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giovedì 28 maggio 2026

Dissalatore sulla spiaggia di Filicudi: un oltraggio al Patrimonio UNESCO e al buon senso

                                                  COMUNICATO STAMPA 

Dissalatore sulla spiaggia di Filicudi:

un oltraggio al Patrimonio UNESCO e al buon senso

 

Il progetto per la realizzazione di un impianto di dissalazione dell’acqua marina nell’isola di Filicudi, pur apparentemente provvisto di autorizzazioni, contiene innumerevoli vizi di forma e di procedura, che sono stati elencati nella relazione tecnica redatta dalla dottoressa in pianificazione territoriale Laura Mannino, inviata il 18 maggio 2026 alla Commissione Tecnico-Scientifica (CTS) della Regione Siciliana. Plurime lacune, mancanze di approfondimenti tecnici, criticità sostanziali e istruttorie sono state evidenziate: dall’assenza di informazione ai proprietari dei terreni direttamente interessati e dalla mancata quantificazione dei possibili effetti negativi, alle carenze relative la localizzazione e il suo profilo urbanistico, la Valutazione di Incidenza Ambientale, gli impatti su habitat e specie protette, fino alla mancanza di alternative progettuali o della cosiddetta “alternativa zero” di non intervento. La documentazione del progetto non presenta, infatti, una adeguata analisi comparativa di soluzioni alternative meno impattanti, come richiesto dalle procedure di valutazione ambientale e dalle linee guida del settore.

La localizzazione del dissalatore sulla spiaggia di Filicudi Porto, già oggetto di molteplici proteste, parte dal presupposto erroneo che l’ubicazione scelta ricada su una “zona incolta”. Il progetto infatti non fa neanche menzione delle abitazioni esistenti a pochi metri dall’impianto industriale che dovrebbe sorgere. Proprio per tale omissione, un team di avvocati è stato incaricato di tutelare i diritti dei residenti nelle sedi opportune. Mentre le associazioni a tutela dell’ambiente e dei beni culturali sono state adeguatamente informate delle numerose criticità del progetto.

In realtà, l’area circostante a quella individuata per il dissalatore è sempre stata di grande interesse storico, agricolo e paesaggistico, trovandosi proprio a ridosso di un contesto di acclarata stratificazione archeologica connessa con il complesso di Capo Graziano, sito di rilievo internazionale per la cultura eoliana dell’Età del Bronzo. L’ubicazione prescelta è stata punto di antropizzazione anche nei secoli più recenti, come testimoniano le immagini del volume Filicuri del 1895 di Ludwig Salvator Arciduca d’Austria. Infatti, anche durante l’Ottocento proprio quel punto della baia di Capo Graziano ospitava uno scalo d’alaggio per le imbarcazioni, mentre la zona circostante era terrazzata e coltivata a vigneti, cappereti e frutteti. Anche al giorno d’oggi l’ubicazione prescelta è particolarmente apprezzata dalla comunità isolana, in quanto punto di balneazione privilegiato per il suo facile accesso. Non è dunque comprensibile la scelta unilaterale del Comune di Lipari di questa ubicazione per un impianto industriale che potrebbe invece essere collocato in un’altra area dell’isola, per esempio quella che ospita la centrale elettrica e l’eliporto, zona già compromessa a livello paesaggistico e acustico.

Inoltre, il progetto presentato genera molte criticità a livello di impatto ambientale e non indica soluzioni tecniche scientificamente approfondite per poter risolvere le problematiche che creerebbe. In particolare, il progetto manifesta carenze a livello di incidenza sull’habitat prioritario 1120 “Praterie di Posidonia oceanica” e sull’habitat 1170 “Scogliere”, nonché l’assenza assoluta della valutazione di stabilità dell’ecosistema e degli impatti su specie protette associate come il Tursiops truncatus classificato vulnerabile tra i cetacei mediterranei.

