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domenica 4 settembre 2016

Grande Guerra (1915-18) I caduti eoliani (rubrica a cura di Giuseppe Cirino) : Rando Angelo di Filicudi

Rando Angelo di Basile nato a Lipari  (Filicudi) il 3 agosto 1890 – distretto militare di Messina.
Soldato del 81° Reggimento di Fanteria.
Morto il 9 marzo 1916 sul Col di Lana in seguito a caduta di valanga all’età di 26 anni
Sepoltura:  sepoltura originaria, fossa n°9 di Santa Fosca successivamente esumato e sepolto nel sacrario di Pocol (Cortina D’Ampezzo)
 
Unità di appartenenza
Brigata Torino – 81° e 82°  Reggimenti di Fanteria


Sede dei reggimenti in tempo di pace: 81° e 82° Fanteria, Roma.
Distretti di reclutamento: Castrovillari, Catania, Milano, Mondovì, Novara, Siena, Siracusa, Venezia.

Periodi di permanenza della Brigata Torino al fronte:


Anno 1915
-          Dal 24 maggio al 12 novembre: Alto Cadore;
-          Dal21 al 31 dicembre: Alto Cadore.

Anno 1916
-          Dal 1° gennaio al 31 dicembre: Alto Cadore;

Anno 1917
-          Dal 1° gennaio al 26 agosto: Alto cadore;
-          Dal 17 ottobre al 26 ottobre: Carso (Vippacco – Volkowniak);
-          Dal 26 ottobre al 26 dicembre: Operazione di ripiegamento sul Piave (Grave di Papadopoli).

Anno 1918
-          Dall’11 febbraio al 19 agosto: Capo Sile (Cà del Negro) – Cavazuccherina – Porte del Toglio – Cà Vianello (Piave Nuovo);
-          Dal 2 ottobre al 4 novembre: Monte Melino – Lavanech (Val Chiese) – Condino – Bondo – Tione – Salorno – Mezzolombardo.



Brigata Torino 81° e 82° Reggimento di Fanteria

IV Armata – IX Corpo D’Armata (generale Piero Marini) 17^ Divisione


Circostanze della Morte del Soldato Rando Angelo


Dai diari di guerra della Brigata Piacenza:

“Fino ad aprile nessun episodio di speciale importanza ha luogo. Il 25 maggio il I/81° ed il V/82° tentano un attacco di viva forza contro le posizioni della cortina Sief – Settsass – Selletta del Sasso di Stria con scarsi risultati ; il 21 maggio l’attacco viene rinnovato da due battaglioni dell’81° e due dell’82°, ma la reazione avversaria obbliga i reparti a ripiegare sulle linee di partenza.
                Il 26 ha luogo una ripresa offensiva diretta alla conquista della posizione del Monte Sief detta Piramide Nevosa; il II/81° riesce ad occupare la trincea avversaria, ma un violento contrattacco lo induce ad abbandonare.”

                               
                Durante il Primo Conflitto Mondiale, in quella che è conosciuta dalla storia come la ”Guerra Bianca” combattuta soprattutto sul Fronte Dolomitico, i soldati italiani oltre l’avversario austriaco dovettero fronteggiare un nemico altrettanto spietato e determinato  che senza pallottole riuscì comunque a mietere un consistente numero di vittime, “La Montagna”.

                Il Col di Lana (nella zona del Cordevole) con i suoi 2452 mt di altezza, fu teatro tra il 1915 e il 1916 di scontri feroci tra i fanti ed alpini italiani ed i Kaiserjager austriaci, tanto da meritarsi il nome di “Col di sangue”. I due schieramenti che si affrontarono a quote fino ad allora inimmaginabili e persino nelle viscere della terra nella snervante guerra di mine, ebbero sempre un nemico comune che mai riuscirono a domare del tutto.

