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lunedì 23 dicembre 2013
Caro Commissario dell'ASP 5 di Messina. La lettera della signora Caterina Conti
Al
Commissario sell’ASP 5 Messina
e.p.c. Al
Presidente della Regione Siciliana
Illustre
Commissario, è d’obbligo in questi giorni per le feste ormai
prossime, inviare i miei più sinceri auguri e poi……..
Lei
sa che tra Gennaio e Febbraio a Lipari vi sono più di 20
partorienti. Agli operatori di Lipari (diciamocelo pure) adesso come
prima è proibito operare, salvo casi di estrema urgenza.
Lei
sa che sino a fine mese esiste una ginecologa in grado di far
partorire sia in modo naturale sia con parto cesareo.
Allora
mi chiedo e Le chiedo: ma per l’Azienda Sanitaria il costo di tanti
voli di elicottero per quante mamme e nascituri dovranno essere
trasferiti dove si troverà posto da Milazzo in avanti, magari sino a
Taormina, non è più esoso di adottare altre misure come confermare
i medici esistenti, mandare a Lipari un medico neonatale,
indispensabile per dare garanzie, e controllare il buon funzionamento
dell’incubatrice?
Inoltre
non tutte le famiglie sono in condizioni di sostenere le spese di
trasferimento chissà dove e chissà per quanto tempo.
Tenga
presente che strutture come Milazzo, la più vicina, potrebbe essere
intasata dai nascituri della stessa città e zone limitrofe che non
anno affatto un presidio ospedaliero.
E’
già dallo scorso anno che (per sentito dire) è proibito agli
operatori lavorare in condizioni normali.
Io
sono una vecchia signora ottantenne che purtroppo non ha nipoti in
arrivo, però mi stringe il cuore per la enunciazione di principi
assurdi, che magari alla distanza si rileveranno disastrosi. (500
nascite)
Io
ed i mie fratelli siamo nati a Lipari con un’ostetrica ed i mie
figli all’Ospedale di Lipari.
Caro
Commissario non può fare un’eccezione per questi mesi (Gennaio e
Febbraio) rinforzando la squadra di Lipari con un medico neonatale?
Questa
mia per quanto di dovere da parte di una cittadina delle Eolie.
Grazie
Caterina
Conti
Natale 2013 alle Eolie. Basilica di Canneto. Don Lillo suona la cornamusa
Il video è stato realizzato da Renzo Casamento
SPENDING REVIEW ALLA SICILIANA ARDIZZONE: “COSTIAMO MENO DI ALTRI”
Un cantiere aperto l’Assemblea regionale siciliana, tra lavori di commissioni, aula, bilancio e finanziaria. Fra rimproveri autorevoli, dalle colonne del Corriere della sera, sui costi ancora troppo alti del parlamento siciliano, e lo sforzo portato avanti dalla classe politica siciliana, convinta di avere prodotto il massimo. Una fine d’anno tra il concreto ed il possibile, alla ricerca della modalità più veloce per dotare la Regione del suo strumento contabile più importante.
Il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone, nel consueto appuntamento con la stampa parlamentare, in occasione dello scambio di auguri natalizi, alla presenza dei cronisti che seguono governo ed Ars, e di Giovanni Ciancimino, presidente del sindacato stampa parlamentare, ha rivolto il suo saluto. Tra i presenti anche i vice presidenti dell’Ars Salvo Pogliese, Antonio Venturino e Sebastiano Di Bella, segretario generale dell’Assemblea.
“Esprimo un sincero è sentito ringraziamento per il contributo alla stampa siciliana in questi anni difficilissimi. Alla stampa nazionale non è andato giù che siamo riusciti a recepire il decreto Monti. Noi non ci stiamo ad essere additati sempre come i più furbi, la Cenerentola. Non è così, non abbiamo ampliato gli organici, abbiamo tenuto fuori le polizze assicurative. Sono pronto a sfidare chiunque e a dire perché noi costiamo meno degli altri. Abbiamo le carte in regola. Sia chiaro a tutti”. Il presidente ha aggiunto: “Non ho capito poi perché M5S perché non ha votato la legge sull’argomento evasione della spesa”. Sulla riduzione dei costi della burocrazia regionale, Ardizzone invita ad evitare populismi, “diminuiremo anche quelli”.
“Distinguiamo i costi della politica dagli altri costi”. Sull’argomento ha preso la parola Di Bella: “L’equiparazione al Senato nasce dal fatto che inizialmente si è pensato all’esercizio della sovranità popolare, le premesse storiche erano di attività legislativa primaria, che nel tempo è sensibilmente ridotta. Il trattamento economico e giuridico deve essere rapportato alla qualità del lavoro che si svolge”.
