
Il mito di Fetonte
Elio, il dio del Sole, s’invaghì di Climene, figlia di Oceano e Teti. Dall’unione nacquero Fetonte e le sue sorelle Egle, Lampezia e Faetusa, dette le Eliadi.
Fetonte, come tutti gli adolescenti, vuole a tutti i costi, e per dimostrare la sua discendenza, guidare il carro del Sole attorno alla Terra. Inizialmente il padre Elio tergiversa ben sapendo che non è un compito da poter affidare ad un ragazzo. Ma Fetonte insiste molto, e anche la madre Climene lo sostiene, così alla fine Elio, sia pure a malincuore, cede. Dopo avergli dato tutte le indicazioni possibili (Il pericoloso viaggio ti porterà tra le corna del Toro, le fauci del Leone, evita le chele dello Scorpione ed infine anche quelle del Cancro), Elio unge con un unguento magico il volto del figlio (lo renderà immune dall’aggressione delle fiamme) ed affida al ragazzo le redini del carro del Sole. Le Ore, intanto, hanno aggiogato i quattro cavalli: Eoo, Pirois, Eton e Flegon. Elio, infine, consiglia di non usare mai la frusta, ma le briglie. Ma quanto Elio ha temuto, puntualmente si avvera: i divini cavalli intuiscono ben presto l’inesperienza del nuovo auriga e gli prendono la mano, portando il carro fuori dalla via normale; la terra appare così lontana da spaventare lo sconsiderato Fetonte. Entra nella costellazione dello Scorpione e si vede minacciato dal nero veleno degli aculei, per cui lascia le briglie ed i cavalli aumentano il disordinato galoppo; il carro è fuori controllo, si avvicina troppo alla Terra, ne asciuga i fiumi, brucia le foreste, incendia il suolo. Da questo passaggio ad alta temperatura nasce il deserto in Africa e la pelle nera degli Etiopi. Mentre bruciano i fiumi anche il regno di Plutone è minacciato dalla luce, che penetra attraverso gli squarci terrestri. Gea, la madre Terra, col il volto dissacrato dall’inaudito e scriteriato volo di Fetonte, chiede aiuto agli Dei, i quali, riuniti in consiglio, decidono per l’intervento di Zeus; il padre degli dei, per fermare la sciagura in atto e punire Fetonte per aver sfidato l’Olimpo, scaglia uno dei suoi fulmini. Il giovane cade nelle acque del fiume Eridano e annega.
La madre e le sorelle, distrutte dal dolore, vanno a cercare le spoglie di Fetonte sulle rive del fiume, e lo piangono così sconsolatamente che gli dei, impietositi, mutano le Eliadi in pioppi.
Alcuni autori ipotizzano che il corpo di Fetonte sia precipitato nella zona dove, molto tempo dopo, sarebbe nata la città di Torino. Un’altra teoria ipotizza che il luogo del disastro si trova nei pressi dell’attuale Rovigo. Un’altra versione individua come luogo alle foci del fiume Eridano, l’odierna Crespino sul Po o nelle terre di Alefonsine. Infine, alcuni sostengono che Fetonte precipitò nella zona termale dei Colli Euganei, fra Abano Terme e Montegrotto, collegandosi con il culto locale del dio veneto Aponus, identificato con Apollo.
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Sono numerosi gli autori greci che parlano del mito di Fetonte. Nonno di Panopoli descrive episodi legati all’infanzia di Fetonte. Apollonio Rodio racconta del post mortem ovvero del corpo di Fetonte che, caduto e perito, continua a fumare e rilasciare nuvole di vapore.
Diodoro Siculo parla della vicenda di Fetonte come della formazione della Via Lattea. Il personaggio di Fetonte è al centro anche di una tragedia del drammaturgo greco Euripide.
Anche Dante nella sua Divina Commedia, dà spazio a questa storia, quando scrive “la strada ce mal non seppe carreggiar Feton”, a sottolineare come l’errore di presunzione di Fetonte sfoci nella sua incapacità di gestire quel carro mosso dalle forze del mondo.
In questo mito si può ravvisare una favoletta morale, il cui succo – più che mai attuale – è: non dare troppa corda ai figli. Ma è troppo ovvio.
