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lunedì 12 ottobre 2026
Mezz'ora di pioggia...punto e a capo... è di nuovo allagamento sul Corso, Sottomonastero e a Calandra (5 foto)
Presidente Balneari ringrazia Brand Eolie
Facendo seguito all’ultimo evento promosso da Brand Eolie, dedicato ai temi della destagionalizzazione, della promozione turistica e delle prospettive future del nostro arcipelago, questa Associazione, presente all’iniziativa con alcuni dei propri componenti, desidera esprimere il proprio plauso e apprezzamento per l’importante momento di confronto e condivisione che ha visto la partecipazione di imprenditori locali e
rappresentanti delle istituzioni.
L’iniziativa rappresenta un’importante occasione per valorizzare ulteriormente il patrimonio ambientale, culturale, paesaggistico ed economico delle nostre isole, promuovendone l’identità e le peculiarità non soltanto durante la stagione estiva, periodo in cui il turismo costituisce una presenza consolidata, ma anche nei mesi dell’anno
caratterizzati da una significativa riduzione dei flussi turistici.
Riteniamo, infatti, che la destagionalizzazione rappresenti una leva strategica fondamentale per il futuro delle Eolie, capace di favorire nuove opportunità di sviluppo, sostenere le attività economiche locali, garantire maggiore continuità occupazionale e contribuire a una crescita più equilibrata e sostenibile del territorio.
Per tali ragioni, questa Associazione accoglie con favore ogni iniziativa volta a promuovere una visione condivisa del futuro delle Isole Eolie, nella convinzione che il dialogo e la collaborazione tra imprese, associazioni e istituzioni siano elementi essenziali per raggiungere obiettivi concreti e duraturi.
Nel rinnovare il proprio apprezzamento a Brand Eolie per l’iniziativa realizzata, auspichiamo che questo percorso possa proseguire con ulteriori momenti di confronto e progettualità, nell’interesse delle nostre comunità e della valorizzazione dell’intero arcipelago eoliano.
Lipari, per il "buco" dell'idrico arrivano 1 milione e 435 mila euro da Palermo
Approfondimento: Cosa può essere successo all'assassino di Melisa (di Luciano Vivacqua, Assistente capo coordinatore di Polizia penitenziaria)
Riceviamo e pubblichiamo:
Quando ad un utente (detenuto), a seguito di visite staff medico, obbligatorie per i nuovi giunti (sia dalla libertà che da altro istituto), gli si accerta uno stato di salute mentale ed psicologica tale da applicare sorveglianza speciale (la cosiddetta sorveglianza a vista) l'utente stesso viene salvaguardato da atti autolesionistici o attacchi esterni da altri utenti ecc....
Dopo un po' di tempo , sempre a seguito di ulteriori visite (effettuate dallo stesso staff medico) che si riunisce in seduta comune (psichiatra, psicologo ed educatori), se si riscontra miglioramento dello stesso utente può essere presa la decisione di attenuare la sorveglianza da A VISTA CON GRANDISSIMA SORVEGLIANZA MEDICO CUSTODIALE che prevede controlli frequenti (almeno ogni 15 minuti).
Purtroppo con la carenza di personale e sovraffollamento dei reparti detentivi, tra un controllo e l'atro passano quasi tutti i cosiddetti 15 minuti e malgrado (ed in questo sono sicuro che sia stato fatto ) sono stati posti in essere tutte le procedure per salvare una vita (senza giudicare o farsi condizionare da ciò che ha fatto il malcapitato) l'utente è deceduto.
Per tutti gli accertamenti ci saranno due inchieste come previsto in ogni caso di morte in Istituto, una penale da parte della Procura e l'altra interna da parte dell'Amministrazione Penitenziaria .
L'unica certezza è che se qualcuno ha commesso, a titolo di colpa o dolo, un errore si assumerà le sue responsabilità.
Luciano Vivacqua (Assistente Capo Coordinatore di Polizia Penitenziaria)
LE ISOLE EOLIE INCONTRANO I BUYER INTERNAZIONALI: EDUCATIONAL TOUR E DUE WORKSHOP B2B PER LE IMPRESE TURISTICHE LOCALI
Il 18 e il 19 ottobre, nell’ambito del progetto EXCOVER: Explore & Discover the Aeolian Islands, Lipari e Salina ospitano 14 tour operator internazionali. Un’opportunità per gli operatori turistici eoliani di presentare la propria offerta, sviluppare nuove relazioni commerciali e contribuire a promuovere le Eolie anche al di fuori dell’alta stagione. La partecipazione ai workshop è gratuita, previa registrazione.
L’evento è organizzato da Fin-Project in collaborazione con Federalberghi Isole Eolie nell’ambito del progetto di valorizzazione e promozione territoriale EXCOVER: Explore & Discover the Aeolian Islands, finanziato dal Ministero del Turismo a valere sul Fondo in favore dei Comuni a vocazione turistico-culturale con siti UNESCO e Città Creative (Comuni di Lipari come ente capofila, Leni, Malfa e Santa Marina Salina). Contestualmente al Fam Trip dedicato ai buyer, l’iniziativa prevede il coinvolgimento di una delegazione di giornalisti e influencer internazionali, per garantire un'ampia copertura mediatica alla destinazione.