Ardizzone ha poi proseguito, a sfogo concluso, ribadendo che: “La legge più importante, passata sotto silenzio, è l’approvazione del rendiconto 2011, facendo chiarezza nei conti, 15 miliardi per fare quadrare tutto. In assenza di impugnativa da parte del commissario dello Stato”. Uno sguardo rivolto poi al futuro: “Abbiamo detto che ci occuperemo del contenimento della spesa, superata la fase critica dobbiamo guardare con maggiore speranza al futuro ed all’anno che ci aspetta”.
I rapporti tra governo e parlamento sono stati al centro di un’articolata riflessione da parte di Ardizzone: “Attueremo un percorso che con legge eliminerà ogni eventuale problema”. Il presidente dell’Ars, sollecitato dai giornalisti in sala stampa ha chiarito che Ars e governo sono due cose diverse, con guide differenti: “Ognuno parla il suo linguaggio, ma non si tratta di un problema di interlocuzione”.
“Speriamo di esitare quanto prima la legge sui beni confiscati alla mafia, con il contributo del questore Zito che ha appena lasciato Palermo – ha precisato poi Ardizzone – ho portato a compimento l’indirizzo della burocrazia, chiedendo relazioni tecniche a supporto e non certo per contrapposizione al governo e sulla finanziaria arriveremo con i tempi più rapidi possibili, mettermi in tranquillità i conti. I provvedimenti saranno incardinati entro il 31 dicembre”.
Ardizzone, invitato a dire la sua su ddl editoria e bando della Presidenza ha inoltre commentato: “Non mi meraviglio del fatto che gli editori possano avere una parte di aiuto dalla parte pubblica ma ciò deve avvenire con autonomia e senza vincolo di subordinazione, nella migliore e più proficua dialettica tra i ruoli. Occorre comunque che ci siano regole certe per tutti. È auspicabile un approfondimento”.
Il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone, nel consueto appuntamento con la stampa parlamentare, in occasione dello scambio di auguri natalizi, alla presenza dei cronisti che seguono governo ed Ars, e di Giovanni Ciancimino, presidente del sindacato stampa parlamentare, ha rivolto il suo saluto. Tra i presenti anche i vice presidenti dell’Ars Salvo Pogliese, Antonio Venturino e Sebastiano Di Bella, segretario generale dell’Assemblea.
“Esprimo un sincero è sentito ringraziamento per il contributo alla stampa siciliana in questi anni difficilissimi. Alla stampa nazionale non è andato giù che siamo riusciti a recepire il decreto Monti. Noi non ci stiamo ad essere additati sempre come i più furbi, la Cenerentola. Non è così, non abbiamo ampliato gli organici, abbiamo tenuto fuori le polizze assicurative. Sono pronto a sfidare chiunque e a dire perché noi costiamo meno degli altri. Abbiamo le carte in regola. Sia chiaro a tutti”. Il presidente ha aggiunto: “Non ho capito poi perché M5S perché non ha votato la legge sull’argomento evasione della spesa”. Sulla riduzione dei costi della burocrazia regionale, Ardizzone invita ad evitare populismi, “diminuiremo anche quelli”.
“Distinguiamo i costi della politica dagli altri costi”. Sull’argomento ha preso la parola Di Bella: “L’equiparazione al Senato nasce dal fatto che inizialmente si è pensato all’esercizio della sovranità popolare, le premesse storiche erano di attività legislativa primaria, che nel tempo è sensibilmente ridotta. Il trattamento economico e giuridico deve essere rapportato alla qualità del lavoro che si svolge”.
Ardizzone ha poi proseguito, a sfogo concluso, ribadendo che: “La legge più importante, passata sotto silenzio, è l’approvazione del rendiconto 2011, facendo chiarezza nei conti, 15 miliardi per fare quadrare tutto. In assenza di impugnativa da parte del commissario dello Stato”. Uno sguardo rivolto poi al futuro: “Abbiamo detto che ci occuperemo del contenimento della spesa, superata la fase critica dobbiamo guardare con maggiore speranza al futuro ed all’anno che ci aspetta”.
I rapporti tra governo e parlamento sono stati al centro di un’articolata riflessione da parte di Ardizzone: “Attueremo un percorso che con legge eliminerà ogni eventuale problema”. Il presidente dell’Ars, sollecitato dai giornalisti in sala stampa ha chiarito che Ars e governo sono due cose diverse, con guide differenti: “Ognuno parla il suo linguaggio, ma non si tratta di un problema di interlocuzione”.
