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lunedì 27 luglio 2026

 


Ci sono luoghi che non si raccontano: si vivono.

Ristorante Da Giovanna a Panarea

Da Giovanna è il ristorante dove la tradizione eoliana incontra l'alta cucina: ingredienti selezionati, pesce freschissimo, sapori autentici e piatti raffinati, pensati per emozionare.

Ogni dettaglio è pensato per chi cerca il privilegio della discrezione, il lusso dell'autenticità e il piacere di esperienze che restano nella memoria.



Da Giovanna a Panarea, in via San Pietro, in questa estate, è il ristorante eoliano preferito del jet set nazionale ed internazionale, per chi desidera vivere un'esperienza di gusto in un ambiente elegante e riservato. 

Hunziker, Boccia, De Benedetti, Di Girolamo, De Zerbi, sposi ed invitati dei diversi matrimoni vip, tutti ammaliati dai sapori e dalla raffinatezza del Ristorante Da Giovanna

A Lipari: Hotel Villa Augustus

Cliccando sull'immagine in alto sarete trasferiti al nostro sito per informazioni e/o prenotazioni

Eolienews ricorda Ivana Bonfante


La rubrica è realizzata, gratuitamente, con le foto del nostro archivio, pubblicate in modo casuale.

Anniversari, ricorrenze e pubblicazione foto richieste dai lettori (con o senza testo) sono a pagamento

Novecento, rubrica a cura di Giuseppe La Greca: 23 luglio 1985: Per soli quattro minuti ….

 

Mercoledì 23 luglio 1985 si chiudeva con uno scontro tra il primo cittadino ed il commissario regionale Letterio Corvo, la breve esperienza della Giunta di Centro sinistra guidata dal sindaco Angelo Li Donni.

Doveva essere un tranquillo passaggio di consegne. Invece a Lipari, dal lunedì 21 c'era aria di tempesta. Il dottor Letterio Corvo, commissario regionale incaricato di reggere il Comune dopo che il Tar aveva annullato le elezioni di maggio, non potè prendere possesso delle sue funzioni. Sulla sua strada trovò il sindaco Angelo Li Donni che, giudicando irregolare la procedura di nomina adottata dall'assessore regionale agli Enti locali, aveva rifiutato di lasciare la poltrona ed aveva presentato una denuncia al carabinieri, ipotizzando pesanti violazioni della legge.

Nessuno ci ha ancora comunicato ufficialmente la decisione del Tar — dichiarava il sindaco — il commissario si è presentato, lunedì mattina, nel mio ufficio senza che il suo arrivo fosse stato preannunciato, senza che nessuno ci avesse ancora reso nolo lo scioglimento del Consiglio comunale. Non potevo far passare sotto silenzio una così palese violazione della legge, sarei venuto meno ai miei obblighi di sindaco.

Questa la vicenda.

Il 19 aprile 1985 la commissione elettorale mandamentale di Lipari, escludeva la lista della Dc per un ritardo di quattro minuti. I dirigenti democristiani, furibondi, preannunciavano ricorso, sostenendo che si trattava di un errore della segreteria. A Lipari la Dc, nelle ultime elezioni, aveva raggiunto oltre il 70 per cento dei voti. Non sembrava vero. La democrazia cristiana fuori da giochi!!!

Seguì una campagna elettorale “anomala” con alcuni esponenti democristiani che puntavano su candidati trasversali delle liste in competizione con “Unità per il Cambiamento” (data per vincente) come alternativa ai ricorsi in itinere, augurandosi di trovare “mercenari” pronti a spostare le loro posizioni.