Obiettivo primario dell'azione è incrementare i flussi turistici nei mesi spalla, promuovendo forme di viaggio alternative al tradizionale segmento balneare e valorizzando i percorsi naturalistici, il patrimonio storico-culturale, le tradizioni e le produzioni enogastronomiche locali.
Gli operatori eoliani interessati a proporre i propri servizi potranno partecipare a due sessioni di workshop B2B: la prima si terrà a Lipari domenica 18 ottobre alle ore 09:00 presso il Gattopardo Park Hotel, la seconda a Salina lunedì 19 ottobre alle ore 10:30 presso Palazzo Marchetti (Malfa).
Gli incontri si svolgeranno in modalità speed meeting, consentendo agli operatori locali di interagire direttamente in modo dinamico ed efficace con i buyer presso i desk a loro assegnati.
La partecipazione ai workshop è gratuita e riservata alle imprese del territorio, ma, per ragioni organizzative, è richiesta la registrazione obbligatoria compilando l'apposito modulo disponibile al seguente indirizzo: https://forms.gle/uAFpcNkKu2xjb8PY6.
Da Askanews: Eolie, la sfida del turismo tutto l’anno parte da 120 imprese. Brand Eolie punta a 10 mesi di attività per dare lavoro ai giovani
Milano, 12 ott. (askanews) – Centoventi imprese, molte delle quali concorrenti tra loro, che decidono di fare squadra per allungare la stagione turistica e dare ai giovani la possibilità di restare nelle isole in cui sono nati. Succede alle Eolie, dove albergatori, ristoratori, artigiani, agricoltori e operatori turistici hanno aderito al progetto Brand Eolie, con un obiettivo ambizioso: arrivare ad almeno dieci mesi di attività e occupazione l’anno, superando la dipendenza dal turismo estivo.
In un arcipelago di piccole dimensioni, dove le attività economiche si contendono spesso gli stessi clienti e devono fare i conti con i costi dell’insularità, mettere insieme oltre 120 imprese attorno a un progetto comune è già un risultato significativo. Tanto più che l’iniziativa è nata senza finanziamenti pubblici, con ciascun aderente chiamato a contribuire secondo le proprie possibilità. ‘Ci vuole dignità. Noi non dobbiamo andare a chiedere qualcosa a qualcuno. Dimostriamo che sappiamo fare’, racconta Daniele Corrieri, responsabile degli eventi di Brand Eolie. Questo spirito di autonomia, però, richiama nei fatti la necessità dell’intervento pubblico. Gli imprenditori hanno deciso di investire sul territorio e di presentarsi alle istituzioni con un progetto già avviato. Per trasformarlo in opportunità di lavoro durature servono ora interventi sulle infrastrutture, sui collegamenti e sui costi che gravano sulle imprese.
La rete, costituita all’inizio del 2026, riunisce attività alberghiere, ristoranti, aziende agricole, operatori turistici, pescatori e artigiani, per una platea complessiva dichiarata di oltre 1.500 lavoratori stagionali. In nove mesi ha organizzato incontri con la stampa, iniziative promozionali e tre press tour, l’ultimo dei quali, dal primo al 5 ottobre, ha portato oltre venti giornalisti italiani e stranieri tra Lipari, Vulcano, Salina e Filicudi.Novecento, rubrica a cura di Giuseppe La Greca. Diciannove - Venti ottobre 1951: Cattivo tempo alle Eolie e danni
Corriere della sera
19-20 ottobre 1951
Cattivo tempo nelle Eolie
A Lipari, il fortunale ha spezzato la banchina ai margini della quale sorge gran parte dei fabbricati del Comune di Lipari. Nel porto di levante, il muro di difesa del fabbricato della pescheria è stato interamente asportato dalla furia del mare.
L’abitato di Canneto di Lipari, in seguito alla rottura in tre punti del parapetto di difesa, è stato invaso dal mare.
Tanti auguri!
Oggi, 12 ottobre: San Carlo Acutis
Carlo Acutis nacque a Londra il 3 maggio 1991 da Andrea Acutis e Antonia Salzano, milanesi provvisoriamente in città per lavoro. Carlo fin da piccolo manifesta un'indole particolarmente devota tanto che tornati in Italia a soli 7 anni chiese di poter ricevere la Prima Comunione.Richiesta insolita ma che venne accolta dopo averla sottoposta a Monsignor Pasquale Macchi il quale diede il suo benestare dopo aver interrogato il ragazzo, ritenendolo idoneo. Carlo ricevette così l'Eucaristia il 16 giugno 1998, giovanissimo, e restò un punto fermo nella sua breve vita assieme alla messa quotidiana alla quale assisteva.
Carlo era anche bravo in informatica tantoche è stato proclamato patrono del web, e così dopo aver assistito ad un incontro di presentazione del Piccolo Catechismo eucaristico decise di dare vita ad una mostra sui miracoli eucaristici, per testimoniare la vera presenza di Gesù nell'ostia. Dopo tre anni di ricerche in giro per l'Europa con in genitori la mostra era pronta e talmente ben fatta da essere richiesta dalle diocesi di tutto il mondo.