“Speriamo di esitare quanto prima la legge sui beni confiscati alla mafia, con il contributo del questore Zito che ha appena lasciato Palermo – ha precisato poi Ardizzone – ho portato a compimento l’indirizzo della burocrazia, chiedendo relazioni tecniche a supporto e non certo per contrapposizione al governo e sulla finanziaria arriveremo con i tempi più rapidi possibili, mettermi in tranquillità i conti. I provvedimenti saranno incardinati entro il 31 dicembre”.
Ardizzone, invitato a dire la sua su ddl editoria e bando della Presidenza ha inoltre commentato: “Non mi meraviglio del fatto che gli editori possano avere una parte di aiuto dalla parte pubblica ma ciò deve avvenire con autonomia e senza vincolo di subordinazione, nella migliore e più proficua dialettica tra i ruoli. Occorre comunque che ci siano regole certe per tutti. È auspicabile un approfondimento”.
Parrocchia di S.Croce a Pianoconte: Unzione degli infermi, presentazione squadra di calcetto e tombola
Anche questa domenica del tempo di Natale proseguono le attività nella parrocchia di S. Croce a PianoconteAl mattino Celebrazione Eucaristica con unzione degli infermi, la sera, alla fine della celebrazione eucaristica, è stata presentata alla comunità la squadra di calcetto della parrocchia. Sempre in serata la tombola.
Lipari. Sulla tassa di sbarco convocato il consiglio comunale
Il presidente Adolfo Sabatini ha convocato per lunedì 30 dicembre, alle ore 10, il consiglio comunale di Lipari. All'ordine del giorno: la tassa di sbarco. Per Venerdi' 27 il presidente Giacomo Biviano ha convocato, su questo argomento, la commissione bilancio.
La Domenica che precede il Natale a Canneto (slidefotografico)
Per visualizzare lo slide fotografico che raccoglie una cinquantina di foto cliccare su questo linkhttp://www.kizoa.it/slideshow-maker/d7523191k8110035o1/la-domenica-che-precede-il-natale-a-canneto
PROVINCE, SVOLTA A ROMA, LEGGENDE METROPOLITANE A PALERMO
Province, non è una passeggiata nemmeno a Roma farle fuori, ma almeno alla Camera un passo avanti si è fatto: saranno enti intermedi di secondo grado. Le amministrazioni provinciali in scadenza in primavera, 55 in tutto, non verranno rinnovate. Si va dunque verso l’abolizione, lento pede. E con tanti mugugni.
C’è chi non si arrende sull’abolizione e chi, dall’opposizione, fa i conti con gli equilibri politici del post-riforma, ponendo l’accento sulle assemblee di sindaci che sostituiranno i consiglieri eletti direttamente. Significa, sottolineano, che i sindaci democratici faranno la parte del leone, perché sono tanti. Beh, a questo non c’è proprio riparo, il contesto l’hanno creato non il destino cinico e baro.
Il voto in Parlamento sul disegno di legge del ministro Del Rio è solo uno stato d’avanzamento verso l’abolizione vera e propria che avverrà quando sarà approvata una legge costituzionale, come ha voluto la Consulta.
L’Assemblea regionale siciliana rimane indietro di una incollatura. Il disegno di legge del governo è ancora in prima Commissione, dove ha provocato addirittura una vistosa smagliatura nell’ambito della maggioranza, fra l’Udc e il Pd, che con Cracolici regge anche le sorti della Commissione.
È in itinere, inoltre, una proposta legislativa del governo sui commissariamenti delle nove province, già adottati in estate. Dovrebbero restare in piedi per altri sei mesi, durante i quali si spera di varare definitivamente la riforma amministrativa, liberi consorzi ed aree metropolitane. Su queste ultime c’è stata un’alzata d’ingegno del governo, che avrebbe in animo, ma sono solo voci raccolte con apprensione nei banchi dell’opposizione, di un parto quadrigemino: quattro, e non tre, le aree metropolitane, con Caltanissetta-Enna, a fare compagna a Palermo, Catania e Messina.
Un’idea, ha osservato qualche deputato, che non sta né in cielo né in terra, perché le aree metropolitane devono nascere, come dice la parola stessa, da una metropoli, e i suoi comuni contigui. Nel caso in esame, Caltanissetta ed Enna, anche a metterle insieme, non fanno nemmeno gli abitanti di Gela, “sospettata” di essere la causa di questa trovata davvero ridicola. Caltanissetta verrebbe rimborsata dell’istituzione del libero consorzio di comuni con capoluogo Gela diventando capofila della presunta area metropolitana.
