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venerdì 15 ottobre 2010

I parchi nazionali (di La Voce Eoliana)

Riceviamo e pubblichiamo
I primi parchi storici Italiani (Abruzzo 1921, Gran Paradiso 1923, Circeo 1934 ecc.) originariamente si ispirarono ai Parchi Nazionali Americani, non solo come idea ma anche per il criterio su cui furono fondati, anche se adattati al sistema politico / sociale e fondiario italiano di quel periodo.
L'idea era quindi nata bene: con la tutela della natura, il rispetto della proprietà privata e comunale era, se non garantita, almeno tenuta in ampia considerazione e così garantiti erano anche i diritti delle collettività locali (le leggi prevedevano la possibilità che i parchi acquisissero i terreni per fini di conservazione, li assumessero in gestione o almeno fossero indennizzati i proprietari qualora fosse stato impedito loro il prelievo delle risorse naturali rinnovabili ed in particolare il taglio dei boschi).
La nascita di questi parchi avvenne durante la monarchia ed il regime fascista eppure queste prime aree protette sorsero basate su principi democratici e liberali di quella componente politica che li rappresentava; principi che poi furono, paradossalmente di fatto, ma anche per legge cancellati o quasi con l'avvento della Repubblica. Come nei Parchi americani anche in quelli italiani in alcuni casi si era trovato il modo di consentire attività come la caccia (Gran Paradiso ed Abruzzo), contribuendo non poco al loro sostegno finanziario in un periodo di casse vuote. Come nei Parchi americani l'acquisto dei terreni o la loro assunzione in gestione era considerata basilare per ottenere una vera conservazione.
Oggi si è invece preferito il metodo di imporre dall'alto un divieto di taglio, senza prevedere forme di indennizzo o, quando lo si è fatto, finendo per imporre anche questo, quasi mai ai prezzi di mercato; quindi con perdite nette per i poveri comuni montani, costretti a subire vincoli d'imperio per garantire la preservazione di patrimoni ambientali in alcuni casi riconosciuti di valore sovranazionale. Ciò non avviene nei Parchi americani, dove le aree protette, per potersi definire tali, devono assumere in proprietà federale o anche statale i loro territori, pagando ai privati il loro reale valore di mercato. Perchè non è né democratico, né liberale, né giusto che i privati ed i Comuni sui cui territori incidono i parchi, debbano a loro spese assicurare la conservazione dei patrimoni di biodiversità – paesaggistica, floro-faunistica, ambientale e culturale in genere – che appartiene a tutta la collettività nazionale, come avviene, di solito, nelle società socialiste.
Tutti i parchi Nazionali e Regionali d'Italia seguiti a quelli storici sono stati istituiti con questi criteri e, per assurdo, le cose sono andate a peggiorare con la Legge 394/1991. Ed è per questa semplice ragione che i nostri Parchi a tutto assolvono meno che alla conservazione dei patrimoni naturali che avrebbero mandato di fare. Se si sommassero tutti i soldi spesi da tutti questi enti, suddividendoli tra quelli utilizzati per conservare l'ambiente e quelli utilizzati per valorizzarlo, probabilmente alla prima fascia andrebbe forse meno del 10%: il che indica un fallimento delle vere finalità di queste istituzioni!
Se alle radici dei Parchi c'è l'esempio americano, allora è da quell'esempio che bisogna prendere spunti per risolvere i nostri problemi, a costo di dover rinunciare ad alcune fette di Parchi o addirittura a Parchi inutili, ne esiste un gran numero nel nostro paese, aree di valore paesaggistico designate in Parchi solo per meri interessi politici!
La recente radiografia della “tutela ambientale” affidata a parchi, riserve e aree marine protette, sempre più poltronifici ad uso e consumo di politici e sodali di partito, ci ha consegnato un quadro devastante del quale non vorremmo entrassero a far da cornice anche le nostre isole.
E’ notizia di questi giorni l’arresto di Franco Bonanini - detto “Il faraone” per il suo modo di gestire il parco delle Cinque Terre di cui è stato presidente sino all’intervento della magistratura - applaudito relatore al convegno liparese.
Miglior sorte non è toccata a quell’altro “campione di buon governo del territorio” che l’amministrazione liparese ha voluto presente al convegno di luglio: il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano. Già alcuni mesi addietro il Sindaco di Rio Marina, uno dei maggiori comuni elbani, e parlamentare UDC, Francesco Bosi, aveva presentato alla Camera una interrogazione a risposta scritta al Ministro Prestigiacomo lamentando la “gestione deficitaria sotto ogni profilo” del parco da parte del Presidente, il geologo Mario Tozzi, tacciato di una gestione assolutistica del territorio senza alcun coinvolgimento delle popolazioni e delle amministrazioni locali i cui sindaci, a detta di cotanto Presidente, avevano bisogno di una “seduta psicanalitica” sol perché si erano permessi di rappresentare alcune primarie esigenze delle genti del luogo, mentre queste ultime, sempre secondo Tozzi, avrebbero meritato una “deportazione in massa in Montenegro” vista la loro “arretratezza culturale impressionante”. Questo dimostra la reale, effettiva, considerazione, al di là quindi delle dichiarazioni di facciata, che delle popolazioni locali hanno in genere le strutture di vertice e di gestione dei parchi nazionali, affidate spesso a soggetti del tutto estranei alle realtà nelle quali si trovano ad operare e obnubilati da una sorta di delirio di onnipotenza assolutamente deleterio per i territori amministrati.
Pensate anche al Parco Nazionale del Pollino il cui direttivo ha organizzato un gemellaggio, a spese dei contribuenti, con un Parco del Sudafrica durante il periodo in cui si sono giocati gli ultimi mondiali di calcio, il tutto fatto in nome della BIODIVERSITA'!!!
Forse è giunta l'ora che il Governo avvii delle Commissioni d'inchiesta per verificare effettivamente questi signori come spendono i soldi dei finanziamenti pubblici che lo Stato versa ciclicamente.
L'associazione La Voce Eoliana, si pone come fine proprio quello di opporsi a questi carrozzoni politici, che hanno come fine solo quello di creare ulteriori poltrone e vincoli a danno dei cittadini, dove la tutela ambientale assume solo valore marginale, dove gli interessi che vi orbitano sono ben altri.
Basta infatti prendere conoscenza di quanto stabilito dalla legge – quadro sui parchi e le aree protette, la 394/91 (da più parti oramai considerata obsoleta ed anacronistica tanto che ne è stata proposta una radicale rivisitazione) per rendersi conto della mannaia che andrebbe ad abbattersi sul nostro territorio senza alcun pratico vantaggio per l’ambiente. E quindi noi gridiamo forte
NO AL PARCO NAZIONALE DELLE ISOLE EOLIE
SI ALLA EFFETTIVA E NON IPOCRITA TUTELA DEL TERRITORIO
mediante la realizzazione di tutta una serie di infrastrutture ed interventi concreti e non meramente demagogici ed inutili. Per questo motivo invitiamo tutti i cittadini che siano realmente interessati alla tutela ed allo sviluppo del proprio territorio a prendere contatto con la nostra associazione che si mette a loro disposizione sia per fornire una informazione libera da filtri e condizionamenti, sia per acquisire suggerimenti, esperienze e consigli
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Riflettiamoci!
Associazione La Voce Eoliana