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mercoledì 22 ottobre 2025

Area pedonale invernale dal 1° novembre a Lipari

A partire dal 1° novembre e sino al 31 marzo 2026 viene istituita una Zona Area Pedonale nella Via Vittorio Emanuele di Lipari, nella fascia oraria 17:00 – 06:00 del giorno successivo (dei giorni feriali) nel tratto compreso tra l’ingresso della Via Vittorio Emanuele (senso di marcia) e l’incrocio con la Via Ten. M. Amendola (altezza Ristorante il Galeone).

L’istituzione nella Via Maurolico di Lipari, di una zona denominata AREA PEDONALE dalle ore 17:00 alle ore 06:00 per tutte le categorie di veicoli.

Confermati i divieti previsti, relativamente alla Via Vittorio Emanuele di Lipari, limitatamente ai giorni festivi (Area Pedonale 0/24)

I divieti nella zona AREA PEDONALE si intendono estesi anche ai titolari di contrassegno per diversamente abili.

Vengono revocati tutti gli stalli precedentemente realizzati nella Via Mons. Bernardino Re (tratto compreso tra l’incrocio di Via Vittorio Emanuele e l’ingresso della Curia Vescovile), ad eccezione degli spazi di sosta personalizzati realizzati con regolare Ordinanza e riservati ai diversamente abili, realizzando in tale tratto di strada, i seguenti spazi di sosta:

N. 3 stalli riservati ai diversamente abili;

Uno stallo riservato ai mezzi pubblici da Piazza (Taxi);

Sulla via Roma: Viene ripristinato il senso unico di marcia con direzione da Est verso Ovest, consentendo la sosta lato Sud.

​La via Garibaldi: Viene riaperta la circolazione veicolare {0/24}.

Buongiorno. Oggi è il 22 ottobre


 

martedì 21 ottobre 2025

Accadde oggi...nel 1879 (fonte. accaddeoggi.it)


 

Santa Marina Salina : affidati lavori di efficientamento rete idrica finanziati con il PNRR


 

Lipari, l'assessora Barnao si dimette dalla Giunta. L'articolo del direttore Sarpi sulla Gazzetta del sud del 21 ottobre 2025


 

Oltre 450 donne al Villaggio della Salute Komen di Messina promosso da C&T. Pietro Franza (AD di C&T): “Grande risposta della città, in arrivo nuovi presidi di prevenzione per tutti”

 

Messina, 21 ottobre 2025 –  Si chiude con un bilancio positivo la tre giorni di screening gratuiti (14-16 ottobre) per le donne al Villaggio della Salute Komen a Villa Dante, promosso da Caronte & Tourist.

Oltre quattrocentocinquanta donne hanno visitato il Villaggio e usufruito di prestazioni sanitarie gratuite rivolte in particolare a chi si trova in condizioni di fragilità sociale ed economica e alle fasce d'età non coperte dai programmi ordinari del Servizio Sanitario Nazionale. Nel dettaglio sono state condotte: duecento visite senologiche per donne asintomatiche, oltre centocinquanta ecografie mammarie per la fascia 25-39 anni e più di cento mammografie per le donne di età compresa tra 40-49 anni e oltre i 70 anni.

 

"Siamo felici della risposta della città – ha dichiarato Pietro Franza, Amministratore Delegato di Caronte & Tourist – La paura è spesso il principale ostacolo alla prevenzione, ma non è l'unico: anche il fattore economico pesa sulle scelte di molte donne. Quando la prevenzione si fa accessibile, quando ti viene incontro in un parco, in un Villaggio della Salute tutto rosa, accogliente e rassicurante, con professionisti competenti e attenti, allora può davvero cambiare le cose. Un sentito ringraziamento alla Carovana Komen per l'impegno straordinario che portano avanti quotidianamente in tutta Italia".

 

Tiziano Minuti, Responsabile Risorse Umane e Comunicazione del Gruppo Caronte & Tourist, ha aggiunto: " Nei prossimi mesi, tuttavia, daremo vita a una collaborazione con la Croce Rossa Italiana per dare vita – seppur una tantum – a una sanità di prossimità che raggiunga i territori più isolati e le comunità meno servite. Vogliamo contribuire concretamente al benessere delle persone, lavorando insieme a tutte le realtà che condividono questa missione. È una responsabilità che sentiamo profondamente verso le comunità che ci accolgono e in cui operiamo ogni giorno".