Molti autori affermano che il mito di Fetonte cela il ricordo di una tremenda catastrofe cosmica, della quale si trovano altri brandelli di reminiscenze qua e là: nella storia degli Atridi, con il Sole che inverte il suo corso (Zeus decide di aiutare Atreo: inverte il corso del sole facendo sì che esso nasca ad occidente e tramonti ad oriente; Atreo chiede ai Micenei di poter salire al trono quando il sole fosse tramontato ad est e in questo modo ottiene il regno ed esilia Tieste) e nella Bibbia che racconta di Giosué che ferma il Sole (si racconta che il miracolo avvenne durante la battaglia contro gli Amorrei a Gabaon, quando Giosue‘, dopo aver guidato il popolo a Canaan, per avere una vittoria completa sul nemico sconfitto e in fuga, si rivolse al Sole dicendo: “O sole, fermati su Gabaon, e tu o luna, nella valle di Aialon.”). Vediamo di comprendere e chiarire questo mistero.
Catastrofe cosmica

L’esplosione della Supernova della Vela è un evento cosmico avvenuto circa 11.000 anni fa, quando una stella massiccia è collassata, formando il magnifico e in espansione Resto di Supernova della Vela, una nebulosa di gas e polveri filamentoso e colorato, visibile oggi nella costellazione delle Vele, a circa 800 anni luce dalla Terra, con una pulsar (una stella di neutroni in rapida rotazione) al suo centro, e i cui detriti si stanno ancora propagando, arricchendo il mezzo interstellare e stimolando la formazione di nuove stelle.
Sappiamo che le prime credenze circa i fenomeni celesti erano per lo più associate a miti magici o religiosi nonché alle più fantasiose spiegazioni (come il mistero della notte, associato ad un nero impalpabile che, ogni sera, come un vapore fuoriusciva dalle profondità della terra ad oscurare il Sole; o come le eclissi, considerate manifestazioni demoniache). Furono i Sumeri, per primi, a dividere il cielo in costellazioni, mentre ai Cinesi (nel 1500 a.C.) va il merito di aver suddiviso l’anno in 365 giorni e di aver scoperto come cinque stelle (i pianeti) si muovessero in maniera diversa dalle altre (furono però i greci a chiamare queste stelle anomale astères planétai = stelle vaganti e quindi pianeti vaganti).
Platone, per primo, fa dire al sacerdote egizio di Sais che racconta a Solone la storia della distruzione di Atlantide che: (…) tutto ciò [la corsa di Fetonte] è raccontato come fosse un mito, ma in verità sta a significare la declinazione degli astri nei cieli attorno alla Terra e le grandi devastazioni ricorrenti di tutto quanto si trova sulla Terra ….”. Se la Terra ha attraversato distruzioni cicliche le parole di Platone, tuttavia, mal si adattano all’unicità del mito di Fetonte.
Fetonte il pianeta distrutto
Nel 1781 con la scoperta del pianeta Urano trova conferma la legge di Bode; da quel momento numerosi astronomi rivolgono la loro attenzione alla zona compresa tra le orbite di Marte e Giove, dove la legge di Bode prevede l’esistenza di un pianeta che non è stato mai osservato. Nel 1801, l’astronomo Giuseppe Piazzi scopre un minuscolo pianeta, Cerere, proprio alla distanza giusta dal Sole per soddisfare la legge di Bode. Nel 1802 Heinrich Olbers scopre Pallade, un secondo “pianeta” a quasi la medesima distanza dal Sole di Cerere. Negli anni successivi altri due oggetti, Giunone e Vesta, furono scoperti su distanze orbitali simili alle precedenti. Olbers propose che tutti gli oggetti scoperti fossero i frammenti di un pianeta che precedentemente ruotava intorno al Sole alla distanza indicata dalla legge di Bode, ma che era andato distrutto in seguito all’impatto con una cometa. Mentre continuavano ad esser trovati altri “frammenti”, l’ipotesi di Olbers continuò ad acquisire popolarità ma fu solo nel 1823, che un insegnante tedesco in pensione di nome Johann Gottlieb Radlof, chiamò “Phaeton” l’ipotetico Pianeta V distrutto di Olbers, collegandolo ai miti e alle leggende greche su Fetonte. La teoria della passata esistenza di un pianeta tra Marte e Giove prese dunque forma. Questa ipotesi, chiamata oggi “teoria della disgregazione”, afferma che l’ipotetico e importante membro del nostro sistema solare, sarebbe stato distrutto per una serie di circostanze naturali. Secondo alcuni, orbitando troppo vicino a Giove fu lacerato dalla sua potente gravità. Secondo altri fu distrutto da un’ipotetica stella, una nana bruna, compagna del nostro solo, chiamata “Nemesis”.
