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venerdì 12 marzo 2021

Oggi è il 12 Marzo. Buongiorno con questa "cartolina" dalle Eolie e con il Santo del giorno

Uno "sguardo" su Salina (foto Isabella Libro) - 

Santo del giorno:
«Che cosa può venire di buono da Pontecurone?». Con questa frase, tutt'altro che incoraggiante, un frate francescano del convento di Voghera accoglieva il piccolo Luigi Orione che aveva chiesto di entrarvi per farsi frate. Pontecurone, dove egli nacque il 23 giugno 1872, era un oscuro paese della provincia alessandrina. Il padre faceva lo stradino e politicamente stava dalla parte di chi, pur di cambiare le cose che andavano davvero male, era disposto anche ad andare per le spicce. Sua madre, invece, era tutta casa e chiesa. 
D'estate, al tempo della mietitura, la mamma andava a spigolare trascinandosi dietro il piccolo Luigi. «Il pane per i poveri è sacro gli diceva — e neppure una briciola deve andare perduta». E si inchinava lei stessa a raccoglierla. Quel gesto, di raccogliere e portare alla bocca ogni pezzo di pane, divenne anche per Luigi un'abitudine. Che un giorno gli costò cara. I compagni di collegio, avendo notato il suo innocente vezzo, buttavano pezzi di pane che poi con sottile perfidia si affrettavano a calpestare. E quando Luigi, obbedendo al suo istinto, si chinava a raccogliere le briciole, era un coro di risate. Per tutta la vita, in verità, non farà che curvarsi per sollevare gli emarginati, i disgraziati abbandonati a se stessi da una società gretta e meschina.
A Voghera, Luigi non stette per molto: una broncopolmonite lo costrinse a lasciare il convento. Il papà lo prese allora con sé a lavorare lungo le strade: un buon noviziato, che gli fece conoscere il mondo operaio, un mondo difficile, di gente sfruttata e arrabbiata, un po' anticlericale ma non lontano da Cristo. Poi Luigi conobbe don Bosco che lo prese con sé a 'Torino e lo coinvolse nelle sue iniziative a favore dei ragazzini che la durezza della vita aveva ridotto a vivere nei marciapiedi delle città. Ma alla vigilia del noviziato, quando don Bosco pensava ormai di avere un confratello in più, inspiegabilmente Luigi Orione lasciava Torino c chiedeva di essere accolto nel seminario diocesano di Tortona. 
In seminario Orione non fu mai un chierico come gli altri. L: ansia per i ragazzi male in arnese, che don Bosco gli aveva comunicato, gli fece fare cose che di solito i chierici non fanno. Un'estate, quando i chierici tornavano in famiglie, Luigi chiese di restare. E poiché il seminario chiudeva, il rettore gli mise a disposizione una stanzetta, un bugigattolo nel soffitto della cattedrale, che al caldo estivo era tutt'altro che un luogo di delizie. 
Un giorno la porta della sua stanzetta si aprì per accogliere un ragazzino cacciato dalla scuola di catechismo perché turbolento. Qualche giorno dopo una frotta di marmocchi invadeva la soffitta del duomo, contenti di passare qualche ora con quel chierico un po' matto che si faceva in quattro per loro. Un po' meno contenti furono i piissimi canonici, disturbati nel loro devoto salmodiare dai rumori «sospetti» provenienti dalla soffitta. 
Disturbare la preghiera dei canonici fu considerato quasi un delitto e Orione dovette sloggiare, accompagnato dalla fama di soggetto poco raccomandabile. Ma non tutti furono d'accordo con quella sbrigativa definizione, non il vescovo, monsignor Igino Bandi, che, apprezzando l'iniziativa del chierico Orione, gli mise a disposizione il proprio giardino, presto trasformato in oratorio. Ma anche lì la storia durò poco. Qualcuno ravvisò nel gruppetto di ragazzini un covo di papalini antipatriottici e sovversivi. E si diede da fare perché il patronato venisse chiuso. 
