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martedì 2 dicembre 2025

Stromboli protagonista del video promozionale di “Avatar: Fuoco e Cenere”

Dopo le riprese del colossal The Odyssey di Christopher Nolan nella scorsa primavera, le Isole  Eolie tornano a essere set cinematografico d’eccellenza.

In occasione delle Giornate Professionali di Cinema di Sorrento, infatti, Disney Italia ha aperto la presentazione dei titoli in uscita con un’anteprima dedicata ad “Avatar: Fuoco e Cenere”, il terzo capitolo della saga diretta da James Cameron, atteso nelle sale italiane il 17 dicembre 2025. L’annuncio è stato accompagnato da un contenuto speciale girato proprio sull’Isola di Stromboli, scelto come scenario per il video promozionale del film.

Il progetto ha trasformato la Sciara del Fuoco in un impressionante teatro naturale: mediante un sofisticato sistema di video mapping aereo, l’iconica “A” di Avatar è stata proiettata a circa 800 metri di altezza su una superficie di oltre 900 mq. Le riprese, effettuate con droni e dalla costa, hanno immortalato gli effetti luminosi che si intrecciano con l’attività del vulcano, dando vita a sequenze suggestive e di forte impatto visivo.

La realizzazione del video è avvenuta con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Lipari, concesso tramite determinazione n. 1997 del 04/11/2025 a favore di The Walt Disney Company Italia S.r.l., tramite T3KNE SRL – Benefit Company.

Abbiamo scelto di sostenere questa iniziativa perché Stromboli rappresenta un simbolo del nostro patrimonio naturale, un luogo in cui la forza della natura si unisce alla bellezza del paesaggio. Offrire il nostro supporto a un progetto di risonanza internazionale significa valorizzare il territorio, promuoverne l’immagine e rafforzarne la visibilità nel panorama culturale e turistico globale.

L’isola torna così al centro di una produzione creativa di alto profilo, confermandosi ambiente ideale per progetti che intendono unire natura, arte e innovazione tecnologica. Un’opportunità che contribuisce a raccontare al mondo la straordinarietà delle Eolie e la loro vocazione a ospitare iniziative di qualità.         

Il Comune di Lipari è orgoglioso di aver collaborato alla realizzazione di un contenuto che celebra non solo il cinema, ma anche l’identità e la potenza dei nostri luoghi.


Lipari, 2 dicembre 2025

 

     IL SINDACO

dott. Riccardo Gullo


 

 

 

 

Parrocchie di San Bartolomeo, San Giuseppe e San Pietro. Il programma per l'Immacolata Concezione


 

Certificazione "Highly Qualified MMO/PAM Operators dell' ACCOBAMS" per Filicudi wildlife conservation

Filicudi Wildlife Conservation ha ottenuto la certificazione come Highly Qualified MMO/PAM Operators dell' ACCOBAMS, strumento di cooperazione internazionale per la tutela dei cetacei.

Tale corso di una settimana abilita le persone a lavorare come operatori MMO/PAM in tutto il Mediterraneo e il Mar Nero, in 24 Paesi.
"Da oggi in poi - scrive la biologa Monica Blasi -  potremo lavorare per monitorare l'impatto del rumore sui cetacei durante lavori di costruzione in habitat marini, attività estrattive, monitoraggio sismico, operazioni condotte su navi mercantili o militari per mitigare tali effetti applicando le conoscenze, le competenze e le abilità acquisite durante la formazione e utilizzando le procedure standard, i moduli e i manuali, seguendo i principi ACCOBAMS.
Grazie a tutto lo staff di docenti che ci ha introdotti nel meraviglioso mondo della bioacustica dei cetacei imparando veramente tantissime applicazioni utili per i nostri studi e progetti alle isole #Eolie".

Incornato da un caprone a Stromboli, finisce in ospedale. L'Ansa del direttore Sarpi

Lipari, 2 dicembre (Ansa) Caricato da un caprone che gli ha procurato un'ampia ferita alle gambe, dopo le prime cure alla guardia medica di Stromboli, nelle Eolie, il malcapitato è stato trasferito con una motoape all'elipista dell'isola e da lì al Policlinico di Messina.
L'aggressione è avvenuta nelle vicinanze del centro abitato dell'isola.
L'animale era parte di un piccolo branco, con cuccioli al seguito.
L'accaduto riaccende i riflettori sul proliferare delle capre che tra Stromboli e Ginostra sono quasi duemila e che, non trovando cibo sufficiente sulla montagna, si spingono nei centri abitati. Un intervento di eradicazione attuato a settembre ha consentito la cattura di circa 200 capi. Quanto successo a Stromboli riporta in primo piano anche la necessità di poter usufruire di adeguati mezzi di soccorso. (ANSA)

Oggi : Santa Bibiana (Viviana)

I cristiani dei primi tempi, siccome immensamente maggiori erano i bisogni della Chiesa, avevano anche doni e grazie straordinari. Ad essi era concesso sovente il dono dei miracoli. Per questo e perché professavano la religione cattolica, che ai pagani sembrava assurda ed impraticabile, erano ritenuti maghi ed aventi relazioni cogli spiriti infernali. Imbevuti di queste false teorie i pagani attribuivano perciò ai cristiani ogni sciagura privata o pubblica. 

Se venivano sconfitti in battaglia, se moriva loro un figlio od altra persona amata, o se altri era impedito di realizzare i suoi desideri, sovente iniqui, la colpa era certamente dei seguaci di Gesù Cristo. 

