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lunedì 10 ottobre 2016

Ancora sull'area marina protetta (di Michele Giacomantonio)

Riceviamo e pubblichiamo:
Ascoltando e leggendo le prese di posizione sull’Area Marina Protetta (AMP) e sul Parco terrestre e marino si ha come l’impressione che si tratti di un dibattito su sistemi chiusi, prendere o lasciare, per cui non si entra mai nel merito ma si rimane sulle linee generali.
Parliamo in questo intervento delll’AMP. Per i suoi fautori la sua istituzione è sempre e comunque un fatto positivo mentre per i suoi detrattori – che raccolgono i diversi aspetti negativi delle varie esperienze assolutizzandole – essa è comunque un male assoluto. Ma nessuno entra nel merito dei problemi concreti come: da chi deve essere formato e come deve funzionare il comitato di gestione; quali devono essere gli obiettivi dell’AMP, quali devono essere le perimetrazioni delle tre aree e con che vincoli, ecc. Non sono temi di poco conto con varie possibilità di risposte perché ci sono soluzioni diversificate da Area ad Area.
A proposito per esempio del Comitato di Gestione, il sito del Ministero dell’Ambiente dice: “La gestione delle aree marine protette è affidata ad enti pubblici, istituzioni scientifiche o associazioni ambientaliste riconosciute, anche consorziati tra di loro. L'affidamento avviene con decreto del Ministro dell'ambiente, sentiti la regione e gli enti locali territorialmente interessati.”. Lo stesso sito evidenzia che la maggior parte delle Aree sono gestite dai Comuni interessati e pubblica a questo proposito una tabella”. Non è un fatto di poco conto perché ricordo che ancora 15-20 anni fa i Comuni erano esclusi e proprio su questo l’ANCIM fece una buona battaglia. Essere nel Comitato di Gestione è importante perché dipende da questo il controllo dell’ Area, il fare rispettare i vincoli, il poterli modificare se si rivelano troppo gravosi o inefficaci,ecc.
Un'altra serie di problemi riguardano gli obiettivi. E’ indubitabile che il nostro arcipelago presenta gravi problemi che richiedono una migliore regolazione ed un maggior controllo. A parte l’impoverimento ittico che è sotto gli occhi tutti e i “fermo-pesca” sono insufficienti e non sempre efficaci, ma vi è anche un impoverimento della flora e della fauna marina in genere. Una volta da noi si pescava il corallo e ci sono testimonianze in questo senso fino al XVII secolo, quando ero ragazzo si trovavano ancora le “ranule pinule” che si dipingevano per farne souvenir, vi erano pareti intere costellate di grosse “patelle”, vi erano praterie di posidonie. Si sa del saccheggio continuato dei reperti archeologici sottomarini, di particolari rocce vulcaniche, di secrezioni di zolfo, ecc. In estate l’assalto dei barconi a Stromboli, Panarea, Filicudi, Alicudi e lo stesso Vulcano raggiungere vertici intollerabili che creano sporcizia e degrado. Questi ed altri sono problemi che una efficiente AMP potrebbe affrontare, controllare e gestire.
Quindi quali dovrebbero essere gli obiettivi non di una ipotetica e astratta AMP ma dell’AMP delle isole Eolie? Innanzitutto la tutela e la salvaguardia del nostro ambiente marino che con le sue particolarità determinate anche dal vulcanesimo e con le sue biodiversità è un patrimonio prezioso. Quindi la tutela e la fruizione sostenibile delle nostre coste, dei nostri approdi e delle nostre spiagge regolamentando il flusso delle imbarcazioni soprattutto quelle a motore, la loro velocità, controllando il loro ancoraggio e l’utilizzo di appositi campi boe, lo scarico a mare delle sentine, e il rischio di inquinamento da carburanti. La salvaguardia della fauna marina col rispetto dei “fermo-pesca” e il privilegio della marineria locale come pure in tante realtà avviene. La promozione di campagne di ripopolamento delle specie marine che si vanno impoverendo o rischiano di scomparire.
Quindi la definizione delle zone A, B,C e dei rispettivi vincoli di cui si ho detto nell’intervento precedente ma che è utile riprendere ed approfondire alla luce di quanto scrive uno studioso come Nicola Castronuovo Motta su www.biologiamarina.eu . Ecco: “all’interno di ogni area sono individuate tre zone a diverso grado di tutela in base alle necessità di conservazione dell’area stessa. La zona A, di riserva integrale, è generalmente interdetta a tutte le attività che possono arrecare danno o disturbo all’ambiente marino. È il cuore della riserva, dove la protezione è massima, per garantire la tutela delle specie animali e vegetali, e assicurare la loro riproduzione. La zona A è delimitata da boe luminose a mare e da pali luminosi a terra. La zona B, si trova generalmente a confine della zona A, un’area cuscinetto, dove la regolamentazione dell’ente gestore è meno vincolante, si possono fare immersioni, è consentita la balneazione, le visite guidate e il transito, l'ormeggio e l'ancoraggio su apposite boe, di imbarcazioni a remi o a vela, a velocità ridotta, dove generalmente sono segnalati dei corridoi per il transito stesso. È consentita la sola pesca artigianale e non invasiva per la tutela e il mantenimento delle specie ittiche. La zona C, serve a garantire un graduale modo di approccio alle zone più tutelate, è consentito il transito di imbarcazioni a motore a velocità ridotta e possibilmente con un impatto ambientale minimo. È consentita la pesca sportiva, vincolata da alcune regole, dettate dall’ente gestore”.
Tutte queste regole cono contenute nel regolamento.(L. 979/82 art.28, L. 394/91 art.19 comma 6 e 93/01 art. 8 comma 8) che definisce in via definitiva e disciplina i divieti e le eventuali deroghe in funzione del grado di protezione necessario per la tutela degli ecosistemi di pregio. Il Regolamento è proposto dal Comitato di gestione, sentito il parere della Commissione di Riserva, è approvato con decreto del Ministro dell'ambiente.
Per quanto riguarda i vincoli la legge 394/91 articolo 19 individua le attività vietate nelle aree protette marine, quelle cioè che possono compromettere la tutela delle caratteristiche dell'ambiente oggetto della protezione e delle finalità istitutive dell'area.
I Decreti Istitutivi delle aree marine protette, considerando la natura e le attività socio - economiche dei luoghi, possono però prevedere alcune eccezioni (deroghe) oltre a dettagliare in modo più esaustivo i vincoli. In generale la legge 394/91 vieta nelle aree marine protette: A) la cattura, la raccolta e il danneggiamento delle specie animali e vegetali nonché l'asportazione di minerali e di reperti archeologici; B) l'alterazione dell'ambiente geofisico e delle caratteristiche chimiche e idrobiologiche delle acque; C) lo svolgimento di attività pubblicitarie; D) l'introduzione di armi, di esplosivi e ogni altro mezzo distruttivo e di cattura; E) la navigazione a motore; F) ogni forma di discarica di rifiuti solidi e liquidi.
Abbiamo visto nel precedente intervento che la zona A nella perimetrazione fatta nel 2001 che superò la precedente del prof. De Geronimo erano ridotte al minimo. Si concorda almeno su queste o anche questa perimetrazione minima sembra eccessiva? E una volta chiarito se c’è accordo sulla zona A si passi alla zona B e a quella C e si definiscano le deroghe – se si ritiene opportuno – per queste aree. Questo vuol dire entrare nel concreto. Il resto è aria fritta.

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