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sabato 26 luglio 2008

Lo Cascio: Risposta aperta alla lettera aperta del geom. Scafidi(FIDC)

Non si fa attendere la risposta del consigliere Pietro Lo Cascio alla lettera inviatagli dal geom. Angelo Scafidi, presidente della sezione di Lipari della Federazione Italiana della Caccia. La stessa lettera viene inviata per conoscenza al sindaco di Lipari e ai corrispondenti locali degli organi di stampa. Il testo:
Oggetto: risposta aperta alla lettera aperta al geom. Scafidi, presidente della locale Sezione F.I.D.C.
"Desidero innanzitutto ringraziare il geom. Scafidi che, nella sua qualità di presidente della locale sezione F.I.D.C., ha dedicato certamente molto tempo a elaborare la lunga lettera inviatami; lo ringrazio non tanto per le numerose critiche, delle quali prendo atto ma che in molti casi riflettono sensibili divergenze di opinione o competenze in materia balistica che non possiedo, quanto per alcune sue preziose affermazioni che manifestano – mi pare di intuire – il desiderio di prendere parte a un dibattito sul tema degli incendi e del territorio delle nostre isole. Dibattito al quale chi rappresenta un’associazione che conta centinaia di iscritti, e che ha come scopo sociale un’attività di indubbio impatto sulla gestione del nostro patrimonio ambientale, ritiene giustamente di dover partecipare.
Il presidente Scafidi è convinto che i piromani dei giorni scorsi siano mani estranee alla nostra comunità. Rispetto la sua opinione, ma è inequivocabile che gli incendi siano partiti quasi simultaneamente da luoghi dove soltanto chi possiede una buona conoscenza del territorio sarebbe in grado di recarsi. Per tali ragioni sarei portato a credere che, in realtà, l’autore o gli autori degli incendi si nascondano tra noi; questo, però, non significa che un’intera comunità (me e il presidente della FIDC compresi) debba essere ritenuta responsabile di queste azioni criminali, e non comprendo quindi perché i nostri concittadini dovrebbero sentirsi in qualche modo offesi dalle affermazioni contenute nella mia lettera; in particolare, non comprendo perché Scafidi chiami in causa quelli di Pianoconte, ergendosi a portavoce della loro indignazione: oltre ad avere un padre nato a Pianoconte, lì annovero tanti amici e alcuni parenti, che non si sono sentiti minimamente offesi da una ipotesi semplice, razionale e priva di riferimenti o insinuazioni rivolte ad alcuna contrada. Chiarito questo spiacevole dubbio, prendo atto invece che per il presidente Scafidi gli incendi verificatisi recentemente non devono essere trattati alla stregua di calamità naturali, “come oggi alcuni vogliono farci credere”. Gli incendi, per lui, sono infatti “eventi imprevedibili ed incontrollabili”; perché, dunque, porsi dei problemi e avanzare critiche immeritate all’amministrazione?
Su questo mi permetto di dissentire e desidero aggiungere il fatto che, nella mia precedente lettera, ho avanzato al contempo un dubbio e una critica. Il dubbio riguardava l’opportunità di una revisione dell’atteggiamento ostile dell’amministrazione nei confronti di una riserva, alla luce dei nuovi, gravi danni ambientali. Scafidi sciorina numeri, veritieri, relativi agli incendi che hanno devastato negli ultimi anni parchi e riserve, sostenendo l’inutilità delle aree protette e la loro esclusiva funzione quali “poltrone per amici di qualche politico” e per studiosi di “scarafaggi”. Il paragone con Salina, però, secondo me resta valido: se da un lato è vero che l’incendio di Monte dei Porri ha avuto proporzioni allarmanti, dall’altro inviterei il presidente della FIDC a riflettere sulla differenza che passa tra gli oltre 20 incendi verificatisi a Lipari e i 3 (due dei quali, peraltro, limitati a poche centinaia di metri quadrati) che hanno interessato la seconda isola delle Eolie durante lo scorso anno.