Il sogno di Carlo era di farsi sacerdote, ma purtroppo all'età di 15 anni fu stroncato da una leucemia fulminante, e dopo aver dedicato la sua vita “al suo amico Gesù” torna alla casa del Padre il 12 ottobre 2006. Venne sepolto ad Assisi e successivamente dal cimitero viene traslato nel Santuario della Spogliazione: attraverso una speciale procedura di imbalsamazione viene esposto alla visita dei pellegrini.
Dichiarato venerabile nel 2008 è stato beatificato il 10 ottobre 2020 dopo averne accertato almeno un miracolo, ovvero la guarigione di un ragazzo brasiliano avvenuta dopo averne toccato le reliquie. Il 7 settembre 2025 Papa Leone XIV l'ha elevato agli onori degli altari.
La madre: «Vi racconto il suo miracolo»
Intervista realizzata da Stefano Lorenzetto alla madre di Carlo, Antonia Salzano, e pubblicata dal CorriereIntercede. Salva. Guarisce. Converte. Appare. I devoti di quello che già viene chiamato il patrono di Internet, almeno 1 milione nei cinque continenti, vedono la sua presenza ovunque. L’ultimo segno, il 15 agosto. Scrivono i fan su Facebook: Questa notte, nella solennità della Santissima Vergine Maria Assunta, Carlo venuto a prendersi la sua cagnolina Briciola di quasi 17 anni. Ora corre e gioca anche lei nei meravigliosi giardini del Paradiso assieme agli altri animali di Carlo che l’hanno preceduta, i cani Poldo, Stellina e Chiara, i gatti Bambi e Cleopatra. Non le pare eccessivo che associno l’Assunzione alla morte di una bestiola? Sorride indulgente Antonia Salzano, mamma di Carlo Acutis, stroncato a 15 anni da una leucemia fulminante nel breve volgere di 72 ore.
Ma sono ben altri i segni per cui lo studente milanese, già venerabile dal 2018, verrà proclamato beato dalla Chiesa il 10 ottobre ad Assisi, ultima tappa prima di diventare santo. Quando il 23 gennaio 2019 si eseguì la ricognizione canonica sulle spoglie mortali del giovanissimo servo di Dio, la sua salma fu trovata intatta.
Io stavo lì, mio marito non volle vedere. Era ancora il nostro ragazzone, alto 1,82, solo la pelle un po’ più scura, con tutti i suoi capelli neri e ricci. E lo stesso peso, quello che si era predetto da solo. Pochi giorni dopo il funerale, all’alba fui svegliata da una voce: “Testamento”. Frugai in camera sua, pensavo di trovarvi uno scritto. Nulla. Accesi il pc, lo strumento che preferiva. Sul desktop c’era un filmato brevissimo che si era girato da solo ad Assisi tre mesi prima: “Quando peserò 70 chili, sono destinato a morire”. E guardava spensierato il cielo.
La vita di Carlo durò solo 5.641 giorni.
In realtà 5.640. Entrò in coma alle 14 dell’11 ottobre 2006, con il sorriso sulle labbra. Credevamo che si fosse addormentato. Alle 17 fu dichiarata la morte cerebrale, la mattina del 12 quella legale. Avremmo voluto donare i suoi organi, ma non fu possibile, ci dissero che erano compromessi dalla malattia. Un bel paradosso, perché il cuore, perfetto, ora sarò esposto in un ostensorio nella basilica papale di San Francesco ad Assisi.
Quand’ stato prelevato?
Durante la ricognizione del 2019. Con atto notarile abbiamo voluto donare il corpo al vescovo di Assisi. Era giusto che appartenesse alla Chiesa universale.
In che modo Carlo scoprì la fede?
Non certo per merito di noi genitori, lo scriva pure. In vita mia ero stata in chiesa solo tre volte: prima comunione, cresima, matrimonio. E quando conobbi il mio futuro marito, mentre studiava economia politica a Ginevra, non che la domenica andasse a messa.
Allora come spiega questa religiosità?
Un ruolo lo ebbe Beata, la bambinaia polacca, devota a papa Wojtyla. Ma c’era in lui una predisposizione naturale al sacro. A 3 anni e mezzo mi chiedeva di entrare nelle chiese per salutare Gesù. Nei parchi di Milano raccoglieva fiori da portare alla Madonna. Volle accostarsi all’eucaristia a 7 anni, anziché a 10. Lo lasciammo libero. Ci pareva una cosa bella, perciò chiedemmo una deroga. Per me fu una “Dio-incidenza”. Carlo mi salvò. Ero un’analfabeta della fede. Mi riavvicinai grazie a padre Ilio Carrai, il padre Pio di Bologna, altrimenti mi sarei sentita screditata nella mia autorità genitoriale. un percorso che dura tuttora. Spero almeno di finire in purgatorio.
Carlo fu precoce solo nella preghiera?