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Il Russo Aleksandr Petrovic Kazantsev (02.09.1906 – 13.09.2002 uno scrittore di fantascienza russo. In ambito ufologo è noto come uno dei precursori della teoria degli antichi astronauti.) afferma che: possiamo pensare che ci fosse un tempo un pianeta tra le orbite di Marte e di Giove. Esiste in quella posizione una cintura di blocchi di pietre di diverse misure, la cintura degli asteroidi. Si suppone che siano frammenti di un pianeta che è esploso. I ricercatori russi lo chiamano Fetonte (…). io penso che sul pianeta Fetonte ci sia stata una civiltà assai progredita. Questa civiltà si è distrutta col suo pianeta durante una guerra atomica. La catastrofe ha potuto essere di una tale violenza che l’idrogeno degli oceani del pianeta è esploso come una gigantesca bomba H… gli abitanti di Fetonte hanno potuto fare delle spedizioni nello spazio al momento della grande catastrofe. Hanno potuto installare delle basi su Marte ed anche atterrare sulla Terra”.
Vestiti con tute pressurizzate, equipaggiati per proteggersi dall’accecante luce del Sole, alla quale non erano abituati a causa della distanza della loro terra dalla massa infuocata, i presunti “fetontiani” sono dunque venuti a farci visita nei tempi remoti e prima di scomparire bruciati dalla loro civiltà?
L’ipotesi che la fine di Fetonte sia arrivata nel momento in cui era in atto una spedizione “Terra”, non è stata scartata dallo scienziato russo. “E’ probabile che qualche abitante sia stato costretto a rimanere qui, adattandosi a poco a poco alla vita primitiva indigena. Ma la teoria secondo la quale i “Fetontiani” sarebbero arrivati fino a noi un milione di anni fa, per sfuggire alla catastrofe scatenata nel loro pianeta, trova maggiori consensi.
“Questa variante spiegherebbe un enigma non risolto del nostro passato”, conclude Kazantsev. “Nella catena dell’evoluzione, non si è ancora trovato l’anello tra animale e uomo. Forse gli abitanti di Fetonte sono i nostri veri primi antenati. All’inizio esseri assai evoluti che hanno degenerato, dopo essere stati tagliati fuori dalla loro civiltà e sono ricaduti allo stadio delle caverne”.
Fetonte e i nazisti – Anche i nazisti provarono ad appropriarsi del pianeta; scrive Athanassios Kosmopoulos, che “la società segreta Thule ipotizzava che gli ariani in primo luogo erano arrivati sul pianeta Fetonte, successivamente distrutto, poi avevano colonizzato Marte e alla fine erano arrivati sulla Terra. Dopo aver creato Iperborea e averla, successivamente, affondata, gli ariani erano migrati nella regione dell’Himalaya e da lì nella regione del Sumer. Il linguaggio runico era la lingua archetipa degli ariani e la prima cultura mondiale era rappresentata dai Sumeri.
Fetonte ed il Graal – Scrive Giovanni Granucci: il Graal, la coppa che non è una coppa, si identificava nel medioevo con quella del lapis ex coelis o lapis niger la pietra caduta dal cielo, essa è la stessa Dea Cibele che si manifestava come roccia o pietra nera, forma in cui veniva venerata perché si riteneva giunta dalle stelle. Come già detto ricorda una roccia meteoritica. Un frammento caduto sulla Terra come residuo della distruzione di un pianeta divino come l’antico Fetonte. Una storia che il mito racconta come la punizione divina di Fetonte.
Fetonte il distruttore
Cinquant’anni fa un cataclisma mondiale era ritenuto troppo incredibile per essere vero. Oggi è diffusamente accettata, nel mondo scientifico, l’ipotesi secondo cui a causare l’estinzione che segna la fine del Cretaceo e l’inizio del Paleogene (limite K/Pg) sia stato l’impatto sulla superficie terrestre di un enorme asteroide (dal diametro di 10-12 km), che nell’arco di pochi minuti avrebbe sconvolto la storia della vita sulla Terra dando inizio a un lunghissimo “inverno da impatto” che, in poco tempo, avrebbe causato un tale abbassamento delle temperature terrestri da causare una estinzione di massa – la quinta delle cosiddette Big Five. I suoi effetti furono spaventosi. La collisione generò temperate tre volte superiori a quelle della superficie solare. La conseguente tempesta di fuoco incenerì la flora e la fauna della Mesoamerica. Enormi quantità di terra e mare, sotto forma di vapore, furono scagliate nell’atmosfera. Tutto il fitoplancton del Golfo del Messico e dei Caraibi venne distrutto. Per una vasta parte del mondo ciò segno la fine della fotosintesi sia sulla terra, sia in mare. Ma gli effetti immediati della tensione esercitata sulla superficie terrestre furono terremoti ed eruzioni vulcaniche di proporzioni colossali. Un’onda di marea alta forse parecchi chilometri nel “punto zero”, spazzò il globo. Inondazioni e venti furiosi si spinsero all’interno dei continenti. Una palla di fuoco incendiò l’atmosfera che circonda la Terra. Ne derivò una coltre di nubi, spessa abbastanza da creare un inverno nucleare che durò più di cinquant’anni.
