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giovedì 14 novembre 2013
IL “GIRO” DELLE PASSWORD E DEI SOLDI UN DIRIGENTE AMMETTE LA TRUFFA
Ha ammesso la truffa Emanuele Currao, dirigente regionale arrestato ieri con altre 14 persone – 13 sono ai domiciliari – per un raggiro costato alla Regione siciliana oltre 700mila euro. L’indagato è stato sentito oggi dal gip Ettorina Contino. Currao, usufruendo della password di un’altra dirigente, Concetta Cimino, anche lei indagata, girava sul suo conto e su conti correnti di imprenditori a cui doveva soldi, denaro che sarebbe spettato a ditte fornitrici alla Regione di servizi e beni.
Al dirigente bastava cambiare l’iban del beneficiario dei crediti.Secondo indiscrezioni Currao ha accusato la Cimino di averlo indotto a rimborsare straordinari mai fatti ad alcuni dipendenti per ricompensarli di ore di lavoro fatte in piu’ in passato. Il dirigente avrebbe fatto anche altre rivelazioni sulla Cimino, che verrà sentita lunedì.
Il gip ha sentito anche l’altro arrestato, l’imprenditore Mario Avara a cui Currao avrebbe fatto avere somme della Regione a compensazione di debiti che aveva con lui. Avara si e’ detto vittima di una truffa sostenendo che Currao gli aveva detto che i soldi che gli aveva fatto avere erano crediti da lui vantati con la Regione che sarebbero stati girati ad Avara per compensazione
Al dirigente bastava cambiare l’iban del beneficiario dei crediti.Secondo indiscrezioni Currao ha accusato la Cimino di averlo indotto a rimborsare straordinari mai fatti ad alcuni dipendenti per ricompensarli di ore di lavoro fatte in piu’ in passato. Il dirigente avrebbe fatto anche altre rivelazioni sulla Cimino, che verrà sentita lunedì.
Il gip ha sentito anche l’altro arrestato, l’imprenditore Mario Avara a cui Currao avrebbe fatto avere somme della Regione a compensazione di debiti che aveva con lui. Avara si e’ detto vittima di una truffa sostenendo che Currao gli aveva detto che i soldi che gli aveva fatto avere erano crediti da lui vantati con la Regione che sarebbero stati girati ad Avara per compensazione
Auguri di Buon Compleanno da Partylandia a Martina Caruso e a Maya Restuccia
Lo staff di Partylandia augura Buon Compleanno a Martina Caruso che compie 7 anni e a Maya Restuccia che compie 6 anni.
mercoledì 13 novembre 2013
"L'arte è vita" di Anna Coluccio. Oggi: Emma Watson
A partire da stasera dedichiamo uno spazio ai disegni della giovane eoliana, Anna Coluccio.
Premettiamo che il passaggio dal disegno alla foto fa perdere qualcosa alla bellezza del disegno
Premettiamo che il passaggio dal disegno alla foto fa perdere qualcosa alla bellezza del disegno
Variazioni Bilancio Regione. Di Mauro: "Pseudomaggioranza dissolta nel nulla"
Al primo importante voto d'Aula, la pseudo maggioranza di appena 46 deputati che sostiene il Governo si è dissolta nel nulla, racimolando solo 38 voti su una delle norme principali, se non la principale per la vita della Regione.
Il Governo e la sparuta pattuglia di deputati che lo supportano hanno dimostrato ieri ed oggi una veramente gravissima ed inaccettabile assenza di rispetto non solo e non tanto per l'Assemblea Regionale ma soprattutto per i siciliani: persino in presenza di discussioni su interventi così rilevanti non hanno avuto la sensibilità di essere presenti in Aula.
Lo ha dichiarato il Capogruppo del Partito dei Siciliani MPA all'Assemblea Regionale Siciliana Roberto Di Mauro, commentando il voto di stasera che ha dato il via alle variazioni di bilancio.
