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giovedì 15 novembre 2018

LN Garden a Lipari - Marina Lunga (a 50 metri dal porto) con la qualità, la competenza e la professionalità di sempre

La competenza dell'agronomo Luigi e la professionalità del biologo naturalista Nuccio sono a vostra disposizione. Da noi troverete un vasto assortimento di piante ortive ornamentali e fiorite, alberi da frutta, mangimi per animali, concimi, prodotti per il giardinaggio e l'agricoltura e tanto altro ancora. 
Da noi troverai anche FIORI DA TAGLIO 

LN Garden allarga il suo raggio d'azione grazie alla professionalità e competenza del proprio team. 
Da oggi potete rivolgervi a noi per la realizzazione di composizioni per battesimi, comunioni, matrimoni ecc.
Questi alcuni dei nostri lavori 





Montaggio creato Bloggif



LN Garden dei fratelli Giorgianni è rivendita ufficiale mangimi Leocata e Mignini&Petrini 
Venite a trovarci. Vi aspettiamo a Lipari - Marina Lunga ( a 50 metri dal porto)
Oppure potete contattarci ai numeri 3393307932 3338918437

Da noi potete trovare anche croccantini e riso soffiato per cani. Lettiera e mangimi per conigli nani e criceti

Potete anche seguirci sulla pagina facebook  "Luigi Nuccio LN Garden"

A Lipari: Hotel-Residence La Giara


L' Hotel - Residence La Giara, situato in una zona tranquilla a circa 200 m. dal centro di Lipari, isola madre delle Eolie, è immerso nel verde e a pochi passi dal mare. E’ sicuramente il luogo ideale per trascorrere un soggiorno piacevole e rilassante. Costruito nel pieno rispetto dello stile eoliano, dispone di mini appartamenti dotati di ogni confort che possono ospitare da 2 a 6 persone. Il trattamento offerto è di tipo alberghiero e comprende pulizia giornaliera, biancheria da letto e da bagno e prima colazione, offerta nell’accogliente terrazza della hall.
Per ulteriori informazioni e una visita virtuale della struttura www.residencelagiara.com

Da commissione ARS via libera a riforma ambiti territoriali e gestione INTEGRATA rifiuti

La quarta Commissione dell’ARS ha approvato il testo del disegno di legge per la riforma degli ambiti territoriali e la gestione integrata dei rifiuti.
“Questa legge – afferma Marianna Caronia – getta le basi per una migliore gestione del ciclo dei rifiuti, aumentando la differenziata ed avviando la fuoriuscita da una situazione di crisi; si innesca finalmente quel circuito virtuoso che può trasformare i rifiuti da un problema in una risorsa per le nostre comunità.”
“Anche in questa ottica – prosegue la presidente del Gruppo Misto – la Commissione ha accolto i miei emendamenti con cui è stato ampliato il bacino di lavoratori cui attingere per le necessità del servizio.”
È stato infatti previsto che siano coinvolti anche i lavoratori delle SRR e delle Cooperative che sono state coinvolte a vario titolo nella gestione dei rifiuti, nonché i lavoratori interinali e quelli che provengono dai consorzi oggi in liquidazione.
“Si tratta di centinaia di figure professionali – afferma Caronia – senza le quali negli anni si sarebbero interrotti i servizi. Mantenere questi lavoratori nel bacino dei servizi legati alla gestione dei rifiuti servirà a dare continuità ai servizi stessi e per questo la Commissione ha redatto un testo che mette finalmente ordine in questa materia”.

