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martedì 25 agosto 2026

Davide D'Amico : La memoria di una vita dedicata agli altri (di Peppuccio Subba)

 

Con la dipartita del professore Davide D’Amico Lipari ha perso un illustre cittadino, grande maestro di chirurgia e umanità.

All’insigne professionista il Comune aveva concesso la cittadinanza onoraria con deliberazione consiliare n. 13 del 16 febbraio 1991.

Le motivazioni, del riconoscimento simbolico e solenne, sono contenute nella pergamena, consegnata al Neo Cittadino nel corso di una cerimonia pubblica, il cui testo, dettato dal grande storico eoliano, prof. Giuseppe Iacolino, è il seguente:

IL SINDACO DI LIPARI

L’UNANIME VOTO SANCENDO DEL CIVICO CONSIGLIO INTERPRETE E GARANTE DEL POPOLARE CONSENSO AL DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO TRAPIANTI DEL POLICLINICO DI PADOVA PROFESSORE DAVIDE D’AMICO MAESTRO VALENTISSIMO NELLE CHIRORGICHE DISCIPLINE PER BELLE DOTI D’UMANITA’ RESO OVUNQUE ASSAI ILLUSTRE E ANCOR PIU’ NELLE EOLIE DA LUI PREGIATE DI FREQUENZA E AMICIZIA LA CITTADINANZA ONORARIA CONCEDERSI IN QUESTO COMUNE OMAGGIO ALLA SCIENZA DI SUA MANO SAGACE ALLA GENEROSITA’ D’UN GRAN CUORE

I meriti speciali del professore D’Amico, che hanno indotto l’amministrazione a conferire il riconoscimento civico, erano:

  • l’eccellenza professionale che lo aveva collocato al primo posto in Italia e oltre;
  • la scelta di Lipari come luogo dove trascorrere i giorni di riposo e con cui ha stabilito un legame autentico e profondo. Un legame che nel tempo si è consolidato attraverso la stima, l’affetto e la condivisione dei valori che appartengono alla nostra comunità.

Ha pubblicati tanti lavori e libri, destinati a studenti, specializzandi e colleghi. Tra questi viene ricordato “Le mani del chirurgo – lo specchio di un’arte” che unisce importanti aspetti professionali e riflessioni sull’arte della chirurgia.

Era anche dotato di un’elevata dimensione umanistica e letteraria per cui spesso scriveva poesie sugli affetti familiari e sui luoghi che amava frequentare e, in particolare, Lipari che era diventata una parte importante della sua vita e della sua famiglia.

Uno dei libri in cui raccontava sentimenti, emozioni, idee e storia è “Sulle ali dei gabbiani”. Nella prima parte, dedicata a Lipari, descrive lo stupore della scoperta delle Eolie e quindi il gabbiano, come il corvo di Mizzaro, diventa l’elemento conduttore di una trama di fuoco, mare, albe, tramonti e poi grotte, chiese, Santi e misteri.

Con riferimento alle sette isole scriveva: “questo arcipelago è come una tastiera di pianoforte dove ogni nota ha un suono, ma sono tutte le note che conferiscono alle Eolie quell’armonia tra mare e terra che è l’essenza più vera del loro grande fascino. Vivere Lipari è assai diverso che vivere a Lipari”.

Il primo trapianto di fegato lo eseguì il 23 novembre del 1990 su una donna di 42 anni. Quell’intervento non fu soltanto un successo individuale ma l’avvio di un programma di trapianto epatico destinato a diventare il più importante d’Italia.

Un’altra tappa fondamentale della sua attività professionale arrivò nel 1997 quando fu protagonista del primo trapianto pediatrico da donatore vivente.

Il professore D’Amico nel tempo divenne il trapiantologo di straordinaria competenza e umanità che ha dedicato la propria vita professionale alla cura delle persone e alla crescita della scuola di Padova.

Nel tempo ha battuto ogni record per gli oltre tremila interventi chirurgici tra cui mille trapianti.

Durante la sua permanenza a Lipari, deponeva, idealmente, il grande prestigio della sua professione e si comportava come un comune cittadino, dedicandosi alle incombenze quotidiane.

Amava intrattenersi con i tanti conoscenti e si poneva sempre con grande modestia e semplicità con qualsiasi interlocutore.

Durante le sue vacanze era sempre disponibile a dispensare consigli a tutti gli eoliani per la soluzione dei problemi di salute anche esulanti dalle sue specifiche competenze professionali.

La sua attività professionale è stata una missione, un modo concreto di essere vicino agli altri e di rendere migliore la vita di chi soffriva.

Meritava di continuare a vivere e concludere la sua esistenza in modo sereno. Una terribile e improvvisa patologia, che lo ha colpito un mese addietro, lo ha costretto, ingiustamente, a sopportare un carico di pesanti sofferenze.

Il professore D’Amico continuerà a vivere nel ricordo e nel cuore di chi ha avuto la fortuna di incontrarlo e di ricevere le sue cure.

Sono sicuro che il Signore lo ha accolto tra le sue braccia in Paradiso.

Un’accoglienza meritata perché ha saputo donare tempo, competenza, ascolto, amore senza chiedere nulla in cambio.

Ora non potrà più curare i corpi, ma rimarrà la cura che ha saputo lasciare nelle anime, il bene fatto, le persone a cui ha ridato la vita e le parole pronunciate nei momenti difficili, il ricordo di un uomo che ha scelto di dedicare la propria esistenza agli altri.

La sua scomparsa rappresenta una grande perdita per tutti i suoi familiari a cui era legato da un amore profondo, per i suoi collaboratori a cui dispensava ancora consigli, per le migliaia di persone che ha curato, per la nostra comunità con cui aveva instaurato un forte legame umano e civile.

Sarebbe opportuno che l’amministrazione comunale di Lipari valuti l’iniziativa di intitolare una strada o uno spazio pubblico al professore Davide D’Amico, quale riconoscimento istituzionale e permanente per la sua presenza e la sua attività professionale che hanno rappresentato per cittadini, famiglie e realtà del territorio un punto di riferimento caratterizzato da attenzione, sensibilità e costante disponibilità alle esigenze della nostra collettività.

La proposta intende rappresentare un segno di gratitudine e di riconoscenza degli eoliani affinchè il nome e l’impegno del professore D’Amico possano contribuire a conservare e trasmettere alle future generazioni il cammino di un uomo che ha saputo unire competenza, passione e dedizione.

Peppuccio Subba

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