In tutto. Era un mostro di bravura. A 6 anni già padroneggiava il computer, girava per casa con il camice bianco e il badge “Scienziato informatico”. A 9 scriveva programmi elettronici grazie ai testi acquistati nella libreria del Politecnico.
Non era troppo piccolo per usare il pc?
I promotori della causa di beatificazione hanno analizzato in profondità la memoria del suo computer con le tecniche dell’indagine forense, senza riscontrare la minima traccia di attività sconvenienti. Sognava di adoperare il pc e il web per diffondere il Vangelo. Papa Francesco nella Christus vivit cita Carlo come esempio per i giovani. “Sapeva molto bene”, spiega, “che questi meccanismi della comunicazione, della pubblicità e delle reti sociali possono essere utilizzati per farci diventare soggetti addormentati”, ma lui ha saputo uscirne “per comunicare valori e bellezza”. Il suo sguardo spaziava ben oltre Internet. Alle mense dei poveri, quelle delle suore di Madre Teresa di Calcutta a Baggio e dei cappuccini in viale Piave, dove prestava servizio come volontario. La sera partiva da casa con recipienti pieni di cibo e bevande calde. Li portava ai clochard sotto l’Arco della Pace, per i quali con i risparmi delle sue mance comprava anche i sacchi a pelo. Lo accompagnava il nostro cameriere Rajesh Mohur, un bramino della casta sacerdotale indù, che si convertì al cattolicesimo vedendo come Carlo aiutava i diseredati.
Avrebbe mai detto che un giorno sarebbe salito all’onore degli altari?
Ero certa che fosse santo già in vita. Fece guarire una signora da un tumore, supplicando la Madonna di Pompei.
Il miracolo riconosciuto dalla Chiesa?
No, solo uno dei tanti che nemmeno sono entrati nel processo di canonizzazione. Quello che lo far proclamare beato accadde in Brasile nel settimo anniversario della morte, il 12 ottobre 2013, a Campo Grande. Matheus, 6 anni, era nato con il pancreas biforcuto e non riusciva a digerire alimenti solidi. Padre Marcelo Tenrio invitò i parrocchiani a una novena e appoggiò un pezzo di una maglia di Carlo sul piccolo paziente, che l’indomani cominci a mangiare. La Tac dimostrò che il suo pancreas era divenuto identico a quello degli individui sani, senza che i chirurghi lo avessero operato. Una guarigione istantanea, completa, duratura e inspiegabile alla luce delle attuali conoscenze mediche.
Suo figlio come si ammalò?
Sembrava una banale influenza. Dopo alcuni giorni comparvero forte astenia e sangue nelle urine. Lui se ne uscì con una delle sue frasi: “Offro queste sofferenze per il Papa, per la Chiesa e per andare dritto in paradiso senza passare dal purgatorio”, ma in famiglia non vi demmo troppo peso. Chiamai il professor Vittorio Carnelli, che era stato il suo pediatra. Ci consigli l’immediato ricovero nella clinica De Marchi. E l avemmo la diagnosi infausta: leucemia mieloide acuta M3. Carlo ne fu informato dagli ematologi. Reagì con dolcezza e commentò: “Il Signore mi ha dato una bella sveglia”. Fu trasferito all’ospedale San Gerardo di Monza. Appena giuntovi, scosse la testa: “Da qui non esco vivo”.
Lei invocò un miracolo per suo figlio?
Sì, da Gesù, dalla Madonna e dal venerabile fra Cecilio Maria, al secolo Pietro Cortinovis, il cappuccino fondatore dell’Opera San Francesco per i poveri di Milano. Ma i piani di Dio erano altri. Quelli che avevo proposto a Carlo prima che spirasse: chiedi al Signore di manifestarci un segno della sua presenza.
E suo figlio che cosa le rispose?
“Non preoccuparti, mamma. Ti darò molti segni”. Nove giorni dopo la sua morte, a Tixtla, in Messico, un’ostia si arrossì di sangue. Una commissione composta anche da scienziati non credenti accertò che era del gruppo AB, lo stesso presente nella Sindone e nel miracolo di Lanciano, e che si trattava di cellule del cuore. A distanza di quattro anni, negli strati sottostanti alla coagulazione restava ancora presente del sangue fresco.
Suo figlio aveva allestito Segni, una mostra sui miracoli eucaristici.
Sì, sta girando tutti i santuari del mondo. Negli Stati Uniti l’hanno ospitata 10.000 parrocchie. Sono eventi soprannaturali come quello accaduto il 12 ottobre 2008, nel secondo anniversario della sua morte, a Soklka, in Polonia. Un’ostia caduta a terra durante la comunione, e conservata in cassaforte, una settimana dopo divenne un pezzo di carne di origine miocardica, gruppo sanguigno AB.
Ha avuto solo questi, di segni?
Anche altri. Carlo mi predisse che sarei diventata di nuovo madre, benché stessi per compiere 40 anni. E nel 2010, quando gi ne avevo 43, diedi alla luce due gemelli, Michele e Francesca.
Perché fu sepolto ad Assisi?
