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mercoledì 26 agosto 2026
martedì 25 agosto 2026
L’Isola che ancora non c’è è quella dei servizi consorziati tra i tre Comuni.(di Giacomo Montecristo)
All’insegna dell’Unione dei Comuni di Salina, un raffinatissimo evento di alto profilo culturale è stato promosso a Malfa, la sera del 22 agosto, dal Centro Internazionale di Ricerca per la Storia e la Cultura Eoliana (C.I.R.C.E.). La casa del magistrato Calogero Ferrotti, che per le preziose raccolte che contiene può essere considerata un importante luogo per la promozione dei beni culturali eoliani, ha ospitato “L’Isola che non c’è”, un “reading” scritto da Marcello Saija e dallo stesso animato, insieme agli attori Ezio Donato e Raffaella Bella, con l’assistenza tecnica di Giuseppe Scafidi. Con preciso riferimento a ciò che ancora non c’è e che si vorrebbe avere, dopo l’accoglienza del padrone di casa e la straordinaria introduzione di “Un bel dì vedremo un fil di fumo” cantata dalla soprano Caterina Bevacqua con l’accompagnamento del maestro Giosi Infarinato, è stata narrata la storia dell’Isola Ferdinandea, apparsa e scomparsa nel mare di Sicilia nel 1831. Poi, come da programma, i quattro sindaci eoliani, invitati a confrontarsi sulla proposta di Unione dei servizi tra i tre comuni di Salina, hanno offerto ad un pubblico numeroso e colto, il loro modo di sentire sull’irrazionale divisione amministrativa che vede il municipio di Lipari governare sei isole e tre municipi che operano nei 26 chilometri quadrati di Salina. La base della discussione è stata un progetto elaborato dal sindaco di Lipari Riccardo Gullo, che nel suo intervento di apertura ha difeso l’autonomia dei singoli comuni ma ha perorato la causa di unificazione di taluni servizi che sulla scia del CITIS, potrebbero dare frutti altrettanto virtuosi. Prudentissimo il sindaco di Leni Ireneo Giardinello che propone di procedere a piccoli passi. Pronto al confronto ed alla più ampia apertura, il neo sindaco di Malfa Giuseppe Siracusano ha proposto di iniziare subito affrontando le problematiche delicatissime dell’Area Marina protetta e varando l’iniziativa di recuperare alla gestione amministrativa delle tre municipalità dell’Isola la Riserva naturale orientata di Monte Fossa delle felci e Monte dei Porri. Piena disponibilità anche da parte del sindaco di Santa Marina Domenico Arabia che, strenuo difensore dell’identità di ciascuna comunità, si dichiara favorevole a sperimentare l’unificazione dei servizi possibili, ma con il limite preciso di non travalicare nella realizzazione del comune unico. Di ampio respiro gli interventi del segretario generale del comune di Lipari Antonio Le Donne che, per acta, ha mostrato i grandi vantaggi derivanti dall’unificazione dei servizi e dell’urbanista dell’università di Catania Laura Saija che ha consigliato gli amministratori di adottare un piano di sviluppo condiviso, capace di fare da guida al percorso di unificazione dei servizi.
In conclusione, Riccardo Gullo ha sottolineato
con soddisfazione che ci sono le condizioni per convocare subito i tre consigli
comunali ed iniziare il processo unificativo.
Un
sontuoso buffet offerto in giardino dai padroni di casa ha concluso
l’interessantissima serata.
Giacomo
Montecristo
Davide D'Amico : La memoria di una vita dedicata agli altri (di Peppuccio Subba)
Con la dipartita del professore Davide D’Amico Lipari ha perso un illustre cittadino, grande maestro di chirurgia e umanità.
All’insigne professionista il Comune aveva concesso la cittadinanza onoraria con deliberazione consiliare n. 13 del 16 febbraio 1991.