Il 12 maggio 1985 le elezioni si svolgono regolarmente con la successiva costituzione del nuovo consiglio comunale. Votarono 6.608 eoliani, le Liste: “Primavera Eoliana” 749 voti; MSI 476; PRI 694; Unità per il cambiamento 2082; PSI 1476; PSDI 828. La Lista “Unità per il Cambiamento” (dissidenti Dc, comunisti e indipendenti di sinistra) con la maggioranza relativa riuscì a portare sulla poltrona di primo cittadino, il Dott. Angelo Li Donni con il sostengo di socialdemocratici e repubblicani. Tuttavia la sua amministrazione avrà vita breve, circa due mesi. La Democrazia cristiana non accettava l'esclusione, sostenendo di aver presentato la propria lista in tempo utile e accusava il segretario comunale di aver commesso un errore nella registrazione dell'ora. Sulla base di queste argomentazioni venne presentato un primo ricorso alla Commissione elettorale mandamentale (Cem) che lo respinge. La Dc passava allora al Tar di Catania dove presentava due ricorsi: uno, subordinato ad una querela per falso contro il segretario comunale; l'altro, in cui veniva impugnata la legittimità della convocazione del Cem per la mancata presenza di uno dei componenti supplenti nella Commissione elettorale. E' proprio questo secondo venne accolto dal Tar.

Il 17 luglio 1985 il tribunale amministrativo di Catania, sezione per la Sicilia orientale, accoglieva la richiesta della DC di annullare le elezioni amministrative. Un'esclusione ingiustificata, secondo i giudici del Tar: che avevano esaminato gli incartamenti, ascoltate le testimonianze del segretario comunale di Lipari, si era infatti accertato che l'orario segnato sul registri non era quello di presentazione, ma dell'avvenuta verbalizzazione. Risultato: le elezioni venivano annullate, il Consiglio comunale dichiarato decaduto. Entro un mese la Regione avrebbe dovuto designare un commissario e prima della fine di dicembre si sarebbero dovute svolgere le nuove elezioni.

Una sentenza, quella del Tar, accolta con apparente rassegnazione dall'amministrazione di Lipari. Non era stata presa in considerazione neanche l'eventualità di un ricorso. Tutti si preparavano a lasciare il campo affilando le armi per le prossime elezioni. Nulla. Insomma, che facesse prevedere il braccio di ferro di questi giorni, destinato a suscitare polemiche.


La resa dei conti arrivò il 25 maggio successivo con le nuove elezioni, anche queste “anomale” in quanto si tornò a votare con le liste bloccate dell’anno precedente. Provate ad immaginare tutti quelli che si erano ritenuti traditi, trombati, scaricati dalle prima tornata elettorale “costretti” a convivere da separati in casa; una vicenda pirandelliana.

La DC risultò il primo partito ma fortemente ridimensionato; aveva 21 consiglieri e ne perse 4; Pci e indipendenti ne avevano tre e ne guadagnarono altri tre. Votarono 7717 elettori, una percentuale del 79,1 contro l'84,5 delle amministrative del 1980. Quello che seguì è forse il quinquennio peggiore degli ultimi cinquant’anni.

Eolienews ricorda Tanino Re


La rubrica è realizzata, gratuitamente, con le foto del nostro archivio, pubblicate in modo casuale.

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Nella Tenuta di Castellaro, il 30 luglio, concerto di Bronagh Slevin. Il secondo dei nove concerti al tramonto tra le vigne



L'appuntamento del 30 luglio (Ore 18,40) è con Bronagh Slevin: Rewilding Voce, violoncello, flauti, percussioni

Violoncellista, cantante e compositrice, Bronagh Slevin intreccia le culture di Irlanda e Sicilia. Rewilding, il suo progetto solista, esplora temi di radici, appartenenza e identità attraverso una scrittura personale e suggestiva.

Cellist, singer and composer Bronagh Slevin weaves together the cultures of Ireland and Sicily. Her solo project Rewilding explores roots, belonging and identity through evocative and deeply personal music.


Programmazione eventi a cura di Zō Centro Culture Contemporanee

Event programming curated by Zō Center for Contemporary Cultures

 CONTATTI / CONTACTS

 La prenotazione è obbligatoria e il costo include il prezzo del biglietto e un calice di benvenuto.

 Booking is mandatory and the cost includes the ticket price and a glass of welcome wine.