Fu così che Aproniano, governatore di Roma, avendo perduto un occhio in guerra, attribuì la sciagura alle magie dei cristiani e si propose di estirpare dall'impero quegli uomini malefici. 

Fra i martiri più celebri, vittime del furore e della vendetta di Aproniano, vi fu S. Bibiana. 

Essa era una vergine nativa di Ròma. Suo padre Flaviano e sua madre Dafrosa, con la sorella Demetria, erano tutti ottimi cristiani. Scoperti e accusati come tali, Flaviano fu dimesso dalla carica, e dopo essere stato bruciacchiato in viso con un ferro rovente, venne esiliato ad Aquapendente, ove pochi giorni dopo morì. Dafrosa fu decapitata fuori della città. 

Rimanevano Bibiana e Demetria che s'incoraggiavano a vicenda e si preparavano al martirio. Ambedue arrestate, per cinque mesi provarono le privazioni e le angustie del carcere, dopo i quali Demetria, confessata generosamente la fede di Gesù Cristo, morì ai piedi del giudice durante l'interrogatorio. 

Restava solo Bibiana: vedendo Aproniano che questa non cedeva alle sue lusinghe, s'appigliò al mezzo più infame e diabolico. Rinchiuse la casta vergine nel carcere con una certa Ruffina, donna malvagia e di pessimi costumi perché la inducesse al male. 

La giovane però ebbe la forza di resistere e superare quest'ultima e grandissima prova e di conservare illibato il giglio della purezza. 

Vieppiù irato il governatore per tanta fortezza in una giovane verginella, la fece uccidere con le verghe. 

PROVERBIO: Se piove il giorno di santa Bibiana piove 40 giorni e una settimana

Buongiorno, oggi è martedì 2 dicembre


 

Stromboli: uomo caricato da un caprone finisce in ospedale

 

Caricato da un caprone un uomo di Stromboli a causa di una ampia ferita ad una gamba, dopo le prime cure presso la guardia medica , è stato trasferito, con una motoaoe all'elipista, e da qui con l'elisoccorso al Policlinico a Messina.  L'aggressione è avvenuta nelle immediatezze del centro abitato dell'isola. L'animale, da quel che è dato a sapere, era parte di un piccolo branco con cuccioli al seguito. L'accaduto riaccende i riflettori sul proliferare di questi animali che tra Stromboli e Ginostra sono circa 2000 e che, non trovando cibo sufficiente, sulla montagna, si spingono nei centri abitati. L'intervento di eradicazione. attuato a settembre e che ha consentito la cattura di circa 200 capi, come è ben chiaro, non ha risolto la problematica con i connessi rischi per la pubblica incolumità. L'accaduto ripropone, inoltre, la necessità di rendere operativo il mezzo di soccorso, già presente sull"isola.

lunedì 1 dicembre 2025

Avatar: Fuoco e Cenere | L’iconica “A” infuocata illumina il vulcano di Stromboli (video di 20th Century Studios Italia)

Accadde...oggi...nel 1970


 

Il benvenuto della Parrocchia di Malfa a Padre Giuseppe Mirabito nelle foto di Santino Ruggera (2° gruppo di 6 foto)







 

LIPARI, l'opposizione: " Concorsi negati. Il Comune preferisce graduatorie esterne e procedure Asmel annunciate solo all'ultimo giorno utile"

 COMUNICATO STAMPA - Abbiamo appreso, tramite l’Albo Pretorio, la determinazione con cui l’Amministrazione ha deciso le modalità di reclutamento del personale a tempo indeterminato per il triennio 2025/2027.

E, ancora una volta, non possiamo che denunciare con forza un metodo che definire “discutibile” è un eufemismo: un metodo chiuso, poco trasparente e palesemente penalizzante per i cittadini eoliani.

Dalla determina emerge infatti un dato clamoroso: su oltre venti assunzioni previste, soltanto 1 Funzionario Contabile (ex D) e 2 Istruttori Contabili (ex C) saranno reclutati tramite procedure concorsuali già avviate, regolarmente aperte a tutti e adeguatamente pubblicizzate.

A questi si aggiunge il posto di 1 Dirigente Contabile, che sarà selezionato tramite concorso pubblico da bandire e 4 Istruttori di Vigilanza tramite corso–concorso.

TUTTE LE ALTRE ASSUNZIONI? PORTE CHIUSE AI CITTADINI EOLIANI.

Per la grande maggioranza dei posti – funzionari tecnici, istruttori, avvocato comunale, assistenti sociali, personale PNRR, SUAP, Urbanistica – l’Amministrazione ha scelto di non bandire nuovi concorsi pubblici né di utilizzare le procedure concorsuali già bandite e tuttora sospese.

Si è preferito invece ricorrere quasi esclusivamente a:

graduatorie di altri Enti,

procedure tramite ASMEL,

mobilità per dipendenti che già lavorano in altri enti pubblici (per il solo posto di informatico)

Tutto questo significa che la quasi totalità dei posti non sarà accessibile ai cittadini delle nostre isole, se non ai pochissimi che erano già a conoscenza dei metodi che l’Amministrazione intendeva utilizzare.

È un fatto noto e documentato che pochissimi eoliani risultino inseriti nelle graduatorie di enti della terraferma: non per mancanza di competenze, ma perché partecipare a concorsi fuori arcipelago comporta spesso dover trasferirsi con costi e sacrifici insostenibili.

Non a caso, nei concorsi banditi dal Comune di Lipari nel 2022 dalla precedente Amministrazione, oltre l’80% dei candidati era eoliano: la dimostrazione che quando il Comune bandisce concorsi veri, i cittadini partecipano.

