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martedì 28 gennaio 2025
Rischio botulino in 16 prodotti del marchio Mentuccia di Zavone Anita, disposto il ritiro dai supermercati
Nel dettaglio, il maxi ritiro dal commercio è stato disposto in via precauzionale da parte dello stesso produttore e riguarda una serie di prodotti come conserve, confetture e salse, tutte vendute a marchio “Mentuccia”.
Come spiegano gli avvisi di richiamo datati 22 gennaio, il ritiro è scattato a causa del “rischio di una contaminazione da tossina botulinica”. I prodotti sono veduti in vasetti di vetro di vario peso e con varie scadenze e lotti. C’è un’avvertenza: ai consumatori si raccomanda di non consumare i prodotti in questione, con i lotti indicati, e di restituirli al punto vendita.
Per questo i prodotti, su richiesta dell’operatore, sono stati ritirati dal mercato e il Ministero invita chi li ha acquistati a restituirli senza consumarli.
“L’azienda produttrice Mentuccia di Zavone Anita – ha scritto l’azienda sulle proprie pagine social qualche giorno fa – comunica il richiamo immediato di tutti i lotti di tutte le conserve vegetali, di frutta e ortaggi, distribuiti sul mercato, a seguito della riscontrata presenza di tossina botulinica IN ALCUNI CAMPIONI analizzati del prodotto “Patè di capperi con mentuccia e mandorle”, lotto PC138/24, con data di scadenza 08/2026.
Data la gravità del rischio per la salute connesso all’ingestione di tali sostanze, invitiamo chiunque sia in possesso dei prodotti elencati nei cartelli di richiamo pubblicati a non consumarli e a smaltirli.
Per garantire la massima tutela dei consumatori, la nostra Azienda ha già avviato tutte le procedure di richiamo e di ritiro previste dalla normativa vigente in materia di sicurezza alimentare precauzionalmente anche dei prodotti non afferenti il lotto direttamente interessato dalla tossinfezione.
Ci scusiamo per ogni disagio arrecato e sottolineiamo che la salute e la sicurezza dei consumatori rappresentano la nostra priorità assoluta.
Per ulteriori informazioni o chiarimenti, vi invitiamo a contattarci attraverso i consueti canali di assistenza. Vi ringraziamo per la comprensione e la collaborazione".
Di seguito, tutti i prodotti e i lotti interessati:Aperitivo salinaro, in vasetti da 180 grammi, con il numero di lotto AS178/23 e il termine minimo di conservazione (TMC) 08/2026;
Caponata di melanzane con capperi di salina, in vasetti da 180 grammi, con il numero di lotto C310/24 e TMC 10/2026, e numero di lotto C109/23 con il TMC 09/2025;
Composta di pomodoro piccante, in vasetti da 210 grammi e 100 grammi, con il numero di lotto COP201/24 e COP410/24 con il TMC 10/2026, e COP111/24 con il TMC 11/2026;
Composta di cipolle in agrodolce, in vasetti da 210 grammi, con il numero di lotto CC2210/24 e CC2110/24 con il TMC 10/26, e CC198/24 con il TMC 08/2026;
Confetti di pomodoro, in vasetti da 180 grammi, con il numero di lotto AL31124 e il TMC 11/2026;
Mostarda di peperoni piccante, in vasetti da 210 grammi e 100 grammi, con il numero di lotto MOP178/24 con il TMC 08/2026, MOP1910/24 e MOP1810/24 con il TMC 10/2026, e MOP305/24 con il TMC 05/2026;
Oro di Salina (capperi sott’olio), in vasetti da 180 grammi e 85 grammi, con il numero di lotto OS234/23 con il TMC 04/2025, OS285/23 con il TMC 05/2025, OS013/23 con il TMC 03/2025, e OS510/24 con il TMC 10/2026;
Pomodori secchi sott’olio, in vasetti da 180 grammi, con il numero di lotto PS110/24 con il TMC 10/2026, e PS081/24 con il TMC 01/2026;
