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sabato 5 settembre 2026


"Eureka, le soluzioni giuste per le tue comunicazioni"

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Lo squilibrio di bilancio a Lipari, Russo richiede tutti gli atti entro 5 giorni. L'articolo del direttore Sarpi sulla Gazzetta del sud del 5 settembre 2026


 

Euterpe Eolie Festival chiude la stagione 2026 a Canneto con la XII edizione di "Spartiti per le Eolie"

Comunicato stampa.

Euterpe Eolie Festival conclude la stagione 2026 a Lipari nella San Cristoforo in Canneto: la XII edizione di “Spartiti per le Eolie” in data 10 e 11 settembre.

 

C’è fermento nella Comunità di Canneto e sull’isola di Lipari per il ritorno del festival internazionale di musica classica da camera “Spartiti per le Eolie”, in programma il 10 e 11 settembre nella Basilica San Cristoforo in Canneto. L’Associazione Euterpe conclude così la sua XII stagione con un bilancio più che positivo, mietendo consensi tra Lipari, Salina e Milazzo con una ricca offerta culturale che ha incluso concerti, attività didattiche e conferenze divulgative

Euterpe ritorna in Basilica per il quinto anno consecutivo, confermando il suo legame speciale con la comunità di Canneto e con la Basilica San Cristoforo guidata da Don Alex De Gregorio.   Il Festival è patrocinato dal Comune di Lipari ed è sostenuto preziosamente dalle associazioni Rotary Club Lipari – Arcipelago eoliano, Soroptimist Club Lipari Isole Eolie, Fidapa Le sette sorelle - Isole Eolie, da Banca Agricola Popolare di Sicilia, da Federalberghi Isole Eolie e da numerose aziende e strutture dell’arcipelago eoliano.  

Ad eseguire pagine della letteratura cameristica saranno musicisti di fama internazionale, e giovani talenti del panorama concertistico. Il 10 settembre il Festival vedrà protagonisti il pianista Salvatore Gitto, concertista, didatta e Presidente dell’Associazione Euterpe; il violinista franco-armeno David Haroutunian, già musicista dell’Orchestre Philarmonique de Radio France e attualmente docente al Conservatorio di Parigi; Giuseppe Russo Rossi, viola del Teatro alla Scala di Milano; Johanna Helm, violoncellista della Staatskapelle Berlin. Con il progetto “Percorsi Poetici” i musicisti proporranno un percorso di ascolto tra le musiche di Mozart, Schumann, Enescu, Chausson, Brahms fino a culminare nel maestoso quartetto per pianoforte op. 87 di Anonín Dvořák. L’11 settembre ascolteremo la tromba di Niccolò Gaudenzi e il pianoforte di Mario Cuva in “Paesaggi Sonori”: il giovane duo, formatosi nel Conservatorio della Svizzera Italiana di Lugano, proporrà un viaggio tra Russia, Spagna e Americhe con musiche di De Falla, Ŝčelokov e George Gershwin con la sua celeberrima Rhapsody in Blue.

I concerti avranno inizio alle ore 21.00 e l’ingresso sarà libero.

L’omaggio alla Comunità eoliana di Melbourne nella Festa degli Eoliani nel Mondo (di Giacomo Montecristo)

Agli eoliani di Melbourne sono state dedicate la seconda e la terza serata della XIV edizione della Festa degli Eoliani nel Mondo. Si tratta della comunità più attiva tra quelle formatesi fuori dall’Arcipelago. Le ragioni di questa particolarità – spiega il museo dell’emigrazione di Salina – vanno trovate nel fatto che ancorchè fondata nel 1925, la Società si è rigenerata nel secondo dopoguerra con l’incredibile flusso di eoliani che ha raggiunto l’Australia dal 1946 agli anni ’70 del ‘900. Anche Sydney ha beneficiato di questo apporto, ma mentre Sydney ha perduto la sua sede sociale negli anni ’70, Melbourne l’ha acquistata nel 1968 trasformando una sinagoga ebraica nella casa di tutti gli eoliani. Le sontuose manifestazioni con le quali il sodalizio ha celebrato lo scorso anno i cento anni dalla nascita hanno visto la partecipazione di migliaia di eoliani giunti da tutta l’Australia. 

