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martedì 29 settembre 2026

Oggi, 29 settembre: Santi Michele, Gabriele e Raffaele

Gli Arcangeli, per Dionigi l'Areopagita, sono altissime gerarchie angeliche con specifici compiti, tra i quali: servire Dio, contemplare il suo volto, cantarne incessantemente le lodi, lottare contro Satana sino alla sua sconfitta finale e aiutare l'uomo portandogli i messaggi di Dio e sconfiggere le suggestioni del male, per ricondurlo dopo la morte terrena a Dio.

San Michele

San Michele

Un tempo, al termine di ogni messa, il sacerdote pregava così: «San Michele arcangelo, difendici nella battaglia; sii il nostro aiuto contro la malvagità e l'insidia del diavolo. Comandi sopra di lui il Signore, e tu, principe delle milizie celesti, sprofonda nell'inferno, con la tua divina potenza, Satana e tutti gli altri spiriti maligni che si aggirano per il mondo per la perdizione delle anime». Quella preghiera, collocata in un momento strategico della liturgia, quando cioè il fedele sta per passare dalla solennità del rito alla sua concreta traduzione nel trambusto della vita quotidiana, testimoniava l'antichissima tradizione del culto dell'arcangelo san Michele, viva tra i cristiani, ma ancor prima nel popolo ebraico, che lo aveva eletto a proprio protettore. Una devozione diffusa e antica, che ha almeno tre centri di riferimento importanti e suggestivi, come la chiesa di San Michele del Gargano, in Puglia, il famosissimo santuario del Mont Saint Michel, in Francia, e la Sacra di San Michele, in Piemonte, all'imboccatura della Vai di Susa.
Michele è il protettore dei protettori, l'arcangelo guerriero, principe delle milizie celesti, avversario di Satana e degli angeli che si erano ribellati a Dio, e che lui aveva vinto al grido di guerra: «Chi è come Dio?», che è anche il significato del suo nome in lingua ebraica. Ed è così, nell'atto di trafiggere il demonio sconfitto, che viene spesso raffigurato nelle immagini più belle. 
La Genesi (il primo libro della Bibbia) non fa il nome dell'angelo posto da Dio a custodire il paradiso terrestre, dopo la cacciata di Adamo ed Eva, rei di aver mangiato la fatidica mela proibita. Qualcuno ha voluto vedere, nell'arcigno custode che brandisce una spada fiammeggiante, l'arcangelo Michele, impegnato in un ennesimo episodio di quell'interminabile lotta contro le forze del male, che avrà il suo epilogo, come ha previsto l'evangelista Giovanni, nei giorni dell'apocalisse, quando Michele e i suoi angeli faranno precipitare definitivamente negli abissi il gran drago rosso con sette teste e dieci corna, cioè il diavolo o Satana, segnando così la sconfitta senza appello del male. 
Nella nostra vita san Michele è l'angelo che ci è vicino nelle piccole e grandi battaglie quotidiane contro le suggestioni del male, contro quelle forze che vogliono farci scivolare nel vortice della perversione e del peccato e che, alla fine della vita, ci guiderà (anche questo è un compito che la tradizione gli attribuisce) nel momento del trapasso per essere poi al nostro fianco, avvocato, nel giorno del giudizio definitivo. 

San Gabriele

San Gabriele

Gabriele, forza di Dio (questo significa il suo nome), è l'angelo messaggero per eccellenza. L'ambasciata più clamorosa l'ha fatta a Maria, la giovane fidanzata del falegname di Nazaret, Giuseppe, per annunciarle che il Messia misteriosamente si sarebbe fatto carne in lei e l'eternità sarebbe entrata così nel tempo e nella storia. Ecco le sue parole: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te [...]. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissim» 
Prima che a lei, Gabriele era apparso al profeta Daniele per rivelargli il numero delle settimane che dividevano il suo tempo dalla venuta del Messia, e il numero delle settimane che avrebbero separato la venuta del Messia dalla sua morte. 
Era apparso poi all'anziano sacerdote Zaccaria per annunciargli la nascita di Giovanni Battista: «Tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, che chiamerai Giovanni [...]. Egli ricondurrà molti figli d'Israele al Signore loro Dio. Gli camminerà innanzi con lo spirito e la forza di Elia [...] per preparare al Signore un popolo ben disposto». 
Le missioni di Gabriele si sono concluse a Nazaret, nella casa di Maria: «Ti saluto, o piena di grazia; il Signore è con te! Tu sei benedetta tra le donne». Il suo annuncio apre sulla terra l'era dell'incarnazione: Dio si fa uomo tra gli uomini, diventa nostro compagno nel travaglio della vita fino alla morte, schiudendoci le porte della speranza senza fine. Di questa grande realtà Gabriele fu entusiasta e benedetto messaggero. 

San Raffaele

San Raffaele

Raffaele, che in ebraico significa «Dio guarisce», è l'arcangelo che, sotto forma di giovane bellissimo, accompagna Tobiolo, incaricato dal padre, il vecchio e cieco Tobia, di andare a riscuotere un credito di dieci talenti d'argento. Un lungo viaggio dall'Assiria a Rages, che il giovane Tobiolo difficilmente avrebbe potuto condurre a termine se non avesse avuto a fianco Raffaele a salvarlo da un bel po' di guai. Tutto finisce bene: Tobiolo riscuote i denari, non solo, ma per l'intermediazione di Raffaele sposa Sara, la bella e virtuosa figlia di Rachele, e, tornato a casa, restituisce la vista al padre ungendogli gli occhi con il fiele di un pericoloso pesce che sul Tigri aveva minacciato la sua vita. 
La Bibbia descrive Raffaele come un giovane bellissimo, dalle vesti succinte, cioè come un viaggiatore che ha bisogno delle gambe libere per avere il passo più spedito. Per questo Raffaele viene invocato come protettore di chi nella vita deve affrontare lunghi e incerti viaggi.

PRATICA: Affidiamo oggi alla Corte Celeste il nostro passato per essere perdonati; il nostro presente perché Dio conceda a tutti il dono della Pace, del lavoro, della dignità; il nostro futuro per accettarlo sotto la vostra guida col sorriso nel cuore e sulle labbra.

