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sabato 23 giugno 2018

Panarea: E' sbarcato l'ex portiere Taibi

Massimo Taibi, ex portiere di diverse formazioni italiane e con una stagione al Manchester United, è sbarcato a Panarea. 
Per lui, nella foto con Alessio Ferrara, "doverosa" tappa al Bar - Ritrovo da Carola sul porto
Taibi il 1° Aprile del 2001 passò alla storia calcistica per essere stato il secondo portiere della Serie A, dopo Rampulla, a segnare su azione.
Nella partita Reggina-Udinese, infatti, con i bianconeri friulani in vantaggio per 0-1 all'89', si porta nell'area avversaria colpendo di testa e vedendosi il tiro deviato in angolo. Sul successivo tiro dalla bandierina colpisce ancora di testa, mandando in rete il pallone che consentì alla Reggina di chiudere l'incontro sull'1-1.

Negli abissi delle Eolie le magie della natura. L'articolo del nostro direttore sulla Gazzetta del sud di oggi



L'articolo s'ingrandisce cliccandoci sopra.

Fenomeni temporaleschi con moderati rovesci. Previsioni meteomarine Eolie a cura di Giuseppe La Cava

In tarda nottata correnti in quota nord occidentali sospingeranno intorno alle Eolie rovesci di moderata intensità con fenomeni temporaleschi e isolate grandinate che si protrarranno fino alle prime ore del mattino di Domenica 24.
A seguire attenuazione dei fenomeni in attesa di nuovi rovesci e manifestazioni temporalesche nella notte tra il 24 e il 25 in esaurimento all'alba di Lunedi
Nuova accentuazione dei fenomeni nelle ore piu' calde della giornata  con coinvolgimento anche dell'area dello Stretto di Messina e nuovi temporali in arrivo nella notte seguente nel basso Tirreno
Martedi 26 giornata dal clima fresco , si attende un moderato calo termico con temperature sotto la media del periodo di circa 6 C . 
Nuovi possibili isolati temporali nelle notte tra il 26 e il 27 quando le correnti in quota saranno nord orientali piu' fresche .
Si attende una nuova intensificazione dei fenomeni con nuove piogge e temporali durante la giornata di Mercoledi
PER MAGGIORI INFORMAZIONI VISITATE LA PAGINA FACEBOOK www.facebook.com/meteoeolie.
Previsioni elaborate Sabato 23

E solo questione di ore....

Torna a Lipari, dopo otto anni, il Luna Park dei fratelli Tofaro con nuove fantastiche attrative per grandi e piccini. Il Luna Park è al megaparcheggio. Con il Luna Park il divertimento è di casa. 
Vi proponiamo un video realizzato nel 2010: 

Al via oggi a Stromboli la Festa di Teatro Eco Logico

Per nove giorni Stromboli diventerà il luogo di un'incredibile festa fatta di teatro, arte, musica, incontri e suggestioni, tutti gratuiti e tutti rigorosamente "a spina staccata", ovvero senza uso di corrente elettrica: torna per la quinta edizione da oggi al 1° luglio la Festa di Teatro Eco Logico.
Tantissimi gli artisti che parteciperanno alla festa, tra cui: Vinicio Marchioni, Silvia Gallerano, Maurizio Rippa, Manuela Mandracchia, Gianluca Misiti, Silvia Colombini, Francesco Manenti & Daria Menichetti, Maya Sansa, Le Cardamomo', Cristina Donadio, Laura Mazzi e molti altri.
Come ogni anno la Festa prende spunto da un tema, per il 2018 è "Meravigliose creature" a partire da Frankestein di Mary Shelley che, quest'anno, festeggia 200 anni dalla prima pubblicazione e che sarà protagonista di un reading tutto al femminile in cinque giornate in vari luoghi dell'isola; ma incontreremo anche il Pinocchio di Collodi, passando dalla Galatea di Pigmalione (da Ovidio) e a Jessica Rabbit, dalla Lamìa di John Keats a l'Olimpia dell' "Uomo della Sabbia" di Hoffman.
Tutti esseri che vivono sulla soglia tra l'inanimato e l'animato, creando quell'effetto perturbante che ci porterà ad esplorare la relazione creatore/creatura, realtà/immaginazione, scienza/superstizione in altre storie, da "La Favola del Figlio Cambiato di Luigi Pirandello" allo sciamano Quesalid.
Ad arricchire il programma i laboratori per bambini a cura di Aeolian e Enel Gp, gli incontri letterari,performance site specific, i Tarocchi, la musica e tantissimi appuntamenti che si alterneranno sotto l'ombra benevola del grande vulcano.
La Festa di Teatro Eco Logico è organizzata da Fluidonumero9

Festeggiamenti per il Patrono. Il 23 Agosto concerto di Noemi a Lipari

Il Comune di Lipari ha impegnato 30.250,00 euro (Iva incluso) per il concerto che Noemi terrà a Marina Corta il prossimo 23 Agosto nel contesto dei festeggiamenti per il Patrono, San Bartolomeo.
Con determina sindacale 76/18 Massimiliano Taranto è stato nominato come collaboratore volontario esterno - a titolo gratuito - per attività relative all'organizzazione di alcune manifestazioni tra le quali i festeggiamenti del S. Patrono San Bartolomeo.

Lettere al direttore. Canneto.... invasione....di blatte

Caro direttore,
vorrei porre alla sua attenzione, ma in primis a quell'amministrazione comunale, la vera e propria invasione di blatte che c'è stata ieri sera nella Cesare Battisti di Canneto, tra la scuola, la Via Risorgimento e gli altri vicoli limitrofi.
Tra rumori assordanti di auto e motorini e l'invasione di blatte, dobbiamo chiuderci in casa? 
Auspichiamo un pronto intervento per evitare che questo, come temiamo, si riproponga già da stasera. 

Le Eolie in "viaggio verso il Sole", grazie all'ingegnere nucleare liparese Salvatore Iacono

Il geometra Elio Mollica ci segnala questo post.
In questa estate del 2018 verrà lanciata da Cape Canaveral, in Florida, la navicella spaziale Parker Solar Probe, precisamente nella finestra di lancio che va dal 13 luglio al 19 agosto. Si tratta di una missione storica che permetterà all’umanità di visitare da vicino, per la prima volta, una stella, la nostra stella, il Sole, “quelli ch’è padre d’ogni mortal vita”, citando Dante.
La sonda solare Parker (chiamata così in onore di Eugene Newman Parker, fisico statunitense che per primo descrisse il complesso sistema di plasmi, campi magnetici e particelle ad alta energia che costituiscono il “vento solare”) utilizzerà per sette volte il pianeta Venere come fionda gravitazionale giungendo, dopo sette anni di viaggio, ad una distanza minima dal Sole di 6 milioni di chilometri. Potrà così eseguire misure ed osservazioni della parte più esterna dell’atmosfera del Sole, conosciuta come “corona solare”, espandendo la nostra conoscenza delle origini e dell’evoluzione del vento solare. E’ stato calcolato che, al momento di schiantarsi sul Sole, la navicella Parker avrà una velocità di 700 mila chilometri l’ora.
La NASA ha concesso a scienziati, tecnici e tante altre persone, tra queste l'ingegnere nucleare liparese Salvatore Iacono, d’inserire il proprio nome in una memory card che viaggerà con la Parker Solar Probe fin sulla nostra stella. 
La fotografia mostra il momento in cui la memory card viene assemblata sulla navicella spaziale


Scrive il geometra Elio Mollica: " Caro Salvatore questa è una bellissima soddisfazione anche per noi Tuoi Amici".

All'ingegnere Iacono le congratulazioni di Eolienews

Qui Canneto....benvenuti all'inferno! Guarda che...caos!

