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giovedì 27 agosto 2026
Eolienews ricorda Guy Giuffrè
Oggi, 27 agosto: Santa Monica
Fatta giovanetta, i suoi genitori la sposarono ad un legionario romano di nome Patrizio, galantuomo, ma pagano di religione. Non si smarrì la Santa, anzi, suo primo pensiero, unendosi al compagno della sua vita, fu di guadagnarlo a Gesù Cristo mediante una vita sottomessa, fatta di rispetto e di amore.
Ed ecco che Monica ebbe la consolazione di vedere il marito, un anno prima della sua morte, abbracciare la fede cattolica, rinunziando ai suoi vizi e passando nella pratica delle virtù il rimanente della vita.
Intanto ella era divenuta madre di tre figli: Agostino, Novigio e una figlia, di cui ignoriamo il nome.
Le cure che la santa madre profuse per la buona educazione dei figli furono certamente grandi; pur tuttavia, Agostino, attirato più dagli amici che lo invitavano al male che dalle raccomandazioni materne, deviò, ponendo così a durissima prova la virtù della sua povera mamma. Ella infatti vedendo il figlio adescato dall'errore e dal vizio, non faceva che elevare al cielo fervorose preghiere, unite a calde lacrime, per impetrarne la conversione. Le sue abbondanti lacrime e fervorose preghiere ottennero la conversione del figlio.
Nel 375 Agostino si trasferì a Cartagine per insegnarvi eloquenza. Nel 383 si imbarcò nottetempo per Roma dove, dopo aver superato una lunga malattia, cominciò ad insegnare eloquenza e retorica. Finché ottenne un posto, tramite il prefetto di Roma Simmaco, a Milano.
A Milano, venne raggiunto dalla mamma, la quale, non considerando le fatiche del viaggio ma solo il bene del figlio, era partita, sola, alla ricerca di lui. Quivi finalmente sarebbero stati appagati i suoi desideri ed esaudite le sue suppliche. Infatti unitasi nel suo apostolato col grande arcivescovo S. Ambrogio che la incoraggiava dicendole: « Non puó andar perduto un figlio di tante lacrime », riuscì con la grazia di Dio a trarre alla fede cattolica Agostino alla fine del 386, che l'anno seguente, ricevette il Battesimo per mano di Ambrogio nella Pasqua del 387 e cominciò una vita santa e feconda di apostolato.
Ringraziato Iddio per tanto favore, Monica e Agostino decisero di prendere la via del ritorno; ma la pia madre, che ormai aveva compiuta la sua missione su questa terra, ad Ostia si ammalò gravemente ed in pochi giorni, felice per la conversione del figlio ottenuta, rese la bell'anima a Dio. Era il 27 agosto dello stesso anno 387.
PRATICA. Imparino i genitori a vigilare sull'educazione cristiana dei figli e a prodigare ad essi le loro maggiori cure.
PREGHIERA. Dio, consolatore degli afflitti e salvezza di quelli che sperano in te, che misericordioso riguardasti alle pie lacrime della beata Monica per la conversione del figliuolo suo Agostino, donaci per l'intervento d'ambedue di deplorare i nostri peccati e di ottenere il favore della tua grazia.
MARTIROLOGIO ROMANO. Memoria di santa Monica, che, data ancora giovinetta in matrimonio a Patrizio, generò dei figli, tra i quali Agostino, per la cui conversione molte lacrime versò e molte preghiere rivolse a Dio, e, anelando profondamente al cielo, lasciò questa vita a Ostia nel Lazio, mentre era sulla via del ritorno in Africa.
mercoledì 26 agosto 2026
Il Vascelluzzo di Messina e il Vascelluzzo di Lipari in Processione per il 24 agosto 2026 (video: Mario Profilio)
Eolienews ricorda Orazio Greco
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Oggi, 26 agosto: Sant'Alessandro di Bergamo
Le Alpi, tutt'intorno, erano già incappucciate di neve. Faceva freddo. I soldati della legione risognavano la calda sabbia della loro terra natale. Era infatti una legione di soldati egiziani, detta Legione Tebana perché reclutata nella Tebaide, attorno alla città di Tebe.
Ad Agaunia, il primicerius Maurizio ordinò l'alt ai suoi legionari. Fece disporre il campo, in attesa di ordini da Octodurum. Da Octodurum, Massimiano Cesare ordinò che, in attesa di attaccar battaglia, si celebrasse un sacrificio propiziatorio agli dei.