Il Governo e la sparuta pattuglia di deputati che lo supportano hanno dimostrato ieri ed oggi una veramente gravissima ed inaccettabile assenza di rispetto non solo e non tanto per l'Assemblea Regionale ma soprattutto per i siciliani: persino in presenza di discussioni su interventi così rilevanti non hanno avuto la sensibilità di essere presenti in Aula.
Lo ha dichiarato il Capogruppo del Partito dei Siciliani MPA all'Assemblea Regionale Siciliana Roberto Di Mauro, commentando il voto di stasera che ha dato il via alle variazioni di bilancio.
I DIPENDENTI CHE SMANETTAVANO CON L’IBAN DELLA REGIONE
Ad insospettire Ludovico Albert e Marcello Maisano, attuale dirigente del Dipartimento della Formazione professionale, che presentarono un esposto, è stata la ricezione di una diffida per mancato pagamento di un importo pari a 100 mila euro circa in favore di una società di servizi – Rso. I primi accertamenti svolti dai diretti collaboratori evidenziarono che quella società risultava già beneficiaria della somma oggetto della diffida.
Tuttavia gli approfondimenti disposti dalla dirigenza permise di verificare che l’Iban del conto corrente sul quale era confluita la somma era intestato ad un soggetto diverso dal reale beneficiario, ossia al titolare a Palermo di un’attività commerciale di rivendita di legname, Mario Avara. L’allora dirigente regionale Concetta Cimino, ora in quiescenza, facendo riferimento ad un errore materiale generato dal sistema informatico nella fase di preparazione ed invio telematico del bonifico, richiese la formale restituzione.
Nondimeno, il nuovo dirigente, Marcello Maisano dispose approfonditi accertamenti sulla vicenda verificando che sempre Avara, era stato destinatario di altri mandati di pagamento per ulteriori 100 mila euro, successivi a quelli della prima diffida, in realtà destinati a soddisfare le legittime pretese di un’altra società di servizi – Tecnostruttura. Scattate le indagini, l’attenzione dei carabinieri si è concentrata sui momenti di elaborazione e preparazione dei mandati di pagamento. E gli investigatori hanno puntato i riflettori sul funzionario del Dipartimento, Emanuele Currao.
Gli accertamenti di tipo tecnico incrociati con i riscontri documentali ed altri accertamenti, nonché la ricostruzione del processo di lavorazione dei mandati di pagamento, hanno consentito agli inquirenti di fare emergere comportamenti dolosi volti alla reiterata appropriazione di fondi pubblici, mediante la sostituzione dell’Iban dei conti correnti dei legittimi beneficiari sui relativi mandati di pagamento con i codici Iban relativi a conti correnti intestati ai presunti autori delle truffe. Tale sostituzione si concretizzava all’atto dell’inserimento dei dati sui server della Regione Siciliana. Da qui il nome dell’operazione.
Gli investigatori hanno, inoltre, accertato che, lungo il processo di lavorazione, vi erano delle falle nell’azione di controllo. In particolare, il dirigente Concetta Cimino avrebbe messo a disposizione le sue credenziali di accesso ai sistemi informatici della Regione e avrebbe di fatto consentito di portare a termine le manovre di distrazione di fondi pubblici. Nel corso delle indagini gli investigatori hanno riscontrato che il sistema ideato da Currao, oltre che a diretto vantaggio del dirigente, avrebbe coinvolto l’imprenditore che aveva ricevuto i bonifici e che gli aveva anche fornito materiale per la realizzazione di un’unità abitativa in legno a Sciacca. L’edificio è stato posto sotto sequestro preventivo.
Tuttavia gli approfondimenti disposti dalla dirigenza permise di verificare che l’Iban del conto corrente sul quale era confluita la somma era intestato ad un soggetto diverso dal reale beneficiario, ossia al titolare a Palermo di un’attività commerciale di rivendita di legname, Mario Avara. L’allora dirigente regionale Concetta Cimino, ora in quiescenza, facendo riferimento ad un errore materiale generato dal sistema informatico nella fase di preparazione ed invio telematico del bonifico, richiese la formale restituzione.