Nella foto di Antonio Favaloro il caos (prevedibile) che si è creato circa un'ora fa sulla Marina Garibaldi di Canneto con le auto posteggiate da ambo i lati e i mezzi autorizzati in transito da Calandra verso Unci. Quindici minuti per percorrere la strada da Unci a Calandra
Una delle tante situazioni di normale caos. Tra l'altro stamane alle 9,00 una ulteriore fila si è creata dietro una delle barche che vengono trasportate per essere immesse in mare dal molo.
Domanda: Un altro orario no? Ed ancora: Trattandosi di trasporti eccezionali non si dovrebbe concordare con la polizia municipale che dovrebbe "scortarli"?
Dimenticavamo....sarebbe normale in un paese normale!
E siamo ancora a fine Giugno...Rivedere l'ordinanza no? In caso contrario...San Cristoforo ci salvi!

I nostri auguri ai festeggiati di oggi

    Buon Compleanno ad Andrea Zaia, Rossella Imbesi, Santino Taranto, Giuseppe Bonfante, Laura Costa, Valeria Russo, Guendalina Catena, Morena Greco, Giovanni Tringali, Bartolo Puglisi, Fabrizio Greco, Giorgio Papadarrigo, Giovanni Raffiti, Rina Luca Natoli. 

Florenzia e la santità nel quotidiano, una testimone della luce. (di Michele Giacomantonio)


Gesù “luce che illumina le genti” (Lc. 2,22)
Educare alla vita buona del Vangelo” – scrivono i vescovi nel messaggio per la 16.a Giornata Mondiale della vita consacrata -  implica certamente l’educare alla vita santa di Gesù”. E’ proprio della vita consacrata riproporre la forma di vita che Gesù ha abbracciato e offerto ai discepoli che lo seguivano.
E questo ha fatto Florenzia nella sua lunga vita: riproporre la forma di vita di Gesù. Ma come? Ed è  ancora attuale la proposta di Florenzia ormai a 56 anni dalla sua morte? Tutti certamente sappiamo di Florenzia non foss’altro perché c’è il suo Istituto e le sue suore a ricordarcelo ma probabilmente pochi sanno qual è la sua proposta di vita e come questa non solo continui ad essere attuale ma forse oggi lo sia ancora di più che nel passato.
Vorrei parlare della proposta di Florenzia in un percorso che si articola in tre fasi: Florenzia e la vita quotidiana, Florenzia e la vita spirituale, Florenzia e la santità.

Florenzia e la vita quotidiana

Florenzia fu una suora ma non scelse il convento. Formò una comunità religiosa, volle che condividesse l’esperienza quotidiana della gente comune, si mise al servizio degli ultimi e dei più bisognosi. Creò una comunità religiosa cioè volle fondare una scuola di fraternità impegnando le sue figlie alla formazione permanente alle virtù evangeliche: umiltà, accoglienza dei piccoli e dei poveri, correzione fraterna, preghiera comune, perdono reciproco, condividendo la fede, l’affetto e i beni materiali”( Messaggio per la 16.a Giornata mondiale della vita consacrata). Una esperienza forte per chi vi fa parte, una profezia per il resto del mondo.
Questa comunità religiosa doveva e deve condividere l’esperienza della gente comune a cominciare dal lavoro e dalle relazioni sociali, ma con uno stile di vita tutto particolare ispirato alla povertà evangelica e cioè “all’insegna dell’essenzialità, della gratuità, dell’ospitalità, superando le derive dell’omologazione e del consumismo” (Messaggio…).
Ancora, il servizio agli ultimi è rivolto allo sviluppo armonioso delle persone sia nelle opere assistenziali (Florenzia si dedicò agli orfanotrofi, ai mendicicomi, alla promozione umana e culturale delle periferie…), sia negli ospedali, sia nell’attività scolastica. Prima tentando di dare una risposta ai bisogni più immediati per combattere l’abbrutimento e risvegliare i tratti dell’umanità che spesso venivano sopraffatti dalla miseria; poi – soprattutto a contatto con le grandi città – scoprendo che oltre alle povertà materiali esistono anche le povertà morali e che anche i figli della borghesia hanno bisogno di una educazione che permetta loro di crescere in umanità. Ed è questa consapevolezza matura che caratterizza oggi l’Istituto dall’Italia al Brasile, al Perù.

Florenzia e la vita spirituale

Florenzia può sviluppare una forte opera caritativa che procede anche nei momenti di maggiore difficoltà perché quest’opera è alimentata da una spiritualità profonda ed intensa.  Di questa spiritualità vorrei cogliere soprattutto quattro aspetti.
Il primo aspetto è la preghiera: una preghiera radicata nel silenzio un silenzio vero che è tale – usava dire – “solo quando l’anima si incontra con Dio”. Preghiera e silenzio formano in Florenzia un binomio inscindibile perché aveva capito che la preghiera era dialogo, conversazione. Era lode, intercessione, supplica ma anche ascolto. E Gesù e la Madonna spesso rispondevano a Florenzia. Ed è certamente questa confidenza che diede alla madre quella grande forza per affrontare e superare le difficoltà e le avversità. Alla preghiera si appoggiava – ricordava suor Gemma che le fu compagna fin dai primi anni – “nella furiosa procella che  sembrava scaraventare tutta la sua opera nel profondo del mare”
E di fronte alle difficoltà ed alle avversità Florenzia comprende fino in fondo la grande lezione di Francesco sulla “perfetta letizia” che è la vera conversione, cioè il passaggio dal proprio “io” come centro della propria esistenza all’abbandono a Dio facendo di lui il centro vero ed unico. Ed è questo il secondo aspetto.
Ma che cosa vuol dire “abbandono a Dio” se non percorrerlo nella sequela di Cristo dal Presepe, alla crocefissione, al farsi Eucaristia. Questa è la prima concretizzazione della conversione ed il terzo aspetto della sua spiritualità.
Ed infine il quarto aspetto: la concretizzazione nell’altro, nel povero, nel sofferente, nel bisognoso. Alle suore missionarie in Brasile che erano andate a prestare la loro opera negli ospedali scriveva: “Come sarebbe bello se in uno dei tanti ammalati trovereste Gesù in persona. Ma se non Lo trovate visibile, Lo troverete sempre invisibile. Quindi quando avvicinate l’ammalato andate con quel pensiero che vedete Gesù”. E per Florenzia divennero Gesù i bambini abbandonati e bisognosi, le giovani universitarie da ospitare, le anziane, gli ammalati, “quanti non trovavano sulla terra l’atmosfera della  pace cristiana e la fortezza serafica”.

