Cerca nel blog

venerdì 8 maggio 2009

Al comune di Lipari disservizi nel protocollo in entrata Lo sottolinea l'AGE (Associazione geometri eoliani)

Al Sindaco del comune di Lipari, al Responsabile del 3° Settore del comune di Lipari e al Segretario generale è indorizzata una nota dell'AGE avente per oggetto: DISSERVIZI NEL PROTOCOLLO DI ENTRATA
IL TESTO:
Da alcuni mesi, e cioè dall’entrata in funzione del protocollo elettronico dell’Ente, vengono evidenziate da parte degli associati, continui disservizi per la registrazione degli atti di ingresso nel protocollo. Sono stati manifestati ritardi anche di qualche settimana, se non di più. Non si vuole essere fiscali, comprendendo le difficoltà di reperimento di personale, ma tali ritardi possono a volte comportare problemi piuttosto seri. Infatti su molti atti fa fede il protocollo di entrata per attestare il deposito degli stessi e la decorrenza dei termini di legge. Basti pensare alle comunicazioni di lavori interni ex art. 9 della legge 37/85, alla DIA, alle asseverazioni in genere e tanti altri atti, che in certi casi, hanno comportato e comportano responsabilità, per i tecnici e richiedenti, di ordine anche penale.
Supponiamo che il rallentamento nella registrazione degli atti esterni sia dovuto principalmente alla registrazione degli atti interni che, a nostro avviso, porta via molto tempo. Crediamo, ma questa è una nostra opinione, che il protocollo esterno, sia in entrata che in uscita, dovrebbe avere una strutturazione sconnessa con il protocollo interno.
Vi invitiamo pertanto a porre fine a tale disservizio, declinando a far data dalla presente, qualsiasi responsabilità derivante da ritardi nella registrazione degli atti, senza giustificato motivo.
Cordiali saluti.
Il Presidente
(geom Bartolomeo Favaloro)

