Secondo la tradizione popolare, San Calogero giunse a Lipari in tempi antichissimi, quando l’isola era tormentata da eventi naturali violenti: terremoti, eruzioni secondarie, vapori sulfurei e fenomeni inspiegabili legati al vulcanismo
La leggenda narra che nelle grotte fumanti del versante occidentale di Lipari — oggi conosciute come Grotte di San Calogero — si celasse uno spirito maligno. Questa creatura oscura sarebbe stata responsabile di malattie, timori e strani turbamenti che affliggevano gli abitanti dell’isola. Dai profondi cunicoli sotterranei si levavano vapori tossici, improvvisi boati e colate di calore che terrorizzavano la popolazione, impotente davanti a una natura tanto maestosa quanto minacciosa.
Gli isolani, sopraffatti dalla paura e dall’incertezza, rivolgevano le loro suppliche al cielo, chiedendo un aiuto che potesse riportare pace e protezione sull’isola tormentata.
Fu allora che, secondo la tradizione, San Calogero, eremita dalla grande fede e noto per i suoi poteri taumaturgici, approdò a Lipari. Guidato da un’ispirazione divina, il santo raggiunse la grotta da cui provenivano i temuti vapori. Varcata la soglia, si inginocchiò e iniziò una lunga preghiera, implorando la fine delle sofferenze degli abitanti.
La leggenda racconta che, grazie alla forza della sua fede:
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placò i vapori mefitici, trasformandoli in esalazioni ritenute benefiche;
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scacciò lo spirito maligno annidato nelle cavità sotterranee;
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benedisse le grotte, che divennero così un luogo sicuro,

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