E cosa fa oggi l’Amministrazione?

Invece di favorire pari opportunità, concorsi pubblici e trasparenti, chiude le porte ai propri cittadini, scegliendo procedure che di fatto escludono la stragrande maggioranza dei potenziali candidati locali.

Preoccupano, e non poco, anche le modalità con cui il Comune ha gestito l’adesione alle graduatorie ASMEL.

La comunicazione dell’intenzione di attingere da tali graduatorie è stata pubblicata il giorno prima della scadenza, rendendo impossibile ai cittadini eoliani iscriversi o aggiornare la propria posizione.

Questo non può essere liquidato come una semplice dimenticanza:

è un comportamento che solleva dubbi – legittimi e profondi – sulla reale volontà di garantire trasparenza e pari accesso.

Mentre altri Comuni investono sul merito, sui concorsi pubblici e sulla crescita del territorio, a Lipari si preferiscono scorciatoie che rischiano di favorire pochi e penalizzare molti.

Per noi tutto questo è inaccettabile. Per questo ci rivolgiamo al nuovo Assessore alle politiche giovanili, alle politiche del lavoro e dell’occupazione, Antonella Longo, affinché almeno Lei possa arginare questa deriva autoritaria e incomprensibile nella gestione della cosa pubblica che non fa altro che  alimentare sospetti e sfiducia nelle istituzioni.

Lipari merita concorsi veri, aperti e trasparenti.

Lipari merita pari opportunità, non procedure che penalizzano i suoi giovani e il suo territorio.

Noi continueremo a denunciare ogni scelta che danneggia la comunità e continueremo a pretendere selezioni pubbliche, meritocratiche e accessibili a tutti.

I Consiglieri Comunali

Gaetano Orto, Adolfo Sabatini, Cristina Dante, Raffaele Rifici, Giorgia Santamaria, Lucy Iacono, Angelo Portelli

No ai pontili galleggianti di Lipari. Parte una petizione popolare. L'articolo del direttore Sarpi sulla Gazzetta del sud del 1° dicembre 2025


 

Eoliani e amici delle Eolie...che non ci sono più (Riproposizione 95° puntata: deceduti a settembre - ottobre 2024) minuti 2:27

In questo video, realizzato con le foto in nostro possesso: Alfonsina Bernabei, Antonino Muleta, Antonio Marturano, Arcangelo Nicotra, Aurora Ziino ved. Maccaferri, Bartolo D'Ambra, Bartolo Giardina, Bartolo Merlino, Bettina La Greca ved. Enguirda, Bijan Taheri, Carmela Lunghi ved. Cosentino, Felice Iacono, Francesca Albano in Riganò, Gaetano Basile, Gaetano Ivan Piemonte, Giovanni Zavona, Giuseppe Casamento, Giuseppe Marturano, Grazia Raffaele ved. Cincotta, Ivana Bonfante, Maria Taranto ved. Santomauro, Myriam Beltrami, Stefano del Bono, Virgilio Cardì

E' deceduto Antonio Natoli

Le onoranze funebri sono a cura della ditta
ALFA&OMEGA di Lipari
Alla famiglia le nostre condoglianze

Tanti auguri di...

Buon compleanno a Domenico Arabia, Annarita Parata, Felicetta Natoli, Giovanni Arena, Francesca Merlino, Maria Manfrè, Ela Pachuta, Alessandro Zavone, Bartolo Fichera, Mario Scaduto, Giusy Famularo, Maria Zanca, Sergio Ziino.



Ospedale di Lipari, emergenza continua: cantieri, carenze di personale e servizi fermi. Faraone e Musolino: “È un fallimento di sistema”

COMUNICATO - L’Ospedale di Lipari, unico presidio sanitario dell’arcipelago eoliano, vive oggi una condizione di forte criticità che sta mettendo a rischio la continuità e la qualità delle cure. A pesare sono cantieri aperti da mesi, carenze di personale medico e infermieristico, servizi diagnostici non operativi e procedure d’emergenza fuori dagli standard. Un quadro complessivo che, soprattutto in un territorio insulare, genera un senso crescente di abbandono da parte delle istituzioni. La sua funzione è strutturalmente non sostituibile per l’intero arcipelago, e ogni sospensione di attività si traduce in una condizione di non accesso ai livelli essenziali di assistenza in un contesto non collegato da rete stradale continua.

A denunciarlo sono Davide Faraone e la senatrice Dafne Musolino di Italia viva

Un cantiere permanente che compromette le attività sanitarie

Da tempo il presidio è interessato da interventi edilizi diffusi, avviati senza una pianificazione per aree funzionali. L’ospedale appare come un grande cantiere, con lavori contemporanei in più punti, percorsi interni ridotti, polvere e rumori costanti. Una situazione che rende difficoltoso il lavoro dei professionisti e crea disagi continui ai pazienti.

A tutto ciò si aggiunge una condizione inedita: l’assenza di acqua corrente, che da mesi costringe la struttura a rifornirsi tramite autobotti, con costi totalmente a carico della collettività. Un presidio pubblico che opera senza un approvvigionamento idrico stabile rappresenta un caso limite e un serio problema di sicurezza igienico-sanitaria. Questa situazione è stata individuata come “fallimento di coordinamento strutturale”, con interventi edilizi frammentati, percorsi sanitari interrompibili e assenza di pianificazione a blocchi , confermata anche dal dossier tecnico . È stata evidenziata inoltre la necessità di una direzione lavori centralizzata e di validazioni igienico-sanitarie prima della riapertura delle aree.