Florenzia e la santità

Ha scritto il card. Martini commentando quanto la Lumen Gentiun dice a proposito  del fatto che tutti siamo chiamati ad essere santi: “Oggi nella Chiesa la santità che ci si presenta è come ogni santità eroica, qualcosa di straordinario ma insieme semplice: un eroismo semplice, una normalità esemplare, una sublimità a noi vicina, una santità popolare.
In qualche modo la santità ci appare come il ponte che collega il “già” ed il “non ancora” del regno di Dio.
Gesù “ interrogato dai farisei “Quando verrà il regno di Dio?”, rispose. “il regno di Dio, non viene in modo da attirare l’attenzione e nessuno dirà: Eccolo qui, eccolo là.. Perché il regno di Dio è in mezzo a voi!””.(Lc. 17, 20-25).
Si tratta di usare il discernimento per individuarne i semi di questo regno – e cioè tutti i segmenti di amore, di carità di solidarietà sparsi nel mondo - ed aiutarli a crescere ( Mt 13, 31-32) come accade al lievito che è una piccola parte della farina ma fa lievitare tutta la pasta (Mt. 13, 33).
Il pane è ben diverso dalla farina, ha subìto una profonda trasformazione. E così, potremmo dire, dei granelli di senapa che diventano piante. E forse lo stesso potremmo dire degli spezzoni di amore presenti nel mondo che proprio grazie alla loro trasfigurazione, cioè attraverso la santificazione di chi li impersona, diventano il “non ancora”. In questo senso parliamo della santità come ponte nella costruzione del regno.
Di questa santità popolare, vissuta nel quotidiano, Florenzia fu un  caso esemplare.
Ad una suora che le chiede come farsi santa Florenzia risponde con humor. ”Le sue parole molto gradite al mio cuore mi spronano ad una risposta. Ma che risposta posso darle io poverella e figlia di poverello? Ripeto le stesse sue parole: tra pentole e pentolini vi è la sua santità. Quando accende il fuoco si ricordi dell’inferno e del purgatorio e così il suo lavoro sarà tra meditazione e lavoro tutto per Gesù.Cosa vuole di più? Si faccia santa e preghi per me”.
Una “piccola via” potremmo dire. Ma questa piccola via vissuta nella quotidianità non sempre e non necessariamente è banale, anzi qualche volta giunge a richiedere un eroismo molto prossimo a quello dei martiri.
 “La sicurezza che la sua missione nella Chiesa era voluta da Dio – ha scritto di Florenzia suor Gemma -, le fece sostenere con animo virile le incomprensioni, le defezioni, gli scontri, specialmente con le autorità ecclesiastiche. Queste lotte scalfirono la sua fibra fisica, ma la sua fede affondava in più salde radici. Giustamente fu definita “la roccia”…Fidò nella Divina Provvidenza anche quando la Comunità versava in difficoltà finanziarie. Quante volte si mancava anche del necessario, ed essa soleva dire che Dio aveva promesso a S. Francesco: “Anche se tutto il mondo avesse un solo pane, metà sarebbe dei suoi figli”.

Città Metropolitana di Messina, inaugurata la nuova sede del Liceo Scientifico di Patti

Con l’inaugurazione di ieri è giunto a conclusione, il complesso iter che ha permesso la riunione delle diverse sedi del Liceo Scientifico di Patti “Vittorio Emanuele III” in un’unica struttura moderna e funzionale ubicata a Patti in via Padre Pio, c.da Acquafico.
Ha tagliato il nastro la prof.ssa Grazia Scalisi Gullotti dirigente dell’Istituto alla presenza di numerose autorità: il Vescovo di Patti Mons. Guglielmo Giombanco, il vice Prefetto vicario di Siracusa Dott. Filippo Romano, già Commissario straordinario della Città Metropolitana di Messina che ha portato avanti con costante impegno il progetto di accorpamento del Liceo, il vice Prefetto di Messina dott.ssa Natalia Ruggeri, il dott. Gustavo Ricevuto già Provveditore agli studi di Messina, numerosi Sindaci del comprensorio e il team dell’Ente di responsabili tecnici e amministrati: il R.U.P. dott. Pasquale Costa, il geometra Antonino Miceli, il dott. Antonino Palazzolo.
L’importante traguardo raggiunto ha permesso di riunire i cinque diversi immobili utilizzati come edifici scolastici in un’unica struttura polivalente che presenta tutte le caratteristiche di una moderna scuola superiore, pronta a rispondere pienamente, già dal prossimo anno scolastico, alle aspettative e alle esigenze di studenti, docenti e personale amministrativo.
La nuova struttura è dotata di 20 aule che ospiteranno i Licei Scientifico, Linguistico e Scienze Applicate per un totale di 450 alunni che avranno a disposizione anche 5 laboratori, 2 aree polivalenti, 4 locali di servizio e un ampio spazio riservato alle attività sportive.
L’inaugurazione del nuovo liceo Scientifico di Patti è un ulteriore tassello delle azioni di spending review, intraprese negli ultimi anni e libera l’ex Provincia di un altro gravoso onere legato ai fitti passivi. L’accordo tra la Città Metropolitana e la società proprietaria dell’immobile prevede la formula della locazione con patto di riscatto, con il versamento di un canone annuo di 189.500 euro, per una durata di nove anni ed il pagamento di 3.625.414 euro alla scadenza, per l’acquisizione della proprietà dell’immobile da parte dell’Ente metropolitano.

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S. Teresa Riva, bandiera blu come Lipari...cerca la differenza.

S. Teresa Riva è stata insignita come Lipari della bandiera blu....con una "piccola" differenza. 
Nella spiaggia libera vi sono, isole ecologiche (pulite), bagnini, docce e bagni chimici.
Da noi a quando? 

Oggi è il 23 Giugno. Buongiorno con questa foto di Francesca Falconieri e con i Santi e le venerazioni di oggi

Quando la natura dà spettacolo. 
Il temporale del 21 Giugno visto da Piazza Mazzini (Lipari) - 
Santo del giorno: San Lanfranco Beccari -

Altri santi e venerazioni del 23 giugno:
- San Bili (Bilio)
Vescovo e martire
- Sant' Eteldreda di Ely
Regina di Northumbria
- San Giuseppe Cafasso
Sacerdote
- Beata Maria di Oignies
Fondatrice delle Beghine
- Santi Martiri di Nicomedia
- Beato Pietro Giacomo da Pesaro
Sacerdote Agostiniano
- Beata Raffaella Santina Cimatti
- San Tommaso Garnet
Martire in Inghilterra
- San Valerio

venerdì 22 giugno 2018

Pesca. Un asse tra Lipari e Malta sui prodotti biotecnologici. L'articolo del nostro direttore sulla Gazzetta del sud di oggi

Sempre più improvvisazione ed assenza di regole e cognizione.

Saremo ripetitivi ma la realtà è questa.
Si può scarificare una strada,  ponendo i mezzi sulla carreggiata, senza la presenza di un vigile urbano e, peraltro, in prossimità di una curva, costringendo gli automobilisti ad invadere l'altra corsia, creando pericoli, come ben evidente dal filmato, per la pubblica incolumità? 
Le immagini si riferiscono a Bagnamare ma perseverare è diabolico visto che, in mattinata, identica operazione, senza vigili e connessi pericoli, si è creata a Canneto - San Vincenzo.
Per la cronaca a Bagnamare i vigili sono giunti dopo che il cittadino Adolfo Sabatini, che ha realizzato il video, ha allertato i carabinieri. 
IL VIDEO: PS. Domani, crediamo, si bitumeranno (pardon, si rappezzeranno)le strade. Ci auguriamo con cognizione ed evitando pericoli ai cittadini

Morte del sub tra Lipari e Vulcano. Annullate le condanne. Atti rinviati in Corte d'appello

(di Leonardo Orlando) La sesta sezione della Corte di Cassazione ha annullato, con rinvio alla Corte d’Appello di Reggio Calabria per la celebrazione di un nuovo processo, la sentenza di condanna ad 8 mesi di reclusione ciascuno che in primo grado, il 21 dicembre 2015, era stata pronunciata dal Tribunale di Barcellona nei confronti dell’ex patron di Aicon, Lino Siclari, 58 anni di Messina; Emanuele Bucalo, 54, di Barcellona e Giuseppe Cattafi, 59, difesi dagli avv. Gaetano Barresi, Pinuccio Calabrò e Angela Pino.
I tre, con la sentenza confermata in appello il 13 marzo 2017, erano stati condannati per il reato di favoreggiamento nei confronti degli autori che causarono l’incidente in cui perse la vita il sub torinese Mauro Falletta, anestesista di 34 anni, ucciso a quanto pare dall’imbarcazione “Nubilia” di proprietà della società “Aironblu” del gruppo “Aicon”, mentre si immergeva nelle acque tra Vulcano e Lipari il 13 luglio del 2006. Secondo l’accusa originaria che aveva causato la sentenza di condanna - adesso annullata per un nuovo processo che si dovrà tenere a Reggio Calabria - i tre imputati tra cui Lino Siclari e gli altri due, quali comandanti, Bucalo e Cattafi, incaricati dei collaudi degli yacht appena ultimati dai cantieri di Giammoro, avrebbero favorito con false dichiarazioni Francesco Bonaccorsi e Martino Bianco. Gli imputati, interrogati, avrebbero taciuto, pur conoscendoli, i nominativi dell’equipaggio a bordo dell’unità rimasta ignota ma fortemente sospetta di appartenere al cantiere Aicon.