Le motivazioni, del riconoscimento simbolico e solenne, sono contenute nella pergamena, consegnata al Neo Cittadino nel corso di una cerimonia pubblica, il cui testo, dettato dal grande storico eoliano, prof. Giuseppe Iacolino, è il seguente:
IL SINDACO DI LIPARI
L’UNANIME VOTO SANCENDO DEL CIVICO CONSIGLIO INTERPRETE E GARANTE DEL POPOLARE CONSENSO AL DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO TRAPIANTI DEL POLICLINICO DI PADOVA PROFESSORE DAVIDE D’AMICO MAESTRO VALENTISSIMO NELLE CHIRORGICHE DISCIPLINE PER BELLE DOTI D’UMANITA’ RESO OVUNQUE ASSAI ILLUSTRE E ANCOR PIU’ NELLE EOLIE DA LUI PREGIATE DI FREQUENZA E AMICIZIA LA CITTADINANZA ONORARIA CONCEDERSI IN QUESTO COMUNE OMAGGIO ALLA SCIENZA DI SUA MANO SAGACE ALLA GENEROSITA’ D’UN GRAN CUORE
I meriti speciali del professore D’Amico, che hanno indotto l’amministrazione a conferire il riconoscimento civico, erano:
- l’eccellenza professionale che lo aveva collocato al primo posto in Italia e oltre;
- la scelta di Lipari come luogo dove trascorrere i giorni di riposo e con cui ha stabilito un legame autentico e profondo. Un legame che nel tempo si è consolidato attraverso la stima, l’affetto e la condivisione dei valori che appartengono alla nostra comunità.
Ha pubblicati tanti lavori e libri, destinati a studenti, specializzandi e colleghi. Tra questi viene ricordato “Le mani del chirurgo – lo specchio di un’arte” che unisce importanti aspetti professionali e riflessioni sull’arte della chirurgia.
Era anche dotato di un’elevata dimensione umanistica e letteraria per cui spesso scriveva poesie sugli affetti familiari e sui luoghi che amava frequentare e, in particolare, Lipari che era diventata una parte importante della sua vita e della sua famiglia.
Uno dei libri in cui raccontava sentimenti, emozioni, idee e storia è “Sulle ali dei gabbiani”. Nella prima parte, dedicata a Lipari, descrive lo stupore della scoperta delle Eolie e quindi il gabbiano, come il corvo di Mizzaro, diventa l’elemento conduttore di una trama di fuoco, mare, albe, tramonti e poi grotte, chiese, Santi e misteri.
Con riferimento alle sette isole scriveva: “questo arcipelago è come una tastiera di pianoforte dove ogni nota ha un suono, ma sono tutte le note che conferiscono alle Eolie quell’armonia tra mare e terra che è l’essenza più vera del loro grande fascino. Vivere Lipari è assai diverso che vivere a Lipari”.
Il primo trapianto di fegato lo eseguì il 23 novembre del 1990 su una donna di 42 anni. Quell’intervento non fu soltanto un successo individuale ma l’avvio di un programma di trapianto epatico destinato a diventare il più importante d’Italia.
Un’altra tappa fondamentale della sua attività professionale arrivò nel 1997 quando fu protagonista del primo trapianto pediatrico da donatore vivente.
Il professore D’Amico nel tempo divenne il trapiantologo di straordinaria competenza e umanità che ha dedicato la propria vita professionale alla cura delle persone e alla crescita della scuola di Padova.
Nel tempo ha battuto ogni record per gli oltre tremila interventi chirurgici tra cui mille trapianti.
Durante la sua permanenza a Lipari, deponeva, idealmente, il grande prestigio della sua professione e si comportava come un comune cittadino, dedicandosi alle incombenze quotidiane.
Amava intrattenersi con i tanti conoscenti e si poneva sempre con grande modestia e semplicità con qualsiasi interlocutore.
Durante le sue vacanze era sempre disponibile a dispensare consigli a tutti gli eoliani per la soluzione dei problemi di salute anche esulanti dalle sue specifiche competenze professionali.
La sua attività professionale è stata una missione, un modo concreto di essere vicino agli altri e di rendere migliore la vita di chi soffriva.