Le Origini del Cristianesimo nelle Eolie: nel solco del prof. Iacolino e oltre


(di Michele Giacomantonio) Nel mio intervento a commento della manifestazione “In ricordo del professore Giuseppe Iacolino” promossa il 9 novembre scorso dal Rotary club e dal Comune di Lipari scrivevo che forse, fra i tanti aspetti messi in luce, era stato un po’ trascurato il grande contributo di Iacolino  per fare chiarezza su alcuni nodi importanti della nostra storia locale: un contributo, aggiungevo. che può essere paragonato solo a quello di un altro grande protagonista della nostra cultura, Luigi Bernabò Brea. E fra i contributi citavo la ricerca sulle origini del Cristianesimo a Lipari ed in particolare sulla storicità della figura del primo Vescovo di Lipari Sant’Agatone , ritenuto leggendario dai più e perfino da Bernabò Brea.
Citavo ma non approfondivo perché preferii , allora, soffermarmi su un altro suo importante contributo del professore: quello sullo strutturarsi della municipalità eoliana partendo da un atto notariale del 22 maggio 1246.
 Ora vorrei cercare di sviluppare il contributo sulle origini del Cristianesimo nelle nostre isole.
Sant’Agatone figura storica o leggendaria?
Luigi Bernabò Brea nel suo libro “Le isole Eolie dal tardo antico ai Normanni”, pubblicato nel 1989 aveva scritto "E' del tutto inconsistente, dal punto di vista storico, un primo vescovo, Sant’Agatone, che risalirebbe al III secolo, al tempo cioè della persecuzione di Valeriano. La sua figura, è probabilmente immaginaria. Il nome sarebbe stato preso da quello del vescovo, assai più tardo, ricordato da S.Gregorio Magno, l’unico dei primi vescovi di Lipari il cui nome fosse ricordato da fonti letterarie. Sant’Agatone compare infatti solo in fonti tarde e criticamente inattendibili e cioè nel complesso di leggende, composte fra il VII e il IX secolo che fioriscono intorno ai santi martiri di Lentini Alfio, Cirino e Filadelfio. Il primo vescovo – aggiunge il grande archeologo – di cui si abbia notizia certa è Augusto che partecipa a due concilii tenuti a Roma al tempo del Papa Simmaco: il primo dell’Ottobre 501 (…); il secondo del Novembre 502(…)” (pag.14-15).
Iacolino parte, nel suo ragionamento, dall’Annuario Pontificio che alla voce Diocesi di Lipari aggiunge tra parentesi una data: V secolo ed argomenta che visto che un vescovo di Lipari (Augusto) risulta aver partecipato alle sessioni del sinodo romano 501 e 502, cioè all’alba del VI secolo, ciò deve avere indotto, giustamente, i redattori dell’Annuario ad affermare che la Chiesa di Lipari doveva già esistere nel secolo precedente. Ma a suffragare questa ipotesi, aggiunge Iacolino, non c’è solo la logica deduttiva dei redattori dell’Annuario ma chiare testimonianze epigrafiche cristiane in lingua greca, rinvenute a Lipari , tre delle quali ci riportano diritto al V secolo e molto più a ritroso nel tempo. E cita l’epigrafe di Proba della seconda metà del V secolo che parla della Santa e Cattolica Chiesa dei Liparéi; quella di un anonimo del 470 e soprattutto quella di Asella che è del 394 ma che ci rivela che a Lipari sul finire del IV secolo si erano consolidati moduli culturali e di costume così squisitamente cristiani maturati sicuramente in un secolo ed oltre portandoci a quella metà del III secolo quando, secondo la tradizione, la Chiesa di Lipari era retta dal vescovo Sant’Agatone.
Il quadro di Sant’Agatone nella Cattedrale di Lipari. L’arrivo del corpo di San Bartolomeo.
Una considerazione forse ardita ma sostenuta anche da un importante archeologo e storico della Chiesa, mons. Louis Duchesne che nel 1912 scriveva, proprio a proposito della Chiesa di Lipari, al prof. Carlo Alberto Gafuri che “ è poco verosimile che, nei tempi tristi e torbidi del V secolo, si siano fondati vescovadi in quelle regioni d’Italia” per cui era da ritenere, come quasi dimostrato, che ogni vescovato constatato prima della guerra gotica, cioè prima del 535, deve risalire almeno al IV secolo più o meno inoltrato. Anzi, aggiunge, il Duchesne che si potrebbe giungere sino alla metà del III secolo “ se fosse prudente fidarsi della leggenda bizantina di Leontini” (C.A. Garufi, Le Isole Eolie a proposito del ‘Constitutum’ dell’Abate Ambrogio, in “Archivio storico per la Sicilia Orientale”, anno IX,1912, pag.159 ) .
