L’accelerazione è frutto di un patto di maggioranza che riguarda, se non tutte, almeno le principali norme. È così che, a sorpresa, a cavallo del Capodanno, è stato ufficializzato che l’Ars ripartirà il 13 dal voto della riforma degli enti locali. Era in calendario da oltre due anni.Sul terzo mandato per i sindaci dei Comuni fino a 15 mila abitanti come sull’introduzione della figura del consigliere supplente c’è un patto di maggioranza che dovrebbe abbracciare pezzi dell’opposizione. Mentre sarà battaglia sulla norma che introduce l’obbligo per i sindaci di nominare almeno il 40% degli assessori di sesso femminile.
Il testo della riforma è quello spinto da tempo dal presidente della commissione Affari Istituzionali, il democristiano Ignazio Abbate: «All’inizio sembravano essere tutti contrari, soprattutto sul consigliere supplente. Ora lo vogliono quasi tutti». Il riferimento è alla norma principale: il primo dei non eletti subentra al consigliere che diventa assessore e solo per la durata del mandato in giunta.
È una norma che moltiplica le poltrone ma che viaggia di pari passo a quella che nel frattempo verrà votata a Roma per creare anche all’Ars la figura del deputato supplente: già passata in prima lettura, sarà varata entro la primavera.
L’altra norma di peso introduce il terzo mandato per i sindaci dei Comuni con popolazione compresa fra i 5 mila e i 15 mila abitanti. «È per questa norma che è stata impressa una accelerazione - rivela il capogruppo forzista Stefano Pellegrino -, perché l’Anci chiede certezza delle regole sulle candidature in vista delle Amministrative di primavera».
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