PREGHIERA: O gloriosi Arcangeli, proteggeteci da ogni attacco del maligno, preservateci da tutto ciò che ci distoglie dal bene, ed otteneteci da Dio le grazie che ci sono necessarie per vivere in terra senza mai allontanarci da Lui e in cielo per contemplarlo nella Sua gloria.

Buongiorno e buon martedì con questa cartolina dalle Eolie


 

lunedì 28 settembre 2026

Piromani di nuovo in azione. Incendio sotto Chiesa vecchia a Quattropani


 

Personale emergenza - urgenza nelle Eolie. Il rimborso sinora è solo nel decreto

Il personale della Seus S.C.p.A., impegnato nel servizio di emergenza-urgenza 118 nelle isole Eolie, continua a sostenere di tasca propria i costi degli spostamenti via mare, nonostante un decreto assessoriale ne preveda il rimborso totale. 
A sollevare nuovamente la questione è la Cisl Fp Sicilia che ha inviato una nota all’assessore regionale alle Infrastrutture e alla Mobilità, Alessandro Aricò, e, per conoscenza, al presidente della Seus, Riccardo Castro. 
Con il decreto assessoriale dell’11 agosto scorso è stata disposta l’estensione del rimborso totale del costo dei trasporti marittimi anche agli operatori Seus in servizio nell’arcipelago ma, a quasi due mesi dal provvedimento, tuttavia, il rimborso non risulta ancora concretamente operativo. 
Secondo quanto segnalato dai lavoratori e dalla federazione territoriale messinese della Cisl Fp, l’applicazione del decreto sarebbe ferma a causa di problemi tecnici del portale telematico. 
La situazione continua, quindi, a comportare, considerevoli aggravi economici per il personale impegnato, quotidianamente, nell’importante servizio di soccorso sanitario nell’arcipelago. A maggior ragione con l’incremento del 18% sui collegamenti a convenzione statale. 
«Abbiamo apprezzato la sensibilità dimostrata dall’assessore Aricò con il decreto di agosto - dichiara Daniele Passanisi, segretario generale della Cisl Fp Sicilia - ma un diritto riconosciuto sulla carta deve diventare presto realtà per chi ogni giorno garantisce il soccorso sanitario in un territorio complesso come quello delle isole Eolie». 
Il sindacato chiede, quindi, che le criticità della piattaforma vengano risolte in tempi brevi, consentendo l’attivazione del rimborso delle somme sostenute dai lavoratori per gli spostamenti marittimi, così come previsto dal decreto assessoriale.

Uomo perde la vita nel mare di Filicudi

 Un uomo, un turista polacco, che si trovava a bordo di un catamarano turistico ha perso la vita nel mare di Filicudi : potrebbe essere stato colto da malore. 

La salma dello sfortunato sta per essere trasferita all'obitorio del cimitero di Lipari in attesa delle determinazioni dell'autorità giudiziaria. 

Filicudi e i totem di ricarica ambulanza e di auto elettriche che non funzionano (Comitato civico "Occhio vigile su Filicudi")

FILICUDI: TOTEM A “RICARICA LENTA”…

Da due anni l’ambulanza aspetta la sua ricarica ufficiale . ASP Messina e Comune non rispondono alle richieste di informazioni e sembrano avere la batteria scarica sulle risposte!
Un altro spreco di denaro pubblico?
Comitato Civico " Occhio vigile su Filicudi

LETTERA APERTA AL SINDACO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE, ALLA GIUNTA E AI CONSIGLIERI COMUNALI DI LIPARI

FILICUDI: 20 ANNI DI TOTEM DI RICARICA. MA LA CORRENTE E LE RISPOSTE DOVE SONO?
Dal 2005 ad oggi cambiano i progetti, cambiano le amministrazioni, ma i totem restano. E le risposte?
Lettera aperta al Comune di Lipari e, per conoscenza, agli organi di informazione
IL PARADOSSO DI FILICUDI
Immaginiamo un turista che arriva a Filicudi con un’auto elettrica.
«Scusi, dove posso ricaricare l’auto?»
E il filicudaro:
«Lì c’è il totem.»
«E funziona?»
«Questo è un altro progetto.»
Una battuta, certamente.
Ma dietro questa battuta c’è una domanda molto seria:
QUANTI SOLDI PUBBLICI SONO STATI INVESTITI NEGLI ANNI E QUALE SERVIZIO CONCRETO HANNO PRODOTTO?
A Filicudi la storia delle infrastrutture per la ricarica elettrica non nasce oggi.
Dal 2005 ad oggi si sono susseguiti diversi interventi e progetti: inizialmente attraverso un progetto regionale e, successivamente, con nuovi interventi realizzati nell’ambito di programmi finanziati dal Ministero dell’Ambiente.
Cambiano i progetti, Cambiano le amministrazioni, Cambiano i finanziamenti.
Ma i totem rimangono.
E tutti, ancora oggi, installati ma non utilizzabili.
E LE RISPOSTE?
Nel corso degli anni sono state presentate varie istanze e richieste di chiarimento al Comune di Lipari, ma a queste richieste non è seguita una nessuna risposta.
È COSÌ DIFFICILE DIRE QUANTO È STATO SPESO, DA CHI, PER COSA E CON QUALE RISULTATO? Stiamo parlando di infrastrutture pubbliche realizzate con risorse pubbliche, su un’isola dove ogni euro investito dovrebbe essere verificabile e ogni opera dovrebbe essere concretamente utilizzabile dalla comunità.
Per questo chiediamo al Sindaco, al Presidente del Consiglio comunale, alla Giunta e a tutti i Consiglieri comunali di contribuire a fare finalmente chiarezza.
Chiediamo trasparenza , chiediamo che il Comune indichi, il responsabile del procedimento o l’ufficio competente e lo stato amministrativo e tecnico aggiornato.
DOPO VENT’ANNI, CREDIAMO SIA ARRIVATO IL MOMENTO DI FARE IL BILANCIO
Non il bilancio economico di un singolo progetto.
Il bilancio di vent’anni di progetti : la domanda da cittadino è :
qual è stato il beneficio prodotto dall’investimento pubblico?
Filicudi non ha bisogno di altri totem simbolici.
Ha bisogno di servizi funzionanti, manutenzione, efficienza e trasparenza.
E soprattutto ha bisogno che alle domande dei cittadini venga data una risposta.
SINDACO, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, GIUNTA E CONSIGLIERI: VI CHIEDIAMO UNA RISPOSTA PUBBLICA.
ACCENDIAMO ANCHE LA TRASPARENZA.
Comitato Civico “Occhio vigile su Filicudi”
Coordinamento: Beatrice Bonica, Gabriella Federico

Tanti auguri!