Meritava di continuare a vivere e concludere la sua esistenza in modo sereno. Una terribile e improvvisa patologia, che lo ha colpito un mese addietro, lo ha costretto, ingiustamente, a sopportare un carico di pesanti sofferenze.
Il professore D’Amico continuerà a vivere nel ricordo e nel cuore di chi ha avuto la fortuna di incontrarlo e di ricevere le sue cure.
Sono sicuro che il Signore lo ha accolto tra le sue braccia in Paradiso.
Un’accoglienza meritata perché ha saputo donare tempo, competenza, ascolto, amore senza chiedere nulla in cambio.
Ora non potrà più curare i corpi, ma rimarrà la cura che ha saputo lasciare nelle anime, il bene fatto, le persone a cui ha ridato la vita e le parole pronunciate nei momenti difficili, il ricordo di un uomo che ha scelto di dedicare la propria esistenza agli altri.
La sua scomparsa rappresenta una grande perdita per tutti i suoi familiari a cui era legato da un amore profondo, per i suoi collaboratori a cui dispensava ancora consigli, per le migliaia di persone che ha curato, per la nostra comunità con cui aveva instaurato un forte legame umano e civile.
Sarebbe opportuno che l’amministrazione comunale di Lipari valuti l’iniziativa di intitolare una strada o uno spazio pubblico al professore Davide D’Amico, quale riconoscimento istituzionale e permanente per la sua presenza e la sua attività professionale che hanno rappresentato per cittadini, famiglie e realtà del territorio un punto di riferimento caratterizzato da attenzione, sensibilità e costante disponibilità alle esigenze della nostra collettività.
La proposta intende rappresentare un segno di gratitudine e di riconoscenza degli eoliani affinchè il nome e l’impegno del professore D’Amico possano contribuire a conservare e trasmettere alle future generazioni il cammino di un uomo che ha saputo unire competenza, passione e dedizione.
Peppuccio Subba
Premio "Eugenio Vitarelli": bel riconoscimento per Davide Cortese, poeta e scrittore di Lipari
Ripulito il loculo nel cimitero di Canneto dalle scritte offensive
Si è proceduto a ripulire dalle scritte offensive il loculo del cimitero di Canneto dove è sepolto un uomo, deceduto a maggio a Lipari. https://eolienews.blogspot.com/2026/08/cimitero-di-canneto-che-meschinita.html
L'auspicio è che l'increscioso fatto non si ripeta. E questo al di là di quello che l'uomo, che vi è lì sepolto, potrebbe avere fatto in vita.
Eolienews ricorda Gaetano Giambò
La rubrica è realizzata, gratuitamente, con le foto del nostro archivio, pubblicate in modo casuale.
Anniversari, ricorrenze e pubblicazione foto richieste dai lettori (con o senza testo) sono a pagamento
Vucata 2026 a Stromboli: vince il team Cusolito con il gozzo del compianto Stefano Oliva
Cimitero di Canneto: Che meschinità, senza rispetto neanche per il luogo sacro
Questo non è uno dei tanti muri delle nostre città, dove "scrittori" improvvisati sfogano la loro "creatività": e', invece, un loculo del nuovo cimitero di Canneto dove è stato sepolto un uomo, deceduto il maggio scorso.
Qualcuno, evidentemente con un rancore che non è riuscito a superare neanche dopo il trapasso di quest'uomo, ha pensato di portarsi pittura e pennello, da casa, per scrivere quanto si vede nella foto.
C'è qualche muratore o imbianchino che può cancellare quella scritta, nella speranza che non venga riproposta?
Santo del giorno: Santa Patrizia di Costantinopoli
Dopo la morte del padre, Santa Patrizia tornò a Costantinopoli, dove rinunciò alla corona imperiale e distribuì tutti i suoi beni ai poveri. Desiderosa di visitare i luoghi santi legati alla vita di Gesù, intraprese un pellegrinaggio, ma durante il viaggio una violenta tempesta la costrinse ad approdare miracolosamente a Napoli. Qui si stabilì nel Castel dell'Ovo, dove, dopo pochi mesi, una breve malattia la condusse alla morte, donandole la pace eterna tra i santi.