Aliscafi, ripristinato "piano a 4"

E' stato ripristinato da Libertylines il "Piano a 4 " nel settore aliscafi. Ciò consentirà la piena applicazione di quanto previsto negli itinerari orari estivi. 

Ceppo d'ancora del periodo romano recuperato a Capistello (Lipari)

Il mare eoliano continua a restituire preziosi reperti archeologici che vanno ad arricchire il Museo archeologico “ Bernabò Brea” di Lipari. 
Un ceppo di epoca romana è stato recuperato stamattina, nella secca liparese di Capistello, ad una profondità di circa 70 metri, dai sommozzatori della Guardia Costiera. 
L’operazione di recupero, che ha visto impegnati, oltre ai sommozzatori, unità del Circomare Lipari, si è svolta sotto la supervisione dell’archeologo Salvo Emma della Sovrintendenza del mare e davanti alle telecamere di Linea Blu, il programma di Rai Uno che sta girando nelle Eolie la puntata che andrà in onda il 7 Luglio. 
Il ceppo d’ancora, una volta recuperato e trasferito a Lipari, è stato preso in carico da personale del museo eoliano.

Donatella Bianchi a Lipari. In previsione di una puntata di Linea blu sulle Eolie

Donatella Bianchi di "Linea blu", il programma di Rai uno, spesso di casa nelle Eolie, è sbarcata a Lipari, intorno alle 11 e 50, da un aliscafo di linea. Ad accoglierla il comandante di porto, Francesco Principale che è stato, poi, intervistato dalla conduttrice.
La "visita" di Donatella Bianchi è legata ad una nuova puntata della trasmissione che avrà come oggetto le Eolie, anche alla luce delle recenti scoperte di Oceana, e che andrà in onda il 7 Luglio. 
Puntata che, ovviamente, avrà il supporto del Circomare Lipari. 
La troupe, adesso, è ripartita alla volta di Stromboli. 

...e arrivò il "gran giorno". Ex Pumex disboscano il cimitero di Lipari centro


Finalmente! Obiettivo raggiunto! Le continue sollecitazioni di Eolienews hanno dato il loro frutto. Il cimitero di Lipari centro, grazie agli ex Pumex (c'era dubbio?), sta per essere completamente disboscato. 
Soddisfatti, auspichiamo interventi costanti di manutenzione ordinaria, senza bisogno di sollecitazioni. E' così difficile programmare degli interventi periodici? . 
Un appello, infine, ai nostri concittadini. Diamo una mano a tenerlo pulito. Infatti, disperse tra le erbacce, sono state ritrovate carte, bottiglie di plastica e fiori secchi a non finire.

 N.B. nelle foto in alto: Il cimitero dopo l'intervento degli ex Pumex; in basso: Come era prima dell'intervento

I nostri auguri ai festeggiati di oggi

Buon Compleanno ad Immacolata Rifici, Giusy Riganò, Alessandro Furnari, Rosvan Zavone, Antonella Portelli, Giancarlo Felice, Elide Caruso, Eraldo Biviano, Greco Adilnando, Piero Acquaro

Come eravamo: L'ingresso al Viale Vescovile (oggi "La Palma")

La foto è stata scattata durante una cerimonia religiosa

Rigogliose foreste coralline intorno ai vulcani sottomarini eoliani. Gli stupefacenti risultati della spedizione di Oceana

I ricercatori hanno trovato, a un chilometro di profondità, una spettacolare foresta di coralli bambù, rare spugne carnivore e specie mai viste prima nella regione
Giardini di gorgonie (Paramuricea clavata) © OCEANA / Juan Cuetos
Corallo bambù (Isidella elongata) a nord di Lipari © OCEANA
Tartaruga caretta impigliata in una lenza © OCEANA / Juan Cuetos
La spedizione di Oceana, durata un mese, ha svelato la presenza di straordinarie foreste di coralli a rischio attorno ai vulcani sottomarini delle Isole Eolie, a nord della Sicilia. I ricercatori hanno esplorato sette aree di interesse ecologico e hanno trovato coralli bambù in pericolo critico, meravigliosi coralli molli e coralli neri , oltre a molti altri habitat che ospitano un numero elevato di specie. Sulla base di queste scoperte, Oceana sosterrà la designazione di un'area marina protetta nell'arcipelago, con l’obiettivo di preservare il ricco patrimonio naturale delle sue acque.
Sebbene il mare profondo si trovi appena al largo delle coste delle Isole Eolie, queste acque rimangono in gran parte inesplorate e nascondono una biodiversità molto ricca. Abbiamo trovato decine di elementi che sono protetti a livello internazionale nel Mediterraneo, dagli imponenti fondali coralligeni alle tartarughe caretta e molte specie di coralli e molluschi. Tuttavia, abbiamo potuto constatare gli effetti diffusi dell'attività umana anche nelle aree più lontane e profonde, ed è fondamentale che si impedisca di danneggiare la vita marina se vogliamo preservare l'unicità di questa porzione del Mar Tirreno" ha spiegato Ricardo Aguilar, direttore della ricerca per Oceana in Europa.   
Nelle acque più superficiali esaminate, gli scienziati hanno trovato aree dominate da alghe rosse, come i fondali coralligeni e a maerl, che alimentavano giardini densi di gorgonie e grandi banchi di pesci come il sugarello. A profondità intermedie sono stati filmati coralli neri con numerose uova di squalo, coralli rossi e coralli molli gialli, entrambi a rischio nel Mediterraneo.I dati raccolti durante questa spedizione saranno accuratamente analizzati nei prossimi mesi al fine di sostenere la proposta di un'area marina protetta per salvaguardare sia questa preziosa biodiversità, sia i mezzi di sostentamento delle popolazioni locali che dipendono dalle risorse marine. Utilizzando il catamarano di ricerca Oceana Ranger, Oceana ha filmato e scattato fotografie fino a 981 metri di profondità con un robot subacqueo e raccolto campioni dal fondo del mare. I lavori in mare sono stati progettati in modo da studiare ambienti molto diversi tra loro, tra cui montagne sottomarine isolate, banchi sottomarini e le venute idrotermali formate dall'attività vulcanica.
Le aree più profonde, invece, hanno mostrato incredibili foreste di coralli bambù e habitat caratterizzati da specie carnivore, come alcune ascidie e spugne. Sono stati documentati anche una specie di stella marina (Zoroaster fulgens) mai vista prima nel Mediterraneo e una specie ittica (Gobius kolombatovici) che in precedenza si credeva si trovasse solo nel mar Adriatico settentrionale.
In modo preoccupante, la spedizione ha anche filmato gli ingenti effetti degli umani sulla vita marina. Gli scienziati hanno documentato i danni causati dagli attrezzi da pesca persi o intenzionalmente abbandonati, tra cui una tartaruga caretta morta con una lenza agganciata alla bocca, coralli millenari parzialmente uccisi da lenze impigliate e trappole e reti gettate via che continuano a catturare e distruggere animali marini. Si sono trovati anche molti rifiuti domestici, comprese stoviglie in plastica, bottiglie di vetro, batterie e pneumatici. 
La spedizione di Oceana contribuirà a un esistente progetto delle Isole Eolie che è stato portato avanti dalla Blue Marine Foundation (BLUE) in collaborazione con Aeolian Islands Preservation Fund.  , che mira a garantire la designazione di un'area marina protetta. Il progetto è stato reso possibile grazie al generoso sostegno di IF International FoundationPictet Charitable FoundationSmileWave Fund e diversi singoli donatori.

