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lunedì 18 maggio 2026

Novecento. Rubrica a cura di Giuseppe La Greca. Maggio 1997: Operazione Pulilipari dello Snoopy club


 

Le Eolie nelle stampe d' epoca (67° Puntata): Semaforo di Punta Labronzo (Stromboli)

 

Oggi, 18 maggio: San Giovanni I


Originario della Tuscia e figlio di un certo Costanzo secondo il Liber Pontilicalis, fu eletto papa succedendo a 7 Ormisda il 13 agosto 523. Non si hanno notizie sicure su questo papa prima della sua elezione, a causa della frequente attestazione del nome Giovanni nelle fonti del VI sec. (tre papi portano questo nome).
È stata tuttavia avanzata l'ipotesi dell'identificazione di questo pontefice con il diacono Giovanni, amico di Severino Boezio, che gli dedicò tre dei suoi scritti; era favorevole al partito filoorientale dell'antipapa Lorenzo, anche se nel 506 fece atto di sottomissione al papa legittimo 7 Simmaco. Tale ipotesi di identificazione sarebbe corroborata dalla straordinaria accoglienza che gli fu riservata in occasione del suo viaggio a Costantinopoli, e dal fatto che Giovanni, divenuto papa, fece adottare a Roma su consiglio del monaco Dionigi il Piccolo il computo pasquale alessandrino, già motivo di accese controversie tra Lorenzo e Shrunaco e segno evidente di atteggiamento proorientale.
Il Liber Pontificalis riporta che egli fece eseguire importanti lavori di restauro nelle basiliche cimiteriali dei martiri Nereo e Achilleo sull'Ardeatina e dei SS. Felice e Adautto sull'Ostiense e poté inoltre abbellire le principali basiliche cittadine, grazie alla munificenza dell'imperatore Giustino I. Tutta la sua attività a Roma si svolse prima del suo viaggio a Costantinopoli, che fu l'avvenimento più importante del suo pontificato, ma anche l'ultimo, poiché gli costò la vita. Se i rapporti di Giovanni con l'imperatore d'Oriente furono buoni, assai meno lo furono quelli con l'anziano re goto Teodorico.
Questi era allarmato per le leggi rimesse in vigore dall'imperatore Giustino nei suoi territori contro gli eretici e in particolare contro gli ariani; convocò Giovarmi a Ravenna sul finire dell'anno 525 e gli intimò di guidare una delegazione a Costantinopoli con il difficile compito di ottenere la fine della persecuzione. Preoccupato per le sorti dei cattolici d'Occidente in caso di suo rifiuto, acconsenti di portare all'imperatore le richieste di Teodorico.
Era la prima volta che un pontefice si recava a Costantinopoli; fu ricevuto con i massimi onori dall'imperatore, che si prosternò davanti al vicario di san 7 Pietro. Giovanni celebrò le funzioni della Pasqua del 526 a S. Sofia secondo il rito romano e stando al Liber Pontificalis procedette alla reincoronaiione di Giustino. La delegazione ottenne alcune concessioni, non quella che gli ariani convertiti potessero ritornare alla loro fede.
Nonostante il successo dell'ambasciata, al rientro a Ravenna, Giovanni fu vittima della politica di Teodorico, a cui la notizia dell'accoglienza trionfale e del successo personale ottenuto da Giovanni a Costantinopoli, provocò ostilità e gelosia tanto che costrinse Giovanni a trattenersi a Ravenna, dove, provato dai trattamenti subiti, mori il 18 maggio 526.
Secondo l'Anonimo di Valois intorno al corpo di Giovanni si verificarono miracoli e fu oggetto di venerazione popolare. Successivamente le spoglie del pontefice furono traslate a Roma dove furono inumate a S. Pietro alla data del 27 maggio. Il suo epitaffio conservato in due manoscritti lo ricorda come vittima per Cristo.

Buongiorno con questa cartolina dalle Eolie


 

domenica 17 maggio 2026

Lipari, barriere protettive per la via di Acquacalda. E ieri violenta mareggiata! L'articolo del direttore Sarpi sulla Gazzetta del sud del 17 maggio 2026


 

Vulcano, l’appello accorato dei residenti: «Il pontile di Porto Ponente è a pezzi, intervenite»

Un gruppo di residenti sull’isola di Vulcano ha deciso di rompere il silenzio e di segnalare ufficialmente, attraverso una lettera aperta, le condizioni disastrose in cui versa il pontile di Protezione civile di Ponente. 

Un grido d'allarme che unisce preoccupazione, sdegno e la richiesta di una normalità troppo spesso negata. Non si tratta solo di una questione di decoro estetico, ma di una vera e propria emergenza sicurezza che minaccia l'incolumità pubblica. Secondo quanto denunciato dagli abitanti la struttura dell'approdo è attualmente in uno stato di grave degrado. In particolare, a preoccupare maggiormente sono le griglie della pavimentazione, visibilmente rotte e divelte. Questo scenario trasforma il molo in un percorso a ostacoli altamente pericoloso.  

C'è un "dettaglio" che rende la situazione ancora più paradossale e urgente: il pontile di Porto Ponente non è una semplice banchina turistica, ma rappresenta l'unico approdo della Protezione Civile sull'isola. 