Ma, quando l’ipotesi venne avanzata per la prima volta da un gruppo di ricerca guidato da Luis e Walter Alvarez, padre fisico e figlio geologo, la comunità scientifica si oppose saldamente. Una simile teoria metteva in dubbio, infatti, alcuni principi cardine della geologia e delle scienze della vita: l’uniformitarismo e il gradualismo, universalmente riconosciuti come validi fin dai tempi di Charles Lyell, mentore di Darwin e loro teorizzatore; al tempo stesso, sembrava dare nuova linfa – fatto ancora più grave – alla vecchia teoria del catastrofismo di George Cuvier, che sembrava ormai definitivamente caduta sotto i colpi della teoria dell’evoluzione. Dal 1980 – anno in cui l’articolo degli Alvarez apparve per la prima volta su Science – ad oggi, la ricerca scientifica ha corroborato questa ipotesi così inizialmente vilipesa, confermandola attraverso numerose prove indipendenti (ad esempio gli alti tassi di iridio, minerale “stellare” normalmente segregato nel nucleo terrestre, rinvenuti nei sedimenti risalenti al limite K/Pg in ogni parte del globo, o l’identificazione del cratere dell’impatto – nel paesino costiero di Chicxulub, penisola dello Yucatán, Messico).
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Non era certo questo il ricordo alla base del mito greco di Fetonte; allora quale è stato l’episodio che ha generato il mito? Cosa c’è di vero nel mito di Fetonte?
Otto Muck e il Planetoide A (1976) – Muck ipotizza una catastrofe cosmica quale causa principale della distruzione del continente di Atlantide a seguito della scoperta di una serie di avvallamenti della Carolina del nord; di due crateri abissali nella parte sud-occidentale del Nordamerica, nonché il basso bacino nella parte orientale del Mar Caraibico.
Scrive Muck: Alcuni dati riguardanti la presunta traiettoria del planetoide che cadde nell’Atlantico e che vorremmo chiamare “planetoide A”, furono già ricavati dei relitti dell’impatto. Esso arrivò da Nord-Ovest, aveva superato la Terra nella sua rivoluzione intorno a se stessa e intorno al Sole, fu quindi più veloce, ragion per cui la tua traiettoria doveva essere molto piatta e allungata. Queste sono le caratteristiche del Gruppo di Adone. Deve essere entrato nello strato di ossigeno con una velocità di almeno 15 o 20 chilometri al secondo, lungo una traiettoria che incrociò quella della Terra sotto un’angolazione di circa 30 gradi. La temperatura della sua superficie frontale, esposta alla maggiore resistenza, avrà superato i ventimila gradi, e il suo splendore quello del Sole per venti o cento volte. Quando il corpo celeste piombò poi nello strato di azoto, percorrendo gli ultimi strati più densi dell’atmosfera, esso esplose a causa dell’elevato calore e il suo involucro pietroso si staccò in seguito a ulteriori esplosioni, dividendosi in un’infinità di frammenti mortali. Il nucleo si spezzò con un rombo vicino al suolo, spaccandosi in due pezzi di cui ognuno deve aver pesato almeno un bilione di tonnellate. Questi precipitarono nel mare che schizzò nel cielo fino all’altezza di una montagna, causando una mareggiata potentissima che, con circa 10 chilometri d’altezza, avrebbe sommerso persino il Monte Everest. Senza dubbio furono causati dei danni disastrosi in tutte le zone costiere che cancellarono ogni traccia di un’eventuale cultura prediluviana. Questo terrificante avvenimento non sarà durato più di due minuti – dal primo bagliore nel cielo al rombo dell’esplosione del nucleo che probabilmente fu udito dagli abitanti dell’intera superficie terrestre, salvo quelli che vivevano nella fascia dell’esplosione; essi morirono prima che le onde sonore li avessero raggiunti. Il bagliore nel cielo fu visibile fino a più di 2000 chilometri di distanza. Furono queste le fiamme del fuoco che nel periodo del Diluvio Universale fu osservato nel cielo notturno dal mitico re Foroneo di cui racconta Sant’Agostino nel suo libro “De civitate Dei” e che fu così potente da causare lo spostamento della traiettoria di Espero, la stella della sera?