Laurea con 110 e lode in Fisioterapia per Francesco Cannistrà

 

Si è laureato quest'oggi in Fisioterapia, presso l'Università degli Studi di Catania

Francesco Cannistrà 

Ha conseguito la Laurea con il punteggio di 110 e lode 

Al neo laureato complimenti e l'augurio di un futuro professionale ricco di soddisfazioni

Congratulazioni ai familiari tutti

Lipari, serve una seria e immediata presa di coscienza (di Francesco Coscione)

Riceviamo e pubblichiamo: 
Desidero trovare le parole giuste non per convincere, ma, come sempre, per sensibilizzare riguardo alla situazione più critica che la nostra comunità sta vivendo. Sì, è più importante della sanità, dei porti, delle strade e di ogni altra pur seria questione che riguarda le nostre isole.
Da troppo tempo non si parla più di "situazione sociale". Mi riferisco primariamente ai nostri giovani, ma non solo a loro: i ragazzi sono parte di una famiglia, e per questo siamo tutti coinvolti – nonni, genitori, figli e nipoti. La condizione della società giovanile a Lipari è catastrofica, e il dramma forse peggiore è la nostra quasi totale incoscienza. Il massimo della consapevolezza che noto è una generica battuta da bar, priva di radici emotive.
Il dibattito poi si perde: si colpevolizzano i genitori o si ricorre alla deleteria affermazione che "tutti sapevano". Ma "tutti chi"? In paesi piccoli come il nostro, anche se ci ostiniamo a vederci come una "vacanzopoli", ci conosciamo tutti. A cosa serve, però, questa conoscenza se non riesce a scatenare la solidarietà reciproca? È finito il tempo in cui ci si incontrava tra amici e parenti per darsi una mano. La famiglia è stata smembrata, nella sua essenza, da ritmi assurdi che indeboliscono i componenti più fragili e sensibili.
I giovani sono meravigliosi: sono capaci, estroversi, pieni di iniziativa e inventiva. Devono essere aiutati, ma troppo spesso le loro famiglie non hanno le risorse né le possibilità per farlo. Supportare la famiglia e aiutare i genitori dovrebbe essere la priorità assoluta dello stato sociale. Invece, sono quasi sempre lasciati soli, privi di mezzi e sostegno. A Lipari abbiamo un'urgenza assoluta di prevenzione e supporto sociale.
Spero che tutti ci rendiamo conto che, nella nostra cara e bella isola, siamo immersi in una realtà disastrosa. E noi, comuni cittadini, cosa possiamo e dobbiamo fare? Moltissimo!
È necessaria una seria e immediata presa di coscienza, un'azione concreta nelle famiglie, nelle scuole (incluse le elementari!), nelle chiese e in ogni contesto dove sia presente un giovane. I ragazzi non hanno bisogno di prediche; sono stanchi e non vogliono più sentirsi dire: "ai miei tempi con due schiaffi", "se fossi tuo padre", "non sapete soffrire", e altre simili assurdità dettate da profonda ignoranza e incapacità educativa.
Ciò che sta distruggendo queste generazioni non è la tecnologia o una sostanza, ma il profondo buco nero interiore che li inghiotte come una voragine. È lì che dobbiamo agire. Il problema non è lo "strumento", ma l'uso che se ne fa: con un coltello posso tagliare il pane o uccidere.
Impariamo a chiedere perdono a una generazione che stiamo rischiando di distruggere. La nostra generazione ha fatto di tutto per dichiarare Dio inutile, sostituendolo con ciò che può contenere uno smartphone.
Cantava De André: "anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti".
Rivolgo un accorato appello alle istituzioni, alla Chiesa, alle famiglie e a ogni singola persona affinché si attui un'azione quotidiana. Dobbiamo scuotere questa società locale, dedita in prevalenza a uno sterile e vergognoso litigio politico, al proprio orticello economico, al pettegolezzo e al giudizio. Sono tutti atteggiamenti che distruggono le fondamenta stesse del vivere civile.
Francesco Coscione

Al via la Rete Radio Stromboli per il monitoraggio dell’attività vulcanica

 

Stromboli (ME) 21 ottobre 2025 - Sono cominciati ieri, 20 ottobre 2025, i lavori per la realizzazione della Rete Radio Stromboli, infrastruttura strategica progettata dal Dipartimento Regionale della Protezione Civile della Sicilia (DRPC) per potenziare la trasmissione dei dati di monitoraggio vulcanico, con copertura radio integrale e ridondanza satellitare dell’isola, anche utile in caso di allertamento rapido della popolazione.

