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martedì 21 gennaio 2025
Oggi: Sant'Agnese

Fra le innumerevoli vergini che hanno sacrificato la vita per la fede di Gesù Cristo, emerge quale fiore Sant'Agnese.
Nacque a Roma da genitori cristiani, appartenenti ad illustre famiglia patrizia, verso la fine del m secolo.
Giovanetta consacrò al Signore la sua verginità e riuscì a portare il giglio intatto dinanzi al suo Sposo Divino.
Giunta all'età di dodici anni le sue ricchezze e la sua avvenenza indussero molti giovani delle più nobili famiglie romane a domandarla in isposa.
Agnese però, fedele alla sua decisione rifiutò sempre ogni proposta di matrimonio, adducendo che ad un altro Sposo molto più ricco e nobile di loro aveva dato il suo cuore: alludeva a Gesù Cristo. Questi suoi rifiuti però fecero capire che era cristiana e giacché infuriava in quei tempi la persecuzione di Diocleziano, fu accusata ed arrestata. L'umile ma forte vergine in quella tenera età fu condotta al giudice, che, per impressionarla e indurla a rinunciare alla fede di Gesù Cristo, la fece incatenare e le minacciò i più spietati tormenti. Agnese non si scompose.
Dalle minacce dei tormenti il giudice passò alle carezze e alle lusinghe, credendo forse che queste potessero fare qualche breccia nell'animo di quella tenera fanciulla. Riuscito inutile anche questo tentativo, l'inumano giudice ordinò che fosse condotta in un luogo di prostituzione.
Agnese, compresa del pericolo, ma sicura della grazia di Dio, con dolce arguzia, rivolta al giudice, gli disse : « Non è il nostro Cristo sì poco amante dei suoi servi, che sia per dimenticarsi di me e per abbandonarmi in questo cimento. Egli stesso è pronto a soccorrere quelli che amano la pudicizia, nè permetterà che io perda il dono della verginale integrità ». Sperimentò infatti quanto Gesù l'amasse, poichè un giovane che osò imprudentemente guardarla, fu colpito da tale sprazzo di luce che cadde a terra accecato.
Il giudice, avuto notizia del miracolo, la condannò alla iugulazione e fu mandata al rogo, ma la tradizione vuole che le fiamme si divisero sotto il suo corpo senza neppur lambirlo ed i suoi capelli crebbero tanto da coprire la sua nudità.
Il carnefice che non aveva cuore di eseguire la sentenza, usò tutte le lusinghe possibili per rimuoverla dal suo santo proponimento; ma Agnese generosamente rispondeva che non avrebbe mai tradita la fede che aveva giurata al suo Sposo Celeste. Dopo ciò, si pose per un poco a pregare, indi chinò la testa. Il carnefice trema: tuttavia sguaina la spada, l'abbassa con forza e recide alla casta giovane la testa, mentre l'anima vola agli eterni amplessi del suo Sposo celeste.

Il suo corpo fu sepolto vicino a Roma, sulla via Nomentana. Ai tempi di Costantino il Grande, nel luogo della sepoltura, fu innalzata una basilica che Papa Onorio II fece restaurare nel settimo secolo e che tuttora sussiste, dove innumerevoli turbe si recano ogni anno ad onorare la grande Santa.
PRATICA. Quanto più uno si diletta e gode della castità, tanto più egli è custodito e guardato dagli Angeli, i quali si compiacciono di conversare coi casti, perchè li riconoscono simili ad essi (S. Ambrogio).
PREGHIERA. Dio onnipotente ed eterno che scegli le cose deboli del mondo per abbattere le forti, concedi a noi la grazia di una santa vita quale fu quella della tua martire Agnese, per venire poi un giorno a goderti in Paradiso.
MARTIROLOGIO ROMANO. A Roma la passione di sant'Agnèse, Vergine e Martire, la quale, sotto Sinfrónio, Prefetto della città, gettata nel fuoco, e questo estintosi per le sue orazioni, fu percossa con la spada. Di lei così scrive il beato Girólamo : « Con gli scritti e con le lingue di tutte le genti, specialmente nelle chiese, fu lodata la vita di Agnèse; la quale vinse e l'età e il tiranno, e col martirio consacrò la gloria della castità ».
Nel giorno di Sant'Agnese è tradizione in Vaticano fare la benedizione degli agnelli, questi due piccoli bovini vengono ornati con fiori bianchi in onore alla verginità della Santa e poi offerti al Papa per la creazione dei famosi palli (paramenti liturgici usati nella Chiesa cattolica, costituiti da una striscia di stoffa di lana bianca avvolta sulle spalle). Dopo la benedizione i due piccoli amici vengono trasportati nel monastero delle benedettine di Santa Cecilia in Trastevere dove ricevono le migliori cure per poter essere poi tosati pochi giorni prima della Pasqua e usati per la tessitura dei palli. Infine il 29 giugno vengono consegnati agli arcivescovi metropoliti il 29 giugno, nella solennità dei santi Pietro e Paolo.

