi in età rinascimentale fra molte Chiese per darsi una sorta di blasone apostolico.
Pure avendo condiviso negli anni passati la posizione del prof. Iacolino tanto da averla sostenuta nel mio “Navigando nella storia delle Eolie” che è del 2010, in questi ultimi anni  mi sono venuto convincendo che l’ipotesi di un passaggio per Lipari di San Paolo è tutt’altro che peregrina, ma a differenza di Rodriquez e La Rosa – come ho scritto nel saggio “La nascita del cristianesimo nelle Eolie” pubblicato nel libretto “La religione nella Lipari antica”,( Marina di Patti, 2016) dove faccio un primo resoconto di questa ricerca -  nella mia ipotesi  questo non sarebbe avvenuto nell’ultimo tratto del viaggio: da Malta a Roma passando per Reggio ma sostituendo il naufragio a Malta con un naufragio a Lipari.
Una rilettura di Giuseppe La Rosa
Come nasce questa ipotesi del naufragio a Lipari? Innanzitutto da una rilettura di quanto scrive l’avv. La Rosa, che al di là del come e del quando sarebbe avvenuta la sosta di San Paolo alle Eolie, ha una sua originalità. Egli sottolinea con forza la tradizione esistente a Lipari ai suoi tempi ( e ormai oggi dimenticata) di essere stati evangelizzati da Paolo.
Che San Paolo sia passato da Lipari e l’abbia evangelizzata “appresso i Liparoti – scrive il La Rosa - ve n’è antichissima tradizione passata da Padri a Figli, e dall’una all’altra generazione sino a questi tempi: e tanto appunto pare volesse significare Innocenzio Papa in una sua epistola scritta a Decenzio, rapportata dall’Abbate Rocco Pirro nella sua Sicilia Sacra, dove tratta della Chiesa di Lipari, per le parole di quel Pontefice ci s’insinua in qualche modo essere stata la Sicilia con l’Isole adiacenti convertita dall’Apostoli che vi crearono vescovi (Rocco Pirri, in Sicilia Sacra de Ecclesiae Liparensis, nota 8)”.
Che La Rosa dica che ai suoi tempi era viva questa tradizione  non è un dettaglio da trascurare. Infatti egli scrive in un ‘epoca, il 1783, dove le tradizioni si conservavano più facilmente perché non c’era il bombardamento giornaliero e continuo dei mass-media che allargano la conoscenza nello spazio ma la riducono nel tempo. Inoltre una realtà isolata come erano le Eolie le storie che si raccontavano in casa e si ripetevano nelle strade e nelle piazze, non dovevano essere molte. Per di più non si era ancora diffusa nelle isole quella secolarizzazione che aveva aggredito la centralità del sacro a vantaggio del profano. La religione era ancora un dato centrale della cultura a cui ricondurre ogni evento come fa appunto anche un erudito come La Rosa parlando, ad esempio, dei terremoti.
Una seconda sollecitazione a perseverare in questa ricerca viene da una scoperta: solitamente oggi quasi tutte le versioni degli Atti degli Apostoli  palano di Malta come l’isola del naufragio ma, in realtà Luca negli Attii parla di Melita (Μελιτη ) l’ isola del miele. ”Una volta in salvo venimmo a sapere che l’isola si chiamava Melita”(At 28,1).
La contesa fra Malta e Meleda sull’isola del naufragio
E proprio questo termine diede luogo in passato ad una disputa perché  nel “De administrando imperio” l’imperatore e storico bizantino Costantino Porfirogenito, nell’anno 949, afferma con sicurezza: il naufragio della nave che trasportava San Paolo avvenne a Melita-Meleda, isola della Dalmazia a nord di Ragusa ( Costantino PorfirogenitoDe Administrando Imperio, ed. Gy. Moravcsik, trans. R.J.H. Jenkins, rev. ed., Washington, Dumbarton Oaks Center for Byzantine Studies, 1967. “Alteram (insulam) quae Melete sive Malozeatae, cuius in Acta apostolorum, S. Lucas meminit, Melitem eam appellans, ubi et vipera divi Pauli digitum mordens ab eo exussa igne conflagravit” , cap. 36, pag. 163).