La Legenda di Lentini
Ed allo studio di questa Legenda si dedica il prof. Iacolino che, nel libro citato, vi riserverà ben 24 pagine. Ma che cos’è questa Legenda bizantina di Lentini? E’ uno scritto del monaco siculo-greco Basilio che nel 964, ben settecento anni dopo l’accadimento dei fatti e cioè il supplizio dei martiri Alfio, Cirino e Filadelfio avvenuto fra il 251 ed il 259 al tempo dell’imperatore Valeriano, attingendo a racconti popolari, per lo più tramandati oralmente, li assembla arricchendoli di particolari fantasiosi e fantastici. Certo il pio monaco non aveva alcuna intenzione di dare un contributo rigoroso alla storia ma solo di contribuire alla edificazione ed alla pietà del popolo, e così lo scritto è risultato zeppo di personaggi improbabili, di interventi soprannaturali e misteriosi, di un eccesso di guarigioni miracolose, di apparizioni di Santi fino all’inverosimile senza trascurare gli errori cronologici.
E’ possibile, si chiede Iacolino, recuperare in questa prolissa trama romanzesca un qualche elemento di veridicità storica che possa servire alla nostra ricerca? Una preziosa indicazione, che Iacolino fa propria, viene dallo storico benedettino Domenico Gaspare Lancia di Brolo secondo il quale il monaco Basilio avrebbe raccolto le tradizioni locali e le avrebbe stese “allargandole e infiorandole con discorsi e dettagli che, sebbene esagerati, pure non ne alteravano il fondo e, nella sostanza, non dovevano essere privi di fondamento”. Quindi, conclude lo storico benedettino, “ ritengo questi atti, con tutti i loro difetti, essere tanto più preziosi per la nostra storia quanto che ogni altra memoria di quell’epoca è perita” (Storia della Chiesa in Sicilia nei dieci primi secoli del Cristianesimo, Palermo 1880, p.120).
Bernabò Brea, di fronte all’ampio risalto che la Legenda dà a Sant’Agatone, aveva avanzato l’ipotesi – da lui stesso, per primo, giudicata molto fragile – che l’Agatone delle Legenda sia lo stesso Agatone che nel VI secolo papa Gregorio Magno  esonerava dalla carica di vescovo di Lipari riducendolo  allo stato monacale. Probabilmente, aggiunge Bernabò, questi aveva trovato accoglienza in un convento di Lentini ed era entrato nella narrazione popolare dalla quale lo recupera Basilio facendolo protagonista del suo racconto (op,cit, pag.14 nella nota n.5).
Iacolino invece non ha dubbi che l’Agatone di cui si parla sia proprio il Santo vescovo del III secolo,  che  - come dice la Legenda di Lentini - per paura della persecuzione dei romani abbandona Lipari e si rifugia in una grotta alle pendici dell’Etna dove incontra Alessandro, braccio destro del tiranno, caduto in disgrazia e anche lui fuggitivo. Agatone lo incoraggia, lo sostiene , lo guida nel cammino della conversione  e lo battezza imponendogli il nuovo nome di Neofito. Più tardi gli conferisce il presbiterato e lo propone vescovo di Lentini. Quindi decide di tornare a Lipari con “i primi cittadini delle isole e altri del clero” che erano venuti a trovarlo a Lentini “per divina rivelazione” per annunciargli “che la persecuzione contro i Cristiani è cessata e che essi ormai vivono tranquilli”.
Secondo Iacolino, al di là delle digressioni del narratore, il monaco Basilio avrebbe rispettato la verità di fondo che i racconti popolari contenevano. E la verità è che esiste un vescovo che è fuggito per paura di fronte ad una persecuzione di cui esistono riscontri storici, come riscontri storici esistono della successiva pacificazione ai tempi dell’imperatore Gallieno che ai cristiani restituì beni patrimoniali e libertà di culto. Se uno degli scopi di Basilio era quello di rievocare la genesi della Chiesa  Leontinese perché, con la sua fervida fantasia, si chiede Iacolino, non fece risalire quella Chiesa a quella di Siracusa che, rispetto alla periferica Chiesa di Lipari, vantava più nobili memorie e più solide tradizioni? E perché affidare il battesimo di questa chiesa ad un vescovo fuggiasco per paura della persecuzione? Evidentemente – osserva sempre Iacolino – il ruolo che nella primitiva comunità di Lentini esercitò il vescovo di Lipari doveva avere radici così profondamente storiche da non potere sottacersi o subire alterazioni di sorta.
Oltre Iacolino? Il Cristianesimo a Lipari prima del III secolo?

