Cerca nel blog

giovedì 23 ottobre 2025

La "Pagina culturale": Il Chiostro normanno di Lipari

Il Chiostro Normanno di Lipari, noto anche come Chiostro di San Bartolomeo, è un monumento storico di eccezionale importanza, situato all'interno del complesso del Castello, adiacente alla Concattedrale di San Bartolomeo.

È considerato uno dei pochi e più antichi esempi di chiostro normanno in Sicilia.

Storia e Scoperta

  • Origine: La sua costruzione risale al periodo della dominazione normanna, intorno al 1131, per volontà di Ruggero II d'Altavilla. Faceva parte del primo Monastero Benedettino eretto in Sicilia dopo l'espulsione degli Arabi.

  • Struttura: Originariamente, il chiostro era composto da quattro ambulacri. Nel corso dei secoli e a causa delle successive ricostruzioni della Cattedrale in stile Barocco (in particolare dopo il Sacco del 1544), una parte della struttura fu inglobata o distrutta.

  • Riscoperta: Il chiostro fu riportato alla luce solo di recente, nel 1978, durante gli scavi condotti dal celebre archeologo Luigi Bernabò Brea. Oggi sono visibili e conservati i resti di tre dei quattro lati originali.

Caratteristiche Architettoniche

La bellezza del chiostro risiede soprattutto nei suoi elementi scultorei, che testimoniano l'arte medievale siciliana del XII secolo:

  • Capitelli Decorati: Le colonne sono sormontate da capitelli di notevole pregio, decorati da maestranze locali calabro-sicule con forti influenze della tradizione bizantina. I soggetti sono vari e affascinanti:

    • Figure di animali fantastici e mostruosi.

    • Animali reali, come colombe che beccano datteri o che bevono da calici.

    • Motivi vegetali stilizzati (fiori e frutti).

  • Stile Latino-Normanno: Rappresenta una delle prime manifestazioni del nascente stile architettonico normanno nell'isola.

Oggi, il Chiostro Normanno è parte integrante del Parco Archeologico delle Eolie (Museo "Luigi Bernabò Brea") e viene spesso studiato in convegni internazionali per il suo ruolo chiave nell'architettura medievale del Mediterraneo.

Oggi, 23 ottobre: San Giovanni da Capestrano

Coloro i quali dicono che i sacerdoti, i religiosi e le suore sono gente inutile, hanno in questo Santo una solenne smentita. Giovanni da Capistrano fu prete, religioso, apostolo, guerriero e accorto diplomatico: suo nome merita di stare accanto a quello dei più gran di uomini della storia.

Nacque a Capistrano in Abruzzo. Fece suoi studi a Perugia, ove fece tali progressi specialmente nel diritto, che Ladislao, re di Napoli, gli affidò il governo di parecchie città del suo regno. Mentre il Santo si sforzava di apportare la pace tra le fazioni, fu preso egli stesso e legato. Liberato insperatamente, entrò nei Minori Francescani, ove fu discepolo di san Bernardino da Siena, dal quale apprese specialmente l'amore al nome di Gesù e alla Vergine SS., amore e culto che poi propagò grandemente. Ricusato per umiltà il vescovado di Aquila, si diede alla riforma dei costumi, coll'esempio e cogli scritti. 

Percorse quasi tutta l'Italia, predicando e conducendo innumerevoli anime a Dio. Da Papa Martino V fu creato inquisitore per l'estinzione della setta dei Fraticelli. Nicolò V lo creò inquisitore generale d'Italia contro gli Ebrei e i Saraceni. Nel Concilio Fiorentino ricondusse alla Chiesa Romana gli Armeni. Ad istanza dell'imperatore Federico III, fu mandato come nunzio in Germania, per convertire gli eretici e pacificare i principi. In sei anni di ministero in quelle regioni, coll'esempio e colla parola confermata da Dio anche per mezzo dei miracoli, condusse a Dio innumerevoli Ussiti, Adamiti, Taboriti ed Ebrei. 

Ricevuta da Papa Callisto III la missione di predicare una crociata contro i Turchi, in breve tempo radunò 70 mila guerrieri cristiani, che spinti dalla sua infuocata parola e guidati dal prode Uniade, riportarono la strepitosa vittoria di Belgrado, in cui dei 150 mila Turchi, gran parte rimase uccisa e parte si salvò con la fuga. 

