La rubrica è realizzata, gratuitamente, con le foto del nostro archivio, pubblicate in modo casuale.
Anniversari, ricorrenze e pubblicazione foto richieste dai lettori (con o senza testo) sono a pagamento
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Intervento SAF (Speleo Alpino fluviale) nell'isola di Filicudi ad opera dell'elicottero Drago dei Vigili del fuoco, alzatosi in volo da Catania, e supportato a terra dalla squadra dei pompieri, giunti da un Lipari con un battello della Guardia Costiera.
Si è reso necessario per un turista italiano, di una cinquantina di anni, che ha riportato, presumibilmente, la frattura di un arto inferiore mentre stava effettuando una escursione a Zucco Grande con la famiglia.
Il 19 luglio 1963 il Corriere della Sera titolava:
L’isola di Lipari invasa dalle cavallette
L’isola di Lipari è stata invasa dalle cavallette. La zona maggiormente colpita è quella degli altopiani, intensamente coltivata a vigneto, orti, oliveti, cappereti e destinata a rimboschimento, per una superficie complessiva di circa mille ettari.
Le autorità locali, hanno chiesto l’immediato intervento delle autorità, sollecitando l’invio di mezzi adatti, per evitare che tutte le colture agricole, uniche risorse dell’isola, vadano completamente distrutte.
Prosegue il lavoro per rendere le Isole Eolie sempre più inclusive.
Prende ufficialmente il via la progettazione della prima spiaggia inclusiva delle Isole Eolie. Il progetto, denominato "IL NOSTRO MARE PER TUTTI ", sarà interamente finanziato dall'ASP di Messina.
L'impegno è stato assunto ufficialmente nel corso dell'incontro con il Direttore Amministrativo dell'ASP di Messina, avvocato Giancarlo Niutta, alla presenza della Dott.ssa Giusi Lorizio, che ha confermato la condivisione del progetto con entusiasmo.
Il diritto al mare è un diritto di tutti. Da questa convinzione, nasce un progetto in sinergia tra l'azienda sanitaria e Sandro Biviano, Ambasciatore delle Isole Eolie nel mondo, impegnato nella promozione dei diritti essenziali e nella tutela delle persone fragili e con disabilità,insieme a sua moglie Sara Garofalo e i suoi amici Danilo Conti Presidente del Comitato 20-30 e l'attivista Anna Spinella che individua nella spiaggia di Canneto il luogo destinato a diventare un punto di riferimento per l'accessibilità e l'inclusione.
La scelta di Canneto è stata effettuata per l'immediata vicinanza tra la strada e spiaggia, indispensabile per agevolare l'accesso delle persone con disabilità, ma anche per la vicinanza alla struttura dell'ASP, dove durante il periodo invernale potranno essere custoditi il Seatrac e tutte le attrezzature della spiaggia, garantendone una migliore conservazione e gestione.
Il progetto prevede la realizzazione di una passerella fino al bagnasciuga, l'installazione di un sistema Seatrac per consentire alle persone con ridotta mobilità di entrare in acqua in autonomia, sedie JOB, un sollevatore per persone con disabilità, servizi igienici e spogliatoi accessibili, aree ombreggiate con sdraio e lettini, oltre alla presenza di personale formato per l'accoglienza e l'assistenza alla balneazione.
L'obiettivo è duplice, offrire un servizio essenziale alla comunità locale e fare di Lipari la prima destinazione delle Isole Eolie a vocazione turistica accessibile, diventando un modello di inclusione dove nessuno verrà escluso dal diritto di vivere in pieno la vita e godere i dei benefici del mare che queste meravigliose isole offrono.
Ringraziamo di cuore il direttore amministrativo Giancarlo Niutta e l' ASP per aver accolto con entusiasmo questo progetto che renderà sempre di più le isole Eolie a misura di disabile.
S. Enrico nacque nel 972 da Enrico, re di Baviera e da Gisela, figlia di Corrado re di Borgogna. Ebbe ottima indole, nobili sentimenti e rara virtù: qualità che fecero di lui un imperatore santo.