Fin qui Iacolino: la Chiesa di Lipari esisteva già nel III secolo e suo vescovo era il Sant’Agatone che presiede all’arrivo delle spoglie di San Bartolomeo come affermano Giuseppe l’Innografo e San Teodoro Studita.
E prima ancora? Esistono credenze popolari che fanno supporre una datazione più antica dell’arrivo del Cristianesimo a Lipari?
 “E’ credenza – scrive il Can. Carlo Rodriquez nel 1841 nel suo saggio Breve cenno storico sulla Chiesa Liparese, (Palermo, estratto dal Giornale letterario, n. 225 e 226, 1841, pag. 5 e 6) – che la fede cristiana si fosse stabilita in Lipari sin dal tempo degli Apostoli; e Paolo (l’Apostolo) venuto in Reggio, si reputa per mera tradizione passato da Messina , e per la vicinanza di quella provincia a quest’isola qui esservi condotto, predicare il Vangelo ed innalzare alla cima del sacerdozio per la prima volta Liparese Chiesastico. Ma niun documento esiste per rafforzare opinione siffatta; per il che à uopo di altri tempi più a noi vicini intertenerci, poiché le Siciliane Storie non furono a noi tramandate, anzi distrutte nella saracenica invasione…”.
Prima del Rodiquez , però, nel 1783, della possibilità che la Chiesa di Lipari fosse stata fondata da San Paolo ne aveva parlato Giuseppe La Rosa nel primo volume della sua “Pyrologia Topostorigrafica delle Isole di Lipari”( a cura di Alfredo Adornato, Lipari, 1997).
Come il Can. Rodriquez, l’avv. La Rosa segue il discorso tradizionale del naufragio a Malta e, ripreso dopo tre mesi il viaggio,  della sosta a Reggio a cui aggiunge Messina e ipotizza la tappa a Lipari, lungo il tragitto, grazie al Comandante della nave che avrebbe accolti i desideri di Paolo. Una ipotesi forse più credibile di quella tradizionale riportata dal Rodriquez secondo il quale l’evangelizzazione di Lipari e Messina sarebbe avvenuta durante la sosta a Reggio cioè il tutto – Reggio, Messina e Lipari - in una mezza giornata che è il tempo che, secondo l’evangelista Luca, la nave avrebbe sostato a Reggio prima di salpare per Roma (“Poi navigando lungo la costa giungemmo a Reggio. Il giorno seguente si levò il vento del sud e così in due giorni potemmo arrivare a Pozzuoli 28,13). Più credibile, ma comunque sempre improbabile l’ipotesi di La Rosa. Quale tempo avrebbe potuto concedere un Comandante ad un passeggero che era oltretutto in cattività? Qualche ora? E sarebbe stata sufficiente per evangelizzare la gente di Lipari e trovare un Vescovo?
Di fronte a questi nodi non stupisce che Iacolino non abbia preso in seria considerazione l’idea che S.Paolo fosse mai passato da Lipari e l’abbia evangelizzata. Secondo il professore questa di rivendicare una evangelizzazione diretta degli apostoli  sarebbe trattato  un vezzo diffusosi in età rinascimentale fra molte Chiese per darsi una sorta di blasone apostolico.
Pure avendo condiviso negli anni passati la posizione del prof. Iacolino tanto da averla sostenuta nel mio “Navigando nella storia delle Eolie” che è del 2010, in questi ultimi anni  mi sono venuto convincendo che l’ipotesi di un passaggio per Lipari di San Paolo è tutt’altro che peregrina, ma a differenza di Rodriquez e La Rosa – come ho scritto nel saggio “La nascita del cristianesimo nelle Eolie” pubblicato nel libretto “La religione nella Lipari antica”,( Marina di Patti, 2016) dove faccio un primo resoconto di questa ricerca -  nella mia ipotesi  questo non sarebbe avvenuto nell’ultimo tratto del viaggio: da Malta a Roma passando per Reggio ma sostituendo il naufragio a Malta con un naufragio a Lipari.
Una rilettura di Giuseppe La Rosa
Come nasce questa ipotesi del naufragio a Lipari? Innanzitutto da una rilettura di quanto scrive l’avv. La Rosa, che al di là del come e del quando sarebbe avvenuta la sosta di San Paolo alle Eolie, ha una sua originalità. Egli sottolinea con forza la tradizione esistente a Lipari ai suoi tempi ( e ormai oggi dimenticata) di essere stati evangelizzati da Paolo.
Che San Paolo sia passato da Lipari e l’abbia evangelizzata “appresso i Liparoti – scrive il La Rosa - ve n’è antichissima tradizione passata da Padri a Figli, e dall’una all’altra generazione sino a questi tempi: e tanto appunto pare volesse significare Innocenzio Papa in una sua epistola scritta a Decenzio, rapportata dall’Abbate Rocco Pirro nella sua Sicilia Sacra, dove tratta della Chiesa di Lipari, per le parole di quel Pontefice ci s’insinua in qualche modo essere stata la Sicilia con l’Isole adiacenti convertita dall’Apostoli che vi crearono vescovi (Rocco Pirri, in Sicilia Sacra de Ecclesiae Liparensis, nota 8)”.
Che La Rosa dica che ai suoi tempi era viva questa tradizione  non è un dettaglio da trascurare. Infatti egli scrive in un ‘epoca, il 1783, dove le tradizioni si conservavano più facilmente perché non c’era il bombardamento giornaliero e continuo dei mass-media che allargano la conoscenza nello spazio ma la riducono nel tempo. Inoltre una realtà isolata come erano le Eolie le storie che si raccontavano in casa e si ripetevano nelle strade e nelle piazze, non dovevano essere molte. Per di più non si era ancora diffusa nelle isole quella secolarizzazione che aveva aggredito la centralità del sacro a vantaggio del profano. La religione era ancora un dato centrale della cultura a cui ricondurre ogni evento come fa appunto anche un erudito come La Rosa parlando, ad esempio, dei terremoti.