Confettura extra di fichi con mandorle, in vasetti da 210 grammi, con il numero di lotto CFM296/24 e il TMC 06/2026;
Confettura extra di fichi, in vasetti da 210 grammi, con il numero di lotto CF194/24, CF206/24, CF216/24, CF276/24 e CF286/24 con il TMC 06/2026;
Marmellata di arance amare, in vasetti da 210 grammi, con il numero di lotto Ma253/24 e il TMC 03/2026;
Marmellata di cedro e malvasia, in vasetti da 210 grammi e 100 grammi, con il numero di lotto MCM712/24 e il TMC 12/2026, e MCM081/25 con il TMC 01/2027;
Marmellata di mandarini, in vasetti da 210 grammi, con il numero di lotto MM212/24 e il TMC 02/2026;
Paté di agrumi con mentuccia e mandorle, in vasetti da 180 grammi, con il numero di lotto PA2111/24 con il TMC 03/2026, e PA213/24 con il TMC 11/2026;
Paté di melanzane con mentuccia, in vasetti da 180 grammi, con il numero di lotto PM048/23 con il TMC 08/2025, PM119/23 con il TMC 09/2025, PM1610/24 e PM210/24 con il TMC 10/2026;
Pesto alla filicudara, in vasetti da 180 grammi, 85 grammi e 580 grammi, con il numero di lotto PF163/24, PF183/24, PF203/24 e PF193/24 con il TMC 03/2026.
Tanti auguri!
Oggi: San Tommaso d'Aquino
Nacque ad Aquino nell'anno 1227 dal conte Landolfo e dalla contessa Teodora, parente di Federico Barbarossa, signori fra i più illustri di quei tempi.
Educato cristianamente fin dalla più tenera età, diede molti segni della sua futura scienza e grandezza.
A cinque anni fu affidato per l'educazione ai monaci benedettini di Montecassino. Vi rimase fino ai quattordici anni, fino a quando cioè i torbidi politici non decisero i genitori a riprenderlo entro le mura del proprio castello. Più tardi fu mandato all'Università di Napoli, ove, sebbene assai giovane, manifestò il suo potente ingegno, acquistandosi fama presso i condiscepoli e stima presso i maestri. Già si concepivano su di lui le più lusinghiere speranze, già i conti d'Aquino ed altri vedevano in lui il futuro campione del foro napoletano o romano, quando egli di colpo fece crollare tutti questi sogni, annunciando la sua decisione di entrare nell'Ordine di S. Domenico.
Da Napoli, per timore della famiglia che gli si opponeva decisamente, fu mandato a Parigi, ma nel viaggio, raggiunto dai fratelli, venne arrestato e ricondotto nel castello paterno di S. Giovanni a Roccasecca. Rimase prigioniero per circa un anno, vincendo tutte le difficoltà e le lusinghe. Per il suo angelico candore ed in premio della sua fortezza contro una grave tentazione, meritò d'essere cinto del cingolo di purezza da due Angeli, così che dopo d'allora mai più ebbe a subire tentazioni contro la bella virtù.
Aiutato dalle sorelle riuscì a fuggire, e tosto rientrò nel convento da cui era stato strappato. All'Università di Parigi studiò filosofia e teologia sotto il celeberrimo S. Alberto Magno e a 25 anni cominciò con somma lode a interpretare filosofi e teologi. Passò indi col suo maestro a Colonia, e qui ricevette la sacra ordinazione. Ritornato a Parigi come insegnante universitario sostenne lotte coi maestri secolari. Chiamato poi alla Corte Pontificia in qualità di teologo della curia romana vi rimase qualche anno, poi tornò a Parigi. È questo il tempo più fecondo del suo insegnamento. Da Parigi entrò in Italia e fu inviato da Gregorio X al Concilio di Lione. Ma nel viaggio mori a Fossanova, il 7 marzo 1274.
Raccolse, sistemò ed espose tutto lo scibile antico, e segnò le vie alle scienze nuove, tanto che non si esita a chiamarlo uno dei più grandi ingegni dell'umanità.