Pronto soccorso e Unitá Operative essenziali sotto organico: le convenzioni costose

Il Pronto Soccorso opera con 3 medici strutturati rispetto ai 7 previsti. Per coprire i turni si fa ricorso a convenzioni esterne, come quella con il Papardo, con compensi intorno ai 100 euro l’ora. Nonostante ciò, i turni risultano spesso incompleti.

Situazione critica anche per altre figure essenziali:

* Anestesisti: nessuno strutturato; servizio garantito tramite convenzioni ad alto costo.

* Cardiologi: coperture disomogenee, con alcuni professionisti che garantiscono la presenza H24 e altri che lasciano il presidio alle 18:00. Da anni sabato e festivi sono completamente scoperti.

Questa dipendenza dalle convenzioni è stata classificata come modello strutturalmente non sostenibile e non transitorio, con rischio sistemico di spesa elevata e controllo ridotto ; il dossier tecnico conferma la carenza strutturale di cardiologi, anestesisti e medici PS .

* Specialistiche: otorinolaringoiatria una volta a settimana con pochissime visite; geriatria, neurologia e dermatologia a presenze occasionali; oculistica con liste d’attesa che toccano i 23 mesi.

Il personale infermieristico è stato ridotto da trasferimenti non sostituiti, che hanno ulteriormente aggravato la situazione. Viene documentato un indebolimento della capacità funzionale complessiva del presidio, con mancata stabilizzazione e mobilità in uscita non compensata .

Diagnostica ferma: 

La dotazione tecnologica dell’ospedale resta, in gran parte, inutilizzata.

La radiologia non effettua ortopantomografie per mancanza di personale dedicato alla refertazione, nonostante la possibilità di ricorrere alla telemedicina.

Il laboratorio analisi non garantisce alcuni esami essenziali, mentre un laboratorio privato sull’isola li esegue regolarmente. Questo squilibrio spinge sempre più eoliani verso visite e prestazioni totalmente private, con costi interamente a loro carico.

In massima parte si tratta di risorse presenti ma non attivate, non di carenza di tecnologia; inoltre viene espressamente indicata la possibilità di tele-refertazione e un fallimento di governance diagnostica .

Emergenza-urgenza: procedure non conformi

Emergono anomalie significative anche nella gestione dei trasferimenti d’urgenza.

Oggi, prima di attivare il 118, è il medico del Pronto Soccorso a cercare una struttura disponibile ad accogliere il paziente. Un modello che non coincide con le procedure ufficiali, secondo cui dovrebbe essere una centrale operativa unica a coordinare e decidere la destinazione.

Una prassi rischiosa, soprattutto in un territorio dove i collegamenti marittimi e le condizioni meteo complicano ogni trasferimento. Questa prassi é stata documentata come inversione procedurale rispetto allo standard, con aumento di rischio su patologie tempo-dipendenti e responsabilità impropria del singolo medico .

Una comunità che si sente lasciata sola


Le Eolie vivono una condizione sanitaria intrinsecamente fragile. In estate, con l’arrivo di migliaia di turisti, la pressione sui servizi sanitari si moltiplica e le carenze diventano evidenti. La letteratura tecnica dei dossier sottolinea la mancata programmazione stagionale, nonostante l’incremento estivo strutturale della domanda.

Ogni giorno residenti e visitatori, specie nella stagione estiva, si onfrontano con la scarsità di specialisti, le liste d’attesa infinite, la diagnostica non attiva, i cantieri che rallentano tutto e le procedure d’emergenza non uniformi.

Tra la popolazione prevale la sensazione di un progressivo abbandono istituzionale, un sentimento rafforzato da mesi di difficoltà quotidiane e da una percezione diffusa di inefficienze non affrontate.

La richiesta: interventi chiari, immediati e verificabili

Alla luce di questo quadro, chiediamo:

* un cronoprogramma dettagliato sui cantieri;

* una soluzione definitiva per l’approvvigionamento idrico;

* l’integrazione immediata del personale sanitario;

* l’attivazione della risonanza magnetica e dei servizi diagnostici fermi;

* il ripristino delle corrette procedure del 118;

* un tavolo permanente fra Regione, Asp e amministrazioni locali.

L’Ospedale di Lipari non è una struttura qualsiasi: è l’unico presidio possibile in un territorio isolano, e merita standard di efficienza e sicurezza pari a quelli del resto della Sicilia. La riforma organizzativa è condizione necessaria per ripristinare equità territoriale e universalità del SSN nelle isole minori.Restituirgli piena operatività non è un’opzione: è un dovere.

"Novecento": Rubrica settimanale cura di Giuseppe La Greca. Oggi: Eolo Boccato

 (tratto da: La lunga notte di Lipari, Centro studi eoliano 2010)


Quella di Eolo Boccato, della sua famiglia e dell’omonima banda partigiana attiva nel Polesine è una storia tragica, come tragica fu la guerra di liberazione combattuta tra il 1943 e il ‘45 in conseguenza della rinascita del fascismo nella sua variante repubblicana.

Eolo era nato durante il confino del padre Americo, a Lipari, il 20 agosto 1918.

Ad Adria, cittadina nel Polesine teatro di aspre lotte sociali, la famiglia Boccato, di cui Eolo era il secondogenito, rappresentava anche una micro-comunità che sotto il fascismo non faceva mistero della sua avversione al regime, testimoniata anche dai nomi scelti per i 14 figli: Euterpe, Eolo, Esperina, Espero, Elio, Anita, Nirvana, Proteo, Fiamma, Mirta, Sergio, Katia, Miki, Ili. Una famiglia che, così come fu per quella dei sette fratelli Cervi, con l’inizio della lotta armata clandestina sarebbe divenuta anche un nucleo di resistenza che avrebbe alla fine contato ben tre fratelli caduti nel corso della guerra partigiana.