Secondo una rivelazione celeste fatta alla Beata Aglaia, il corpo di Santa Patrizia fu posto su un carro trainato da tori indomiti. Questi, senza alcuna guida, percorsero le vie di Napoli fino a fermarsi davanti al monastero dei Padri Basiliani, dedicato ai Santi Nicandro e Marciano, luogo che la santa aveva scelto in vita, dicendo: «Qui riposerà il mio corpo».
Il suo corpo fu tumulato lì, insieme alle sue discepole, le Religiose, che in seguito vennero chiamate Patriziane o di Santa Patrizia. Nel 1864, con la soppressione del monastero, le Patriziane si trasferirono nel convento di San Gregorio Armeno, portando con loro il sacro corpo della loro fondatrice. Oggi, il corpo di Santa Patrizia è conservato in un'urna preziosa di oro e argento, ornata di gemme, ed è venerato da numerosi devoti che assistono spesso a un miracolo straordinario: il suo sangue, prodigiosamente uscito da una gengiva cento anni dopo la sua morte, fluisce nuovamente, manifestando l'onnipotenza di Dio.
Dal 1625, Santa Patrizia è una dei 51 compatroni di Napoli. La sua festa si celebra il 25 agosto, e il martedì è il giorno a lei devozionalmente dedicato.
lunedì 24 agosto 2026
Laurana ferma da 4 ore al largo di Vulcano. Problema tecnico?
La foto è di Gabriele Costanzo
La nave è ripartita, verso Milazzo, dopo circa 4 ore e mezzo. Sembrerebbe si fosse incagliata l'ancora: sono intervenuti i sommozzatoriOggi, 24 agosto: San Bartolomeo Apostolo
L'apostolo S. Bartolomeo era galileo e probabilmente pescatore come la maggior parte degli Apostoli. Scelto da Gesù, Natanaele, il suo nome originario, ebbe anch'egli la felice sorte di nutrire l'anima sua delle parole di vita che uscivano dal labbro benedetto del Divin Maestro per tutto il tempo della sua predicazione, e di essere testimonio dei suoi miracoli.Insieme con gli altri Apostoli, predicò il Vangelo nella Giudea, operando miracoli e cacciando i demoni dagli ossessi. Nel giorno di Pentecoste ricevette egli pure la pienezza dello Spirito Santo, dopo di che annunziò intrepidamente il S. Vangelo agli Ebrei e soffrì come gli altri Apostoli obbrobri e battiture per amore di Gesù Cristo.
Celebre è specialmente la conversione del re Polimio e della regina sua consorte.
Però tanto zelo eccitò la gelosia e il furore degli idolatri, i quali, spinti da odio diabolico, tramarono contro di lui. Per meglio riuscire nel sacrilego intento, attirarono dalla loro parte il fratello del re, Astiage, che incatenato il santo Apostolo lo condannò ad essere scorticato vivo.
PRATICA. Tutte le avversità, quando si mettono a confronto dei premi eterni che per esse ci saranno resi, non sono che ragnatele, ombra e fumo (S. Giovanni Crisostomo).
PREGHIERA. O Dio onnipotente ed eterno, che in questo giorno ci concedi di celebrare la festa del tuo beato Apostolo Bartolomeo e per questo ci riempi di santa gioia, deh! da' alla tua Chiesa d'amare ciò che egli credette e di praticare ciò che insegnò.
MARTIROLOGIO ROMANO. Festa di san Bartolomeo Apostolo, comunemente identificato con Natanaele. Nato a Cana di Galilea, fu condotto da Filippo a Cristo Gesù presso il Giordano e il Signore lo chiamò poi a seguirlo, aggregandolo ai Dodici. Dopo l’Ascensione del Signore si tramanda che abbia predicato il Vangelo del Signore in India, dove sarebbe stato coronato dal martirio.