Alla Festa di quest’anno, le due testimonial degli i questi eventi sono state la graphic designer Cristina Neri e la prof.ssa Janette Ziino, entrambe giunte per l’occasione dall’Australia. 

Entrambe componenti  del Commitee direttivo della Società Isoole Eolie di Melbourne, da circa un ventennio promuovono il sentimento di appartenenza degli immigrati in Australia alla terra d’origine organizzando eventi sulle sponde del Pacifico e nell’Arcipelago. 

Insignite della targa d’onore da parte delle quattro municipalità eoliane (Cristina la sera del 3 ottobre in piazza a Santa Marina e Jannetta nella piazza di Rinella il giorno successivo), entrambe hanno presentato il libro ed il video From Volcanoes we sailed, un autentica opera d’arte che racconta i sentimenti di appartenenza degli eoliani di Melbourne alle sette isole. Davvero toccanti la descrizione fatta da Cristina Neri del rifiuto adolescenziale della cultura d’origine delle seconde e terze generazioni che lentamente si trasforma nella voglia irresistibile di appartenenza all’Arcipelago; e la rivelazione in versi di Jannetta Ziino  che con la sua decisione di trasferirsi alle Eolie intende restituire alla nonna tutto ciò che quarant’anni fa costei era stata costretta a lasciare:    

Per le strade di Salina, saran  guida i tuoi ricordi. – ha recitato la Ziino - Riparlerò la lingua che mi hai lasciato e pregherò come mi hai insegnato; respirerò i capperi ed il mare e ti restituirò ciò che non hai mai smesso di amare.  A dispetto del tempo che vola, nonna è qui che che mi hai aspettata; ed eccomi, nonna, sono tornata.

La magistrale conduzione di Giovanna Cirino ha reso le due serate leggere ed assai gradevoli, mentre la Panta Rei band di Lipari ha offerto gli antichi canti eoliani, interpretrando anche i testi raccolti da Luigi Salvatore d’Austria a fine Ottocento.

La straordinaria presenza delle terze e quarte generazioni degli originari emigrati dall’Arcipelago – ha commentato  Marcello Saija, presidente del Museo Eoliano dell’Emigrazione e principale organizzatore della Festa – mostra come dopo 14 anni la manifestazione è  ormai entrata nella sfera affettiva degli eoloderivati. 

Agli eoliani di Melbourne sono state dedicate la seconda e la terza serata della XIV edizione della Festa degli Eoliani nel Mondo. Si tratta della comunità più attiva tra quelle formatesi fuori dall’Arcipelago. Le ragioni di questa particolarità – spiega il museo dell’emigrazione di Salina – vanno trovate nel fatto che ancorchè fondata nel 1925, la Società si è rigenerata nel secondo dopoguerra con l’incredibile flusso di eoliani che ha raggiunto l’Australia dal 1946 agli anni ’70 del ‘900. Anche Sydney ha beneficiato di questo apporto, ma mentre Sydney ha perduto la sua sede sociale negli anni ’70, Melbourne l’ha acquistata nel 1968 trasformando una sinagoga ebraica nella casa di tutti gli eoliani. Le sontuose manifestazioni con le quali il sodalizio ha celebrato lo scorso anno i cento anni dalla nascita hanno visto la partecipazione di migliaia di eoliani giunti da tutta l’Australia. Alla Festa di quest’anno, le due testimonial degli i questi eventi sono state la graphic designer Cristina Neri e la prof.ssa Janette Ziino, entrambe giunte per l’occasione dall’Australia. Entrambe componenti  del Commitee direttivo della Società Isople Eolie di Melbourne, da circa un ventennio promuovono il sentimento di appartenenza degli immigrati in Australia alla terra d’origine organizzando eventi sulle sponde del Pacifico e nell’Arcipelago. Insignite della targa d’onore da parte delle quattro municipalità eoliane (Cristina la sera del 3 ottobre in piazza a Santa Marina e Jannetta nella piazza di Rinella il giorno successivo), entrambe hanno presentato il libro ed il video From Volcanoes we sailed, un autentica opera d’arte che racconta i sentimenti di appartenenza degli eoliani di Melbourne alle sette isole. Davvero toccanti la descrizione fatta da Cristina Neri del rifiuto adolescenziale della cultura d’origine delle seconde e terze generazioni che lentamente si trasforma nella voglia irresistibile di appartenenza all’Arcipelago; e la rivelazione in versi di Jannetta Ziino  che con la sua decisione di trasferirsi alle Eolie intende restituire alla nonna tutto ciò che quarant’anni fa costei era stata costretta a lasciare:    