Un avvenimento di queste dimensioni e dagli effetti così impressionanti doveva lasciare dei profondi ricordi nella memoria di coloro che l’avevano vissuto. I loro racconti si sono tramandati e conservati nella forma caratteristica del mito. (…) In oriente esiste una leggenda antichissima preellenica che racconta cose simili, ma forse ancora più precise; parla di Fetonte che voleva guidare il carro del Sole e che si avvicinò troppo alla Terra quando i cavalli focosi gli sfuggirono di mano; egli fu bruciato a metà e cadde in mare, nell’Eridano, in seguito a un colpo di fulmine.
(…) se vogliamo trovarne le testimonianze non dobbiamo cercarle nell’area della catastrofe presso i popoli rossi bensì laddove i suoi effetti furono meno gravi. A questo complesso appartiene la leggenda di Fetonte cui abbiamo già parlato. Solo nelle versioni successive egli diventa il figlio del Dio-sole – ma ancora per Omero e dopo di lui, Fetonte (il luminoso) fu il soprannome di Elio. Ma quale può essere il significato reale del mitico Carro Solare che esce fuori dalla sua pista tracciata, attraversa il cielo e brucia metà della Terra quando gli si avvicina troppo? Vuole dire che il guidatore, colpito dal fulmine di Zeus, precipita sulla terra come una meteora fiammeggiante e si inabissa nelle acque dell’Eridano, il mitico fiume in Oriente?
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Fin dagli anni Cinquanta, quando il libro di Otto Muck fu oggetto di studi approfonditi, la teoria che gli avvallamenti della Carolina siano stati creati da uno sciame di meteoriti o da un asteroide in fase di disintegrazione ha perso sempre più credito. Non sono stati infatti trovati frammenti in relazione diretta con le depressioni e in nessun’altra parte del mondo esiste un sito (che si sospetti originato dall’impatto di un grande meteorite o di un asteroide) che presenti fino a mezzo milione di cavità ellittiche su un’area tanto vasta. Oltre tutto, negli avvallamenti della Carolina è assente un’altra prova significativa che di solito si riscontra nei siti da impatto: mancano quelli che gli scienziati definiscono “coni di frammentazione”, o alterazioni nei granelli di quarzo dovute a una pressione fortissima. Inoltre, non esistono differenze di rilievo tra la composizione minerale dei sedimenti delle depressioni e quella dei campioni estratti oltre il loro margine.
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Molto estesa ed elaborata è la tesi di Herbie Brennan (1999) che richiama esplicitamente il mito di Fetonte per illustrare la sua teoria sulla scomparsa della civiltà di Atlantide. Protagonista degli eventi, per l’autore irlandese, è una supernova, quella di Vela. (…) In termini astronomici, Vela era situata molto vicino al nostro sistema solare a 45 anni luce di distanza. Secondo le stime più accurate, esplose tra i 14.000 e gli 11.000 anni fa. Verso la fine del Pleistocene, una stella esplose nella costellazione di Vela. Enormi frammenti infuocati furono scagliati nello spazio, lasciando solo una pulsar neutronica che ruotava ad altissima velocità. Uno di tali frammenti più grande del più grande dei pianeti conosciuti, fu scagliato in direzione del nostro sistema solare, un piccolo sole ardente in miniatura con un tremendo potenziale distruttivo. Spinto dall’energia della gigantesca esplosione, è probabile che abbia raggiunto una frazione misurabile della velocità della luce. Nonostante ciò, avrebbe impiegato più di un secolo – forse diversi – per raggiungere le orbite dei nostri pianeti più esterni. Il sistema solare verso cui si dirigeva era molto diverso da quello odierno. Vi era quasi sicuramente un pianeta in più – un gigante gassoso che aveva una massa di 90 volte superiore a quella del nostro pianeta – che orbitava a 2,79 volte la distanza della Terra dal Sole, tra le orbite di Marte e di Giove. Frammento o meno, l’intruso proveniente da Vela era abbastanza massiccio da emergere dall’esplosione cosmica virtualmente illeso. Ha