Abbiamo una casa in Umbria. Un cartello avvertiva che c’erano in vendita nuovi loculi nel cimitero comunale. Chiesi a Carlo che cosa ne pensasse. “Sarei felicissimo di finire qua”, rispose. Il suo corpo intatto stato poi traslato nel santuario della Spogliazione, dove ora i fedeli potranno venerarlo per sempre.
Che cosa le manca di più di suo figlio?
L’allegria. Appena morì, ricordo d’aver pensato: e ora chi mi far ridere? e chi mi aiuterò con il computer? Mi restano i suoi pensieri, detti e scritti: “Non io, ma Dio!”. “Da qualunque punto di vista la si guardi, la vita sempre fantastica”. “Tutti nascono originali, ma molti muoiono come fotocopie”.
L’ultimo rende bene l’idea dei social.
Così, gli uomini d’oggi sono ripiegati su sè stessi. La loro felicità fatta solo di like. Ma Carlo l’influencer di Dio.
Non vorrebbe che fosse ancora qui con lei, anziché avere un santo in cielo?
Ho fatto mia l’invocazione di Giobbe: “Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!”. I figli non ci appartengono, ci sono affidati. Sento Carlo più presente di quando era in vita. Vedo il bene che fa. Mi basta.
domenica 11 ottobre 2026
Si impicca in carcere l'assassino di Melisa Echevarria
Un agente di Polizia penitenziaria, durante il consueto giro di perlustrazione, si è accorto che il detenuto si era impiccato con un laccio alle grate della finestra. Immediatamente sono scattati i soccorsi ma per non c'è stato nulla da fare.
Il detenuto, fino al giorno precedente, era sottoposto ad un regime di sorveglianza speciale poiché aveva manifestato dei disturbi probabilmente di natura psichica. Non appena gli è stata revocata la sorveglianza si è tolto la vita.
Sulla vicenda il Procuratore capo di Barcellona Giuseppe Verzera ha aperto un fascicolo al momento contro ignoti e disposto il sequestro delle cartelle cliniche del detenuto. C'è da capire innanzitutto le ragioni per cui gli sia stata revocata la sorveglianza speciale.Mercoledì sarà conferito al medico legale l'incarico per l'autopsia.
Calcio, Prima Categoria: Nuova sconfitta casalinga per la Ludica Lipari
La Ludica Lipari non riesce a cancellare lo zero dalla casella dei punti in classifica. Al Monteleone, infatti, oggi pomeriggio, è stata superata per tre a zero dalla Torrenovese.
I gol degli ospiti sono maturati negli ultimi quindici minuti di gara
Eolienews ricorda Angela Merlino
La rubrica è realizzata, gratuitamente, con le foto del nostro archivio, pubblicate in modo casuale.
Calcio. Ludica Lipari in cerca di riscatto al Monteleone. Terza sconfitta per il Lipari IC
In Seconda Categoria, terza battuta d'arresto consecutiva per il Lipari IC, battuto ieri per 3 a 1 nell'anticipo con il Pellegrino.
Paura per i torrenti dopo la pioggia a Stromboli, il Montagna Russo è colmo. L'Ansa del direttore Sarpi
Rischio che massi possano superare protezione e arrivare in centro abitato
LIPARI, Ottobre 11 ANSA - Stromboli con il fiato sospeso dopo le piogge della notte scorsa, che hanno trascinato su alcune strade pietre, terriccio e fango, creando disagi alla viabilità.
A preoccupare, più che il materiale riversatosi sulle vie, è la situazione dei torrenti dell’isola. Particolare allarme desta il torrente Montagna Russo, ormai colmo di detriti al punto da rendere irriconoscibili gli argini e il letto. Il timore è che nuove precipitazioni possano aggravare una situazione già critica.
A lanciare l’allarme è Rosa Oliva, presidente della Pro Loco Amo Stromboli.
La rete, installata nell’ambito degli interventi per l’emergenza alluvionale, è già sottoposta a forte pressione. Il rischio è che, in caso di nuove piogge, il materiale, tra cui grossi massi, possano oltrepassare la protezione e riversarsi sull’abitato. (ansa)
Soccorso all'ottantunenne infartuato di Vulcano, i ringraziamenti del delegato Iacono
Riceviamo da Gilberto Iacono, delegato municipale di Vulcano e pubblichiamo: "A seguito di articolo uscito sulle testate giornalistiche, inerente il soccorso dell' 81enne di Vulcano, mi sento di ringraziare sicuramente la Guardia costiera che, in maniera celere e con spirito di servizio, ha portato il paziente nella vicina Milazzo.
Ma in un momento storico così difficile per la sanità, il mio grazie va alla Guardia medica di vulcano che, in maniera celere, ha trattato il paziente, lo ha stabilizzato e ha attivato la macchina del soccorso.
Grazie perché dietro ogni risultato positivo c’è sempre un ottimo lavoro di squadra.
Grazie anche alla Croce rossa di vulcano sempre disponibile e essenziale nella macchina dei soccorsi".
Alluvione a Lipari, la Pro loco Amo Stromboli: "Solidarietà ai cittadini ma la prevenzione non può restare sulla carta".