Per le strade di Salina, saran  guida i tuoi ricordi. – ha recitato la Ziino - Riparlerò la lingua che mi hai lasciato e pregherò come mi hai insegnato; respirerò i capperi ed il mare e ti restituirò ciò che non hai mai smesso di amare.  A dispetto del tempo che vola, nonna è qui che che mi hai aspettata; ed eccomi, nonna, sono tornata.

La magistrale conduzione di Giovanna Cirino ha reso le due serate leggere ed assai gradevoli, mentre la Panta Rei band di Lipari ha offerto gli antichi canti eoliani, interpretrando anche i testi raccolti da Luigi Salvatore d’Austria a fine Ottocento.

La straordinaria presenza delle terze e quarte generazioni degli originari emigrati dall’Arcipelago – ha commentato  Marcello Saija, presidente del Museo Eoliano dell’Emigrazione e principale organizzatore della Festa – mostra come dopo 14 anni la manifestazione è  ormai entrata nella sfera affettiva degli eoloderivati.


A Canneto: Residence La Villetta


Un sano relax e una stupenda vacanza nella quiete di Canneto, a soli 50 metri dal mare
Residence La Villetta - Via Calandra Coste, 1 - 98052 Canneto Lipari (Isole Eolie) Tel.: 090 9813000/Fax: 090 9880716
Maggiori informazioni e possibilità di visita virtuale alla nostra struttura sul sito www.lavilletta.it

Ristorante Filippino: L’autenticità dei sapori del Mediterraneo

Situato nella panoramica Piazza del Municipio a Lipari, vicino al tipico castello neolitico che ospita il Museo Eoliano, il ristorante da Filippino è un ambiente rustico, caratteristico e d’atmosfera, interprete di rilievo dell’eccellenza del gusto eoliano.

Oggi, dopo 100 anni di storia, il Filippino è un ristorante moderno e funzionale, articolato in due sale interne e in una grande e rinnovata terrazza climatizzata.

L’arredamento, in legno massello scuro e colori tenui, è sobrio ed elegante, con mobili d’epoca e un caldo camino.

Le specialità proposte sono prevalentemente legate alla cucina di mare, regionale, con piatti a base di pesce fresco pescato quotidianamente, unitamente a materie prime dell’isola, quali le verdure e gli oli, che ne esaltano il sapore. Il ristorante dispone inoltre di un’ottima cantina vini con una selezione che include più di 100 etichette, oltre a un’ottantina di grappe. Complessivamente offre la disponibilità di 250 coperti. E l’accoglienza e l’attenzione alle esigenze di ogni cliente sono sempre di casa: oggi come ai primi del Novecento.

I ringraziamenti delle famiglie Ziino e Cappadona

ASD Twirling Lipari: Nuovi corsi di ginnastica ritmica, open day il 19 settembre

Eolienews ricorda Lidia Bonannella

 La rubrica è realizzata, gratuitamente, con le foto del nostro archivio, pubblicate in modo casuale.

Anniversari, ricorrenze e pubblicazione foto richieste dai lettori (con o senza testo) sono a pagamento

Salina, fillossera ed emigrazione: Grande successo per la rappresentazione dei Cantori popolari delle Eolie

 
Per i Cantori Popolari delle Isole Eolie ancora un grande successo in terra di Salina in occasione della XIV edizione della Festa degli Eoliani nel mondo.