Pesca: L'audizione al Senato di FRANCESCA BASILE

(FRANCESCA BASILE) Vi invio, oltre al documento presentato, un breve resoconto sull’audizione davanti alla 9ª Commissione permanente Agricoltura e Produzione Agroalimentare del Senato sulle problematiche del comparto ittico che si è tenuta a Roma e alla quale ho partecipato in qualità di consulente per la pesca insieme al Sindaco Bruno e al Rag. Spinella. Più che di resoconto parlerei di impressioni e sensazioni personali.
Ricordo che sono stati da poco delegati a Buonfiglio i rapporti con la Commissione europea, con la FAO e il Consiglio Generale della pesca del Mediterraneo (CGPM) relativamente alla pesca, all’acquacoltura e alla tutela delle risorse marine viventi, nonché la disciplina della pesca marittima e le funzioni di controllo su di essa. L'augurio è che con questa importante delega, il Sottosegretario riesca a garantire la massima attenzione alle istanze del settore ittico italiano.
RESOCONTO AUDIZIONE
Così come è stato deciso nel corso dell’incontro romano con le marinerie calabresi, siciliane, pugliesi e laziali, avvenuto lo scorso 29 aprile con l’On. Paolo Scarpa Bonazza Buora, Presidente della 9ª Commissione permanente del Senato, da sempre sensibile alle problematiche del comparto pesca, al quale erano presenti, a rappresentare la marineria eoliana, il Sindaco Bruno, il Rag. Spinella oltre alla scrivente, per discutere delle principali difficoltà del settore, si è tenuta nel pomeriggio di ieri al Senato della Repubblica l’audizione davanti alla 9ª Commissione permanente Agricoltura e Produzione Agroalimentare sulle problematiche del comparto ittico. Per la Direzione generale per la pesca marittima e l'acquacoltura erano presenti il Direttore Generale Dott. Francesco Saverio Abate e il Dirigente Dott. Cesare Tabacchini. Al centro della discussione la crisi del comparto della piccola pesca costiera ed artigianale anche a seguito del divieto di origine comunitaria di utilizzo di reti da posta derivante di lunghezza superiore ai 2,5 chilometri per la cattura delle specie cui all'allegato VIII del Regolamento CE n. 1239/98 (tonno, ala lunga, pescespada, ecc.). Se è vero, infatti, che a seguito di tali restrizioni, i proprietari e i membri dell’equipaggio delle unità abilitate a questo sistema di pesca ricevettero cospicue indennità per la riconversione dell’attività, è altrettanto vero che tale denaro venne speso per l’acquisto di nuove attrezzature, in primis la ferrettara, concessa in sostituzione delle spadare, oltre che per adeguare le unità da pesca, in altri casi per acquistare beni di prima necessità (come la casa) o per ripianare debiti pregressi. Così gli operatori del comparto si trovano ancora oggi a dovere affrontare lo stesso ostacolo: a essere proibita, infatti, è proprio la pesca di quelle specie ittiche così preziose per la cucina mediterranea e di cui tutti siamo ghiotti. Se a ciò si aggiunge il fatto che la lunghezza di tale attrezzo si riduce notevolmente in mare dato che viene calato con una tipica disposizione a "zig-zag", si capisce come ormai tale sistema di pesca sia divenuto pressoché inutilizzabile. Il primo a prendere la parola è stato proprio il Sindaco Bruno il quale ha sottolineato come le rigide regolamentazioni comunitarie sulla pesca artigianale, abbiano aperto in Sicilia, e soprattutto nelle realtà insulari, un duplice problema: da un lato, infatti, hanno aggravato di molto il quadro economico-occupazionale, già critico nella Regione; da un altro, strettamente collegato al precedente, hanno aperto la strada a nuove emergenze, a carattere sociale, a danno di tutte le categorie di lavoratori coinvolti, armatori, proprietari e marittimi. Il Sindaco ha poi sottolineato come il problema sia comune a tutte le regioni e ha invocato misure urgenti mirate all’esercizio razionale della pesca artigianale nelle acque nazionali. A seguire, una serie di interventi da parte degli stessi operatori del comparto i quali hanno “gridato”, non nascondendo rabbia e disperazione, come i problemi della pesca siano numerosi e hanno chiesto solo di poter continuare la loro attività. A prendere la parola è stato anche il Presidente dell’Associazione Nazionale Autonoma Piccoli Imprenditori della Pesca, Dott. Ivan Corea, il quale ha affermato come l’A.N.A.P.I. continuerà nel suo impegno a difesa dei pescatori autonomi e a sostegno della categoria anche nella risoluzione di tale problematica. Nel corso della stessa audizione, i componenti della IX Commissione, al di là dei gruppi politici di appartenenza, hanno dimostrato grande attenzione e anche preoccupazione rispetto ai gravissimi problemi che stanno vivendo i pescatori. Tuttavia, al di là delle belle parole e a voler essere proprio sinceri, ciò che è emerso, soprattutto dal discorso del Direttore Generale Abate, è la difficoltà in ordine alla percorribilità di qualsiasi modifica alla normativa nazionale per quanto riguarda le problematiche dibattute. La tendenza verso la quale ormai si muovono le istituzioni comunitarie e verso cui il legislatore italiano si sta necessariamente orientando, infatti, va verso tutt’altra direzione ed è chiara e inequivocabile: quella di rafforzare la competitività del settore attraverso la diversificazione delle pratiche di pesca, la promozione della “pluriattività” dei pescatori e l’incentivazione di tutte quelle iniziative volte a favorire la riconversione, la valorizzazione dei prodotti ittici e l’integrazione produttiva. A questo punto sorge spontaneo un interrogativo: sono veramente pronti i nostri pescatori a cogliere la sfida della modernità che viene dall’Ue o rischiano di rimanere vittime delle solite situazioni di sfruttamento e strumentalizzazione, o peggio di processi di esclusione territoriale e sociale, oltre che economica?