L'annunzio di questa vittoria giunse a Roma il 6 agosto, e papa Callisto III, a perpetuare la memoria di questo giorno, istituì la festa della Trasfigurazione di nostro Signor Gesù Cristo. 

Il nostro Santo ormai aveva compiuta la sua giornata: colto da grave malattia, e trasportato a Willech fu visitato da molti prìncipi: tutti furono esortati a conservare la giustizia e a difendere la religione. 

Rese la sua bell'anima a Dio nel 1456. Nel 1690 Alessandro VIII lo annoverò tra i Santi e Leone XIII ne estese la festa a tutto l'orbe cattolico. 

PRATICA. Saremo utili alla Chiesa e alla società, se adempiremo bene i doveri del nostro stato. 

PREGHIERA. Dio, che per il beato Giovanni hai fatto trionfare, in virtù del santissimo nome di Gesù, i tuoi fedeli sui nemici della croce, deh! fa' che, superate, per sua intercessione, le insidie degli spirituali nemici, meritiamo di ricevere da te la corona di giustizia. 

Buongiorno. Oggi è giovedì 23 ottobre


 

mercoledì 22 ottobre 2025

Accadde oggi...nel 2005


 

"Quattro gocce di pioggia" e Ginostra è di nuovo in ginocchio




Scrive Gianluca Giuffre'"In tarda mattinata sono bastati poco più di dieci minuti di pioggia, neanche molto intensa, per riportare la minuscola frazione di Ginostra ai disagi vissuti lo scorso inverno. Fango e detriti alluvionali hanno invaso alcune stradine per poi riversarsi violentemente in mare. Risultano parzialmente impraticabili tratti della via San Vincenzo e della stradina che conduce all’approdo. Inoltre, lo storico scalo del Pertuso si ritrova nuovamente ostruito dal fango. Ad esondare il Torrente Mastro Giovanni e i torrenti Serro Lazzaro e Mancuso"

Sulle Eolie la vigna parla di inclusione: Nino Caravaglio e il vino che costruisce ponti

 

(da un articolo di gamberorossso.it) Sulle isole Eolie, dove la terra si conquista a fatica tra vento, pietra e sole, la vigna non è solo lavoro. È memoria, identità, e sempre più spesso, umanità. Lo dimostra la storia di Nino Caravaglio, vignaiolo di Salina che ha trasformato la sua azienda in un modello virtuoso di accoglienza e integrazione. Un impegno che il Gambero Rosso ha premiato con il Premio Progetto Solidale nella guida Vini d’Italia 2026.

Il punto di svolta arriva nel 2022, quando Caravaglio sceglie di aprire le porte della sua cantina ai migranti accolti nel centro Don Bosco 2000 di Piazza Armerina. «Sono cristiano e credo che amare il prossimo sia una questione di fede – racconta – ma non solo dentro una chiesa: anche fuori, nella propria comunità». E la comunità, per lui, è fatta di vigna, di terra e di lavoro condiviso.

La decisione non è stata semplice. I primi ragazzi, rifugiati nigeriani, arrivano in un momento difficile, poco dopo l’inizio della guerra in Ucraina. Lontani da tutto, spaesati, segnati da esperienze dure. Ma pian piano nasce un patto: lui offre lavoro dignitoso, casa e formazione; loro portano impegno, entusiasmo e senso di appartenenza.

Oggi, quei giovani non solo lavorano in vigna, ma partecipano attivamente alla vita aziendale: conoscono i vini, accompagnano i visitatori, propongono migliorie. Si sentono parte di una comunità. E lo sono.

«Se vuoi davvero integrare qualcuno – spiega Caravaglio – devi insegnargli tutto, non lasciargli solo i lavori pesanti. Dall’imbottigliamento all’etichettatura, bisogna coinvolgerli in ogni passaggio. Solo così non si sentiranno lavoratori di serie B».

Il risultato? Quattro lavorano stabilmente in cantina, altri sedici sono impiegati nella ristorazione delle Eolie. L’intero arcipelago oggi è un esempio di integrazione ben riuscita, anche grazie alla visione lungimirante della sindaca di Malfa, Clara Rametta, scomparsa di recente e alla quale Caravaglio ha dedicato il premio ricevuto.