Sotto l’attenta e illuminata direzione del Direttore e Coreografo Dott. Nino Alessandro il gruppo ha messo in scena uno spettacolo che rievoca il disastro economico sociale e culturale causato dalla fillossera, parassita che ha distrutto le vigne delle Eolie e in particolare quelle di Salina. La conseguenza fu una migrazione di miglia di Eoliani che cercarono fortuna in altri paesi lasciando affetti e la  terra amata e con una valigia piena di speranze. 

Il gruppo dei Cantori con recitazioni e canzoni ha riportato l’orologio delle memoria alla fine del 1889 quando sono calate le tenebre sopra a Salina, tema e filo conduttore di tutto lo spettacolo.

Il Sindaco Domenico Arabia e la scrittrice Cristina Neri di Melbourne Australia hanno avuto parole di apprezzamento per il lavoro messo in scena e che ha toccato i punti e i temi dell’evento con sensibilità culturale e popolare rispettandone i contenuti sociali importantissimi dell’epoca. Questo appuntamento, questa festa annuale, che ricorda i nostri migranti, ha una importanza fondamentale per le nuove generazioni, un collegamento alle radici che hanno permesso oggi di essere quello che siamo, un ricordo dei sacrifici di chi ci ha preceduto l’attaccamento alla famiglia e la propria terra.

È stata una bella serata con un pubblico attento e pronto ad applaudire.

"Ringrazio - dichiara il presidente Angelo Ferlazzo - il Sindaco Arabia per averci dato questa opportunità e per la fiducia e apprezzamento per il nostro gruppo che il prossimo anno compie 50 anni di attività ininterrotta navigando e solcando le onde delle cultura popolare tradizionale con viva e sempre più energia".





Via Vittorio Emanuele, 148
98055 Lipari - Isole Eolie (ME)

tel/fax: 
090/9880050

 


Eureka le soluzioni giuste per le tue comunicazioni

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Per info o contatti: 0909811535 – eurekalipari@gmail.com

Tanti auguri!

Buon compleanno a Mimmo Bellantone, Nunzia Cincotta, Carmelo Gallo, Domenico Ginone, Mimmo Leto, Tony Currò, Mary Cannistrà


Oggi, 5 settembre: Santa Teresa di Calcutta

Madre Teresa resterà come l'incarnazione più convincente, nella nostra epoca, del genio della carità evangelica; tutti l'hanno capita, i cristiani delle varie confessioni, i laici di ogni paese, gli indù come i musulmani. Quando, a metà degli anni Settanta, apriva a San Gregorio al Celio la prima casa romana delle sue suore, scelse per loro il pollaio dei monaci camaldolesi, una costruzione bassa, in mattoni bucati e lamiere, con il pavimento in cemento. «Le mie sorelle sono povere e abituate a tutto, vengono dall'India. Il pollaio sarà più che sufficiente», tagliava corto con chi trovava la cosa un po' scomoda. Povere. Come era povera lei, che aveva scelto di condividere in tutto e per tutto la condizione dei più poveri, dei diseredati, di chi dalla vita non aveva avuto altro che miseria, smacchi e sofferenza.

Pier Paolo Pasolini, dopo averla incontrata a Calcutta nel 1961, scrisse: «Dove guarda, vede». All'origine della sua genialità nell'amore c'era il vedere, prima di altri, il fratello che era nel bisogno e di soccorrerlo subito, senza giudicare, senza lasciarsi bloccare dalle frontiere. O anche dalla mancanza di mezzi.


È stata a volte criticata perché nei suoi ospizi non c'erano abbastanza medici e medicine. Ma nelle situazioni disperate nelle quali si è avventurata, non avrebbe concluso granché se avesse dovuto aspettare di avere l'attrezzatura giusta per soccorrere qualcuno.