Incoronato da Benedetto VIII il 22 febbraio del 1014, Enrico comprese quanto gli fosse necessaria la umiltà per non prevaricare; e la cercò e l'esercitò quindi in tutti i suoi atti. Era solito dire che Iddio voleva due cose da lui: la santificazione propria ed il benessere dei sudditi: programma che il glorioso monarca svolse lodevolmente in tutta la sua vita.
Unitosi in matrimonio con S. Cunegonda, conservò nella vita coniugale la perfetta castità, tanto da poter dire, in fin di vita, ai genitori di lei: Io ve la rendo illibata come me la deste.
S. Enrico per difendere la giustizia conculcata, ebbe anche a sostenere molte guerre, con le quali rese il suo nome sempre più temuto e rispettato.
In esse riusciva sempre vittorioso: ma il santo re prima di attaccar battaglia pregava e faceva pregare i soldati. In questo modo potè scacciare dall'Italia i Greci che, alleati dei Turchi, minacciavano la stessa Roma.
Eresse a sue spese molte cattedrali, fra cui quella di Bamberga, dedicata ai Ss. Pietro e Paolo, che fu consacrata dallo stesso Pontefice di Roma; restaurò molte chiese danneggiate dagli eretici, eresse sedi vescovili, fondò orfanotrofi.
Il suo zelo si spinse tanto avanti da riuscire a convertire Stefano, re di Boemia, il quale a sua volta portò tutta quella nazione alla vera religione.
In mezzo alle terrene grandezze, S. Enrico sentiva di non essere pienamente soddisfatto, perché bramava di servire unicamente a Dio. Per questo, essendo amico del beato Riccardo, abate di Verdun, fece istanze presso di lui per poter entrare nel suo monastero. Ma l'abate, vedendo il bene che il santo re faceva ai popoli, non glielo permise: e S. Enrico inchinò riverente il capo all'ubbidienza e tornò alla reggia.
Anche nelle infermità S. Enrico benediceva Dio: così sopportò con esemplare rassegnazione la contrazione di una coscia che lo rese zoppo per tutta la vita.
Circondato dai grandi dell'impero e da molti vescovi, santamente spirò in Grône il 13 luglio del 1024.
Il suo corpo venne sepolto nella chiesa di Bamberga ed egli fu canonizzato da Eugenio III nel 1145.
PRATICA. Impariamo da questo Santo a non lasciarci assorbire completamente dagli affari terreni, ma solleviamo spesso nostro pensiero al cielo, perché il Paradiso sarà la nostra vera patria.
PREGHIERA. O Dio, che quest'oggi trasferisti il tuo beato confessore Enrico dal fastigio del terreno impero al regno eterno, ti supplichiamo umilmente che come tu, prevenendolo colla tua grazia, gli facesti superare le lusinghe del secolo, così faccia che noi resistiamo, a sua imitazione, alle attrattive del mondo e giungiamo a te con cuore puro.
MARTIROLOGIO ROMANO. Sant’Enrico, che imperatore dei Romani, si adoperò insieme alla moglie santa Cunegonda per rinnovare la vita della Chiesa e propagare la fede di Cristo in tutta l’Europa; mosso da zelo missionario, istituì molte sedi episcopali e fondò monasteri. A Grona vicino a Göttingen in Germania lasciò in questo giorno la vita.
Riceviamo e pubblichiamo:
Eccomi qui, sono ancora vivo e, come ho detto al Comandante della Capitaneria di Porto, visto che ho 79 anni, il mio ultimo desiderio, prima di morire, è vedere la spiaggia di Portinenti libera da pontili e da barche alla fonda vicino alla scogliera soffolta. La risposta è stata: “le auguro di vivere altri 100 anni”, evidentemente prevedeva che il ricorso al Consiglio di Giustizia Amministrativa avrebbe potuto avere l’esito che ha avuto.
Premesso
che io non nutro alcun risentimento nei confronti delle persone interessate, le
prego, avendo già di che vivere, di fare un passo indietro e consentire che
questo angolo di paradiso venga adibito esclusivamente alla balneazione.
