Chi occupa gli alti scranni si lagnerà di quelli che, come me, stimolano una "lamentela che si aggiunge alle lagne quotidiane del tormentone di turno; una serie infinita che si autoalimenta e ogni giorno trova un nuovo pretesto". Ma qual è il confine che delimita la sterile lamentela dalla critica costruttiva? O il disagio evidente dal semplice desiderio di stare comodi?
I padri che vietano il cellulare ai figli mentre loro stessi scrollano sui social sono poco credibili, specialmente quando denigrano gli stessi mezzi di cui abusano. Allo stesso modo, "le colonne di un notiziario che assomiglia più a un social improvvisato che a un organo di stampa" possono legittimamente non essere condivise ed essere criticate. Al contempo, per dovere di par condicio, va evidenziata la nascita di nuove trombe giornalistiche che definire "simpatizzanti" è un puro eufemismo.
Purtroppo noi, popolo bue, abbiamo ben poche possibilità di visibilità critica. I social network rappresentano oggi l'unica vera opportunità per esprimere il proprio pensiero e accedere a un'informazione fuori dal mainstream dei grandi media. Quei canali tradizionali accusati spesso di conformismo, che diffondono una verità ufficiale, omologata e comoda per il potere, ignorando sistematicamente le voci dissenzienti o alternative. Dopotutto, molti grandi movimenti di protesta popolare, dalla Primavera Araba in poi, sono nati e cresciuti proprio grazie alle piattaforme digitali.
Il "potere" da sempre mal tollera chi critica e dissente: vorrebbe applausi, comprensione e, perché no, ossequiosi ringraziamenti per ciò che elargisce. Il popolo si vede così costretto, con giogo e paraocchi, a tirare in silenzio un aratro della vita sempre più pesante.
Siamo forse cittadini senza responsabilità e colpe? Tutt'altro. Solo un esempio: mi capita spesso di vedere membri – sulla carta encomiabili – della comunità conferire i rifiuti nei cassonetti nei giorni e nelle ore sbagliate, con allegra nonchalance. Stamattina alle sei, gli operatori ecologici erano costretti, come ogni giorno, a raccogliere la spazzatura sparsa per tutta la strada da cani, gatti, topi e... persone. La millenaria civiltà eoliana si perde in quei sacchetti lacerati.
A proposito: qualche voce insistente afferma che il Comune sia dotato di numerose "fototrappole" . Due domande sorgono spontanee : sono state effettivamente acquistate? Se sì, perché non vengono utilizzate?
Anche su questo, probabilmente, non avremo risposte. Dopotutto, il contadino che sta all'aratro ha mai spiegato al bue il motivo per cui deve tirare il ferro? Pazienteremo fino alla prossima disquisizione filosofico-sociologica che, guarda caso, apparirà proprio su quel denigrato social, reiterando la solita sequela di lamenti... sui lamentosi.
Francesco Coscione
I padri che vietano il cellulare ai figli mentre loro stessi scrollano sui social sono poco credibili, specialmente quando denigrano gli stessi mezzi di cui abusano. Allo stesso modo, "le colonne di un notiziario che assomiglia più a un social improvvisato che a un organo di stampa" possono legittimamente non essere condivise ed essere criticate. Al contempo, per dovere di par condicio, va evidenziata la nascita di nuove trombe giornalistiche che definire "simpatizzanti" è un puro eufemismo.
Purtroppo noi, popolo bue, abbiamo ben poche possibilità di visibilità critica. I social network rappresentano oggi l'unica vera opportunità per esprimere il proprio pensiero e accedere a un'informazione fuori dal mainstream dei grandi media. Quei canali tradizionali accusati spesso di conformismo, che diffondono una verità ufficiale, omologata e comoda per il potere, ignorando sistematicamente le voci dissenzienti o alternative. Dopotutto, molti grandi movimenti di protesta popolare, dalla Primavera Araba in poi, sono nati e cresciuti proprio grazie alle piattaforme digitali.
Il "potere" da sempre mal tollera chi critica e dissente: vorrebbe applausi, comprensione e, perché no, ossequiosi ringraziamenti per ciò che elargisce. Il popolo si vede così costretto, con giogo e paraocchi, a tirare in silenzio un aratro della vita sempre più pesante.
Siamo forse cittadini senza responsabilità e colpe? Tutt'altro. Solo un esempio: mi capita spesso di vedere membri – sulla carta encomiabili – della comunità conferire i rifiuti nei cassonetti nei giorni e nelle ore sbagliate, con allegra nonchalance. Stamattina alle sei, gli operatori ecologici erano costretti, come ogni giorno, a raccogliere la spazzatura sparsa per tutta la strada da cani, gatti, topi e... persone. La millenaria civiltà eoliana si perde in quei sacchetti lacerati.
A proposito: qualche voce insistente afferma che il Comune sia dotato di numerose "fototrappole" . Due domande sorgono spontanee : sono state effettivamente acquistate? Se sì, perché non vengono utilizzate?
Anche su questo, probabilmente, non avremo risposte. Dopotutto, il contadino che sta all'aratro ha mai spiegato al bue il motivo per cui deve tirare il ferro? Pazienteremo fino alla prossima disquisizione filosofico-sociologica che, guarda caso, apparirà proprio su quel denigrato social, reiterando la solita sequela di lamenti... sui lamentosi.
Francesco Coscione
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