Una seconda sollecitazione a perseverare in questa ricerca viene da una scoperta: solitamente oggi quasi tutte le versioni degli Atti degli Apostoli  palano di Malta come l’isola del naufragio ma, in realtà Luca negli Attii parla di Melita (Μελιτη ) l’ isola del miele. ”Una volta in salvo venimmo a sapere che l’isola si chiamava Melita”(At 28,1).
La contesa fra Malta e Meleda sull’isola del naufragio
E proprio questo termine diede luogo in passato ad una disputa perché  nel “De administrando imperio” l’imperatore e storico bizantino Costantino Porfirogenito, nell’anno 949, afferma con sicurezza: il naufragio della nave che trasportava San Paolo avvenne a Melita-Meleda, isola della Dalmazia a nord di Ragusa ( Costantino PorfirogenitoDe Administrando Imperio, ed. Gy. Moravcsik, trans. R.J.H. Jenkins, rev. ed., Washington, Dumbarton Oaks Center for Byzantine Studies, 1967. “Alteram (insulam) quae Melete sive Malozeatae, cuius in Acta apostolorum, S. Lucas meminit, Melitem eam appellans, ubi et vipera divi Pauli digitum mordens ab eo exussa igne conflagravit” , cap. 36, pag. 163).
Gli scogli degli isolotti detti oggi isole di San Paolo, nella baia di San Paolo a Malta.
Meleda oggi Mljet e la costa Dalmata.
Di contro, nel 1600 cominciò a fiorire una ricca letteratura sul naufragio di San Paolo favorevole alla ben più importante (politicamente) isola di Malta divenuta nel 1530  la nuova sede dei Cavalieri Ospitalieri con l’aiuto e la benedizione di Papa Clemente VII e dell’imperatore Carlo V. I Cavalieri Ospitaleri  vennero così soprannominati Cavalieri di Malta e continuarono la loro azione contro la guerra di corsa musulmana, combattendo con la loro flotta i corsari provenienti dal Nordafrica berbero. Malgrado avessero a disposizione solo poche navi, erano degli esperti navigatori e causarono non poche noie alle navi ottomane, attirandosi la gratitudine del Papa e degli stati cristiani. Forte di questo dato di fatto, Malta cercò di affermare la sua candidatura ad isola del naufragio di Paolo.
Si apre quindi una contesa fra Malta e Meleda. E se Meleda si affida allo storico e poeta raguseo Ignazio Giorgi (1675-1737), abbate dei Benedettini Neri di Méleda, consultore e teologo della Repubblica di Ragusa, che nel suo opuscolo dal titolo “D. Paulus apostolus in mari, quod nunc Venetus Sinus dicitur, naufragus et Melitale Dalmatensisi insulae post naufragium hospes”  descrive il viaggio avventuroso compiuto dall’Apostolo sull’Adriatico, ovvero nel Golfo di Venezia, avvalorando la propria tesi con citazioni attinte da oltre trecento scrittori antichi e suoi contemporanei, dall’altra il Cavaleriato sviluppa tutta la propria influenza che è fortissima soprattutto a Roma. Il lavoro del Giorgi, pubblicato a Venezia nel 1730,diede origine ad una  polemica dalmato-maltese che si è prolungata con varie fasi sino ad oggi anche se nella seconda metà del ‘700 papa Benedetto XIV cercò di chiuderla  a favore di Malta.
Proprio questa disputa mi ha richiamato alla mente che nel Mediterraneo oltre a Malta e Méleda c’è una terza isola che si collegava al miele nel suo nome antico: Lipari il cui nome greco era Meligunis (Μελιγουνίς ) che potrebbe voler dire “isola del miele” . 
Rileggere gli Atti degli Apostoli
A questo punto il terzo passo è stato quello di rileggere con attenzione cosa Luca dice a proposito del viaggio e del naufragio.
“Appena cominciò a soffiare un leggero scirocco, ritenendo di poter realizzare il progetto, levarono le ancore e si misero a costeggiare Creta da vicino. Ma non molto tempo dopo si scatenò dall'isola un vento di uragano, detto Euroaquilone. La nave fu travolta e non riusciva a resistere al vento: abbandonati in sua balìa, andavamo alla deriva. Mentre passavamo sotto un isolotto chiamato Cauda, a fatica mantenemmo il controllo della scialuppa”.(Atti 27,13-16 ).
Come giunse la quattordicesima notte da quando andavamo alla deriva nell'Adriatico, verso mezzanotte i marinai ebbero l'impressione che una qualche terra si avvicinava. Calato lo scandaglio, misurarono venti braccia; dopo un breve intervallo, scandagliando di nuovo, misurarono quindici braccia. Nel timore di finire contro gli scogli, gettarono da poppa quattro ancore, aspettando con ansia che spuntasse il giorno” (Atti,27,27-29).
“Quando si fece giorno, non riuscivano a riconoscere la terra; notarono però un'insenatura con una spiaggia e decisero, se possibile, di spingervi la nave .Levarono le ancore e le lasciarono andare in mare. Al tempo stesso allentarono le corde dei timoni, spiegarono la vela maestra e, spinti dal vento, si mossero verso la spiaggia. Ma incapparono in una secca e la nave si incagliò: mentre la prua, arenata, rimaneva immobile, la poppa si sfasciava sotto la violenza delle onde” (Atti 27, 39-41…).


