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venerdì 29 maggio 2026

Collegamenti con le isole minori. La Regione tende la mano ai sindaci. L'articolo del direttore Sarpi sulla Gazzetta del sud del 29 maggio 2026


 

Campagna antincendio, firmata convenzione tra Regione e Vigili del fuoco. Ad agosto squadra aggiuntiva a Vulcano

È stata sottoscritta anche quest'anno la convenzione tra la Regione Siciliana e il Corpo nazionale dei Vigili del fuoco per l'attività di contrasto ai roghi boschivi. Il documento è stato firmato dal presidente della Regione, Renato Schifani, dall’assessore regionale al Territorio e all'ambiente, Giusi Savarino, dal prefetto di Palermo, Massimo Mariani, dal direttore regionale dei vigili del fuoco, Sergio Inzerillo, dal responsabile della Protezione civile regionale, Salvo Cocina, e dal comandante del Corpo forestale, Dorotea Di Trapani. Le risorse destinate alla campagna antincendio, partita lo scorso 15 maggio, ammontano a quasi tre milioni e mezzo di euro e copriranno i costi del personale, quelli per il carburante e per la manutenzione degli autoveicoli, le spese per il trasferimento di uomini e di mezzi all'interno del territorio e verso le isole minori.

«La firma di questa convenzione - spiega il presidente Schifani - è il frutto di una collaborazione istituzionale consolidata e preziosa. Anche quest'anno insieme all'assessore Savarino e al comandante del Corpo forestale Di Trapani, che ringrazio, abbiamo anticipato la partenza della campagna antincendio. Non è una scelta formale, ma una necessità e una risposta concreta a un contesto climatico che ormai è mutato e che ci impone di essere pronti il prima possibile, con più risorse e con una catena di comando sempre più integrata».

«Con l'avvio della campagna antincendio - aggiunge l'assessore Savarino - la Regione mette in campo tutte le risorse e il personale necessario per proteggere in maniera coordinata il nostro prezioso patrimonio naturale e per salvaguardare le comunità che vivono nei territori più a rischio. La convenzione coi vigili è implementata per riuscire a coprire tutti i territori in miniera capillare. Continuiamo a chiedere comunque il supporto dei cittadini siciliani, che devono essere i nostri primi alleati in questa battaglia, segnalando tempestivamente qualsiasi focolaio e rispettando i divieti nelle aree boschive».

La convenzione con i vigili del fuoco sarà in vigore dal primo giugno fino al prossimo 13 settembre, con un dispositivo che si articola su diversi livelli operativi per l’intera stagione estiva. Nel corso dell'estate, dalle 8 alle 20, saranno attivi cinque presidi rurali dei vigili del fuoco, ciascuno composto da 5 unità, dislocati nelle aree a maggiore pericolosità boschiva: Cammarata (Agrigento), Ragalna (Catania), Santo Stefano di Camastra (Messina), Montemaggiore Belsito (Palermo) e Custonaci (Trapani).


In particolare, dal 24 giugno al 13 settembre saranno operative 12 squadre aggiuntive dei vigili del fuoco, distribuite nei comandi provinciali siciliani. Quest’anno entra a far parte del dispositivo anche Gela, rafforzando così la copertura del territorio nisseno, storicamente esposto a elevato rischio.

Particolare attenzione è stata riservata alle isole minori. Per tutto il mese di agosto, per tutto il giorno e per tutta la notte, saranno attive tre squadre aggiuntive dei vigili del fuoco presso Vulcano (Messina), Ustica (Palermo) e Pantelleria (Trapani), ciascuna composta da 5 unità. Per Pantelleria è inoltre prevista una squadra aggiuntiva con turno di 12 ore dal 24 giugno al 31 luglio e dal primo al 13 settembre.
A garanzia del trasferimento urgente di uomini e mezzi nell’arcipelago eoliano, sarà attivo per tutto agosto e con turno di 24 ore il presidio nautico di Lipari.