Il padre Amerigo era un militante anarchico così come lo era stato il padre Angelo, emigrato in Brasile nel 1885 in conseguenza della repressione seguita alla Boje, il grande sciopero dei braccianti del 1882. E fu in Brasile, a Picacicaba, che era nato Amerigo il 16 luglio del 1892. Operaio “meccanico”, ricco di interessi e autodidatta tanto che nella sua scheda personale i questurini annotarono che «Non difetta di intelligenza », gli organi di polizia avevano cominciato ad occuparsi di Amerigo nel 1917, dopo la rotta di Caporetto, per aver svolto «opera disfattista attuata inviando fogli e volantini di contenuto anarchico ai soldati combattenti». Conseguentemente Amerigo «per il suo grado di pericolosità e per ragioni di sicurezza» il 24 dicembre 1917 venne assegnato al confino coatto presso l’isola di Lipari assieme alla moglie alla primogenita Euterpe ancora neonata.

*

La carriera di “sovversivo” di Eolo, per la legge ebbe inizio nel novembre del ‘37 quando si rese contravventore al foglio di via obbligatorio emanato il 24 dello stesso mese dal Commissario di P.S. di Adria; costretto ad abbandonare la sua città natale, nel dicembre dello stesso anno venne fermato e denunciato per tentato espatrio clandestino al valico di Resia all’Adige, e stavolta nei suoi confronti venne disposto il rimpatrio ad Adria con foglio di via obbligatorio. Dopo pochi mesi, lasciò nuovamente Adria ma, nell’agosto del ’38, incappò in un nuovo arresto a Chioggia. Arrivò quindi la guerra, ed Eolo venne arruolato nel 56° Rgt. Fanteria “Mestre” e, nell’autunno del ‘40, inviato in Istria, a Fiume, e da qui nell’aprile ‘41 fu mandato in Croazia a combattere la spietata guerra antipartigiana. Nel maggio, per gravi motivi di salute, Eolo riuscì a farsi rinviare a casa e successivamente congedare, riprendendo il suo lavoro di fotografo col padre ed il fratello Espero, il quale però alla fine dell’anno fu a sua volta costretto a partire militare per il fronte jugoslavo.

Nel novembre ‘42 Eolo venne nuovamente arrestato per una serie di scritte murali, firmate con falce e martello, apparse nottetempo ad Adria il 2 ottobre precedente, anche sulla sede del Fascio. Nonostante l’inesistenza di prove a carico – anche una perquisizione risultò negativa – la Questura rodigina apparve intenzionata ad incolpare Eolo, definito «figlio di un pericoloso sovversivo e cresciuto in un clima politicamente malsano», osservando che «negli attuali momenti, sarebbe opportuno eliminarlo da Adria mercé un rigoroso provvedimento di polizia che valga d’esempio».

Confinato alle isole Tremiti e successivamente, per motivi di salute, in Abruzzo a Castelvecchio Subequo, venne liberato il primo agosto ‘43; un’ulteriore condanna a 5 anni di confino di polizia alle Tremiti venne spiccata contro di lui nel dicembre, ma nel frattempo Eolo si era dato alla macchia, unendosi a un gruppo di una ventina di giovani sbandati, renitenti alla leva della RSI o disertori dell’esercito, che avrebbero dato vita alla Brigata garibaldina Canton Basso, dal luogo della costituzione.

Il loro primo impegno fu la diffusione clandestina della stampa antifascista, tanto da impensierire il Prefetto di Rovigo che nell’aprile ‘44 segnalava l’intensificarsi della «propaganda sovversiva e antimilitare » nei comuni di Bottrighe, Adria, Ariano, Taglio di Po. Il passaggio per tale gruppo dalla propaganda alla lotta armata fu reso possibile dalla diserzione di massa avvenuta il 7 aprile ‘44 di centinaia di soldati e ufficiali del CXX Battaglione Genio Costruttori di stanza ad Arquà Polesine.

Da quel momento in poi iniziò una spietata guerra senza quartiere tra i partigiani da una parte, ed i fascisti della Brigate Nere e della famigerata 2ª Compagnia, detta di Ordine Pubblico, della GNR di Adria, composta soprattutto da fascisti ripiegati dalla Toscana e dall’Umbria, tanto che diventeranno tristemente famosi come i “Pisani”.

Una guerra fatta di agguati, fughe, tradimenti, espropri, rastrellamenti, deportazioni e rappresaglie, con centinaia di morti da entrambe le parti, segnata da orrende esecuzioni di massa compiute dai fascisti repubblicani, come quelle di Villamarzana, di Cavarzere e di Cavanella d’Adige. Ma, nonostante le difficoltà connesse alla guerriglia, la Banda Boccato dette più volte prova della sua identità politico-sociale attraverso azioni a sostegno della popolazione, come in occasione di quella che poi la stampa avrebbe definito la “beffa di corte Bonaccorsi”, quando s’impadronì di 600 quintali di grano di proprietà del latifondista Bonaccorsi destinati ad essere inviati in Germania, e li distribuì agli abitanti delle frazioni di Valliera, Baricetta e Canton Basso.