I soldati cristiani della Legione Tebana si rifiutarono di eseguire l'ordine sacrilego. Massimiano minacciò rappresaglie, ma nessuno cedette. Giunse allora un reparto di littori per le misure disciplinari. Un soldato su ogni dieci della Legione Tebana cadde sotto il gladio. Ma i superstiti non si lasciarono intimorire, e si fecero vicendevolmente animo, spronati dal primicerius Maurizio. A Massimiano, mandarono a dire che la loro fedeltà agli insegnamenti del Signore era la più sicura garanzia della lealtà anche verso l'Imperatore. Seguì una seconda decimazione; poi una terza, finché tutti i legionari della cristiana legione furono giustiziati, ad Agaunia, in quell'autunno della fine del III secolo.
Anche il Sant'Alessandro festeggiato oggi, vien detto soldato della Legione Tebana, come molti altri Santi venerati nell'Italia settentrionale, perché aver appartenuto alla legione dei Martiri, per un cristiano e un soldato, appariva come il maggior titolo di nobiltà d'animo e di eroismo.
Egli sarebbe stato uno di quei pochi legionari i quali, trovandosi momentaneamente distaccati in altre località, sfuggirono all'eccidio di Agaunia, per subire poi il martirio in altri luoghi dove fiori la loro devozione.
Sant'Alessandro, per esempio, è l'amatissimo Patrono della città di Bergamo: perciò la leggenda lo fa morire a Bergamo, dopo essere sfuggito due volte al carcere e avere infranto gli idoli davanti al suo comandante e persecutore, Massimiano Cesare.
A lui, primo Martire e Patrono di Bergamo, è dedicata la Cattedrale della città, che sembra proteggere con la sua mole gli altri due bellissimi monumenti di Bergamo antica: la Chiesa di Santa Maria Maggiore, e la Cappella Colleoni, nel suggestivo e silenzioso scenario della Città Alta.
Ad Agaunia, il primicerius Maurizio ordinò l'alt ai suoi legionari. Fece disporre il campo, in attesa di ordini da Octodurum. Da Octodurum, Massimiano Cesare ordinò che, in attesa di attaccar battaglia, si celebrasse un sacrificio propiziatorio agli dei.
I soldati cristiani della Legione Tebana si rifiutarono di eseguire l'ordine sacrilego. Massimiano minacciò rappresaglie, ma nessuno cedette. Giunse allora un reparto di littori per le misure disciplinari. Un soldato su ogni dieci della Legione Tebana cadde sotto il gladio. Ma i superstiti non si lasciarono intimorire, e si fecero vicendevolmente animo, spronati dal primicerius Maurizio. A Massimiano, mandarono a dire che la loro fedeltà agli insegnamenti del Signore era la più sicura garanzia della lealtà anche verso l'Imperatore. Seguì una seconda decimazione; poi una terza, finché tutti i legionari della cristiana legione furono giustiziati, ad Agaunia, in quell'autunno della fine del III secolo.
Anche il Sant'Alessandro festeggiato oggi, vien detto soldato della Legione Tebana, come molti altri Santi venerati nell'Italia settentrionale, perché aver appartenuto alla legione dei Martiri, per un cristiano e un soldato, appariva come il maggior titolo di nobiltà d'animo e di eroismo.
Egli sarebbe stato uno di quei pochi legionari i quali, trovandosi momentaneamente distaccati in altre località, sfuggirono all'eccidio di Agaunia, per subire poi il martirio in altri luoghi dove fiori la loro devozione.
Sant'Alessandro, per esempio, è l'amatissimo Patrono della città di Bergamo: perciò la leggenda lo fa morire a Bergamo, dopo essere sfuggito due volte al carcere e avere infranto gli idoli davanti al suo comandante e persecutore, Massimiano Cesare.
A lui, primo Martire e Patrono di Bergamo, è dedicata la Cattedrale della città, che sembra proteggere con la sua mole gli altri due bellissimi monumenti di Bergamo antica: la Chiesa di Santa Maria Maggiore, e la Cappella Colleoni, nel suggestivo e silenzioso scenario della Città Alta.