E l'oratorio chiuse i battenti. Ma Orione si inventò qualche altra cosa: aprì un piccolo collegio per seminaristi poveri, con la benedizione del vescovo. L'iniziativa per un po' funzionò, ma poi alcuni malintenzionati misero in giro la voce che Orione fosse indebitato fino al collo. 11 vescovo fu costretto a prendere delle precauzioni per non trovarsi nei guai. E Orione si trovò da solo. Ma non mollò l'impresa. «Aiutati ché il ciel t'aiuta», dice la saggezza popolare e lui, dandosi da fare, trovò i soldi per pagare l'affitto del locale che ospitava il collegio. Per mettere tutti a tacere. La Piccola opera della divina provvidenza, una delle sue iniziative più incisive, nascerà da quel collegio, della provvidenza, è il caso di dire. Aveva allora solo ventuno anni. Ed era ancora chierico. Sacerdote lo divenne due anni dopo, nel 1895. 
Ancora chierico ne aveva combinata un'altra delle sue. Il patriarca di Venezia — Giuseppe Sarto, il futuro Pio X — aveva invitato nella città della Serenissima, per dirigere il coro della basilica, il chierico Lorenzo Perosi, compagno di corso di Orione e promettente musicista. 
Notizie che giungevano dalla città di san Marco avevano inquietato il severissimo papà Perosi, il quale un giorno andò a confidare a Orione le sue angustie. Secondo lui, il cardinale Sarto stava «viziando» suo figlio: lo invitava a pranzo, giocava con lui ai tarocchi, gli offriva sigari... Orione, contagiato dal sacro furore di papà Perosi, prese carta e penna e inviò una lettera di rimproveri al cardinale. Se ne pentì subito, ma ormai la frittata era fatta. Il patriarca Sarto, letta la lettera dell'audace chierico, si vendicò, ma a suo modo: inviandogli un pezzo di stoffa per la talare che avrebbe indossato il giorno della prima messa. Quando, anni dopo, don Orione sarà ricevuto in udienza, Pio X, mostrandogli la lettera che aveva posto nel breviario come segnalibro, gli dirà: «Certi rimproveri fanno bene ai patriarchi». 
Intanto la Piccola casa della divina provvidenza prendeva piede. A don Orione si era aggregato un altro sacerdote, don Sterpi, suo futuro successore, e con lui tanti giovani che volevano essere della compagnia. E l'iniziativa cresceva. Don Orione era un vulcano. Una ne faceva e cento ne pensava. La Casa della provvidenza divenne più di una e a esse si affiancarono presto asili, scuole professionali, centri giovanili, ospedali... In Italia e fuori Italia, in Brasile e Argentina. Troppo successo, per non suscitare nei soliti invidiosi qualche sospetto: dove trovava i soldi quel pasticcione di prete? II suo castello era solido o poggiava su un mare di debiti? Perché non era mai in casa ma sempre in giro per il mondo?... 
Sospetti e altro ancora finirono raccolti in un bel dossier che monsignor Bandi dovette leggersi. E non ne fu contento. Tanto che, chiamato don Orione, gli disse con tono che non ammetteva repliche: «La Piccola opera della divina provvidenza deve essere chiusa». 
Il monsignore si aspettava chissà quali reazioni. Don Orione rispose solo: «Obbedisco». Sollecitato poi dal vescovo, sconcertato dalla secca risposta, a esplicitare la sua opinione, egli si mise in ginocchio dicendo: «Eccellenza, domani lei non può celebrare la messa perché ha compiuto un'ingiustizia troppo grossa». 
Tre mesi dopo l'Opera di don Orione otteneva dal vescovo l'approvazione ufficiale, insieme alla raccomandazione di dare basi solide all'istituzione, perché non finisse travolta dai debiti. Don Orione promise. Ma intanto chiedeva di poter aprire una 'uova casa a Borgonovo, nel piacentino, per ospitarvi i più poreri tra i poveri. E il vescovo glielo concesse perché, in fondo, aveva fiducia in quel suo prete un po' pasticcione, è vero, ma mimato da una grande passione che aveva nell'amore di Dio e iel prossimo la sua origine. 