C’è chi non si arrende sull’abolizione e chi, dall’opposizione, fa i conti con gli equilibri politici del post-riforma, ponendo l’accento sulle assemblee di sindaci che sostituiranno i consiglieri eletti direttamente. Significa, sottolineano, che i sindaci democratici faranno la parte del leone, perché sono tanti. Beh, a questo non c’è proprio riparo, il contesto l’hanno creato non il destino cinico e baro.
Il voto in Parlamento sul disegno di legge del ministro Del Rio è solo uno stato d’avanzamento verso l’abolizione vera e propria che avverrà quando sarà approvata una legge costituzionale, come ha voluto la Consulta.
L’Assemblea regionale siciliana rimane indietro di una incollatura. Il disegno di legge del governo è ancora in prima Commissione, dove ha provocato addirittura una vistosa smagliatura nell’ambito della maggioranza, fra l’Udc e il Pd, che con Cracolici regge anche le sorti della Commissione.
È in itinere, inoltre, una proposta legislativa del governo sui commissariamenti delle nove province, già adottati in estate. Dovrebbero restare in piedi per altri sei mesi, durante i quali si spera di varare definitivamente la riforma amministrativa, liberi consorzi ed aree metropolitane. Su queste ultime c’è stata un’alzata d’ingegno del governo, che avrebbe in animo, ma sono solo voci raccolte con apprensione nei banchi dell’opposizione, di un parto quadrigemino: quattro, e non tre, le aree metropolitane, con Caltanissetta-Enna, a fare compagna a Palermo, Catania e Messina.
Un’idea, ha osservato qualche deputato, che non sta né in cielo né in terra, perché le aree metropolitane devono nascere, come dice la parola stessa, da una metropoli, e i suoi comuni contigui. Nel caso in esame, Caltanissetta ed Enna, anche a metterle insieme, non fanno nemmeno gli abitanti di Gela, “sospettata” di essere la causa di questa trovata davvero ridicola. Caltanissetta verrebbe rimborsata dell’istituzione del libero consorzio di comuni con capoluogo Gela diventando capofila della presunta area metropolitana.
Sorteggio cestino con alcuni prodotti Avon
Anche quest'anno si sorteggia un cestino con alcuni prodotti Avon. Il costo di 1 biglietto è di €1; 3 biglietti €2
L'estrazione avverrà il 6 gennaio. Si aggiudicherà il cestino chi è in possesso del biglietto primo estratto sulla ruota di Palermo in quella estrazione.
Il cesto è composto da:- oliera guzzini
- set profumo per donna note di rosa e ambra (edt 50ml+acqua profumata per il corpo+profumo da borsetta 15ml)
- planet spa crema piedi/gomiti
- matita occhi tonalità "ultra violet"
- rossetto anti-età anew tonalità "chocolate brown"
- bagnoschiuma edizione natalizia fragranza "mela verde"
- smalto color trend " green morph"
- duo ombretti color trend tonalità "true romance"
- orecchini di perle colore bianco
- alberello in feltro da appendere all'abero (su cui si trovano applicati gli orecchini)
- campioncini vari
Il tutto confezionato in un cesto in metallo color oro
Per acquistare i biglietti rivolgersi a Liliana Lauricella o a Immacolata Lo Presti. Entrambe sono contattabili anche su face-book
DIPENDENTI E DIRIGENTI REGIONALI: SCATTA L’ESODO VERSO LA PENSIONE
Lacrime e sangue. Per tutti. I dipendenti, ed i dirigenti regionali insieme agli altri. Il panico non è ancora scoppiato. Ma potrebbe. Intanto, se verranno confermate le misure previste che riguardano il blocco della riforma Fornero alla Regione, si potrà quindi lasciare gli uffici a 65 anni di età (invece di 66 e 3 mesi) e con 40 di servizio invece che 42. A quel punto , circa 800 dipendenti potranno andare in pensione. Chi andrà in prepensionamento riceverà la liquidazione con un anno di ritardo rispetto ai due che è necessario attendere con le attuali regole.
Per chi rimane un grosso punto interrogativo e la prospettiva di guadagnare meno in una prospettiva di potere poi lasciare in servizio con regole e criteri tutti da definire. Oggi incerti. Accorpamento di servizi, eliminazioni di strutture e rifunzionalizzazione. Dipartimento per dipartimento. Assoluto ridimensionamento degli “esterni” all’Ammnistrazione. Sforbiciata alla parte variabile, e contenimento della spesa.
