LA PARTITA DEI MILIARDI. IL SILENZIO DELLA POLITICA.
C'è una partita da 1,45 miliardi di euro che deciderà come si muoveranno le isole minori siciliane fino al 2036.
Eppure se ne parla pochissimo.
La Regione Sicilia sta preparando il bando per nove anni di collegamenti marittimi. È probabilmente la scelta più importante degli ultimi decenni per le nostre isole. Ma mentre si decide il futuro di migliaia di cittadini, la politica regionale sembra avere la testa altrove: candidature, alleanze, equilibri di partito.
Ed è questo il problema.
Perché non stiamo discutendo solo di navi nuove, orari o tariffe. Stiamo discutendo di un sistema che continua a dimenticare gli approdi.
Alle Eolie arrivano circa 17 milioni di euro per mettere in sicurezza porti devastati dalle mareggiate e dal ciclone Harry. Dall'altra parte, 1,45 miliardi per il servizio marittimo. Quasi ottanta volte di differenza.
Che senso ha comprare il futuro se poi lo facciamo attraccare su banchine del passato?
C'è un dettaglio che rende questa vicenda ancora più politica: in Sicilia porti e trasporti dipendono dallo stesso assessorato. Non esiste l'alibi del "non è competenza mia". Programmare i collegamenti senza programmare gli scali significa programmare un sistema già incompleto.
La cosa più grave, però, è un'altra. Comuni insulari e parlamentari hanno chiesto confronto. Finora è arrivato soprattutto silenzio.
Le isole minori non possono diventare una pratica tecnica da chiudere mentre la politica guarda alle prossime elezioni. Qui si decide il diritto alla mobilità, alla sanità, alla scuola, al lavoro e alla possibilità stessa di vivere tutto l'anno sulle isole.
Prima che il bando venga pubblicato, la politica regionale dovrebbe fare una cosa semplice: alzare lo sguardo e confrontarsi davvero con i territori. Perché questa non è la gara delle navi. È la gara sul futuro delle isole minori siciliane.

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