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lunedì 5 ottobre 2026
Pronto soccorso di Lipari. Giacomo Biviano: "Se quanto accaduto è vero, qualcuno dovrà rienderne conto"
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Beni culturali, al via il bando per la street art nei Comuni siciliani. Scarpinato: «Interventi di richiamo turistico e culturale»
Gli interventi, si legge nell’avviso, sono finalizzati a promuovere e sostenere la street art quale "forma espressiva a forte impatto civico e culturale e con capacità comunicativa, idonea a contribuire alla rigenerazione urbana ed extra urbana, con particolare riferimento alle aree degradate e periferiche".
La dotazione finanziaria complessiva è pari a 200 mila euro, a valere sul Fondo di creatività urbana istituito all’assessorato dei Beni culturali. Ciascun progetto potrà beneficiare di un contributo massimo erogabile pari a 20 mila euro, per finanziare prestazioni artistiche per la realizzazione delle opere pittoriche, acquisto di materiali, noleggio di ponteggi, piattaforme, spettacoli connessi all’inaugurazione dell'opera.
«Rendere maggiormente attrattivi le periferie e i percorsi di visita delle nostre città è uno degli obiettivi prioritari per la valorizzazione culturale e identitaria dell’Isola – dice l’assessore ai Beni culturali, Francesco Paolo Scarpinato – Attraverso questo bando vogliamo incentivare le amministrazioni locali a investire sulla creatività, trasformando i luoghi urbani in spazi di forte richiamo turistico e culturale».
Ci sarà una settimana di tempo per presentare le istanze a partire dal lunedì successivo alla pubblicazione del bando sulla Gazzetta ufficiale della Regione Siciliana.
Il decreto è già consultabile sul sito istituzionale della Regione a questo link.
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Lipari e l'alibi dell'unità: Se tutti sono d'accordo perchè non si fa (Riflessione di Giuseppe Biancheri)
Da mesi a Lipari si legge e si sente ripetere ovunque la stessa parola: unità. Concordia, fronte comune, voltare pagina. La scrivono e la dicono in tanti: chi fa politica da una vita, chi ha già avuto responsabilità di governo, chi si presenta come volto nuovo. Sono tutti d’accordo, e proprio per questo qualcosa non torna.
Se tutti vogliono la stessa cosa, perché non accade? Perché agli appelli pubblici alla partecipazione seguono riunioni ristrette, dove si decide chi c’è e chi resta fuori? Perché nessuno si schiera, e tutti aspettano che sia un altro a muoversi per primo?
Unità di chi? Di cosa? Un Comune ampio e variegato come il nostro, con sei isole e innumerevoli frazioni, esprime fisiologicamente almeno tre-quattro correnti di pensiero. Non è il male: è democrazia, è libertà di pensiero. Chi invoca l’unione di tutti, solo contro chi amministra oggi, cerca davvero un progetto o cerca un nemico comune dietro la quale nascondersi? Chiedere a chi ha idee diverse di stare insieme solo per raggiungere uno scopo è retorica, e dura fino al giorno dopo il voto.
Argomento sul quale riflettere, semmai, è il contrario: che chi ha la stessa visione, la stessa mentalità, lo stesso percorso alle spalle, oggi si divida. Per questioni personali? Per vecchie scaramucce? Per indicazioni che arrivano da altri? Per paura di perdere ruoli e posizioni?
Chi ha provato e prova tutt’oggi a creare ponti, per alcuni, è il primo dei “problemi”. E chi si ritrova sempre più spesso in incontri a discutere di idee e di progetti, dicendo di non avere un candidato: siamo sicuri che un candidato non sia già seduto a quello stesso tavolo? Quando una figura giovane e nuova era a portata di mano, perché non è stata presa in considerazione? Si sta costruendo un progetto per il paese, o si prova ad acquisire un peso da portare in dote al tavolo di qualcun altro? E chi dice di non avere preclusioni, siamo sicuri non abbia già pronti i paletti sui nomi che non gradisce?
E se questa continua richiesta di unione fosse diventata un alibi? Un modo elegante per non dire l’unica cosa che conta, cioè che nessuno, oggi, è disposto a fare davvero un passo di lato perché nasca qualcosa di positivamente diverso. Personalmente in questi anni, ho avuto l’opportunità di dialogare con molte persone. Tutti entusiasti
all’idea di una candidatura nuova, giovane, libera dalle vecchie appartenenze. E quelle figure esistono eccome, e non poche, chi dice il contrario mente. Al momento di scegliere però quell’entusiasmo si è fermato. Non per cattiva volontà, credo: per prudenza, per equilibri da rispettare, forse perché i tempi non erano maturi. Ma quanto può aspettare un paese che i tempi maturino da soli? Lo dico senza rancore, da persona che la propria disponibilità non l’ha mai fatta mancare e non la ritira certo oggi.