proseguito la sua folle penetrazione del sistema solare, ma la sua originale traiettoria deve essere stata deviata dal massiccio campo gravitazionale di Nettuno. Il passaggio fu abbastanza ravvicinato da generare intense scariche elettriche mentre i campi di forza intorno ad entrambi i corpi iniziavano ad interagire. Le due lune di Nettuno, Tritone e Nereide, furono violentemente frantumate e Plutone fu staccato dal sistema e lanciato in una nuova orbita intorno al Sole. Altamente improbabile è l’ipotesi di una collisione diretta tra il frammento di Vela e Nettuno, altrimenti i danni sarebbero stati certamente molto peggiori di quelli che in realtà furono. Ma l’immensa mole dell’intruso proveniente da Vela generò un tale campo gravitazionale da inclinare il pianeta esterno di 29° sul suo asse di rotazione. La sua attrazione gravitazionale ha trascinato all’interno il frammento di Vela e lo ha scagliato verso Urano. L’intruso di Vela, ora indebolito dalla contesa gravitazionale con Nettuno, inizia a a mostrare il suo basso grado di disintegrazione. Quattro pezzi, ciascuno grande come gli asteroidi maggiori, si distaccano per allontanarsi insieme all’intruso o forse iniziano ad orbitare come lune intorno ad Urano. Sembra che l’intruso abbia aumentato la velocità di rotazione del pianeta e che lo abbia spinto su un fianco. Urano è circondato da un campo magnetico simile a quello della Terra, l’asse di questo campo è inclinato di 58,6° rispetto all’asse di rotazione del pianeta. Il campo della Terra, se paragonato, è inclinato solo di 11°. L’asse di rotazione di Urano ora si trova nel piano della sua orbita, al punto che il pianeta letteralmente ruota su un fianco. Lasciando Urano malamente spostato, l’intruso proveniente da Vela si gettò in avanti verso il pianeta Saturno. Forse il passaggio dell’intruso di Vela accanto al pianeta Saturno fu abbastanza ravvicinato da frammentare una – o più – luna e creare gli spettacolari anelli di questo pianeta. Dopo aver superato Saturno l’intruso ha continuato a spingersi verso il centro del sistema solare.
Giove rimase per lo più non coinvolto, forse a causa delle sue grandi dimensioni, ma più probabilmente perché aveva raggiunto una posizione nella sua orbita solare che lo teneva lontano dall’intruso. E così l’incontro successivo fu col pianeta X, il gigante gassoso in orbita tra Giove e Marte. Questo incontro potrebbe essersi trasformato in una collisione, che causò un bombardamento di detriti verso i suoi vicini più prossimi ed alche oltre. Diversi frammenti massicci furono catturati nel campo gravitazionale dell’intruso proveniente da Vela che li portò con sé verso Marte. In qualunque modo siano andate le cose, sembra che l’intruso abbia rallentato l’asse di rotazione di Marte, provocando tali pressioni da spaccare la crosta del pianeta. Uno o più dei frammenti che viaggiavano con l’intruso potrebbero essere stati catturati per poi formare le lune di Marte, Phobos e Deimos. Sulla Terra il primo indizio del fatto che qualcosa non andava può essere stata un’osservazione dell’intruso stesso. Come frammento di supernova, il corpo potrebbe ben aver mantenuto i suoi fuochi nucleari e quindi si sarebbe presentato come una stella viaggiante in miniatura che brillava di luce propria come il sole. Non è difficile immaginare come l’avvicinamento osservato del frammento di Vela possa aver dato vita al mito greco di Fetonte. Un corpo infuocato che improvvisamente appare nel cielo: la natura luminosa suggeriva che fosse il figlio del sole, ma la comparsa improvvisa indicava illegittimità. Il frammento fu percepito come azione ed interazione tra le divinità. Il frammento di Vela deve essere apparso come un dio adirato, (…) i sacerdoti devono aver osservato terrorizzati l’intruso che, ora in compagnia di diversi altri corpi celesti – enormi pezzi del pianeta distrutto catturati dal campo gravitazionale dell’intruso stesso -, correva a velocità folle oltre l’orbita di Marte in direzione della Terra.