Può darsi, però, che una Riserva a Lipari non sia un efficace deterrente per questi eventi e, dunque, che Scafidi abbia ragione su questo punto: anche questa è una sua opinione, e la rispetto. Allora il problema deve investire direttamente l’amministrazione, e le mie critiche non prendono corpo nella lettera del 14 luglio scorso, ma già lo scorso anno, quando insieme ai colleghi della minoranza abbiamo presentato alcune interrogazioni e una richiesta di autoconvocazione, ad oggi rimasta inevasa. Il problema, seppure completamente ignorato nella lettera di Scafidi, è quello del “Catasto delle aree percorse dal fuoco”, problema che il presidente della FIDC conosce benissimo, svolgendo anche la professione di geometra.
Il nostro comune è tutt’ora inadempiente rispetto a quanto previsto dalla Legge quadro 353 del 2000 e dalla successiva legislazione regionale di recepimento, ovvero rispetto all’istituzione di un catasto – accessibile al pubblico – delle aree bruciate dagli incendi, sulle quali vengono istituiti il divieto di caccia, di pascolo e di edificazione. Il fatto che ancora oggi il Comune di Lipari non lo abbia redatto è, a mio avviso, estremamente grave, soprattutto dopo un anno horribilis, come il 2007, dove centinaia di ettari sono andati in fumo in meno di due mesi.
Quando il presidente Scafidi sostiene che i cacciatori sono i primi ad essere danneggiati dagli incendi, afferma una verità “teorica”. In teoria, per dieci anni i terreni bruciati sarebbero interdetti alla caccia. In pratica, mancando di uno strumento come il catasto, non è facile stabilire – dopo qualche anno – se e quando una determinata area sia stata incendiata o meno. Le piante, infatti, fortunatamente rigettano, e la memoria è corta. L’urgenza di istituire questo strumento non è una velleità mia, caro presidente Scafidi. Le cito alcuni passi contenuti nel Comunicato della Presidenza del Consiglio dei Ministri, apparso sulla G.U. n. 140 del 17 giugno 2008 a firma del Presidente Berlusconi, avente come oggetto “l’indirizzo operativo per fronteggiare gli incendi boschivi e i rischi conseguenti nella stagione estiva 2008”:
“L’esperienza dell’estate 2007 ha messo in luce alcune difficoltà derivanti sia dalla mancanza di ogni effetto preventivamente dissuasivo affidato dalla norma all’adozione ed aggiornamento del catasto delle aree percorse dal fuoco […] infatti, alla data di luglio 2007, il catasto delle aree percorse dal fuoco risultava istituito presso ben pochi comuni dell’Italia centro-meridionale, perdendo così ogni capacità e possibilità di esplicare un generale, permanente e pervasivo effetto deterrente nei confronti delle azioni antropiche, sia dolose che colpose, alla base dell’innesco degli incendi e della loro propagazione […] nell’ottica di porre rimedio a tale situazione, successivamente alla dichiarazione dello stato di emergenza, sono state emanate due distinte ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri, rispettivamente l’OPCM n. 3606 del 28 agosto 2007 e l’OPCM n. 3624 del 22 ottobre 2007, concernenti complessivamente i territori regionali di Lazio, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia, Abruzzo, Basilicata, Emilia Romagna, Marche, Molise, Sardegna e Umbria, con le quali è stato nominato Commissario delegato il Capo del Dipartimento della Protezione Civile. Tra le attività disciplinate nelle citate ordinanze […] certamente devono essere adeguatamente valorizzate proprio quelle per l’istituzione del catasto delle superfici percorse dal fuoco e per la predisposizione dei piani comunali o intercomunali di protezione civile […] quindi, nell’ottica di un’azione sinergica […] vogliano le SS.LL. […] porre in essere ogni possibile azione affinché tutti i comuni realizzino, oltre alla già recente istituzione, anche il tempestivo aggiornamento del catasto delle aree percorse dal fuoco, ai sensi dell’art. 10 della legge 21 novembre 2000, n. 353”.
Sono certo, di fronte a questo autorevole richiamo, che il presidente della FIDC vorrà associarsi alla nostra reiterata richiesta al Sindaco di provvedere con urgenza all’istituzione del catasto, anche e soprattutto a garanzia e a tutela dei suoi iscritti. Mi auguro infatti che non voglia ripetere la discutibile figura nella quale è incorso l’anno passato, quando la Federazione che egli rappresenta ha ritenuto superfluo informare i propri soci dell’esistenza di un temporaneo divieto di caccia nei SIC e nelle ZPS siciliane, con il risultato di esporli al rischio di pesanti sanzioni, e ho dovuto farlo io".