In un territorio delicato come quello di Vulcano, dove la gestione delle emergenze e la prontezza delle vie di fuga via mare sono elementi vitali, lasciare una simile infrastruttura nel totale abbandono significa compromettere i piani di sicurezza collettiva. In caso di necessità, un approdo danneggiato può fare la differenza tra un soccorso tempestivo e un disastro preannunciato. 

L'appello dei cittadini si chiude con una riflessione amara ma profondamente realistica sulla condizione di chi sceglie di non abbandonare lo scoglio “Vi preghiamo – scrivono- di voler intervenire, considerando anche che i residenti in questa piccola isola hanno già tantissimi disagi per cercare di vivere in modo quasi normale”. 

Chi vive a Vulcano combatte quotidianamente con i limiti della continuità territoriale, la carenza di servizi essenziali e l'isolamento nei mesi invernali. Chiedere che almeno le infrastrutture di sbarco e di sicurezza siano accessibili e prive di pericoli non è un privilegio, ma un diritto sacrosanto.

 

 


Come eravamo, luoghi, cose e personaggi delle Eolie di un tempo (99° puntata: Quando facevamo il bagno "Sutta 'u palu")

Bagnanti nella frequentatissima (allora) scogliera liparese di "Sutta 'u palu" (Sotto il palo) e il traghetto "La Valletta" . Erano gli anni '70


 

Tanti auguri di...

Buon compleanno a Maddalena Donato, Patrizia Portelli, Paola Rifici, Pippo Faranda, Caterina Pace, Valentina D'angelo, Auat Khammassi, Anna Maria Cocco, Marcello Saltalamacchia


Eolienews ricorda...Helga Schmidt ved. Merlino

La rubrica è realizzata, gratuitamente, con le foto del nostro archivio, pubblicate in modo casuale.

Anniversari, ricorrenze e pubblicazione foto richieste dai lettori (con o senza testo) sono a pagamento

Eolienews ricorda oggi...Rizki Abbas


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La Parola: Video commento al Vangelo di domenica 17 maggio 2026

Oggi : Ascensione di Gesù

 

Gesù dopo la risurrezione, nei 40 giorni che rimase ancora in terra, confortò gli Apostoli e con diverse prove li convinse di essere veramente risuscitato. Li istruì intorno al regno di Dio, sul modo di governare la Chiesa, d'amministrare i Sacramenti, di salvare le anime. Avvicinandosi il giorno dell'addio: « Bisogna che me ne vada, disse, perchè se io non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore ». Ordinò quindi agli Apostoli che dalla Galilea si recassero a Gerusalemme. 
Il momento solenne era vicino. 
Fece con essi il banchetto d'addio, durante il quale apri loro maggiormente le menti, mostrando ad essi come la Sacra Scrittura parla di Cristo, della sua passione, morte e risurrezione. Comandò di predicare il Vangelo, diede loro il potere di rimettere i peccati e li mandò ad annunziare il regno di Dio a tutte le genti. 
Finita la sua istruzione si incamminò, seguito dagli Apostoli e Discepoli, al monte dell'ascensione. Giunto alla vetta, diede l'addio alla Madre, alle pie donne, a tutti i presenti, e alzando il braccio li benedisse.
Mentre li benediceva, per propria virtù si alzò verso la maestà dei cieli davanti a quegli occhi che meravigliati lo guardavano, finchè mia nube lo nascose. 
Quei Giudei stavano ancora inginocchiati a braccia aperte e con gli occhi rivolti al cielo meravigliati e commossi, quando comparve un Angelo giulivo in volto e dall'aspetto maestoso dicendo: « O uomini di Galilea, che state a guardar in cielo? Quello stesso Gesù che fu tolto a voi, ritornerà nella stessa gloria con cui salì ».
Gli Apostoli a quell'avviso ritornarono a Gerusalemme comprendendo le parole che Gesù aveva detto: « Vado a preparare un luogo per voi. Vi manderò il Consolatore ». 
Oggi la Chiesa celebra una delle sue feste più belle facendo riflettere ai Cristiani quale sia la loro patria. Gesù non salì al cielo solo per ricevere la corona della virtù, ma anche per preparare un posto per noi. Cristiani, il cielo è la nostra patria, non questa misera terra! 
Alziamo gli occhi, contempliamo come è meraviglioso quel cielo! Lassù Gesù sale per prepararci un posto. Egli ci attende: non badiamo alle difficoltà, ma ricordiamo che non i pigri ma i violenti lo rapiscono, cioè quelli che lottando vincono se stessi. 
Il cielo s'acquista combattendo le nostre passioni, la nostra carne, la malvagia inclinazione al male. 
Nei momenti in cui ci sembrerà di esser sopraffatti dal male, quando intorno a noi sarà buio, alziamo gli occhi e le mani al Cielo, chiedendo aiuto a Colui che è la luce che rischiara le tenebre, a Colui che è nostro Re, nostro Salvatore, nostro Avvocato e nostro Mediatore; egli ci libererà.
PRATICA. Pensiamo sovente alla nostra vera, eterna patria, il paradiso. 
PREGHIERA. Deh! concedi, Dio onnipotente, che come crediamo che il tuo Unigenito, nostro Redentore, è asceso al cielo, così anche noi con la mente abitiamo in cielo. 

Buongiorno con questa cartolina dalle Eolie