L’intervento prevede la realizzazione di una dorsale radio a microonde Hiperlan e satellitare Starlink, interconnessa con la rete del DRPC e dotata di percorsi ridondanti. L’obiettivo è garantire la copertura radio DMR e Hiperlan/WiFi prossima al 100% dell’isola e dei sensori INGV e dei centri di competenza incaricati dal DPC Nazionale del monitoraggio vulcanico; la piena connettività del Centro Operativo Avanzato (COA) di Stromboli per le comunicazioni di fonia e la trasmissione dei dati scientifici; l’integrazione con la Rete Radio Regionale di Protezione Civile e con il sistema nazionale di emergenza.

Grazie a una collaborazione tra DRPC Sicilia e Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, gli apparati di telecomunicazione, vengono posizionati in quota da un elicottero Erickson S64-F dei VV.F.

 Il progetto, del valore complessivo di € 1.717.350,00 (IVA inclusa), affidato tramite gara pubblica al raggruppamento temporaneo d’imprese GEG srl (mandataria) e TIM spa (mandante), rientra nell’ambito dell’OCDPC n. 608/2019 e dei successivi “Primi interventi urgenti di protezione civile” (OCDPC n. 823/2022), emanati a seguito degli eventi parossistici del 3 luglio e 28 agosto 2019.

"L’intervento mira a rafforzare il sistema di allertamento della popolazione - spiega il direttore generale della Protezione Civile Siciliana, ing. Salvo Cocina - in caso di eventi vulcanici e di tsunami, garantendo maggiore resilienza, continuità operativa e sicurezza delle comunicazioni. Anche il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile aveva già riconosciuto l’importanza dell’opera qualificandola di interesse strategico per la piena operatività del sistema IT-Alert nazionale, ciò ne ha evidenziato l’urgenza di realizzazione, resa possibile grazie al lavoro di squadra tra i diversi enti coinvolti e all’impegno dei nostri funzionari regionali che hanno consentito di giungere oggi al suo compimento”.

Sito Unesco delle Eolie. Nel report 2025: "Valori geologici intatti, biodiversità minacciata"

 

L’analisi "Aeolian Islands 2025 Conservation Outlook Assessment" condotta dall’UNESCO offre una fotografia a luci e ombre dello stato di conservazione delle Isole Eolie. Mentre i valori geologici e vulcanici si confermano in buono stato, cresce l’allarme per la biodiversità, sotto pressione a causa del turismo di massa e dell’inefficienza amministrativa.

Uno scenario contrastante: “Buono con alcune preoccupazioni”

Il sito patrimonio mondiale delle Isole Eolie è stato valutato con una prospettiva di conservazione “Buona con alcune preoccupazioni”. Questo giudizio riflette la situazione di stabilità dei valori geologici – alla base dell’iscrizione nel 2000 nella lista UNESCO – ma segnala una serie di criticità crescenti, in particolare sul fronte della biodiversità e della governance.

1. Valori geologici stabili e di alto valore scientifico

Il rapporto evidenzia che lo stato dei valori geologici è buono e stabile. I processi vulcanici attivi, come quelli osservabili a Stromboli e Vulcano, non sono considerati una minaccia, bensì un punto di forza: un patrimonio scientifico unico al mondo, che continua a offrire preziose informazioni sui processi geodinamici del Mediterraneo.


2. Biodiversità sotto attacco: il turismo di massa al centro delle preoccupazioni

Il nodo principale riguarda però la biodiversità. La ricchezza biologica delle Eolie, che spazia dalle specie endemiche terrestri agli ecosistemi marini, è oggi in pericolo. Il rapporto segnala un rischio molto alto legato al turismo di massa, che è altamente stagionale, disordinato, e responsabile di un forte impatto ambientale.

Specie minacciate e habitat vulnerabili

Le Isole Eolie rappresentano un "laboratorio ideale" per lo studio dell’evoluzione degli ecosistemi mediterranei. Tuttavia, questo laboratorio è messo a rischio da:

  • Specie invasive: la lucertola campestre (Podarcis siculus) e piante non autoctone come l’eucalipto stanno rapidamente soppiantando specie locali, tra cui la lucertola muraiola eoliana (Podarcis raffonei), ormai ridotta a pochi nuclei residui.

