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lunedì 24 marzo 2014

C'è fermento...e questo mi piace ...di Lino Natoli

C'è fermento, diceva l'aviatore del film Mediterraneo. C'è fermento potremmo dire anche noi se solo avessimo un po' di tempo per osservare quanto sta accadendo negli ultimi mesi dalle nostre parti. Le associazioni culturali e sociali si moltiplicano, prendono iniziative, si incontrano, elaborano programmi. Giovani scrivono, pubblicano, partecipano a rassegne, fanno concerti, organizzano aperitivi culturali, elaborano soggetti per corti cinematografici, guardano all'arte con sempre più consapevolezza e sempre meno improvvisazione.
Leggono, e lo fanno con puntiglioso spirito critico. Partecipano a quasi tutto ciò che viene organizzato avendo il coraggio di dire ciò che piace e ciò che non sopportano. Insomma, sembra che stia spirando aria nuova, aria capace di risvegliare dalla catalessi una comunità che sembrava morta. Un'aria che contamina persone di ogni età, pronte ad impegnare il proprio tempo senza lamentarsi per contribuire alla realizzazione nuove iniziative. Certo, forse tutto questo, se paragonato a quanto succedeva qualche decennio fa, potrà sembrare poco, ma se solo si pensa a quanto è accaduto negli ultimi anni viene voglia di gridare al miracolo. E senza che intervengano finanziamenti pubblici, talvolta senza neppure che alcuno li richieda.
Ci si chiede allora da cosa nasca questo fermento e quali potranno esserne le conseguenze.
Intanto nasce dalla consapevolezza che delegare, rinunciare alle proprie responsabilità ha quasi distrutto la nostra comunità. Educata ad anni di cloroformio, indolenza, corruttela intellettuale e morale, politica di comparaggio e pressapochismo, la comunità eoliana si è progressivamente spenta consegnandosi nelle mani di furbi ed opportunisti che sopportavano e tollerano ancora la cultura come fumo negli occhi. La riverivano formalmente ma la mettevano sotto i piedi praticamente con comportamenti che una volta si definivano piccolo borghesi, tutti dedicati all'apparenza senza alcuna cura per la sostanza. Proprio perché nessuna forma di contraddittorio potesse mettere in dubbio certi equilibri di potere. Oggi la politica locale si dibatte ancora intorno a questioni di sgradevole interesse. Sarei ingiusto se coinvolgessi tutti in questa critica, ma sembra che l'orizzonte non sia immaginare il futuro e prepararsi a renderlo migliore, ma sistemare l'orto di fronte casa magari affidandosi a ripicche, rancori personali, ambizioni patetiche ed insignificanti. Tutti comportamenti che vengono svergognati da quanto di nuovo sembra prospettarsi. Anziché avvilirsi, ci sono giovani che formano consulte, avviano associazioni; persone che prendono a cuore lo straordinario patrimonio comune di storia, tradizioni, arti e conoscenze senza lasciarsi frenare dal disfacimento della cosiddetta classe dirigente, lavorano perché le cose comincino a cambiare insieme ad altri che negli anni hanno resistito eroicamente.
C'è fermento e questo piace. Ma piace ancora di più e da speranza sentire il fastidio di chi se ne preoccupa.

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