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giovedì 20 agosto 2020
Buone notizie dall'ospedale di Milazzo.
Una bella notizia, finalmente.
Il meccanico della Loveral, Giuseppe Barcellona, rimasto coinvolto nell'incidente del giorno di Ferragosto a Lipari è in decisa ripresa.
Da oggi non è più collegato al ventilatore ed è stato stubato.
Gli auguriamo di riprendersi, nel miglior modo e nel più breve tempo possibile, per tornare a casa dai suoi cari.
Gli auguriamo di riprendersi, nel miglior modo e nel più breve tempo possibile, per tornare a casa dai suoi cari.
Buon Compleanno!
Auguri a Rita Pergolizzi, Maria Saltalamacchia, Chiara Di Stefano, Giovanni Saltalamacchia, Brunella de Luca, Romina Ziino, Cristian Acquaro
Storia eoliana: conosciamola attraverso lo storico G. La Greca. Oggi: Eolo Boccato
Eolo Boccato
Quella di Eolo Boccato, della sua famiglia e
dell’omonima banda partigiana attiva nel Polesine è una storia tragica, come
tragica fu la guerra di liberazione combattuta tra il 1943 e il ‘45 in
conseguenza della rinascita del fascismo nella sua variante repubblicana.
Eolo era nato durante il confino del padre Americo, a
Lipari, il 20 agosto 1918.
Ad Adria, cittadina nel Polesine teatro di aspre lotte sociali, la famiglia Boccato, di cui Eolo
era il secondogenito, rappresentava anche una
micro-comunità che sotto il fascismo non faceva mistero della sua avversione al
regime, testimoniata anche dai nomi scelti per i 14 figli: Euterpe, Eolo,
Esperina, Espero, Elio, Anita, Nirvana, Proteo, Fiamma, Mirta, Sergio, Katia,
Miki, Ili. Una famiglia che, così come fu per quella dei sette fratelli Cervi,
con l’inizio della lotta armata clandestina sarebbe divenuta anche un nucleo di
resistenza che avrebbe alla fine contato ben tre fratelli caduti nel corso
della guerra partigiana.
Il padre Amerigo era
un militante anarchico così come lo era stato il padre Angelo, emigrato in
Brasile nel 1885 in conseguenza della repressione seguita alla Boje, il grande sciopero dei
braccianti del 1882. E fu in Brasile, a
Picacicaba, che era nato Amerigo il 16 luglio del 1892. Operaio “meccanico”, ricco di interessi e autodidatta
tanto che nella sua scheda personale i questurini annotarono che «Non difetta
di intelligenza », gli organi di polizia avevano cominciato ad occuparsi di
Amerigo nel 1917, dopo la rotta di Caporetto, per aver svolto «opera
disfattista attuata inviando fogli e volantini di contenuto anarchico ai
soldati combattenti». Conseguentemente Amerigo «per il suo grado di pericolosità e per ragioni di sicurezza» il 24
dicembre 1917 venne assegnato al confino coatto presso l’isola di Lipari
assieme alla moglie alla primogenita Euterpe ancora neonata.
La carriera di “sovversivo” di Eolo, per la legge ebbe inizio nel novembre del ‘37 quando si rese
contravventore al foglio di via obbligatorio emanato il 24 dello stesso mese
dal Commissario di P.S. di Adria; costretto ad abbandonare la sua città natale,
nel dicembre dello stesso anno venne fermato e denunciato per tentato espatrio
clandestino al valico di Resia all’Adige, e stavolta nei suoi confronti venne
disposto il rimpatrio ad Adria con foglio di via obbligatorio. Dopo pochi mesi,
lasciò nuovamente Adria ma, nell’agosto del ’38, incappò in un nuovo arresto a
Chioggia. Arrivò quindi la guerra, ed Eolo venne arruolato nel 56° Rgt.
Fanteria “Mestre” e, nell’autunno del ‘40, inviato in Istria, a Fiume, e da qui
nell’aprile ‘41 fu mandato in Croazia a combattere la spietata guerra
antipartigiana. Nel maggio, per gravi motivi di salute, Eolo riuscì a farsi
rinviare a casa e successivamente congedare, riprendendo il suo lavoro di
fotografo col padre ed il fratello Espero, il quale però alla fine dell’anno fu
a sua volta costretto a partire militare per il fronte jugoslavo.