 +39 345 4342755

booking@tenutadicastellaro.it

 COME RAGGIUNGERCI / HOW TO REACH US

Bus di linea con fermata a 5 minuti a piedi

Public bus with stop 5 minutes away on foot

(http://www.ursobus.it/orario-ita.htm)

Taxi privato o mezzi propri

Private taxi or own vehicle

INFORMAZIONI UTILI / USEFUL INFORMATION

 Orario: inizio spettacolo un'ora prima del tramonto.

 Abbigliamento: la vista è da pelle d'oca... e anche la temperatura a Castellaro: copriti bene! In caso di maltempo l'evento si terrà al coperto, nella nostra suggestiva barricaia.

 Time: show starts one hour before sunset.

 Clothing: The view can give you goose bumps... as can the temperature here at Castellaro: be sure to layer up! In case of bad weather, the event will be held indoors, in our evocative barrel cellar.

 Al termine dell'esibizione, su prenotazione, la serata prosegue sulla terrazza del Castellaro Bistrot, tra emozioni enogastronomiche e raffinate selezioni musicali.

 At the end of the performance, by reservation, the evening continues on the terrace of the Castellaro Bistrot, with fine food and wine experiences and refined musical selections.

 Società Agricola Tenuta di Castellaro s.r.l.

Via Caolino s.n., 98055 Lipari (ME)


Oggi, 27 luglio: San Pantaleone

 Pantaleone Martire, santo (sec. IV). Uno di quei santi la cui popolarità fu tanto grande in Occidente quanto in Oriente. La sua Passione greca che non ha purtroppo nessun valore storico ebbe numerose versioni latine, oltre a traduzioni nelle diverse lingue orientali.


Il racconto ci riferisce che Pantaleone era nato da madre cristiana, ma non era stato battezzato; aveva iniziato una brillante carriera medica quando un prete gli rivelò la potenza di Cristo, medico dell'anima e del corpo. Convertitosi alla fede cristiana e fiducioso da allora nell'efficacia della preghiera, compì parecchi miracoli, guarendo in particolare un giovane morso da un serpente e ridando la vista a un cieco.

Denunciato probabilmente da alcuni colleghi invidiosi dei suoi successi, comparve dinanzi all'imperatore (Galerio), che lo sottopose a un'ordalia per verificare i suoi doni di taumaturgo; poco convinto, a quanto pare, dal buon esito della prova, l'imperatore consegnò il santo ai carnefici. Dopo torture tanto numerose quanto raffinate, Pantaleone fu infine decapitato un 27 luglio (forse del 305). Quando il martire ebbe terminato la sua ultima preghiera, i testimoni dell'esecuzione udirono venire dal cielo una voce che diceva: «Di suo nome non sarà più Pantaleone, ma Pantaleemone (dal greco Pantaleémon, cioè 'colui che è misericordioso verso tutti')".

Il culto di Pantaleone è molto antico; il santo compare sia nel gruppo greco dei medici «anargiri" sia nel gruppo occidentale dei Quattordici Intercessori (o Quattordici Ausiliatori). A Costantinopoli, gli fu dedicata una chiesa da Giustiniano nel VI secolo; nella medesima epoca gli furono intitolati un monastero di Gerusalemme e un altro nel deserto del Giordano. Dall'Oriente il culto passò in Italia; a Roma, Pantaleone era il patrono di tre chiese. È inoltre patrono della diocesi di Crema. Venezia si mostrò ancora più ospitale verso il martire di Nicomedia; sulla laguna, Pantaleone era così popolare e il suo nome così diffuso che fini con designare il veneziano tipo nella commedia italiana.
MARTIROLOGIO ROMANO. A Nicomedia in Bitinia, nell’odierna Turchia, san Pantaleone, martire, venerato in Oriente per avere esercitato la sua professione di medico senza chiedere in cambio alcun compenso.