Questo
specchio d’acqua è delimitato naturalmente dai due promontori, della “Funtanedda”
a Nord e di “Sutta quartara” a Sud, per cui non sarebbe necessario delimitarlo,
come è stato fatto per la spiaggia di Rinella, con sagole galleggianti per il
collegamento fra i gavitelli e il corpo morto, tra l’altro generalmente vietate.
Essendo
la spiaggia abbastanza lontana dal porto di Marina Corta, le imbarcazioni in transito
sarebbero tenute ad osservare soltanto le vigenti disposizioni di legge e cioè rallentare
la velocità a 10 nodi davanti alla riva, non ancorare a meno di 300 metri dalla
stessa e non entrare con i motori accesi nella zona balneabile.
Io
sono “nuddu ‘mmiscatu cu nenti” e non voglio insegnare “o cu.. a ca….” ma,
nonostante la mia precedente esperienza negativa, rimango del parere che, in
ogni caso, la costituzione di un’associazione, con una amplissima adesione dei
cittadini, parlo di due tre mila persone, potrebbe realizzare il mio sogno e
quello di tutti i partecipanti.
Io
penso che il modello ideale potrebbe essere l’Associazione di Promozione Sociale
(APS) con la finalità di protezione ambientale, valorizzazione del patrimonio
naturale, promozione del turismo sostenibile, nonché di svolgere un’attività di
interesse generale quale l’educazione ambientale, il monitoraggio ecologico e
l’organizzazione di attività culturali o ricreative volte alla tutela del
litorale.
Sono
convinto che sarebbe molto più costruttivo l’impegno nella realizzazione di
questo progetto anziché continuare a disquisire sui social. Infine, a chi
sostiene che le acque di questa spiaggia sono una fogna, suggerisco di andare a
consultare il sito (https://www.portaleacque.salute.gov.it/PortaleAcquePubblico/mappa#) dove il Ministero della Salute attesta
che, per la stagione balneare dall’01/05/2026 al 31/10/2026, la qualità
dell’acqua di Porto delle Genti è eccellente e non è stata trovata nessuna criticità.
Se
condividete la mia idea, datevi da fare per la costituzione di detta
associazione, io vi posso aiutare soltanto dandovi dei suggerimenti basati sulla
esperienza fatta in precedenza.
Ah,
dimenticavo, avverto chi mi vuole male che 58 anni fa, per intercessione di San
Pio, sono stato assunto in banca e che dopo 2 Tia, 3 Infarti, 1 TURP, 4 Angioplastiche,
3 ICD e 1 Carcinoma sono ancora vivo. Meditate gente, meditate,
Francesco Valastro
COMUNICATO - La comunità di Filicudi ha seguito in streaming la relazione annuale del sindaco del Comune di Lipari. Una scelta obbligata anche dalle difficoltà della continuità territoriale: il primo aliscafo da Filicudi per Lipari parte infatti alle ore 12, impedendo di fatto ai residenti di partecipare con facilità agli appuntamenti istituzionali che si svolgono in mattinata.
Al termine dell’intervento, il Comitato civico “Occhio
vigile su Filicudi” ha espresso una valutazione
critica del documento, definendolo “prevalentemente autocelebrativo” e privo di
un’analisi oggettiva dei risultati raggiunti in termini di qualità dei servizi
offerti ai cittadini. Nella relazione, osserva il Comitato, risultano quasi
assenti indicatori che consentano di misurare l’effettivo miglioramento delle
condizioni di vita nelle isole.
Per Filicudi, in particolare, l’isola viene richiamata soprattutto
in relazione a finanziamenti, procedure amministrative e criticità
burocratiche, senza che emerga una strategia complessiva di sviluppo. Secondo
il Comitato, manca una visione capace di affrontare in modo integrato le
questioni che incidono quotidianamente sulla vita della comunità: portualità,
continuità territoriale, mobilità interna ed esterna, servizi sanitari, scuola,
sicurezza, manutenzione del territorio, tutela ambientale, turismo sostenibile
e partecipazione dei cittadini alle scelte dell’Amministrazione.