AL VIA CAMPAGNA DI ACQUISTO DELLA PRODUZIONE 2018 DEI CAPPERI DELLE EOLIE

LA ITALIANA CAPERS SUD SRL - LIPARI
INFORMA CHE E’ INIZIATA LA CAMPAGNA DI ACQUISTO DELLA PRODUZIONE 2018 DEI CAPPERI DELLE ISOLE EOLIE
TUTTI GLI INTERESSATI POSSONO CONTATTARE L’AZIENDA AL n. 090 9811202 -9812414
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Città Metropolitana di Messina, celebrazioni per il cinquantesimo anniversario della morte di Salvatore Quasimodo, mostra fotografica a Barcellona P.G.

Continuano le celebrazioni per il cinquantesimo anniversario della morte di Salvatore Quasimodo, lunedì 25 giugno, alle ore 17.00 , nei locali del Villino Liberty di Barcellona P.G., di proprietà della Città Metropolitana di Messina, sarà inaugurata una mostra fotografica dedicata al poeta. Un percorso fotografico che si snoda lungo tutta la sua vita, dalle foto da bambino, a quelle con la famiglia, con i fratelli e gli zii sulla spiaggia a Roccalumera e con gli inseparabili amici Salvatore Pugliatti e Glauco Natoli. Tra le immagini più significative si possono apprezzare alcuni momenti della vita privata di Salvatore Quasimodo, ritratto con la moglie Maria Cumani e i figli Alessandro e Orietta, accostati ad altri quali la cerimonia del Nobel, il conferimento della cittadinanza onoraria della città di Messina, la laurea Honoris Causa in Lettere a Messina nel 1960 e quella ad Oxford nel 1967, ed che la rappresentazione di momenti di grande serenità con gli amici dell’Accademia della Scocca negli anni ‘60, in occasione del Premio Vann’Antò.
All’iniziativa darà un contributo il prof. Giuseppe Rando, docente ordinario di letteratura italiana presso l’istituto di civiltà antiche e moderne dell’Università di Messina, con un intervento sul tema: “Salvatore Quasimodo: la poetica degli affetti”.
La mostra sarà visitabile presso il Villino Liberty di Barcellona P.G. fino a sabato 7 luglio, dal lunedì al sabato dalle ore 9.00 alle ore 18.00.

QUELLA DI FLORENZIA, UNA STORIA DA RACCONTARE di Michele Giacomantonio (Puntata 10 di 10)

Decima puntata
LE FORZE MI VENGONO MENO…
Le ultime settimane di vita


 


Florenzia già anziana e l’entrata della Casa generalizia a Roma

Florenzia seguì i problemi della congregazione fino alle ultime ore di vita con una partecipazione che andava dai problemi più impegnativi della congregazione e delle case fino alle vicende delle singole suore. Poneva domande, dava consigli, si preoccupava della loro salute...
Anche nel chiedere aiuto alle consorelle era molto discreta. Uno dei malanni che la vecchiaia le aveva recato era il gonfiore alle gambe e il problema che aveva tutte le mattine, anche perché era divenuta molto robusta, era quello di allacciarsi le scarpe. Da sola non ci riusciva e quindi aspettava la prima suora che passasse per il corridoio e potesse aiutarla. Spesso questa era suor Colomba e la Madre un giorno le chiese:
– Che cosa pensi, quando fai questo servizio?
– A niente, Madre.
– E invece devi pensare che lo fai per amore del Signore.
Le difficoltà nei movimenti facevano sì che avesse sempre bisogno di qualcuno che l’aiutasse a coricarsi e ad alzarsi. Una notte cadde dal letto, ma per non disturbare le consorelle durante il sonno non volle chiedere aiuto. Rimase a terra fino al mattino, quando la trovarono tutta infreddolita perché era inverno.
Amava conversare e comunicare con le consorelle. Lo faceva di persona o per lettera.
Aveva una grande dote di discernimento nel giudicare le persone ed era sempre prodiga di consigli, ma badava bene a farlo amichevolmente senza  pregiudizio. Fin da giovane, era stata devota di suor Teresa di Gesù Bambino e voleva che soprattutto le novizie ne leggessero la vita e la <<Storia di un’anima>>. Suor Maria Maddalena era rimasta colpita dal brano in cui Teresa si era scelta una consorella che le correggesse i difetti.
– Quale suora mi potrebbe essere di aiuto?, si chiedeva, ed era titubante, perché pensava a una consorella molto sveglia e intraprendente, ma aveva dei dubbi.
– Che cosa la preoccupa suor Maria Maddalena? – le chiede un giorno Florenzia vedendola turbata.
La giovane le confidò il suo problema e le fece anche il nome della suora a cui aveva pensato.
– Se vuoi un mio consiglio, non credo che quella suora sia adatta per la tua anima. Ti faccio io una proposta e poi decidi tu.
Suor Maria Maddalena seguì il consiglio della Madre e si trovò bene, mentre la consorella a cui aveva pensato dopo pochi anni perdette la vocazione e abbandonò l’abito e l’istituto.
Alla capacità di discernimento univa un naturale senso pedagogico basato sulla fiducia nell’interlocutore. Un giorno, mentre è alla finestra della casa di Roma che guarda i bambini giocare nel cortile, si accorge che una giovane suora aveva perso la pazienza con un bambino che continuava a fare capricci. Florenzia subito non dice niente, ma nel pomeriggio fa chiamare la suora nella sua stanza. Questa si era accorta che la Madre aveva notato la sua reazione ed era impaurita. Chissà che cosa le avrebbe detto… Era così severa… Florenzia vede la suora tutta tremante e cerca di metterla a suo agio, la invita a sedersi.
– L’ho fatta chiamare, cara figliola, per sapere se si trova bene con noi. Incontra difficoltà nella vita religiosa? Sta bene in salute?
La giovane è sorpresa. Credeva di doversi scusare e, invece, la Madre l’invitava a una conversazione serena. Senza rimproverarle nulla, Florenzia le parla dell’amore di Cristo, dello spirito di sacrificio che le suore devono acquistare, della carità verso gli altri.
– Molte volte è difficile trattare con i bambini, specie se sono dei piccoli ribelli. Ma Gesù amava i bambini e li portava ad esempio agli adulti. Con loro bisogna avere più pazienza che con i grandi.
Un altro episodio la vede esercitare questa virtù pedagogica con una bambina. C’era in istituto una ragazzina di 13 anni, Teresa, che le suore avevano accolto per carità, visto che la famiglia non poteva mantenerla. Florenzia amava chiacchierare con lei e Teresa, rassicurata dalla confidenza che le dimostrava la Madre, un giorno le chiese perché non potesse indossare l’abito delle novizie e divenire suora.
– Sei ancora troppo giovane, Teresa. Devi avere pazienza, verrà anche il tuo momento, la rassicurò la Madre.
– Ma è già un anno che sono qui e conosco tutte le preghiere meglio di tante novizie. Perché non fa un’eccezione?
Florenzia vede che la ragazzina non vuole convincersi e sembra chiudere il discorso.

La cameretta di Florenzia nella Casa di Roma ora trasformata in Cappella.