ICONOGRAFIA


Anche se annoverato tra i santi medici San Pantaleone, in numerose raffigurazioni, compare privo di attributi che lo identificano come guaritore; a volte invece è presentato con riferimenti ed attributi specifici della sua attività: un vaso d´unguenti, un mortaio, una scatola di medicine e una palma simbolo del martirio; talvolta è invece rappresentato con le mani inchiodate sopra la testa, da cui anche la protezione da lui stesso accordata ai sofferenti di emicrania.


 San Pantaleone guarisce un fanciullo
titolo San Pantaleone guarisce un fanciullo
autore Paolo Veronese anno 1588


San Pantaleone
titolo San Pantaleone
autore Ambito bergamasco anno secolo XVII


Tante infine sono le opere dedicate a San Pantaleone nel momento del suo martirio.


San Pantaleone in balia delle bestie feroci
titolo San Pantaleone in balia delle bestie feroci
autore Valerio Palamarchuk anno 2009


San Pantaleone torturato al tronco secco d'ulivo
titolo San Pantaleone torturato al tronco secco d'ulivo
autore Valerio Palamarchuk anno 2009


San Pantaleone decapitato
titolo San Pantaleone decapitato
autore Alfonso Grassi anno 1940 - 1960


 

Buongiorno e buon lunedì con questa cartolina dalle Eolie


 


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domenica 26 luglio 2026

Ginostra preannuncia un esposto a Procura e Carabinieri: “Omissioni gravissime, torrenti fuori controllo dal 2024: il villaggio è in pericolo”

 

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO:

La comunità di Ginostra annuncia che nei prossimi giorni verrà presentato un esposto alla Procura della Repubblica e ai Carabinieri per denunciare quella che viene definita una gestione fallimentare, negligente e pericolosa dell’emergenza alluvionale del 3 luglio 2026 e delle criticità idrogeologiche che si trascinano dal 2024, anno della prima alluvione.

Secondo i residenti, ciò che è accaduto in questi anni rappresenta una responsabilità istituzionale gravissima: nessuna messa in sicurezza, nessun intervento strutturale, nessun ripristino degli argini. Solo qualche stradina ripulita e qualche intervento tampone, mentre Ginostra continua a vivere in uno stato di pericolo crescente e permanente con le piogge che hanno rotto alcune stradelle e minacciano di renderne impraticabili altre, indispensabili vie di fuga per la sicurezza degli abitanti che vivono sotto un vulcano attivo e si sentono esposti a gravi pericoli.

“Il Pertuso è ancora insabbiato: è una vergogna nazionale. Siamo ostaggi dell’incuria”

L’approdo del Pertuso, unica via di fuga e di accesso, è ancora completamente insabbiato. Non è stato riaperto, non è stato messo in sicurezza, non è stato nemmeno dichiarato operativo in emergenza.

I residenti parlano di una situazione “indegna di un Paese civile”, denunciando che Ginostra è stata abbandonata, esposta a rischi che potrebbero trasformarsi in tragedia.

Argini e torrenti fuori controllo: “Dal 2024 nessuno ha fatto nulla”

Il punto più grave della denuncia riguarda i torrenti di Ginostra, che dal 2024 continuano ad allargarsi paurosamente, erodendo terreni, avvicinandosi alle case e aumentando il volume di materiale che precipita verso il villaggio.

Gli argini risultano distrutti, il letto dei torrenti è più largo, più instabile e più pericoloso ad ogni pioggia. Nonostante le segnalazioni, non è stato fatto nulla per contenere, regimentare o mettere in sicurezza queste aree.

“È una bomba pronta a esplodere. E nessuno interviene.”

Muri divelti, massi sospesi, rete paramassi lacerata: “È tutto fermo”

Il quadro che sarà consegnato alla Procura è definito “scioccante”:

massi enormi in bilico ;

rete paramassi lacerata, pronta a cedere;

muri di protezione divelti;

abitazioni esposte direttamente al rischio;

villaggio senza via di fuga.

“Non è stato fatto nulla. Nulla.” dichiarano i residenti.

