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lunedì 13 aprile 2026

U Marmuraru di Bartolomeo Basile, artigiano in Lipari - Via Francesco Crispi (Marina Lunga)

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Un evento per scoprire l'identità delle Eolie. L'articolo del direttore Sarpi sulla Gazzetta del sud del 13 aprile 2026


 

Guardia costiera apre le porte ai bambini per “Giornata del Mare”. "Momento fondamentale per consolidare legame tra istituzioni e territorio


COMUNICATO - In occasione della Giornata del Mare, l’Ufficio Circondariale Marittimo di Lipari ha promosso una serie di iniziative volte a sensibilizzare la collettività sull’importanza del mare e la tutela dell’ecosistema marino. La Giornata del Mare, prevista dall’art. 52 del Codice della Nautica da Diporto, mira a sviluppare la cultura del mare inteso come risorsa di grande valore culturale, scientifico, ricreativo ed economico.

Le celebrazioni sono iniziate nella mattinata di venerdì 10 aprile, quando il comprensorio della Guardia Costiera – in località Pignataro – ha accolto i giovani studenti degli Istituti Comprensivi “Santa Lucia” e “Isole Eolie”. Grazie alla preziosa collaborazione della sezione locale della Lega Navale e dell’Associazione Radioamatori Eoliani (Protezione Civile Regionale), gli studenti delle classi elementari hanno partecipato a laboratori didattici e attività interattive, scoprendo da vicino i segreti del mondo sommerso e le regole per la sicurezza in mare.

All’evento ha preso parte anche il Sindaco del Comune di Lipari. Il programma è proseguito nella giornata di sabato 11 aprile, dedicata all’intera comunità. L’Ufficio Circondariale Marittimo ha aperto i propri ormeggi ai cittadini, offrendo l’eccezionale opportunità di salire a bordo delle motovedette adibite al soccorso d’altura. I visitatori hanno potuto approfondire la conoscenza delle tecnologie e dei mezzi impiegati quotidianamente dai militari per la salvaguardia della vita umana in mare e la protezione dell’ecosistema marino.

La “Giornata del Mare” rappresenta per la Guardia Costiera un momento fondamentale per consolidare il legame tra le istituzioni e il territorio, promuovendo i valori della sostenibilità e della legalità. La partecipazione della cittadinanza testimonia la crescente sensibilità verso la risorsa mare, pilastro identitario ed economico dell’arcipelago eoliano.

Giornata del Mare a Lipari: educazione, sicurezza e tutela dell’ecosistema marino 1

Vulcano: S.O.S. Sabbie nere

 

Comitato “Amici delle Sabbie Nere”,
Nell’isola di Vulcano, in uno dei luoghi più incantevoli dell’arcipelago delle Isole Eolie, si consuma da troppi anni un fenomeno silenzioso ma devastante: l’erosione costiera sta progressivamente cancellando l’arenile della splendida Baia delle Sabbie Nere. Quella che fino all’anno scorso era un’unica distesa di finissima sabbia vulcanica, meta ambita da turisti di tutto il mondo, che vanta tra i suoi primi visitatori fin dal 1961 la Regina Elisabetta, oggi appare profondamente sfigurata.
Il mare è avanzato lungo la zona centrale della baia ed ha separato la spiaggia in due tronconi isolati oramai da un tratto di mare di circa venti metri, l’acqua marina si appoggia ai muri di cinta di un albergo oggi in disuso (Eolian Hotel) e di giardini di abitazioni private (Residence “I Pagghiari”) come fossero banchine di un porto, compromettendo irrimediabilmente la completa fruizione della spiaggia.

Nella porzione di spiaggia verso ponente è crollato parte del muro di contenimento del moletto adiacente la struttura Alberghiera “Mari del Sud”, a tutt’oggi le parti crollate sono irrimediabilmente abbandonate nella battigia e vengono nel mese di luglio coperte con un po’ di sabbia, pur essendo un tratto frequentato da una moltitudine di turisti che giornalmente vengono esposti a rischio infortunio, oltre al fatto che vi sono disagi in termini di accessibilità alla spiaggia soprattutto per portatori di disabilità, anziani e bambini.