L’inverno tra il 1915 ed il 1916 fu tra i più rigidi del secolo scorso e le nevicate abbondanti ricoprirono i rilievi alpini e prealpini con diversi metri di neve. Le gelide temperature e l’inaccessibilità delle vette, non fermò però la guerra e gli uomini impegnati sul fronte italiano. Pur di consolidare e migliorare le posizioni in attesa dell’arrivo della primavera, come laboriose formiche, furono costretti a scavare trincee tra la neve e gallerie tra i ghiacci cercando di sorprendere l’avversario con azioni superbe. Ma il costo pagato dai belligeranti fu immane, interi reparti furono inghiottiti dalle innumerevoli valanghe causate dal costante movimento di uomini e mezzi ma anche dai tiri delle artiglierie sapientemente esplosi contro le vette innevate.
Sulla vetta del  Sielf (che fa parte del Col di Lana) e quella del Settsass, si registrarono nel 1916, molte valanghe con un gran numero di perdite. Dai registri storici si evince che, alla data del decesso del soldato Rando (9 marzo 1916), si verificò non una ma una serie di valanghe che a distanza di poche ore investirono la zona del Cordevole. La più grande di esse travolse alcuni baraccamenti del Col Di Lana e facendo numerose vittime tra un battaglione alpini e fanti appartenenti a varie unità,  mentre molti soldati impiegati nelle operazioni di soccorso, furono coinvolti da una seconda caduta. Il numero dei morti di quel giorno risultò essere superiore a 200.
Non c’è dato di sapere in quale momento il fante eoliano fu travolto dalla valanga, ma dal registro delle salme custodite a Pocol, che ne indica data del decesso e sepoltura originaria, con certezza si è potuto risalire a agli eventi raccontati.

                Si può solo immaginare lo stupore del giovane soldato di Filicudi, che lasciata la sua piccola isola si trovò proiettano nell’immenso e superbo scenario delle Dolomiti  in mezzo ad eventi forse per lui incomprensibili.
È difficile provare a guardare quel mondo di morte e meraviglia con gli occhi di Angelo, a riuscire  a provare quel misto di euforia e paura che sicuramente in quella primavera del 1916 pervadeva il suo animo e quello di molti atri giovani chiamati a servire l’Italia. Chissà se nella piccola Filicudi,  vide mai la neve che copiosa ricopriva in quell’anno le vette delle Dolomiti; chissà quante volte guardando le rosee montagne, la sua mente tornò a scrutare il mare cercando di scorgere in lontananza la sagoma Capo Graziano.
                Il Corpo del soldato Angelo Rando, recuperato dalla fossa n°9 del piccolo cimitero militare di Santa Fosca, riposa oggi nella maestosa torre dell’ossario di Pocol insieme ad altri caduti della IV ARMATA. A  vegliarli nel loro sonno eterno, Le montagne per le quali diedero la vita e l’azzurro cielo d’Italia. La sua sepoltura ha per me un valore significativo poiché una delle poche di caduti eoliani  ritrovate ad oggi durante la mia ricerca lungo la linea del fronte della Grande Guerra. La maggior parte di essi riposano infatti tra gli ignoti dei grandi sacrari.
Note: dall’albo d’oro dei caduti della grande guerra il soldato Rando Angelo 81° Fanteria, risulta essere caduto per valanga il 29 maggio 1916, ma da dati certi si sa che nessuna valanga è mai avvenuta in quella data sul Col Di Lana. E’ quindi possibile che il corpo sia stato ritrovato nel mese di maggio con lo scioglimento delle nevi e che per tale motivo la data del 29 maggio sia stata inserita per errore nell’albo d’oro dei caduti. Altra possibile causa potrebbe essere un errore di trascrizione. Comunque è certo che Rando Angelo è deceduto il 09 marzo 1916 nelle valanghe sul Col di Lana, così come risulta dai registri del sacrario militare di Pocol ove è sepolto.

Lapide del soldato Angelo Rando all’interno del sacrario di Pocol


Sacrario militare di Pocol

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