ICONOGRAFIA
Nell'iconografia san Bartolomeo viene spesso raffigurato come un uomo che porta sulle spalle la propria pelle come fosse un mantello e stringe in mano il coltello, simbolo del suo martirio. Un classico esempio lo troviamo nella magnifica Cappella Sistina di Michelangelo dove l'apostolo regge con la mano sinistra la sua pelle.

autore MIchelangelo anno tra il 1536 e il 1541
L’atroce supplizio di Bartolomeo, scorticato vivo come viene tramandato da alcune fonti apocrife, sollecitò particolarmente la fantasia di molti artisti tra cui Andrea Vaccaro pittore napoletano vissuto nel XVII secolo o come la bellissima tela di Jusepe de Ribera.

autore Andrea Vaccaro anno XVII sec

autore Jusepe de Ribera anno 1616-18

autore Marco D'Agrate anno 1562
domenica 23 agosto 2026
Il Vascelluzzo di Messina è tornato a Lipari dopo 100 anni: fede, memoria e devozione nel segno di San Bartolomeo
foto: gazzettadelsud.it
Cliccando su questo link
https://messina.gazzettadelsud.it/articoli/societa/2026/08/23/il-vascelluzzo-di-messina-e-tornato-a-lipari-dopo-centanni-fede-memoria-e-devozione-nel-segno-di-san-bartolomeo-932597ac-ab8a-4af8-9487-30ecc8d7ec4c/ si può leggere l'articolo di Rachele Gerace
L'opposizione consiliare di Lipari "La maggioranza non c'è più. Gullo prenda atto del fallimento"
COMUNICATO
LA MAGGIORANZA NON C’È PIÙ. GULLO PRENDA
ATTO DEL FALLIMENTO
Al
di là delle motivazioni personali e politiche espresse dal consigliere, un dato
è ormai incontrovertibile: la maggioranza che ha eletto il Sindaco Gullo non
esiste più.
Eppure
il Sindaco continua imperterrito a governare come se nulla fosse, arroccato su
una gestione che sempre più appare autoreferenziale, autoritaria e lontana dal
necessario confronto politico e istituzionale.
Da
tempo diciamo che questa Amministrazione non dispone più di una maggioranza
politica solida. Oggi l'ennesima uscita dal gruppo che sosteneva il Sindaco
rende questa realtà ancora più evidente.
E
allora chiediamo a Gullo di avere il coraggio delle proprie parole.
Ricordiamo
tutti quella sua famosa frase sul rischio di essere “cotti a fuoco lento”.
Bene: Sindaco, non si faccia cuocere a fuoco lento.
Perché
oggi l'impressione è che preferisca morire politicamente con la fascia
tricolore addosso piuttosto che riconoscere, davanti ai suoi stessi sostenitori
e alla comunità, il fallimento del progetto politico e amministrativo che aveva
promesso agli elettori.
Ma
mentre il Sindaco resiste, a pagare il prezzo di questo fallimento sono Lipari
e le sue isole, alle prese con problemi che si accumulano, servizi che non
funzionano e risposte che continuano a mancare.
La
questione, dunque, non è più soltanto politica: è istituzionale.
Con
quale maggioranza Gullo continua a governare?
E
fino a quando intende ignorare una realtà ormai evidente?
Noi
continueremo a fare il nostro dovere dai banchi dell'opposizione, con ancora
maggiore determinazione.
Perché
un'Amministrazione può sopravvivere numericamente, ma quando perde la propria
maggioranza politica perde anche la forza e l'autorevolezza necessarie per
governare.
Gullo
ne prenda atto, per il bene di Lipari e delle sue isole
I
Consiglieri Comunali
Gaetano Orto, Lucy Iacono, Giorgia Santamaria, Raffaele Rifici, Adolfo Sabatini, Cristina Dante, Angelo Portelli
Oggi, 23 agosto: Santa Rosa da Lima
Cresciuta negli anni, cominciò a fare vita più ritirata. I genitori volevano che si sposasse, ma essa, benchè dolente per dover contraddire i genitori, stette ferma nel suo proposito.