– Teresa, in giardino c’è un piccolo tronco di albero quasi secco; vedi di estirparlo e portalo qui.
Sembra un incarico di responsabilità e Teresa, lieta, corre in giardino. Provò e riprovò a svellere il tronco, ma per quanti sforzi facesse la pianta non si mosse di un centimetro. Delusa, stanca e accaldata, tornò dalla Madre.
– Il tronco è più grande di me, non riesco a smuoverlo.
– Vedi, Teresa, ci sono cose che alla tua età, con le tue forze puoi fare e altre no. Quello che si verifica per le piante, accade nella nostra vita. Quando si è giovani, bisogna pensare a curare la vita e a raddrizzarla se ce n’è bisogno. Quindi in questo periodo studia, lavora e strappa, se occorre, le erbe cattive, cioè le cattive inclinazioni che scopri in te. Il Signore premierà la tua generosità e, se vorrà, quando sarai più grandicella, potrai diventare suora.
Spesso andava a trovare la suora che era in cucina.
– Figlia mia, fammi pulire la verdura, diceva.
– Madre, mai io non voglio che lei faccia queste cose –, rispondeva imbarazzata la suora cuciniera.
– Perché no? Non ho forse anch’io il diritto di andare in paradiso con il mio lavoro? Vede, fra pentole e pentolini sta spesso la nostra santità.
– Spesso qui, Madre, non si ha nemmeno il tempo di dire un Gloria.
– Eppure è semplice. Quando accende il fuoco, si ricordi dell’inferno e del purgatorio e così il suo impegno sarà, tra meditazione e lavoro, tutto per Gesù. Che cosa vuole di più? Si faccia santa e preghi per me.
Molto tempo Florenzia lo dedica alle lettere rivolte alle suore lontane o alle circolari che scrive per Natale o per Pasqua. Sono quasi sempre lettere serene e, se qualche volta deve rimproverare, lo fa con franchezza come con la stessa franchezza è pronta a chiedere scusa se si accorge di essere stata ingiusta o di avere ecceduto. Ma nell’ultimo anno di vita doveva avere un cruccio molto forte che serbava dentro di sé, anche se qualche volta prorompeva alla superficie.
La circolare del 31 marzo 1955 è particolare e sembra rilevare questo stato d’animo: “Il mio cuore materno – vi si legge dopo l’indirizzo alle “figliuole carissime” e l’annunzio dell’approssimarsi della Pasqua – sente il bisogno di manifestare i sensi di soprannaturale affetto che a voi mi lega, affetto purtroppo mal corrisposto perché, se il cuore delle figlie battesse all’unisono con quello della Madre, ben diversa sarebbe la vostra condotta. Soffro tanto nel considerare che voi non vi amate, non vi compatite scambievolmente, anzi spesso si deve constatare quello spirito di fazione, di ribellione, di mormorazione, di riferire i difetti delle consorelle trasportandoli di Comunità in Comunità, inasprendo gli animi e disseminando malanimo e discordie. Che piaga terribile!!! Figliuole care, perché amareggiare tanto il cuore di Gesù e quello della Madre vostra? Penso, però, che la Quaresima sarà stata un periodo di ravvedimento e che la S. Pasqua del 1955 segnerà per il nostro istituto l’inizio di un rifiorimento dello spirito di carità vera e sentita, che stabilirà nelle anime vostre e nelle vostre comunità la pace e la gioia santa che unisce i cuori a Gesù. Questo l’augurio sentito che la Madre vi fa giungere in questa S. Pasqua, fiduciosa che ognuna di voi coopererà a rimarginare questa piaga terribile che tende a distruggere lo spirito religioso nei membri della nostra cara Congregazione”.
E, infine, la conclusione: “Figliuole care, l’avvenire della nostra cara Congregazione è nelle vostre mani, scuotetevi e in questa Pasqua fate propositi santi”.
Critiche di questo tipo non erano usuali in Florenzia. Probabilmente negli ultimi mesi vi era una vena di pessimismo che l’amareggiava e che, di tanto in tanto, emergeva. Di più, proprio in questi ultimi mesi, scomparivano alcune compagne – suor Veronica e suor Nazarena – che erano state con lei fin dai primi momenti della creazione dell’istituto.
Il 18 febbraio 1956 Florenzia, che sente approssimarsi la propria fine, scrive a suor Pia, che era ancora in Sicilia, chiedendole, se possibile, di sospendere le visite in programma e tornare a Roma. È una lettera espresso che consegna alla segretaria generale per spedirla. Ma questa, oltre a spedire la lettera, decide di telefonare alla casa di Acireale dove era suor Pia per manifestarle le sue preoccupazioni. Niente di grave in apparenza, solo la pressione un po’ alta, ma il fatto che Florenzia avesse chiesto il rientro della vicaria l’aveva messa in allarme. La telefonata confermò a suor Pia alcuni presentimenti che lei stessa aveva avuto e così – “spinta da un incubo che la tormentava” – decise di partire senza frapporre indugi.
Il 19 suor Pia è già a Roma. Vi era arrivata la sera precedente a tarda ora, avendo viaggiato tutto il giorno, e non aveva voluto disturbare Florenzia. Ma la mattina del 20, alle nove, è già nella sua camera. La Madre sta benino e non sembra che sia prossima alla morte. È felice di vedere suor Pia e subito vuole essere messa al corrente di come vanno le cose in Sicilia e, in particolare, a Palermo e a Petralìa Sottana, dove vi erano stati problemi nella realizzazione delle nuove sedi. Parlano per tre ore fino a mezzogiorno e Florenzia vuole conoscere tutto, fin nei minimi particolari, delle case, ma anche delle suore, dei bambini assistiti, delle aspiranti alla vita religiosa, delle postulanti, delle novizie, delle opere di carità. Aveva nella sua testa, con grande lucidità, il quadro delle attività siciliane e con interesse voleva essere aggiornata.
Nel pomeriggio fa chiamare il padre francescano che le ha promesso la donazione di una villetta a Roma centro da parte di una benefattrice. È un problema che le sta molto a cuore. Ha sempre sperato – visto che Monte Mario risulta un po’ fuori mano – di potere avere una casa anche piccola a Roma dove potessero abitare le suore che dovevano frequentare le scuole. Meglio se fosse dalle parti di San Pietro, “per essere più vicine al Papa”. Il padre arriva subito e l’incontro si tiene nella cameretta di Florenzia, che lo accoglie seduta nella sua solita poltrona di legno, alla presenza di suor Pia e della segretaria generale. Ma padre Bernardo non ha novità e pare a Florenzia troppo evasivo. Essa, però, è pressata dal tempo che le sfugge e si rivolge al francescano con toni accorati: “Padre, Lei mi può aiutare, mi deve aiutare. Non ho più testa né gambe, non posso più muovermi, non posso più reggere l’istituto… Ci deve aiutare, segua la pratica della donazione della casa in città. Poi c’è da fare la chiesa, il progetto è pronto, desidero essere sepolta nella nuova chiesa vicina a Gesù, vicino alla Madonna, in mezzo alle mie figlie”.

