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giovedì 26 marzo 2020

Stress lavoro-correlato ai tempi del CoVid-19 (a cura della dott.ssa Federica Addamo, Tecnico della Prevenzione negli Ambienti e nei Luoghi di Lavoro

L’emergenza CoVid-19 sta mettendo a dura prova tutta la Nazione, l’isolamento e lo sradicamento da ciò che chiamiamo quotidianità causano inevitabilmente stress.
Altrettanto preoccupante è la condizione di coloro che, invece, continuano a lavorare negli esercizi pubblici e commerciali con la consapevolezza e la paura di poter essere contagiati. Nel mio excursus approfondirò la tematica dello stress, soprattutto quello correlato alle attività lavorative.

Cos’è lo stress? Quali sono i suoi sintomi?
Lo stress è una condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale ed è conseguenza del fatto che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o alle aspettative riposte in loro. [1]
Si tratta, precisamente, di una sindrome generale di adattamento (SGA) atta a ristabilire un nuovo equilibrio interno in seguito a fattori di stress (stressors).
Le alterazioni dell'equilibrio interno possono avvenire a livello endocrino, umorale, organico e biologico.
La durata dell’evento stressante porta a distinguere lo stress in due categorie. Quello acuto, che si verifica una sola volta e in un lasso di tempo limitato; quello cronico, cioè quando lo stimolo è di lunga durata.
Oltre alla durata, è importante anche la natura dello stressor. Possiamo avere stressor benefici, detti eustress, che danno tono e vitalità all’organismo. Ma anche stressor nocivi, detti distress, che possono portare ad un abbassamento delle difese immunitarie.

I sintomi da stress possono essere suddivisi in quattro categorie:
·         Fisici: mal di testa, mal di schiena, indigestione, collo e spalle tese, mal di stomaco, tachicardia, sudorazione delle mani, agitazione e irrequietezza, stanchezza, vertigini, insonnia, perdita di appetito;

·         Comportamentali: digrignare i denti, attitudine alla prepotenza, aumento del consumo di alcolici, fame nervosa, impossibilità di portare a termine semplici mansioni, attitudine a criticare gli altri;

·         Emozionali: nervosismo, ansia, rabbia, crisi di pianto, senso di solitudine, tensione, sentirsi impotenti a cambiare le cose, essere facilmente agitati o sconvolti;

[1] Accordo Europeo sullo stress lavoro correlato del 2004.

·         Cognitivi: mancanza di creatività, perdita di memoria, problemi a pensare in maniera chiara, senso di preoccupazione costante, perdita del senso dell’umorismo, impossibilità nel prendere decisioni.
I disturbi psicosomatici più comuni legati allo stress sono: asma bronchiale, ipertensione arteriosa, colite, eczema cutaneo, alopecia psicogena, ulcera gastro-duodenale.

Stress lavoro-correlato e burnout
L’attuale quadro normativo di tutela della salute e sicurezza sul lavoro, costituito dal D.Lgs. 81/2008 e s.m.i., ha specificamente individuato lo stress lavoro-correlato (SLC) come uno dei rischi oggetto di valutazione e di conseguente adeguata gestione. Recependo i contenuti dell’Accordo Europeo dell’8 ottobre 2004, ha specificato, con l’Art. 28, l’obbligo di valutazione del rischio da stress lavoro-correlato e, di conseguenza, quello relativo alla gestione dello stesso da parte del datore di lavoro.
Lo stress legato all’attività lavorativa può essere provocato da rischi psicosociali, quali la progettazione, l’organizzazione e la gestione del lavoro, nonché da problemi come le vessazioni e la violenza sul lavoro, ma anche da rischi fisici come la rumorosità e la temperatura. È doveroso aggiungere all’elenco dei rischi psicosociali quelli dati da situazioni emergenziali, come quella che stiamo vivendo.
È dimostrato che lo stress, riducendo la capacità di elaborazione mentale, induca ad errori umani di vario tipo: errori a livello d’intenzione (Es. a causa della stanchezza non viene eseguita una procedura); errori per improprietà esecutive, mancanza di coordinamento nella priorità tra le azioni; errori a livello di controllo per cui si manifesterà un deficit di memoria nella sequenza delle operazioni da compiere.
L’operatore stressato rende meno, può commettere errori, è più esposto ad infortuni, è più conflittuale, teme l’innovazione e può entrare nell’area di rischio psicosomatico.
Tale situazione si ripercuote inevitabilmente sull’intera organizzazione con effetti negativi: riduzione della produttività e della qualità del lavoro, aumento della conflittualità, diminuzione del senso di appartenenza, mancato rispetto delle regole o irrigidimento per il loro rispetto, elevato assenteismo e turn over, clima di insoddisfazione, ricerca continua di capri espiatori, aumento degli infortuni.
Dinamiche come queste se non gestite, possono alla lunga condurre a una sindrome definita “sindrome del burnout”.
Ai fini della tutela della Salute e Sicurezza sui luoghi di lavoro, la rilevazione dei livelli di stress lavoro-correlato diventa ulteriormente fondamentale per prevenire l'insorgenza di questa disfunzione organizzativa.
Il burnout si riferisce alle helping profession, ovvero tutte quelle professioni (medici, infermieri, psicologi, psicoterapeuti, operatori socio-assistenziali, insegnanti) in cui la relazione con l'altro è la parte fondamentale del lavoro, che oltre a richiedere competenze tecniche si caratterizza per un forte coinvolgimento emotivo del lavoratore con il proprio “cliente”.
Secondo Cherniss (1980) il burnout è il culmine di un processo stressogeno che si articola in tre fasi:
     Percezione della situazione stressante: il soggetto sente un disagio che è causato dalla differenza tra risorse personali e richieste ambientali;
     Emotività negativa: il soggetto sperimenta un disagio emotivo caratterizzato da tensione e ansia;
     Coping: il soggetto di fronte ad una situazione stressante evita il problema attraverso il disimpegno e il distacco emotivo.
  
L’emergenza sociale CoVid-19
È naturale essere stressati in questo periodo difficile, come abbiamo visto, ed è imperativo cercare di affrontarlo in maniera positiva, cercando di reinventarsi e di occupare il tempo in maniera costruttiva. È questo il momento di approfondire le nostre conoscenze e, perché no, imparare qualcosa di nuovo.
Gli esercizi commerciali e pubblici, come sappiamo, sono aperti e gli operatori lavorano in condizioni di forte stress e pressione dati sia dall’aumento della mole di lavoro sia dalla paura del contagio, essendo maggiormente esposti rispetto a coloro che sono costretti a rimanere in casa.
Gli operatori sanitari, tra tutti, hanno una maggior probabilità di sviluppare patologie stress lavoro-correlate e burnout in quanto lavorano a stretto contatto con la sofferenza, affrontano turni massacranti e, ovviamente, rientrano nella categoria a maggior rischio di contagio da CoVid-19.

Bibliografia
Massimo Servadio, “Le disfunzioni organizzative: stress lavoro correlato, mobbing, burnout”; 2017.

Commissione delle Comunità Europee. Comunicazione della commissione. Adattarsi alle trasformazioni del lavoro e della società: una nuova strategia comunitaria per la salute e la sicurezza 2002 - 2006. Bruxelles; 2002.
Commissione delle Comunità Europee. Migliorare la qualità e la produttività sul luogo di lavoro: strategia comunitaria 2007 - 2012 per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro. Bruxelles; 2007.
Inail. Indagine nazionale sulla salute e sicurezza sul Lavoro. Milano: Inail; 2014

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