Dietro a un bicchiere di Malvasia – come la sua Infatata 2024, premiata con i Tre Bicchieri – oggi c’è molto più di una storia di terroir. C’è un modello di impresa agricola che guarda oltre il profitto, dove la fatica diventa occasione di riscatto e il lavoro unisce invece di dividere.

«Spesso questi ragazzi parlano un ottimo inglese e hanno una cultura ampia, più di molti del posto – dice Caravaglio –. Sono loro i veri costruttori di ponti». E in un’Italia che ha ancora molto da imparare sull’integrazione, esempi come questo dimostrano che un’altra strada è possibile. Che l’agricoltura può farsi comunità. E che il vino, ancora una volta, sa raccontare storie di umanità.

Isole Eolie, allarme dall'Unesco "La biodiversità è minacciata". L'articolo del direttore Sarpi sulla Gazzetta del sud del 22 ottobre 2025


 

Come eravamo: Luoghi, cose e personaggi delle Eolie di un tempo (Puntata 23°- 5 foto)

Nelle foto: Don Peppino La Spada, capo Sallustro,V° elementare 1981/82, Nino Ziino, Isabella e Giulio China, il fotografo Costa




Foto classe.
Prima fila partendo da sinistra : Agostino Cassarà, Giacomo Lo Surdo, Bartolo Greco, la maestra Maria Pia Sidoti, Francesca Reina, Sonia Monte, Vania Vadalà, Giuliana Paterniti Bardi, Felicia Fichera
Seconda fila partendo da sinistra: Angela Biviano, Stefania Cafarella, Cristian Ruggiero, Tindara Amato, Nunziella Indelicato, Linda Mandarano, Barbara Berinati, Tommaso La Macchia, Nicola Bono

Ambiente, le aree protette della Regione a Didacta Trentino 2025. Un viaggio immersivo tra natura, educazione e biodiversità

L’assessorato del Territorio e dell'ambiente parteciperà da oggi al 24 ottobre a Didacta Trentino 2025, la più importante fiera italiana dedicata al mondo dell’educazione e della formazione, con uno stand esperienziale dedicato al Sistema dei parchi e delle riserve naturali della Regione Siciliana.

Lo stand offrirà ai visitatori un percorso immersivo ed emozionale che racconterà la biodiversità siciliana e le molteplici attività di educazione ambientale e fruizione sostenibile che si svolgono all’interno delle aree protette dell’Isola. Saranno riprodotte le esperienze tipiche che ogni anno coinvolgono migliaia di studenti, famiglie e appassionati di natura: escursioni, attività di osservazione dell’avifauna, percorsi sensoriali e laboratori didattici.

«La Sicilia - dice l'assessore Giusi Savarino - partecipa a Didacta per raccontare la propria identità ambientale e la ricchezza delle sue aree protette. Vogliamo mostrare come l’educazione ambientale e la conoscenza della biodiversità siano strumenti fondamentali per formare le nuove generazioni al rispetto della natura e alla sostenibilità. Le nostre riserve e i nostri parchi sono veri laboratori di vita e di futuro. Partecipare a fiere di rilievo nazionale come Didacta significa rafforzare la visibilità del Sistema e offrire un’immagine coesa e moderna della Sicilia che protegge e valorizza il proprio patrimonio naturale. È anche un modo per promuovere forme di turismo sostenibile e lento – dal trekking al birdwatching fino al turismo scolastico – che contribuiscono concretamente alla destagionalizzazione dei flussi e alla crescita di un’economia verde legata ai territori. Anche per quest'anno, come è già avvenuto in occasione dell'Expo di Osaka, speriamo che il nostro stand sia meta per un gran numero di visitatori».

In occasione della fiera saranno, inoltre, presentati e distribuiti i due strumenti fondamentali del Sistema: il catalogo “Itinerari di scoperta delle aree naturali protette” e il catalogo dell’educazione ambientale, due pubblicazioni pensate per valorizzare la conoscenza, la fruizione e l’offerta formativa dei parchi e delle riserve siciliane.

Grazie alla partecipazione a Didacta Trentino, il Sistema delle aree naturali protette potrà intercettare migliaia di insegnanti provenienti da tutta Italia, offrendo loro l’opportunità di conoscere in anteprima le proposte educative e naturalistiche delle aree protette siciliane e di organizzare viaggi di istruzione e progetti didattici legati alla scoperta della natura e della cultura del territorio.

