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giovedì 6 agosto 2020
Piromani di nuovo in azione a Quattropani
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| Foto d'archivio. Incendio a Quattropani 12 luglio 2017 |
Sul posto sono giunti, tempestivamente, i vigili del fuoco che, supportati dai carabinieri, hanno impedito che le fiamme potessero propagarsi. Semberebbe che i piromani abbiano provato ad appiccare le fiamme anche in prossimità della stradella, fallendo.
Buon Compleanno!
Auguri a Vittorio Imbesi, Anna Maria Pace, Gianluca Torre, Mattia Sardella, Giovanni Mastroeni, Venera Tutino, Luca Bernardi, Francesca Marino, Roberto Redditi, Ivan Castelli, Roberta Maio
“IL SILENZIO ASSORDANTE DI PANAREA”. Lettera al direttore dopo la momentanea chiusura di due "discoteche"
Gentile Direttore
Le scrivo in merito alla momentanea chiusura delle c.d. “Discoteche” di Panarea.
Vivo e lavoro a Panarea da ben cinquantotto anni. In pratica sono nato con il boom turistico ed economico di questa splendida isola. Ho quindi, l’età e la presunzione di ricordare Panarea nel suo tempo migliore. Erano gli inizi degli anni settanta e tutto era incredibilmente bello, elegante e ricco di cultura. Purtroppo, col tempo tutto è cambiato e l’isola pur rimanendo ai vertici del ritrovo del jet-set Eoliano ha subito alcune inevitabili metamorfosi. Io ricordo ancora i profumi, la quiete e la eccellente qualità dei nostri turisti.
Oggi, in nome del dio denaro tutto è irrimediabilmente mutato (e perso). Ma, la chiusura sia pure temporanea dei locali che sparano decibel in quantità superiore ad un A-380 in fase di decollo, ha prodotto un inaspettato risultato. LA QUIETE!!!
Oltre alla quiete, un altro inaspettato risultato, ma non secondario fenomeno, è il diradarsi di quel l’incredibile momento di follia collettiva dove il branco risponde agli arcaici richiami di istinti animaleschi. Non regge la scusa che il flusso bestiale va incanalato verso le discoteche, per gestire il branco. Se al branco non dai la preda, si sposta verso altri territori di caccia. Ecco cosa siamo diventati. Territorio di caccia. È questo quello che vogliamo? BALLARE E SBALLARE?
Potrei dilungarmi, ma preferisco evitare. So di attirarmi le sviolinate, e forse le minacce di altri, ma rivendico il diritto di esprimere il mio pensiero.
Tutto questo gran casino è solo fumo negli occhi. Così, andiamo a sbattere.
Io e i mie clienti, intanto ci godiamo la quiete di una terrazza dove non è più necessario urlare per prendere una comanda, ed è possibile conversare amabilmente con i propri commensali, perché non va dimenticato che le c.d. “Discoteche” sono all’aperto e quindi, con il loro baccano, privano gli altri villeggianti di godersi l’atmosfera.
Mi spiace per gli esercenti che in questa fase sono in picchiata, ma in parte è colpa nostra.
Non intendo con questo avviare alcuna analisi approfondita. Non è il mio mestiere. A questo, devono provvedere i politici e i dirigenti.
Intanto, mentre è possibile finalmente ascoltare Frank Sinatra, Ella Fitzgerald, e altri grandi indimenticabili, porgo il mio personale ringraziamento al personale dell’Arma dei Carabinieri del Posto Fisso di Panarea, che con grande dedizione e senso del dovere, sia pure in numero assolutamente inadeguato, offrono la certezza di un presidio di legalità.
Cordialmente
Lettera firmata
Le scrivo in merito alla momentanea chiusura delle c.d. “Discoteche” di Panarea.
Vivo e lavoro a Panarea da ben cinquantotto anni. In pratica sono nato con il boom turistico ed economico di questa splendida isola. Ho quindi, l’età e la presunzione di ricordare Panarea nel suo tempo migliore. Erano gli inizi degli anni settanta e tutto era incredibilmente bello, elegante e ricco di cultura. Purtroppo, col tempo tutto è cambiato e l’isola pur rimanendo ai vertici del ritrovo del jet-set Eoliano ha subito alcune inevitabili metamorfosi. Io ricordo ancora i profumi, la quiete e la eccellente qualità dei nostri turisti.
Oggi, in nome del dio denaro tutto è irrimediabilmente mutato (e perso). Ma, la chiusura sia pure temporanea dei locali che sparano decibel in quantità superiore ad un A-380 in fase di decollo, ha prodotto un inaspettato risultato. LA QUIETE!!!
