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martedì 26 giugno 2018

ALICUDI, DISASTRO ANNUNCIATO. Senza collegamento in nave, terminate da una settimana le scorte di viveri nelle attività e non arrivano i materiali per il molo



 Riceviamo e pubblichiamo:
E’ da mesi che la piccola comunità di Alicudi, 102 anime, la più defilata delle Isole Eolie, in provincia di Messina, denuncia una situazione di estrema criticità. La causa? La realizzazione dei lavori di prolungamento del molo, da oltre 10 anni in corso e non ancora portati a termine, con interventi a singhiozzo di diverse ditte (alcune delle quali via via fallite) che hanno compromesso sistematicamente la conclusione dell’opera.
La mancanza di programmazione nella gestione dei lavori ha provocato un disastro annunciato.
E’ il caso dei cassoni destinati al prolungamento, la cui posa è iniziata circa 25 giorni fa, giusto a ridosso della stagione estiva.
La presenza di questi cassoni impedisce il regolare attracco del traghetto della SIREMAR, che infatti da oltre 25 giorni  ha sospeso i collegamenti.
Era stato quindi previsto, con un piccolo intervento, la possibilità che la nave NGI (Navigazione Generale Italiana) potesse operare in modo straordinario durante i lavori, in quanto, grazie al suo minore pescaggio, unico natante in grado di attraccare, appoggiando il portellone sulla parte sinistra del molo.
Questo però non è stato possibile in quanto lo stato del fondale, che nessuno si è sognato di monitorare a questo proposito, non permette assolutamente l’avvicinamento di navi da quel lato del molo.
Il risultato di tutto questo? 
Da sette giorni Alicudi è priva degli approvvigionamenti di prima necessità, le botteghe alimentari hanno esaurito i viveri, non si trova più nulla da mangiare sugli scaffali e la piccola comunità di Alicudi, che specie in questi mesi vive solo di turismo, non sa come affrontare la situazione.
Ma il cane, com’è ovvio, si morde la coda. Non potendo la NGI attraccare, è impossibile sbarcare i materiali indispensabili per il completamento dei lavori sul molo.
Ad oggi le soluzioni che il Comune di Lipari sta considerando, dopo le lamentele della comunità, sono improbabili e in alcuni casi improponibili. E’ stato ventilato infatti l’intervento di non ben identificato barcone, dalle imprecisate dimensioni, che dovrebbe coprire le 25 miglia di distanza da Lipari, o addirittura le 50 da Milazzo (gli approvvigionamenti fondamentali provengono com’è ovvio dalla Sicilia) non si sa con quale cadenza e regolarità. Né è possibile avere informazioni ufficiali, in quanto il comune non fornisce alcuna comunicazione in merito.
A mio avviso non si risolvono in questo modo le criticità di fondo del problema.
E’ necessario un intervento tempestivo, urgente e definitivo: l’isola di Alicudi, vera figlia di un Eolo minore, non può essere di continuo abbandonata a sé stessa.
Certo conta pochi abitanti, è lontana e scomoda.
Ma anche gli arcudari fanno parte dell’arcipelago e hanno gli stessi diritti degli altri isolani.
E anche gli arcudari accolgono i turisti (la comunità raggiunge nel periodo estivo le 700 unità), i quali scelgono la nostra isola per le sue caratteristiche uniche. Vogliamo perciò non solo sopravvivere ma lavorare e dare il meglio di noi stessi ai visitatori.
Ma istituzioni e organi preposti devono metterci nelle condizioni di condurre un’esistenza civile, al passo con i tempi. Lavorando. E, possibilmente, anche nutrendoci.
Aldo Di Nora - residente e titolare di Arbatus Editrice con sede ad Alicudi

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