Festa della montagna a Salina


 

Tanti auguri di..

Buon compleanno a Sara Russo, Giovanni Bonsignore, Bartola Mandarano, Daniela Gisella Saltalamacchia, Domenico Giacomantonio, Tamara Orto, Gabriella Reitano, Rosario Murabito


Reti idriche, sostenibilità, PNRR. Gli interventi nelle isole del Comune di Lipari. La nota del sindaco Gullo


 

Scrivevamo così...oggi...lo scorso anno


 

Oggi, 22 ottobre: San Giovanni Paolo II

« Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa cosa è dentro l'uomo. Solo lui lo sa! »

Di solito, perché uno sia ufficialmente dichiarato santo, ne deve passare di acqua sotto i ponti del "Tevere, con il rischio che il suo ricordo si disciolga nel vischioso amalgama del tempo. Poche le eccezioni. Una ha riguardato papa Giovanni Paolo II, scomparso nel 2005. Con lui la burocrazia vaticana ha bruciato i tempi, accogliendo l'appello lanciato a gran voce dalle centinaia di migliaia di persone accorse a Roma a rendergli l'estremo riconoscente: «Subito santo!». 

Il ricordo del papa venuto dall'Est è ancora vivissimo nel cuore e nella memoria di moltissimi. Chi ha qualche anno di più lo ricorda affacciato al balcone di San Pietro, sconosciuto cardinale di Cracovia, rivolgere con voce robusta ben impostata e in un italiano un po' acerbo, il primo saluto ai fedeli romani, dopo la sua elezione a sommo pontefice. O le parole con cui ha inaugurato il suo pontificato, il 22 aprile 1978: «Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa cosa è dentro l'uomo. Solo lui lo sa!». 

Il suo è stato un pontificato lunghissimo, intenso e soprattutto missionario. Tantissimi i viaggi da lui intrapresi per incontrare lì dove vivono i cristiani di tutto il mondo e irrobustirli nella fede e sostenerli con la vicinanza nella carità. 

Aperto al dialogo con tutti, in particolare con le altre religioni, i cui rappresentanti egli ha voluto incontrare ad Assisi, nel 1986, per pregare insieme per la pace nel mondo. 

Attento ai giovani, che ricambiavano le sue attenzioni accompagnandolo e sostenendolo con il loro tonificante entusiasmo, specie nell'ultima fase della sua vita, debilitato dall'età e dalla malattia. A volte deciso, come nella Valle dei Templi ad Agrigento, quando, rivolgendosi ai mafiosi con inattesa durezza, ha invocato su di loro l'ira di Dio, se non si fossero convertiti. O quando ha puntato il dito minaccioso contro Augusto Cardenal, il mite monaco e poeta venezuelano, esponente della teologia della liberazione per lui, uomo vissuto sotto il regime comunista, pericolosamente imbevuta di marxismo rivoluzionario. 

Autorevole e decisivo sullo scacchiere mondiale, tanto che gli viene riconosciuto un ruolo importante nella caduta del regime comunista in Polonia, sua patria, e poi nel resto della galassia sovietica. 

Karol Wojtyla nasce a Wadowice, in Polonia, il 18 maggio 1920, ultimo di tre figli. Vive un'infanzia tranquilla in un paese mai tranquillissimo. A tempo debito, riceve i sacramenti dell'iniziazione cristiana e si iscrive alle scuole fino all'università Jagellonica di Cracovia, nel 1938. L'anno seguente la Polonia è occupata dalle truppe del Terzo Reich: fine della libertà e di ogni attività culturale. Le università chiudono i battenti e Wojtyla deve mettere da parte i libri e cercarsi un lavoro, che trova prima in una cava e poi nella fabbrica chimica Solvay. Così si guadagna da vivere ed evita la deportazione in Germania. 

Continua nella clandestinità a coltivare interessi culturali, come la passione per il teatro. Gli piace calcare le scene e nel 1939 recita nell'opera fiabesca Il cavaliere al chiaro di luna, messa in scena da una compagnia sperimentale, il Teatro Rapsodico. Intraprende anche lo studio delle lingue. Un'altra vocazione nel frattempo fa breccia nel suo cuore, la vocazione sacerdotale, cui dà seguito iscrivendosi nel 1942 ai corsi di formazione del seminario maggiore clandestino di Cracovia. 