DOCUMENTO PRESENTATO DALLA DOTTORESSA FRANCESCA BASILE AL SENATO DELLA REPUBBLICA DURANTE L'AUDIZIONE DAVANTI ALLA 9ª Commissione permanente Agricoltura e Produzione Agroalimentare
Roma 06-05-2009
Signor Presidente, illustri Senatori,
gli scriventi sono grati alla IX Commissione per la convocazione di questa audizione.
Il presente documento viene presentato allo scopo di fornire ai componenti della Commissione un quadro quanto più omogeneo e partecipato della problematica.
PREMESSA
E’ ormai noto a tutti che la normativa comunitaria ha bandito le famigerate spadare nei Paesi CE dal lontano 2002. Ora, il decreto del Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, adottato il 24 maggio 2006 dopo un breve negoziato con l'Unione europea e con il parere favorevole della Commissione consultiva centrale per la pesca e l’acquacoltura, ha rivisto, compatibilmente con la normativa comunitaria, l'utilizzo in Italia dello strumento di pesca "ferrettara", piccola rete derivante e dunque non fissata al fondo marino, concessa come attrezzo sostituivo alla "spadara" nell’ambito del piano di riconversione obbligatorio imposto dalla Commissione europea. Con il predetto decreto, lunghezza della rete e dimensioni della maglia sono state ricondotte ai limiti imposti dalla disciplina comunitaria e precisamente dal regolamento CE 1239/1998.
Tuttavia, la ferrettara, così come disciplinata dallo Stato italiano conformemente alla normativa comunitaria, per la limitata lunghezza per imbarcazione (2,5 km) che tra l'altro si riduce notevolmente in mare dato che trattasi di un sistema che viene calato con una tipica disposizione a "zig-zag", è tale da non consentire alcuna redditività alle imprese di pesca che hanno effettuato la riconversione.
I pescatori, tra l’altro, in seguito alla riconversione, hanno contratto mutui per l’acquisto delle nuove attrezzature, hanno famiglie da mantenere e la loro è esclusivamente un’attività monoreddito, in mancanza della quale viene meno ogni tipo di sostentamento che possa garantire una vita dignitosa per sé ed i loro familiari, ma quel che è peggio che possa sopperire alle esigenze di primaria necessità.
Peraltro, tali limitazioni all’utilizzo dell’attrezzo in parola, più volte denunciate dalla categoria, appaiono ingiustificate in quanto il sistema di pesca di che trattasi è un attrezzo altamente selettivo, la cui utilizzazione è limitata nel tempo e nello spazio ed è effettuata da natanti di modeste dimensioni che formano la cosiddetta "piccola pesca" ed esclusivamente per la cattura delle specie denominate ricciola, occhiata, sgombro, salpa, boga, alaccia, sardina e acciuga, non a rischio di estinzione.
La dimensione della maglia, inoltre, è tale da concentrare la cattura sulle specie target e ridurre a zero quella accidentale su specie protette, come i cetacei.
Relativamente all'utilizzo dell’attrezzo all’interno delle 10 miglia, questo aumenta la pressione sulle risorse della fascia costiera, la più delicata dal punto di vista ambientale, determinando anche una conflittualità accesa tra le unità praticanti questo tipo di pesca: una vera e propria guerra fra poveri.
Ora, la problematica di cui si dibatte investe circa 500 imbarcazioni e 2000 pescatori italiani, specie del Mezzogiorno, con altrettante famiglie ridotte alla fame, che non hanno alternative occupazionali non solo perché spesso operano in un tessuto economico ad alta densità di disoccupazione dove spesso a lavorare è solo il capofamiglia, ma anche perché spesso incontrano insormontabili difficoltà a riconvertire la loro attività.
Vista, dunque, la situazione di forte crisi, non più sostenibile, in cui versa la piccola pesca artigianale e costiera, resa ancora più pesante da altri fattori, quali ad esempio l’aumento del costo del carburante;
Considerato che non esistono nel breve o medio termine condizioni alternative di riconversione delle maestranze praticanti la piccola pesca con l'attrezzo ferrettara in altri settori;
Considerate, peraltro, le condizioni particolarmente svantaggiate, nonché l'estrema fragilità del tessuto socio-economico delle popolazioni residenti nei territori in cui si pratica ancora la pesca tradizionale con attrezzi da posta e con la ferrettara;
Considerato in particolare il carattere artigianale della pesca costiera effettuata con l'attrezzo di cui sopra per la cattura di alcune specie ittiche alla base della cucina mediterranea per i quali non esiste un pericole di estinzione;
Considerato che il carattere di specialità di tale attività si connota per il fatto che la stessa ha carattere temporaneo e limitato;
Considerato che nella stagione estiva la pesca costiera effettuata con ferrettara e attrezzi da posta è resa assai difficile dal vertiginoso incremento del traffico nautico legato alle attività turistiche e del tempo libero in genere, che si registra nelle acque di interesse dei pescatori;
Allo Stato italiano si rivolgono i pescatori delle marinerie qui presenti e le loro famiglie, per ottenere un sostegno nella rivendicazione del sacrosanto diritto al lavoro contro il grave disagio economico ed esistenziale che li ha colpiti a seguito del divieto di origine europea, attraverso gli interventi normativi che si riterranno più opportuni, al fine di tutelare allo stesso tempo le risorse marine e il diritto al lavoro degli operatori del settore.