La dottoressa Laura Mannino, nella sua relazione dettagliata, ricorda che «la Direttiva Habitat richiede espressamente la valutazione degli effetti combinati del progetto con altri piani o interventi approvati o in corso di approvazione al fine di raggiungere un livello di certezza scientifica tale da escludere il pregiudizio per l’integrità della Rete Natura 2000». Questo punto risulta tanto più rilevante in quanto il Comune di Lipari ha contemporaneamente approvato altri impianti di dissalazione nel medesimo contesto ecosistemico, nelle isole di Alicudi, Panarea e Stromboli, senza una quantificazione degli impatti cumulativi nel medio-lungo periodo.

Inoltre, non è stata valutata l’incidenza chimico-fisica dello scarico della salamoia sui reperti archeologici sommersi dell’area subacquea di Capo Graziano e in prossimità del cosiddetto “relitto delle macine”, con riferimento agli effetti di alterazione della salinità, della torbidità e della sedimentazione sui materiali ceramici, lapidei e lignei eventualmente presenti, né è stato definito un protocollo di tutela. La mancata o insufficiente valutazione preventiva delle interferenze sul patrimonio archeologico appare non coerente con i principi sanciti dalla Convenzione europea per la protezione del patrimonio archeologico. In particolare, il progetto presenta l’omissione di saggi preventivi nell’area di terra e di indagini archeologiche subacquee, nell’area protetta di Capo Graziano, abbastanza approfondite da escludere il pericolo di distruzione di eventuali reperti archeologici non ancora scoperti.

Il progetto presenta una inadeguata considerazione del contesto UNESCO “Isole Eolie” e dell’impatto paesaggistico del manufatto industriale e delle sue opere annesse, non necessariamente in linea con lo stile architettonico tradizionale eoliano. Per esempio, non è stato considerato l’impatto visivo e l’effetto riflettente dei pannelli solari dai diversi coni visuali, da terra e da mare, comprese le abitazioni limitrofe. Il disturbo visivo continuativo e l’alterazione percettiva del paesaggio sono in netto contrasto con i principi di compatibilità paesaggistica imposti dal regime UNESCO.

Infine, non sono stati neanche valutati gli effetti dell’intervento sulla qualità delle acque di balneazione, in corrispondenza dello scarico della salamoia e dei residui chimici derivanti dai trattamenti di antincrostazione e disinfezione dell’impianto. L’economia di Filicudi si basa prevalentemente su un turismo che è attratto sull’isola dalla natura dei luoghi, dalla possibilità di fruire di un mare incontaminato e di godere di un ambiente sonoro e luminoso naturale. La prevista localizzazione del dissalatore sulla spiaggia di Filicudi Porto potrebbe compromettere del tutto, con gravi ricadute economiche, la qualità delle acque del mare nell’unico tratto di costa facilmente fruibile e accessibile, soprattutto per quei turisti che sono privi di mezzi nautici da diporto. A questo aspetto si aggiungono l’inquinamento acustico e vibrazionale legato al funzionamento delle pompe del dissalatore, l’inquinamento visivo per la presenza di una installazione industriale e l’abbagliamento derivante dai pannelli fotovoltaici previsti dal progetto.

Una valutazione critica sull’opportunità di dotare l’isola di un impianto di dissalazione dell’acqua marina, a discapito delle ricchezze naturali e culturali già esistenti, sarebbe necessaria per approfondire il rapporto costi benefici di quest’opera definita di pubblica utilità, ma che nei fatti potenzialmente nega il godimento collettivo dell’ambiente costiero e naturale, danneggia l’economia locale e incide sui diritti di proprietà privata. Appare quindi urgente considerare seriamente l’ipotesi di individuare un’area di minore impatto visivo e acustico tale da non incidere sulla fruibilità dei residenti e dei turisti. Considerate tutte le criticità emerse, si auspica la riapertura dell’istruttoria con la revisione sostanziale degli atti e la rivalutazione di alternative progettuali e di localizzazione, compresa la possibilità di “alternativa zero” e revoca del progetto.

Movimento contro il Dissalatore sulla Spiaggia di Filicudi

(MoDiSFi)

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