Nel novembre ‘42 Eolo venne nuovamente arrestato per una
serie di scritte murali, firmate con falce e martello, apparse nottetempo ad
Adria il 2 ottobre precedente, anche sulla sede del Fascio. Nonostante
l’inesistenza di prove a carico – anche una perquisizione risultò negativa – la
Questura rodigina apparve intenzionata ad incolpare Eolo, definito «figlio di un pericoloso sovversivo e
cresciuto in un clima politicamente malsano», osservando che «negli attuali
momenti, sarebbe opportuno eliminarlo da Adria mercé un rigoroso provvedimento
di polizia che valga d’esempio».
Confinato alle isole Tremiti e successivamente, per
motivi di salute, in Abruzzo a Castelvecchio Subequo, venne liberato il primo
agosto ‘43; un’ulteriore condanna a 5 anni di confino di polizia alle Tremiti
venne spiccata contro di lui nel dicembre, ma nel frattempo Eolo si era dato
alla macchia, unendosi a un gruppo di una ventina di giovani sbandati,
renitenti alla leva della RSI o disertori dell’esercito, che avrebbero dato
vita alla Brigata garibaldina Canton Basso, dal luogo della costituzione.
Il loro primo impegno fu la diffusione clandestina della
stampa antifascista, tanto da impensierire il Prefetto di Rovigo che
nell’aprile ‘44 segnalava l’intensificarsi della «propaganda sovversiva e
antimilitare » nei comuni di Bottrighe, Adria, Ariano, Taglio di Po. Il
passaggio per tale gruppo dalla propaganda alla lotta armata fu reso possibile
dalla diserzione di massa avvenuta il 7 aprile ‘44 di centinaia di soldati e
ufficiali del CXX Battaglione Genio Costruttori di stanza ad Arquà Polesine.
Da quel momento in poi iniziò una spietata guerra senza
quartiere tra i partigiani da una parte, ed i fascisti della Brigate Nere e
della famigerata 2ª Compagnia, detta di Ordine Pubblico, della GNR di Adria,
composta soprattutto da fascisti ripiegati dalla Toscana e dall’Umbria, tanto
che diventeranno tristemente famosi come i
“Pisani”.
Una guerra fatta di agguati, fughe, tradimenti, espropri,
rastrellamenti, deportazioni e rappresaglie, con centinaia di morti da entrambe
le parti, segnata da orrende esecuzioni di massa compiute dai fascisti
repubblicani, come quelle di Villamarzana, di Cavarzere e di Cavanella d’Adige.
Ma, nonostante le difficoltà connesse alla guerriglia, la Banda Boccato dette
più volte prova della sua identità politico-sociale attraverso azioni a
sostegno della popolazione, come in occasione di quella che poi la stampa
avrebbe definito la “beffa di corte Bonaccorsi”, quando s’impadronì di 600
quintali di grano di proprietà del latifondista Bonaccorsi destinati ad essere
inviati in Germania, e li distribuì agli abitanti delle frazioni di Valliera,
Baricetta e Canton Basso.
Eolo ed Elio assistettero, nascosti ed impotenti, alle
torture e all’esecuzione del fratello Espero per mano fascista. i fascisti lo
avevano catturato in seguito ad una delazione
All’alba del primo ottobre 1944, i fascisti della
compagnia O.P. circondarono il fienile, poi dato alle fiamme, dove erano
rifugiati Espero e Silvano Bardella, un giovane sbandato del luogo, e li fecero
prigionieri assieme a un ragazzo di 16 anni Luigi Visentin. Per Espero, oltre
alle percosse, ci furono le torture prolungatesi per ore, per ottenere
informazioni sui fratelli, terminate solo con la sua uccisione a colpi di
moschetto. Dopo morto il suo cadavere fu pugnalato dall’ausiliaria fascista
Anna Maria Cattani, conosciuta come donna
Paola o la
donna nera, che aveva partecipato in prima persona alle
sevizie.