“Una relazione annuale – sottolinea il Comitato – dovrebbe
rappresentare anche un’occasione di verifica dei risultati ottenuti e di
confronto con i cittadini, attraverso dati misurabili e obiettivi chiari. Per
Filicudi, invece, manca ancora un progetto organico che delinei il futuro
dell’isola e delle altre isole minori del Comune.”
Per il Comitato civico, la vera sfida non è soltanto realizzare
singole opere o ottenere finanziamenti, ma costruire una politica che riconosca
le specificità delle isole minori e garantisca ai residenti pari diritti,
servizi adeguati e una reale partecipazione alle decisioni pubbliche.
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Due pedane in legno, abbandonate, da circa due settimane nel già ristrettissimo marciapiede della via Cesare Battisti, rischiano di diventare fatali per quanti sono costretti per la loro presenza a scendere in strada, rischiando di essere arrotati dai mezzi in transito.
E’ accaduto anche ieri ad un anziano signore, ma la cosa rischia di ripetersi se non saranno rimosse: compito che certo non spetta agli operatori ecologici in servizio su quella strada, in quanto trattasi di materiale che andrebbe conferito direttamente al centro di raccolta.
Ma visto che il “signore” che le ha abbondonate non lo ha fatto, facciamo voti alla ditta che espleta il servizio affinchè provveda, non certo per obbligo ma per eliminare un pericolo e uno spettacolo poco consono per i turisti che alloggiano in una struttura adiacente.
Tra l’altro, come evidenziato nella foto a lato, le pedane diventano anche “animate”. Di tanto in tanto si “spostano” sulla sede stradale, il tempo di riservare il posto a qualche mezzo, per poi tornare sul marciapiede.
La definizione della personalità di Ermagora e lo sviluppo del suo culto, destinato ad avere grande importanza nell'Italia nordorientale, risale a quanto sembra al VII sec., quando, in seguito allo scisma detto dei Tre Capitoli, il patriarcato aquileiese rivendicò la propria autonomia dalla Chiesa di Roma.
Per assicurare una base storica e teologica a tale rivendicazione, la fondazione della sede episcopale di Aquileia venne attribuita all'evangelista Marco, che per ordine di 2' Pietro avrebbe portato il vangelo nella regione, consacrando come primo vescovo della città Ermagora, scelto dalla locale comunità cristiana.
Nell'elaborare ai fini della propria politica ecclesiastica questa leggenda, della quale non c'è traccia fino almeno alla metà del VI sec. e che appare ormai consolidata all'epoca di Paolo Diacono (fine VIII sec.), il patriarcato recuperava e reinterpretava un'altra tradizione, i cui contorni sono per noi oggi (e forse erano già allora) assai sfuggenti.
Il nome di Ermagora è infatti indicato al primo posto (a un'altezza cronologica stimabile intorno alla metà del III sec., un'epoca che potrebbe essere storicamente accettabile) nei cataloghi di patriarchi di Aquileia; ma l'attendibilità di tali documenti, anch'essi non anteriori all'epoca carolingia, è incerta. Più antico e significativo appare semmai un altro riferimento, quello fornito dal cosiddetto Martyrologium Hieronymianum, di area veneta, nel quale al nome del martire aquileiese Fortunato è associato quello di altri due martiri, chiamati Armagero (o Armigero; 12 luglio) ed Ermogene (22 o 23 agosto); entrambi questi nomi potrebbero essere corruttele di trasmissione o varianti grafiche della forma Ermagora.
Tuttavia, nelle due notizie del martirologio il santo principale è senza dubbio Fortunato, per il quale può dirsi provato un culto autonomo già in epoca tardoantica, e non si fa menzione di un'eventuale carica vescovile esercitata da Armigero / Ermogene; sicché l'esatta fisionomia di questo antico Ermagora e l'effettiva consistenza del suo culto in epoca precarolingia appaiono per il momento imprecisabili. È stato anche ipotizzato che il nome originario del santo fosse al contrario quello di Ermogene; in questo caso, alla base della vicenda potrebbe trovarsi una traslazione ad Aquileia delle reliquie del martire Ermogene, venerato in Pannonia, la cui figura sarebbe stata reinterpretata come quella di un santo locale e associata al periodo più antico del patriarcato.