Madre Teresa, al secolo Agnes Gonxha Bojaxhiu, era nata il 26 agosto 1910 a Skopje nella Macedonia del Nord. Quando il papà, Nikola, morì improvvisamente, la famiglia visse momenti digrandi difficoltà economiche. Fu brava la mamma, Drane, ad allevare Agnes e i suoi quattro fratelli con fermezza e amore, orientando la loro formazione religiosa. Agnes trovò sostegno anche nella vivacità della parrocchia del Sacro Cuore, gestita dai gesuiti, nella quale era attivamente impegnata.

A diciott'anni, desiderosa di fare la missionaria, lasciava la casa e il paese, diretta in Irlanda, dove veniva accolta, con il nome di suor Mary Teresa, nell'istituto delle «Suore di Loreto». Qualche mese dopo venne mandata in India, a Calcutta, dove completò la sua formazione alla vita religiosa, facendo prima i voti temporanei, seguiti da quelli perpetui, e inserendosi nelle attività dell'istituto fino a diventare, nel 1944, direttrice di una scuola per ragazze, il St. Mary.

I primi vent'anni della sua vita religiosa li trascorse così, senza scossoni, insegnando alle ragazze, maturando anche una sua spiritualità forte, che aveva nella preghiera e nell'amore per le consorelle e per le allieve i suoi punti di forza. Ma aveva anche l'occhio attento a ciò che succedeva intorno. E non era granché bello, anzi inquietava non poco.


Intanto il Signore, con illuminazioni interiori, la andava preparando a quella che sarà la sua straordinaria avventura. Al centro delle rivelazioni proprio quello che inquietava madre Teresa: l'indifferenza assoluta della gente verso i poveri, che in gran numero languivano nelle baraccopoli e lungo le vie della città.

Durante un viaggio in treno, nel 1946, le parve di sentire più chiara la voce di Gesù che la invitava ad abbandonare tutto per porsi al servizio di quei poveri. Madre Teresa accolse l'invito e segnò quell'episodio che avrebbe cambiato la sua vita, come «il giorno della decisione».

Le ci volle del tempo per ottenere il permesso di lasciare le Suore di Loreto, ma alla fine, era il 1948, fu libera di seguire la propria vocazione e di entrare nel mondo dei poveri. Indossò il sari, la tunica bianca delle donne indiane, con in più le strisce blu che orlavano il velo, e la croce appuntata sulla spalla. Con il nuovo abito, che segnava anche il cambiamento della sua vita, si recò a Patna dalle Suore mediche missionarie per seguire un breve corso di infermeria. Rientrata a Calcutta, si sistemò provvisoriamente presso le Piccole sorelle dei poveri.

Il 21 dicembre 1948 andò per la prima volta nei sobborghi: visitò famiglie, lavò le ferite di bambini, si prese cura di un anziano malato che giaceva sulla strada. Si imbatté anche in una donna agonizzante, distesa su un marciapiede: era così debole che topi e formiche le stavano rosicchiando il corpo. Da giorni era lì, in attesa della morte, ma nessuno l'aveva soccorsa. Madre Teresa la raccolse e la portò al vicino ospedale, dove le dissero che era troppo malata e troppo povera per essere curata.

Calcutta era piena di gente che finiva così. Teresa capì che non poteva più restare a guardare, doveva fare qualcosa. Chiese, e le fu concesso, di occupare parte di un ex tempio indù diventato covo di mendicanti e criminali di ogni risma. Madre Teresa lo trasformerà nella prima «Casa dei moribondi».


Le baraccopoli — con i loro poveri ai quali dare speranza, con i bambini abbandonati da curare e amare, con i moribondi da accompagnare nel passo estremo... — divennero la terra di missione, sua e di altre donne che via via decideranno di condividere la sua vita e il suo impegno. Insieme diedero vita alla Congregazione delle Missionarie della Carità, che il 7 ottobre 1950 veniva riconosciuta ufficialmente nell'arcidiocesi di Calcutta, e nel febbraio del 1965 diventava di diritto pontificio.

