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giovedì 14 aprile 2016

Lipari, domani sera alla Chiesa del Pozzo: la Misericordia alla prova delle immigrazioni e delle unioni di fatto

Venerdì 15 aprile alle ore 18, nella chiesetta del Pozzo, si terrà il terzo ed ultimo incontro sulla misericordia affrontando il tema “La chiesa e i cristiani alla prova della misericordia”. “Quante situazioni di precarietà e sofferenza – osserva Papa Francesco - sono presenti nel mondo di oggi! Quante ferite sono impresse nella carne di tanti che non hanno più voce perché il loro grido si è affievolito e spento a causa dell’indifferenza dei popoli ricchi. ..Non cadiamo nell’indifferenza che umilia, nell’abitudinarietà che anestetizza l’animo e impedisce di scoprire la novità, nel cinismo che distrugge. Apriamo i nostri occhi per guardare le miserie del mondo, le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della dignità, e sentiamoci provocati ad ascoltare il loro grido di aiuto. Le nostre mani stringano le loro mani, e tiriamoli a noi perché sentano il calore della nostra presenza, dell’amicizia e della fraternità. Che il loro grido diventi il nostro e insieme possiamo spezzare la barriera di indifferenza che spesso regna sovrana per nascondere l’ipocrisia e l’egoismo”.
L’indifferenza ed il pregiudizio sono le armi con cui ogni giorno combattiamo e distruggiamo la misericordia. Prendiamo due temi fra i tanti: le immigrazioni e l’omosesualità. Quante volte abbiamo sentito dire: “Che vogliono questi immigrati? Se ne stiano a casa loro. Protestano? Cacciamoli da dove sono venuti”. Oppure : “Io non tollero gli omosessuali, darei loro un sacco di legnate e li getterei in galera”. E nessuno di questi intolleranti si chiede il perché la gente emigra? Nessuno si domanda se affrontare il mare e la morte è frutto di una scelta o di una necessità. Nessuno si pone il problema se essere omosessuale è una libera scelta o si nasce così. Dovunque domina il pregiudizio contro i diversi. I diversi sono sempre colpevoli, pericolosi, da isolare e comunque da evitare.
Per esempio quanti sanno che gli immigrati in Italia pagano le tasse? Si, anche in Italia, come nel resto d’Europa, i lavoratori stranieri pagano più tasse di quanto non ricevano sotto forma di prestazioni. Secondo i dati del 2012, la spesa pubblica rivolta agli immigrati in Italia può essere stimata in 12,5 miliardi di euro, l’1,57 per cento della spesa pubblica nazionale. Dall’altro lato, tra imposte e contributi previdenziali i cittadini stranieri versano 16,5 miliardi di euro all’anno. Mettendo a confronto entrate e uscite gli immigrati in Italia sono in attivo di 3,9 miliardi di euro. Ancora, l’Europa ha bisogno dei migranti? Si, un’Europa senza migranti si muoverebbe verso un drammatico calo demografico, con conseguente insostenibilità del suo welfare e il rischio di non rimanere al passo con i tempi. Nel 2015 in Europa ci sono quattro giovani per ogni pensionato, ma nel 2060 ce ne saranno solo due. Le opzioni sono due: “O gli stati europei chiudono le frontiere e accettano di vedere l’Europa pesare sempre meno in un mondo in crescita o si aprono alla migrazione e permettono all’Europa di crescere”.
Perché si è omosessuali? Ci sono colpe? Ci sono responsabilità? Ormai è riconosciuto che dell’omosessualità non si possa individuare una vera e propria causa, e tantomeno una colpa (dei genitori, della famiglia, dell’ambiente). Vi è un tale complesso intreccio di elementi – dalla possibile predisposizione genetica, a tutti i fattori ambientali, psicologici e relazionali che ne determinano l’espressione – da escludere la possibilità di risalire a una concatenazione causale univoca, né come teoria generale, né nell’applicazione al singolo caso. Tutte le presunte ‘teorie eziologiche’ (genetiche, ormonali, anatomiche, psicologiche) hanno infatti mostrato, nel tempo, la loro insufficienza.
E’ vero che molto spesso le persone omosessuali si vergognano e nascondono la loro natura e vivono nella sofferenza e nella solitudine. Ma tale ritiro non è determinato da una loro ‘difettosa’ struttura psichica, ma dal forte pregiudizio sociale dell’ambiente sociale che li circonda, che queste persone fanno proprio (è il fenomeno dello stigma – o pregiudizio – sociale interiorizzato) e nel quale s’identificano, autodenigrandosi. Nella fase adolescenziale, quando iniziamo a comprendere chi siamo, qual è il nostro orientamento sessuale, abbiamo bisogno di modelli stabili e precisi. Molte ragazze e ragazzi omosessuali che iniziano a vivere questo vero e proprio sconquasso, conducono una lotta interiore in completa solitudine. Nella ricerca di modelli in cui identificarsi, trovano soltanto pregiudizi: valutazioni degradanti, parcellizzanti la loro persona, spesso legate solo al sesso e non all’interezza dell’individuo.
Spesso, il ragazzo o la ragazza omosessuale entra, quindi, in un circolo vizioso, dando credito ai pregiudizi sociali, iniziando ad avere comportamenti svalorizzanti. Ecco perché la rimozione del pregiudizio – che oggi è identificata, a torto o a ragione, con la locuzione «lotta all’omofobia» – è urgentissima e necessaria. Quando le persone sono accolte nella loro interezza, arrivano a vivere in maggiore armonia con se stessi, iniziando ad amarsi e a valorizzare l’interezza della loro persona. Lo sviluppo di un’immagine di sé positiva prelude all’affermazione positiva di sé. È una questione di autostima, non di orgoglio. Quando l’omosessuale riconosce il proprio valore, intraprende la strada del ‘venir fuori’, e le relazioni affettive fanno parte di questa affermazione, poiché l’identità omosessuale si completa in esse, in quanto promuoventi un’immagine di sé positiva.
Nella Esortazione Amoris Laetitia Papa Francesco ricorda che "ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto". Ma il cammino per una piena accoglienza del diverso è ancora lunga e difficile. Nell’Esortazione non si parla, a loro proposito, di “disordine oggettivo” ma si fa fatica a riconoscere le loro unioni anche se, a proposito delle unioni diverse dal matrimonio, l’Esortazione riconosce che “alcune lo realizzano almeno in modo parziale e analogo". Non è un'apertura piena alle unioni di fatto, ma il riconoscimento che anche nelle convivenze, ad esempio, "potranno essere valorizzati quei segni d'amore che riflettono l'amore di Dio" e che queste situazioni vanno "affrontate in maniera costruttiva" secondo lo spirito della "Chiesa ospedale" caro al pontefice.

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