Quale che sia l'origine e lo sviluppo della tradizione precedente, la leggenda relativamente più recente di Ermagora come discepolo di Marco e protovescovo di Aquileia è l'unica rintracciabile a partire dall'età carolingia, epoca a cui pare risalire la passio del santo (BHL 38383841), nota in più redazioni. Questo testo, che non ha consistenza storica e attinge il materiale narrativo dalla topica tradizionale dei racconti di martirio, presenta il santo come grande vescovo, pastore ed evangelizzatore; la sua morte è collocata durante la persecuzione di Nerone, in conformità con le esigenze di datazione derivate dalla leggenda marciana, e al suo martirio è associato quello del diacono Fortunato, ormai in posizione subordinata.
Nelle tradizioni posteriori l'attività apostolica di Ermagora si immaginò estesa ben oltre la regione aquileiese, e si ritenne avesse interessato tutta l'area soggetta al patriarcato, e dunque anche l'Istria, il Norico, la Pannonia e varie zone dell'Italia settentrionale. Il culto del santo divenne uno dei più caratteristici dell'area venetofriulana, e tipiche di questa zona sono anche le rappresentazioni iconografiche del santo: egli è raffigurato fra l'altro, talvolta insieme a Fortunato o ad altri martiri aquileiesi, nella basilica di San Marco a Venezia, nella basilica di Aquileia (dove si trova fra l'altro un ciclo con vari episodi della vita del santo) e nella cattedrale di Udine.
Dopo mesi di disservizi è stata ripristinata la linea telefonica della Guardia Medica di Filicudi, tornando a garantire un collegamento diretto con un servizio sanitario essenziale per residenti e turisti.
Il Comitato Civico “Occhio Vigile su Filicudi”, che aveva più volte segnalato il problema agli enti competenti, esprime soddisfazione per la positiva conclusione della vicenda.
«Desideriamo ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla risoluzione del guasto – afferma il Comitato –. È un risultato importante per la sicurezza e la tutela della salute della comunità isolana.»
Il Comitato sottolinea come il dialogo istituzionale e le segnalazioni dei cittadini possano contribuire a migliorare i servizi pubblici e conferma il proprio impegno nel continuare a vigilare sulle criticità dell’isola, riconoscendo con lo stesso spirito anche gli interventi che portano a risultati concreti.
E' stata eseguita stamane, presso l'obitorio del cimitero di Lipari, l'autopsia sul corpo dello sfortunato Bartolo Zaia, deceduto tragicamente lo scorso 4 luglio a Canneto.
E' stata eseguita dalla dottoressa Ventura. I risultati saranno resi noti alle parti interessate entro i termini di legge.
Dopo l'autopsia, la salma è stata liberata e restituita ai familiari per i funerali.
COMUNICATO STAMPA
Il festival, come appuntamento annuale speciale, trasformerà
i suggestivi Giardini del Centro Studi e gli spazi della Chiesa dell'Immacolata
in palcoscenici a cielo aperto, unendo proiezioni d'autore, documentari di
salvaguardia ambientale, grandi ospiti e show
cooking.
Il ricco programma di quest'anno spazia dai grandi nomi del
cinema internazionale alle produzioni indipendenti, con una forte impronta
dedicata alla tutela del territorio. È stata rinnovata la collaborazione nazionale
con il FAI, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, e con
l’ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, a
testimonianza del nostro impegno all’educazione ambientale e alla
valorizzazione del patrimonio paesaggistico. Il festival vivrà anche di grande
memoria storica: un prestigioso omaggio sarà dedicato, infatti, al Maestro
Ettore Scola, socio onorario del Centro Studi eoliano, a dieci anni dalla sua
scomparsa. Uno dei più grandi maestri cinematografici italiani, che ha saputo
raccontare l'Italia con ironia, acume e profonda umanità. Durante le giornate
del 22, 23 e 24, presso il Museo del Cinema alla Chiesa dell’Immacolata di
Lipari, dalle ore 10:30, verranno proiettate alcune delle sue opere più famose.