Nondimeno, il nuovo dirigente, Marcello Maisano dispose approfonditi accertamenti sulla vicenda verificando che sempre Avara, era stato destinatario di altri mandati di pagamento per ulteriori 100 mila euro, successivi a quelli della prima diffida, in realtà destinati a soddisfare le legittime pretese di un’altra società di servizi – Tecnostruttura. Scattate le indagini, l’attenzione dei carabinieri si è concentrata sui momenti di elaborazione e preparazione dei mandati di pagamento. E gli investigatori hanno puntato i riflettori sul funzionario del Dipartimento, Emanuele Currao.
Gli accertamenti di tipo tecnico incrociati con i riscontri documentali ed altri accertamenti, nonché la ricostruzione del processo di lavorazione dei mandati di pagamento, hanno consentito agli inquirenti di fare emergere comportamenti dolosi volti alla reiterata appropriazione di fondi pubblici, mediante la sostituzione dell’Iban dei conti correnti dei legittimi beneficiari sui relativi mandati di pagamento con i codici Iban relativi a conti correnti intestati ai presunti autori delle truffe. Tale sostituzione si concretizzava all’atto dell’inserimento dei dati sui server della Regione Siciliana. Da qui il nome dell’operazione.
Gli investigatori hanno, inoltre, accertato che, lungo il processo di lavorazione, vi erano delle falle nell’azione di controllo. In particolare, il dirigente Concetta Cimino avrebbe messo a disposizione le sue credenziali di accesso ai sistemi informatici della Regione e avrebbe di fatto consentito di portare a termine le manovre di distrazione di fondi pubblici. Nel corso delle indagini gli investigatori hanno riscontrato che il sistema ideato da Currao, oltre che a diretto vantaggio del dirigente, avrebbe coinvolto l’imprenditore che aveva ricevuto i bonifici e che gli aveva anche fornito materiale per la realizzazione di un’unità abitativa in legno a Sciacca. L’edificio è stato posto sotto sequestro preventivo.
Rapina all'Unicredit di Lipari. Solo un falso allarme
All'istituto bancario sarebbe solo scattato l'allarme (collegato con la stazione dei carabinieri) e questo, ovviamente, ha fatto arrivare gli uomini dell'Arma.
Il fatto che sono arrivati di gran corsa e con la pistola in pugno ha fatto "scattare" la voce di una rapina.
Questa è la versione che apprendiamo da fonti ufficiali
TRE MILIARDI DI EURO IN 10 ANNI, IL DISASTRO DELLA FORMAZIONE
Tre miliardi di euro in dieci anni, una media di trecento milioni di euro l’anno. Senza contare i progetti “a latere”, come la comunicazione e la pubblicità. Una montagna di soldi dei contribuenti. Non è solo ruberia, ma anche miopia politica. Non sarebbe stato possibile un flop ed uno scandali di così grave entità e lunga durata se le mascalzonate non avessero potuto contare su alleanze solide, un contesto favorevole. Tanti, pur non avendo le mani in pasta, hanno creduto che fosse utile foraggiare il carrozzone e trovare comunque una risposta al bisogno di lavoro dei giovani.
La formazione è la punta dell’iceberg. Il modulo è stato fedelmente seguito in altri comparti del precariato. La clientelizzazione del lavoro è stata la strada “maestra”, un disastro economico e uno spreco di risorse umane. Generazioni di giovani siciliani “condannati” al parcheggio”, sprovvisti di competenze, in regime di povertà. Centomila giovani, o ex giovani, secondo il deputato regionale del megafono Malafarina. Non c’è niente di simile in nessuna parte del mondo. Nessuna Regione, o Stato, potrebbe sopravvivere ad una spesa improduttiva così alta e incapace di sostenere il mercato.