La Pro Loco Amo Stromboli APS esprime la propria vicinanza ai cittadini di Lipari, duramente colpiti dall'alluvione della notte di sabato 10 ottobre. Conosciamo bene la paura, i danni e il senso di impotenza che accompagnano questi eventi: Stromboli e Ginostra li vivono sulla propria pelle dal 2022.
Ma proprio perché sappiamo cosa significa, non possiamo limitarci alla solidarietà.
Per tutto il mese di settembre la Protezione Civile regionale ha richiamato i Sindaci alla prevenzione: con la Circolare n. 1/2026 del 4 settembre, con il comunicato dell'11 settembre che chiedeva di accelerare la pulizia straordinaria di caditoie, tombini e alvei dei torrenti, con la nota prot. 44815 del 25 settembre indirizzata a tutti i Comuni. Il Direttore generale ha chiesto anche la rimozione di ostruzioni e detriti e ha ricordato che le misure vanno valutate perfino con allerta verde, quando l'avviso segnala temporali.
La responsabilità, ha ricordato la Protezione Civile, è degli Enti Locali, in particolare del Sindaco quale autorità locale di protezione civile. La prevenzione non è un adempimento burocratico: è una responsabilità verso le persone e i territori. Chiediamo all'Amministrazione di Lipari di rendere noto cosa è stato fatto, e quando.
A Stromboli, nonostante le ripetute denunce e sollecitazioni della nostra Pro Loco, le opere finanziate per l'emergenza alluvionale 2022 restano da realizzare.
Per conoscere l'elenco degli interventi finanziati, dopo averlo chiesto ripetutamente all'Amministrazione comunale, abbiamo dovuto rivolgerci al TAR. L'Amministrazione non si è costituita in giudizio ed è contumace. Siamo in attesa della sentenza.
Non è accettabile che si debba ricorrere alla giustizia amministrativa per conoscere informazioni che riguardano la sicurezza della propria comunità, mentre le opere destinate a ridurre il rischio alluvionale restano inattuate.
Oggi siamo vicini a Lipari. Ma la solidarietà deve accompagnarsi a una richiesta precisa: prevenzione concreta, trasparenza e realizzazione degli interventi necessari, prima che nuove piogge diventino nuove emergenze.
Dopo un'alluvione non bastano gli annunci. Servono opere realizzate, responsabilità esercitate, territori messi in sicurezza.
La Presidente
Rosa Oliva
Pro Loco Amo Stromboli APS
Tanti auguri!
Isole minori, Caruso rilancia il tavolo tecnico sulla sanità: prima le criticità comuni, poi gli interventi mirati
La sanità nelle isole minori siciliane torna al centro dell’attenzione della Regione, con un percorso che punta ad affrontare le criticità dell’assistenza e a individuare soluzioni adeguate alle esigenze dei territori. Nella sede dell’Assessorato regionale della Salute a Palermo, l’assessore Marcello Caruso ha riattivato il tavolo tecnico permanente, ascoltando le richieste dei Comuni, delle Aziende sanitarie provinciali (ASP) e della SEUS 118.
Già nel 2002 la Regione aveva previsto, con la legge regionale n. 12 del 9 agosto, un tavolo permanente di concertazione sulle problematiche delle isole minori. Nel 2018, l’allora assessore regionale della Salute Ruggero Razza, con il decreto assessoriale n. 1469 del 10 agosto, istituì uno specifico tavolo tecnico dedicato alle questioni sanitarie. Dopo la conclusione del suo mandato, il tavolo non ha più avuto una regolare continuità negli incontri, sebbene l’Assessorato abbia continuato a confrontarsi con le amministrazioni locali per affrontare le criticità segnalate e individuare soluzioni alle esigenze dei territori insulari.
Al confronto hanno preso parte Federico Ferro, Alessandro D’Acquisto e Arianna Cusmà del Servizio 6 “Urgenza emergenza sanitaria, Isole minori e aree disagiate“, insieme ai rappresentanti delle Centrali operative del 118. Presente anche Massimiliano Maisano, dirigente del Servizio 3 “Gestione degli investimenti“.
Il confronto
Tra gli argomenti affrontati figurano l’organizzazione dell’assistenza primaria, il ruolo dei medici di medicina generale (MMG) e dei pediatri di libera scelta (PLS) e la disponibilità dei servizi territoriali. Il confronto ha riguardato anche lo stato di attuazione delle Case della Comunità, sul quale si è soffermato Massimiliano Maisano. L’attenzione si concentra sull’attivazione dei servizi e sulla disponibilità delle figure professionali necessarie a garantirne il funzionamento, affinché le nuove strutture possano rispondere concretamente alle esigenze della popolazione.
Sul versante dell’emergenza-urgenza, il tavolo ha esaminato l’organizzazione del 118, la disponibilità dei mezzi di soccorso e la manutenzione delle elisuperfici. Quest’ultima rappresenta una delle richieste avanzate dai Comuni, molti dei quali, alle prese con difficoltà finanziarie e situazioni di dissesto, non dispongono delle risorse necessarie per sostenere i costi di manutenzione e garantire la piena operatività delle strutture. Tra le altre richieste, il Comune di Pantelleria ha sollecitato la presenza di mezzi di soccorso avanzato con medico a bordo durante il periodo estivo, per rafforzare la risposta sanitaria nei mesi di maggiore afflusso turistico.