A notte fonda, si narra che Eolo ed Elio e gli altri
compagni penetrarono nel cimitero di Adria per un estremo saluto ad Espero. Da
quel momento, i fascisti della zona non avrebbero potuto più sentirsi sicuri,
perché solo indossare un’uniforme repubblichina poteva significare la condanna
a morte. In particolare Eolo, sulla sua bicicletta e il giubbetto rosso
indosso, divenne il loro incubo e – per cercare di fermarne le azioni e la leggenda
– fu usato ogni mezzo.
Una taglia di 100mila lire spiccata sulla testa di Eolo porto
alla sua morte il 4 febbraio 1945 – a seguito della delazione da parte di una
persona ritenuta affidabile.
a colpo sicuro, i militi dell’O.P. circondarono in
località Piantamelon la fattoria presso cui Eolo e un compagno avevano trovato
riparo e gettarono, dilaniandoli, una carica esplosiva nel tubo di aerazione
del piccolo rifugio interrato dove si erano nascosti.
Non contenti di ciò, con l’ausilio di un medico, decapitarono
i due corpi ed esposero le teste dei due “banditi” nella vetrina del Consorzio
Agrario nel centro di Adria.
Ma i cittadini ebbero a mormorare: «La testa è in
vetrina, ma Boccato cammina».
Alla sua memoria è stata assegnata una
medaglia d’argento per meriti partigiani.
Giorgianni conferma positività ragazza napoletana che è stata in vacanza a Panarea. "Già ieri sera effettuati 60 tamponi sull'isola"
Il live con le dichiarazioni di Giorgianni
Turismo "mordi, sporca e fuggi". Riunione oggi a Stromboli. Sarà costituita associazione.
Si terrà oggi a Stromboli una riunione che avrà come tema la problematica del turismo "mordi, sporca e fuggi" nell'isola
L'ordine del giorno della riunione sarà: Quale turismo per Stromboli?. Quali le iniziative per conciliare le esigenze di tutti?.
Sarà costituita anche una associazione che sarà chiamata " Amo Stromboli"
L'ordine del giorno della riunione sarà: Quale turismo per Stromboli?. Quali le iniziative per conciliare le esigenze di tutti?.
Sarà costituita anche una associazione che sarà chiamata " Amo Stromboli"
mercoledì 19 agosto 2020
Coronavirus: Quarantacinque nuovi casi di positività in Sicilia. Dieci sono migranti
Sono 45 i nuovi casi di Covid19 in Sicilia nelle ultime 24 ore, dieci dei quali a Palermo sono tutti migranti. Il numero più alto si registra a Catania con 23 nuovi casi, la maggior parte individuati attraverso il contact tracing mentre alcuni sono stati trovati positivi al coronavirus nel corso di controlli legati ad attività ospedaliera. Sette nuovi positivi a Ragusa, 2 a Messina e uno ad Agrigento, Siracusa e Trapani. I dati sono stati comunicati dal sistema regionale alla Protezione Civile e resi noti attraverso la scheda report quotidiana del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità. I tamponi eseguiti sono stati 2859. C'è un guarito e un ricoverato in più che porta i pazienti in ospedale a 61.
Brusco aumento dei nuovi casi di Covid in Italia: sono 642 le nuove positività registrate, contro le 403 di ieri, a fronte di un incremento consistente dei tamponi, 71.095 oggi (ieri 53.976). Era dal 23 maggio che non si registravano tanti casi in 24 ore. Il totale sale così a 255.278. E’ quanto emerge dal bollettino quotidiano del ministero della Salute.
Giovane napoletana positiva al Covid-19 dopo una vacanza tra Capri e Panarea. La “denuncia” del padre, noto imprenditore tessile: “Lunghi tempi di attesa per i tamponi ai familiari”
(fonte: telecaprinews.it) Segregati in casa in attesa del tampone: col crescere dei contagi se i casi indice sono sottoposti al controllo in ragionevole arco di tempo, solitamente 24/72 ore, i tempi si allungano invece per i contatti stretti consegnati in isolamento domiciliare in attesa del prelievo nasofaringeo e dell’ esito dell’ esame. È quanto sta accadendo in casa Carbonelli D’ Angelo, nota famiglia di imprenditori del settore tessile a Napoli. «Mia figlia Greta – racconta il patron dell’ azienda Cosimo – era con me e la mia famiglia a Capri ed è partita il 12 per Panarea. È rientrata il 15 e mi ha riferito di accusare la perdita del gusto e dell’ olfatto, sintomi abbastanza chiaramente riconducibili al Covid per cui le ho detto di recarsi, come sintomatica, al Cotugno per una valutazione clinica e per un tampone». Erano i giorni in cui una parte dei test nasofaringei di competenza della Asl Napoli 1 venivano effettuati anche al Cotugno che poi, dal 16 agosto, ha dirottato gli accessi diretti al Frullone presso i truck mobili allestiti dalla Asl. «Mia figlia avrebbe dovuto raggiungermi a Capri, ma non l’ ho fatta partire. Le ho detto di restare a casa in isolamento come era corretto che si facesse e il 17 abbiamo avuto il risultato».
