Perché un cittadino siciliano deve subire il razionamento dell'acqua? I tetti delle nostre città sono costellati di serbatoi per creare riserve artificiali e a Lipari, nelle zone alte, l'acqua viene erogata ogni due settimane: se questo non si chiama razionamento, non saprei come definirlo (vedremo con la nuova condotta ma ci credo poco...). E ancora: perché tappare alla bell'e meglio le buche stradali deve essere celebrato come un evento straordinario? Perché le opere pubbliche diventano sempre un pretesto per dire: "quelli di prima non hanno fatto nulla, noi invece..."?
Perché in questo Paese l'essere furbi è diventato un vanto sociale? Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti: passare con il semaforo rosso; procedere in controsenso con biciclette, monopattini, scooter e auto; parcheggiare negli stalli riservati ai disabili o sulle strisce pedonali; bloccarsi in mezzo alla strada per chiacchierare o giustificarsi dicendo "io sto lavorando". E perché alcune imprese che appaltano lavori pubblici si sentono autorizzate a fare ciò che vogliono, nel silenzio totale di chi dovrebbe controllare?
Si potrebbe continuare per pagine intere. Ma oltre alla furbizia c'è un malessere più profondo, spesso mascherato ma che traspare continuamente: siamo tutti profondamente arrabbiati. Con chi, non lo sappiamo nemmeno noi. Basta una parola di troppo per scatenare insulti. Qualche giorno fa, presso uno stop (sì, esistono anche a Lipari, anche se sono sbiaditi o sistematicamente ignorati), un'auto ha tamponato quella che la precedeva. Un danno da nulla, eppure il "tamponatore" non è nemmeno sceso dal mezzo per scusarsi; anzi, si è mostrato infastidito dal fatto che il conducente davanti, con estrema educazione, gli avesse fatto notare il contatto.
Corriamo tutti come forsennati, ma per andare dove? Per fare cosa? Nei centri abitati il limite è di 30 km/h, fuori è di 50 km/h. Sfrecciando a 80 o 100 km/h, quanto denaro si guadagna in più a fine giornata? E quel pugno di monete vale forse la vita di un pedone o di un ciclista? Spesso vedo turisti stranieri che inseriscono Lipari come tappa del loro viaggio in moto: indossano caschi di ottima qualità, abbigliamento tecnico adeguato e mantengono una velocità moderata. Qui, invece, il casco si indossa spesso solo per evitare le multe, riducendosi a mini "scolapasta" del tutto inutili, con la solita scusa: "qui fa caldo, io non lo sopporto".
Finiamola di riempirci la bocca con la formula della "grande civiltà eoliana": è scomparsa, non se ne trova traccia. La civiltà eoliana è finita nei cassonetti dell'immondizia. Un paio di settimane fa, due turiste polacche mi hanno chiesto indicazioni per raggiungere Lipari da Quattrocchi a piedi, percorrendo un sentiero. Ho risposto che ormai i sentieri sono quasi del tutto cancellati dall'incuria. Una di loro mi ha guardato e ha detto: "Lipari è meravigliosa, ma è un luogo abbandonato e c'è troppa spazzatura!".
In questo caso non uso il "noi", ma il "loro": mi riferisco a chi getta i rifiuti nei giorni e negli orari sbagliati, alimentando uno scempio indecente. Però una domanda la pongo anche alle istituzioni: perché i cassonetti sono sempre spalancati, alla mercé di cani, gatti, gabbiani e topi grandi come gatti? L'Amministrazione non può limitarsi a scaricare la colpa sui cittadini; spetta a chi governa risolvere il problema, non foss'altro che per ragioni di salute pubblica. È del tutto inutile finanziare la disinfestazione contro le zanzare se poi i topi prosperano indisturbati, grassi come maialini. Queste attività rientrano nell'ordinaria amministrazione, sono i doveri minimi che chi governa deve garantire in virtù del mandato ricevuto.
Per gettare la spazzatura indifferenziata devo percorrere 500 metri, e un chilometro per il vetro: ho forse ottenuto uno sconto sulla Tari rispetto a chi ha i cassonetti sotto casa? Le mie tasse hanno forse un valore intrinseco inferiore rispetto a quelle pagate nel ricco Veneto?
Un'ultima nota, non meno importante: serve un'informazione regolare. Se Facebook deve essere utilizzato solo per fare proclami o disquisizioni di filosofia accademica, sarebbe molto più utile impiegarlo per rispondere ai cittadini che pongono domande concrete. Sporchiamoci le mani con le persone, diamo risposte, facciamo sentire la presenza delle istituzioni. Facciamoci vedere prima della campagna elettorale che, come una pioggerella primaverile, farà rispuntare gli "scomparsi" dalla vita pubblica, pronti a girare di notte alla ricerca dell'ultimo voto.
Eoliani, ritroviamo la nostra civiltà!
Francesco Coscione


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