Nel 1908 Messina veniva rasa al suolo dal terremoto. Don Orione fu tra i primi a portare soccorso in nome del papa e della carità cristiana. E mentre gli anticlericali lo accusavano di essere una spia del Vaticano e chiedevano che fossero incamerati tutti i beni ecclesiastici per soccorrere i terremotati, don Orione scriveva mirabili pagine di Vangelo vivo, «incamerando» duemila orfanelli nei suoi collegi. Quando Pio X lo nominò vicario generale della diocesi disastrata, un canonico gli offrì un materasso e una stanza scampata alla devastazione. Ma lui cedette tutto a una famiglia senza casa e andò a dormire in un vagone ferroviario. 
Erano tempi duri, di miseria, di fame e di lotte. Gli operai e i poveri lo ebbero sempre dalla loro parte. Tanto che i socialisti di Alessandria lo chiamavano «il nostro prete». In una predica incitò provocatoriamente i poveri a rubare: «Non nella terra dei poveri — specificò —, ma in quella dei ricchi. Andate nella proprietà di Pedenovi (suo amico, che sapeva presente in chiesa). Però non portategli via la carretta ma solo il canestro». 
Anche il terribile terremoto della Marsica (1915) lo vide prodigarsi in prima persona e con gesti di carità al limite della legalità. Per portare in salvo dei bambini, ad esempio, requisì l'automobile del re, il quale, presente alla scena, non osò opporsi. Tra i bambini che un giorno accompagnò alla stazione per portarli in un suo collegio in Liguria, c'era anche un ragazzetto che nel terremoto aveva perso tutta la sua famiglia, Ignazio Silone. Intervistato in seguito su quali personaggi l'avessero più colpito, il celebre scrittore disse: «Don Orione e Trotskij: il primo non era il cristiano della domenica mattina; il secondo non era il rivoluzionario del sabato sera». 
Mentre imperversava la prima grande guerra con le sue drammatiche vicende, don Orione diede le ultime rifiniture alla Piccola opera, che articolò in cinque rami: i piccoli figli della divina provvidenza, le piccole suore missionarie della carità, gli eremiti di sant'Alberto, le figlie della Madonna della Guardia o sacramentane e i fratelli laici coadiutori. Le sacramentine e gli eremiti, due comunità contemplative, che accolgono anche i ciechi di solito rifiutati dagli istituti religiosi perché non idonei, sono il fiore all'occhiello di don Orione, e il motore di tutte le sue altre attività. E nell'eremo di Sant'Alberto don Orione si rifugiava per disintossicarsi dai veleni delle critiche che da più parti gli venivano mosse: cosa normale per chi realizza qualcosa di importante. Ebbe però anche attestazioni di stima da importanti personaggi della chiesa, come monsignor Roncalli (Giovanni XXIII). 11 cardinale Pacelli (futuro Pio XII), mentre si recava in nave al Congresso eucaristico di Buenos Aires come legato pontificio, a chi gli chiedeva la benedizione rispondeva, indicando don Orione, compagno di viaggio: «Andate da lui: è un santo». 
Ai primi di marzo del 1940 don Orione si ammalò gravemente. Aveva chiesto di essere portato a Borgonovo (Piacenza) in quella che considerava la più povera delle sue case. Invece lo trasferirono nella sede di Sanremo, sperando che il buon clima fosse favorevole alla sua salute. Invece il 12 marzo moriva. Scrivendo un giorno all'amico padre Stefano Ignudi, un francescano conventuale di grande cultura, don Orione aveva chiesto: «Ci sarà il ballo in Paradiso?». Non era una irriverenza, ma un suo modo per sottolineare che la chiesa deve essere il luogo della festa e non dei funerali, della Pasqua e non solo del venerdì santo; una chiesa dell'osare e non solo dell'attendere in pantofole; con un briciolo di pazzia... 
Papa Giovanni Paolo II lo ha proclamato beato il 26 ottobre 1980 e proclamato Santo dallo stesso Papa il 16 maggio 2004.