Buon compleanno a Anna Castrogiovanni, Melania Minciullo, Sabrina Currò, Fabrizio Falconieri, Giuseppe Sarpi, Gaetano Accetta, Nino Germanà, Virginia Caruso, Catena Fichera, Giuseppe Giardina, Gabriele Famularo, Donatella Coppolino, Stella Amico, Rosaria Traviglia. 


La vicinanza del Centro studi a Silvia Campanatico per la perdita del papà


 

Ordinanza sui cani a Leni. Conti, Biviano, Garofalo: "La quiete nasce dal benessere del cane non dalle sanzioni"

 Egregio Signor Sindaco del Comune di Leni,

con la presente desideriamo sottoporre alla Sua attenzione alcune considerazioni in merito all'ordinanza recentemente adottata dall'Amministrazione comunale, con particolare riferimento alle disposizioni concernenti l'abbaio dei cani nelle ore notturne e alle sanzioni previste, che possono arrivare fino a 20.000 euro.

Premesso che nessuno di noi intende mettere in discussione il legittimo e sacrosanto diritto dei cittadini alla quiete, al riposo e alla serenità, riteniamo tuttavia doveroso evidenziare come una sanzione di tale entità, applicata senza un'adeguata valutazione delle circostanze concrete, possa determinare conseguenze potenzialmente molto problematiche.

Il cane, infatti, non è un dispositivo che può essere semplicemente "spento" quando produce rumore. L'abbaio è una forma naturale di comunicazione, connaturata alla sua specie, e può essere determinato da molteplici fattori: paura, stress, solitudine, dolore, disagio, presenza di altri animali o persone, o una situazione di pericolo o intrusione nella proprietà. Come per il pianto di un bambino, non si tratta di un fenomeno sempre immediatamente controllabile.

È proprio questo l'aspetto che maggiormente ci preoccupa. Di fronte alla prospettiva di una multa così elevata, esiste il rischio concreto che alcuni proprietari, per puro timore, ricorrano a forme di contenimento improprie: cani rinchiusi per ore in sgabuzzini, isolati, legati a catena in condizioni precarie, fino alla sedazione farmacologica o, nei casi estremi, all'abbandono.

Si tratta di un rischio indiretto ma reale, che riteniamo doveroso prevenire. Tali condotte, oltre ad essere eticamente inaccettabili, hanno rilevanza penale. Sarebbe paradossale che una disposizione volta a tutelare la quiete favorisse indirettamente comportamenti che l'ordinamento considera ben più gravi. Cosa dovrebbe fare un proprietario per impedire al cane di abbaiare?

Riteniamo che l'abbaio persistente possa certamente costituire un disturbo, ma possa anche essere un importante segnale di disagio dell'animale. In tali casi, la sola repressione dell'effetto rischia di essere insufficiente e controproducente. Sarebbe più utile e responsabile prevedere, prima dell'applicazione di sanzioni così gravose, un accertamento concreto della situazione e, ove necessario, il coinvolgimento dei servizi veterinari e di professionisti qualificati in comportamento animale, al fine di intervenire sulle cause.

In questa prospettiva, ci permettiamo di osservare che sarebbe stato più urgente e opportuno occuparsi del benessere animale a 360 gradi. Ancora oggi, sulle nostre isole, moltissimi animali sono tenuti a catena o in condizioni igieniche e di vita pessime. Vi sono situazioni sotto gli occhi di tutti, come quella delle capre di Stromboli lasciate per giorni chiuse in un camion, senza cibo né acqua, nelle loro stesse deiezioni. Crediamo siano queste le priorità di cui un'Amministrazione debba farsi carico.

Vi è infine una questione di coerenza applicativa: se il disturbo deriva dall'abbaio in quanto tale, come si applica il principio quando a vagare liberi e ad abbaiare sono cani randagi o privi di proprietario identificabile? In quel caso paga il Comune? Ciò evidenzia come il fenomeno non possa essere affrontato esclusivamente in chiave sanzionatoria.

Alla luce di quanto sopra, chiediamo rispettosamente all'Amministrazione comunale di Leni di voler riesaminare le disposizioni dell'ordinanza, valutando l'introduzione di:

1.⁠ ⁠criteri di accertamento chiari, oggettivi e verificabili, che distinguano il normale comportamento da situazioni realmente e persistentemente moleste;

2.⁠ ⁠gradualità e proporzionalità degli interventi, affinché una problematica di convivenza non si trasformi in fonte di sofferenza per gli animali;

3.⁠ ⁠strumenti di prevenzione e supporto per i proprietari, favorendo ove necessario il ricorso a figure professionali competenti per risolvere il problema alla sua origine.

Siamo convinti che un'Amministrazione attenta alle esigenze della propria comunità possa e debba trovare un punto di equilibrio tra il diritto dei cittadini alla quiete e il dovere di garantire il rispetto e il benessere degli animali, senza che la tutela di un diritto avvenga a discapito dell'altro.

Confidando nella Sua attenzione e sensibilità, restiamo in attesa di un cortese riscontro e porgiamo distinti saluti.

Danilo Conti

Sandro Biviano

Sara Garofalo


"Eureka, le soluzioni giuste per le tue comunicazioni"

Corso Vittorio Emanuele 287 Lipari 





Eolienews ricorda Tilak

 


La rubrica è realizzata, gratuitamente, con le foto del nostro archivio, pubblicate in modo casuale.

Novecento, rubrica a cura di Giuseppe La Greca: Diciassette settembre 2006, muore il giudice Edward Re

                                                             Muore  Edward Re




Il 17 settembre del 2006 è morto a Brooklyn all’età di 85 anni il giudice Edward Domenico Re. Con lui scompare una delle figure italoamericane più prestigiose del sistema giudiziario americano. Gli furono affidati incarichi prestigiosi da ben tre presidenti degli Stati Uniti.