L’intrallazzo ed gli utilizzatori primari non scagionano la miopia e l’attitudine “clientelare” della classe dirigente. Come hanno fatto a non accorgersi di quel che stava accadendo? O, accorgendosene, come hanno fatto a credere che parrucchieri e pizzaioli avrebbero rappresentato il futuro della Sicilia? O il parcheggio “socialmente utile” potesse creare la premessa dello sviluppo?
L’esercito di allievi e formatori ha ingrossato le fila, seppure con paghe più dignitose, del precariato, allungando il parcheggio a conclusione del corso di studi. Invece che creare prospettive, investire nello sviluppo, l’impresa, il lavoro, le innovazioni, la ricerca, si è costruita una scatola vuota nella quale ospitare un’altra nicchia del posto sicuro, pubblico e modestamente retribuito. Uccidendo anche quell’area della formazione “avanzata”, dignitosa e utile, che avrebbe potuto, e dovuto, essere incoraggiata, sostenuta.
In questi giorni si svolgono le proteste di coloro che, a causa delle inchieste giudiziarie e dei provvedimenti del governo regionale, sono usciti dal mondo della formazione e si trovano in mezzo la strada. E inizia il lavoro degli ispettori dell’Olaf, tornati in Sicilia, cui spetta il compito di esaminare le carte che hanno fatto “saltare” enti e corsi in alcune province siciliane.
“Non è più rinviabile”, raccomandava la Corte dei Conti cinque anni or sono, “un riordino legislativo della formazione professionale in Sicilia, che porti ad unità il sistema della formazione professionale, in modo da utilizzare al meglio ed appieno i fondi messi a disposizione dalle varie fonti di finanziamento, non trascurando il patrimonio umano, strumentale, finanziario, attualmente esistente che andrebbe valorizzato trasformando quello che oggi appare uno spreco di risorse pubbliche in risorsa al servizio dello sviluppo del territorio.”
Come coniugare queste due esigenze, eliminazione di sprechi e utilizzo del patrimonio umano, come suggerisce la Corte dei Conti? Il Libro bianco del segretario generale pro tempore della Regione siciliana, Enzo Emanuele, suggeriva “un totale ripensamento dei sistemi di finanziamento di tutti gli organismi pubblici e privati che attualmente, spesso in modo disarticolato, svolgono attività formative e di orientamento di dubbia efficacia e di acclarata inefficienza e diseconomicità”.
La risposta alle inefficienze, proseguiva Emanuele, è un affidamento delle attività a soggetti con requisiti e modalità operative più consone alla soddisfazione delle esigenze della collettività, ovvero una apertura verso forme di gestione più flessibili e meglio rispondenti agli obiettivi prefissati, dal modello di “governance dipartimentale” al modello di “governance d’Agenzia”.
La formazione è la punta dell’iceberg. Il modulo è stato fedelmente seguito in altri comparti del precariato. La clientelizzazione del lavoro è stata la strada “maestra”, un disastro economico e uno spreco di risorse umane. Generazioni di giovani siciliani “condannati” al parcheggio”, sprovvisti di competenze, in regime di povertà. Centomila giovani, o ex giovani, secondo il deputato regionale del megafono Malafarina. Non c’è niente di simile in nessuna parte del mondo. Nessuna Regione, o Stato, potrebbe sopravvivere ad una spesa improduttiva così alta e incapace di sostenere il mercato.
L’intrallazzo ed gli utilizzatori primari non scagionano la miopia e l’attitudine “clientelare” della classe dirigente. Come hanno fatto a non accorgersi di quel che stava accadendo? O, accorgendosene, come hanno fatto a credere che parrucchieri e pizzaioli avrebbero rappresentato il futuro della Sicilia? O il parcheggio “socialmente utile” potesse creare la premessa dello sviluppo?