La vocazione ha origine da un incidente occorsogli nel febbraio 1944. Sta rincasando dal lavoro quando un camion tedesco lo investe. Esce malconcio dall'incidente: trauma cranico acuto ed escoriazioni varie, una ferita alla spalla curata in due settimane d'ospedale. Vede nell'essersela cavata un segno della chiamata del Signore. 

Vive la tragedia dcl suo popolo. Nell'agosto 1944, durante la rivolta di Varsavia, sfugge alla deportazione. Quando la Gestapo perquisisce la città di Cracovia, casa per casa, alla caccia di polacchi maschi, Karol riesce a nascondersi in arcivescovado, dove rimane fino a guerra finita.

La notte del 17 gennaio 1945 i tedeschi abbandonano la città. Nella Polonia e nell'Europa, finalmente liberate dall'incubo nazista, la vita rinasce. Anche il seminario riapre i battenti e Wojtyla riprende gli studi, iscrivendosi alla facoltà di teologia dell'università Jagellonica e 1'1 novembre 1946 viene ordinato sacerdote. 

Giovane prete di eccellenti promesse, è mandato a Roma a coronare con la laurea un profittevole corso di studi. Due anni dopo, nel 1948, relatore padre GarrigouLagrange, consegue il dottorato in teologia discutendo una tesi sulla dottrina della fede in san Giovanni della Croce.

Ritornato in patria, alterna l'attività pastorale in alcune parrocchie con l'assistenza spirituale agli universitari. Nel 1951 riprende gli studi all'Università cattolica di Lublino, dove si laurea nuovamente con una tesi sulla possibilità di fondare un'etica cristiana a partire dal sistema etico del filosofo Max Scheler. Dopodiché, si dedica all'insegnamento della teologia morale e dell'etica nel seminario di Cracovia e nella facoltà di teologia di Lublino. 

Ha tutte le carte in regola per una promettente carriera ecclesiastica. Il primo passo gliela fa compiere Pio XII nel 1958 nominandolo vescovo ausiliare di Cracovia. Prosegue Paolo VI, facendolo arcivescovo, nel 1964, della stessa città e creandolo, tre anni dopo, cardinale. Nel frattempo partecipa al concilio Vaticano II (19621965) dando un contributo importante nell'elaborazione delle costituzioni Gaudium et spes e Dignitatis humanae. 

A Cracovia l'arcivescovo Wojtyla deve fare i conti con il duro regime comunista, ma non è tipo da subirne i soprusi senza battere ciglio. Si contrappone a esso con fierezza e coraggio, fino a sfidarne i burocrati pubblicando a puntate nel giornale diocesano libri colpiti dalla censura, come Ipotesi su Gesù di Vittorio Messori e Lettera a un bambino mai nato di Oriana Fallaci. 

Dopo la morte di Paolo VI, nell'agosto 1978, partecipa al conclave, che elegge a succedergli Albino Luciani, patriarca di Venezia, che prende il nome di Giovanni Paolo I. Trentatré giorni dopo, la Cappella Sistina accoglie i cardinali per un nuovo conclave. Luciani è prematuramente scomparso, stroncato da un infarto nel cuor della notte. 

Il 16 ottobre fumata bianca. I cardinali hanno eletto il giovane (ha solo cinquantotto anni) arcivescovo di Varsavia, cardinale Karol Wojtyla. Con il nome di Giovanni Paolo II, egli inizia il 22 ottobre successivo il suo pontificato, destinato a essere uno dei più lunghi della storia della chiesa: ventisette anni, ricchi anche di sorprese, come quella di vederlo sciare sui monti innevati del Terminillo, della Marmolada e dell'Adamello. 

Carissimi fratelli e sorelle,

siamo ancora tutti addolorati dopo la morte del nostro amatissimo Papa Giovanni Paolo I. Ed ecco che gli Eminentissimi Cardinali hanno chiamato un nuovo vescovo di Roma. Lo hanno chiamato da un paese lontano... lontano, ma sempre così vicino per la comunione nella fede e nella tradizione cristiana. Ho avuto paura nel ricevere questa nomina, ma l’ho fatto nello spirito dell’ubbidienza verso Nostro Signore Gesù Cristo e nella fiducia totale verso la sua Madre, la Madonna Santissima.