In una intervista ad "America Oggi" gli fu chiesto in quale modo gli sarebbe piaciuto essere ricordato, rispose: “Come un italiano che è arrivato qui a sette anni e che con il sudore degli studi e del lavoro è riuscito a fare qualcosa, a dare un buon nome ai suoi figli e ai suoi nipoti e che sarà ricordato come una persona che ha avuto il privilegio di insegnare diritto a migliaia di alunni, che ricordano ancora i valori che parlano di giustizia e del trattare tutti nella maniera giusta”.

Figlio delle isole Eolie, nato a Santa Marina Salina il 14 ottobre 1920, il giudice Re ha percorso una carriera brillante fino a diventare un esponente di spicco del sistema giudiziario americano. Un’impresa non facile la sua che riuscì a realizzare grazie al suo eccezionale impegno negli studi. Si laureò con lode il 4 febbraio del 1943 alla St. John University, e solo pochi giorni dopo fu chiamato alle armi per indossare la divisa di semplice aviere dell’Air Force. Si congedò con il grado di colonnello. Ma subito riprese il suo lavoro di avvocato, oltre che a dedicarsi a scrivere libri giuridici che ancora oggi rappresentano la “bibbia” per studenti e studiosi nordamericani. È autore - tra gli altri - di un testo sul diritto internazionale e confische di capitali esteri che non sfuggì all’attenzione dell’allora presidente John Kennedy. Impegnato nell’incarico federale al Board of Higher Education di New York, il giudice Re venne chiamato nel 1961 dal presidente Kennedy a ricoprire l’incarico di Chairman of Foreign Claims Settlement degli Stati Uniti. Dal presidente Johnson venne chiamato a ricoprire la carica di assistente Segretario di Stato per gli affari culturali ed educativi, mentre in riconoscimento di quanto da lui fatto nelle cariche pubbliche, sempre Johnson, lo nominò giudice federale, carica che l’italoamericano mantenne per molti anni, senza mai fermarsi nella pubblicazione di numerosissimi testi di materia giuridica.


Il presidente Jimmy Carter lo nominò primo giudice capo presso la Corte Internazionale di Commercio degli Usa, mentre il giudice Re continuava a collezionare numerosi premi, tra i quali il “Distinguished Service Award of the U.S. junior Chamber of Commerce” ottenuto nel 1957, il “St. Thomas More Award” dalla University of San Francisco nel 1987 e l’Award della St. John University nel 2003. 

Anche l’Italia non ha mai dimenticato il suo figlio illustre di Santa Marina Salina. Nel 1986 il presidente della Repubblica gli conferì l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce, oltre ad aver ricevuto numerosi attestati dagli atenei di Roma, Bologna, Verona, Urbino e L’Aquila. Il giudice Re è stato presidente dell’Associazione internazionale dei giudici d’Italia e degli Stati Uniti. Tra i suoi studenti il giudice Re annoverava anche due ex governatori di New York: Hugh Carey e Mario Cuomo e per la sua profonda cultura giuridica nel 1961 fu nominato consigliere della Nunziatura Apostolica presso le Nazioni Unite.

Padre di dodici figli e nonno di più di venti nipoti, Edward Domenico Re non ha mai dimenticato il fascino della sua isola natale e della sua casa affacciata sul mare eoliano. Ricordava sempre a tutti quelli che l’incontravano questa meravigliosa “cartolina illustrata” che aveva fissato nella sua mente. Nel corso del 1997 e 1998 ha presieduto il Comitato d’Onore della “Settimana Eoliana di New York” del febbraio 1998.


Per approfondimenti: Le Eolie all’Onu, di Giuseppe La Greca, Centro Studi Eoliano, 2013.

Ad ottobre arriva a Lipari il Motorhome sanitario: chi può accedervi


Arriva a Lipari, dal 2 al 4 ottobre, il Motorhome sanitario, l’ambulatorio mobile che offre gratuitamente visite mediche, farmaci essenziali e supporto per la prenotazione di visite specialistiche.

Il servizio è rivolto in particolare alle persone con Isee inferiore a 10 mila euro, ai possessori di codice STP o ENI, alle persone senza fissa dimora e a quanti vengono segnalati dai servizi sociali.

Il personale del Motorhome sarà presente alla Festa dei Popoli con un banchetto informativo e resterà a Lipari anche nei due giorni successivi, per garantire l’accesso ai servizi sanitari.

L’iniziativa rientra nel Programma Nazionale Equità nella Salute, con l’obiettivo di facilitare l’accesso alle cure alle fasce della popolazione più fragili.

Oggi, 28 settembre: San Venceslao

S. Venceslao, re di Boemia, era figlio di Uratislao e di Drahomira e nipote di Boivoro, primo duca cristiano di Boemia e della beata Ludmilla. Suo padre Uratislao era un principe virtuoso, valoroso e benigno; ma la madre Drahomira, atea e pagana, univa ad una alterigia diabolica una grande crudeltà e perfidia. Venceslao ebbe anche un fratello più giovane, di nome Boleslao, perfido come la madre. 
Ludmilla, nonna di questi due principi, volle Venceslao presso di sé, premendole educare l'erede secondo le massime del Cristianesimo. Venceslao ebbe per maestro un prete di santità e prudenza non comune, alle cui cure corrispose lodevolmente, mostrando già in tenera età il suo amore per lo studio e la virtù. Fu messo in seguito a compire gli studi in un collegio di Praga. 
Era ancor giovane, quando gli morì il padre. La madre Drahomira allora prese le redini del regno. Questa pessima donna sfogò il suo odio contro il Cristianesimo, facendo atterrare le chiese, proibendo il culto pubblico e persino l'insegnamento della religione cristiana ai fanciulli. Revocò tutte le leggi emanate dal marito Uratislao in favore dei cristiani e scacciò i magistrati che non si professavano pagani. Gran numero di fedeli furono vittime di questo suo odio. 
Non è a dire quanto grande fosse il dolore di Ludmilla per queste cose e quanto raddoppiasse i suoi sforzi e le sue preghiere perché Venceslao, erede al trono, un giorno ponesse termine a questi mali. E appena fu possibile, incitò Venceslao a prendere in mano le redini del governo, assicurando da parte sua protezione, preghiera e consiglio. Ma bisognava fare i conti col fratello Boleslao, educato e sostenuto dalla perfida Drahomira. Si decise di dividere il regno: la parte preponderante toccò a Boleslao e la Boemia propriamente detta rimase a Venceslao. Non contenta Drahomira volle sopprimere anche la pia Ludmilla, rea di aver educato cristianamente Venceslao. La fece infatti strangolare nel suo oratorio mentre stava in orazione. Ludmilla è venerata come martire di Boemia e la Chiesa ne celebra la solennità il 16 di settembre. Intanto scoppiò la guerra: Radislao, principe di Gurima, si portò con una potente armata negli stati del nostro santo; Venceslao. per difendersi prese anch'egli le armi. Quando i due eserciti si trovarono di fronte, Venceslao, divinamente ispirato, propose a Radislao di affidare l'esito della contesa a un duello, per impedire in tal modo spargimento di sangue innocente. Il principe di Gurima accettò, certo di vincere. Ma ecco che mentre combattevano, due Angeli si posero ai fianchi di Venceslao, dandogli la vittoria. 
Lo zelo di Venceslao nel reprimere i disordini della nobiltà e difendere gli oppressi, gli attirarono molti nemici, e la stessa sua madre si mise a capo della congiura. A tradimento lo invitò nel suo palazzo, ed una notte, mentre Venceslao si recava a pregare, lo fece barbaramente trucidare. Era l'anno 936. 