Gli scogli degli isolotti detti oggi isole di San Paolo, nella baia di San Paolo a Malta.
Meleda oggi Mljet e la costa Dalmata.
Di contro, nel 1600 cominciò a fiorire una ricca letteratura sul naufragio di San Paolo favorevole alla ben più importante (politicamente) isola di Malta divenuta nel 1530  la nuova sede dei Cavalieri Ospitalieri con l’aiuto e la benedizione di Papa Clemente VII e dell’imperatore Carlo V. I Cavalieri Ospitaleri  vennero così soprannominati Cavalieri di Malta e continuarono la loro azione contro la guerra di corsa musulmana, combattendo con la loro flotta i corsari provenienti dal Nordafrica berbero. Malgrado avessero a disposizione solo poche navi, erano degli esperti navigatori e causarono non poche noie alle navi ottomane, attirandosi la gratitudine del Papa e degli stati cristiani. Forte di questo dato di fatto, Malta cercò di affermare la sua candidatura ad isola del naufragio di Paolo.
Si apre quindi una contesa fra Malta e Meleda. E se Meleda si affida allo storico e poeta raguseo Ignazio Giorgi (1675-1737), abbate dei Benedettini Neri di Méleda, consultore e teologo della Repubblica di Ragusa, che nel suo opuscolo dal titolo “D. Paulus apostolus in mari, quod nunc Venetus Sinus dicitur, naufragus et Melitale Dalmatensisi insulae post naufragium hospes”  descrive il viaggio avventuroso compiuto dall’Apostolo sull’Adriatico, ovvero nel Golfo di Venezia, avvalorando la propria tesi con citazioni attinte da oltre trecento scrittori antichi e suoi contemporanei, dall’altra il Cavaleriato sviluppa tutta la propria influenza che è fortissima soprattutto a Roma. Il lavoro del Giorgi, pubblicato a Venezia nel 1730,diede origine ad una  polemica dalmato-maltese che si è prolungata con varie fasi sino ad oggi anche se nella seconda metà del ‘700 papa Benedetto XIV cercò di chiuderla  a favore di Malta.
Proprio questa disputa mi ha richiamato alla mente che nel Mediterraneo oltre a Malta e Méleda c’è una terza isola che si collegava al miele nel suo nome antico: Lipari il cui nome greco era Meligunis (Μελιγουνίς ) che potrebbe voler dire “isola del miele” . 
Rileggere gli Atti degli Apostoli
A questo punto il terzo passo è stato quello di rileggere con attenzione cosa Luca dice a proposito del viaggio e del naufragio.
“Appena cominciò a soffiare un leggero scirocco, ritenendo di poter realizzare il progetto, levarono le ancore e si misero a costeggiare Creta da vicino. Ma non molto tempo dopo si scatenò dall'isola un vento di uragano, detto Euroaquilone. La nave fu travolta e non riusciva a resistere al vento: abbandonati in sua balìa, andavamo alla deriva. Mentre passavamo sotto un isolotto chiamato Cauda, a fatica mantenemmo il controllo della scialuppa”.(Atti 27,13-16 ).
Come giunse la quattordicesima notte da quando andavamo alla deriva nell'Adriatico, verso mezzanotte i marinai ebbero l'impressione che una qualche terra si avvicinava. Calato lo scandaglio, misurarono venti braccia; dopo un breve intervallo, scandagliando di nuovo, misurarono quindici braccia. Nel timore di finire contro gli scogli, gettarono da poppa quattro ancore, aspettando con ansia che spuntasse il giorno” (Atti,27,27-29).
“Quando si fece giorno, non riuscivano a riconoscere la terra; notarono però un'insenatura con una spiaggia e decisero, se possibile, di spingervi la nave .Levarono le ancore e le lasciarono andare in mare. Al tempo stesso allentarono le corde dei timoni, spiegarono la vela maestra e, spinti dal vento, si mossero verso la spiaggia. Ma incapparono in una secca e la nave si incagliò: mentre la prua, arenata, rimaneva immobile, la poppa si sfasciava sotto la violenza delle onde” (Atti 27, 39-41…).