«Anche quest'anno - conclude la comandante del Corpo forestale, Dorotea Di Trapani - guideremo la Sala operativa unica permanente (Soup), il cuore operativo del sistema regionale antincendio boschivo, che coordinerà tutte le attività del Corpo forestale, della Protezione civile e dei Vigili del fuoco, con i quali abbiamo appena rinnovato la convenzione. Abbiamo lavorato per garantire una maggiore presenza sul territorio, con un dispositivo ancora più capillare e reattivo: squadre dislocate nei punti strategici e turni rafforzati nelle ore più critiche della giornata, con l'obiettivo di essere operativi nel minor tempo possibile dal momento della segnalazione di un incendio, grazie anche alla presenza nelle nostre sale operative provinciali di un addetto dei vigili del fuoco, in modo da accrescere al massimo la sinergia anche a livello locale».

Le proposte di Lo Cascio per l'utilizzo dei fondi arrivati dall'Unesco

La recente notizia dell’assegnazione di risorse regionali ai comuni dei Siti “Patrimonio dell’Umanità” conferma il fatto che, nonostante le polemiche e i decenni di inerzia locale, appartenere alla World Heritage List dell’UNESCO costituisce un’opportunità per le nostre isole. Certo, il contributo annunciato non è molto sostanzioso (per i quattro comuni eoliani si tratta di poco più di centomila euro), e soprattutto la destinazione – stando alle dichiarazioni dell’assessore regionale Ingala – appare un po’ fumosa. Si parla infatti di “valorizzazione culturale del patrimonio artistico e museale”, un concetto vago che si presta alle più fantasiose interpretazioni e, necessariamente, stimola una riflessione.

Non possiamo che essere lieti che si valorizzi il patrimonio artistico e museale, ma le Eolie figurano nella WHL per la loro indiscutibile importanza ambientale, con particolare riferimento alla loro natura vulcanica, un aspetto che continua a essere largamente trascurato in termini di reale valorizzazione. Eppure anche la natura è cultura, e da noi tale assioma dovrebbe risultare più evidente che altrove.

Si può obiettare che i vulcani siano già musei “a cielo aperto” e pertanto non richiedano apparati ostensivi o luoghi dedicati, come del resto il patrimonio naturalistico e ambientale, per la tutela del quale esistono già le riserve.

Ma la tutela è una cosa, la valorizzazione un’altra.

A parte un prestigioso museo archeologico (a Lipari) che conta diverse sezioni distaccate nelle altre isole, nell’arcipelago esistono piccoli musei di ogni sorta (etno-antropologici, diocesani, del vino, dell’emigrazione, del cinema, ecc.) e si continua a progettarne di nuovi, magari da dedicare alle attività marinare, così non scontentiamo la categoria.

In questo ricco panorama museologico, l’unico spazio dove si illustrano le peculiarità che hanno procurato alle isole l’iscrizione ai patrimoni mondiali dell’UNESCO è la piccola sezione di Vulcanologia del museo “L. Bernabò Brea”, attualmente in fase di restauro. Punto.

Fino a qualche anno fa, nei locali delle terme di San Calogero esisteva un percorso storico-documentale della pomice realizzato da una cooperativa e, quanto meno, attinente alla materia, ma adesso è chiuso e in larga parte ormai vandalizzato. Quello istituzionale, il “museo della pomice” previsto da decenni, probabilmente non vedrà mai la luce, dato che sui luoghi destinati ad accoglierlo incombe l’imminente svendita a soggetti privati e il perdurante silenzio della nostra comunità.

Sembrerebbe dunque che i valori fondanti del riconoscimento dell’UNESCO rappresentino un abbaglio, a tratti quasi fastidioso, mentre coltiviamo la certezza che le reali valenze del nostro territorio siano ben altre. Forse il problema ha una radice culturale, alimentata da atteggiamenti e visioni antropocentriche – o, più verosimilmente, da attitudini “distrattistiche” – che hanno guidato il pensiero e l’opera delle amministrazioni dei comuni eoliani nell’ultimo quarto di secolo.