PRATICA. — La preghiera deve essere sempre il nostro conforto, anche nelle più atroci pene. 

PREGHIERA. O Dio, che per mezzo della palma del martirio trasferisti il beato Venceslao dal principato terreno alla gloria celeste, custodiscici per le sue preghiere da ogni avversità, , e concedici di gioire della sua compagnia.

Buongiorno e buon lunedì con questa cartolina dalle Eolie


 

domenica 27 settembre 2026

Lipari, l'opposizione consiliare: "Bilancio, avanzo e debiti: La "sagra delle fesserie" e un sindaco che gioca a nascondino"

BILANCIO, AVANZO E DEBITI: LA “SAGRA DELLE FESSERIE” E UN SINDACO CHE GIOCA A NASCONDINO

Subito dopo il Consiglio Comunale di venerdì scorso è andata in scena la sagra delle fesserie.
E diventa ancora più sconcertante quando a parteciparvi è il primo cittadino, che continua a presentarsi come una sorta di mago dei bilanci.
Peccato che, quando si smette di leggere i comunicati e si cominciano a leggere gli atti, la magia finisca.

PARTIAMO DAI 15,9 MILIONI DI AVANZO LIBERO
Sì, Sindaco: i 15,9 milioni sono avanzo libero.
Ma proprio per questo bisogna spiegare ai cittadini come e perché si è formato e cosa racconta realmente quel numero.
Perché il risultato di amministrazione non è automaticamente una medaglia da appuntarsi al petto.
Il Comune di Lipari ha dovuto accantonare negli ultimi anni milioni di euro nel Fondo crediti di dubbia esigibilità, proprio perché una parte delle proprie entrate presenta difficoltà di riscossione.
Nel rendiconto 2025 il Comune registra un FCDE accantonato a rendiconto pari a €9.997.636,15: praticamente 10 milioni di euro.
E attenzione: il FCDE non è ricchezza prodotta dall'Amministrazione ma un accantonamento prudenziale legato al rischio di non riuscire a riscuotere determinati crediti.
Ed è proprio questo che il “mago dei bilanci” dovrebbe spiegare:
Come si è formata la quota libera dell'avanzo? Non diciamo che il fcde diventa automaticamente avanzo libero ma a rendiconto dopo le successive verifiche una buona parte lo diventa. E allora quale ruolo hanno avuto gli accantonamenti e le loro successive verifiche? E, soprattutto, perché il problema della riscossione resta così pesante?
E poi Sindaco, a prescindere dal ruolo fondamentale degli accantonamenti del fcde, AVERE UN AVANZO LIBERO NON SIGNIFICA AUTOMATICAMENTE AVER AMMINISTRATO BENE. ANZI, É PROPRIO IL CONTRARIO.
Perché se dopo quattro anni i cittadini continuano a lamentare problemi sull'acqua, sui rifiuti, sulla manutenzione, sui servizi e sulle infrastrutture, qualcuno dovrebbe spiegare: come si concilia l'enorme avanzo sbandierato con la qualità dei servizi offerti? Se quelle risorse erano disponibili, perché non sono state utilizzate e tanti problemi sono ancora lì

MA C'È UN ALTRO “DETTAGLIO” CHE IL SINDACO DIMENTICA

Quando Gullo racconta la storia dei bilanci 2022 e 2023, sembra quasi che tutto ciò che ha consentito al Comune di farli approvare sia nato con la sua Amministrazione.
Non è così.
Tra le risorse che l'Amministrazione ha trovato c'erano anche importanti finanziamenti destinati al servizio idrico, ottenuti negli anni precedenti; grazie soprattutto vice sindaco oggi Orto
Per il triennio 2021-2023 furono previsti 1,5 milioni di euro per ciascuna annualità, destinati all'approvvigionamento idrico delle isole minori: 4,5 milioni complessivi
Risorse che hanno contribuito a sostenere il servizio idrico e ad alleggerire il peso finanziario sui bilanci comunali.
E su questo il comunicato del Sindaco tace.
Quando si rivendicano i risultati dei bilanci 2022 e 2023, bisogna anche dire quali risorse erano già state ottenute e lasciate in eredità dalla precedente Amministrazione.
E soprattutto bisogna dire:

CHE COSA STA LASCIANDO INVECE OGGI GULLO?

Perché è proprio questo il punto.
Bisogna dire anche che cosa si lascia a chi verrà dopo.