2. Un transito sereno

  Quella del martedì, 21 febbraio 1956, fu la giornata fatidica. Pioveva e vi era umido e freddo. La mattina Florenzia non se la sentì di alzarsi per sedersi sulla sua poltrona come faceva sempre, ma rimase a letto. Questo fu il segnale che soffriva molto e le forze la sorreggevano sempre meno, anche se lei alle domande di come si sentisse rispondeva sempre “bene”. Chiese di parlare con don Traiano, il cappellano dell’istituto, ma questi era fuori sede e così suor Pia pensò di far venire il parroco di Nostra Signora di Guadalupe, che era la loro parrocchia e distava dalla casa un paio di centinaia di metri. Don Paolo arrivò subito e le suore gli suggerirono di dire che non erano state loro a chiamarlo, ma che era venuto di sua iniziativa per una visita di cortesia. Florenzia, che aveva compreso la preoccupazione delle consorelle, fu contenta di vederlo.
“Padre parroco, come faceva a sapere che stavo male?”, chiese con una punta di ironia.
“Madre – rispose sorridendo don Paolo –, il parroco sa tutto”. E, dopo questi convenevoli, la suora chiese di confessarsi. Dopo il parroco volle somministrarle il viatico, anche se Florenzia appariva serena nel volto, parlava e non manifestava nessun segno di crisi grave. Ed ora, aggiunse don Paolo, facciamo la comunione. “Non posso – rispose questa imbarazzata – ho fatto da poco colazione”. “Non importa – ribatté don Paolo –, la dispenso io”. E recitò le preghiere di preparazione e di ringraziamento alla comunione a voce alta e chiara.
Intorno al letto le suore, che nel frattempo, dopo la confessione erano sopraggiunte, prendendo posto nella stanzetta o sostando nel corridoio dinanzi alla porta, impietrite dal dolore, seguivano ogni suo movimento e ogni sua parola. Florenzia recitò alcune preghiere insieme al parroco, da sola ridisse la preghiera a Gesù crocifisso “Anima Christi”. Poi ripeté più volte: “Nel bel cuore di Gesù che mi ha redento, in pace io riposo e mi addormento”. Quindi, col suo solito sorriso, si fece aiutare a mettersi seduta nel letto e si mise a conversare col parroco chiedendogli perché da un po’ di tempo non invitava le sue suore ad andare in parrocchia e, in particolare, perché non le aveva invitate alla solenne festa dell’incoronazione della Madonna. Però, sia perché parlava piano, sia perché incespicava un po’ nelle parole, non si capiva tanto bene quello che diceva.
Si erano fatte già le 12,30 e, mentre conversavano, il parroco chiese se voleva amministrato quello che oggi si chiama sacramento dell’unzione degli infermi e che allora era conosciuta come estrema unzione. Florenzia acconsentì sorridendo, seguì attentamente tutta la cerimonia, vi partecipò con devozione, rispondendo “Amen” con voce chiara. Le suore, con il cuore straziato, seguivano i minimi movimenti della Madre, che in viso era serenissima.
In questo intervallo, arrivò anche il medico curante che le auscultò il cuore, disse che era un po’ debole, ma che non c’era una vera gravità, e andò via. Il parroco, a questo punto, volle darle anche la benedizione papale e, nell’atto che Florenzia ebbe Gesù crocifisso fra le mani, lo strinse forte e, a voce alta e chiara, disse: “Gesù, Gesù mio” e baciò il crocifisso con trasporto. Lo consegnò poi nelle mani del parroco, che lo posò sul tavolo, e ancora a voce alta disse: “Gesù, Gesù mio, Gesù bello”.
Quindi, rivolgendosi alle suore, disse: “Perdono tutte le suore, anche le più discole e benedico di cuore le vicine e le lontane”. Stette un po’ di tempo in silenzio, ringraziò don Paolo e questi, vedendo che stava benino, andò via. Erano le 13,30 e si era trattenuto per circa tre ore.
Accettò di mangiare qualcosa e volle alzarsi e sedersi sulla sua poltrona. Scesero a trovarla, per informarsi sulla sua salute, suor Biagina, che era stata a letto con acuti dolori intercostali, e suor Adele che, malgrado avesse la febbre, aveva voluto fare una visitina alla Madre. A questa, che le chiedeva come stesse, Florenzia rispose sorridendo: “Io sto bene, è lei che è tanto malata. Cerchi di salvaguardarsi”.
Le suore passarono il pomeriggio tutte intorno a Florenzia e – vedendola serena e attenta, come al solito, alla conversazione – si interrogavano perché mai il parroco avesse voluto amministrarle l’estrema unzione. A suor Ludovina, che durante l’assenza di suor Pia dormiva in camera con lei e, quindi, durante la notte si alzava diverse volte per assisterla, disse: “Lei vada a letto a riposare ora, io riposerò stanotte”. A suor Amalia, che di solito si occupava del bucato, disse: “Consegni presto la biancheria ad uso mio che mi servirà”. Riflettendo su queste frasi, suor Pia si chiese se fosse un indizio che Florenzia presagiva la propria morte. Ma non disse nulla a questo proposito. Alle 18,30 fece cena, mangiò come al solito e bevve acqua calda con succo di mandarino, perché sentiva freddo. Alle ore 19 volle che le suore andassero a cenare e rimasero a farle compagnia solo suor Ludovina e suor Amalia.
In questo intervallo, venne a trovarla don Traiano che era rientrato in istituto. Lei gli disse, contenta, che vi era stato don Paolo, di aver fatto la comunione e di aver ricevuto anche l’estrema unzione.
Se lei ha pazienza, Padre, vorrei esporle un ragionamento che sono venuta facendo in questi ultimi mesi e che è come un riassunto della mia vita spirituale. Il mio cammino spirituale. Il Padre le disse che era felice di ascoltarla e Florenzia riprese il discorso.