Sarebbe ora di porvi rimedio.

Per esempio, come si prevede di spendere il contributo elargito dalla Regione per la valorizzazione culturale? Perché non valorizzare ciò che rende le Eolie un “Patrimonio dell’Umanità”?

Sicuramente quelle poche decine di migliaia di euro non basterebbero per acquistare le ex-cave di pomice, ma si potrebbero eliminare gli orrendi tubi di plastica e i malconci residui dei muretti che affiorano tra i depositi piroclastici lungo il sentiero del cratere La Fossa a Vulcano, dove ogni giorno salgono centinaia e forse anche migliaia di visitatori.

Oppure costruire un marciapiede che dal porto giunga all’attacco del sentiero, onde evitare che gli stessi si ritrovino costretti a scansare le automobili che li sfiorano di continuo lungo il ciglio della strada.

O ancora avviare la progettazione di percorsi ciclabili nelle isole, per offrire la possibilità ai nostri ospiti di godere del panorama dei vulcani attivi e spenti in una forma veramente sostenibile e certamente più consona alla dimensione geografica di un territorio insulare.

Si potrebbe intervenire nello spazio esterno delle terme di San Calogero – una sorgente termale è una manifestazione vulcanica, anche se secondaria – per mettere in sicurezza il percorso ma soprattutto riaprire l’accesso ai numerosi visitatori, oggi costretti invece a immaginarle da dietro un cancello senza comprendere perché un luogo del genere sia chiuso da più di trent’anni.

Si potrebbero riprendere le interlocuzioni con i proprietari dei fondi che, quando nel 2022 il sentiero per i crateri di Vulcanello è stato proditoriamente chiuso con un atto di prepotenza, si erano detti disponibili a offrire un passaggio alternativo, ma la cosa è poi caduta nel dimenticatoio.

Poche proposte, forse prosaiche o addirittura banali, e non dubito che qualcuno ne avrà di migliori, ma di certo non sono necessari particolari sforzi di fantasia per decidere cosa fare. Basterebbe andare un po’ in giro, ogni tanto, e guardarsi attorno, perché è quello che ci circonda e che ci ostiniamo a ignorare che ci rende davvero unici al mondo.

Pietro Lo Cascio



Malfa: Il sindaco Siracusano ha ufficializzato la giunta e la ripartizione delle deleghe

Scrive il neo sindaco di Malfa, Giuseppe Siracusano su facebook:

Oggi ho nominato la Giunta che mi accompagnerà nel governo del Comune di Malfa per i prossimi cinque anni.

È una squadra composta da persone competenti, serie e profondamente legate alla nostra comunità. Donne e uomini che hanno scelto di mettersi al servizio del paese con impegno, responsabilità e spirito di collaborazione.
Abbiamo davanti sfide importanti, ma anche grandi opportunità. Le affronteremo con determinazione, continuando il percorso di crescita e sviluppo intrapreso negli ultimi anni e lavorando ogni giorno per una Malfa più efficiente, più bella, più sostenibile e più vicina ai bisogni dei cittadini.
Ho affidato le deleghe assessoriali a:
🔹 Agostino Pellegrini
Bilancio, Tributi, Efficientamento amministrativo, Digitalizzazione e Informatizzazione, Contenzioso.
🔹 Teresa Nunnari
Pubblica Istruzione, Politiche Culturali, Inclusione, Politiche Sociali e Integrazione, Beni Culturali, Politiche Giovanili, Pari Opportunità.
🔹 Antonello Sangiolo
Sport, Arredo e Decoro Urbano, Servizi Demografici, Agricoltura e Foreste.
🔹 Lorenzo Cincotta
Acquedotto, Viabilità, Polizia Municipale, Protezione Civile, Commercio.
A me resteranno le deleghe relative a Personale, Turismo, Spettacolo, Trasporti e Mobilità, Politiche del Mare, Rifiuti, Sanità, Lavori Pubblici, Urbanistica, Benessere e Tutela degli Animali.
Ringrazio tutti coloro che hanno accettato questa responsabilità. Da oggi si inizia a lavorare, con passione, umiltà e senso delle istituzioni.