Mirabili ed eccelse furono le sue virtù. Tale e tanta fu la sua umiltà che ricusò l'arcivescovado di Napoli ripetutamente offertogli dal Sommo Pontefice. Il suo confessore ebbe a dire: « Fra Tommaso a 50 anni aveva il candore e la semplicità di un bambino di cinque anni ».
lunedì 27 gennaio 2025
"Eoliani che non ci sono più" (Riproposizione 31° video - durata 4 minuti e 30 circa)
Tennis: Per la prima volta nella storia una coppia eoliana vince torneo nel Messinese
Tanti auguri!
Le Isole di Sicilia per la prima volta insieme alla FITUR di Madrid
La partecipazione alla FITUR rientra nel Programma di Promozione 2025, predisposto dalla DMO con il supporto degli otto Comuni delle isole siciliane (Favignana, Lampedusa, Leni, Lipari, Malfa, Pantelleria e Santa Marina Salina). L'obiettivo è integrare, in un contesto più ampio e condiviso, le iniziative dei singoli comuni o delle isole e arcipelaghi. Il programma è reso possibile anche grazie alla partecipazione di oltre 80 soggetti privati, che stanno collaborando attivamente all'iniziativa.
Il brand delle Isole di Sicilia, collegato a quello della Sicilia, sta dimostrando di avere un proprio forte appeal, con riscontri particolarmente positivi dall’estero, dove in molti casi le isole sono ancora poco conosciute. La presenza in fiera è stata sostenuta da post sponsorizzati sui social media. La partecipazione alla FITUR non solo apporterà benefici a tutto il territorio delle isole di Sicilia, ma garantirà anche vantaggi diretti per gli oltre 80 partecipanti, che avranno accesso ai numerosi contatti raccolti durante la fiera.
I prossimi appuntamenti fieristici vedranno la DMO Islands of Sicily presente a Milano (BIT), Monaco (F.RE.E), Berlino (ITB), Parigi (Salon Mondial du Tourisme), Rimini (TTG) e Londra (WTM).
27 gennaio: PER NON DIMENTICARE! Lipari, fu Campo d'internamento e Centro raccolta profughi
(Comunicato Centro studi eoliano)
27 Gennaio Per non dimenticare
L’isola di Lipari fu utilizzata dal regime fascista per l’internamento di ebrei Italiani e stranieri sin dal 1941 al 1943. Il Campo d’internamento venne chiuso con l’arrivo degli Alleati e lo sbarco in Sicilia e numerose famiglie vennero trasferite in altri campi di concentramento nell’Italia Centro Settentrionale e successivamente nei lager tedeschi. Diversi anche i casi di alcune famiglie ebree italiane; con lo sgombero del campo di Lipari, un padre decise di nascondere a Lipari, presso una famiglia eoliana amica, la giovane figlia Eva. La ragazza fu nascosta e aiutata ed è sopravvissuta, ritornando negli anni a Lipari per rivedere quella che lei chiamava la sua famiglia. (Su questo caso stiamo conducendo una profonda ricerca per ricostruire tutte le vicende di questa giovane donna).
Con l‘inizio dell‘occupazione militare alleata, la prima questione a cui gli angloamericani dovettero far fronte riguardava la gestione dei territori occupati. Per questa ragione, tra il 9 e il 10 luglio del 1943, cominciò ad operare il Governo Militare Alleato (AMGOT), il cui presidente era il generale inglese Harold Rupert Alexander. Una delle primarie questioni di cui l‘AMGOT dovette occuparsi fu la crisi dei profughi, tra cui vi erano migliaia di ebrei. Ancora una volta l’isola di Lipari si trovò costretta ad ospitare un campo di internamento. Numerose le proteste da parte del Comitato di Liberazione Nazionale di Lipari, presieduto da Don Eduardo Bongiorno.
Alla fine del conflitto, dopo alcuni mesi di tranquillità, ancora una volta Lipari viene individuata quale Centro Raccolta Profughi dal nuovo governo repubblicano. Nel corso del 1946, all’indomani della riattivazione ad opera del direttore Girolamo Laquaniti, Lipari ospitò gruppi di ebrei stranieri classificati come “Indesiderabili”.