“ Oltre undici milioni di euro stanziati: vogliamo sapere ”

Nell’esposto si chiederà di verificare l’utilizzo dei circa 11 milioni di euro stanziati per la messa in sicurezza di Stromboli e Ginostra e gli importi utilizzati precedentemente. Ad oggi, denunciano i cittadini, non è stata avviata alcuna opera, né è stato spiegato perché i fondi non siano stati utilizzati.

“È ora che qualcuno risponda.”

Richiesta di indagine severa e immediata

L’esposto chiederà alla Procura di accertare:

possibili omissioni di atti d’ufficio;

ritardi ingiustificati negli interventi urgenti;

eventuali negligenze nella gestione dell’emergenza;

la responsabilità diretta di chi ha lasciato Ginostra in condizioni di pericolo.

“Ginostra non sarà più trattata come una frazione sacrificabile”

La comunità denuncia una situazione definita come “gravissima, pericolosa e frutto di una colpevole inerzia”, chiedendo che le Autorità intervengano senza ulteriori scuse né rinvii.

“Ginostra non può essere lasciata morire.”

Comitato Per Ginostra

Gianluca Giuffrè (Coordinatore)

Ginostra, 26/07/2026

Lipari, strade distrutte: il conto dei lavori lo stanno pagando i cittadini. L'editoriale di Salvatore Sarpi

In un'isola dove sono stati investiti milioni per la modernizzazione delle infrastrutture di telecomunicazione,  i suoi cittadini, così come i turisti, sono costretti a fare lo slalom tra buche, avvallamenti e trincee: con corse sempre più frequenti verso l'ospedale

È la fotografia impietosa di Lipari, dove dal centro alle frazioni non esiste ormai un solo tratto di strada che possa dirsi davvero sicuro.

Il bilancio è quello di un territorio ferito. Un vero bollettino di guerra, con una rete viaria comunale e provinciale ormai al collasso. Strade che avrebbero dovuto essere ripristinate dopo gli interventi per la posa della fibra ottica e dei cavi al servizio degli impianti fotovoltaici sono state, nella maggior parte dei casi, richiuse alla meno peggio, lasciando dietro un manto, asfaltato o cementato, che continua a cedere, con dissesti che si aggravano giorno dopo giorno.

Circolare è diventato un terno al lotto. Ogni curva nasconde una buca, ogni rettilineo un cedimento, ogni strada un potenziale pericolo. Il prezzo della cosiddetta modernizzazione lo stanno pagando motociclisti, ciclisti, ma anche automobilisti, costretti, ogni giorno, a convivere con una viabilità che definire precaria è ormai un eufemismo.

I cantieri finanziati dal PNRR avrebbero dovuto rappresentare un'opportunità di sviluppo. Invece, per molti cittadini, sono diventati il simbolo di lavori eseguiti senza il necessario rispetto del territorio. Scavi, solchi e trincee hanno inciso le carreggiate, mentre i ripristini, troppo spesso, si sono limitati a rattoppi destinati a deteriorarsi rapidamente, lasciando le strade in condizioni peggiori rispetto a prima.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Crescono gli incidenti, aumentano le cadute da scooter e motocicli, l'ultimo ieri sera a Pianoconte ha coinvolto due turisti, per  fortuna senza gravi conseguenze. Oltre ai danni ai veicoli.  

Ogni passaggio di mezzi pesanti e non, accelera il degrado, mentre i cittadini continuano a chiedersi fino a quando dovranno convivere con una situazione che mette a rischio la loro sicurezza.

La domanda è inevitabile: chi controlla la qualità dei ripristini? Chi verifica che le imprese eseguano i lavori secondo le regole? E soprattutto, chi risponderà se una buca o un cedimento provocheranno l'ennesimo incidente?

Non basta iparlare di innovazione. La vera modernizzazione passa anche dal rispetto delle opere pubbliche e dalla tutela della sicurezza. Una strada scavata deve essere restituita alla comunità nelle stesse condizioni, se non migliori, di quelle originarie. Tutto il resto è un fallimento amministrativo.