Intanto il paese non aspetta. Il Comune ha avviato la procedura di riequilibrio finanziario, il costo dei trasporti cresce, le bollette ancor di più. E ogni anno tanti ragazzi fanno la valigia, perché restare sulle isole sembra un lusso e non una scelta possibile. Se in questa tornata non ci saranno le condizioni per un candidato davvero “nuovo”, non buttiamo via altri cinque anni.
E intendiamoci su quella parola. Basta non essere mai stati candidati a sindaco per essere “nuovi”? Si è “nuovi” con una lunga storia nelle istituzioni alle spalle? E lo si resta lo stesso, anche quando attorno siedono tutti ex politici e figure che hanno influito nel bene e nel male sulla storia politica di questo paese da venti – trenta anni a questa parte?
L’esperienza non è il problema, se viene messa a disposizione. Chi conosce la macchina comunale, i conti e i dossier deve essere una risorsa fondamentale, a una condizione: che scelga di circondarsi di persone nuove, figure che abbiano fame di futuro, slegate da vecchie logiche, sciolte da vecchi nodi, e accetti di far crescere chi verrà dopo di lui.
La porta non va chiusa a chi la politica l’ha fatta e la fa ancora, impegnandosi per il bene del nostro paese. Nessuno deve sparire. Forse il passo da chiedere non è indietro, ma di lato: accanto alle figure nuove, a loro sostegno, per aiutarle a crescere. Per chi non ha interessi né ambizioni personali, non sarebbe questo il gesto più alto di altruismo e di amore per il paese?
Perché il punto non è soltanto chi guida. È soprattutto chi gli starà attorno al momento di rimboccarsi le maniche e lavorare: con quale storia, con quali legami, con quali prospettive. Una squadra di giovani che lavorano, fanno impresa e crescono qui i propri figli, che si fa le ossa oggi, è la classe dirigente che domani potrà presentarsi al paese senza chiedere il permesso a nessuno.
Chi ha esperienza è disposto ad aprire quella porta? E noi, che chiediamo spazio, siamo disposti ad entrarci?
Alla fine, ciascuno farà la sua scelta, ed è giusto che sia così. Nessuna sarà giusta o sbagliata in partenza, se chi la compie è convinto di fare il bene del paese. A decidere sarà il voto: questa è la democrazia, questa è la libertà di scelta. E i giochi non sono ancora chiusi. Chi può escludere che da qui al voto prenda forma un’ulteriore proposta diversa, capace di parlare a chi oggi non si riconosce in nessuna di quelle apparentemente già in campo?
È divisione? È egoismo? È non avere a cuore il paese, il rifiuto di seguire chi politicamente non ci piace e di unirsi per forza contro qualcuno? Io credo sia libertà. Non ce ne rendiamo conto, ma se guardiamo fuori dal nostro piccolo orticello siamo fortunati ad averne ancora.
Tanti auguri!
Buon compleanno a Marco Giorgianni, Valentina Alessi, Rosa Favorito, Tindara Vitagliano, Vincenzo Andaloro, Maria Cortese
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E' deceduta Concettina Basile in Di Giorgio
E' deceduta Vitaliana Raffaele "Liliana" ved. Natoli
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Lorenzo Orto vice - campione siciliano, classe Cadetti cc65
Si è disputata ieri a Partanna (Trapani) l’ultima gara FMI con Lorenzo Orto che, conquistando due terzi posti, ha centrato un importante obiettivo. concludere il campionato (Classe Cadetti cc65) da vice campione siciliano 2026.
Video:
Novecento, rubrica a cura di Giuseppe La Greca: ottobre 1928, incendio di un motoveliero a Lipari
Corriere della sera
Napoli 16 ottobre 1928
Un incendio si è sviluppato ieri sera a bordo del motoveliero Nuovo San Giovanni, ancorato nel porto rifugio del Pignataro.
Verso le ore 22 le fiamme venivano [accese] dal vento, che spirava forte, nonostante gli sforzi dell’equipaggio, e invadevano anche i locali delle macchine.
Il fuoco si comunicava subito al cutter Marta M. ormeggiato accanto al Nuovo San Giovanni.
Il cutter veniva però subito rimorchiato fuori dal porto, e il principio d’incendio sul Marta M., era presto domato.
Verso l’alba il Nuovo San Giovanni, diventato un immenso braciere, colava a picco.
L’incendio si attribuisce alla fortuita accensione di alcuni residui infiammabili.
I danni si calcolano ammontino a 100.000 lire. A 10.000 lire ascenderebbero i danni riportati dal Maria M.