Oltre alla quiete, un altro inaspettato risultato, ma non secondario fenomeno, è il diradarsi di quel l’incredibile momento di follia collettiva dove il branco risponde agli arcaici richiami di istinti animaleschi. Non regge la scusa che il flusso bestiale va incanalato verso le discoteche, per gestire il branco. Se al branco non dai la preda, si sposta verso altri territori di caccia. Ecco cosa siamo diventati. Territorio di caccia. È questo quello che vogliamo? BALLARE E SBALLARE?
Potrei dilungarmi, ma preferisco evitare. So di attirarmi le sviolinate, e forse le minacce di altri, ma rivendico il diritto di esprimere il mio pensiero.
Tutto questo gran casino è solo fumo negli occhi. Così, andiamo a sbattere.
Io e i mie clienti, intanto ci godiamo la quiete di una terrazza dove non è più necessario urlare per prendere una comanda, ed è possibile conversare amabilmente con i propri commensali, perché non va dimenticato che le c.d. “Discoteche” sono all’aperto e quindi, con il loro baccano, privano gli altri villeggianti di godersi l’atmosfera.
Mi spiace per gli esercenti che in questa fase sono in picchiata, ma in parte è colpa nostra.
Non intendo con questo avviare alcuna analisi approfondita. Non è il mio mestiere. A questo, devono provvedere i politici e i dirigenti.
Intanto, mentre è possibile finalmente ascoltare Frank Sinatra, Ella Fitzgerald, e altri grandi indimenticabili, porgo il mio personale ringraziamento al personale dell’Arma dei Carabinieri del Posto Fisso di Panarea, che con grande dedizione e senso del dovere, sia pure in numero assolutamente inadeguato, offrono la certezza di un presidio di legalità.
Cordialmente
Lettera firmata
Storia eoliana: conosciamola attraverso lo storico G. La Greca. 6 Agosto 1988: Tragedia in mare
6
agosto 1988
Tragedia
in mare
“E' un mistero”, questa era
la frase prevalente sulla bocca degli eoliani nel commentare la tragedia del 6
agosto 1988. Cosa era successo nel corso della notte tra il 6 ed il 7 agosto?
come era potuta accadere la sciagura che era costata la vita a quattro dei sei
occupanti una piccola barca da diporto, speronata da un aliscafo al largo di
Punta Castagna a Lipari?
Mistero confermato il giorno
successivo con l’avvio dell’inchiesta, aperta subito dopo l'incidente dal
pretore di Lipari Salvatore Daidone, che aveva trascorso tutta la mattinata fra
le banchine del porto di Marina Corta, la caserma dei carabinieri e Canneto per
stabilire come l'incidente si era potuto verificare, e se c’erano
responsabilità. Il magistrato nominò dei
periti incaricati di svolgere una serie di accertamenti sia sullo scafo di
linea, sia sui resti della piccola imbarcazione speronata. Sempre nella mattinata
del 7 agosto due sommozzatori dei carabinieri si erano calati sotto il «Freccia
del Mediterraneo» per ispezionarne la chiglia. Fra gli alettoni e le eliche, trovarono
pezzi di vetroresina della piccola imbarcazione, una corda, l'ancora, lenze e
altri oggetti dei sei pescatori.
Il mistero, in particolare, era
rappresentato anche dalla mancata reazione dei cinque uomini di equipaggio
dell'aliscafo, comandante compreso, che non si erano accorti di nulla fin
quando l’aliscafo non aveva travolto la barca.
A sentire Antonino C., 37 anni, a
capo della «Freccia del Mediterraneo»,
sul radar non c'era assolutamente nulla e davanti a loro - complice anche
l'oscurità della notte senza luna - la rotta era libera. La piccola
imbarcazione, 5 metri appena, e un motore fuoribordo di 20 cavalli, era completamente
al buio.
L'aliscafo era piombato al centro
della barca, travolgendo coloro che si trovavano in quel punto, Giuseppe
Caponnetto, 39 anni, la figlia Stefania, di 14, Carlo Zaia, di 24, e Luigi
Scoglio, 22 anni. Quest'ultimo risulterà disperso. Le squadre di soccorso,
formate sia da motovedette ed elicotteri delle forze dell'ordine, sia da
volontari, pescatori ed amici delle vittime, lo cercheranno ininterrottamente
dalla sera della sciagura, dopo le 22,15. Ma non c'era nessuna speranza di
trovarlo in vita.
L’8 agosto, a Canneto si svolgono i funerali
delle tre vittime recuperate, in una Lipari sotto choc, nella quale era stato
proclamato dal sindaco Annalisa Leone il lutto cittadino. Migliaia di persone
hanno affollato l'interno e il sagrato della chiesa di San Cristoforo. Scene di
commozione e di rabbia, specie quando il vescovo ausiliario di Messina,
Domenico Amoroso, ha pronunciato l'omelia. L'intero arcipelago delle Eolie, per
l'occasione, si è fermato.
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