Il confronto ha interessato anche i collegamenti marittimi per il personale della SEUS 118. Nell’agosto scorso la Regione, d’intesa tra gli assessori Marcello Caruso e Alessandro Aricò, aveva autorizzato la gratuità dei viaggi per gli operatori. A fine settembre, tuttavia, la CISL FP Sicilia ha segnalato difficoltà nell’applicazione del provvedimento, legate al funzionamento del portale telematico.
L’assessore
Caruso ha manifestato la massima disponibilità ad affrontare le questioni emerse, attraverso un percorso di confronto con i Comuni, le ASP e gli altri soggetti coinvolti. Il metodo individuato prevede una prima valutazione delle problematiche comuni alle comunità insulari, seguita da incontri dedicati alle esigenze specifiche di ciascuna isola. L’obiettivo è definire le priorità e individuare progressivamente gli interventi più appropriati, tenendo conto delle caratteristiche e delle necessità dei singoli territori.(siciliamedica.com)
Oggi, 11 ottobre: San Giovanni XXIII (Angelo Giuseppe Roncalli)
Era una tiepida serata d'autunno e Giovanni XXIII congedava così la gente accorsa in piazza San Pietro per celebrare l'avvio del concilio Vaticano II (1 l ottobre 1962). Quelle parole, intrise di umanità e di poesia, commossero il mondo e furono il miglior preludio della grande assise ecumenica destinata a rinnovare profondamente la chiesa e che fece di Giovanni XXIII, come scrisse Frainois Mauriac, il papa che ha gettato «un ponte sui nove secoli che ci dividono dai cristiani dell'oriente c sui quattro che ci separano dai fratelli dell'occidente». Insomma: il papa del dialogo, delle aperture, delle audaci novità che in pochi anni servirono ad avvicinare la chiesa al mondo moderno. Quando lo elessero, ormai prossimo agli ottant'anni, tutti pensarono che sarebbe stato un papa di transizione, per consentire alla chiesa di riordinare le idee di fronte alle sfide che la società le stava imperiosamente ponendo. Invece il suo pontificato fu sì di breve durata, ma come pochi altri significativo e incidente.
L'idea di finire lui stesso sul soglio di Pietro non l'aveva neppure sfiorato quando, il 12 ottobre 1958, lasciava Venezia per andare a Roma a eleggere il successore di Pio XII. Era certo che a Venezia, la città del santo papa Pio X di cui si sentiva onorato di continuare l'opera, si sarebbe conclusa la parabola della sua vita.
La domenica 15 marzo 1953 si era presentato ai veneziani con semplicità, e con stile confidenziale aveva fatto il punto della sua vita: «Desidero parlarvi con la più grande apertura di cuore e con molta franchezza di parola aveva detto . Sono state dette e scritte cose che sorpassano di molto i miei meriti. Mi presento umilmente io stesso. Vengo dall'umiltà e fui educato a una povertà contenta e benedetta. Da quando nacqui io non ho mai pensato che a essere prete. Da giovane prete non aspiravo che a diventare curato di campagna nella mia diocesi, ma la Provvidenza ha voluto avviarmi per altre strade prima di giungere qui. Mi trasse dal mio villaggio natio e mi rete percorrere le vie del mondo in Oriente e in Occidente. Fui sempre preoccupato più di ciò che unisce che di quello che separa e suscita contrasti. Non guardate dunque al vostro patriarca come a un uomo politico, a un diplomatico: cercate il sacerdote, il pastore d'anime che esercita tra voi il suo ufficio nel nome di Dio».
Giovanni XXIII, Angelo Giuseppe Roncalli, era nato a Sotto il Monte, piccolo paese del bergamasco, il 25 novembre 1881. Alla povertà contenta e benedetta lo ha educato la sua patriarcale famiglia contadina che viveva nella cascina «La Colombera», alternando lavoro e preghiera, sotto la guida saggia dello zio Saverio.
Di indole buona e sensibile, sentì presto il desiderio di consacrare la propria vita a Dio per poter servire meglio gli altri nella carità. Nel seminario di Bergamo iniziò la lunga strada di preparazione al sacerdozio, che si concluse a Roma il 10 agosto 1904.
Pretino novello, invece che nella desiderata parrocchietta di campagna, fu mandato a fare il segretario del nuovo vescovo di Bergamo, monsignor Radini Tedeschi, al fianco del quale rimase dieci anni, imparando che un uomo di chiesa deve essere soprattutto buono e caritatevole. Una lezione, accompagnata dall'esempio, che non scorderà mai più. Intanto viveva la terribile esperienza della prima guerra mondiale, alla quale partecipò come sergente di sanità e cappellano militare.