Eolo ed Elio assistettero, nascosti ed impotenti, alle torture e all’esecuzione del fratello Espero per mano fascista. i fascisti lo avevano catturato in seguito ad una delazione

All’alba del primo ottobre 1944, i fascisti della compagnia O.P. circondarono il fienile, poi dato alle fiamme, dove erano rifugiati Espero e Silvano Bardella, un giovane sbandato del luogo, e li fecero prigionieri assieme a un ragazzo di 16 anni Luigi Visentin. Per Espero, oltre alle percosse, ci furono le torture prolungatesi per ore, per ottenere informazioni sui fratelli, terminate solo con la sua uccisione a colpi di moschetto. Dopo morto il suo cadavere fu pugnalato dall’ausiliaria fascista Anna Maria Cattani, conosciuta come donna Paola la donna nera, che aveva partecipato in prima persona alle sevizie.

A notte fonda, si narra che Eolo ed Elio e gli altri compagni penetrarono nel cimitero di Adria per un estremo saluto ad Espero. Da quel momento, i fascisti della zona non avrebbero potuto più sentirsi sicuri, perché solo indossare un’uniforme repubblichina poteva significare la condanna a morte. In particolare Eolo, sulla sua bicicletta e il giubbetto rosso indosso, divenne il loro incubo e – per cercare di fermarne le azioni e la leggenda – fu usato ogni mezzo.

Una taglia di 100mila lire spiccata sulla testa di Eolo porto alla sua morte il 4 febbraio 1945 – a seguito della delazione da parte di una persona ritenuta affidabile.

A colpo sicuro, i militi dell’O.P. circondarono in località Piantamelon la fattoria presso cui Eolo e un compagno avevano trovato riparo e gettarono, dilaniandoli, una carica esplosiva nel tubo di aerazione del piccolo rifugio interrato dove si erano nascosti.

Non contenti di ciò, con l’ausilio di un medico, decapitarono i due corpi ed esposero le teste dei due “banditi” nella vetrina del Consorzio Agrario nel centro di Adria.

Ma i cittadini ebbero a mormorare: «La testa è in vetrina, ma Boccato cammina».

Alla sua memoria è stata assegnata una medaglia d’argento per meriti partigiani.


C'è un fenomeno in forte crescita che riguarda le Eolie e che merita attenzione. (di Valentina Marino)

 Riprendiamo da fb questo post:

Negli ultimi mesi abbiamo partecipato a diversi workshop e fiere del turismo, con l’intento di far conoscere e promuovere in modo corretto il territorio eoliano. Durante questi incontri abbiamo dialogato con operatori italiani e stranieri che si dichiaravano già attivi nella “vendita” delle Eolie.

Approfondendo però le loro proposte, abbiamo scoperto una realtà diversa da quella che ci si aspetterebbe: per molti di loro, “vendere le Eolie” significa 𝐚𝐛𝐛𝐢𝐧𝐚𝐫𝐥𝐞 𝐚 𝐬𝐨𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐢 𝐞𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐮𝐚𝐭𝐢 𝐥𝐮𝐧𝐠𝐨 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐜𝐚𝐥𝐚𝐛𝐫𝐚 – 𝐬𝐨𝐩𝐫𝐚𝐭𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐭𝐫𝐚 𝐓𝐫𝐨𝐩𝐞𝐚 𝐞 𝐋𝐚𝐦𝐞𝐳𝐢𝐚 𝐓𝐞𝐫𝐦𝐞 – 𝐨 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐬𝐢𝐜𝐢𝐥𝐢𝐚𝐧𝐚, 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐂𝐚𝐩𝐨 𝐝’𝐎𝐫𝐥𝐚𝐧𝐝𝐨, inserendo semplicemente una 𝐯𝐢𝐬𝐢𝐭𝐚 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐞𝐫𝐚 alle isole.
È un modello che si sta diffondendo rapidamente, alimentato anche dalla nascita di nuove società pronte a cavalcare questo tipo di offerta.
Ma un modello così strutturato 𝐧𝐨𝐧 𝐫𝐞𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐧𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐚𝐥 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨 𝐞𝐨𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨: tutta l’economia che genera resta altrove, perché parliamo di realtà che operano completamente fuori dalle isole, limitandosi a sfruttarne il nome, l’immaginario e il potere di attrazione.
Le Eolie finiscono così ridotte a 𝐬𝐜𝐞𝐧𝐚𝐫𝐢 𝐝𝐚 𝐚𝐭𝐭𝐫𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚𝐫𝐞, quasi fossero isole esposte sotto una teca, da osservare rapidamente prima di tornare sulla terraferma.
E chi vive qui rischia di essere percepito come presenza accessoria, come parte del “folklore” da fotografare e dimenticare.
Inoltre, questo tipo di turismo giornaliero, 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐛𝐥𝐞𝐦𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐫𝐞𝐭𝐢 anche per chi sceglie un turismo stanziale e rispettoso: ci sono giornate in cui intere spiagge – come accade spesso a Stromboli – vengono occupate in modo disordinato, selvaggio, da gruppi numerosi che sbarcano tutti insieme, in massa, invadendo gli stessi luoghi nello stesso momento, come carichi umani trasportati senza alcuna sensibilità per i tempi e gli spazi dell’isola.
Una pressione eccessiva che non solo non porta beneficio,ma 𝐝𝐚𝐧𝐧𝐞𝐠𝐠𝐢𝐚 𝐥’𝐞𝐬𝐩𝐞𝐫𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐜𝐡𝐢 𝐬𝐨𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐄𝐨𝐥𝐢𝐞, oltre a mettere in difficoltà gli equilibri sociali e ambientali.
Per tutte queste ragioni, non possiamo limitarci a osservare passivamente la crescita di questo trend.
𝐄̀ 𝐧𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐚𝐯𝐯𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐥𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐞𝐫𝐢𝐚 𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐚𝐛𝐨𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐫𝐞𝐭𝐚 𝐭𝐫𝐚 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢, 𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐥𝐨𝐜𝐚𝐥𝐢, per trovare soluzioni che tutelino l’identità delle isole e impediscano che vengano progressivamente svuotate del loro significato, ridotte a tappe rapide di un catalogo.
Le Eolie meritano un turismo che le rispetti, che le viva, che le riconosca come luoghi veri.
E solo lavorando in sinergia possiamo garantire che restino tali.