POSITIVA AL COVID Ora la giovane è in isolamento con un po’ di raffreddore. Sintomi blandi in una giovane 21enne sportiva e in ottima salute che non avrà difficoltà a superare il contagio. «Ci preoccupa di più l’ iter che spetta a noi familiari sopportare – aggiunge l’ imprenditore – in famiglia ci sono alcuni anziani, persone come me con stringenti impegni sociali e di lavoro ma ci è stato intimato di stare in isolamento e di attendere. Non sappiano però tempi e modi in cui sarà eseguito il tampone e tutto questo si tramuta in una prigionia che presta il fianco a più di una critica, sia sul piano della gestione clinica, perché se qualcuno fosse positivo potrebbe più precocemente iniziare un monitoraggio dei parametri vitali, sia sul piano psicologico e sociale. Ho centinaia di dipendenti a cui rendere conto che, se fossi positivo, dovrebbero a loro volta essere controllati. Allora mi chiedo: per quale motivo io non posso fare rapidamente un tampone in un punto mobile della Asl o con modalità simili a quanto avviene in altri paesi risolvendo la questione nell’ arco di 24 ore? Perché non posso accedere alla sede della Asl al pari di altre persone asintomatiche e a rischio per eseguire il test?
POSITIVA AL COVID Ora la giovane è in isolamento con un po’ di raffreddore. Sintomi blandi in una giovane 21enne sportiva e in ottima salute che non avrà difficoltà a superare il contagio. «Ci preoccupa di più l’ iter che spetta a noi familiari sopportare – aggiunge l’ imprenditore – in famiglia ci sono alcuni anziani, persone come me con stringenti impegni sociali e di lavoro ma ci è stato intimato di stare in isolamento e di attendere. Non sappiano però tempi e modi in cui sarà eseguito il tampone e tutto questo si tramuta in una prigionia che presta il fianco a più di una critica, sia sul piano della gestione clinica, perché se qualcuno fosse positivo potrebbe più precocemente iniziare un monitoraggio dei parametri vitali, sia sul piano psicologico e sociale. Ho centinaia di dipendenti a cui rendere conto che, se fossi positivo, dovrebbero a loro volta essere controllati. Allora mi chiedo: per quale motivo io non posso fare rapidamente un tampone in un punto mobile della Asl o con modalità simili a quanto avviene in altri paesi risolvendo la questione nell’ arco di 24 ore? Perché non posso accedere alla sede della Asl al pari di altre persone asintomatiche e a rischio per eseguire il test?
NDD di Eolienews - A questo punto, considerando che il padre sostiene che è stata a Panarea dal 12 al 15 agosto, lamentando la sintomatologia al rientro, crediamo, lo speriamo, che, come da prassi, siano state avviate le procedure per allertare chi è entrato in contatto con lei a Panarea.
Nessun allarmismo, l'Italia, basta seguire i vari tg, sta riscontrando molti di questi casi e non potevamo, considerando l'enorme massa di gente che frequenta le Eolie in questo periodo, pensare di restare zona franca.
D'altra parte non è detto, considerando i tempi d'incubazione, che l'abbia contratto a Panarea, anzi è molto probabile che possa averlo contratto altrove. L'importante è che si individuino i contatti per i necessari tamponi
D'altra parte non è detto, considerando i tempi d'incubazione, che l'abbia contratto a Panarea, anzi è molto probabile che possa averlo contratto altrove. L'importante è che si individuino i contatti per i necessari tamponi
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