Interno della chiesa di Pirrera, oggi

“Vede, Padre, la cosa più importante nella mia vita è stata la preghiera, e cioè il dialogo con Gesù e con la Madonna. Ma forse, ancor prima della preghiera, è stato il silenzio. Le suore pensano che io sia un po’ fissata con il silenzio. E può essere vero. Con l’età anche alcuni valori finiscono con l’apparire manie. Ma per me il silenzio vuol dire l’incontro della mia anima con Dio. Il silenzio è una tale forza trasformatrice che ci fa scoprire la nostra povertà umana, la nostra incapacità, i nostri limiti. Il silenzio non è il nulla, ma è ascolto per cogliere la presenza di un altro che è oltre la percezione dei nostri sensi. Il silenzio è la premessa della preghiera, perché vuol dire fare spazio all’ascolto di Dio. Questo l’ho sempre saputo, fin da bambina, quando passavo lunghe ore in silenzio dinanzi al quadro della Madonna degli Angeli nella vecchia chiesetta di Pirrera a Lipari. E un giorno, il giorno della mia prima comunione, ho sentito finalmente la voce di Gesù.
Ho detto molte volte che “Gesù parla alle anime silenziose. Quando si accorge che nel nostro cuore si nutrono pensieri che non sono per lui, ci lascia sole e non si può conoscere la via che porta al cielo”. Sì, il silenzio è già preghiera. E la preghiera è stata per me l’alimento giornaliero, il sostegno a cui appoggiarmi nelle difficoltà. La preghiera fatta di ascolto e di dialogo. Dialogo con Gesù. Dialogo con la Madonna. Dialogo e meditazione. Anche il rosario è stato per me dialogo e meditazione. Un modo di comunicare con Dio lungo i misteri della fede.
Silenzio e preghiera sono fra loro connessi e uno introduce all’altro, così come la perfetta letizia e l’abbandono a Dio, che sono le altre tappe di questo cammino sulla strada dello Spirito.
La perfetta letizia è stato il passaggio, credo, più complesso. Mi riusciva difficile pensare come si potesse rimanere nella gioia interiore di fronte a eventi terribili, a disgrazie familiari, alla sofferenza che vedevi intorno a te. Il racconto di Francesco che torna da Perugia in una durissima notte d’inverno e, giunto al convento, non lo lasciano entrare, la prima volta che lo sentii mi parve una storiella, allo stesso tempo, irritante e divertente. Com’è possibile essere lieto, quando subisci un’ingiustizia? Com’è possibile non reagire?
È possibile – mi disse un giorno un frate francescano –, se al centro non ci sei tu, se non sei tu al centro dei tuoi pensieri, delle tue emozioni, del tuo mondo. Fino a quando non ti poni in un angolo e non occupi quel centro con Dio, non puoi. Per questo, la perfetta letizia pretende l’abbandono fiducioso a Dio.
Ho ancora nelle orecchie le parole di quel frate. Si chiamava padre Daniele e lo conobbi viaggiando sulla nave verso gli Stati Uniti e poi lo ritrovai a New York nella chiesa di Sant’Antonio. Quel viaggio verso l’America fu un momento importante della mia maturazione spirituale e, soprattutto, la notte terribile di tempesta quando pareva che dovessimo affondare e sentivo intorno a me grida e pianti. La mattina, la tempesta si era quietata e raccoglievamo morti e feriti. Allora mi sono detta che, se ero ancora viva, è perché l’aveva voluto Dio e, quindi, la mia vita non mi apparteneva più. Apparteneva a lui e dovevo vivere ogni momento nella gioia di servirlo. Da quel momento, per quanto forti fossero le preoccupazioni, mi dicevo che, se una cosa era bene che si verificasse, allora Dio avrebbe provveduto. Se c’era qualcosa che io avrei potuto fare, dovevo impegnarmi sino in fondo. Ma se le cose esorbitavano dalle mie possibilità dovevo affidarmi a lui.
Affidarsi a Dio non è lo stesso che fidarsi di Dio, è un passo in più. Vuol dire abbandonarsi a lui e avere la certezza che tutto quello che ti succede ha una finalità e questa finalità non può non essere buona perché viene da Dio. Le contrarietà sono le forti carezze di Dio. Le difficoltà, le prove arrivano perché Dio vuole saggiare la nostra fiducia in lui, ma lui stesso le avrebbe risolte. Alle mie suore, di fronte alle traversie, alle contrarietà e alle preoccupazioni, ho sempre detto: “Uniformiamoci alla volontà di Dio, il quale tutto sa risolvere per il nostro bene”.
Dio, Padre, non è mai stato per me un essere impersonale. È sempre stato una persona viva e vera. È stato Gesù e Gesù è stato l’unico e grande amore della mia vita. Gesù che mi parla attraverso la Scrittura, Gesù che mi parla nell’Eucaristia. Anche nella ricerca di Gesù Francesco mi è stato maestro. Il Gesù della povertà del Presepio, il Gesù dell’umiltà della Croce, il Gesù dell’annientamento dell’Eucaristia. Sono tre momenti che rendono Gesù vero, presente. Eppure fra questi tre momenti quello verso cui ho sempre provato un particolare trasporto è l’Eucaristia. Nell’Eucaristia Gesù si è annientato per rimanere con gli uomini per sempre. E così non siamo stati più soli. Alle mie suore, che si lamentavano qualche volta della solitudine in cui vivevano a Rosarno, a Castagnolino, in Brasile ho sempre ricordato: “Gesù dimora con voi e, quindi, avete tutto. Amatelo Gesù. Ditegli spesso: Gesù ti amo, resta con noi”. Per questo volevo che il primo pensiero nell’apertura di una casa fosse quello della cappella in cui celebrare la messa, possibilmente tutti i giorni.
L’Eucaristia è stata per me il centro della giornata e alle mie figliole dicevo di dividere la loro giornata in due periodi di raccoglimento: la prima metà in costante ringraziamento per l’eucaristia ricevuta la mattina, e la seconda mezza giornata vissuta nell’attesa della comunione dell’indomani.
L’amore per Gesù è stato il culmine del mio percorso. L’amore per gli uomini e, in particolare, per i più bisognosi non è che l’estensione di questo amore. Sì, l’amore è stato il movente di ogni aspirazione nella mia vita, di ogni opera intrapresa, l’amore che innalza all’Onnipotente un cantico di gioia, di gratitudine, di riconoscenza nel trambusto di una vita sacrificata, francescanamente vissuta. Nel povero mendicante, nell’ammalato che soffre, nella ragazza madre abbandonata, nel bambino senza affetti vedevo Gesù. Ho scritto alle mie figliole in Brasile, che tanti problemi hanno avuto nell’ospedale di Jatai: “Oh, come sarebbe bello, se in uno dei tanti ammalati trovaste Gesù in persona. Ma se non lo trovate visibile, lo troverete sempre invisibile. Quando avvicinate un ammalato, andate col pensiero che vedete Gesù”. E a tutte ho sempre ricordato che, quando un povero bussa alla porta, bisogna accoglierlo e aiutarlo, perché in lui c’è l’immagine di Gesù Cristo. Ecco, questo è il testamento che lascio alle mie figliole, un percorso per diventare sante non compiendo azioni straordinarie, ma affrontando i problemi di tutti i giorni lungo quella “piccola via” che ci ha indicato suor Teresa di Gesù Bambino”.

La casa della famiglia Profilio a Pirrera trasformata in casa di preghiera con la sua piccola cappella

Parlò a lungo Florenzia ed era veramente come se volesse consegnare a  don Traiano il proprio testamento spirituale. In alcuni momenti la voce sembrava spegnersi in gola ma, subito, riprendeva come se quel racconto fosse il canto della sua vita.
Dopo cena, il cappellano si incontrò con le suore e le tranquillizzò perché Florenzia era lucida e serena. Il tempo della ricreazione le suore lo passarono rimanendo attorno alla Madre e, all’orario delle preghiere serali, le chiesero la benedizione e andarono in cappella. A recitare le preghiere con Florenzia rimasero suor Pia e suor Ludovina e la Madre partecipò alle preghiere col solito fervore facendo sentire la propria voce.
Poi volle alzarsi e, mentre suor Pia le rifaceva il letto, suor Ludovina l’aiutava a sorreggersi. A un tratto esclamò: “Le forze mi vengono meno”. Subito suor Pia accorse e a stento le due suore la sorressero per fare quei pochi passi dalla poltrona al letto. Nell’attimo di mettersi a letto, Florenzia si sconvolse in viso e, mentre le suore cercavano di farle prendere la posizione più giusta che la aiutasse a respirare, chiuse per sempre gli occhi. Erano le 21 precise del 22 febbraio 1956,, l’orario in cui, in quel periodo dell’anno, la comunità andava a riposare. Subito accorsero le suore che si inginocchiarono intorno al letto e pregavano e piangevano. Accorse anche don Traiano per l’ultima benedizione e anche lui si raccolse in preghiera.

3. L’omaggio a Florenzia

Ricomposta la salma, le suore, don Traiano e le orfanelle più grandi, che chiesero di poter restare, passarono la notte in veglia di preghiera alternando, fra le lacrime, le orazioni con la lettura della passione e morte del Signore. 

La cerimonia dell’olio per la luce dinnanzi alla tomba di Madre Florenzia nella Cappella della Casa generalizia.

Il corpo rimase esposto nella sua stessa camera per due giorni, fino alle 18 del giovedì, quando Florenzia fu deposta nella cassa dalle sue stesse figlie e portata in cappella dove la bara rimase aperta tra una profusione di fiori e ceri accesi. Le suore vegliarono per tre notti e quasi tre giorni. La Madre per tutti i tre giorni conservò l’aspetto di una persona viva, soavemente addormentata, senza la freddezza e il pallore della morte.
Moltissime furono le autorità religiose, i sacerdoti, che vennero a sostare in preghiera. Così anche le suore della zona e poi un via vai di vicini, di parenti delle ragazze assistite, di famiglie amiche e di persone sconosciute. Le suore posarono sul corpo della Madre medagliette dell’Immacolata e piccoli crocifissi per poterli poi conservare come ricordo della defunta. La bara rimase aperta fino alle 10,30 del venerdì 24 febbraio. Quando si chiuse la bara, gli uomini addetti alla saldatura, avevano tentato di stendere le braccia lungo il corpo, ma fu inutile perché per ben due volte le mani da sole si ricongiungevano nella posizione primitiva, cioè a stringere il crocifisso, la corona del rosario e la santa Regola che erano sul petto.
Il  corpo di Madre Florenzia Profilio ora riposa nella chiesa della Casa generalizia dell’Istituto a Roma in via delle Benedettine. Dal luglio del 1980 è iniziato il cammino verso il riconoscimento della sua santità ed il 14 aprile 2018 il Santo Padre ha firmato il decreto col riconoscimento delle virtù eroiche della Serva di Dio e l’attribuzione quindi del titolo di Venerabile..
                                                                                           (10.Fine)