Neppure alla morte del monsignore si aprirono per don Angelo le porte di una canonica. Lo vollero a Roma, all'Opera della propagazione della fede, diretta dal cardinale von Rossum, il quale vide nell'intelligente e saggio prete bergamasco l'uomo giusto da inviare nelle capitali del mondo a intessere rapporti con le chiese e con gli stati. «Dovrete viaggiare, viaggiare molto. Sarete il viaggiatore di Dio», gli disse papa Benedetto XV nell'affidargli l'incarico.
Consacrato vescovo il 15 marzo 1925, cominciò il suo lungo viaggio che lo porterà in missione come visitatore apostolico in Bulgaria, poi delegato apostolico in Turchia e in Grecia e poi nunzio apostolico a Parigi, ultima tappa prima dell'approdo a Venezia.
Partendo per la Bulgaria, annotava nel diario (Giornale dell'anima): «La chiesa mi vuole vescovo per mandarmi in Bulgaria, a esercitare un ministero di pace. Forse nella mia vita mi attendono molte tribolazioni. Con l'aiuto del Signore mi sento pronto a tutto». E con l'aiuto del Signore invocato nella preghiera, e con le sue doti di pazienza, di bontà, di tenacia, di rispetto delle posizioni degli altri, ottenne in Bulgaria, dove i rapporti con la chiesa ortodossa non erano dei migliori, ottimi risultati. Come avvenne poi anche in Grecia e in Turchia.
Il suo spirito ecumenico si formò da quelle parti, sul campo: certi pregiudizi incrostatisi nel tempo cominciarono qua e là a sciogliersi al calore della bontà e della carità di questo insolito rappresentante della chiesa di Roma. Spesso, tra la sorpresa e l'ammirazione dei presenti, gli incontri di monsignor Angelo Roncalli con i vescovi ortodossi si concludevano con un abbraccio, a suggellare un'amicizia che cancellava, nei loro rapporti, secoli di divisioni e di incomprensioni. Fu per questo il primo dignitario della chiesa cattolica a visitare il celebre, e inavvicinabile per i cattolici, monastero del monte Athos in Grecia. E l'ecumenismo sarà un punto forte del suo programma pastorale anche a Venezia, città da sempre considerata ponte tra occidente e oriente.
Eletto papa, al cardinale Tisserant che gli chiedeva con quale nome volesse essere chiamato, disse: «Mi chiamerò Giovanni, un nome dolce e nello stesso tempo solenne». Il 28 ottobre 1958, l'umile figlio della terra bergamasca, a settantasette anni, cominciava il servizio che la provvidenza gli aveva assegnato; lo svolgerà con il suo stile accattivante di bontà, di umiltà, di comprensione che faranno di lui il «papa buono». Una bontà sempre condita dal buon umore, dall'ottimismo della fede.
Monsignor Loris Capovilla, segretario personale, racconta: «Don Gelmo, amico da settant'anni, visita papa Giovanni in Vaticano, s'inchina per baciargli i piedi. Il vecchio amico papa lo richiama, guardandolo negli occhi: "Don Gelmo che cosa fai? Siamo pur sempre gli stessi figlioli delle nostre buone mamme". Don Gelmo si giustifica: "Ma voi siete il vicario di Cristo". E papa Giovanni, abbracciandolo: "Sono però, ancora, il tuo antico compagno di scuola e amico. Ricordati che dal Vaticano e da Seriate [paese di don Gelmo] la strada per giungere al paradiso è la stessa"».
Ad attirare la simpatia della gente, la devozione, l' ammirazione per papa Giovanni, è soprattutto la sua umiltà: «Il Signore mi ha fatto nascere da povera gente e ha pensato a tutto. Io l'ho lasciato fare. Mi sono lasciato condurre in perfetta conformità alle disposizioni della provvidenza, veramente: Voluntas Dei pax nostra (nella volontà di Dio sta la nostra pace)».
A monsignor Giovan Battista Montini (il futuro Paolo VI), che nel novembre del 1952 dalla Segreteria di stato gli comunicava l'intenzione di Pio XII di trasferirlo da Parigi alla sede patriarcale di Venezia, scriveva: «Assicuri Sua Santità che io ho pochissima stima di me stesso: per me tutto è superiore al mio merito; ma avendo da tempo rinunziato a tutto quel che riguarda la mia persona, ciò mi rende tutto più facile e tranquillo, e mi assicura in ogni evento una grande pace».
Riusciva a unire la pazienza al coraggio: «Il coraggio si esercita quando sono in pericolo i supremi interessi dell'anima e non meschine rivalità di casta o il desiderio, sia pur legittimo, di personale soddisfazione». L:anziano papa è stato una primavera per la chiesa e, per il mondo intero, una porta aperta alla speranza. Non hanno avuto ragione quanti avevano ravvisato nelle sue aperture la rovina della chiesa.
Il 3 giugno 1963, alle ore 19.45, in Vaticano, si spegneva una grande luce sul mondo. Il suo nome era Giovanni.
Giovanni Paolo II lo ha proclamato beato il 3 settembre 2000 ed è stato canonizzato il 27 aprile 2014 da Papa Francesco.







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