giovedì 11 marzo 2021

Covid: In Sicilia lieve diminuzione dei nuovi casi ma risalgono i decessi

Lieve diminuzione per i nuovi contagi da coronavirus in Sicilia rispetto a ieri. Sono 672 i nuovi casi registrati sull'Isola nelle ultime 24 ore contro i 695 di ieri. Tornano ad aumentare i decessi: oggi sono stati 18, contro i 15 di ieri.

Buone notizie arrivano dalle terapie intensive, diminuite di 8 unità, mentre come ieri crescono i ricoveri in regime ordinario: 4 in più rispetto a ieri per un totale di 671.

Dissalatore di Vulcano e condanna per maltrattamenti in famiglia. I due articoli del nostro direttore sulla Gazzetta del sud del 10 marzo 2021



 

Ricordando... Giovannino Bonica


Ricordiamo che le foto vengono pubblicate in modo casuale e a titolo gratuito dal direttore e non su richiesta dei lettori. Anniversari, ricordi, commemorazioni con foto a vostra scelta non sono a titolo gratuito

Giunta Giorgianni approva progetto definitivo per il porto di Vulcano. Sei anno e mezzo fa l'incidente del Novelli

Con deliberazione 09/21 la giunta Giorgianni ha approvato il progetto definitivo per i lavori di "messa in sicurezza del porto di levante e di ponente nell'isola di Vulcano con la sistemazione del molo foraneo e collegamento tra le banchine portuali e radice attracco aliscafo".

Una volta espletata la gara, che dovrebbe essere bandita in tempi abbastanza brevi, i lavori potrebbero prendere il via conclusione della stagione estiva.

A sei anni e mezzo circa dall'incidente del Pietro Novelli (05.11.2014) che, durante le manovre d'approdo, investì, distruggendolo il pontile aliscafi, già in stato di precarietà, si intravede la "luce in fondo al tunnel" per un'opera indispensabile ma che ha dovuto fare i conti con la burocrazia.

Eolie: Riparte il monitoraggio dei delfini a cura della Filicudi Wildlife Conservation

Con l’arrivo della primavera ripartirà, a cura dell’associazione “Filicudi Wildlife Conservation”, presieduta dalla biologa romana Monica Blasi, il monitoraggio delle popolazioni di delfini che vivono nelle acque dell’arciplago eoliano: il tursiope (Tursiops truncatus) e la stenella striata (Stenella coeruleoalba). Contestualmente si riattiva la sperimentazione, attraverso l’impegno e la disponibilità dei pescatori locali, di strumenti di mitigazione per ridurre le interazioni tra delfini e pesca. Iniziativa che rientra nell’ambito del progetto LifeDelfi.

EMERGENZA ABITATIVA ALLE EOLIE. L'appello del Magazzino di Mutuo Soccorso

Il problema abitativo alle Eolie è più sentito di quanto si possa credere: nonostante l’abbondanza di immobili, non è facile trovare una casa per tutto l’anno, soprattutto per le persone o i nuclei familiari a basso reddito.

L’emergenza pandemica e la relativa crisi occupazionale non possono che aggravare la situazione.

Il Magazzino, già da qualche tempo, sta portando avanti con i servizi per le politiche sociali del Comune un percorso di supporto e collaborazione per le situazioni più gravi, in particolare rispetto a cittadini con disabilità, a volte costretti a vivere ai limiti della segregazione a causa della presenza di barriere architettoniche.

Le istituzioni hanno la responsabilità di costruire una società più inclusiva e solidale e di favorire il rispetto dei diritti di tutti, in particolare delle fasce di povertà e disagio, ma crediamo che anche la comunità possa dare il proprio contributo.

Stimo seguendo alcuni casi di persone che vivono un particolare disagio abitativo, con case fatiscenti e malsane e barriere architettoniche, ma stiamo riscontrando una notevole difficoltà a trovare case idonee a prezzi abbordabili.

PENSI DI POTERCI DARE UNA MANO?
Hai qualche opzione da segnalarci?
Chiamaci o scrivici al numero: 339 330 8961
Ti spiegheremo la situazione e ci porremo come mediatori per i casi più problematici.

Qualificazione del litorale di Canneto o...? (di Catello Pongolini)

Riceviamo e pubblichiamo:

Ancora non ho finito di rimuovere dalla spiaggia e dai fondali quanto buttato a mare, dal torrente Calandra e dalla grande vasca a monte, OPERA DI QUALIFICA dell’anno scorso,(per poi ricevere e rallegrarsi dello Status di spiaggia BLU) che sono già pronti a scivolare a mare i prossimi carichi, non mancano i veleni. 

Alle montagne di rifiuti edili, condite con scaglie di amianto, raccolte con fatica, per evitare che anche Canneto prendesse le sembianze di altre spiagge già rovinate (marina corta e marina lunga ) , ecco riapparire l’asfalto primaverile, danno invernale del manto stradale, resti del cantiere del muro mischiati ai  sassolini e  mattoni e mattonelle a terra e a mare al pontile. 