L’esercito di allievi e formatori ha ingrossato le fila, seppure con paghe più dignitose, del precariato, allungando il parcheggio a conclusione del corso di studi. Invece che creare prospettive, investire nello sviluppo, l’impresa, il lavoro, le innovazioni, la ricerca, si è costruita una scatola vuota nella quale ospitare un’altra nicchia del posto sicuro, pubblico e modestamente retribuito. Uccidendo anche quell’area della formazione “avanzata”, dignitosa e utile, che avrebbe potuto, e dovuto, essere incoraggiata, sostenuta.
In questi giorni si svolgono le proteste di coloro che, a causa delle inchieste giudiziarie e dei provvedimenti del governo regionale, sono usciti dal mondo della formazione e si trovano in mezzo la strada. E inizia il lavoro degli ispettori dell’Olaf, tornati in Sicilia, cui spetta il compito di esaminare le carte che hanno fatto “saltare” enti e corsi in alcune province siciliane.
“Non è più rinviabile”, raccomandava la Corte dei Conti cinque anni or sono, “un riordino legislativo della formazione professionale in Sicilia, che porti ad unità il sistema della formazione professionale, in modo da utilizzare al meglio ed appieno i fondi messi a disposizione dalle varie fonti di finanziamento, non trascurando il patrimonio umano, strumentale, finanziario, attualmente esistente che andrebbe valorizzato trasformando quello che oggi appare uno spreco di risorse pubbliche in risorsa al servizio dello sviluppo del territorio.”
Come coniugare queste due esigenze, eliminazione di sprechi e utilizzo del patrimonio umano, come suggerisce la Corte dei Conti? Il Libro bianco del segretario generale pro tempore della Regione siciliana, Enzo Emanuele, suggeriva “un totale ripensamento dei sistemi di finanziamento di tutti gli organismi pubblici e privati che attualmente, spesso in modo disarticolato, svolgono attività formative e di orientamento di dubbia efficacia e di acclarata inefficienza e diseconomicità”.
La risposta alle inefficienze, proseguiva Emanuele, è un affidamento delle attività a soggetti con requisiti e modalità operative più consone alla soddisfazione delle esigenze della collettività, ovvero una apertura verso forme di gestione più flessibili e meglio rispondenti agli obiettivi prefissati, dal modello di “governance dipartimentale” al modello di “governance d’Agenzia”.
Ci lascia Mimmo Caleca
E' deceduto stamane, a Messina, Mimmo Caleca. Aveva 67 anni. E' stato direttore di banca a Canneto.
Una volta andato in pensione si è impegnato, unitamente al genero, per sviluppare una attività imprenditoriale a Lipari.
E' stato anche consigliere comunale e assessore allo sport, spettacolo e annona nel comune di Lipari durante la sindacatura del dottor Mariano Bruno.
Incarico dal quale si dimise nel marzo del 2007.
I funerali dovrebbero tenersi domani a Messina.
Ai familiari le più sentite condoglianze di Eolienews
SCANDALO FORMAZIONE, GLI SMS A NELLI SCILABRA: “QUESTI FANNO SCHIFO”
Nelli Scilabra, 29 anni, studentessa di Giurisprudenza e assessore alla Formazione professionale della Regione siciliana, impugna il telefono. E mostra gli sms di alcuni ragazzi. Giovani studenti costretti a lasciare la Sicilia per cercare fortuna al Nord o nel resto d’Europa. I ragazzi, dopo la bufera che si è abbattuta sulla Regione (15 arresti questa mattina) si sono sfogati con la Scilabra: “Fanno schifo – c’è scritto in un messaggio -. Io sono a ricercare lavoro e a consegnare curricula a Milano e loro rubano i nostri soldi”.
E ancora: “Io sono all’estero perché non ho trovato occupazione e chi dovrebbe ringraziare Dio per il proprio posto di lavoro si frega soldi e alimenta un sistema marcio”. I testi li ha resi noti proprio Nelli Scilabra, dopo il maxi blitz dei carabinieri.