  • Ambiente marino sotto pressione: la pesca illegale, l’inquinamento da scarichi e il traffico marittimo minacciano la Pinna nobilis, il corallo rosso (Corallium rubrum), e specie protette come cetacei e tartarughe marine.

  • Avifauna in pericolo: le Eolie sono un nodo cruciale per le rotte migratorie, con oltre 260 specie di uccelli che le usano come sosta o rifugio. Tuttavia, l’espansione antropica e la mancanza di protezione di alcune aree chiave stanno riducendo gli habitat disponibili.


3. Minacce ambientali: un quadro allarmante

Il documento elenca diverse minacce ad alto rischio, che stanno alterando profondamente l’equilibrio degli ecosistemi eoliani:

  • Pesca illegale, inclusi i dispositivi FAD non regolamentati.

  • Incendi dolosi, in crescita per frequenza e gravità.

  • Inquinamento idrico, con scarichi diretti in mare e impianti di depurazione inattivi (come quello di Vulcano).

  • Traffico aereo e marittimo che impatta negativamente sulla fauna e sull’ambiente, con voli in elicottero non autorizzati e non controllati.


4. Una gestione fragile: paralisi amministrativa e promesse incompiute

Un punto critico fondamentale è la gestione del sito. Nonostante l’esistenza di un piano di conservazione, manca una struttura operativa e un coordinamento efficace tra gli enti coinvolti. Il Parco Nazionale delle Isole Eolie, previsto per legge nel 2007, non è mai stato formalmente istituito.

Conseguenze della mancanza di governance:

  • Inapplicazione delle normative: le leggi ci sono, ma mancano controlli e sanzioni efficaci.

  • Aree ecologiche strategiche non protette: siti come Strombolicchio e lo Scoglio Faraglione sono in stato di semi-abbandono.

  • Aree Marine Protette (AMP): il processo per la loro istituzione è in stallo, salvo l’iniziativa recente per un’AMP a Salina.


5. Quali prospettive per il futuro?

La valutazione 2025 delle Isole Eolie lancia un messaggio chiaro: la conservazione dei valori geologici è garantita, ma la biodiversità rischia di deteriorarsi irreversibilmente senza un cambio di rotta deciso nella gestione e nella regolamentazione del turismo e delle attività economiche locali.

Azioni urgenti raccomandate:

  • Istituire e rendere operativo il Parco Nazionale.

  • Accelerare la creazione di Aree Marine Protette.

  • Rafforzare i controlli contro pesca illegale, incendi, e traffico aereo non autorizzato.

  • Attivare gli impianti di depurazione.

  • Promuovere un turismo sostenibile e regolato.

Domani i funerali di Ivano La Greca

Le onoranze funebri sono a cura della ditta
ALF&OMEGA di Lipari
Alla famiglia le nostre condoglianze

 

Tanti auguri di...

Buon compleanno a Francesca Leone, Enrico Mantineo, Graziella Mandarano, Adele Cannavò, Maria Clara Martinelli, Bartola Saltalamacchia, Cristina Favaloro


Centodieci anni fa, il primo caduto eoliano nella “GRANDE GUERRA” : GIOVANNI FRANGIONE

Da una ricerca Giuseppe Cirino, dedicata ai caduti Eoliani nella Grande Guerra (1915-18)


