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sabato 9 maggio 2026

Lettere in redazione: “Io non posso entrare e uscire con la mia bicicletta e raggiungere casa mia?”

Riceviamo e pubblichiamo questa segnalazione e sul divieto di transito nel Vico Dott. Giuseppe Di Perri, a Canneto


Una bambina davanti al vicolo di casa. Un cartello di divieto di transito. Una domanda semplice, ma pesante: “Io non posso entrare e uscire con la mia bicicletta e raggiungere casa mia?” 
È questa l’immagine che racconta quanto sta accadendo nel Vico Dott. Giuseppe Di Perri, a Canneto, dove con ordinanza comunale n. 105 del 15 aprile 2026 è stato disposto un divieto di transito che rischia di incidere direttamente sulla vita quotidiana di una famiglia e, soprattutto, su quella di una bambina. 

Quando si adotta un provvedimento che riguarda un vicolo abitato, non si interviene su uno spazio vuoto. Si interviene su un luogo di vita: ci sono case, ingressi, famiglie, bambini, abitudini quotidiane e necessità concrete. 

E allora la domanda diventa inevitabile: i bambini sono stati considerati? 

Prima di adottare un divieto così incisivo, l’Amministrazione ha valutato che in quel vicolo vivono o transitano minori? Ha considerato che una bambina possa avere bisogno di entrare e uscire con la propria bicicletta per raggiungere casa? Ha valutato l’impatto del provvedimento sulla vita quotidiana di una famiglia? Ha previsto deroghe, chiarimenti o soluzioni che tutelino chi deve semplicemente accedere alla propria abitazione? 

La sicurezza dei pedoni è certamente importante e nessuno la mette in discussione. Ma la sicurezza non può essere usata in modo astratto, senza considerare le persone reali che vivono quel luogo. E tra queste persone ci sono anche i bambini.

Un provvedimento pensato per tutelare il passaggio pedonale dovrebbe prima di tutto garantire che una bambina possa muoversi in modo sereno e sicuro nel vicolo di casa propria. Invece, per come appare formulato, il divieto rischia di creare incertezza proprio su questo: una bambina può o non può entrare e uscire con la bicicletta per raggiungere casa? 

La questione non riguarda il voler trasformare un vicolo in una strada trafficata. Al contrario: chi abita lì ha sempre cercato di usare attenzione e rispetto, evitando rumori, disagi e comportamenti invasivi. I motorini, quando presenti, non vengono utilizzati abitualmente nel vicolo e, se devono essere spostati, vengono condotti a mano proprio per non arrecare disturbo. 

Il punto vero è un altro: un divieto così generico può arrivare a rendere incerto persino l’accesso ordinario di una bambina alla propria casa? 

Può una minore trovarsi davanti a un cartello e non sapere se può passare con la sua bicicletta? Può una famiglia sentirsi limitata nell’accompagnare una bambina dentro e fuori dal vicolo di casa? Può un provvedimento incidere sulla quotidianità dei bambini senza chiarire in modo preciso quali siano le eccezioni e quali diritti restino garantiti? 

Il divieto appare ancora più difficile da comprendere perché riguarda proprio questo vicolo.

E allora la domanda resta: perché qui sì e negli altri vicoli no? 

Se il problema è la sicurezza pedonale nei vicoli stretti, perché il provvedimento è stato adottato solo in questo punto e non anche in altri vicoli con caratteristiche simili? Sono state fatte verifiche anche altrove? Sono stati valutati gli accessi, le abitazioni, le famiglie, i bambini, i residenti, i frontisti e le persone che quel vicolo lo attraversano per raggiungere casa? 

Un divieto di transito non è un semplice cartello. È un provvedimento che può cambiare concretamente la vita delle persone. Prima di adottarlo, l’Amministrazione dovrebbe verificare non solo le caratteristiche tecniche di una strada, ma anche chi quella strada la usa, perché la usa e quali conseguenze subisce. 

Nel vicolo ci sono case. Ci sono ingressi. Ci sono famiglie. E c’è una bambina che vorrebbe semplicemente poter entrare e uscire con la sua bicicletta e raggiungere casa propria. 

I bambini dovrebbero essere tutelati, ascoltati e protetti nelle loro esigenze quotidiane. Non dovrebbero diventare gli effetti collaterali di un provvedimento poco chiaro. 

La sicurezza dei pedoni è importante. Ma anche il diritto di una bambina a raggiungere serenamente casa propria merita rispetto. 

Per questo l’immagine di una bambina davanti a un cartello non è solo una fotografia. È una domanda rivolta all’Amministrazione: “Io non posso entrare e uscire con la mia bicicletta e raggiungere casa mia?” 

E soprattutto: chi ha pensato ai bambini prima di mettere quel divieto?

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