E QUI VENIAMO AL “COMUNE IN PRE-DISSESTO”

Il Sindaco sostiene nei suoi comunicati che “lo stato di riequilibrio non è predissesto”.
E qui, onestamente non sappiano se piangere o ridere. Ma forse é meglio piangere.
Possiamo discutere sulle parole. Ma l'atto approvato dal Consiglio parla di procedura di riequilibrio finanziario pluriennale ai sensi dell'art. 243-bis del TUEL.
È quella la procedura che nel linguaggio comune e giornalistico viene definita “predissesto”.
Nel 2020 e nel 2021 c'erano problemi e comunicazioni relative agli equilibri finanziari. É vero. Ma questi sono stati risolti brillantemente senza ricorrere a nessuna procedura di riequilibrio, cosiddetta predissesto. Anzi sono stati lasciati, come detto prima, milioni di finanziamenti per l idrico.
La procedura prevista dall'art. 243-bis del TUEL non era mai stata avviata da nessuna precedente Amministrazione.
È stata avviata adesso.
Il 24 settembre 2026 il Consiglio comunale ne ha deliberato l'avvio. E ciò se verrà concretizzata tra meno di 87 giorni con l approvazine del piano di riequilibrio pluriennale comporterà lacrime e sangue per tutti per i prossimi anni. Ma lei probabilmente non ci sar6 più. Sarà nella sua amata Salina a godersi la pensione e a guardare Lipari e i disastri lasciati dal lungomare di Lingua . Rinella docet.

SUI DEBITI FUORI BILANCIO LA MEMORIA DEL SINDACO È MOLTO SELETTIVA
Nessuno sostiene che tutti i debiti siano nati con questa Amministrazione.
Alcuni hanno origini molto lontane.
Ma ci sono anche debiti maturati durante l'attuale Amministrazione e addirittura molti già approvati.
Basti pensare ai €1.199.074,58 relativi alla fornitura di energia elettrica per il servizio idrico negli anni 2023, 2024 e 2025, riconosciuti come debito fuori bilancio nel 2026.
Oppure ai €413.248,69 riconosciuti in favore di Bel.Mar. per servizi relativi agli anni 2024 e 2025.
E tanti altri
Questi non sono debiti del 2018.
Non sono debiti del 2019.
Non sono debiti del 2020.
Sono obbligazioni relative agli anni della sua Amministrazione e altri ne arriveranno in futuro che magistralmente vengono adesso nascosti, come quelli sulla gestione del depuratore e sui mancati rimborsi alla regione Sicilia.
Qui la questione è ancora più delicata.
Per il periodo 2021-2024, i provvedimenti regionali richiamano somme per la gestione del depuratore che, complessivamente, superano i 3,2 milioni di euro.
Solo per il 2024 il DDS n. 529/2025 indica €1.416.284,14.
E allora la domanda è semplice:
DOVE SONO QUESTE SOMME?
Sono dovute?
Sono contestate?
Sono accantonate?
Sono state inserite tra le passività?
Qual è oggi la situazione contabile?
Questo vogliamo sapere.
E se nell'elenco trasmesso al Consiglio queste partite non risultano, vogliamo sapere perché.
Nei prossimi giorni chiederemo gli atti e verificheremo ogni passaggio nelle sedi competenti.
Perché quando si parla di milioni di euro di debiti potenziali o già accertati, non si può giocare a nascondino con i numeri.

I CONSIGLIERI COMUNALI: Gaetano Orto, Lucy Iacono, Adolfo Sabatini, Cristina Dante, Raffaele Rifici, Portelli Angelo, Giorgia Santamaria

Punteggi in più per i docenti nelle Eolie. L'articolo del direttore Sarpi sulla Gazzetta del sud del 27 settembre 2026


 

Collegamenti Liberty Lines: gli orari dal 1° ottobre da Lipari, Milazzo, S.M. Salina e Rinella





 

Calcio: In 1° e 2° categoria esordio amaro per Ludica Lipari e Lipari IC

 Cominciano con il "piede sbagliato", i rispettivi campionati, le due formazioni liparesi.

In Prima categoria, la Ludica Lipari, all'esordio tra le mura amiche, è stata superata per tre a uno dalla Città di Galati, dopo essere andata in vantaggio con la rete di M. Tripi. Da evidenziare che la compagine ospite è una delle favorite del torneo.

In Seconda categoria, il Lipari IC è stato superato per uno a zero sul campo del Castaneo.

Per entrambe, ovviamente, non mancheranno le occasioni per rifarsi

Lami: Al team di Nicolò Beninati il 1° Torneo in memoria di Valentino Raffaele (Cat. junior)



 

Tanti auguri!

Buon compleanno a Bartolina Favorito, Valentina Tesoriero, Massimo Giunta, Gian Mario Ferrara, Michela Angelini, Italo Toni, Angela Lo Schiavo, Giuseoppe Aiello, Nellina Cavaliere, Mario Natoli, Angela D'Ambra, Luca Giorgianni, Marco Coscione, Ciccio Rizzo, Marenza Tanya, Massimo Ziino, Andrea De Salvatore

La Parola, video commento al Vangelo di domenica 27 settembre

Il "signore della luce". Una pagina di Riccardo D'Andrea sulla Gazzetta del sud di ieri dedicata al commendatore Zagami

 Il “signore della luce”

Compie cento anni l’energia elettrica a Lipari
Nel 1926 fece installare nell’isola eoliana 346 lampade. In pochi mesi costruì una prima centrale nella zona di Marina Lunga e una nuova nel 1970

Riccardo D’Andrea

Il suo nome e il suo cognome sono legati a un fatto epocale: aver portato la luce e l’elettricità a Lipari. Ciò che tutti danno per normale e scontato, come pigiare un interruttore e vedere accendersi un lampadario o inserire il cavo in una presa e ricaricare un cellulare, nell’arcipelago eoliano ha dietro una narrazione. È quella di Bartolo Zagami, che nel 1926 ha fondato la Società elettrica liparese (Sel), ma che in realtà è iniziata molto prima, il 28 dicembre 1908, quando Messina e Reggio furono devastate da un terremoto e da un maremoto.

Zagami aveva 8 anni e si trovava ad Alicudi. Inizia da qui il libro “Sogno, Passione, Realtà - La vita di Bartolo Zagami nella storia di Lipari”, scritto da Silvia Campantico ed edito dal Centro studi eoliano. Alicudi, «una roccia in mezzo al mare senza tempo», si legge nel volume, con 800 abitanti quasi completamente isolati, fuori dalle rotte commerciali e raggiunti da una nave una volta a settimana. I ricordi di quella realtà misera generarono in Bartolo Zagami «sentimenti di paura e rifiuto», tanto che dopo aver lasciato l’isola non volle mai più tornare indietro, «nemmeno per una breve visita alla sua casa».