           
All’ingresso nel primo conflitto mondiale dell’Italia, il Regio Esercito aveva schierato in campo un numero di divisioni e mezzi superiori a quelle degli Austroungarici, ma le differenze sostanziali furono soprattutto costituite dai livelli di preparazione di questi ultimi e dal fatto che durante tutto il periodo di neutralità scelto dalla nostra nazione, i generali Austriaci, fecero realizzare in località strategiche (passi vallivi, catene montuose e rilievi), poderose fortificazioni, campi trincerati e reticolati, garantendosi una netta supremazia e dominanza del territorio. D’altra parte il Generale Cadorna ed il suo stato maggiore,  avevano incentrato la loro tattica, sulle cosi dette “spallate iniziali” ovvero massicci attacchi su zone concentrate di fronte, che avrebbero dovuto garantire un rapido raggiungimento dell’obiettivo con il passaggio dell’Isonzo, per la  conquista di Gorizia e di Trieste e sul fronte Carnico con la conquista del Trentino.
                Gli Austriaci, lasciarono dunque nei primi giorni di conflitto, spazio alla manovra italiana senza operare consistenti resistenze e consentendo al grosso delle loro truppe, un’ordinata ritirata strategica sulle linee difensive stabilite dai piani dal generale Conrad.
                Dal 23 giugno al 7 Luglio 1915, l’Italia tentò la prima “Spallata” (1^ Battaglia dell’Isonzo) con l’obiettivo di avanzare sul fronte della Venezia Giulia verso il campo trincerato di Gorizia ed allo stesso tempo, svolgere un’azione di diversiva sulla fronte  del Cadore e della Carnia. Gli obiettivi raggiunti si rivelarono però pressoché inconsistenti e le truppe italiane riuscirono solo a conquistare alcune porzione degli obiettivi strategici prefissati. Le fanterie si dissangueranno nel primo grande attacco contro i trinceramenti delle linee Sabotino – Podgora – Oslavia.
                All’alba del 18 Luglio del 1915 il fuoco delle nostre artiglierie, fu preludio alla 2^ Battaglia dell’Isonzo (Dal 18 Luglio al 3 agosto 1915) che su uno scenario pressoché immutato, vide contrapporsi la II e III Armata Italiana guidate dal Duca D’Aosta e dal gen. Frugoni contro il sistema difensivo austriaco comandato dal generale Boroevic. La tattica italiana rimase immutata rispetto alla prima battaglia, e sullo stile delle esperienze risorgimentali, predilesse massicci attacchi frontali alla baionetta, che dissanguarono le fanterie contro le ben munite e difese postazioni di mitragliatrici ed i reticolati austriaci.    Per favorire ulteriormente l’avanzata, il Comando Supremo aveva anche organizzato un’ulteriore manovra diversiva nell’area del Trentino e nell’area di Gorizia. La manovra nel Trentino non era necessaria, mentre gli attacchi contro la piazzaforte di Gorizia  furono inconcludenti. Gli Austriaci  riuscirono a respingere i primi attacchi ed a mantenere le posizioni sul Carso, Gorizia e dintorni. Gli italiani riuscirono comunque ad occupare una parte del Monte Nero il Colovrat la conca di Plezzo vicino a Caporetto  e postazioni sull’Alto Isonzo. La battaglia si concluse per mancanza di munizioni di artiglieria ed armamenti vari, poco prima che la prima linea austriaca stesse per cedere, costando alla nostra nazione circa 42.000 tra morti, feriti, dispersi e prigionieri.
Sarà proprio in questo periodo e nel contesto sopra descritto, che perderà la vita il primo fante Eoliano:

Frangione Giovanni   figlio di Giovanni e Barea Giuseppa  nato a Lipari  nel 1894 – distretto militare di Messina
Soldato del 49° Reggimento di Fanteria di linea 6^ Compagnia matricola 42379 (20) – 4^ Armata – 1° Corpo d’Armata  - 1^ Divisione di Fanteria .
Morto il 28 luglio 1915 per ferita mortale ricevuta in combattimento all’età di 21 anni


Sepoltura originaria: Monte Logorai – sepoltura attuale:  Ignota
Unità di appartenenza
Brigata Parma – 49 ° e 50° Reggimento di Fanteria
 
Sede dei reggimenti in tempo di pace: Torino.
Periodi di permanenza della Brigata Parma al fronte:
Anno 1915:
-          Dal 24 maggio al 6 novembre: Nel Settore di San Pellegrino – Col Margherita – Sottosettore di Valles
-          Dal 12 novembre al 31 dicembre: Passo Valles – Zona di Ghirlo.