L’Arcipelago delle Eolie è stato riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità fin dal 2000, tale status, oltre a costituire un ambitissimo riconoscimento internazionale e un significativo richiamo turistico per l’intero arcipelago Eoliano comporta in capo all’Amministrazione Comunale in primis, oltre che al Demanio, dei precisi obblighi di preservazione dei luoghi; infatti, in base alla Convenzione UNESCO del 1972, ratificata dall’Italia, i siti iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale devono essere conservati, protetti e trasmessi integri per le generazioni future.

Le amministrazioni che si sono susseguite negli ultimi mandati non sembrano sempre avere compreso appieno l’importanza di tutelare la spiaggia, infatti, uno dei pochissimi interventi di mantenimento della spiaggia è stato effettuato alle Sabbie Nere nel 2024 con la collocazione di pochi metri cubi di sabbia vulcanica proprio nel punto in cui si sta manifestando il fenomeno erosivo.


Solo qualche giorno fa il Comune di Lipari risulta avere stanziato 10.000,00 euro per la “pettinatura” e livellamento della spiaggia, tale intervento purtroppo nell’area invasa dal mare non sarà eseguibile per cui forse sarebbe preferibile procedere a interventi più incisivi prima di intervenire sulla “pettinatura”. Per meglio far comprendere ai lettori la gravità della situazione va detto che l’erosione del tratto di spiaggia in forma così invasiva ed estesa si è verificato nell’arco di pochi mesi durante l’ultima stagione invernale pertanto, già dopo il termine della prossima estate sussiste il rischio che l’area allagata si estenda ulteriormente. Pertanto se non si dovesse intervenire immediatamente con un ripascimento, è reale il rischio che senza tale intervento lo stato di arretramento della spiaggia possa estendersi progressivamente e in maniera permanente e non più recuperabile con danni anche alle abitazioni e alle strutture ricettive.

Anche il pontile di emergenza presente nella baia risulta gravemente danneggiato, interdetto per motivi di sicurezza, risultando così inutilizzabile proprio per le finalità per cui era stato realizzato. Il Comitato “Amici delle Sabbie Nere”, promotore del presente intervento e fondato dall’ing. Sergio D’Andrea, è composto da frequentatori abituali dell’isola di Vulcano.

Con la presente lettera aperta, il Comitato si rivolge al Sindaco del Comune di Lipari, dott. Riccardo Gullo, al Consiglio Comunale e all’Agenzia del Demanio per conoscere quali azioni siano state adottate o si intendano adottare al fine di contrastare il grave stato di erosione della baia e delle sue infrastrutture, potendo utilizzando le risorse disponibili, quali i proventi della tassa di sbarco, i fondi destinati al dissesto idrogeologico, PNRR e altri eventuali finanziamenti.

Il Comitato “Amici delle Sabbie Nere” è dell’avviso che non sia più possibile differire l’intervento di ripascimento della spiaggia che si configura come urgente e improcrastinabile, ed è determinato a ottenere risposte chiare in tempistiche ragionevoli circa l’effettivo intendimento di volere porre in essere ogni azione e risorsa necessarie per mettere fine al degrado in cui attualmente versa la spiaggia. Pertanto, il “Comitato amici delle Sabbie Nere” si dichiara fin d’ora disponibile a collaborare con le Istituzioni per offrire il proprio contributo al risanamento della spiaggia.


Il Comitato “Amici delle Sabbie Nere – Vulcano”

Alfa e Omega: Onoranze funebri nelle Eolie

A Lipari: Hotel Villa Augustus

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Tumori, individuato il "motore" che scatena l'aggressività delle cellule


Convocato per il 16 aprile il consiglio comunale di Lipari


 

Tanti auguri di...