Viaggio di San Paolo a Roma. Itinerario tradizionale con naufragio a Malta

 [Il centurione diede] ordine che si gettassero per primi quelli che sapevano nuotare e raggiungessero terra;44poi gli altri, chi su tavole, chi su altri rottami della nave. E così tutti poterono mettersi in salvo a terra(Atti 27, 43,44).
Viaggio di San Paolo a Roma. Itinerario con naufragio a Lipari.

Per quanto riguarda il viaggio il vento di uragano che si scatenò doveva essere un vento che soffiava dal sud verso il nord perché dopo 14 giorni di deriva si trovarono nell’Adriatico che allora comprendeva anche lo Ionio. Un tragitto che taglia inesorabilmente fuori Malta. La nave entrò nel canale d’Otranto e prese a risalire l’attuale Adriatico dirigendosi verso le coste della Dalmazia?
Sembra strano che una nave di Alessandria che faceva abitualmente il tragitto per l’Italia (Atti, 27, 6) confondesse lo stretto di Messina col canale d’Otranto per quanto la visuale fosse compromessa e risalisse la costa greca e quella dalmata,. Più probabilmente come Malta anche Meleda diventa una meta improponibile.
Rispetto a Malta e Meleda, Lipari è l’unica che si trova sulla rotta per Roma.

Un riscontro straordinario

E pare quasi di vedere il bastimento che in una notte d’autunno, sospinto da un forte scirocco, si approssima alla rocca di Lipari che è circondata da una scogliera bassa – detta Sottoilpalo - dove la prua del naviglio avrebbe potuto incagliarsi mentre la poppa rimane esposta ai marosi. E pare sempre di vedere i naufraghi che si gettano a mare e cercano di raggiungere Marina Lunga che allora era solo una spiaggia, dove li accolgono gli abitanti che Luca definisce “barbari” probabilmente perché parlano un linguaggio che non comprende  anche se intorno al 60 d. C. la gente di Lipari avrebbe dovuto comprendere non solo il latino visto che si trovavano da più di trecento anni sotto la dominazione di Roma ma anche il greco che era la loro lingua originaria.
Ma siamo all’alba e la gente che incontrano non saranno stati certo membri della borghesia locale ma popolani, forse pescatori che parlano un qualche dialetto locale.

Una volta in salvo, venimmo a sapere che l’isola si chiamava  Melita (Μελιτη)”. Gli abitanti ci trattarono con rara umanità, ci accolsero tutti attorno ad un fuoco che avevano acceso perché era sopraggiunta la pioggia e faceva freddo”.(Atti 28, 1-2).
 “Là vicino vi erano i possedimenti appartenenti al governatore dell’isola di nome Publio, questi ci accolse e ci ospitò con benevolenza per tre giorni” (Atti 28,7).

Comunque il governatore doveva essere romano come  rivela il nome Publio e Lipari era governata dai romani fin dal 251 a. C. e la casa di Pubblio avrebbe potuto essere dove oggi c’è Piazza Mazzini o addirittura il Municipio, quindi a poche centinaia di metri da Marina Lunga, rendendo realistica una comunicazione a distanza soprattutto di primo mattino.
Il padre di Publio, racconta Luca, giaceva a letto colpito da febbre e da dissenteria. Paolo lo guarì e guarì anche altri abitanti dell’isola che avevano malattie. Questo procurò a Paolo e i suoi amici molti onori ed, al momento della partenza i rifornimenti necessari.

Dopo tre mesi salpammo con una nave di Alessandria, recante l’insegna dei Dioscuri, che aveva svernato nell’isola. Approdammo a Siracusa dove rimanemmo tre giorni. Salpati da qui giungemmo a Reggio. Il giorno seguente si levò lo scirocco e così l’indomani arrivammo a Pozzuoli”(Atti 28, 11- 13).