Circostanze della Morte del Fante Frangione Giovanni

-          Riassunto dai Diari di guerra della Brigata Parma:

La brigata Parma, all’inizio delle ostilità si trova riunita a Sedico – Bribano. Verso la metà di Luglio , risalito il Cordevole, le viene affidato il compito di presidiare i passi san Pellegrino e di Vallesalle dipendenze della 1^ divisione inquadrata nei ranghi della IV Armata comandata dal generale NavaLa Brigata svolge in questo periodo azioni di controllo e pattugliamento e partecipa alle azione diversive delle prime due “Battaglie dell’Isonzo” nella zona compresa tra l’Alto Isonzo ed il Trentino”.
 Nell’ultima decade di ottobre il IX Corpo d’Armata svolge un attacco sulla fronte Col del Bois – Col di Lana, e la Parma vi partecipa, sempre alle dipendenze della 1^ divisione. Il 49° fanteria muovendo dai passi di San Pellegrino e di Valles, riesce il 22 ottobre , ad occupare con due compagnie il Monte Castellazzo, mentre il 50° manda i sui battaglioni a rincalzare altre unità operanti contro il Col di Lan, Sief, Settsass.

Dal  al 23 luglio al 6 dicembre 1915 , il  49° reggimento subirà le seguenti perdite

Ufficiali
Truppa
Morti
Feriti
Dispersi
Morti
Feriti
Dispersi
1
5
/
8
41
/
 

Nel diario di guerra della brigata Parma, nell’ultima decade di luglio, non si registra lo svolgimento di particolari azioni di rilievo che abbiano visto impegnati i reparti alle sue dipendenze; è quindi probabile che il soldato Frangione Giovanni sia rimasto mortalmente ferito, durante lo svolgimento di ordinarie operazioni di pattugliamento, presidio o manovre diversive.
                Ulteriori informazioni sull’episodio che vide coinvolto il fante liparese, sono fornite dal registro dello stato civile del 49° reggimento di fanteria, dove alla pagina 49 riga 49 viene annotato quanto segue:

“ L’anno millenovecentonovantacinque addì ventotto del  mese di luglio nel monte Lagarnoi (errata trascrizione il corretto riferimento è monte Logorai – settore delle dolomiti) mancava ai vivi alle ore dodici pomeridiane in età di anni ventuno, il soldato Frangione Giovanni della 6° Compagnia al n° 42379 (20) di matricola – nativo di Lipari provincia di Messina, figlio di Giovanni e di Barea Giuseppa. Morto in seguito a ferita d’arma da fuoco per fatto di guerra. Sepolto a Monte Logorai come consta dal verbale mod.147 e dall’attestazione delle persone in esso firmate e a piè del presente sottoscritto  testi Capitano Nardi Vito – Sergente Piga. Il relatore incaricato Capo Divisione Gabrielis.”
I riferimenti alla morte del Soldato Frangione Giovanni, parlano in modo generico del Monte Lagorai che costituisce solo una delle cime della catena montuosa o dolomite del Lagorai, con un’estensione di circa 70 km. Nel periodo storico a cui si fa riferimento la IV Armata a cui era affidate le operazioni in detto settore, non controllava ancora le vetta Cima Lagorai che si staglia fino a 2585 mt. di altezza, ma solo i passi sottostanti e gli sbocchi verso le valli.
Solo nel 1916 azioni condotte da piccoli nuclei scelti di alpini e fanti, riuscirono a scalare le impervie cime dove si annidavano insidiose e predominanti (per via dell’altitudine e dell’accessibilità) le postazioni austriache.

APPROFONDIMENTO:
Per tutto il 1915 l’Esercito italiano aveva sepolto i propri caduti nei cimiteri civili di Primiero e Canal San Bovo, o in piccoli camposanti a ridosso delle prime linee. Il 2 novembre 1916 venne inaugurato invece il cimitero militare italiano di Caoria (ancora oggi esistente), che raccolse la maggior parte dei caduti italiani tra passo Cinque Croci e cima di Cece.

