La rubrica è realizzata, gratuitamente, con le foto del nostro archivio, pubblicate in modo casuale.
Anniversari, ricorrenze e pubblicazione foto richieste dai lettori (con o senza testo) sono a pagamento
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Suggerimenti e informazioni :
🗺️ Piano di viaggio per Salina Street Food (5 Giugno 2026)
🗺️ Andata (5 Giugno)
1. Aliscafo: Lipari ➡️ Santa Marina Salina
- Orari disponibili: 15:50 | 16:15 | 18:00 | 19:00
- Disponibilità: oltre 100-120 posti liberi a corsa
2. Bus di Linea (CITIS): Santa Marina ➡️ Malfa (Piazza San Lorenzo)
- 16:55: 2 bus (50 seduti + 20 in piedi) ➡️ 70 posti totali
- 18:00: 2 bus (50 seduti + 20 in piedi) ➡️ 70 posti totali
- 19:30: 2 bus (42 seduti + 20 in piedi) ➡️ 62 posti totali
🌙 Ritorno (Notte tra 5 e 6 Giugno)
1. Bus di Linea (CITIS): Malfa (Piazza San Lorenzo) ➡️ Porto Santa Marina
- 23:00: 1 bus (37 seduti + 10 in piedi) ➡️ 47 posti totali
- 23:40: 2 bus (64 seduti + 20 in piedi) ➡️ 84 posti totali
2. Nave (Caronte & Tourist): Santa Marina Salina ➡️ Lipari
- Orario di partenza: 00:50 (del 6 Giugno)
- Disponibilità: circa 200 posti
⚠️ Info importanti
Si consiglia acquistare - Biglietti in anticipo: e acquista subito il biglietto della nave Caronte & Tourist delle 00:50 per il ritorno a Lipari (contestualmente all'aliscafo di andata)
Nota importante ;
- Servizio pubblico: tutti i bus sono di linea (CITIS Salina) – posti in piedi limitati quindi da intendersi no come posto riservati sia in piedi che a sedere.
Per chi vuole partecipare venendo da Vulcano;
- Partenze da Vulcano: calcolare coincidenza iniziale via aliscafo verso Lipari o Santa Marina Salina. Consultare agenzie aliscafi libertylines
Ringraziameni:
"🙏 Grazie a CITIS Salina per il supporto! Il servizio pubblico di Salina ha rafforzato i bus di linea per la manifestazione “Salina Street Food” su richiesta della Pro Loco Malfa. 🚍 #SalinaStreetFood #CITIS #Salina #Grazie #TrasportiEoliani"
*📍 Salina Street Food - 5 Giugno 2026 | Malfa
Buon compleanno a Bartolo Allegrino, Demetrio Mimmo Barile, Dorino Profilio, Laura Favorito, Daniela Russo, Cesare Giorgianni, Giuseppe La Mancusa, erminia Mandarano, Caterina Taranto, Alessandro Mandarano, Salvatore Profilio
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Una delle poche testimonianze relative alla campagna referendaria del 2 giugno 1946; nel Comune di Lipari è contenuta in una lunga corrispondenza di Francesco Palamara. Se nelle regioni del Mezzogiorno il voto a favore della Monarchia raggiunge una media del 64% circa dei voti, nella Provincia di Messina raggiunge il 77 per cento.
Ecco come Francesco Palamara racconta le vicende di quei mesi a Lipari:
« La loggia vive e lavora in un piccolo ambiente del mezzogiorno ove, dolorosamente, si ha agio di constatare sempre più, giorno per giorno, quanto grande e funesta sia stata anche nel campo morale e politico la devastazione apportata dal fascismo, specie nei giovani, i quali continuano a vivere tuttora una vita apatica ed insulsa e sono ciechi strumenti nelle mani della reazione, la quale da noi non ha disarmato, né accenna a farlo.
(...) Salvo qualche raro Fratello che si mostrò proclive per la Monarchia, la quasi totalità dei fratelli ha propugnato e si è battuta per la Repubblica. Non è presuntuoso affermare che i 1050 voti (quasi il 25% dei votanti) ottenuti in questo Comune dalla Repubblica sono opera quasi esclusivamente nostra. E molti voti sono andati perduti perché dichiarati nulli, e moltissimi voti ancora non si sono avuti perché all’ultimo momento le forze del conservatorismo reazionario hanno sconvolto l’opinione pubblica con il famoso pericolo del «salto nel buio» o della «repubblica rossa».
Bisogna vivere nel mezzogiorno, e specie poi in queste isole, per rendersi conto dello stato di regresso politico che regna nella nostra massa, facile preda a tutte le impressioni ed a tutte le suggestioni. Ed eravamo quasi soli nella lotta, con pochi socialisti, con qualche repubblicano e con un manipolo comunista, il quale ultimo, per ragioni ambientali, sarebbe stato meglio che nel nostro piccolo ambiente si fosse dichiarato agnostico. E contro di noi, compatti, tutti gli altri partiti. Dal Vescovo al Clero, dal Pretore all’ultimo appuntato dei CC., dalla questura alle guardie di finanza, dai «cappedda» all’operaio, al contadino, al pensionato, dalle suore e dalle beghine alle borghesi ed alle donne del popolo. Ma siamo lieti del dovere compiuto ed anche del rischio al quale ci siamo esposti, perché, in caso di sconfitta, la reazione da noi sarebbe stata implacabile. Tutt’ora non vuol disarmare e provvedimenti saremo costretti a chiedere per l’allontanamento di questo Pretore, dei graduati dei CC., del commissario e degli agenti di P.S., artefici e dirigenti del qualunquismo e tuttavia perturbatori dell’opinione pubblica locale.
(…) Vivevamo allora in un ambiente così avvelenato ad arroventato, al punto che giorni prima questo commissario di P.S. aveva inteso la necessità di chiamare nel suo ufficio tutti i rappresentanti dei partiti e che si cercasse da tutti di fare opera di chiarificazione e di distensione, a che si sventassero e, occorrendo, si individuassero i seminatori di allarmi e di preoccupazioni che si andavano propagandando in paese e nelle campagne e che minacciavano di creare gravi disordini. Occorreva quindi che noi (…) promuovessimo un blocco di resistenza e di chiarificazione e dei quali noi dovevamo essere i dirigenti, anche perché, ove dolorose evenienze fossero avvenute, avremmo potuto fare poco assegnamento sui CC e gli agenti di P.S., essendo essi, nella loro gran maggioranza, creatori e suscitatori del movimento qualunquista e separatista in questo [territorio]. Il nostro contegno deciso, energico, è valso ad apportare la tranquillità tra questa buona gente, alla quale si era fatto intendere che la Repubblica avrebbe espropriato la piccola proprietà privata ed avrebbe violato le chiese e le famiglie ».
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