Meno male che qualcuno vede e porta via, come quello col pandino, viene da sù o è stato lì, all’alba ne ha portato via un cofano pieno, tutte intere. Lui si che vede! Chi lo ha spostato dalla strada? Sullo scivolo, sugli scogli e a mare? Si continua nonostante sia stato scientificamente correlato ai tanti mali,  alla nostra salute e ai danni  recati all’ambiente. 

Troppo sappiamo per stare zitti a guardare. 

Di che ci meravigliamo se sempre più persone e conoscenti si ammalano, sempre più giovani i colpiti. Non posso che continuare a segnalare e purtroppo foto su facebook postare. 

In questo momento dove nemmeno Agnese parla, (quella della pasta), ognuno è corresponsabile nella propria misura,  per superficialità, timore, leggerezza, comodo,  per quieto vivere e così via, altri ancor di più. 

NESSUN PIANGA DEL SUO STESSO MALE. 

E’ arrivato il momento di congedarmi, già vedo tanti scalpitare e dispensare sorrisi per le prossime amministrative, quasi a dire , nessun problema ci sono io! Ieri dov’era? Qualcuno se vuole può dire e fare qualcosa già da ora, meravigliandoci, anche se materia scomoda, potrebbe essere il momento, per ricevere consenso, senza meravigliarsi troppo.

Pongolini Catello

11 marzo 2018: Le Eolie sulla Gazzetta del sud con un articolo del nostro direttore


 

Nei palazzi della politica locale (78° puntata): Francesco Subba (dir.), Massimo D'Auria, Mariano Bruno, Giulio China (amministratori Lipari) anno 2010

Buon Compleanno a Antonio Quadara, Giacomo Favaloro, Bartolina Pellegrino, Francesco Paino, Peppe Grosso, Bartolina Gugliotta, Nunzia Trovato, Filippo Greco

Corte d'appello conferma sentenza favorevole all'ex sindaco di Santa Marina Salina, Lo Schiavo

La Corte di Appello di Messina ha confermato, rigettando l’istanza presentata dalle parti civili Simone Di Cesare, Sergio Fasulo, Alessandro Silvestro e Felice Trimboli la sentenza emessa dalla sezione distaccata del Tribunale di Lipari a favore dell’ex sindaco di Santa Marina Salina, Massimo Lo Schiavo.  

La sentenza, oggetto dell’appello, è quella con la quale il giudice Gianluca Manca, chiamato a pronunciarsi su una vicenda risalente al 21 maggio 2014, aveva ritenuto che i reati contestati a Lo Schiavo non fossero punibili per la loro particolare tenuità. L'ex sindaco era stato anche assolto dall'accusa di diffamazione. 

Lo Schiavo era finito a giudizio in quanto, indossando la fascia tricolore si posizionò, nella frazione di Lingua, davanti ad un escavatore, per interrompere i lavori in corso, in una proprietà privata, per la realizzazione di una struttura al servizio del turismo. 

L'allora primo cittadino del maggior Comune dell'isola di Salina evidenziò, in quell'occasione, di essere intervenuto per salvaguardare un' area rientrante nella ZPS (Zona Protezione Speciale), nonchè sito di interesse comunitario. 

La Corte d’Appello di Messina, oltre a rigettare l’appello dei quattro, li ha condannati al pagamento delle spese processuali. 

Lo Schiavo, così come in primo grado, è stato difeso dall’avvocato Saro Venuto.

mercoledì 10 marzo 2021

Acquacalda: Principio d'incendio all'Italpomice. Dolo?

Un principio d'incendio, intorno alle 17 e 45, ha interessato la sede di Acquacalda dell'ex azienda pomicifera Italpomice. Sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno evitato l'espandersi delle fiamme. 

In corso gli accertamenti per verificare se si tratta o meno di un evento doloso.

Coronavirus: in Sicilia 695 nuovi casi e altri 15 morti


Tornano a salire i nuovi casi di Covid anche in Sicilia dopo diversi giorni di stabilità. N
ell'isola nelle ultime 24 ore si sono registrati 695 casi su 23.994 tamponi (100 in più di ieri quando i test erano stati 22.842). Sale anche l'incidenza dei positivi che oggi è del 2,8%, in aumento rispetto a ieri. La regione è undicesima nel contagio giornaliero di oggi e, purtroppo, negli ospedali siciliani si contano altre 15 vittime (ieri erano state 18).