Il fratello Salvatore si trovava proprio a Messina durante il sisma, il padre Bartolomeo si recò in riva allo Stretto per cercarlo. Il figlio, soccorso, fu poi ritrovato miracolosamente vivo in un ospedale palermitano, dopo circa un mese. Nel 1909, la famiglia Zagami si trasferì a Messina, mossa dalla speranza e dalla fiducia nel futuro. Comprò due delle baracche costruite in via della Croce Rossa e contribuì alla ricostruzione della città.

Nel 1917, Bartolo Zagami, che frequentava la Sezione motoristi dell’Istituto tecnico nautico, fu chiamato al fronte, nel Corpo dei bersaglieri. Per sua fortuna, la guerra finì prima che fosse chiamato a combattere. Si diplomò a Messina col massimo dei voti e fu ammesso all’Accademia navale di Livorno, quindi si imbarcò come ufficiale di macchina della Regia Marina sulla corazzata Duilio. Dopo tre anni, tornò nuovamente a Messina e superò il concorso pubblico per diventare impiegato alla Dogana. Ma, pur primo in graduatoria, rifiutò il posto. Nel frattempo, l’8 settembre 1923, a Lipari, aveva incontrato Iolanda Saltalamacchia, che sarebbe diventata sua moglie.

Incontro, sfida e progetto

Proprio quel giorno, i due trascorsero una giornata di festa a Quattropani. «Lo scambio di uno sguardo – si racconta nel libro – fu l’inizio di un grande amore che durò una vita intera». Si sposarono il 18 dicembre 1926 e dalla loro unione nacquero Maria, Rosa e Bartolomeo.

Tornando a quella giornata, mentre gli uomini giocavano a carte e al primo buio fu necessario accendere il lume, Bartolo Zagami disse al signor Saltalamacchia: «Non vi vergognate a stare in un’isola così bella con il lume?». «La metta lei, se è tanto scaltro», fu la risposta. «Sì, metto la luce a Lipari», ribatté il giovane, raccogliendo la sfida. La sfida si trasformò in sogno e il sogno in progetto.

Tornato a Messina, manifestò al padre quella volontà, gli chiese di prestargli i soldi, ma ottenne un rifiuto. Si fece prestare centomila lire da una zia paterna emigrata in America, necessari per l’avvio dei lavori. Seguirono studi e ricerche per la realizzazione di una centrale elettrica a Lipari. Già nel 1923, a Santa Marina Salina, era stata installata una piccola centrale. I lumi a petrolio e le candele erano costosi e solo alcune zone di Lipari erano dotate di illuminazione pubblica. Bartolo Zagami trovò i soci: Carmelo Biscotto e i fratelli Giuseppe e Angelo De Luca.

La creazione della Sel

Il 29 aprile 1926 venne costituita la Sel, Società elettrica liparese. Successivamente, Bartolo Zagami comprò le quote dei soci e dal 1948 fu l’unico a guidarla, mentre dal 1957 fu affiancato dal figlio Bartolomeo.

Il Comune concesse senza indennizzo il diritto di occupare gratuitamente il suolo, il soprassuolo e il sottosuolo di sua proprietà delle vie e delle piazze per la distribuzione dell’energia elettrica, a condizione che non venisse impedito né ostacolato il transito in quelle aree.

L’illuminazione prevista consisteva in 346 lampade (282 a Lipari e 64 a Canneto). Il 3 gennaio 1926, Iolanda Saltalamacchia posò la prima pietra per la costruzione della centrale nella zona di Marina Lunga. E il 26 settembre fu accesa la luce. In soli 9 mesi, erano stati costruiti la centrale che produceva energia elettrica, le reti di distribuzione e alcuni impianti domestici pronti a far entrare il progresso nelle case.

Zagami pensò anche al potenziamento della produzione. Un terzo motore fu trasportato da Milazzo con un piroscafo che quotidianamente effettuava i collegamenti con le Eolie. Per trasferirlo a terra, fu realizzato uno scivolo di legno e il carico venne trainato da buoi e uomini fino alla centrale di Marina Lunga. «La centrale elettrica, concepita e realizzata con semplicità, rappresentò uno dei primi esempi di impresa organizzata dell’isola».

Scoppiata la Seconda guerra mondiale, Zagami fu richiamato alle armi e l’intera famiglia si trasferì a Messina, poi ad Acquedolci e a Rodia. Il suocero fece partire una barca da Lipari con un equipaggio di cinque persone per raggiungere la spiaggia di Rodia. Così, insieme ai familiari, intraprese la traversata per ritornare a Lipari con una semplice barca a remi.

Nonostante le dure condizioni causate dal conflitto bellico, la centrale trasformò Lipari da isola sconosciuta a meta turistica e sito industriale di rilievo internazionale. La richiesta di energia elettrica subì un incremento anche da parte degli utenti privati. Dal 1955, fu necessario integrare le apparecchiature esistenti con altri motori da 500 cavalli.

Nel 1959, si pensò all’elettrificazione delle frazioni, a partire da quelle di Pianoconte e Acquacalda, fino a coprire tutta Lipari. Zagami maturò l’idea di una nuova centrale con due motori da 1500 cavalli ciascuno. La centrale elettrica di Lipari diventò così una importante realtà imprenditoriale.

Il 27 dicembre 1965, Bartolo Zagami fu nominato Commendatore all’Ordine della Repubblica («era così sobrio da non aver detto a nessuno che sarebbe andato alla cerimonia di consegna dell’onorificenza», si evidenzia in “Sogno, Passione, Realtà”) e il 14 giugno 1967 la Camera di commercio di Messina gli consegnò un diploma e una medaglia d’oro per aver contribuito al progresso economico dell’isola.

Tre anni dopo la nascita della nuova centrale, fu installato un altro motore da 2000 cavalli e intorno al 1970 fu ampliata per poterne integrare un altro. «Ogni due anni si aggiungeva un gruppo termoelettrico fino ad arrivare a circa 27000 Cv. Alle Eolie si sperimentò la comodità dell’utilizzo dei primi televisori ed elettrodomestici. Tutto questo grazie al “signore della luce”», al quale, peraltro, nel 2009, il Comune di Lipari dedicò una strada, su input del Consiglio direttivo del Rotary Club.

Nel libro, poi, si narra che «nonostante l’incedere degli anni, mantenne costante il suo impegno di amministratore, ruolo che condivideva con il dott. Bartolomeo Zagami».