Abbiamo voluto seguire, riprendendoli direttamente da Luca, quei passaggi del racconto che in qualche modo riguardano l’isola e ci sembra di poter dire che tutto sembra adattarsi a Lipari in maniera stupefacente. Il fatto che Paolo possa essere rimasto a Lipari tre mesi aspettando che passasse l’inverno per trovare una nave che lo porti a Roma, rende ancora più suggestiva questa ricostruzione facendo pensare quale grande iniziazione al cristianesimo potrebbe avere ricevuto la chiesa dei Liparei.
Un ultimo interrogativo? Perché una nave di Alessandria, che dopo tre mesi porta i naufraghi via dall’isola, fa scalo prima a Siracusa e poi a Reggio quando Reggio è a poche miglia da Lipari? Questa nave, che fu costretta a svernare a Lipari dalle condizioni meteomarine,  potrebbe avere avuto due tappe programmate: quella di Siracusa e quella di Pozzuoli o addirittura Ostia che era il porto di Roma. Siracusa è la vera tappa programmata prima di procedere per il continente ed infatti a Siracusa si ferma tre giorni, mentre Reggio sembra essere solo una tappa di passaggio, una sosta in attesa del vento favorevole..
                                              
                                                             Michele Giacomantonio

Garage Merlino: Competenza, efficienza e professionalità

A Lipari all'inizio della via Falcone - Borsellino (Balestrieri) (ex officina Parisi)

Gli auguri di Cittadinanzattiva - Eolie al dottor Spadaro

Come eravamo: Le iniziative della "Giovane Eolia" : testo e due foto


Due foto, che a suo tempo ci inviò Giovanni Giardina, traendole dal suo album dei ricordi, per dimostrare ai ragazzi di oggi che, durante gli anni 1960/70,  i giovani del tempo, pur privi di qualsiasi sostegno , senza remunerazione e con pochi mezzi a disposizione,  hanno avuto la capacità di organizzarsi, aggregarsi, programmare spettacoli per fare divertire i bambini e non solo, ma anche per allietare le pigre serate dei turisti durante l’estate e quelle della nostra comunità durante tutto il periodo invernale .
Tra i protagonisti la
“ Nuova Giovane Eolia “, Associazione culturale e ricreativa.

Nelle foto, in alto, al centro: anno 1968 durante il “Festival dei bambini “ al cinema Ideal di Canneto – da sx Il comm. Francesco Vitale –( Sindaco di Lipari, chiamato sul palco per consegnare la coppa al vincitore e ai numerosi partecipanti) Claudio Merlino (componente e musicista ) Vito Tomasello 

(presidente ) - Giovanni Giardina ( componente, musicista e preparatore e suggeritore dei bambini )
foto sul lato sinistro : anno 1970 sempre al Cinema ideal di Canneto – da sx Giovanni Giardina - Vito Tomasello - Giovannella Raffaele ( comp. direttivo ) - Manlio Spinella (comp. direttivo ) – Armando Restuccia – ( comp. direttivo)

VACANZE DI NATALE SULLE ISOLE MINORI SICILIANE, LIBERTY LINES DIMEZZA IL COSTO DEI BIGLIETTI.

Vacanze di Natale sulle isole minori siciliane? Quest’anno sarà molto più economico grazie all’iniziativa assunta dalla Liberty Lines. La compagnia di navigazione veloce, infatti, ha deciso che durante il prossimo periodo natalizio - da giovedì 20 dicembre 2018 a lunedì 7 gennaio 2019 - praticherà per i non residenti tariffe scontate del 50% su tutte le proprie tratte siciliane non stagionali.
“Vogliamo dare il nostro concreto contributo allo sviluppo turistico dei territori che noi serviamo quotidianamente - spiega Paola Iracani, presidente del Consiglio di Amministrazione di Liberty Lines -. Ci attiveremo per promuovere questa iniziativa presso le agenzie di viaggio per invogliare il flusso turistico nazionale e internazionale in un momento dell’anno in cui le isole minori siciliane sono meno frequentate ma non per questo meno affascinanti, specie se le condizioni meteo saranno favorevoli come spesso accade in quel periodo. L’idea è maturata il mese scorso, quando insieme al sindaco di Favignana abbiamo inaugurato il nuovo campo di calcio a 5 in erba dell’isola, realizzato con il nostro contributo. Il Consiglio di amministrazione ha aderito con entusiasmo all’idea perchè, con un pizzico di orgoglio, riteniamo che la nostra compagnia debba sempre più rappresentare un importante strumento per la crescita dei territori e siamo aperti ad altre future forme di collaborazione”.
Liberty Lines, durante il periodo invernale, assicura i collegamenti veloci con aliscafi per le isole Egadi (Favignana, Levanzo, Marettimo), le isole Eolie (Lipari, Vulcano, Panarea, Stromboli, Salina, Alicudi, Filicudi) e Ustica.
Trapani 15 novembre 2018

A Canneto: Residence Mistral

Per la tua indimenticabile vacanze alle Eolie RESIDENCE MISTRAL
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Visita il nostro sito all'indirizzo: http://www.mistralresidence.com/
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Telef. 090.9880683 Fax 090.9812124

Ricordando...Francesco Bonfante.

Per ricordare gli eoliani defunti, spazio giornaliero con foto tratte dal nostro archivio.