Tanti auguri di...

Buon compleanno a Maurizio Biviano, Marzia Lorizio, Massimo Biviano, Sonia Mandina, Mirella Beraha, Giuseppe Aricò, Davide Giannitto, Erina Iacono, Davide Casamento, Roberto Piemonte, Francesco Ingenito, Grazia Sciacchitano, Lucia Puglisi



E' deceduto Bartolomeo Giunta. Messa in suffragio nella chiesa di Sant'Antonio


 

Eolienews ricorda Salvatore La Greca

 La rubrica è realizzata, gratuitamente, con le foto del nostro archivio, pubblicate in modo casuale.

Anniversari, ricorrenze e pubblicazione foto richieste dai lettori (con o senza testo) sono a pagamento

Le Eolie nelle stampe d' epoca (76° Puntata): Timpone del faraglione (Filicudi)

Eolienews ricorda Emanuele Carnevale e Wilma Codraro

 La rubrica è realizzata, gratuitamente, con le foto del nostro archivio, pubblicate in modo casuale.

Anniversari, ricorrenze e pubblicazione foto richieste dai lettori (con o senza testo) sono a pagamento

La Chiesa festeggia oggi San Paolo VI

 San Paolo VI


Giovanni Battista Montini nacque a Concesio, presso Brescia, il 26 settembre 1897. da famiglia agiata. Suo padre era avvocato, redattore politico e deputato parlamentare; la madre, verso la quale il figlio nutriva molto affetto, aveva un profondo senso religioso. Timido e di salute delicata, ma amante dei libri, seguì gli studi presso il seminario diocesano; fu ordinato sacerdote il 29 maggio 1920 e prosegui gli studi universitari a Roma.

Dal 1922 ebbe incarichi nella segreteria di stato del Vaticano e per un breve periodo (maggio-novembre 1923) nella nunziatura di Varsavia, che fu poi costretto a lasciare per motivi di salute. Svolse un servizio intenso e costante presso la segreteria di stato dedicando le ore di libertà, dal 1924 al 1933, al movimento cattolico studentesco; dal 1931 insegnò storia diplomatica nell'accademia pontificia per coloro che erano avviati a tale carriera. L'8 luglio 1931 fu nominato prelato domestico di sua santità e il 13 dicembre 1937 sostituto alla segreteria di stato allora sotto la direzione del cardinale Eugenio Pacelli.

Quando questi salì al trono pontificio nel 1939, G.B. Montini continuò a lavorare in stretto contatto con lui e nel 1944 ricevette la direzione degli affari interni della chiesa. Divenuto prosegretario di stato nel novembre del 1952, il 1 novembre 1954 fu nominato arcivescovo di Milano, una diocesi molto vasta dove si agitavano innumerevoli problemi sociali. Questa nomina è stata interpretata come segno di non apprezzamento da parte del papa nei suoi confronti.

Considerandosi l'«arcivescovo dei lavoratori», sempre però accompagnato dalle sue ormai leggendarie novanta casse di libri, egli si gettò con instancabile energia nel nuovo campo di lavoro: desiderava far rifiorire la diocesi devastata dalla guerra e riconquistare le masse operaie che si erano allontanate dalla chiesa. Nel novembre del 1957 svolse per tre settimane un'intensa opera missionaria che mirava a raggiungere ciascuna parrocchia della città, ma il suo zelo nel settore missionario — e in quello diocesano — non ebbe il successo desiderato. Trovò anche il tempo di tentare nuove vie nel campo dell'unità cristiana, aprendo, per citare un esempio, un dialogo con un gruppo di anglicani nel 1956.