Truppe italiane su rilievi montuosi 

TRATTO DALLE MEMORIE DI GUERRA DI UBALDO BINOTTI SOLDATO DEL “49° REGGIMENTO DI FANTERIA BRIAGATA PARMA” PUBBLICATE SULL’ESPRESSO.
Mi sono imbattuto casualmente in questo articolo, dove il soldato Binotti descrive in maniera fedele lo spostamento della Brigata Parma verso le prime linee del Trentino. Certamente la lunga marcia descritta, fu fatica sopportata anche dal Fante Eoliano Giovanni Frangione.
“ La sveglia fù suonata alle ore 1 di notte e dopo preso un po' di caffè, ci consegnarono i viveri di riserva e dopo poco partimmo, non erano ancora le ore 2 quando iniziammo la marcia, con lo zaino pieno in assetto di guerra con tutte le munizioni pacchetto di medicazione, e tutti gli attrezzi e pesava circa quaranta Kg.
Si marciò transitando da Agordo quindi raggiungemmo il paese di Cencenighe, dove a destra c'è il bivio che porta a Alleghe e Caprile fino a raggiungere Cortina d'Ampezzo, e durante la marcia transitammo da diversi paesi, e finalmente raggiungemmo il  paese di Falcade Basso, che era l'ultimo paese in terra Italiana.
Si traversò questo paesetto ma a un certo punto la strada finiva, e dal punto che finiva la strada, si cominciava a salire per una stretta mulattiera, che era tutta ingombra da grossi ciottoli e nel centro scorreva un rigagnolo d'acqua, già principiava a farsi scuro, e noi dovevamo ancora camminare, quando cominciammo a salire per la mulattiera, sembrava di salire come quando Cristo, salì sul Calvario dalla grande stanchezza, che tutti sentivamo non essendo abituati a marce cosi lunghe, e su un terreno cosi faticoso, e quando davano il segnale di alt per un po' di riposo, non ci si toglieva di dosso lo zaino, ma ci buttavamo a terra come si butta a terra una balla di cenci.
Dopo una marcia di circa 45 o 46 Km più morti che vivi, e che a tutti dolevano i piedi, raggiungemmo la vetta di Passo Valles la cima dove c'erano le trincee questa cima era a oltre i 2000 metri di altezza, e li si dette il cambio ai fanti del 60F.a.
Era già notte ci fecero montare le tende, e si credeva cosi di poter un po' riposare, dopo la lunga marcia iniziata alle ore 2 esclamando finalmente e finita, e ci si sarebbe potuti buttare a terra per poter un po' riposarci

Avevamo appena finito di montare le tende, e si credeva di poter riposare, gettandosi a terra sopra una coperta, che avevamo appena disteso per terra per sdraiarsi sopra, udimmo un fischio e nello stesso istante un grido era il comandante del nostro plotone, che gridava secondo plotone adunata, e ci ordinò di prendere il telo da tenda e i picchetti, la coperta e i viveri di riserva, pacchetto di medicazione e tutte le cartucce, mettersi il telo da tenda e la coperta avvoltolati a tracolla, il resto tutto dentro il tascapane, lasciare lì lo zaino perché, si doveva andare a dare il cambio al posto avanzato, che era in una posizione ancora più alta, e c'era da percorrere un'altra po' di strada in salita.
Eravamo un po' frastornati dalla grande stanchezza, a causa della lunga e terribile marcia che avevamo fatto per raggiungere la cima di Passo Valles, e un po' per la rabbia e a qualcuno, scappò qualche imprecazione, e qualche bestemmia, mentre il nostro sottotenente, che era pure lui un richiamato, ci esortava a essere calmi e ci incoraggiava, acciocché ci facessimo animo, con parole paterne dicendoci che questi strapazzi, a cui si era sottoposti a sopportare erano a causa della guerra, e che ormai bisognava far si di avere tanta forza, e costanza, onde poter sopportare con meno disagio possibile, gli sforzi a cui saremo andati incontro, ma sperando che tutto andrà bene sperando altresì che la guerra finisca presto, e che il buon Dio veglierà su noi tutti.
Queste erano tutte belle e buone parole e buone esortazioni, ma le nostre povere membra erano ridotte all'estremo limite che umana persona può sopportare, e al solo pensare che dovevamo rimetterci in cammino, e che essendo gia notte e molto buio e non si vedeva, fù un momento terribile, che non scorderò.

Il cammino fù molto faticoso e lungo, perché camminavamo su un terreno di montagna, e non era ne una strada ne una mulattiera, era un susseguirsi di un terreno tutto ineguale e spesso qualcuno cadeva, ci volle circa due ore prima di giungere al punto dove c'era il posto avanzato. Appena arrivati i fanti del 60 scapparono come lepri inseguite dai cani, e a noi non ci diedero ne ci spiegarono, nulla circa a come era il posto che noi dovevamo difendere, da eventuali attacchi del nemico, solo ci dissero attenti perché davanti a voi, non c'è nessuno c'è solo il nemico, attenzione a non addormentarsi perché qui dormire significa morire, e dette queste poche informazioni essi scesero giù dalla montagna.

Scrivevamo così...oggi...lo scorso anno