Non so se posso bene spiegarmi nella vostra... nostra lingua italiana. Se mi sbaglio mi corrigerete. E così mi presento a voi tutti, per confessare la nostra fede comune, la nostra speranza, la nostra fiducia nella Madre di Cristo e della Chiesa, e anche per incominciare di nuovo su questa strada della storia e della Chiesa, con l’aiuto di Dio e con l’aiuto degli uomini. 

Tra i primi passi del suo ministero, il pellegrinaggio alla tomba dei due patroni d'Italia: va ad Assisi a rendere omaggio a san Francesco e poi si reca nella basilica di Santa Maria sopra Minerva in Roma a venerare Caterina da Siena. 

I viaggi missionari sono un tratto caratteristico del pontificato di Giovanni Paolo II: ne fa ben 104, nel corso dei quali incontra milioni di fedeli in tutto il mondo; 146 sono le visite pastorali in Italia; come vescovo di Roma; poi, visita 317 parrocchie. Innumerevoli anche le udienze generali del mercoledì e le udienze speciali riservate a personalità del mondo della politica, della cultura e della scienza. 

Per i giovani avvia nel 1985 le Giornate mondiali della gioventù. Ed è presente a ben diciannove di esse in varie parti del mondo, con la partecipazione di milioni di giovani entusiasti e affascinati dalla parola di Dio che egli annuncia senza sconti. 

Un episodio lo segna a fondo nel corpo e nello spirito, l'attentato di cui è vittima il 13 maggio 1981 in piazza San Pietro. A colpirlo è un giovane killer turco, Mehmet Ali Agca. Su chi abbia armato la sua mano non è mai stata fatta completa luce: i servizi segreti di paesi del blocco sovietico, irritati per il suo apporto dato alla caduta del comunismo? Forse. 

Il pontefice ferito è sottoposto a un difficile intervento chirurgico. Si salva e lui attribuisce la salvezza all'intervento della Madonna, apparsa a Fatima, appunto, un 13 di maggio. L'anno successivo, ristabilitosi, si reca in Portogallo a ringraziarla e fa incastonare il bossolo del proiettile nella corona che cinge la testa della Vergine. 

La vicenda ha un seguito. Interrogandosi sul senso di quanto accadutogli e su alcune coincidenze e conoscendo il contenuto dell'ultimo dei segreti confidati dalla Madonna ai pastorelli di Fatima e non ancora svelato, intravede se stesso nei tratti del vescovo vestito di bianco colpito a morte, descritto nel segreto, e collega il tutto a quanto successogli quel 13 maggio. 

Vive con intensità e slancio, nonostante il progredire inesorabile della malattia, la preparazione al terzo millennio e poi la celebrazione del giubileo del 2000, promuovendo grandi celebrazioni e iniziative, dalle quali si attende un profondo rinnovamento spirituale della chiesa. Rilancia in seguito proclamando l'anno mariano e l'anno dell'eucaristia. 

L'evangelizzazione di chi non ha ancora subito il fascino del Vangelo di Cristo, e la rievangelizzazione di chi a quel fascino si è poi sottratto sono la nota dominante del suo pontificato e dei suoi interventi: sinodi (14), lettere encicliche ed esortazioni apostoliche (15), libri (5), Catechismo della chiesa cattolica... 

Il tutto, naturalmente, accompagnato da una profonda fede personale, da una filiale devozione alla Madre del Signore e da un grande amore per il prossimo, soprattutto per i più deboli, bambini, anziani e malati, nelle cui file passa lui stesso l'ultimo tratto di vita, offrendo un umanissimo e luminoso esempio di sopportazione e di coraggio nel cercare un senso al dolore che accompagna la vita di ciascuno. 

Giovanni Paolo II muore in Vaticano il 2 aprile 2005. Davanti alla sua bara, esposta in San Pietro, sfilano più di tre milioni di pellegrini. Benedetto XVI lo proclama beato maggio 2011 e viene canonizzato il 27 aprile 2014 da Papa Francesco.

PRATICA O nostro amatissimo padre Giovanni Paolo II aiutaci ad amare la Chiesa con la stessa gioia e intensità con cui tu l'amasti in vita.

PREGHIERA O Trinità Santa, ti ringraziamo per aver donato alla Chiesa il Beato Giovanni Paolo II e per aver fatto risplendere in lui la tenerezza della tua paternità, la gloria della Croce di Cristo e lo splendore dello Spirito d’amore.