martedì 25 agosto 2026
L’Isola che ancora non c’è è quella dei servizi consorziati tra i tre Comuni.(di Giacomo Montecristo)
All’insegna dell’Unione dei Comuni di Salina, un raffinatissimo evento di alto profilo culturale è stato promosso a Malfa, la sera del 22 agosto, dal Centro Internazionale di Ricerca per la Storia e la Cultura Eoliana (C.I.R.C.E.). La casa del magistrato Calogero Ferrotti, che per le preziose raccolte che contiene può essere considerata un importante luogo per la promozione dei beni culturali eoliani, ha ospitato “L’Isola che non c’è”, un “reading” scritto da Marcello Saija e dallo stesso animato, insieme agli attori Ezio Donato e Raffaella Bella, con l’assistenza tecnica di Giuseppe Scafidi. Con preciso riferimento a ciò che ancora non c’è e che si vorrebbe avere, dopo l’accoglienza del padrone di casa e la straordinaria introduzione di “Un bel dì vedremo un fil di fumo” cantata dalla soprano Caterina Bevacqua con l’accompagnamento del maestro Giosi Infarinato, è stata narrata la storia dell’Isola Ferdinandea, apparsa e scomparsa nel mare di Sicilia nel 1831. Poi, come da programma, i quattro sindaci eoliani, invitati a confrontarsi sulla proposta di Unione dei servizi tra i tre comuni di Salina, hanno offerto ad un pubblico numeroso e colto, il loro modo di sentire sull’irrazionale divisione amministrativa che vede il municipio di Lipari governare sei isole e tre municipi che operano nei 26 chilometri quadrati di Salina. La base della discussione è stata un progetto elaborato dal sindaco di Lipari Riccardo Gullo, che nel suo intervento di apertura ha difeso l’autonomia dei singoli comuni ma ha perorato la causa di unificazione di taluni servizi che sulla scia del CITIS, potrebbero dare frutti altrettanto virtuosi. Prudentissimo il sindaco di Leni Ireneo Giardinello che propone di procedere a piccoli passi. Pronto al confronto ed alla più ampia apertura, il neo sindaco di Malfa Giuseppe Siracusano ha proposto di iniziare subito affrontando le problematiche delicatissime dell’Area Marina protetta e varando l’iniziativa di recuperare alla gestione amministrativa delle tre municipalità dell’Isola la Riserva naturale orientata di Monte Fossa delle felci e Monte dei Porri. Piena disponibilità anche da parte del sindaco di Santa Marina Domenico Arabia che, strenuo difensore dell’identità di ciascuna comunità, si dichiara favorevole a sperimentare l’unificazione dei servizi possibili, ma con il limite preciso di non travalicare nella realizzazione del comune unico. Di ampio respiro gli interventi del segretario generale del comune di Lipari Antonio Le Donne che, per acta, ha mostrato i grandi vantaggi derivanti dall’unificazione dei servizi e dell’urbanista dell’università di Catania Laura Saija che ha consigliato gli amministratori di adottare un piano di sviluppo condiviso, capace di fare da guida al percorso di unificazione dei servizi.
In conclusione, Riccardo Gullo ha sottolineato
con soddisfazione che ci sono le condizioni per convocare subito i tre consigli
comunali ed iniziare il processo unificativo.
Un
sontuoso buffet offerto in giardino dai padroni di casa ha concluso
l’interessantissima serata.
Giacomo
Montecristo
Davide D'Amico : La memoria di una vita dedicata agli altri (di Peppuccio Subba)
Con la dipartita del professore Davide D’Amico Lipari ha perso un illustre cittadino, grande maestro di chirurgia e umanità.
All’insigne professionista il Comune aveva concesso la cittadinanza onoraria con deliberazione consiliare n. 13 del 16 febbraio 1991.
Le motivazioni, del riconoscimento simbolico e solenne, sono contenute nella pergamena, consegnata al Neo Cittadino nel corso di una cerimonia pubblica, il cui testo, dettato dal grande storico eoliano, prof. Giuseppe Iacolino, è il seguente:
IL SINDACO DI LIPARI
L’UNANIME VOTO SANCENDO DEL CIVICO CONSIGLIO INTERPRETE E GARANTE DEL POPOLARE CONSENSO AL DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO TRAPIANTI DEL POLICLINICO DI PADOVA PROFESSORE DAVIDE D’AMICO MAESTRO VALENTISSIMO NELLE CHIRORGICHE DISCIPLINE PER BELLE DOTI D’UMANITA’ RESO OVUNQUE ASSAI ILLUSTRE E ANCOR PIU’ NELLE EOLIE DA LUI PREGIATE DI FREQUENZA E AMICIZIA LA CITTADINANZA ONORARIA CONCEDERSI IN QUESTO COMUNE OMAGGIO ALLA SCIENZA DI SUA MANO SAGACE ALLA GENEROSITA’ D’UN GRAN CUORE
I meriti speciali del professore D’Amico, che hanno indotto l’amministrazione a conferire il riconoscimento civico, erano:
- l’eccellenza professionale che lo aveva collocato al primo posto in Italia e oltre;
- la scelta di Lipari come luogo dove trascorrere i giorni di riposo e con cui ha stabilito un legame autentico e profondo. Un legame che nel tempo si è consolidato attraverso la stima, l’affetto e la condivisione dei valori che appartengono alla nostra comunità.
Ha pubblicati tanti lavori e libri, destinati a studenti, specializzandi e colleghi. Tra questi viene ricordato “Le mani del chirurgo – lo specchio di un’arte” che unisce importanti aspetti professionali e riflessioni sull’arte della chirurgia.
Era anche dotato di un’elevata dimensione umanistica e letteraria per cui spesso scriveva poesie sugli affetti familiari e sui luoghi che amava frequentare e, in particolare, Lipari che era diventata una parte importante della sua vita e della sua famiglia.