lunedì 20 gennaio 2025
"Grazie prof. Ci lasci un bagaglio di sapere..." (di Gilberto Iacono)
è deceduto.
"Oggi va via un pilastro della nostra isola.
Lascia fisicamente Vulcano, ma sono sicuro che da lassù, veglierà sulla sua famiglia, ma soprattutto sulla sua amata Vulcano.
Un grande conoscitore, un grande divulgatore, era ipnotico ascoltare i tuoi racconti, rimanere ore a osservare e imparare dal tuo sapere, orgoglioso di poter dire: se vuoi sapere qualcosa di Vulcano devi parlare con zio Lino.
Tutta l’isola ti è grata per aver ottenuto grazie anche a te l’istruzione a Vulcano, perché credevi nella cultura e la divulgavi sapientemente e in maniera semplice, come lo eri tu.
Sempre attivo nel sociale, vicino ai giovani, alla chiesa, sei stato esempio di umiltà e autorevolezza, con il cuore aperto a tutti e rivolto al bene della tua amata Vulcano.
Ci lasci oggi un bagaglio di sapere che proveremo a tramandare, cercando di seguire i tuoi consigli e ricordando le tue “castagne”.
Grazie prof."
LE CAPRE DI ALICUDI, STROMBOLI E VULCANO: UN PROBLEMA CHE RICHIEDE COMPETENZA E COSCIENZA. RIUNIONE A PALERMO MERCOLEDI’ 22 GENNAIO
COMUNICATO - La popolazione di capre inselvatichite presente nelle isole di Alicudi, Stromboli - in particolar modo frazione di Ginostra – e Vulcano è oggetto di attenzione da parte delle istituzioni dal momento dell’insediamento dell’attuale Amministrazione.
Un problema complesso che, con coscienza e determinazione, è stato (e continua ad essere) all’ordine del giorno di numerose interlocuzioni e incontri tra l’Amministrazione Gullo e l’Assessorato Regionale all’Agricoltura e Sviluppo Rurale competente per le tre Riserve Naturali nelle quali le tre isole ricadono.
Dopo un’attenta analisi della situazione di Alicudi, che ha coinvolto esperti faunisti incaricati dalla Regione, e un lavoro di censimento e stima degli animali presenti, come è noto, il Dipartimento Regionale ha disposto un Piano di eradicazione per l’isola di Alicudi che prevedeva la cattura dell’80% dei capi e la loro donazione agli allevatori che ne facessero richiesta.
Una notizia che aveva fatto il giro del mondo, suscitando interesse e ammirazione per una soluzione che tentava di mettere insieme i diritti degli animali e le necessità degli abitanti, afflitti dall’invasione delle capre. La ditta che si era aggiudicata l’appalto, però, non ha effettuato l’intervento per il quale era stata incaricata e i tempi si sono allungati. Un nuovo bando è stato pubblicato dalla Regione e, di conseguenza, un’altra ditta procederà a breve ai tentativi di cattura.
Sono passati diversi mesi, è vero, da quando si è iniziato ad affrontare il problema; ma forse, con un po' di onestà intellettuale, si tratta di un tempo non troppo lungo in relazione ai 20 anni trascorsi da quando le capre sono scappate al controllo dell’uomo e hanno iniziato a popolare le isole. Oggi, certamente, i disagi dei cittadini sono notevoli, così come i danni al patrimonio naturalistico e ambientale, con la vegetazione ridotta ai minimi termini dalle esigenze alimentari degli animali e i muretti a secco danneggiati dal loro passaggio. Un problema serio, che deve essere affrontato tenendo conto, però, che si tratta di esseri viventi, non autoctoni ma pur sempre viventi.
Uno di quei “classici” temi che dovrebbe interpellare le coscienze e le sensibilità di tutti; specie se, come invocato da alcuni, la soluzione più rapida e facile prevederebbe l’abbattimento massiccio degli animali.
Alicudi, Stromboli e Vulcano non sono le prime, né le uniche, realtà nel mondo a trovarsi di fronte a un problema analogo: lo studio della soluzione richiede competenza e “coscienza”.
Per questo, raccogliendo tutti i pareri e le competenze disponibili in materia, dopo le numerose interlocuzioni istituzionali di questi mesi, mercoledì prossimo il Sindaco Gullo incontrerà a Palermo l’Assessore all’Agricoltura, Sviluppo rurale e Pesca Mediterranea Salvatore Barbagallo. L’obiettivo resta quello di tutelare gli interessi degli abitanti, di cui si comprendono bene le difficoltà, scongiurando al contempo, e se è possibile, soluzioni che non tengano conto della diffusa sensibilità dell’opinione pubblica in merito.
Santa Marina Salina: Un immobile da recuperare. L'appello dell'ex sindaco Lo Schiavo
"Quando l'assessore provinciale era Nino Ferro - scrive l'ex sindaco di Santa Marina Salina, Massimo Lo Schiavo su fb - questo immobile, (ai tempi era di gran pregio) con grande sforzo venne acquistato appunto dalla Provincia regionale al fine di farlo diventare un polo di attività e informazioni per la nostra Riserva Naturale che annualmente continua ad essere visitata da migliaia di persone. Oggi è in totale abbandono...un appello lo faccio al responsabile della città Metropolitana ,ex provincia, nella figura del sindaco Federico Basile..dia dignità a questo immobile, che tanto potrebbe fare per l'educazione e la formazione ambientale, ( oggi totalmente affidata alla buona volontà di Elio Benenati ) e per la valorizzazione della nostra Riserva Naturale. . . Speriamo bene!".
L'edificio, tra l'altro, è ubicato in pieno centro a Santa Marina Salina e, quindi, facilmente raggiungibile, nell'ottica di una sua fruibilità.







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