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martedì 23 settembre 2025
Non c'è numero legale, la seduta del consiglio comunale di Lipari slitta a domani
Sia in prima che in seconda chiamata non c’è il numero legale e il consiglio comunale di Lipari, convocato per oggi, in via sostitutiva dal commissario ad acta Daniela Leonelli sul Bilancio di previsione 2025 – 2027 e atti connessi, slitta a domani, sempre alle 10, quando basterà, per renderlo valido, la presenza di sette consiglieri.
Oggi in Aula, nella seduta presieduta dal vice presidente Antonella Starvaggi, erano presenti i sette consiglieri di Rinascita eoliana più Gaetano Saltalamacchia (Forza Italia): quest'ultimo da remoto.
Per l’amministrazione era presente il sindaco Riccardo Gullo
Al Papardo eseguita su una donna di Lipari la prima procedura coronarica con laser ad eccimeri
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| Nella foto della Gazzetta del sud l'équipe |
La "Pagina culturale": L'Organo di Eolo
- Origine: È un antico edificio termale romano, risalente all'epoca imperiale.
- Funzionamento: Le sue strutture, con il pavimento rialzato e i tubi della stufa, incanalano il vento, creando un effetto musicale che produce suoni più o meno forti.
- Leggenda: I liparesi hanno chiamato questo edificio "Organo di Eolo" perché la leggenda attribuiva il suono al dio dei venti, Eolo, che avrebbe donato a Ulisse un otre contenente i venti contrari alla navigazione.
- Storia e Localizzazione
- Scoperta:I resti dell'edificio sono stati trovati negli anni '80 durante la costruzione della strada per Pianogreca di una strada.
- Testimonianze:Il monumento è stato illustrato e descritto da viaggiatori come Houel nel XVIII secolo, che ne evidenziarono la particolare struttura architettonica e l'effetto sonoro.
- Perché si chiama "Organo di Eolo"
- Associazione mitologica:La natura musicale del suono prodotto dal vento ha portato all'associazione con Eolo, il dio dei venti nella mitologia greca.
- "Arpa Eoliana":L'Organo di Eolo è anche conosciuto come "Arpa Eoliana", in riferimento al suono che ricorda quello di un'arpa e al suo legame con i venti eoliani.
Consiglio comunale di Lipari: Alla prima chiamata non c'è il numero legale
Slitta di un'ora (per la precisione alle 11 e 11) la seduta del consiglio comunale di Lipari che ha all'ordine del giorno i documenti propedeutici al Bilancio 2025 - 2027 e lo stesso Bilancio di previsione.
In aula presenti 8 consiglieri (il gruppo di Rinascita più Saltalamacchia), assenti tutti gli altri. I lavori sono stati condotti dal vice presidente Antonella Starvaggi.
In aula anche il sindaco Gullo
Oggi, 23 settembre: San Pio da Pietrelcina
Francesco Forgione (così si chiamava padre Pio prima di indossare il saio francescano) era nato il 25 maggio 1887 a Pietrelcina, piccolo paese di contadini e pastori della provincia di Benevento. I genitori, ambedue analfabeti, pur sudando sui campi, non riuscivano a sfamare la copiosa nidiata che avevano messo al mondo (sette figli). Tanto che papà Orazio un giorno si imbarcò per l'America sperando in una sorte migliore. Gli andò bene, lavoratore instancabile e avveduto, riuscì a mettere insieme una discreta fortuna.
Alla famiglia intanto badò mamma Maria Giuseppa. Forte e ricca di fede, aveva una predilezione per il piccolo Francesco, perché era il più gracile, spesso in preda a misteriose e violente febbri, e dotato di una fine sensibilità religiosa che lo portava a ricercare luoghi solitari per dedicarsi alla preghiera. E si chiedeva, mamma Maria, che cosa avrebbe potuto fare da grande quel suo figliolo così gracile. Risolse lui stesso il problema. Indicando con la mano il frate cappuccino venuto per la questua, disse: «Voglio farmi frate, come fra Camillo».
Nel 1903, indossando il saio francescano nel convento dei cappuccini di Morone, iniziava il cammino di preparazione alla vita religiosa e sacerdotale che si concluse il 10 agosto 1910. E non fu un cammino facile: le misteriose malattie che lo avevano tormentato a casa, continuarono con assalti di una virulenza tale da far temere che non sarebbe mai giunto vivo all'ordinazione, tant'è vero che, non appena ebbe l'età minima richiesta dal diritto canonico, fu consacrato sacerdote.