Auguri ai lettori di Eolienews, festeggiati oggi

Buon Compleanno a Martina Gugliotta, Antonio Stanzione, Silvestro Pipitone, Felicia Fichera, Mary Fiore Caviasca, Maria Grazia, Antonella Mirabito, Tatiana Pais Becher

I saponi naturali di "Sapori di Stromboli"

Dopo anni di studi e ricerche nascono i nostri saponi naturali a base di olio d'oliva ed essenze locali. 
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A Canneto: Residence La Villetta


Un sano relax e una stupenda vacanza nella quiete di Canneto, a soli 50 metri dal mare
Residence La Villetta - Via Calandra Coste, 1 - 98052 Canneto Lipari (Isole Eolie) Tel.: 090 9813000/Fax: 090 9880716
Maggiori informazioni e possibilità di visita virtuale alla nostra struttura sul sito www.lavilletta.it

"Pescando" nel nostro archivio video. Bambini ed adulti Carnevale 2010 a Canneto

Accadde oggi alle Eolie (15 Novembre 2015)

Santo del giorno: Sant'Alberto Magno

Alberto Magno, canonizzato e decorato del titolo di Dottore dal Sommo Pontefice Pio XI, nacque verso la metà del secolo xii dai conti di Bolstldt a Lauingen in Svevia (Germania), dove passò la giovinezza. Recatosi all'Università di Padova per una formazione intellettuale più elevata, fu dal beato Giordano di Sassonia guadagnato all'Ordine Domenicano. 

Terminati gli studi ed emessi i voti religiosi, fu designato come professore a Colonia, Ratisbona, Strasburgo e poco dopo all'Università di Parigi. Tra i suoi discepoli il più illustre fu S. Tommaso d'Aquino, la cui elevatezza di mente egli per primo conobbe ed esaltò. 

Nel 1254 fu tolto dall'insegnamento ed eletto provinciale dei Domenicani in Germania. Due armi dopo si portò a Roma. e nel Concistoro di Anagni, alla presenza del Sommo Pontefice difese vittoriosamente, contro alcuni avversari, i diritti della Santa Sede e dei Religiosi Mendicanti. Il Papa ne fu così entusiasta che lo tenne a corte e gli assegnò una cattedra all'Università Pontificia. Rinunziò allora alla carica di provinciale, ma dovette nuovamente portarsi in patria, prima come arbitro a Colonia, poi come mediatore di pace politica e sociale in un'infinità di contese. 

Al principio dell'anno 1260 lo sorprese la notizia che il Papa l'aveva eletto vescovo di Ratisbona. Lo stato della diocesi non era lusinghiero : decaduta spiritualmente e finanziariamente, aveva bisogno di uno zelante riformatore. Alberto ubbidì alla chiamata pontificia e divenne, colla sua vita santa ed apostolica, modello dei sacerdoti e dei vescovi. Visitava chiese, predicava, confessava, lavorava in tutti i modi al miglioramento spirituale della diocesi, a cui, allorché fu ristabilito l'ori dine, la disciplina e le finanze, decise di rinunziare. i Dietro sue insistenze quindi, Urbano IV lo esonorò dall'ufficio pastorale, ed egli ritornò lieto nel suo convento di Colonia, spendendo il resto della sua vita tra la preghiera. la direzione spirituale, la composizione di opere scientifiche ed ascetiche ed esplicando una vasta azione di pacificazione sociale. Meritò il titolo di dottore universale. 

Mentre un giorno, già piú che ottantenne. teneva una lezione, perdette improvvisamente la memoria; piangendo scese dalla cattedra. Si preparò alla morte che lo colpì poco dopo, al 15 di novembre 1280, fra il compianto di tutta la cristianità. 

PRATICA. Leggiamo o ascoltiamo una istruzione 

PREGHIERA. O Dio, che hai reso grande il tuo beat vescovo e dottore Alberto nel far servire la sapienza umana alla fede divina, deh! concedici di seguire le 0;ne del suo insegnamento onde godere della luce perfetta nei cieli.

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Buon Compleanno al dottor Gino Spadaro

Compie 90 anni oggi il dottor Gino Spadaro, uomo di spessore e grande professionista. 
A lui vanno i più sentiti auguri da Eolienews.
Sabato prossimo, al Comune di Lipari, gli sarà conferita la "Civica Benemerenza"



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Buongiorno con questa "cartolina" dalle Eolie

- Mareggiata contro la scogliera a Stromboli -

mercoledì 14 novembre 2018

Pontile di Ginostra, Marevivo sollecita interventi immediati. L'articolo del nostro direttore sulla Gazzetta del sud di oggi

I Colori del Natale : San Pio, Montevergine, Napoli, Caserta, Salerno e Pompei

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Accadde oggi ... alle Eolie (14 Novembre 2015)