Lipari non può essere trasformata in un cantiere permanente né, tantomeno, in una trappola per chi ogni giorno percorre le sue strade. È arrivato il momento che chi ha responsabilità istituzionali pretenda interventi definitivi, controlli severi e il rifacimento completo delle carreggiate compromesse. 

Perché la sicurezza non può essere affidata a un rattoppo d'asfalto.

Nella foto: il pezzo di strada(si fa per dire) dove sono caduti ieri i due turisti

Lipari, chieste più cure e attenzioni per Canneto. L'articolo del direttore Sarpi sulla Gazzetta del sud del 26 luglio 2026


 

Le Eolie nelle stampe d'epoca (110° puntata): Il monte Pilato e il monte Chirica visto dalla punta A Ialera (Lipari)


 

A.S.D. Lipari IC annuncia progetto "Ambasciatori rossoblù"


 

Canneto deve svegliarsi. Da Don Alex l'input (di Corrado Giannò)

 

Riceviamo da Corrado Giannò e pubblichiamo: 

All’indomani della fine dei festeggiamenti in onore del Santo Patrono San Cristoforo della frazione di Canneto, isola di Lipari, spontanee sorgono nel sottoscritto alcune riflessioni che desidero, pubblicamente e da comune cittadino esternare.

Ed è con profondo senso di attaccamento al luogo in cui viviamo che camminando, per le nostre strade, è impossibile non notare il silenzio e il progressivo abbandono che stanno spegnendo la nostra frazione. Questo non è un problema di case vuote o di incuria, ma di una ferita alla nostra identità ed alla nostra storia.

La nostra comunità rischia seriamente di spegnersi non per mancanza di risorse, ma per rassegnazione. E’ quindi il momento di fermarsi, guardarci negli occhi e chiederci se vogliamo accettare questo declino o se abbiamo ancora la voglia e la forza di reagire.

Nessun Ente potrà mai salvare il nostro meraviglioso luogo, la nostra splendida Canneto, se prima non siamo noi a dimostrare di crederci.

Dobbiamo risvegliare le nostre coscienze e riscoprire il vero valore dello stare insieme, proponendo idee concrete per pulire, curare e animare i nostri spazi comuni.

Non servono grandi cose, ma piccoli gesti di presenza e la volontà di camminare uniti. Il futuro della nostra frazione dipende solo da noi, dalla nostra voce e dal nostro coraggio di cambiare le cose.

I tra giorni appena trascorsi, dedicati alla festività di San Cristoforo, hanno dato un’immagine di vita, di spensieratezza, di divertimento sano, equilibrato, capace di coinvolgere anche i più pigri.

Da un giovedì interamente dedicato ai bambini ed alle loro famiglie con una piazza piena, si è passati ad un venerdì ricco di musica, esibizioni, canti, balli che hanno coinvolto in toto tutti coloro i quali, tantissimi, hanno assistito entusiasti alle varie esibizioni, per finire con una giornata, sabato, nella quale una vera e propria discoteca a cielo aperto ha dato sfogo, grazie ai vari dj e vocalist, alla voglia di divertimento e di vita della quale, indubbiamente, se ne sentiva l’assoluta mancanza. 

Questo un grandissimo risultato che va sottolineato e messo in evidenza, così da comprendere che ci vuole poco ma tanta buona volontà, per giungere al risultato finale.

Ed è un insegnamento che ci giunge da chi vuole per il risveglio e la crescita della nostra Canneto collaborazione, dialogo, aperture, coinvolgimento, comunione ed unione al tempo stesso.

Ed è proprio al suo fare, alla sua volontà ed alla sua perseveranza, che sento oggi di dire Grazie!

Era quell’input che mi, e spero ci mancava, per tornare tutti, insieme, a brillare e far splendere Canneto di luce propria.

Grazie Don Alex e W Canneto