Agli inizi del 1960 cominciò l'emigrazione delle Missionarie della Carità in altre regioni dell'India. Successivamente, incoraggiate in particolare da Paolo VI, aprivano una casa in Venezuela. Ad essa seguirono numerose altre fondazioni in ogni parte del mondo, ovunque ci fossero poveri abbandonati cui portare l'aiuto e il conforto della fraterna solidarietà e la certezza che Dio li amava. Negli anni Ottanta, dopo la caduta delle varie cortine, madre Teresa aprì case di missione anche nei paesi comunisti, inclusa l'ex Unione Sovietica, l'Albania e Cuba. È stata la prima a inserire delle suore negli ospedali sovietici, dopo l'esplosione di Cernobyl, e la prima a mettere piede in Albania, quando il paese era ancora sotto il regime comunista. Persino in Vaticano, nella casa del papa, aprì una mensa per i poveri.

Madre Teresa affiancò alla prima congregazione altre istituzioni, come i Fratelli Missionari della Carità, le Sorelle e i Fratelli contemplativi, i Padri Missionari della Carità e gruppi di collaboratori laici. 11 tutto per rispondere meglio alle esigenze dei poveri.

Tanto impegno e proliferare di iniziative non potevano passare inosservati. Le immagini di questa donna minuta e con il tempo sempre più curva, avvolta nel bianco sani, china a confortare un moribondo o a curare piaghe infette, ad accarezzare bambini lacerati dall'abbandono e dall'indifferenza... fecero il giro del mondo, sollevando l'ammirazione di tanta gente, che cominciò a interessarsi delle sue opere e della sua vita, ad ascoltare i suoi messaggi, resi con parole semplici che esaltavano la vita, che invitavano al suo rispetto in ogni momento, dal concepimento alla morte. Parole semplici e a volte anche forti che scuotevano e dividevano.


L'ammirazione si tradusse anche in riconoscimenti importanti come il Premio indiano Padmashri, assegnatole nel 1962, e il Premio Nobel per la Pace, conferitole nel 1979. Ricevette riconoscimenti e attenzioni «per la gloria di Dio e in nome dei poveri».

Negli ultimi anni, nonostante seri problemi di salute, continuò a guidare la sua congregazione e a rispondere alle necessità dei poveri e della chiesa. Morì a Calcutta il 5 settembre 1997. Il mondo intero, che aveva seguito il suo lento spegnersi, la pianse, mentre il governo indiano le rendeva onore con i funerali di Stato. Sepolta nella Casa Madre delle Missionarie della Carità, la sua tomba fu ben presto luogo di pellegrinaggi e di preghiera. «L'intera vita e l'opera di madre Teresa — ha detto Giovanni Paolo II nel proclamarla beata — offrirono testimonianza della gioia di amare, della grandezza e della dignità di ogni essere umano, del valore delle piccole cose fatte fedelmente e con amore, e dell'incomparabile valore dell'amicizia con Dio». Questa è madre Teresa: il genio femminile sposato alla carità evangelica, che guida la chiesa verso i poveri.

Il 20 dicembre 2002 il papa Giovanni Paolo II approvò i decreti sulle sue virtù eroiche e sui suoi miracoli, è stata beatificata il 19 ottobre 2003 e canonizzata da Papa Francesco il 4 settembre 2016.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Calcutta in India, beata Teresa (Agnese) Gonhxa Bojaxhiu, vergine, che, nata in Albania, estinse la sete di Cristo abbandonato sulla croce con la sua immensa carità verso i fratelli più poveri e istituì le Congregazioni delle Missionarie e dei Missionari della Carità al pieno servizio dei malati e dei diseredati.

Le segnalazioni dei lettori. Porto peschereccio di Sottomonastero...alla prima sciroccata si stacca tutto

Caro direttore, vorrei poter attenzionare come si stanno eseguendo i lavori sottomonastero nel porto del pescato.

Adesso stanno mettendo le mattonelle su un fondo non pulito e pieno di polvere e senza un aggrappante, con un minimo spessore di cemento e con 40 gradi all'ombra, alla prima sciroccata si staccherà tutto....

Ma il RUP dov'è?

Ringraziamo per la foto Francesco Poltero che, a scanso di equivoci, non è l'autore della segnalazione.


 


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