COMUNICATO STAMPA
Dissalatori - Il Ministero risponde ai comitati eoliani: non servono per raggiungere il "Target M2C1-19"
I comitati civici di Alicudi, Filicudi, Panarea e Stromboli avevano scritto al MASE il 13 luglio. La replica del Ministero smonta la tesi con cui erano stati giustificati espropri d'urgenza e cantieri a tappe forzate.
Nella storia delle Eolie, le comunità di quattro isole diverse hanno parlato con una voce sola, ricevendo dal Ministero dell'Ambiente un riscontro tempestivo. Con una nota protocollata il 17 luglio e firmata dal Capo della Segreteria Tecnica del Ministro, l'ente ha infatti replicato alla lettera congiunta che il Comitato “No dissalatore” di Alicudi, l'“Occhio Vigile su Filicudi”, “Salvaguardare Panarea” e la Pro Loco Amo Stromboli Aps avevano inviato quattro giorni prima. I cittadini chiedevano verifiche urgenti sugli impianti di dissalazione finanziati dal PNRR nel Comune di Lipari. Si tratta di un testo di grande valore, che riconosce il legittimo diritto di associazioni e residenti a un confronto costruttivo con le istituzioni.
Il passaggio decisivo è uno solo. Gli impianti di Lipari — scrive il Ministero — «non concorrono al conseguimento del target M2C1-19», l'obiettivo europeo del PNRR, il cui raggiungimento «risulta assicurato da altre progettualità incluse nella medesima misura».
Tradotto: quelle opere non servono a rispettare la scadenza comunitaria del 30 giugno 2026. Se l'Italia centra i suoi target europei grazie ad altri progetti, la mancata realizzazione dei dissalatori eoliani entro quella data non comporta la perdita di alcun finanziamento legato a quell'obiettivo.
È un punto che ribalta la narrazione con cui è stata giustificata l'intera accelerazione delle ultime settimane. L'immissione in possesso d'urgenza dei terreni a Filicudi il 6 luglio, i cantieri avviati di corsa in piena stagione turistica, gli espropri lampo: tutto era stato motivato dall'incombere della scadenza europea e dal rischio di perdere i fondi. Ma se — come ora conferma per iscritto il Ministero titolare della misura — tali impianti sono estranei al target, allora la fretta che ha travolto le isole non trova più alcun fondamento nei vincoli comunitari.
«Non chiediamo di rinunciare all'acqua né ai finanziamenti — spiegano i rappresentanti territoriali —. Chiediamo solo che, venuta meno la scadenza che giustificava la fretta, le decisioni si prendano con i tempi e la trasparenza che meritano. Non si possono espropriare terreni e aprire cantieri d'urgenza. Non si può violentare il territorio senza l’approfondimento necessario.»
C'è un secondo elemento che i comitati intendono valorizzare. Nella stessa nota il MASE precisa di conservare il ruolo di controllo «sul rispetto della normativa europea e nazionale e del principio DNSH» — il vincolo del “non arrecare danno significativo” che l'Europa impone a ogni opera finanziata dal PNRR — «in sede di rendicontazione».
Qui i cittadini sollevano un'obiezione tecnica: la rendicontazione avviene a lavori conclusi. «Una verifica di conformità ambientale effettuata quando le condotte sono già posate e la salamoia già scaricata in mare non protegge nulla — osservano —. Su un habitat delicato come la prateria di Posidonia, controllare dopo significa soltanto certificare il danno. Il principio DNSH impone di non arrecare il danno, non di accertarlo a cose fatte. Per questo chiediamo che tale verifica, riservata dal Ministero stesso, sia svolta prima e non dopo l'esecuzione di opere irreversibili sulla Posidonia, sulla dispersione della salamoia e sull'area archeologica sommersa di Capo Graziano.»
Sul resto, il Ministero ha declinato la propria competenza. Niente sospensione dei lavori («non sussistono i presupposti giuridici» per un provvedimento del MASE), mentre tavolo tecnico e monitoraggio ambientale sono rimandati alle amministrazioni territoriali. L'accesso agli atti andrà invece richiesto con la procedura ordinaria. Il MASE si definisce infatti amministrazione «titolare» della misura, mentre la gestione spetta al Comune di Lipari quale «soggetto attuatore».
L'ente locale ha dunque il dovere e l'obbligo di confrontarsi con associazioni e cittadini. Parimenti, ha l'obbligo di rispondere alle opposizioni del Consiglio Comunale di Lipari che in più occasioni, non ultima la seduta del 17 luglio, ha chiesto chiarimenti formali.
I comitati annunciano che seguiranno la strada indicata: «Il Ministero ci rimanda agli enti locali, e noi proseguiremo con ogni mezzo. Quattro isole rivendicano il diritto di difendere e proteggere un territorio e dei valori unici al mondo».
Comitato “No dissalatore” — Alicudi
Comitato “Occhio Vigile su Filicudi” — Filicudi
Pro Loco Amo Stromboli — Stromboli
Comitato “Salvaguardare Panarea” — Panarea
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