Ad arricchire la proposta culturale di questa edizione, come
Centro Studi Eoliano siamo orgogliosi di presentare due importanti percorsi
espositivi che celebrano l'identità profonda, l'antropologia e la storia del
nostro arcipelago. La Mostra fotografica documentaria "La Guerra dei
Vulcani (1949-1950)" che, attraverso scatti storici e spesso rari,
ripercorre la leggendaria "sfida" artistica e passionale che nel
dopoguerra vide Lipari, Stromboli e Vulcano al centro del mondo cinematografico.
Da un lato Roberto Rossellini e Ingrid Bergman impegnati nelle riprese di
"Stromboli, terra di Dio", dall'altro la risposta artistica di una
fiera e furiosa Anna Magnani nel film "Vulcano", diretto da William
Dieterle. Le immagini offrono uno straordinario spaccato antropologico
dell'incontro tra gli isolani e i giganti di Hollywood, segnando l'inizio del
riscatto internazionale delle Eolie. E la Mostra e fanzine "Alicudi: poche
persone, molti segni": un'esposizione di trentuno fotografie in bianco e
nero firmate da Guido Riunno, accompagnate dal testo narrativo "La
finestra sull'isola". Lontano dai cliché del turismo di massa e dalle
cartoline romantiche, il lavoro restituisce la realtà di Alicudi come una
"bolla atemporale" e un'importante "isola analogica".
Riunno, infatti, attraverso uno sguardo etico e neutro, restituisce i dettagli
quotidiani, come le lenze dei pescatori, i muli, le cisterne per l'acqua
piovana e i volti di chi ha scelto l'isola come Casa, donando a tutto il
lavoro, un peso e un significato profondo.
Anche quest’anno l'artista Loredana Salzano ha progettato e
disegnato la locandina ufficiale. L'opera cattura magnificamente la potenza
ancestrale e l'identità profonda dell'arcipelago eoliano, fondendo mito, cinema
e natura in un'unica, magnetica immagine: un
omaggio esplicito all'energia indomita dei nostri vulcani - e un omaggio alla nuova produzione
cinematografica “The Odyssey” prodotto dal regista Christopher Nolan-, che
incarna perfettamente lo spirito del nostro Festival!
Un ringraziamento al grafico Giorgio Battaglia e al team di
Buatta Design, che da anni, attraverso una collaudata collaborazione, evoca
l’anima profonda di "Un Mare di Cinema".
La rassegna si aprirà ufficialmente il 21 luglio con una
cerimonia di inaugurazione. Durante le serate verrà assegnato il Premio Efesto,
conferito annualmente a registi, attori e personalità del cinema che si sono
distinti a livello nazionale e internazionale.
Durante il Festival saranno presenti a Lipari studenti
universitari per lo svolgimento di tirocini curriculari e professionalizzanti,
altresì saranno presenti addetti del settore e si avrà la possibilità di
partecipare a lezioni di cinema, grazie alla presenza di una delegazione
artistica specializzata.
L'organizzazione del Festival desidera esprimere un
ringraziamento speciale a tutti gli Sponsor per il fondamentale supporto alla
realizzazione della manifestazione, e a tutti i nostri soci per la rinnovata
fiducia e amicizia.
Lipari si prepara a vivere dieci giorni all'insegna di Arte,
Cultura, Cinema e Territorio, vere protagoniste di questa 43^ edizione del
Festival Cinematografico delle Eolie "Un Mare di Cinema". Tutti gli
eventi sono aperti al pubblico, liberi e gratuiti.
A noi non ci resta che augurare buon Festival e buona estate
a tutti Voi, pronti ad accogliervi ai nostri eventi!