Uno dei libri in cui raccontava sentimenti, emozioni, idee e storia è “Sulle ali dei gabbiani”. Nella prima parte, dedicata a Lipari, descrive lo stupore della scoperta delle Eolie e quindi il gabbiano, come il corvo di Mizzaro, diventa l’elemento conduttore di una trama di fuoco, mare, albe, tramonti e poi grotte, chiese, Santi e misteri.
Con riferimento alle sette isole scriveva: “questo arcipelago è come una tastiera di pianoforte dove ogni nota ha un suono, ma sono tutte le note che conferiscono alle Eolie quell’armonia tra mare e terra che è l’essenza più vera del loro grande fascino. Vivere Lipari è assai diverso che vivere a Lipari”.
Il primo trapianto di fegato lo eseguì il 23 novembre del 1990 su una donna di 42 anni. Quell’intervento non fu soltanto un successo individuale ma l’avvio di un programma di trapianto epatico destinato a diventare il più importante d’Italia.
Un’altra tappa fondamentale della sua attività professionale arrivò nel 1997 quando fu protagonista del primo trapianto pediatrico da donatore vivente.
Il professore D’Amico nel tempo divenne il trapiantologo di straordinaria competenza e umanità che ha dedicato la propria vita professionale alla cura delle persone e alla crescita della scuola di Padova.
Nel tempo ha battuto ogni record per gli oltre tremila interventi chirurgici tra cui mille trapianti.
Durante la sua permanenza a Lipari, deponeva, idealmente, il grande prestigio della sua professione e si comportava come un comune cittadino, dedicandosi alle incombenze quotidiane.
Amava intrattenersi con i tanti conoscenti e si poneva sempre con grande modestia e semplicità con qualsiasi interlocutore.
Durante le sue vacanze era sempre disponibile a dispensare consigli a tutti gli eoliani per la soluzione dei problemi di salute anche esulanti dalle sue specifiche competenze professionali.
La sua attività professionale è stata una missione, un modo concreto di essere vicino agli altri e di rendere migliore la vita di chi soffriva.
Meritava di continuare a vivere e concludere la sua esistenza in modo sereno. Una terribile e improvvisa patologia, che lo ha colpito un mese addietro, lo ha costretto, ingiustamente, a sopportare un carico di pesanti sofferenze.
Il professore D’Amico continuerà a vivere nel ricordo e nel cuore di chi ha avuto la fortuna di incontrarlo e di ricevere le sue cure.
Sono sicuro che il Signore lo ha accolto tra le sue braccia in Paradiso.
Un’accoglienza meritata perché ha saputo donare tempo, competenza, ascolto, amore senza chiedere nulla in cambio.
Ora non potrà più curare i corpi, ma rimarrà la cura che ha saputo lasciare nelle anime, il bene fatto, le persone a cui ha ridato la vita e le parole pronunciate nei momenti difficili, il ricordo di un uomo che ha scelto di dedicare la propria esistenza agli altri.
La sua scomparsa rappresenta una grande perdita per tutti i suoi familiari a cui era legato da un amore profondo, per i suoi collaboratori a cui dispensava ancora consigli, per le migliaia di persone che ha curato, per la nostra comunità con cui aveva instaurato un forte legame umano e civile.
Sarebbe opportuno che l’amministrazione comunale di Lipari valuti l’iniziativa di intitolare una strada o uno spazio pubblico al professore Davide D’Amico, quale riconoscimento istituzionale e permanente per la sua presenza e la sua attività professionale che hanno rappresentato per cittadini, famiglie e realtà del territorio un punto di riferimento caratterizzato da attenzione, sensibilità e costante disponibilità alle esigenze della nostra collettività.
La proposta intende rappresentare un segno di gratitudine e di riconoscenza degli eoliani affinchè il nome e l’impegno del professore D’Amico possano contribuire a conservare e trasmettere alle future generazioni il cammino di un uomo che ha saputo unire competenza, passione e dedizione.
Peppuccio Subba
Premio "Eugenio Vitarelli": bel riconoscimento per Davide Cortese, poeta e scrittore di Lipari
Ripulito il loculo nel cimitero di Canneto dalle scritte offensive
Si è proceduto a ripulire dalle scritte offensive il loculo del cimitero di Canneto dove è sepolto un uomo, deceduto a maggio a Lipari. https://eolienews.blogspot.com/2026/08/cimitero-di-canneto-che-meschinita.html
L'auspicio è che l'increscioso fatto non si ripeta. E questo al di là di quello che l'uomo, che vi è lì sepolto, potrebbe avere fatto in vita.
Eolienews ricorda Gaetano Giambò
La rubrica è realizzata, gratuitamente, con le foto del nostro archivio, pubblicate in modo casuale.
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