Quando un corpo celeste di grandi dimensioni si avvicina ad un altro, diverse forza entrano in gioco. Una è la forza di gravità, un’altra quella elettrica, o, più propriamente, elettromagnetica. Nel caso che stiamo esaminando, un altro fattore può essere stato il semplice scambio di calore. Infatti è assolutamente possibile che il frammento Vela bruciasse proprio come un sole. Chiaro è ormai che l’intruso deve essere alla fine giunto così vicino alla Terra da passare all’interno dell’orbita lunare. Questo è l’unico tipo di approccio che avrebbe permesso che la Luna fosse forzata all’interno di un’orbita più grande. Ma molto prima che ciò accadesse, Vela-F (come lo chiameremo d’ora in poi per comodità) avrebbe dominato i cieli notturni, per poi apparire alla luce del giorno man mano che si avvicinava. I primi ad essere stati sperimentati, con tutta probabilità, furono gli effetti gravitazionali, di quadruplice natura. Il forte campo gravitazionale dell’intruso e dei suoi nuovo compagni avrebbe: disturbato l’antica orbita della Terra; causato lo slittamento dell’asse planetario; diminuito la velocità di rotazione; creato le variazioni che sperimentiamo durante la precessione degli equinozi. Allorché l’influsso gravitazione di Vela-F proseguiva, il guscio del nostro pianeta iniziò a spaccarsi. Le fratture furono enormi. Una è ancora visibile oggi nella Rift Valley africana: una fessura che si estende per oltre 4800 km dalla Siria al Mozambico. La larghezza della valle varia da pochi chilometri a più di 160 km. L’attività vulcanica si intensificò come mai prima. Il cambiamento nella rotazione planetaria scatenò tempeste di vento di violenza inaudita. Questi “tornado globali” erano in grado di radere al suolo intere foreste e sollevare tonnellate di polveri e detriti nell’atmosfera, che si andavano ad aggiungere alla cenere vulcanica già presente. Il mondo si ritrovò in un incubo spaventoso di buio sempre crescente, illuminato solo dai tremendi fuochi vulcanici. Mentre vaste aree della crosta terrestre si fratturavano, fiumi, laghi, mari e oceani del mondo cambiavano il loro corso, defluendo nelle valli appena create, nelle depressioni del terreni, nei bassopiani. Il terrore provocato nell’umanità da questo caos improvviso può facilmente essere immaginato. (…) Mentre Vela-F si avvicinava, ebbe luogo un nuovo e terrificante fenomeno. Le forze di campo generate dalla Terra e dall’intruso in arrivo, cercavano di bilanciare il potenziale nello scambio di immensi fulmini luminosi elettrici. Dal punto di vista dei nostri antenati, questo era l’inizio di un temporale globale mai sperimentato. Forse proprio da qui nasce la tradizione dei fulmini di Giove, scariche assassine che scuotevano il terreno con la loro violenza. E così le cose andarono avanti, col caos che si sovrapponeva al caos. Non ci fu una collisione diretta, altrimenti il pianeta Terra non sarebbe sopravvissuto. Come Fetonte e il suo cocchio, la massa infuocata di Vela-F si avvicinò, in termini astronomici, fino a sfiorare la Terra già torturata, e poi si precipitò avanti verso Venere e il sole.. ma uno o più dei frammenti che lo accompagnavano, staccatisi dal corpo del pianeta esploso oltre Marte, esplosero. Il grande bombardamento meteorico della Terra ebbe inizio.
I miti di molte razze parlano vividamente di questo bombardamento, così come dei giorni di oscurità, dei terremoti costanti e delle tempeste burrascose prima che questo avesse inizio. Nel loro studio When the Earth Nearly Died, D.S. Allan e4 J. B. Delair propongono un interessante suggerimento, ovvero che il Libro dell’Apocalisse non sia semplicemente una visione mistica o un’opera poetica, ma contenga elementi di una tradizione generata dalla catastrofe di Vela-F.”
Brennan conclude la sua lunga esposizione affermando: “l’antico ordine planetario del nostro sistema solare era stato spazzato via dall’intruso proveniente da Vela e la superficie del nostro pianeta aveva cambiato aspetto per sempre. Non sarebbe possibile che il cataclisma generato da Vela-F fosse in qualche modo connesso col diluvio biblico?”
L’ampia esposizione di Brennan si fonda su di un presupposto errato; l’autore afferma che la supernova, in termini astronomici, era situata molto vicino al nostro sistema solare a 45 anni luce di distanza. La nebulosa delle Vele (o Vela) creata dalla supernova 11 mila anni fa, dista dalla Terra circa 245 parsec (circa 800 anni luce) e tra la nebulosa e il nostro sistema solare ci sono decine e decine di sistemi stellari…..