Oggi: Sant'Eligio

Fu uno dei principali santi che illustrarono la Francia nel secolo sesto. Nacque a Chàtelat l'anno 588. Dimostrando da piccolo grande attitudine ai lavori di cesellatura, fu messo a lavorare da un certo Albone, orefice. Impegnandosi con ingegno e con cura si acquistò in breve grande stima.
Avuti per le mani una volta alcuni libri della Sacra Scrittura se ne innamorò talmente, che quando aveva un po' di tempo libero lo dedicava alla lettura dei libri santi. Più tardi fece conoscenza col tesoriere del re Clotario II che lo incaricò di fare un seggio reale, dandogli egli stesso il metallo dorato.
Eligio. colla materia avuta, costruì due troni bellissimi e il re ne fu contentissimo, ma quello che più lo fece meravigliare fu la lealtà del cesellatore. In breve si divulgò la fama delle sue virtù anche a corte, ed il re stesso lo ebbe in grande considerazione, facendogli cospicue donazioni. Delle ricchezze ricevute egli nulla conservò per sè ma tutto diede in elemosina, in modo particolare per il riscatto degli schiavi e per aiutare le comunità religiose. 
Morto re Clotario, il figlio e successore Dagoberto, ebbe eguale stima di Eligio. Sovente chiedeva a lui consigli e norme per la sua condotta privata. 
Nel frattempo era rimasta vacante la sede episcopale di Noyon e di Tournaz; ad occuparle furono eletti Eligio ed Audoeno. Eligio sorpreso della sua elezione, tremò alla vista dell'episcopato, ma quasi costrettovi, accettò domandando qualche tempo per prepararsi a ricevere gli ordini sacri. Passati diversi giorni in continua preghiera e mortificazione, finalmente, conosciuta con certezza la volontà di Dio, ricevette la santa ordinazione a Rouen. Preso poi commiato dal re, si portò alla sede di Noyon, ove si dedicò con zelo e fervore al suo nuovo ufficio di pastore. 
Il primo anno lo spese per la riforma del clero, quindi si diede con tutte le forze alla conversione dei numerosissimi pagani che risiedevano nella sua diocesi. Però essi erano talmente ostinati che non volevano neppure sentire parlare del Vangelo; ma la carità del Vescovo, la sua fortezza e la sua soavità commossero quei cuori, e molti si convertirono. 
Eligio, come già Pietro Crisologo, si propose di abolire le feste o meglio i bagordi che si facevano nelle calende di gennaio, e non si diede pace finché non ebbe ottenuto l'intento. 
Governava egli la sua diocesi da diciannove anni e mezzo, quando il Signore gli fece sentire prossima la sua fine.
Si dispose allora con generosità e fervore a dare al bel quadro dell'anima sua gli ultimi ritocchi, finché assalito da mortale malattia, serenamente volò al Creatore cantando con gioia il « Nunc dimittis ». Era il 1 dicembre del 659. 

Buongiorno, oggi è lunedì 1 dicembre


 




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Milazzo: Ricordate le vittime della Sansovino

 Nel porto di Milazzo si è svolta una toccante cerimonia in memoria dei tre marittimi che persero la vita nel tragico incidente avvenuto il 29 novembre 2016 a bordo della nave Sansovino della Siremar, mentre era ormeggiata nel porto di Messina.

La celebrazione eucaristica si è tenuta sulla nave Nerea della Caronte & Tourist, alla presenza dei vertici della compagnia, del comandante della Capitaneria di Porto di Milazzo Alessandro Sarro e di una delegazione dell’Istituto Nautico cittadino.

Accanto alle autorità, anche i familiari dei tre lavoratori scomparsi: Cristian Micalizzi, Gaetano D’Ambra e Santo Parisi.

A officiarla è stato padre Saverio Cento, cappellano del porto, che con parole intense ha ricordato il valore umano e professionale dei marittimi, sottolineando la vicinanza della comunità alle famiglie.

Al termine della funzione, i presenti si sono imbarcati sulla motobarca degli ormeggiatori per un momento di commemorazione in mare.

Qui i familiari hanno deposto cuscini di fiori tra le onde, mentre le sirene delle navi risuonavano in segno di omaggio e rispetto.

domenica 30 novembre 2025

Accadde...oggi...nel 1994


 

Il benvenuto della Parrocchia di Malfa a Padre Giuseppe Mirabito nelle foto di Santino Ruggera (1° gruppo di 5 foto)

 




Calcio: Il Lipari IC raggiunto nel finale. Malfa vittorioso tra le mura amiche

 Il Lipari IC rinvia l'appuntamento con la prima vittoria stagionale in Prima categoria. 

Nell'incontro casalingo di oggi con la Stefano Catania si è fatto raggiungere nei minuti finali. La gara si è conclusa sul 4 a 4. 

In Terza categoria il Malfa si è imposto per tre a uno all'Indipendente.

Come già riportato lo Stromboli è stato superato per 2 a 0 dall'Arcigrazia. 