Oggi un dirigente esterno, a contratto, dell’amministrazione regionale, va in seconda fascia, in automatico. Questo perché, ad oggi la Regione non si è occupata di stabilire criteri per aggiornare il passaggio dalla terza alla seconda. Persino tra i direttori regionali in pochissimi appartengono alla seconda fascia. Ma l’obbligo di legge è invece sancito per chi deve ricoprire il ruolo di capo di gabinetto degli assessori regionali. Rosario Crocetta da un anno predica questo verbo nuovo, nell’intenzione di eliminare quello che, a volte, viene inquadrato dalla gente come “un luogo del privilegio”.
Nello scorso mese di luglio un ’esposto alla Procura della Repubblica di Palermo, fu presentato dal Codacons per l’accertamento delle responsabilità nelle nomine effettuate dal presidente della Regione, Rosario Crocetta. Da rilevare che, nella prima settimana di luglio il gruppo parlamentare all’Ars di M5S, con una mozione, primo firmatario, Giorgio Ciaccio, aveva già anticipato i termini della questione. Crocetta, alla prese con una “calda” estate di problemi da risolvere in tempi rapidi, aveva dichiarato che il numero esiguo dei dirigenti presenti in seconda fascia, rendeva difficile le scelte.
Con inquadramento in seconda fascia, maturato secondo i requisiti di legge agli inizi degli anni 2000, per coloro che si trovavano nelle condizione previste, riferimento legislativo L.10/2000, solo una cinquantina. Tutti gli altri sono in terza fascia. I tagli dovrebbero riguardare in ogni caso, sia la seconda che la terza fascia. I”grillini” inoltre, provarono già nella scorsa finanziaria ad alleggerire le buste paga dei dirigenti regionali, con riferimento sia alle indennità di pozione che a quelle di risultato. Adesso, ancora una volta il governatore è chiamato a passare dalle parole, gli annunci, secondo i detrattori, ai fatti.
Per chi rimane un grosso punto interrogativo e la prospettiva di guadagnare meno in una prospettiva di potere poi lasciare in servizio con regole e criteri tutti da definire. Oggi incerti. Accorpamento di servizi, eliminazioni di strutture e rifunzionalizzazione. Dipartimento per dipartimento. Assoluto ridimensionamento degli “esterni” all’Ammnistrazione. Sforbiciata alla parte variabile, e contenimento della spesa.
Oggi un dirigente esterno, a contratto, dell’amministrazione regionale, va in seconda fascia, in automatico. Questo perché, ad oggi la Regione non si è occupata di stabilire criteri per aggiornare il passaggio dalla terza alla seconda. Persino tra i direttori regionali in pochissimi appartengono alla seconda fascia. Ma l’obbligo di legge è invece sancito per chi deve ricoprire il ruolo di capo di gabinetto degli assessori regionali. Rosario Crocetta da un anno predica questo verbo nuovo, nell’intenzione di eliminare quello che, a volte, viene inquadrato dalla gente come “un luogo del privilegio”.
Nello scorso mese di luglio un ’esposto alla Procura della Repubblica di Palermo, fu presentato dal Codacons per l’accertamento delle responsabilità nelle nomine effettuate dal presidente della Regione, Rosario Crocetta. Da rilevare che, nella prima settimana di luglio il gruppo parlamentare all’Ars di M5S, con una mozione, primo firmatario, Giorgio Ciaccio, aveva già anticipato i termini della questione. Crocetta, alla prese con una “calda” estate di problemi da risolvere in tempi rapidi, aveva dichiarato che il numero esiguo dei dirigenti presenti in seconda fascia, rendeva difficile le scelte.
Con inquadramento in seconda fascia, maturato secondo i requisiti di legge agli inizi degli anni 2000, per coloro che si trovavano nelle condizione previste, riferimento legislativo L.10/2000, solo una cinquantina. Tutti gli altri sono in terza fascia. I tagli dovrebbero riguardare in ogni caso, sia la seconda che la terza fascia. I”grillini” inoltre, provarono già nella scorsa finanziaria ad alleggerire le buste paga dei dirigenti regionali, con riferimento sia alle indennità di pozione che a quelle di risultato. Adesso, ancora una volta il governatore è chiamato a passare dalle parole, gli annunci, secondo i detrattori, ai fatti.
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