Altro esempio del suo talento fu la realizzazione di una fabbrica del ghiaccio. Il toccante ricordo della nipote Vera

Altro esempio del suo talento fu la realizzazione di una fabbrica del ghiaccio, che prima degli anni Cinquanta veniva trasportato a blocchi da Milazzo e venduto al dettaglio. Ma spesso arrivava sciolto e d’estate si trasformava in acqua. Allora, Zagami costruì uno stabilimento vicino alla centrale elettrica. La produzione di ghiaccio si protrasse fino al 1963, quando lo stabilimento chiuse i battenti.

Arrivò la malattia e gli ultimi anni li trascorse a casa perché stava molto male. Soffriva di una patologia alle ossa. Il commendatore Bartolo Zagami morì il 30 settembre 1989 e il funerale fu celebrato il 2 ottobre. Gli operai della centrale gli dedicarono le seguenti parole:

«Le maestranze e i collaboratori della Società elettrica liparese piangono la scomparsa dell’indimenticabile maestro di vita comm. Bartolo Zagami e nel ricordo della sua bontà, affabilità e grande disponibilità, si uniscono commossi al dolore del dott. Bartolino e dei familiari tutti».

Nel volume a lui dedicato si legge testualmente: «Se ne era andato l’uomo della luce, ma Lipari non rimase più al buio».

L’uomo dal gelsomino in bocca

Bartolo Zagami aveva la passione per le rose e i gelsomini, che coltivava anche nel cortile della centrale elettrica. Quando si recava a Messina, portava con sé valigie piene di fiori che in parte destinava alle chiese e alle cappelle votive.

«Assaggialo, senti com’è dolce». La nipote, Vera Zagami, ricorda così il nonno Bartolo, che la invitava a gustare il nettare dalla base allo stelo del gelsomino. In quel gesto, il nonno racchiudeva la sua essenza: mettersi alla prova, fare, vivere in prima persona, raccogliere le sfide.

Sempre la nipote, nella parte finale del libro, scrive:

«Aveva le sue luci e le sue ombre come ognuno di noi, ma è proprio la luce immensa che emana dalle persone speciali che ti fa apprezzare anche la sua ombra. Ha saputo tenere il timone in tutte le tempeste che si sono abbattute sulla famiglia, è stato il punto di riferimento di figli e nipoti con poche parole e tanti, tantissimi esempi. Per me resterà l’uomo dal gelsomino in bocca, il mio interlocutore nei momenti in cui ho bisogno di un silenzio attento che quasi diventa consiglio».

I 100 anni

Oggi ricorre il centenario della Società elettrica liparese (26 settembre 1926 - 26 settembre 2026). Oltre al valore storico, la Sel rappresenta ancora oggi una risorsa fondamentale per il territorio, in quanto unica azienda dell’isola di Lipari di grandi dimensioni che garantisce lavoro stabile a 50 dipendenti diretti, oltre all’importante indotto locale.

Oggi, 27 settembre: San Vincenzo de' Paoli


È chiamato il Tommaso d'Aquino della carità; come S. Tommaso diede al mondo cristiano il capolavoro della teologia con la sua Somma, così S. Vincenzo de' Paoli con le sue istituzioni diede agli uomini il capolavoro della carità. Seppe raccogliere nell'anima sua tutto ciò che la generosità cattolica, nel volgere delle età aveva trovato per sollevare il dolore e la povertà. 
Nacque a Puy nella diocesi di Dax, il 24 aprile del 1576. 
Piccolo e povero, aveva spartito il pane della sua colazione coi compagni di scuola. Possedendo una volta trenta soldi li aveva regalati ai poveri. Portando del grano al mulino ed incontrandosi con un mendico, gliene aveva dato la metà. 
A dodici anni studiò a Dax, a 16 faceva ripetizione al figlio di un avvocato, perchè il padre povero non poteva fargli continuare gli studi. A venti anni riceveva gli ordini minori, ed a 24 il Sacerdozio. 
I primi anni di ministero furono terribili per il giovane prete, ardente di carità, ma necessariamente senza esperienza: consumò non solo tutto il suo, ma contrasse debiti notevoli per cui si trovò in serie difficoltà: difficoltà che risolse con sapienza e con l'aiuto di anime buone. 
Consigliato da Pietro De Berulle, accettò la parrocchia di Clichy, dove fece tanto bene; s'incaricò dell'educazione dei figli di casa Gondy che furono mecenati generosi per le sue molteplici opere di carità; e diede la celebre missione di Colleville che fu la prima di una lunga serie, ottenendo mirabili conversioni. Nominato regio cappellano di tutte le galere di Francia, fu il padre dei galeotti e pose ogni cura per sollevarli dalle loro miserie. Ottenne che fossero trattati meno duramente, fondò ospedali per gli ammalati, e la sua comparsa nelle galere era una festa per quei poveri disgraziati. 
Un giorno le guardie lo trovarono in una cella, legato alla catena in veste da galeotto. Aveva messo in libertà un miserabile e l'aveva sostituito. 
Confessore d'Anna d'Austria, distribuì due milioni in elemosine. Aprì orfanotrofi, ricoveri per i vecchi, ritiri per i dementi. 
Per tutte queste opere occorreva il personale adatto ed a questo scopo istituì le Figlie della Carità. 
Né qui si fermò la sua ardente carità. Egli attese anche al clero: istituì delle conferenze ecclesiastiche che ancor oggi continuano tra il clero di Francia, fondò seminari e spesso diede esercizi ai chierici ordinandi. Infine riunì in congregazione i sacerdoti che lo aiutavano nelle sue opere e li chiamò Preti della Missione.
Morì all'età di 84 anni, affranto dalle fatiche, il 27 settembre del 1660. 
La Francia atea gli innalzò un monumento. Leone XIII lo dichiarò patrono universale delle Congregazioni di carità. 
PRATICA. — Rendiamo anche noi la nostra carità « paziente, benefica, sempre pronta a scusare e a sopportare ». 
PREGHIERA. — O Dio, che per evangelizzare i poveri e per promuovere il decoro dell'ordine ecclesiastico arricchisti il beato Vincenzo di virtù apostoliche, deh! concedi, che come ne veneriamo la pietà ed i meriti, così ne imitiamo gli esempi.

Buongiorno e buona domenica con questa cartolina dalle Eolie