In questo nuovo stato di vita, si accrebbe in lei il fervore della carità verso il Signore e attese a vivere nel nascondimento, accettando i lavori più umili, più faticosi, facendo tutto allegramente, come penitenza dei propri peccati.
Questo suo grande amore verso il Signore fu messo a una prova che durò per 15 anni circa, durante i quali ebbe anche a patire persecuzioni da parte di estranei. Ebbe anche lo straordinario dono delle nozze mistiche.
In questa lotta, essa andava ripetendo: « Signore, fatemi soffrire di più, purché non mi sia tolto il vostro amore ». Passata finalmente la bufera, il Signore la volle consolare, favorendola di molte visioni.
S'intratteneva familiarmente con la sua protettrice S. Caterina da Siena, che le appariva di frequente, e Gesù Cristo in una apparizione le disse: O Rosa del mio cuore, tu sei la mia sposa. Ormai Gesù era l'unico suo pensiero e persino durante la notte vegliava pregando.
Gesù intrattenendosi con lei, le disse: « Preparati: gli sponsali si avvicinano ». E il giorno seguente, 24 agosto 1617, tra il pianto delle consorelle, lasciava questa terra, per andare incontro allo Sposo Celeste.
PRATICA. Bisogna ubbidire prima a Dio che agli uomini.
PREGHIERA. O Dio onnipotente, dispensatore di tutti i beni, che, avendo prevenuta con la rugiada della grazia celeste la beata Rosa, volesti che fiorisse nelle Indie come modello di verginità e di pazienza, da' a noi tuoi servi che, correndo dietro l'odore delle sue virtù, meritiamo di divenire il buon odore di Cristo.
MARTIROLOGIO ROMANO. Santa Rosa, vergine, che, insigne fin da fanciulla per la sua austera sobrietà di vita, vestì a Lima in Perù l’abito delle Suore del Terz’Ordine regolare dei Predicatori. Dedita alla penitenza e alla preghiera e ardente di zelo per la salvezza dei peccatori e delle popolazioni indigene, aspirava a donare la vita per loro, giungendo a imporsi grandi sacrifici, pur di ottenere loro la salvezza della fede in Cristo. La sua morte avvenne il giorno seguente a questo.
ICONOGRAFIA
Santa Rosa da Lima è stata la prima santa iberoamericana, ed è divenuta popolare in America latina già appena dopo la sua morte ; dopo la canonizzazione, nel 1671, il suo culto si afferma anche in Italia meridionale trovando ampia diffusione tra i domenicani e la Santa, terziaria domenicana, viene rappresentata quasi sempre nel gruppo dei Santi che accompagnano l' iconografia della Madonna del Rosario.
autore Scuola di Cusco anno 1680-1700
L'abbigliamento con cui viene raffigurata di frequente la Santa è una tonaca bianca e un manto nero, quasi sempre la sua testa è cinta da una coroncina di rose per ricordare le penitenze a cui si è sottoposta da ragazza.

autore Lazzaro Baldi anno 1668
La scelta di raffigurare episodi della vita della santa ebbe poco seguito, così come le immagine delle sue visioni mistiche, poco diffuse. Alcune eccezioni sono ad esempio il dipinto di Lazzaro Baldi “La visione di Santa Rosa da Lima” risalente al 1671 e conservato ad Ariccia nel Museo barocco. La Santa appare distesa attorniata da angeli e alle sue spalle il Cristo con una bilancia in mano, che le porge da una parte corone e scettri e dall'altra spine e cilici.

autore Nicolás Correa anno 1691
Santa Rosa inoltre è stata inserita nella tradizionale iconografia dei Misteri Gaudiosi, Dolorosi e Gloriosi fra il gruppo dei Santi adoranti. Come detto ella è facilmente distinguibile per la presenza del manto nero e della corona di rose e spine sul capo, ha spesso le mani incrociate sul petto e si rivolge adorante verso il Bambino. Altro elemento presente nell'iconografia che la riguarda è l'usignolo, con il cui canto gareggiava mentre si trovava nell'eremo.























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