Stromboli, nuovi interventi contro il rischio idrogeologico. L'articolo del direttore Sarpi sulla Gazzetta del sud del 30 novembre 2025


 

Accoglienza e insediamento a Malfa per Don Giuseppe Mirabito (2 foto) Segue ampio servizio fotografico a cura di Santino Ruggera


Scriveva così...oggi...lo scorso anno...la Gazzetta del sud


 

Calcio, Terza Categoria: Sconfitta casalinga per lo Stromboli

 Lo Stromboli è stato superato per due a zero dall'Arcigrazia nell'incontro, disputato stamane, sul neutro di Lipari, per l'indisponibilità del terreno di gioco a Stromboli.

Nel momento in cui scriviamo il Malfa, l'altra formazione eoliana, impegnata nello stesso campionato, è in vantaggio per 1 a 0 contro l'Indipendente

Tanti auguri di...

Buon compleanno a Angie La Greca, Celine Puglisi, Francesca Currò, Pino Casamento


Ludica Lipari - Club 98055 Lipari calcio: Un derby all'insegna della correttezza e della sportività

Ritorniamo sul derby disputato ieri tra Ludica Lipari e Club 98055 Lipari calcio, conclusosi sul risultato di tre a tre. Come "certificato" dall'arbitro a fine gara che si è complimentato con gli atleti in campo è stato un derby all'insegna della sportività. Come non accade troppo spesso, specie nelle stracittadine, il direttore di gara non ha dovuto estrarre alcun cartellino.

BRAVI!

LA PAROLA - Commento al Vangelo di domenica 30 novembre 2025




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Decoriamo il Natale. L'uno e il tre dicembre Laboratorio creativo al Centro giovanile di Canneto


 

Oggi: Sant'Andrea

Sant' Andrea



Il paganesimo della Roma imperiale con tutte le seduzioni e le lusinghe della sua brutale sensualità avvolgeva con funeste ed insidiose spire il popolo ebreo, che attendeva con fede incrollabile l'Emmanuele, colui che sarebbe stato la salvezza d'Israele. Ed ecco squillare nel deserto della Giudea la voce ammonitrice del Battista, che chiamava i popoli alla penitenza, perché il Messia promesso da Dio era per apparire.

Attratto dalla sua ispirata parola, Andrea, pescatore di Betsaida, divenne suo discepolo.

Allorché il Battista, vedendo passare il Messia, gridò agli astanti: « Ecco l'Agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo », Andrea era presente e segui Gesù Cristo con un suo compagno.

Il Redentore, appena si accorse dei due, si rivolse a loro e disse:
« Chi cercate? ».
« Maestro, risposero quelli, dove abiti? ».
« Venite e vedrete », rispose Gesù.

Ed andarono quei fortunati discepoli, e videro non solo la semplice abitazione del Salvatore, ma furono così bene istruiti che si convinsero d'aver trovato veramente il Messia, come aveva loro annunciato Giovanni.

Un altro giorno Gesù vide Andrea mentre con Pietro suo fratello pescava nel mare di Galilea e disse loro: « Venite dietro di me e vi farò pescatori di uomini »; e quelli lasciate le reti lo seguirono. Da quel giorno il nostro Apostolo non abbandonò più il suo Maestro.

Venuto il giorno della Pentecoste, Andrea ripieno di Spirito Santo andò ad annunciare il nuovo Messia fra i popoli. Passò nella Frigia, nell'Epiro e nella Tracia dovunque le genti accorrevano per ascoltarlo.

Proseguendo il suo apostolato fra pericoli ed ostacoli senza fine, giunse a Patrasso in Acaia, ove sparse in abbondanza il buon seme. Ma a contrastare la sua attività sorse il superbo console romano Egea che, geloso del potere e timoroso di spiacere all'imperatore, cominciò a perseguitarlo.

Il Santo non cedette, ma rivoltosi a quel prepotente pagano gli disse: « Tu che sei giudice degli uomini, sappi che sarai il ludibrio del demonio, se non riconosci in Gesù il giudice di tutti ». Preso da sdegno Egea lo fece rinchiudere in un tetro carcere e condannò il grande Apostolo ad essere crocifisso. Somma gioia provò allora Andrea, che alla vista della croce esclamò: « Oh! buona croce, nobilitata dal contatto delle membra del Signore, da me desiderata, amata e lungamente ricercata! levami di tra gli uomini e rendimi al mio Maestro, affinché per tuo mezzo mi riceva, Egli che in te mi redense! ». Avvinto al rozzo legno per due giorni spasimò tra atroci dolori, esaltando il Signore e predicando Gesù Cristo al popolo. Poi la sua bell'anima volò in Paradiso a ricevere la duplice corona di martire e d'apostolo.

PRATICA. Compiamo con esattezza, giorno per giorno, i doveri del nostro stato. 

PREGHIERA. Supplichiamo istantemente la tua maestà, o Signore, affinché, come il tuo beato apostolo Andrea fu predicatore e pastore della tua Chiesa, così sia per noi perpetuo intercessore presso di te. 

MARTIROLOGIO ROMANO. A Patrasso, nell'Acàia, il natale di sant'Andrea Apostolo, il quale
predicò il santo Vangelo di Cristo nella Tràcia e nella Scizia. Arrestato dal Proconsole Egèa, fu prima chiuso in prigione, quindi gravissimamente flagellato, e da ultimo appeso in croce, sulla quale sopravvisse due giorni, istruendo il popolo e, avendo pregato il Signore di non permettere che egli fosse deposto dalla croce, fu circondato da un grande splendore celeste, e, cessato poi tale splendore, rese lo spirito.

Buongiorno e buona domenica. Oggi è il 30 novembre