A poco servono le misure di sostegno di natura patrimoniale e finanziaria al settore ittico per fronteggiare l’aumento del prezzo del gasolio e la crisi che ne è derivata, se poi mentre si costruisce l'Europa, si negano nel nostro Paese ad onesti lavoratori del mare i diritti più elementari contenuti nella Carta Costituzionale, quale il diritto al lavoro e ad una vita dignitosa, e per di più in un momento di recessione grave e profonda.
Non dando seguito a tali legittime richieste da parte del mondo della pesca, si proseguirà inoltre sulla strada preconcetta della sostanziale chiusura del comparto.
MISURE PROPOSTE
In riferimento all'audizione odierna, si formulano di seguito una serie di proposte tendenti a risolvere le problematiche sopra esposte. Tuttavia, ci si rende disponibili per un confronto serrato e continuativo, con il coinvolgimento di tutti gli attori istituzionali (comunitari, nazionali, regionali e territoriali), allo scopo di pervenire a soluzioni idonee a porre fine all’attuale situazione di forte crisi delle marinerie praticanti la pesca costiera ed artigianale.
In assenza di interventi tempestivi e risolutivi, tutti i presenti concordano circa la necessità di dichiarare lo stato di agitazione permanente della categoria con la partecipazione delle rispettive comunità territoriali, che hanno dimostrato, in più occasioni, la vicinanza agli operatori del comparto.
In particolare, attraverso il presente documento, si chiede di verificare la percorribilità delle deroghe alla normativa comunitaria per il nostro Stato per quanto riguarda:
1) le specifiche dimensionali della reti da posta derivanti per la piccola pesca artigianale e costiera, per tutte le motivazioni esposte in premessa e soprattutto alla luce del carattere prettamente stagionale ed artigianale di tale attività da pesca praticata nelle acque nazionali;
2) la possibilità di catturare pescespada e tunnidi non a rischio di estinzione (possibilità vietata dall'allegato VIII del regolamento CE 1239/98) anche con le reti da posta derivanti, così come avviene per altri attrezzi, quali i palangari, dato che comunque queste specie vi possono incappare accidentalmente;
3) l’eliminazione, per la pesca del tonno rosso, degli obblighi di procedura di sbarco nei porti designati se tale cattura avviene accidentalemnte con attrezzi da posta, ed in particolare con rete da imbrocco e da posta impigliante di cui alla tabella 3 allegata al Reg. CE 1799/2006;
Verificare la percorribilità delle modifiche alla normativa nazionale per quanto riguarda:
1) la possibilità di modificare le specifiche tecniche dell’attrezzo ferrettara per tutte le motivazioni esposte in premessa, prevedendo che i 2,5 Km vanno intesi calati a mare dato che la rete di che trattasi, per la sua tipica disposizione a zig zag, una volta calata si riduce di oltre la metà, non consentendo agli operatori del settore una pesca moderatamente redditizia. Tale previsione, ad esempio, potrebbe essere concessa in via eccezionale per la situazione di forte crisi in cui versa il comparto della piccola pesca costiera e considerato il non rischio per le specie bersaglio (ricciola, occhiate, sgombri, sardine) così tanto abbondanti nei nostri mari, o in via asperimentale così come previsto dallo stesso Reg. (CE) N. 894/97 e successive modifiche ove in premessa recita "considerando che, per non ostacolare la ricerca scientifica, il presente regolamento non deve applicarsi alle azioni che possono risulatare necessarie, anche accidentalemnte, per lo svolgimento di tale ricerca";
2) l’estensione dell’utilizzo dell’attrezzo ferrettara a seconda del tipo di abilitazione, prevista dalla licenza di pesca: mantenendo il limite delle dieci miglia infatti si produrrebbero disagi con altri tipi di categorie di pesca, ma soprattutto si creerebbero gravi problemi alla navigazione commerciale, diportistica e turistica;
3) la non applicazione degli adempimenti previsti dal regolamento (CE) 1559/2007 ai pescherecci praticanti la piccola pesca costiera ed artigianale con l'attrezzo ferrettara che hanno accidentalmente effettuato catture del tonno rosso; l’abolizione del limite massimo di 750 Kg per unità da pesca, come previsto dall’art. 4 del D.M. 27/07/2000, e dell’8% del pescato giornaliero;
l’ eventuale possibilità di introdurre, per le imbarcazioni abilitate alla pesca con attrezzi da posta, anche per dare seguito alle legittime richieste da parte delle marinerie non abilitate all’utilizzo dell’attrezzo ferrettara, un nuovo attrezzo, in via sperimentale, avente caratteristiche compatibili con la normativa comunitaria, che possa consentire alle imbarcazioni abilitate alla pesca costiera, l’esercizio di un’attività redditizia.
CONCLUSIONI
Auspicando che si pervenga ad una soluzione adeguata alle problematiche discusse in tempi brevi, con la collaborazione di Governo e Parlamento, e che le osservazioni sopra esposte possano trovare accoglimento, si ringraziano il Presidente e la IX Commissione per l’attenzione.