Il 5 dicembre 1958 Giovanni XXIII, nel suo primo concistoro, lo nominò cardinale: una nomina ovvia, e tuttavia sempre evitata da Pio XII nonostante ripetuti appelli da parte dei milanesi. Come confidente del papa ebbe una parte notevole nei preparativi per il concilio Vaticano II (19621965); il suo atteggiamento verso la prima sessione (11 ottobre - 8 dicembre 1962), nella quale parlò solo due volte, fu riservato, quasi critico.

Durante quegli anni viaggiò molto, visitando l'Ungheria (1938), gli Stati Uniti d'America (1951 e 1960), Dublino (1961) e l'Africa (1962). Nel conclave del giugno 1963, al quale parteciparono ottanta cardinali fino a quel momento il più grande conclave della storia, nel quinto scrutinio venne eletto successore di Giovanni. Scelse un nome che suggeriva una grande apertura apostolica.

Paolo, che aveva vissuto in profonda intimità di intenti con il suo predecessore, assicurò immediatamente (22 giugno) che avrebbe continuato il concilio Vaticano II, interrotto dalla morte di Giovanni XXIII; intendeva anche rivedere il diritto canonico, promuovere la giustizia nella vita civile, sociale e internazionale e lavorare inoltre per la pace e per l'unità dei cristiani tema che gli sarebbe divenuto sempre più caro.

Aprì la seconda sessione del concilio il 29 settembre 1963 introducendo importanti riforme procedurali tra l'altro l'ammissione di laici come uditori, la nomina di quattro moderatori e una più discreta formulazione delle norme di segretezza e la chiuse il 4 dicembre 1963 promulgando la Costituzione sulla sacra liturgia e il Decreto sui mezzi di comunicazione sociale.

Fra il 4 e il 6 gennaio 1964 fece un pellegrinaggio aereo senza precedenti in Terra Santa, incontrando a Gerusalemme il patriarca ecumenico Atenagora I. Dopo aver annunciato (6 settembre) che le donne, religiose o laiche, potevano partecipare al concilio come uditrici, aprì la terza sessione il 14 settembre 1964; la chiuse il 21 novembre promulgando la Costituzione sulla Chiesa (con l'aggiunta di una nota che spiegava la collegialità dei vescovi, cioè la dottrina secondo cui i vescovi formano un collegio che, agendo di comune accordo e non indipendentemente dal suo capo, il papa, ha la suprema autorità nella chiesa); promulgò pure il Decreto sull'Ecumenismo (di cui modificò di propria autorità alcuni passi) e il Decreto sulle chiese orientali cattoliche; inoltre proclamò la B.V. Maria «madre della chiesa», nonostante i padri non fossero tutti d'accordo. Durante l'intervallo tra le sessioni conciliari si recò in volo (25 dicembre 1964) a Bombay per il congresso eucaristico internazionale.

Nella quarta e ultima sessione del concilio (14 settembre8 dicembre 1965), durante la quale si recò in volo a New York (4 ottobre) a perorare per la pace davanti alle Nazioni Unite, Paolo si impegnò a costituire un sinodo permanente di vescovi con poteri tanto deliberativi quanto consultivi.

Prima della messa del 7 dicembre fu letta pubblicamente una dichiarazione comune del papa e del patriarca Atenagora I, che deplorava i reciproci anatemi pronunciati dai rappresentanti delle chiese d'Occidente e d'Oriente a Costantinopoli nel 1054 e lo scisma che ne era derivato; il giorno dopo, Paolo confermò solennemente tutti i decreti del concilio e proclamò un giubileo straordinario (1 gennaio29 maggio 1966) da dedicare alla riflessione e al rinnovamento nella luce delle dottrine conciliari.

Subito dopo, cominciò a mettere in opera le deliberazioni del concilio con grande coraggio e anche con un'acuta consapevolezza degli ostacoli che potevano frapporsi alla loro attuazione; torna a suo favore il fatto che riuscì a guidare la chiesa attraverso un periodo di cambiamenti rivoluzionari evitando uno scisma.