Con gli sgargianti paramenti sacri addosso pareva ancora più debole ed emaciato, tanto che i superiori ebbero compassione di lui e, anziché inserirlo subito nell'attività pastorale, lo mandarono a Pietrelcina, sperando che l'aria di casa gli avrebbe fatto tornare un po' di forze; qui invece il giovane frate imboccava dritto la strada di quel calvario che percorrerà per tutta la vita.
Il 5 agosto 1918 gli apparve un misterioso personaggio che gli trafisse il cuore con un dardo infuocato, mentre il 20 settembre riceveva le stimmate, inizialmente invisibili. «Ero in coro - ha raccontato lui stesso - dopo la celebrazione della santa messa, allorché venni sorpreso da un riposo simile a un dolce sonno. Tutti i sensi interni ed esterni nonché le stesse facoltà dell'anima si trovarono in una quiete indescrivibile. Vi subentrò subito una grande pace. E mentre tutto questo si andava operando, vidi innanzi un misterioso Personaggio, simile a quello visto il 5 agosto, che si differenziava solamente in questo: aveva le mani, i piedi e il costato che grondavano sangue. La sua vista mi atterrì. Mi sentii morire e sarei morto se il Signore non fosse intervenuto a sostenere il cuore che sentivo sbalzare dal petto. Il Personaggio si ritirò e io mi avvidi che mani, piedi e costato erano trasformati e grondavano sangue».
Un fatto mistico accompagnato da dolore fisico acuto e lacerante. Ma sopportabile. Più profondo e più lacerante fu il dolore provocato invece dai giudizi, dai sospetti e dalle condanne che gli vennero da istituzioni ecclesiastiche, da confratelli e da ambienti scientifici per i quali le ferite del frate del Gargano erano frutto di isterismo.
Scienziati di ogni tipo, inviati da organismi religiosi e dallo stesso Vaticano, si accanirono per dimostrare che i fenomeni attribuitigli non avevano alcuna origine soprannaturale. E riuscirono a convincere il Sant'Uffizio, promotore di una delle inchieste più clamorose durante il pontificato di Pio XI, che si trattava di fenomeni isterici. E gli arcigni monsignori del Vaticano nel 1923, con un apposito decreto, vietavano al frate di Pietrelcina di dire la messa in pubblico e di confessare i fedeli. Un'atroce tortura, durata una decina d'anni, che padre Pio visse in silenzio, senza protestare, rifugiandosi nella preghiera e nella penitenza.
La gente, che non aveva mai messo in dubbio l'origine soprannaturale di quelle misteriose piaghe, quando cessò l'ostracismo, riprese a salire la mulattiera che conduceva al convento per ascoltare la messa celebrata dal frate delle stimmate.
Padre Pio definiva la messa «il mistero tremendo». Ed era per lui un momento di grande emozione spirituale: il volto trasfigurato, gli occhi luminosissimi, il corpo rapito oltre il tempo e lo spazio. Ma anche per quanti la seguivano era un momento di rara tensione e, dopo la messa, facevano la coda davanti al suo confessionale per accedere al sacramento del perdono e per chiedergli di intercedere per loro presso Dio. E c'era chi se ne andava deluso o irritato, e chi interiormente trasformato. Molte le conversioni anche di personaggi notissimi al grande _pubblico che verso il frate stigmatizzato nutrirono sempre profonda riconoscenza e devozione. Padre Pio, uomo di grande carità e umiltà, aveva anche il dono di leggere nei cuori, «sentiva» se chi lo avvicinava era sincero o ambiguo; per questo con alcuni era buono e con altri spicciativo o addirittura burbero. Invitava tutti comunque a pregare sempre, a essere in continuo contatto con il Signore.
Nel 1940, mentre il mondo era alle prese con il terribile dramma della guerra, nascevano su suo invito i «Gruppi di preghiera», un'istituzione che presto si diffuse proficuamente in tutto il mondo. «La preghiera aveva detto ai suoi confratelli è la chiave dei tesori di Dio, è l'arma del combattimento e della vittoria in ogni lotta per il bene e contro il male».
