LIPARI, Giugno 22 ANSA - Lipari non riesce a uscire dalla gravissima crisi idrica che sta minacciando la salute pubblica, la dignità dei residenti e il comparto turistico-ricettivo, motore economico dell'isola. I rubinetti a secco non sono più un disagio sporadico, ma una costante che impone pesanti interruzioni nell’erogazione dell'acqua potabile, intaccando le norme igieniche e le normali attività domestiche. Ci sono frazioni, come Pirrera, dove l’acqua diretta è stata distribuita una sola volta nell’ultimo mese.
Alla radice dell’emergenza vi sono le prestazioni del dissalatore isolano: dall'1 gennaio 2026 a oggi, i quantitativi erogati sono inferiori di circa 70.000 metri cubi rispetto agli anni passati.
Per fronteggiare la carenza, il sindaco Riccardo Gullo ha richiesto con urgenza al Dipartimento dell’Acqua della Regione l’invio straordinario di navi cisterna, ma le risposte risultano ad oggi del tutto insufficienti a colmare il vuoto.
Di fronte allo stallo istituzionale, la protesta si sposta sul piano del diritto costituzionale. A nome della comunità, il commercialista ed ex amministratore locale Giuseppe Subba ha formalizzato una richiesta di intervento urgente alle massime autorità nazionali e regionali, invocando la Legge Costituzionale n. 2 del 7 novembre 2022, che impone la rimozione degli svantaggi derivanti dall'insularità.
La crisi idrica viene così configurata come un gravissimo "svantaggio" strutturale che Stato e Regione hanno l'obbligo di sanare (ANSA)
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