Buon compleanno a Annalise Donato, Gaetano Sardella, Giovanni Marzo, Vincenzo La Cava


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Come eravamo, luoghi, cose e personaggi delle Eolie di un tempo (61° puntata: Anni 70 :Via Crucis vivente a Canneto)

Novecento, rubrica a cura di Giuseppe La Greca: 16 aprile 1978 Terremoto tra Lipari e Patti

Nella notte tra sabato 16 e domenica 17 aprile 1978 ben 50 scosse terrorizzano due terzi della Sicilia. L'epicentro è nel basso Tirreno a non molta distanza dall'arcipelago delle Eolie.

Nei comuni della fascia tirrenica della Sicilia, cioè lungo la costa settentrionale, si segnalano centinaia di senzatetto e migliaia di abitazioni lesionate più o meno gravemente.

I danni maggiori li subisce Patti, dove rimangono ferite nove persone ed il cinquanta per cento degli edifici crollarono o presentavano profonde crepe. La sede del Municipio era inagibile.

Cinque le vittime indirette del terrore. Due, un donna ed un uomo a Palermo, la donna colpita da infarto, l’uomo investito da un’automobile in corsa mentre cercava di raggiungere una piazza. Due morti (un uomo ed una donna) anche a Messina, deceduti in ospedale dove erano stati ricoverati perche colti da collasso.

A Lipari si registra la morte di Gaetano Merrina (77 anni), morto per infarto, dopo il ricovero in ospedale. Complessivamente si registrarono una quarantina tra feriti o contusi nel trambusto seguito alle scosse telluriche.

La prima scossa era durata dieci secondi, ed era stata del quinto grado della «Mercalli»; i sismografi dell'Istituto di geofisica all'Università di Messina l’avevano registrata alle 00,29 tra sabato e domenica. La più forte era seguita di poco, alle 00,33; ed aveva avuto una magnitudo 5,1 pari a un'intensità tra il settimo e l'ottavo grado della «scala Mercalli».

Nella mattinata successiva l'attività sismica era proseguita alle 7,20 con una scossa del sesto grado.

Lungo la costa settentrionale della Sicilia ed anche a Lipari, a volte ondulatorie, altre volte sussultorie, le scosse diffusero il panico e indussero centinaia di migliaia di cittadini a fuggire dalle loro abitazioni per cercare scampo negli slarghi o in campagna, dovunque purché lontano dai palazzi che si temeva potessero crollare.

I centri più danneggiati, oltre a Patti, furono Piraino, Castell'Umberto, Naso, Sinagra, Librizzi, Castroreale.



Il prof. Antonino Girlanda, che dirigeva l'istituto di geofisica dell'Università a Messina nei giorni del sisma ribadiva che il terremoto non presentava caratteristiche atipiche, ma era avvenuto in una zona di mare dove, anche nel recente passato vi erano state frequenti manifestazioni telluriche di natura tettonica.

Lipari, oltre il luttuoso caso di Merrina, non registrò che danni ai fabbricati, tuttavia, le sistemazioni “provvisorie” di alcune decine di famiglie si trascinarono per anni con l’occupazione del Convento dei Cappuccini (occupata per tutti gli anni ottonta) e dello Stabilimento termale di San Calogero(I locali saranno liberati nel 1983 con l'inizio dei lavori di ristrutturazione); nel contempo il consiglio comunale, sollecitato dal gruppo del P.C.I. prese in considerazione la realizzazione di Case Popolari e le edificazioni per case in edilizia economica e popolare.

Gli eoliani, ancora una volta, come nei secoli passati, ringraziarono il loro Santo Patrono di averli protetti.