Istituì diverse commissioni post-conciliari (per esempio commissioni per la revisione del breviario, del lezionario, dell'ordo missae, della musica sacra e del diritto canonico) e approvò la sostituzione del latino con la lingua volgare con intrepida determinazione. Riorganizzò la curia e le finanze del Vaticano sia nell'amministrazione che negli investimenti e confermò i segretariati permanenti per la promozione dell'unità dei cristiani, per le religioni non-cristiane e per i non-credenti.

Mirando all'ecumenismo ebbe incontri con l'arcivescovo di Canterbury (Michael Ramsey) a Roma (24 marzo 1966) e con il patriarca ecumenico Atenagora I a Istanbul (25 luglio 1967) e a Roma (26 ottobre 1967). Nel maggio del 1974 raggiunse in aereo Fàtima in Portogallo per visitare il santuario della B.V. Maria su invito personale Suo, come affermò e pregare per la pace.

Fra le sue encicliche sono da ricordare la Mysterium fidei (3 settembre 1965), che preparava il terreno alla riforma liturgica e riconfermava la tradizionale dottrina eucaristica; la Populorum progressio (26 marzo 1967), chiara difesa della giustizia sociale; la Sacerdotalis eoelibatus (24 giugno 1967), che insisteva sulla necessità del celibato ecclesiastico; l' Humanae vitae (25 luglio 1968), che condannava i metodi artificiali di controllo delle nascite, e la Matrimonia mixta (31 marzo 1970). Mentre quest'ultima permetteva modeste deroghe alle regole per i matrimoni misti, che però non soddisfecero molto i cristiani non romani, 1' Humanae vitae non trovò l'accoglienza sperata; vi contribuì anche il fatto che la maggioranza della commissione pontificia, nominata nel 1963 per esaminare la questione, si era pronunciata in favore della contraccezione, in determinate circostanze.

Il 6 agosto 1968 la conferenza di Lambeth dei vescovi anglicani respinse l'enciclica; Paolo VI rimase decisamente convinto della giustezza della propria decisione, ma la critica reazione internazionale lo scosse profondamente. Dopo il 1968 alcuni avvertirono un'ombra sempre più cupa sul suo pontificato. Paolo VI parve ritirarsi in se stesso, preoccupato da fenomeni come il terrorismo internazionale e da tensioni all'interno della chiesa per esempio la crescente richiesta del matrimonio per i chierici, la provocante resistenza del vescovo Marcel Lefebvre e di altri alle riforme liturgiche, le lotte fra tradizionalisti e progressisti e anche i segni della comparsa di un nuovo tipo di modernismo.

Nel 1974 si parlò di una sua possibile rinuncia al papato; ma, pur essendo reale, il suo malessere interiore può essere stato sopravvalutato. In questi stessi anni si assistette ad alcuni dei più sensazionali viaggi internazionali del «papa pellegrino».

Nel giugno del 1969 Paolo andò a Ginevra per pronunziare un discorso all'Organizzazione internazionale del lavoro e al Consiglio mondiale delle chiese; in luglio visitò l'Uganda per onorare i martiri di quel paese; nell'aprile del 1970 si recò in Sardegna per onorare Nostra Signora di Bonaria, e fra il novembre e il dicembre del 1970 fu nell'estremo Oriente, dove, a Manila, sfuggì a un attentato.

Il 25 ottobre 1970 canonizzò, nonostante che all'inizio gli anglicani mossero proteste, quaranta martiri cattolici inglesi e gallesi del XVI e XVII secolo; inoltre proclamò dottori della chiesa Santa Teresa d'Avila (15151582) e Santa Caterina da Siena (13471380), le prime donne che ricevettero questo titolo.

Nel medesimo anno fissò l'età per le dimissioni dei preti e dei vescovi (settantacinque anni) e dichiarò che i cardinali ultraottantenni non potevano essere più ammessi al governo della curia.