Marina Corta abbandonata. Forse è solo una distrazione. Lettera aperta di Pietro Lo Cascio

Lettera aperta sulla annosa questione di Marina Corta di Pietro Lo Cascio
Dopo avere letto del degrado che caratterizza in modo “scientifico” l’area di Marina Corta illustrato da Mimmo Ziino in una lettera inviata alla stampa locale, credo non sia supefluo manifestare solidarietà nei confronti di chi si è assunto l’impegno di una denuncia lucida e onesta, dote rara in una cultura personalistica e vendicativa come la nostra, e lo fa con il coraggio della propria firma.
Ma alla dovuta solidarietà vorrei aggiungere qualche breve considerazione. Non credo che Marina Corta sia il bersaglio di una deliberata strategia distruttiva, magari maturata sul rancore di qualche fischio ricevuto in campagna elettorale che, del resto, rappresentava il giudizio popolare sulla politica della amministrazione uscente (e poi rientrante) verso quella piazza, quei luoghi. Forse il suo attuale stato di abbandono rappresenta, semplicemente, il massimo che questa amministrazione comunale può dare. Per questo tralascio l’elenco delle cose mai fatte, anche se più volte promesse, già illustrato puntualmente da Mimmo Ziino. Vorrei parlare, piuttosto, dei metodi ormai divenuti sistema nella gestione della cosa pubblica e nel rapporto con le legittime istanze dei cittadini, dei quali certamente Marina Corta costituisce un esempio eloquente. I principi fondamentali che regolano questo rapporto sembrano divenuti quattro: divisione, sospetto, assenza, assuefazione.
La cultura del dividere porta a una frammentazione fratricida tra potenziali portatori di interessi comuni, che dovrebbero agire uniti a sostegno delle proprie istanze, ma che invece si escludono pregiudizialmente a vicenda. Così accade che se si chiede o si ottiene un incontro, è meglio che qualcuno poco gradito non sia presente, perché potrebbe pregiudicarne l’esito; se un gruppo di esercenti raccoglie firme, altri gruppi si ritirano in buon ordine, come se la cosa non li riguardasse più, sebbene lamentino il medesimo problema; e se per esempio un’iniziativa parte dagli esercenti, è quasi scontato che tra i pescatori circoli subito la voce di una qualche trama ordita a loro danno. Questo non si può ovviamente imputare a chi amministra, poiché è evidente come il difetto stia alla base, ma certamente chi amministra uno scontento generale ne può soltanto beneficiare, perché la divisione aiuta a frammentare e insonorizzare il dissenso.
La cultura del sospetto è spesso funzionale a quella della divisione. Siamo al paradosso che, se un magistrato sequestra dei cassoni per verificare il loro contenuto, il problema non è il rischio del futuro cedimento di una banchina portuale, ma il fatto che in questo paese si aggirino ancora dei pericolosi comunisti e ambientalisti, peraltro amici dei magistrati: una vera jattura per la nostra società contemporanea. Per diffondere il sospetto, basta alterare la realtà dei fatti, magari con due chiacchere informali, senza lasciare tracce.
Poi, la strategia dell’assenza. Assenza fisica dai luoghi direttamente interessati, come lamenta giustamente Ziino, ma anche da quelli deputati alla discussione e alla soluzione dei problemi. Sottrarsi a un confronto è più facile che affrontarlo, e se questo è rappresentato da ottanta firme di cittadini che chiedono di trattare prioritariamente l’argomento Marina Corta, beh, è molto meglio non presentarsi (come è accaduto nel consiglio comunale del 29 aprile). Potrei elencare decine tra appelli, lettere, interrogazioni e autoconvocazioni presentate durante gli ultimi due anni dai colleghi della minoranza e dal sottoscritto sulla questione di Marina Corta; nessuna ha mai ricevuto risposte concrete e, peggio ancora, nessuna è stata seguita da fatti.
Infine, l’assuefazione. Se un “decoro” urbano squalificante, se i cumuli di spazzatura seminascosti sulla banchina, se le migliaia di euro di spurgo pressoché quotidiano spesi per la fogna che zampilla, se la promessa e mancata realizzazione di una qualsiasi struttura di richiamo turistico e sociale a Marina Corta sono costantemente sotto gli occhi di tutti, prima o poi ci si abitua. Finiremo per pensare che non può esserci altro che questo, un paesaggio post-atomico, e attrezzarci di conseguenza. In questo senso, l’interventismo concretizzatosi prima di Pasqua con il pavimento di marmo spazzolato e le fioriere ordinate in fila crea un pericoloso effetto “boomerang”, quasi un segno di bonaria attenzione che rischia di destare speranze sopite. O forse, si tratta solo di un momento di distrazione.
Pietro Lo Cascio
consigliere comunale di Sinistra Democratica
gruppo consiliare “Eolie nel Cuore”

giovedì 7 maggio 2009

La raccolta differenziata nelle Eolie dell'ATO ME5

Dopo i buoni risultati ottenuti con il servizio sperimentale estivo, realizzato grazie al lavoro delle ditte, all' Ato Me 5 "Eolie per l'ambiente" si lavora ad un miglioramento. E' in fase di predisposizione l'incarico ad un consulente per l'introduzione della tariffa d'igiene ambientale e la programmazione della raccolta "porta a porta" nelle utenze commerciali. Il documentario che segue è relativo all'avvio della raccolta differenziata sperimentale attuata nel 2008