Viaggio di San Paolo a Roma. Itinerario tradizionale con naufragio a Malta

 [Il centurione diede] ordine che si gettassero per primi quelli che sapevano nuotare e raggiungessero terra;44poi gli altri, chi su tavole, chi su altri rottami della nave. E così tutti poterono mettersi in salvo a terra(Atti 27, 43,44).
Viaggio di San Paolo a Roma. Itinerario con naufragio a Lipari.

Per quanto riguarda il viaggio il vento di uragano che si scatenò doveva essere un vento che soffiava dal sud verso il nord perché dopo 14 giorni di deriva si trovarono nell’Adriatico che allora comprendeva anche lo Ionio. Un tragitto che taglia inesorabilmente fuori Malta. La nave entrò nel canale d’Otranto e prese a risalire l’attuale Adriatico dirigendosi verso le coste della Dalmazia?
Sembra strano che una nave di Alessandria che faceva abitualmente il tragitto per l’Italia (Atti, 27, 6) confondesse lo stretto di Messina col canale d’Otranto per quanto la visuale fosse compromessa e risalisse la costa greca e quella dalmata,. Più probabilmente come Malta anche Meleda diventa una meta improponibile.
Rispetto a Malta e Meleda, Lipari è l’unica che si trova sulla rotta per Roma.

Un riscontro straordinario

E pare quasi di vedere il bastimento che in una notte d’autunno, sospinto da un forte scirocco, si approssima alla rocca di Lipari che è circondata da una scogliera bassa – detta Sottoilpalo - dove la prua del naviglio avrebbe potuto incagliarsi mentre la poppa rimane esposta ai marosi. E pare sempre di vedere i naufraghi che si gettano a mare e cercano di raggiungere Marina Lunga che allora era solo una spiaggia, dove li accolgono gli abitanti che Luca definisce “barbari” probabilmente perché parlano un linguaggio che non comprende  anche se intorno al 60 d. C. la gente di Lipari avrebbe dovuto comprendere non solo il latino visto che si trovavano da più di trecento anni sotto la dominazione di Roma ma anche il greco che era la loro lingua originaria.
Ma siamo all’alba e la gente che incontrano non saranno stati certo membri della borghesia locale ma popolani, forse pescatori che parlano un qualche dialetto locale.

Una volta in salvo, venimmo a sapere che l’isola si chiamava  Melita (Μελιτη)”. Gli abitanti ci trattarono con rara umanità, ci accolsero tutti attorno ad un fuoco che avevano acceso perché era sopraggiunta la pioggia e faceva freddo”.(Atti 28, 1-2).
 “Là vicino vi erano i possedimenti appartenenti al governatore dell’isola di nome Publio, questi ci accolse e ci ospitò con benevolenza per tre giorni” (Atti 28,7).

Comunque il governatore doveva essere romano come  rivela il nome Publio e Lipari era governata dai romani fin dal 251 a. C. e la casa di Pubblio avrebbe potuto essere dove oggi c’è Piazza Mazzini o addirittura il Municipio, quindi a poche centinaia di metri da Marina Lunga, rendendo realistica una comunicazione a distanza soprattutto di primo mattino.
Il padre di Publio, racconta Luca, giaceva a letto colpito da febbre e da dissenteria. Paolo lo guarì e guarì anche altri abitanti dell’isola che avevano malattie. Questo procurò a Paolo e i suoi amici molti onori ed, al momento della partenza i rifornimenti necessari.

Dopo tre mesi salpammo con una nave di Alessandria, recante l’insegna dei Dioscuri, che aveva svernato nell’isola. Approdammo a Siracusa dove rimanemmo tre giorni. Salpati da qui giungemmo a Reggio. Il giorno seguente si levò lo scirocco e così l’indomani arrivammo a Pozzuoli”(Atti 28, 11- 13).

Abbiamo voluto seguire, riprendendoli direttamente da Luca, quei passaggi del racconto che in qualche modo riguardano l’isola e ci sembra di poter dire che tutto sembra adattarsi a Lipari in maniera stupefacente. Il fatto che Paolo possa essere rimasto a Lipari tre mesi aspettando che passasse l’inverno per trovare una nave che lo porti a Roma, rende ancora più suggestiva questa ricostruzione facendo pensare quale grande iniziazione al cristianesimo potrebbe avere ricevuto la chiesa dei Liparei.
Un ultimo interrogativo? Perché una nave di Alessandria, che dopo tre mesi porta i naufraghi via dall’isola, fa scalo prima a Siracusa e poi a Reggio quando Reggio è a poche miglia da Lipari? Questa nave, che fu costretta a svernare a Lipari dalle condizioni meteomarine,  potrebbe avere avuto due tappe programmate: quella di Siracusa e quella di Pozzuoli o addirittura Ostia che era il porto di Roma. Siracusa è la vera tappa programmata prima di procedere per il continente ed infatti a Siracusa si ferma tre giorni, mentre Reggio sembra essere solo una tappa di passaggio, una sosta in attesa del vento favorevole..
                                              
                                                             Michele Giacomantonio