S. Benedetto, padre del monachismo d'Occidente, restauratore dello spirito cristiano dei suoi tempi, nacque a Norcia, nell'Umbria, dalla nobile famiglia Anicia nel 480. Inviato a Roma per addottorarsi nelle discipline liberali, tosto si ritirò dal mondo. Prese dimora nello speco di Subiaco ove rimase per tre anni nascosto e ignoto a tutti, conducendo vita penitente e angelica. Essendosi sparsa la fama della sua santità, alcuni monaci si posero sotto la sua guida sapiente ed illuminata. Ma la sua condotta era un continuo rimprovero e uno stridente contrasto con la loro vita rilassata. Non volendo essi sottomettersi ai suoi richiami, tentarono di avvelenarlo: però, fatto egli, come era suo costume, il segno della croce, ii bicchiere che gli veniva presentato si spezzò.Allora ii nostro Santo si ritirò nuovamente nella solitudine, e accorrendo a lui gran numero di discepoli, dovette costruire dodici monasteri. Si trasferì poi a Montecassino, ove, abbattuta la statua di Apollo, fondò quel celebre monastero, meraviglia di bellezza e di arte, da cui partirono i primi apostoli benedettini. Qui creò la sua nota regola nella quale si organizzava nei minimi particolari la vita dei monaci all'interno di una "corale", questa filosofia dava nuova ed autorevole sistemazione alla complessa, ma spesso vaga e imprecisa, precettistica monastica precedente. I concetti principali erano due stabilitas loci (l'obbligo di risiedere per tutta la vita nello stesso monastero) e la conversatio(la buona condotta morale, la pietà reciproca e l'obbedienza all'abate), il "padre amoroso" (il nome deriva proprio dal siriaco abba, "padre") mai chiamato superiore, e cardine di una famiglia ben ordinata che scandisce il tempo nelle varie occupazioni della giornata durante la quale la preghiera e il lavoro si alternano nel segno del motto ora et labora ("prega e lavora").
S. Benedetto fu dotato da Dio del dono della profezia: predisse. tra l'altro le gesta e il tempo della morte a Totila, re del Goti. Pochi mesi prima predisse la propria morte: sei giorni innanzi si fece aprire il sepolcro; il sesto giorno, portatosi in chiesa a ricevervi l'eucarestia, spirò tra le braccia dei suoi monaci. La sua anima fu vista salire al cielo su un fulgore di luci mentre un uomo diceva: «Questa è la via per cui Benedetto ascende al cielo ». Aveva oltre sessanta anni.
« S. Benedetto, scrive D. Guéranger, è il padre dell'Europa perché egli per mezzo dei suoi figli numerosi come le stelle del cielo e l'arena del mare, ha rialzato gli avanzi della società romana, schiacciata sotto l'invasione dei barbari; ha presieduto allo stabilimento del diritto pubblico e privato delle nazioni, ha portato il Vangelo e la civiltà nell'Inghilterra, nella Germania, tra i popoli del Nord e perfino tra gli Slavi; ha distrutto la schiavitù, insegnata l'agricoltura e salvato infine il deposito delle lettere e delle arti dal naufragio che sembrava inghiottirle senza speranza di salvezza ».
Tanto fu grande il suo spirito di mortificazione ed estrema e delicata la sua purezza, che non esitò a ravvolgersi tra le spine per vincere una violenta tentazione.
Grandissima fu la sua prudenza di legislatore e di direttore di anime: egli è uno dei quattro grandi patriarchi d'Occidente e le sue regole sono tutt'ora adottate e seguite da molte famiglie religiose.
L'ordine religioso fondato da S. Benedetto si estese in tutto il mondo, e diede un numero grandissimo di santi, papi, vescovi e personaggi illustri. Tra i santi benedettini più celebri si annoverano S. Mauro Abate e S. Placido Martire, S. Willibrodo, S. Vifrido, S. Ruberto, S. Bonifazio, S. Gregorio Magno, S. Agostino di Canterbury, per non dire di tanti altri.
PRATICA. Da questo Santo impariamo la prontezza e l'estrema decisione nello scacciare le tentazioni.
PREGHIERA. Deh! Signore, ci renda accetti l'intercessione del San Benedetto, affinché quello che non possiamo con i nostri meriti, lo conseguiamo per il suo patrocinio