TIRRENIA/ Matteoli: cerchiamo soluzione condivisa

«Sulla Tirrenia, di fronte alla richiesta di tagli dell'Unione Europea, il governo è alla ricerca di una decisione che non penalizzi i posti di lavoro e che danneggi il meno possibile i cittadini». È quanto ha precisato il ministro del trasporti Altero Matteoli.
La questione Tirrenia, a margine del Forum delle guardie costiere del Mediterraneo, è stata oggetto di un colloquio fra il ministro e il presidente della Regione Claudio Burlando. Al termine dei lavori del Forum, Matteoli ha anche incontrato brevemente un gruppo di lavoratori della Tirrenia che manifestavano con striscioni davanti alla stazione marittima.
«Quello della Tirrenia è un problema serio - ha affermato il ministro -. Mercoledì ho convocato i sindacati per trovare una soluzione condivisa e subito dopo vedrò i presidenti delle Regioni Campania, Lazio, Sardegna, Sicilia e Toscana. Soltanto dopo verranno presi i provvedimenti che l'Italia è costretta a prendere per non incorrere in una procedura di infrazione da parte dell'Ue». Rispondendo ad una domanda sul rischio che venga tagliato il collegamento tra Genova e la Sardegna, Matteoli ha affermato: «Stiamo trattando perché è una delle linee che perde le cifre maggiori. Ma nulla è stato ancora deciso».
Intanto, in vista della convocazione dei sindacati da parte del ministro dei Trasporti, Altero Matteoli sulla privatizzazione del gruppo Tirrenia, il segretario generale della Federmar Cisal, Alessandro Pico auspica "un confronto serio e costruttivo". "Al di là delle parole dette fino a oggi, il dialogo porti certezze ai lavoratori del mare per evitare - sottolinea Pico in una nota - un'ulteriore perdita di posti di lavoro a causa della mancanza di una politica a sostegno dell'occupazione e garantire l'elementare diritto all'eguaglianza fiscale e alla mobilità dei cittadini italiani delle grandi e piccole comunità isolane".

Trasporti Siremar: Siragusa, "Il ministro fornisca chiarimenti su riduzione collegamenti isole e ridimensionamento occupazionale".

"Il Ministro Matteoli fornisca immediati chiarimenti sulle preoccupazioni dei sindacati di una imminente riduzione dei collegamenti marittimi con le isole della Sicilia e un ridimensionamento occupazionale".Lo dichiara in una nota la deputata palermitana del Pd, Alessandra Siragusa, commentando la notizia secondo cui il gruppo Tirrenia potrebbe cancellare, sin dai prossimi giorni, alcuni servize ffettuati da Siremar, come il traghetto che collega le Eolie e Napoli e gli aliscafi da Milazzo con l'arcipelago. "La vicenda della privatizzazione di Tirrenia e le sorti di Siremar è stata gestita in modo poco chiaro dal Governo che adesso deve smetterla di glissare: la stagione turistica è alle porte e una riduzione dei collegamenti sarebbe un colpo durissimo per l'economia delle isole siciliane".

Le foto delle Borse di studio "Mimmo Scolarici"

Dopo i quattro servizi video (che troverete in questa pagina di Eolienews), dedicati alla consegna delle Borse di studio intitolate da Eolie nel cuore al compianto notaio Mimmo Scolarici, vi proponiamo adesso alcune foto realizzate da Sylvie Le Cornec durante la cerimonia

Pontile di Ginostra. A quando i necessari interventi?

E' indirizzata al Dott. Mariano Bruno (Sindaco del Comune di Lipari), e p.c. Dott. Guido Bertolaso(Capo Dipartim. Protezione Civile Roma -Commissario Emergenza Stromboli), la nota del prof. Riccardo Lo Schiavo(delegato di Marevivo) avente per oggetto: quali interventi per la messa in sicurezza del pontile di GINOSTRA?
Egregio sig. Sindaco,
facendo seguito alle mie precedenti note afferenti l’oggetto, nonché alla Sua ultima del 06/04/09, nel prendere atto della Sua volontà di interessarsi della problematica, mi dispiace evidenziare come ancora oggi non sia stato possibile allo scrivente ed alla popolazione ginostrese in generale, conoscere quali siano nello specifico gli interventi previsti per il ripristino della piena funzionalità del pontile di Ginostra.
Per essere ancora più chiaro si desidera sapere se saranno finalmente eseguiti quegli interventi previsti (ma non ultimati,con le catastrofiche conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti…) nel progetto originario di messa in sicurezza della vitale opera e cioè:
le trivellazioni con conseguenti iniezioni di calcestruzzo finalizzate al riempimento delle “caverne” presenti sotto il cassone principale lato est ed alla base dei due cassoncini su cui poggia il respingente per l’attracco degli aliscafi;
il posizionamento di acropodi a difesa del medesimo angolo della testata del pontile.
Improcrastinabile appare poi la necessità di eseguire con somma urgenza il riempimento e la copertura del grosso squarcio apertosi pure nel cassone principale lato nord ovest.
Auspicando di non doverLa più disturbare con “un’ennesima” lettera una volta avuto adeguato riscontro, Le porgo cordiali saluti.
Il Delegato Generale della sezione di Ginostra-Stromboli
dell’associazione ambientalista Marevivo
Prof. Riccardo Lo Schiavo

Ginostra: Il costone roccioso e l'accesso...negato..al mare

Ha per oggetto "Costone roccioso frazione di Ginostra e..negato accesso al mare" la nota che il prof. Riccardo Lo Schiavo, Delegato Generale della sezione di Ginostra-Stromboli
dell’associazione ambientalista Marevivo, ha inviato al dott. Mariano Bruno (Sindaco del Comune di Lipari) e p.c. a S..E. Prefetto di Messina e alla Soprintendenza BB. CC. AA.