“Ricordate il clamore che sollevò il nostro provvedimento di rotazione all’interno del dipartimento? – domanda la Scilabra -. In quella occasione si parlò di provvedimento ingiusto, lesivo dell’immagine di un’amministrazione pubblica. Alla luce di quanto emerso questa mattina ritengo che quel provvedimento è stato fondamentale, ad oggi su 13 arresti, ben dieci coinvolgono dipendenti che furono oggetto del provvedimento di rotazione e trasferimento verso altri rami della Regione Siciliana”.
“Faccio mie le parole che ho ricevuto questa mattina da diversi ragazzi siciliani sul mio cellulare: sono indegni rappresentanti delle Istituzioni – dice ancora l’assessore - . In un contesto in cui migliaia di giovani siciliani sono costretti ad andar via dalla nostra terra perche’ disoccupati, ci sono impiegati pubblici che rubano i soldi dei cittadini e che hanno costruito un vero e proprio sistema di delinquenza e di truffa ai danni della Regione Siciliana”.
“Sono disgustata – aggiunge – e amareggiata dal continuo emergere di situazioni e fatti agghiaccianti che ogni giorno coinvolgono non soltanto Enti di formazione, ma anche dipendenti del nostro assessorato. Che sistema hanno costruito? E soprattutto perche’ tanto silenzio dalla politica in questi ultimi dieci anni? Abbiamo il dovere di reagire, di continuare il nostro percorso di lotta al malaffare e alla corruzione. A nome dei ragazzi e delle ragazze della Sicilia lancio un appello alla parte sana dell’amministrazione regionale: assumiamoci la responsabilita’ di un profondo cambiamento, per il buon nome della Sicilia e per il futuro dei giovani siciliani”.
E ancora: “Io sono all’estero perché non ho trovato occupazione e chi dovrebbe ringraziare Dio per il proprio posto di lavoro si frega soldi e alimenta un sistema marcio”. I testi li ha resi noti proprio Nelli Scilabra, dopo il maxi blitz dei carabinieri.
“Ricordate il clamore che sollevò il nostro provvedimento di rotazione all’interno del dipartimento? – domanda la Scilabra -. In quella occasione si parlò di provvedimento ingiusto, lesivo dell’immagine di un’amministrazione pubblica. Alla luce di quanto emerso questa mattina ritengo che quel provvedimento è stato fondamentale, ad oggi su 13 arresti, ben dieci coinvolgono dipendenti che furono oggetto del provvedimento di rotazione e trasferimento verso altri rami della Regione Siciliana”.
“Faccio mie le parole che ho ricevuto questa mattina da diversi ragazzi siciliani sul mio cellulare: sono indegni rappresentanti delle Istituzioni – dice ancora l’assessore - . In un contesto in cui migliaia di giovani siciliani sono costretti ad andar via dalla nostra terra perche’ disoccupati, ci sono impiegati pubblici che rubano i soldi dei cittadini e che hanno costruito un vero e proprio sistema di delinquenza e di truffa ai danni della Regione Siciliana”.
“Sono disgustata – aggiunge – e amareggiata dal continuo emergere di situazioni e fatti agghiaccianti che ogni giorno coinvolgono non soltanto Enti di formazione, ma anche dipendenti del nostro assessorato. Che sistema hanno costruito? E soprattutto perche’ tanto silenzio dalla politica in questi ultimi dieci anni? Abbiamo il dovere di reagire, di continuare il nostro percorso di lotta al malaffare e alla corruzione. A nome dei ragazzi e delle ragazze della Sicilia lancio un appello alla parte sana dell’amministrazione regionale: assumiamoci la responsabilita’ di un profondo cambiamento, per il buon nome della Sicilia e per il futuro dei giovani siciliani”.
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