Per promuovere la collegialità da lui sostenuta purché non violasse il primato del papa convocò sinodi episcopali internazionali nel 1971 (sul sacerdozio), nel 1974 (sull'evangelizzazione) e nel 1977 (sulla catechesi). Nell'aprile del 1972 Paolo VI e l'arcivescovo di Canterbury (Donald Coggan) emisero una dichiarazione comune che prometteva un lavoro concorde per la riunione delle chiese, ma non faceva menzione dell'intercomunione richiesta dall'arcivescovo.

Forse l'eredità più importante che Paolo VI lasciò alla chiesa, e che portò a compimento in questa fase conclusiva del suo pontificato, fu il costante ampliamento e l'internazionalizzazione del sacro collegio. Questo, al momento della sua elezione, contava circa ottanta membri, ma nel 1976 il numero era salito a centotrentotto; inoltre i membri italiani erano divenuti una piccola minoranza e vi erano molti rappresentanti del terzo mondo. Pur non riuscendo gradito a tutti, Paolo aveva un carisma per i gesti significativi; tuttavia non si può determinare con sicurezza l'orientamento complessivo dei suoi interventi: Giovanni XXIII lo aveva definito «un po' come Amleto». Infatti vi fu in lui contrasto fra la visione progressista e la diffidenza verso ogni innovazione che potesse minare l'integrità e l'autorità della dottrina della chiesa.

Esaltò costantemente il mistero della fede e il distacco dal mondo terreno che essa implicava; ebbe anche timore di tutto ciò che potesse orientare il pensiero umano verso il naturalismo scientifico.

Una sua notevole iniziativa fu la riduzione della pompa e delle cerimonie papali; per soccorrere i poveri vendette anche la tiara che gli era stata donata al momento dell'elezione.

Nel suo ultimo anno di vita fu profondamente turbato dal rapimento e dall'assassinio (9 maggio 1978) dello statista democristiano Aldo Moro, suo grande e fedele amico; l'ultima volta che comparve in pubblico fu per presiedere al suo funerale in San Giovanni in Laterano. Ammalatosi poi di artrite e colpito da un attacco cardiaco mentre si celebrava la messa presso il suo capezzale, morì a castel Gandolfo il 6 agosto, festa della Trasfigurazione.

Venerabile dal 20 dicembre 2012, dopo che papa Benedetto XVI ne aveva riconosciuto le virtù eroiche, è stato beatificato il 19 ottobre 2014 e proclamato santo il 14 ottobre 2018 da papa Francesco

Buongiorno con questa cartolina dalle Eolie


 

giovedì 28 maggio 2026

Spiagge per bimbi, Bandiera verde a Lipari e Giardini. L'articolo del direttore Sarpi sulla Gazzetta del sud del 28 maggio 2026


 

Dissalatore, si teme lo scempio. Quel progetto "sfigura" Filicudi. L'articolo del direttore Sarpi sulla Gazzetta del sud del 28 maggio 2025


 

Ponte della Repubblica. Mezzi veloci con il tutto esaurito. Il programma corse straordinarie di Liberty Lines

In vista del "Ponte della Repubblica", che si preannuncia alquanto importante per le Eolie dal punto di vista dell'afflusso turistico (in particolare su Lipari, Salina e Vulcano) saranno effettuate una serie di corse straordinarie con i mezzi veloci

Corse STRAORDINARIE straordinarie 30/05-02/06 Eolie

Seguito richiesta dai comuni ed autorizzazione regione siciliana saranno effettuate le seguenti corse aggiuntive:

30/05/2026

Partenza da Milazzo ore 11.30 per
Vulcano Lipari Salina Milazzo

Partenza da Milazzo 18:30 per Vulcano Lipari con possibilità di trasbordo per Salina Rinella con il mezzo proveniente da Milazzo delle 19:15

31/05/2026

Partenza da Milazzo ore 09:30 per Vulcano Lipari

Partenza da Milazzo ore 11:30 per Vulcano Lipari

02/06/2026

Da Milazzo ore 11.30 per Vulcano Lipari Panarea Stromboli

Da Stromboli ore 13:50 per Panarea Salina Lipari Vulcano Milazzo

Per info e prenotazioni 0923022022 o callcenter@libertylines.it