Egregio sig. Sindaco,
dopo i soliti decenni di attese e di costanti e civili sollecitazioni alle autorità competenti da parte di un gruppo di Ginostresi, lo scorso autunno sono in iniziati i lavori di messa in sicurezza del costone roccioso su cui poggiano alcune case della frazione di Ginostra.
L’avvio dei lavori è stato accolto con la logica soddisfazione da parte della comunità, ma non sono poi mancate le perplessità su taluni aspetti tecnici e sull’impatto ambientale del pur necessario intervento, nonché su un incredibile “inconveniente” emerso in corso d’opera.
Le reti metalliche infatti non sembrerebbero adeguatamente ancorate alla base del costone dove ovviamente è più incisiva l’azione di erosione degli agenti atmosferici e soprattutto dei marosi, che durante la stagione invernale flagellano la costa.
Devastante poi appare dal punto di vista paesaggistico, l’imponete muraglia metallica che, in maniera impietosa sotto il profilo ambientale , “incarcera” lungo tratto della montagna.
Ma c’è un’altra problematica che ritengo opportuno sottoporre alla Sua attenzione, nella speranza che si sia ancora in tempo per intervenire e trovare una soluzione condivisa.
Difatti, o nel redigere il progetto o nell’esecuzione dei lavori, probabilmente non si è tenuto in considerazione che nello stendere la rete di protezione si andava a “coprire” l’unico viottolo di accesso alla scogliera di “sotto san Vincenzo” che rappresenta per i turisti il principale luogo di balneazione della frazione!!
Per godere delle limpide e trasparenti acque del mare di Ginostra residenti e villeggianti dovrebbero infatti in alternativa recarsi o nei pressi dello scalo “Pertuso”, dove però da anni vige l’incomprensibile consuetudine di accatastare centinaia di maleodoranti sacchi di rifiuti di ogni tipo, oppure in località “secche di Lazzaro” raggiungibile però percorrendo una lunga stradina peraltro interrotta in più punti da pericolosissime frane. In altre parole, signor Sindaco, o si interviene subito oppure per l’imminente stagione estiva l’accesso al mare nella frazione di Ginostra sarà off limits.
In attesa di riscontro, porgo cordiali saluti.
Il Delegato Generale della sezione di Ginostra-Stromboli
dell’associazione ambientalista Marevivo
Prof. Riccardo Lo Schiavo

Consegnate al "Conti" da "Eolie nel cuore" le borse di studio per la legalità. I nostri video-servizi

Cerimonia di premiazione stamattina all'Istituto d'istruzione superiore "Isa Conti" di Lipari per la borsa di studio sulla legalità intitolata al notaio Mimmo Scolarici. Borsa di studio promossa da "Eolie nel cuore". Momenti di autentica commozione si sono vissuti ogni qualvolta gli intervenuti hanno ricordato la figura di Mimmo.
Un attestato è stato consegnato a tutti i partecipanti. Mentre le borse di studio sono state consegnate a Lucia Biviano per un elaborato sulla Costituzione e a Camilla Puglisi e Alessandra Martello per un elaborato realizzato congiuntamente sull'Ambiente. La borsa di studio di 500 euro nel caso di Puglisi e Martello è stata suddivisa tra le due ragazze. Nei filmati i vari momenti della cerimonia:
1) L'introduzione della preside Tommasa Basile
2) L'intervento del dottor Riccardo Gullo (presidente di Eolie nel cuore)
3) La consegna degli attestati a tutti i partecipanti
4) La consegna delle Borse di studio da parte di Elizabeth Curie, compagna del notaio Scolarici



ENNESIMA INSICUREZZA SUI TRASPORTI DELLA SIREMAR. L'INTERVENTO DEL CONSIGLIERE PROVINCIALE BRANCA

Comunicato stampa
Il Consigliere provinciale, Massimiliano Branca, appartenente al gruppo “Gioventù della libertà”, chiede al Presidente della Provincia, Nanni Ricevuto di attivarsi per avere maggiori informazioni sulle continue e probabili difficoltà del trasporto marittimo dall’Eolie verso l’Italia, poiché oltre a causare per gli operatori turistici difficoltà di organizzazione vi è anche la serie e certa problematica per i dipendenti della Siremar e per le strutture ricettive delle Isole Eolie. Pertanto, si invita il Presidente della Provincia a documentarsi sulla problematica.