Nel medesimo anno, spinto da un grande amore per il prossimo, soprattutto per quanti erano afflitti dalla malattia, metteva in moto un movimento di carità e di solidarietà per poter realizzare una struttura ospedaliera a servizio dei malati poveri. L'idea si concretizzava nel 1956 con l'inaugurazione della Casa sollievo della sofferenza, destinata a diventare uno degli ospedali meglio attrezzati del Meridione, nel quale lavorano luminari della medicina e dove tutti sono invitati a vedere nel malato e nel povero il volto stesso di Gesù.
Tra i tanti doni di cui era dotato, padre Pio ebbe anche quello di prevedere il tempo della sua morte. Un giorno, ed eravamo nel 1918 quando aveva appena ricevute le stimmate, disse a uno che frequentava il convento: «Coraggio: abbiamo ancora cinquant'anni davanti». E cinquant'anni dopo, 1968, mentre con i devoti si accingeva a commemorare il mezzo secolo dall'evento, padre Pio avvicinò quel fedele e con un filo di voce gli sussurrò: «Cinquant'anni sono passati».
La domenica 20 settembre si fece gran festa, padre Pio celebrò messa e poi si affacciò a benedire i pellegrini che erano accorsi in gran numero. Fu l'ultima volta che lo videro vivo, perché la notte del 23, dopo aver recitato per intero il rosario, moriva.
La gente lo venerò come un santo, prima ancora che la chiesa si esprimesse in tal senso. Il convento e la chiesa dove celebrava messa sono diventati ben presto meta di incessanti pellegrinaggi e luogo di preghiera, di carità e di conversione. Il cammino verso gli altari, però, fu più tortuoso. Coloro che lo avevano avversato in vita, anche per motivi poco nobili (leggi: l'uso delle tante offerte che la gente inviava per le sue iniziative di carità), misero molti pali tra le ruote.
Ma alla fine la verità sulla sua santità ha avuto il sopravvento. Padre Pio, che definiva se stesso «un frate che prega», è stato proclamato beato da papa Giovanni Paolo II, che nutriva per lui grande devozione, il 2 maggio del 2000, e due anni dopo, il 16 giugno 2002 lo stesso Pontefice in piazza San Pietro, lo proclamò Santo e ne stabilì la memoria liturgica per il 23 settembre, "giorno della sua nascita al cielo".
Il luglio 2004 fu inaugurata la nuova grande chiesa a S. Giovanni Rotondo progettata dal celebre architetto Renzo Piano.
PRATICA. Riflettiamo sulle parole di San Pio, (ASN, 15): "La vita non è che una perpetua reazione contro se stessi e non si schiude in bellezza, che a prezzo del dolore. Tenete sempre compagnia a Gesù nel Getsemani ed egli saprà confortarvi nelle ore angosciose che verranno".
PREGHIERA. O Dio, per la tua misericordia e per i meriti di questo tuo grande santo, concedi anche a noi una fede capace di scorgere nei poveri e nei sofferenti il volto di Gesù. Insegna anche a noi l'umiltà del cuore, perché in tuo nome, scopriamo la gioia di perdonare i nostri nemici.
Capodoglio di circa 20 metri avvistato al largo di Stromboli da capogruppo agenzia turistica tedesca
Il capodoglio (nelle foto) è stato avvistato e fotografato, al largo di Stromboli, da Marco (capogruppo Agenzia ASI - Germania).
lunedì 22 settembre 2025
Lutto cittadino per la scomparsa di Vincenzo "Enzo" D'Ambra
Il Sindaco di Lipari, Riccardo Gullo ha proclamato il lutto cittadino per, domani, martedì 23 settembre 2025 in memoria di Vincenzo (Enzo) D'Ambra, stimato imprenditore e figura di riferimento per la comunità, venuto a mancare improvvisamente e tragicamente lo scorso 20 settembre.
Le esequie funebri si terranno martedì 23 settembre alle ore 16:30 presso la Basilica Romana Minore di San Cristoforo a Canneto di Lipari.
In segno di rispetto e partecipazione, l'ordinanza dispone: L'esposizione delle bandiere a mezz'asta presso il Palazzo Municipale e tutti gli uffici pubblici del territorio; L'invito ai titolari di attività commerciali e dei pubblici esercizi, alle organizzazioni sociali, produttive e sportive a sospendere temporaneamente le attività a partire dalle 16:30 e fino a conclusione della cerimonia funebre.