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Incentrata sul Mediterraneo è la tesi esposta da Ruco Magnoli (2018), che scrive: (…) Fetonte sarebbe identificabile con uno o più di quei corpi celesti deviati dal loro percorso che finiscono sulla terra e la distruggono con il fuoco. La leggenda di Fetonte potrebbe quindi racchiudere la memoria offuscata di un evento catastrofico avvenuto più di tremila anni fa, legato a fenomeni tellurici, terremoti o esplosioni vulcaniche o alla caduta di un asteroide sulla terra. Potrebbe essere il cataclisma che distrusse l’isola di Thera (Santorini) e con le tutta la civiltà di Atlantide. Ne furono colpite diverse popolazioni in varie parti del mondo e specialmente quelle che vivevano sulle sponde del mar Mediterraneo e Adriatico, compresa la foce del Po, che quindi doveva essere già un luogo mitico e conosciuto, se proprio lì venne fatto cadete Fetonte.
La tesi di Magnoli, tuttavia, si scontra con le prove geologiche degli eventi che hanno portato alla distruzione di Santorini, dovuta ad una violenta eruzione vulcanica senza alcun “contributo” da parte di corpi celesti deviati.
Un caso simile?

evento di tunguska il punto dell’impatto
Un bagliore accecante squarciò il cielo alle 7:17 ora locale del 30 giugno 1908 a Nord di Vanavara, un paese di pastori vicino al fiume Tunguska Petrosa, sul 60° parallelo, lo stesso di San Pietroburgo. Seguirono un terrificante boato e un violentissimo spostamento d’aria. Nel raggio di qualche decina di chilometri milioni di betulle furono abbattute. Molte conifere invece resistettero ma un soffio di vento infuocato le ridusse come «pali del telegrafo» bruciacchiati. Un pastore di renne rimase ucciso, un altro perse la parola per lo spavento. Finissima polvere rimase in sospensione nell’atmosfera, arrossando i tramonti e schiarendo le notti per più di un mese. L’onda d’urto e un terremoto furono registrati a migliaia di chilometri. Poi sull’evento calò il silenzio. Soltanto 12 anni dopo il fisico Leond Kulik cerca sul posto nuovi dati. Raccoglie testimonianze, scatta fotografie, dall’inclinazione degli alberi abbattuti individua l’epicentro del fenomeno: è lui a definire «pali del telegrafo» i larici sopravvissuti. Kulik si convince che a produrre tanta distruzione dev’essere stato un frammento di asteroide o di cometa, e cerca sul posto frammenti di meteoriti. Invano. Niente meteoriti, niente cratere.

foto degli alberi abbattuti per il meteorite Tunguska
I calcoli più recenti dicono che a 8 chilometri di altezza potrebbe essere esploso, vaporizzandosi, un mini-asteroide largo 60-100 metri con una massa di 400 mila tonnellate che si muoveva alla velocità di 16,5 chilometri al secondo e che attraversava l’atmosfera con volo radente. Nel 1991 ha raggiunto Tunguska un gruppo di studiosi del Cnr e dell’Università di Bologna guidato da Giuseppe Longo: la resina di alberi che furono testimoni dell’esplosione ha rivelato particelle di minerali compatibili con l’ipotesi dell’asteroide.
Eventi come quello di Tunguska si ripetono almeno una volta al secolo. Nel corso del 2020 su Scientific Reports è stato pubblicato un articolo nel quale si esponevano i risultati ottenuti analizzando l’insediamento preistorico di Abu Hureyra in Siria. In base alle tracce di vetro fuso e di nano diamanti ritrovati in situ i ricercatori concludevano che circa 12.800 anni fa la zona poteva essere stata colpita da una piccola cometa. Ciò renderebbe Abu Hureyra il più antico insediamento umano conosciuto distrutto a causa di un impatto. Probabilmente Abu Hureyra non è il solo caso di questo tipo: i risultati degli scavi archeologici effettuati nell’antica città mediorientale di Tall el-Hammam (TeH), mostrano che ha tutte le carte in regola per essere considerata una Tunguska protostorica.
Fetonte la minaccia

L’orbita di Fetonte
Fetonte (o “3200 Phaethon”), scoperto nel 1983, secondo la NASA, è un asteroide potenzialmente pericoloso per noi. Si tratta di un macigno che se ne va a spasso per il Sistema Solare. L’asteroide ha una forma sferica e una lunghezza di 6 chilometri. Fetonte, nella sua orbita particolarmente ellittica, è in grado di avvicinarsi al Sole molto più dello stesso Mercurio. Il 16 dicembre 2017, è passato a soli 10 Mln di Km dalla Terra, e non ha rappresentato nessun pericolo per noi.

Phaeton
Confidiamo nei fulmini di Zeus per tenerlo a distanza.…
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