Bufardeci: Tagli nei trasporti sarebbe uno schiaffo alle Eolie, Patrimonio dell'Umanità

“Sarebbe una beffa inaccettabile, uno schiaffo a quel patrimonio dell'umanità che sono le isole Eolie”.
Il vicepresidente della Regione siciliana e assessore ai Trasporti, Titti Bufardeci, respinge al mittente ogni ipotesi di riduzione ai collegamenti marittimi con le isole Eolie. Secondo le indicazioni fornite dai sindacati di categoria, già pronti a incrociare le braccia, il gruppo Tirrenia potrebbe cancellare, sin dai prossimi giorni, alcuni servizi effettuati da Siremar, come il traghetto che collega le Eolie e Napoli. Il gruppo sarebbe in procinto di ridurre gli aliscafi da Milazzo con l'arcipelago. I tagli ai collegamenti veloci potrebbero essere effettuati su quelle rotte dove sono operativi i servizi garantiti con fondi della Regione siciliana, ai sensi della legge sulla continuità territoriale.
“Sarebbe una prassi ingiusta e penalizzante – spiega Bufardeci – perché in questi anni la Regione ha investito risorse importanti con le sue unità di rete, per mantenere un adeguato livello di servizio. Ma questi nostri collegamenti sono studiati e modulati per completare l'offerta garantita dalla Siremar e quindi dallo Stato”.
“Le conseguenze dei tagli prospettati sono inimmaginabili – continua Bufardeci – perchè si tratta di decidere se l'economia, il turismo e la società eoliana debba continuare o no ad esistere. I servizi marittimi per le Eolie garantiscono anche gli approvvigionamenti e la mobilità della comunità eoliana. Per questo non possiamo accettare il minimo taglio, a maggior ragione in un momento topico come questo che prelude alla stagione estiva. Siamo a fianco dei cittadini delle Eolie e ci batteremo con loro per un diritto inalienabile”.
“La vicenda Tirrenia-Siremar si trascina da tempo – spiega il vicepresidente – e in ogni momento delle trattative ci è sempre stata fornita ampia rassicurazione sul mantenimento dei servizi. La posizione del governo regionale è chiarissima: nessuno ci può accusare di avere chiesto la luna, ma pretendiamo la conferma dell'operativo esistente”.
“Sono convinto – conclude Bufardeci – che alla fine arriverà un intervento chiaro e risolutore del ministro Matteoli che non si sottrarrà agli impegni che erano stati promessi alla Sicilia”.
Matteoli ha infatti convocato per la settimana prossima sindacati e presidenti delle Regioni interessate per discutere della vicenda relativa alla Tirrenia e alle sue società collegate.

Marina Corta. "Chi ha una risposta convincente ce la dia" di ANTONIO PREVITI

Egregio direttore,
stamani ho letto con grande interesse la lettera accorata di Mimmo Ziino, non è certo una lettera "avvelenata" ma una semplice e veritiera valutazione dei fatti!
Chi come noi opera in questa piazza ormai da troppi anni non può fare a meno di scrollare il capo avvilito per le troppe promesse mai realizzate e l'imbarbarimento di tutto il contesto!
Potrei elencare le tante cose che si potevano fare e non si sono fatte,abbiamo visto susseguirsi varie amministrazioni di tutti i colori ma la 'musica' non è cambiata!
PERCHE'?
Chi ha una risposta convincente ce la dia per cortesia!
Antonio Previti

Tirrenia non taglia ma il Governo....si

Il presidente della Regione Liguria Claudio Burlando è intervenuto ieri sulla situazione della Tirrenia a Genova, dove i lavoratori hanno ritardato, dopo animate assemblee, la partenza di due traghetti per la Sardegna in seguito alle voci di un imminente taglio delle linee con Olbia e Porto Torres da parte del governo. "Ho parlato con l'Amministratore delegato di Tirrenia Franco Pecorini - ha dichiarato Burlando - e da lui ho avuto l'assicurazione che da parte di Tirrenia non esiste alcuna intenzione di tagliare linee, tantomeno quelle tra Genova e la Sardegna, che sono ritenute linee portanti". "Mi ha invece confermato - ha aggiunto Burlando - che è intenzione del governo operare dei tagli ai finanziamenti che oggi vengono assegnati alla Tirrenia, anche per lo svolgimento di servizi a carattere sociale. E' dunque il governo a dover indicare gli eventuali tagli nei servizi che corrisponderebbero al taglio di questi finanziamenti. Sarebbe davvero incredibile - prosegue Burlando - che fossero danneggiati collegamenti commerciali importanti come quelli tra Genova e la Sardegna. Comunque oggi il ministro sarà in visita a Genova, e mi sembra un'occasione per chiarire subito una situazione che rischia di creare pesantissimi disagi ai passeggeri, al turismo e alla città".