A Canneto: Residence La Villetta


Oggi, 5 ottobre: Santa Maria Faustina Kowalska
Ma mentre lavava piatti e tirava a cera i lindi pavimenti dei suoi signori, pensava ad altro. Nel suo cuore era germogliato il desiderio di abbracciare la vita religiosa, non certo per sottrarsi alla fatica del lavoro, ma per vivere in modo più profondo e radicale la vocazione cristiana. Incontrò subito l'opposizione dei genitori che con la sua entrata in convento avrebbero perso un'indispensabile fonte di guadagno. La risolutezza di Elena ebbe però la meglio sull'opposizione dei genitori e nel 1924 poteva chiedere finalmente di essere accolta nella Congregazione della beata Vergine Maria della misericordia.
Ma neppure la famiglia di Elena poteva farlo, per cui la giovane dovette lavorare sodo ancora un anno per mettere insieme almeno l'indispensabile. Non le venne invece chiesta la dote vera e propria, che avrebbe richiesto ben più di un anno di lavoro. Aveva vent'anni quando venne ammessa al postulantato, e poi (1926) al noviziato come suora conversa, addetta cioè al servizio della comunità.
Come avviene in altri ordini o congregazioni religiose, con l'occasione cambiò il nome di Elena con quello di Maria Faustina: era un modo per segnare il distacco dalla vita precedente e l'inizio di un nuovo modo di stare con il Signore e con gli altri.
Due anni dopo emise i voti temporanei e nel 1933 quelli definitivi, nel suggestivo rito della professione perpetua.
Per tredici anni suor Faustina lavorò in quasi tutte le case della provincia, che erano allora dieci, occupandosi dei mestieri più umili: la cucina, il giardino e la portineria. Eseguiva sempre con molta fedeltà quanto richiestole, e con gioia, illuminando ogni atto con la luce della sua spiritualità, molto intensa, costellata da slanci mistici dei quali erano a conoscenza solo i suoi direttori spirituali e le superiore.
Nel 1935 Faustina ricette una rivelazione privata da Gesù nella quale le avrebbe richiesto una particolare forma di preghiera detta Coroncina alla Divina Misericordia. Secondo suor Faustina, particolari grazie sarebbero state concesse a chi avrebbe recitato questa preghiera:
La mia misericordia avvolgerà in vita e specialmente nell'ora della morte le anime che reciteranno questa coroncina. Per la recita di questa coroncina mi piace concedere tutto ciò che mi chiederanno. I sacerdoti la consiglieranno ai peccatori come ultima tavola di salvezza; anche se si trattasse del peccatore più incallito se recita questa coroncina una volta sola, otterrà la grazia della mia infinita misericordia. Quando vicino ad un agonizzante viene recitata questa coroncina, si placa l’ira di Dio e l’imperscrutabile misericordia avvolge l’anima.
La Coroncina della Divina Misericordia
- Si inizia recitando, dopo il segno della croce, un Padre nostro, un Ave Maria e il Credo.
- Sui 5 (cinque) grani del Padre Nostro, ovvero i grani maggiori del Santo Rosario si dice: «Eterno Padre, io Ti offro il Corpo e il Sangue, l'Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio e Nostro Signore Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero.»
- Sui 50 (cinquanta) grani minori si dice: «Per la Sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero.»
- Al termine si dice per tre volte: «Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi e del mondo intero.»
- La preghiera termina con la seguente invocazione: «O Sangue ed Acqua che scaturisti dal Cuore di Gesù come sorgente di misericordia per noi, confido in te!»; ed infine nuovamente il segno della croce. Suor Faustina viene ricordata anche come l'apostola della devozione a Gesù misericordioso. Una pia pratica che, radicatasi in Polonia grazie al suo zelo, si estese, a partire dai primi anni Quaranta, anche fuori dai confini polacchi per abbracciare tutto il mondo. Con tale pratica si diffuse anche la conoscenza di colei che ne aveva fatto il centro della propria spiritualità. Il 5 ottobre 1938 suor Faustina tornava alla casa del Padre. Morì nel convento di Lagiewniki nei pressi di Cracovia, offrendosi alla misericordia divina come vittima per la conversione dei peccatori.. Venne sepolta nel cimitero della congregazione. Quando fu avviato il processo informativo per verificare l'eroicità delle sue virtù, le sue spoglie vennero trasferite nella cappella della congregazione, diventata subito cuore della devozione di molti fedeli che si affidano alla sua intercessione per ottenere conforto dell'anima e sollievo nelle malattie.È stata proclamata beata il 18 aprile 1993 e santa nel 2000, anno del Giubileo, da Giovanni Paolo II.
MARTIROLOGIO ROMANO. A Cracovia in Polonia, santa Maria Faustina (Elena) Kowalska, vergine delle Suore della Beata Maria Vergine della Misericordia, che si adoperò molto per manifestare il mistero della divina misericordia
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