Un gruppo di residenti sull’isola di Vulcano ha deciso
di rompere il silenzio e di segnalare ufficialmente, attraverso una lettera
aperta, le condizioni disastrose in cui versa il pontile di Protezione civile
di Ponente. Un grido d'allarme che unisce preoccupazione, sdegno e la richiesta
di una normalità troppo spesso negata. Non si tratta solo di una questione di
decoro estetico, ma di una vera e propria emergenza sicurezza che minaccia
l'incolumità pubblica. Secondo quanto denunciato dagli abitanti la struttura
dell'approdo è attualmente in uno stato di grave degrado. In particolare, a
preoccupare maggiormente sono le griglie della pavimentazione, visibilmente
rotte e divelte. Questo scenario trasforma il molo in un percorso a ostacoli
altamente pericoloso.
C'è un "dettaglio" che rende la situazione ancora più paradossale e urgente: il pontile di Porto
Ponente non è una semplice banchina turistica, ma rappresenta l'unico approdo
della Protezione Civile sull'isola.
In un territorio delicato come quello di
Vulcano, dove la gestione delle emergenze e la prontezza delle vie di fuga via
mare sono elementi vitali, lasciare una simile infrastruttura nel totale
abbandono significa compromettere i piani di sicurezza collettiva. In caso di
necessità, un approdo danneggiato può fare la differenza tra un soccorso
tempestivo e un disastro preannunciato.
L'appello dei cittadini si chiude con
una riflessione amara ma profondamente realistica sulla condizione di chi
sceglie di non abbandonare lo scoglio “Vi preghiamo – scrivono- di voler
intervenire, considerando anche che i residenti in questa piccola isola hanno
già tantissimi disagi per cercare di vivere in modo quasi normale”.
Chi vive a
Vulcano combatte quotidianamente con i limiti della continuità territoriale, la
carenza di servizi essenziali e l'isolamento nei mesi invernali. Chiedere che
almeno le infrastrutture di sbarco e di sicurezza siano accessibili e prive di
pericoli non è un privilegio, ma un diritto sacrosanto.