Eolienews ricorda...Elena Natoli ved. Perna

 


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Oggi, 13 aprile: San Martino I

La vita di questo martire del dovere, che con ammirabile eroismo bevette fino all'ultima stilla il calice delle amarezze per la difesa della Chiesa, dovette certamente apparir grande ai suoi contemporanei!
Martino nacque a Todi nell'Umbria e studiò a Roma, ove si rese celebre per il suo sapere non meno che per le sue rare doti e virtù. Era appena stato consacrato sacerdote quando Papa Teodoro lo mandò come nunzio a Costantinopoli per tentare il richiamo dei Monoteliti all'unità della fede. Ma morto pochi anni dopo il Papa (649), Martino fu richiamato a Roma a succedergli.

Egli sali sulla Cattedra Apostolica col dolore di aver lasciato l'Oriente in preda alle eresie ed alle più gravi ribellioni. Onde, per prima cosa convocò il Concilio Lateranense, dove espose al venerando consesso la triste situazione e condannò gli eresiarchi principali: il patriarca Sergio, Paolo e Pirro; inoltre mandò un suo nunzio a Costantinopoli.

I Monoteliti anzichè sottomettersi s'accesero maggiormente di rabbia e tosto inviarono a Roma l'eresiarca Olimpio, coll'incarico di uccidere il Pontefice, o almeno di impadronirsi della sua persona.

Non avendo potuto ottenere il loro scopo, ricorsero a mezzi ancor più diabolici, calunniando il santo Pontefice presso l'imperatore, il quale, già infetto di eresia, fu spinto ad assecondare i loro empi disegni. Costante spedì tosto un secondo nucleo di satelliti che con la violenza e con l'inganno riuscirono a legarlo, e nella stessa notte 8 giugno 654, a imbarcarlo per Costantinopoli.

Colà giunto, dopo lungo e dolorissimo viaggio, fra privazioni e crudeli trattamenti, il santo Pontefice provò con irrefragabili ragioni la sua innocenza : ma invano. Costante tentò di costringerlo a sottoscrivere gli editti già condannati, ma il Papa disprezzando la minaccia, l'esilio e la morte stessa, rispose : « Non possumus ». Allora fu dai magistrati vilmente spogliato delle insegne pontificie, incatenato ed esposto all'infamia per le vie della città, mentre i fedeli gemevano. Fu poi messo in prigione per alcuni mesi, finché il 10 marzo del 655 venne deportato definitivamente in Crimea, per attendervi l'esecuzione della sentenza.

Di là il santo Pontefice scriveva : « Vivo fra le angosce dell'esilio, spogliato di tutto, lontano dalla mia sede; sostento il fragile mio corpo con duro pane, ma ciò non mi importa. Prego continuamente Iddio che, per intercessione dei Ss. Pietro e Paolo, tutti rimangano nella vera fede. Confido nella divina misericordia che chiuderà presto la mia mortale carriera... ». Il Signore esaudì la preghiera del santo pontefice, che morì martire del dovere per la difesa della giustizia e della verità, il 16 settembre del 665, dopo 6 anni di dolorosissimo pontificato.

Il suo corpo venne sepolto provvisoriamente in una cappella della B. Vergine, e poco dopo trasferito a Roma.

PRATICA. Ricordiamo che le sofferenze di questa vita, sopportate con pazienza, ci aumentano i meriti.

PREGHIERA. Dio, che ci allieti ogni anno con la solennità del tuo beato Martino Papa e martire, concedi, propizio, che mentre ne celebriamo la festa ci rallegriamo della sua protezione.

MARTIROLOGIO ROMANO. San Martino I, papa e martire, che condannò nel Sinodo Lateranense l’eresia monotelita; quando poi l’esarca Calliopa per ordine dell’imperatore Costante II assalì la Basilica Lateranense, fu strappato dalla sua sede e condotto a Costantinopoli, dove giacque prigioniero sotto strettissima sorveglianza; fu infine relegato nel Chersoneso, dove, dopo circa due anni, giunse alla fine delle sue tribolazioni e alla corona eterna.