Il 14 dicembre 1946, un primo gruppo di dieci ebrei venne inviato a Lipari. Come emerge dalle loro testimonianze, le condizioni di vita erano molto dure, sia per le disciplina che veniva imposta al suo interno, che per le ristrettezza economiche ed i problemi di convivenza tra gli internati. Particolarmente insopportabile era l‘isolamento geografico.
Il 7 gennaio del 1947 il gruppo scriveva a Raffaele Cantoni (un rappresentante delle organizzazioni dei Profughi Ebrei in Italia), per sottoporre le terribili condizioni in cui erano costretti a vivere ed alludendo esplicitamente a problemi di convivenza all‘interno della struttura:
Egregio Signor Presidente Raffaele Cantoni, Vi abbiamo informato con precedente corrispondenza dello sciopero della fame al quale ci prepariamo per il 15.01.1947 se a quest‘epoca non dovessimo essere liberati. Vi facciamo sapere che siamo costretti ad iniziare lo sciopero della fame, sabato 11 gennaio giacché tutto il campo composto di 360 persone cominceranno da questo giorno lo sciopero in questione, e quindi noi ebrei non possiamo astenerci, se non mettiamo la nostra vita in pericolo. (…) Lo sciopero generale della fame è già stato portato a conoscenza del direttore del campo e di ciò sarà anche informato il Ministero.
Raffaele Cantoni rispose garantendo tutta l‘attenzione e l‘aiuto materiale e burocratico necessari al loro allontanamento, chiedendo in cambio di soprassedere all’intenzione di iniziare lo sciopero della fame.
Le proteste erano numerose, gli ebrei lamentavano di essere affamati, abbandonati, disperati, senza aver commesso nessuno reato. Tra loro c’erano anche dei ragazzi minorenni che erano fuggiti dalla Polonia e diretti in Palestina. Per la maggior parte degli ebrei di Lipari, tuttavia, l‘ottenimento della liberazione si rivelò essere un percorso estremamente tortuoso, a causa soprattutto delle lungaggini burocratiche e dei problemi di comunicazione tra il Ministero dell‘Interno e la Questura di Messina; il fatto che Lipari si trovasse in una posizione di isolamento rispetto alla penisola complicava ulteriormente la situazione. Numerose le storie personali dei singoli troppo lunghe e complesse per raccontarle in questa sede. Lentamente nel giro di un anno tutto gli ebrei vennero trasferiti in altri campi ed ottennero l’agognata liberazione.
Possiamo paragonare l’internamento fascista di civili con i lager nazisti? Assolutamente no!, tuttavia, occorre rilevare che le condizioni di restrizione della libertà, le difficoltà di rifornimento imposte dall’inasprimento della guerra, l’affollamento degli alloggiamenti rendevano difficile e penosa la vita dei civili internati. I campi di concentramento italiani sottoposti all’autorità civile, tra il giugno del 1940 e l’agosto del 1943, furono complessivamente una cinquantina. La loro direzione era affidata a un commissario o a un maresciallo di pubblica sicurezza, oppure al locale podestà, coadiuvato da carabinieri, questurini o militi fascisti. A guerra conclusa, di fronte all’immane orrore degli oltre cinque milioni di ebrei morti per mano dei nazisti, il bilancio dell’internamento civile italiano sembrò apparire come un male minore, anche perché le migliaia di ebrei italiani e stranieri internati nei campi del Sud, non rientrarono nelle zone di occupazione tedesca e del governo della Repubblica sociale italiana e furono salvati. Questo non deve farci dimenticare che il regime fascista praticò fin dal 1938 una politica autonoma antiebraica e che dal 1943 al 1945 il fascismo repubblicano di Salò attuò procedure di arresto e concentramento che portano allo sterminio di oltre ottomila ebrei.
Lipari, 27 gennaio 2025
Ufficio Stampa – Centro Studi











